L’ISOLA DI PASQUA

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Andrea Nurcis – Quando abbiamo preso in gestione il podere, convertendolo in bio, abbiamo per prima cosa studiato come fare una siepe polifunzionale.
Una siepe infatti serve sì a ridurre il rumore, ma anche a proteggere dai venti, a dare riparo ad uccelli ed insetti, a creare un microclima, ad ombreggiare, a dare cibo ad animali selvatici.
Una cosa importante che abbiamo capito è che le piante vanno alternate in modo da creare altezze diverse e varietà diverse. La monocoltura presenta un forte limite perchè se attaccato da fitofagi e funghi non riesce a sopravvivere.
Noi abbiamo preferito piante autoctone che, malgrado il cambiamento climatico, resistono bene perchè abituate al nostro suolo basico

Mauro Malossini – Bella idea ! La fabbrica del pellet a km 0 .. Intelligenza zero di gente stupida, “quando avrete tagliato l’ultimo albero, inquinato le acque e pescato l’ultimo pesce, quando l’aria sarà talmente inquinata e priva di ossigeno da far fatica a respirare,quei cervelloni che propongono queste idee e la gente che gli da ascolto si renderà conto che il denaro non può darci né la salute né la qualità della vita né il futuro, l’unica cosa per salvarci è tutelare l’ambiente e le foreste” ..

Irene Corcillo – Io qui unica foresta che vedo é quella di palazzi di cemento sempre più alti!

Veronica Dimmelote – ORSI POLARI IN PUGLIA
Oggi a Fasano le temperature superano i 30 gradi.
Prigionieri dello zoo safari due orsi polari, madre e figlia (c’ era un terzo cucciolo, morto nel 2013).
Chiusi in un isolotto di cemento, una vasca di acqua calda e putrida, circondata da pareti dipinte di blu, lontani migliaia di chilometri da quei ghiacci che non vedranno mai.
Lo zoo safari di Fasano appartiene alla società Leo 3000, già proprietaria dello zoo safari di Ravenna.

Alessandro Bottacci – Basta con queste vere e proprie torture per gli animali.
Boicottiamo zoo e delfinari ed insegniamo ai bambini a conoscere gli animali nel loro ambiente naturale.
Le tv sono piene di documentari

Lia Ferrua – Ci siamo preoccupati di quante cacche di cane sporcavano il marciapiede, piuttosto di quanti alberi in meno per farlo.
Ci siamo curati di avere sempre lastricati e asfalti in bolla per le nostre passeggiate su ruote, o su tacchi, piuttosto di quanta vegetazione in meno per cementare
Ci siamo agitati se non strappavamo tutte le erbe spontanee ( per lo più commestibili, sapevamolo) dai cortili, derubricate ad erbacce, per poi lamentarci dei prezzi dell’ortolano.
Bene.. ora è estate e sappiamo a cosa sarebbero serviti.
Quest’inverno, sarà uguale.
Siamo Viandanti Sapiens Sapiens, figli di Sapiens

Stefano Angelini – Purtroppo nelle città gli amministratori temono di dover risarcire i danni provocati da radici che deformano l’asfalto, rami che cadono durante le intemperie e foglie da raccogliere in autunno.
Aggiungo l’assedio portato da ditte di potatori e tree-climbing, che fanno incetta di legname capitozzando e tagliando enormi rami, ed il gioco è fatto, le piante che sopravvivono si cariano e muoiono nel giro di pochi anni.
A questo punto entrano in campo i vivaisti (di solito compari di potatori & co.) che propongono il rinverdimento dei viali spogli e… il giro ricomincia.
Epperò in nord Europa questo gioco non avviene, si vedono Platani, Gelsi, Ippocastani secolari, riveriti e rispettati; forse si è capito che se si vuole il verde si può sopportare l’onere di qualche disagio.

Francesco Maria Mantero – È in pericolo la pineta di Cervara ( Simbruini ) destinata a pellet per pochi spiccioli al comune

Franco Tassi – CI LAMENTIAMO DEL CALDO? LE STAGIONI NON CI SONO PIU’? IL CLIMA STA FORSE CAMBIANDO? DI CHI SARA’ LA COLPA?
Continuiamo a tagliare alberi, a bruciare pinete, a eliminare macchie e cespugli, a trasformare foreste un boschi-stecchini… Per far legna, pellet, tavole e mobili… Per alimentare centrali a biomasse… Perchè gli alberi danno fastidio, e occorre aprire spazio a parcheggi o altro… Per far soldi nel modo più semplice e rapido… Perchè alcuni alberi potrebbero cadere, o forse potrebbe spezzarsi un ramo. Oppure sono ammalati, o magari no, ma potrebbero diventarlo. Inoltre tempo fa un’auto e una moto sono andate a sbattere su grossi alberi, se non ci fossero stati era meglio, potevano correre tranquillamente. In città occorre eliminare quei vecchi viali, fanno sporcare le strade di fogliame, che poi tocca raccogliere: meglio mettere, invece, qualche bel vaso di fiori colorati.
E poi lo dicono gli esperti, l’Italia sta diventando ormai tutta una foresta,è una vera calamità, aiuto! Cerchiamo di bloccarla finchè siamo in tempo, altrimenti che sarà di noi?

Roberto Melis – Sapete quanti alberi ci sono tagliati e poi lasciati sul.posto? Il motivo è che avendo eliminato il. Corpo forestale ci sono varie conseguenze, tra cui anche l’abbandono degli alberi insomma; poi si aggiunge ,il sistema organizzativo politico locale montano e Regionale: domanda ‘ la cura del sotto bosco si fa?’ sappiamo benissimo se non viene pulito il bosco arriva un incendio di Macchia e non a raso .più si puliscono i boschi maggiori sono i danni.
Ma siccome gran parte dei boschi sono privati allora bisogna dire ai proprietari di provvedere alla pulizia dei boschi

Irma Tannini – Quando vengono piantati i nuovi alberelli nessuno se ne prende cura. Li lasciano morire di sete e assaliti dalle erbacce. Tanto conta fare l’ affare e intascarsi i soldi. Basta osservare quando si viaggia attraverso paesi e città. Il verde pubblico è maltenuto trascurato abbandonato. Io soffro e mi indigno per questo sfacelo, ma credo che in pochi se ne rendano conto e si preoccupino. Ma i sindaci non potrebbero farsi un giro ogni tanto?

Debora Rizzo – Quell’unico ed ultimo gesto di compassione.
L’asfalto bollente, il nasino insanguinato e il corpo di pochi grammi ricoperto di parassiti.
Un unico momento di ripresa dopo le prime cure, come se per un attimo fosse rinato con piccoli passi incerti cercando le mie mani, mentre a me venivano gli occhi lucidi e i sensi di colpa per quel gesto umanamente immeritato.
Non abbiamo idea da dove sia arrivato, ma siamo sicuri sul perché sia stato fatto nascere.
Agnelli, conigli, carne tenera “che non fa male”, quella da dare ai bambini o usata perché “più genuina” se ammazzati dal contadino dietro casa.
Alcune volte è inutile cadere in una retorica con chi non riesce a vedere e che fa male solo a quelli che hanno già aperto gli occhi.
Ma vorrei tanto che tutti quelli che guardando questo coniglietto bianco hanno pensato come prima cosa a quanto sia “carino” facessero la connessione. Tutto qui.
Perché anche lui, come l’agnello, lo comprate spellato e confezionato a 4,99 al banco frigo. Euro più euro meno, con lo sconto o senza. Alcune volte nemmeno fatto a pezzi, ma intero proprio come altri neonati, con le pupille, le ciglia o la coda attaccate a quel corpo pesato e prezzato…e avete il barbaro coraggio di metterlo nel vostro carrello della spesa per poi lamentarvi che viviamo in un mondo pieno di odio. E di chi è la colpa?
Ciao piccolo, ci abbiamo provato ma in un mondo che funziona al contrario le cose più belle svaniscono con le prime luci dell’alba.

Dario Rapino – “Se sulla nave ferma ci fossero dei cani anziché degli uomini si sarebbero sollevate le folle.” Non volevo lasciarmi coinvolgere nella solita, estenuante ed infruttifera discussione . Ma ora, con i freni inibitori mollati per la stanchezza, qualcosa la voglio dire. I cani e gli animali in genere subiscono trattamenti anche peggiori di quelli riservati ai migranti. Cosa vuol dire “se ci fossero stati dei cani”, che i cani meriterebbero quelle sofferenze? Oppure che chi si indigna per i cani non è capace di indignarsi anche per gli umani? Si possono fare tante cose nello stesso tempo, senza che l’una pregiudichi le altre, salvo avere un solo neurone male funzionante. In realtà, chi non ama gli animali non ama nessun essere vivente, uomo compreso. La pietas è un valore universale che dovrebbe condurci a ripudiare ogni forma di sofferenza a chiunque inflitta. Concetto talmente banale che c’è da vergognarsi persino a scriverlo. L’amore espresso dai più per gli uomini è solo l’ennesima, deludente supercazzola di maniera, come l’ostia presa dal prete dopo aver violato i dieci comandamenti.

Andrea Christofer Kühn – Stazione di Roma Gemelli ore 07:30 Uomo ben vestito accasciato a terra, vado a chiedere se sta bene, mi dice che vuole solamente dormire perché ha perso la moglie stanotte qui in ospedale..dopo aver fatto un po’ di sostegno psicologico lo convinco a spostarsi ma non appena mi giro lo ritrovo li, a quel punto mi son messo in disparte ad osservare il comportamento delle persone alla vista di una persona a terra all’entrata di una stazione.
Medici, infermieri, suore…nonostante sia ferragosto è la stazione di un Policlinico Universitario ed in 10 minuti saranno passate un centinaio di persone…nessuno, si è degnato di avvicinarsi. NESSUNO, neanche un collega IN DIVISA. Regà, seriamente, famo schifo. Ah, buon ferragosto.

Daniela Mureddu – Ho discusso con 2 signore ( ma i trogloditi erano molti di più) che, con aria eroica di chi ti ha salvato da chissà quale mostro, tiravano fuori dall’acqua le medusine dal Poetto di Cagliari : ‘ Signora, quì è molto più casa loro che nostra’ Lei ‘ Ma pungono’ Io ‘ E allora che cosa vale fare toglietele tutte dal mare?!’ . Muta.

Emanuele Cabriolu – “Il maxi sequestro ad Alghero: per riempire 112 vasetti impiegati 25 mila ricci da pescatori di frodo campani”. Sarebbero la meta’ in un solo colpo di tutti i ricci già pescati equivalente di una proroga di tre mesi o di 30.000 ricci proporrei per il disatrastro ambientale dato il numero e il valore nelle ipotesi di reato bisogna osare e proporre al PM diceva il compianto amico e giudice Maurizio Santoloci.

Spongata di Corniglio – Ringraziamo per il “bellissimo” gesto fatto al nostro apiario in Badignana.
Se il vostro scopo era uccidere due famiglie di api, molto probabilmente ci siete riusciti.
Se, invece, l’obiettivo era un altro non lo abbiamo capito o non l’avete raggiunto.
Uccidere famiglie di api, oggi, dovrebbe essere considerato reato ambientale, per l’importanza che hanno per la vita di tutti.

Francesco Maria Mantero – Vogliono tagliare la bellissima pineta di Orvinio (parco lucretili) rifugio di lupi, per fare i soliti pellet

Gabriella Costa – Il bene più prezioso degli Appennini sono i boschi una volta portavano i bambini con pertosse a respirare l’aria buona di paesi come Palazzuolo. E ora c’è una voglia di tagliare distruggere sradicare…CUPIO DISSOLVI dicevano i latini.L’uomo ha in sé il germe dell ‘autodistruzione !

PEM – Rispetto a tutta la vicenda che ha portato al dissolvimento del CFS sia la dirigenza che i sindacati sembrano affetti verso se stessi da CUPIO ABSOLVI

Simonetta Rossi – UN PENSIERO PER I MIEI AMICI VEGETARIANI E IL “LATTE FELICE”: Oggi ho dovuto visitare una stalla per la produzione di latte bio, una delle più certificate e “belle” del territorio emiliano, dove gli animali sono allevati rispettando le regole di benessere animale e le mucche hanno la possibilità di pascolare nei prati. Ho chiesto all’allevatore di poter vedere i vitelli nati da pochi giorni. Li ho trovati reclusi in piccole gabbie, isolati dalle madri ma il loro destino è ancora più crudele, saranno venduti per pochi Euro all’industria della carne A SOLI QUINDICI GIORNI DALLA NASCITA. Non riesco a dimenticare i loro occhi consapevoli e vuoti.
Aiutatemi a capire come sia possibile non rinunciare al latte e al formaggio, se IL LATTE E IL FORMAGGIO sono artefici di tanto ORRORE. Avete già capito quanto sia terribile l’industria della carne, la produzione di latte e formaggio non è da meno, basta ancora un piccolo passo per una maggiore consapevolezza.
Senza considerare che mi trovavo in un allevamento biologico non intensivo, mentre la maggior parte della produzione di latte arriva dagli allevamenti intensivi dove si pratica il parto indotto, in modo che i piccoli vitellini vengano al mondo fra le 8 e le 12 settimane prima della fine della gestazione. I vitellini, ovviamente prematuri, vengono buttati via come rifiuti!
In questo modo l’industria lattocasearia può garantire una produzione costante di latte, senza avere l’inconveniente di un vitello che avrebbe la strana pretesa di succhiarlo dalle mammelle di sua madre.
PS: OGGI NELLA STALLA ERO CON UN VETERINARIO CHE SPUTAVA VELENO SULLA DIETA VEGANA, RITENENDOLA PERICOLOSA E CARENTE. L’allevatore mi ha lasciato senza parole, quando con il sorriso e la fermezza, ha contradetto il veterinario: I VEGANI HANNO RAGIONE – gli ha risposto – NON ESISTE UN’INDUSTRIA PIù INQUINANTE E TERRIBILE per l’AMBIENTE degli ALLEVAMENTI (ed ha sottolineato TUTTI, NON SOLO QUELLI INTENSIVI), ed io lo so bene, visto che da trent’anni faccio questo mestiere. Ha anche affermato che secondo lui deve essere anche più salutare, visto che nella sua famiglia ha tanti casi di malattie tumorali.
MONDO ALLA ROVESCIA

Antonella Giordanelli – VACANZE ESOTICHE, quiz con tre indizi:
IN QUALE NAZIONE E’ ATTERRATO L’AEREO PASSEGGERI?
1) All’interno dell’aeroporto internazionale stazionano militari; 2) Nel paese non c’è ambasciata italiana; 3) La Farnesina non segnala la situazione.

 

Soluzione: IN ITALIA dove i controlli CITES per la fauna e la flora protetta li effettuano i militari dell’Arma.

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CFS – Cose Fatte Subito

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Gabriele Lanza – 30 ottobre 2016

Ma è un impressione mia o, dopo il primo giorno degli eventi che stanno devastando la zona di Norcia e dintorni, non fanno più vedere i forestali in tv.
E sempre relativamente alle immagini mandate in onda giovedì 27 è impressione mia che ogni qual volta si vedeva un CFS (sia come persona fisica che come mezzo) veniva prontamente sfocato?

Antonio Di Lizia – Il 24 Agosto 2016, alla prima scossa, tutti gli equipaggi CFS in Italia si presentarono in base al buio per mettere in linea gli elicotteri; gli specialisti fecero l’ispezione prevolo nel più breve tempo possibile alla luce delle torce ad iniziare dall’elicottero di L’Aquila e Rieti; i piloti prepararono le mappe e le attrezzature. Alle prime luci dell’alba arrivò ad Amatrice quello proveniente da Rieti e a seguire quello da L’Aquila. Alle 8.30 quello di Roma. Quello di Ancona poco dopo le 10. Intanto l’elicottero di Grumento andava di corsa ad imbarcare i cani molecolari e portarli ad Amatrice. In tarda mattinata già erano li anche loro.
Il CFS corpo piccolo ma di uomini e donne agguerrite e soprattutto dediti con passione al loro lavoro portarono 5 elicotteri al servizio delle popolazioni e dei soccorsi. Gli altri elicotteri militari portarono solo un AB412HH militare pieno di antenne e roba da guerra che a malapena poteva caricare poche persone, arrivò solo nel pomeriggio o il giorno successivo e si fermò a Rieti…
Questo era il CFS e questo deve tornare ad essere.

Cinzia Pentuzzi – ovviamente queste cose le sanno solo i diretti interessati e i cittadini che quella mattina erano per strada con coperte pigiami e altro preso per scappare… Al resto hanno pure dati encomi o qualsiasi cosa… Noi neanche le pratiche si son fatte, un’organizzazione con un’efficienza spaziale. Anche gli elicotteri che erano a Rimini e a Foligno arrivarono e addirittura quelli di Palermo allertati per prendere i cani molecolari di Catania!!! Per il resto del mondo solo fantascienza tutto ciò: il CFS solo Cose Fatte Subito!

Antonio Macco – Senza aspettare ordini o decisioni dall’alto! Il C.F.S. ha sempre operato così con precisione ed efficienza con donne e uomini che non hanno mai guardato l’orologio.

Gianluigi Sorbo – Mi ricordo che nessuno ci ha chiamato ma ognuno di noi ha sentito il senso del dovere di aiutare la popolazione colpita da tale sciagura così come fu a L’Aquila a suo tempo la Forestale è sempre stata la prima a scendere in campo insieme agli altri soccorritori per una semplice ragione – umanità e spirito di Corpo!

Angela Fracassi – Era il 2016, una spada di Damocle pendeva sulla nostra testa rendendoci consapevoli che a breve tutto sarebbe cambiato e le nostre vite sarebbero state stravolte. Eppure, di fronte a questa allucinante tragedia cha aveva appena colpito Amatrice, questo pensiero veniva immediatamente rimosso e posto in ultimissimo piano.
Il tempo necessario di rendersi conto di ciò che era successo, di rassicurarsi sulle condizioni dei propri familiari, di infilare mimetica e anfibi e di partire. Assoluta abnegazione e senso del dovere uniti alla consapevolezza che il tempo è prezioso, che il tempo non va sprecato. La priorità è una soltanto: intervenire tempestivamente, in assoluta autonomia, fregandosene della fatica, della polvere che ti brucia nella gola fino quasi a soffocarti, delle unghie che si spezzano scavando, dei capelli in disordine e dell’uniforme lurida. Non ti interessano le foto in posa sui giornali. Te ne freghi della macchinosa burocrazia e delle inutili chiacchiere… una cosa sola conta: la vita!
A tutti i colleghi che c’erano voglio dire ancora una volta grazie seppur consapevole che non avete alcun bisogno di sentirvelo dire perché questo era semplicemente il Corpo Forestale dello Stato!

Francesca Subrizi – Pietro Adani…sempre sorridente. Ottimo corista e bella persona

Alessandro Cerofolini – Nelle foto scattate poche ore dopo il sisma che ha colpito Amatrice e le zone limitrofe nell’agosto 2016: rivedo tanti colleghi impegnati a prestare soccorso in emergenza alle persone colpite dal terremoto.
Vedo eroi silenti che non si sono risparmiati, colleghi che hanno dato tutto loro stessi pur di salvare una vita ( non solo vita umana ma anche quella di tanti animali rimasti intrappolati tra le macerie).
Vedo divise grigio-verdi impolverate e sporche, perché chi le indossava si è calato tra le macerie e sprezzante del pericolo per un terremoto ancora in corso non ha esitato mai un secondo per portare il suo aiuto a chi ne aveva bisogno.
Sono orgoglioso di aver indossato questa divisa e di essere stato un appartenente al glorioso Corpo forestale dello Stato, sempre in prima linea durante tutte le emergenze di protezione civile.
Sono fiero di conoscere personalmente diversi colleghi del Lazio ritratti in queste drammatiche foto.
Sono ancora triste per le persone colpite dal terremoto che hanno perso tutto e molte delle quali costrette ancora a vivere in condizioni precarie.
Sono ancora arrabbiato con i governi precedenti (Renzi e Gentiloni) e con l’ex ministro Martina, perché anziché conferire ai Forestali le medaglie e le onoreficienze di rito, hanno soppresso loro il Corpo forestale dello Stato. Un governo serio e un Ministro dell’Agricoltura normale avrebbero ringraziato questi forestali eroi e non li avrebbero puniti smembrando il loro Corpo e facendoli transitare senza il loro consenso e loro malgrado in altri Corpi ed Enti dello Stato, con forte perdita di identità professionale ed economica, demansionamento e ghettizzazione.
Che queste foto siano da monito per far conoscere agli italiani cosa hanno perso.
Che queste foto servano per non dimenticare chi erano i forestali e cosa è stato il Corpo forestale dello Stato.
EX SILVIS AD GLORIAM.
PRO NATURA OPUS ET VIGILANTIA.

Laura Bernardinello – Scelta assurda ed ingiustificata. Speriamo facciano qualcosa per risolvere la questione. Sia per chi lavora ,sia per i cittadini.

Gianluca Scarso – sono in Guardia di Finanza. Ho addestrato 16.500 allievi marescialli. Ho addestrato io i finanzieri del G8 a Genova. Sono stato a Nocera Umbra. Crollava tutto di continuo. Sono stato a L’Aquila. Lo rifarei anche ora. Ma per le persone. Non certo per le istituzioni. Ne ho fatti 3 di soccorsi ai terremoti. Gli ultimi 2 senza essere pagato. Purtroppo ci hanno trasformato da servitori a servi. E questa disaffezione è il risultato.

Giovanni Mura – sono stato al terremoto come CFS e lo stato si è ripreso tutti i soldi che mi aveva pagato in straordinario, ma questo non mi impedirebbe mai di tornare se Dio mai voglia ci fosse bisogno …. io l’ho fatto, e lo rifarei tutti i giorni.Se sei un collega sai cosa significa toccare tutto ciò che nessuno nella sua vita vorrebbe mai vedere, infilarti in posti assurdi perchè senti una voce… con la terra che ti si muove sotto il culo continuo a pensare che sono fortunato, per questo dobbiamo farlo, non certo per quelle merde di politici.

Ermenegildo D’Ascanio – CORPO FORESTALE DELLO STATO SIETE DEI GRANDISSIMI.!!!

 

Paradiso Autonomo Trentino ed altre morti

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Alessandro Cerofolini  – Mario Rigono Stern: Quanto mi mancano suoi nuovi libri.Quante ore trascorse insieme alle sue montagne, ai suoi boschi e ai suoi animali selvatici.  Quanta neve nei suoi racconti. Neve tragica della drammatica ritirata degli alpini dalla Russia, neve abbondante di lontani inverni rigidi in montagna e neve piacevole delle sue pas saggiate sul bellissimo altipiano di Asiago.
Ho avuto la fortuna di averlo conosciuto personalmente: un distinto e mite signore anziano alto, fiero e con lo stesso sguardo dolce di mio padre.
Stimava tanto noi forestali. Tanto da scrivere diversi racconti con i forestali di Asiago come protagonisti e da indignarsi con vera passione civile quando Bassanini e il PD ( sempre loro!) alla fine degli anni ’90 volevano sciogliere il Corpo forestale dello Stato. Ciao Sergente!

Giorgio Santilli – 13 agosto Il mio pensiero va al povero orsacchiotto ucciso dalla razza più bastarda: l’uomo!!….Ah ! E senza fare polemica dico che il Corpo Forestale dello Stato se dovesse essere “ricostituito”, dovrà essere solo ed esclusivamente appartenente allo Stato!! Abbiamo visto in Trentino come i Terence Hill devono obbedire al primo politico idiota di turno!…vergogna! !

Marta Frigo – Che cosa dobbiamo aspettarci da una Provincia che dopo aver preso i soldi dell’Europa, ora dichiara guerra agli orsi? E evidente che è in atto un progetto di eliminazione della popolazione a cominciare dalle mamme orso…e dato che ci siamo mettiamoci anche i lupi! Non dimentichiamoci che Dallapiccola è stato il responsabile del macello della Valsugana…..Non si può certo dire che i veterinari dei macelli abbiano a cuore la vita degli animali…

Marco Angeli – Che tristezza, ricordo che da bambino la Malga Valbiolo era ancora una vera malga, si produceva formaggio e il fischio delle marmotte era il sottofondo mentre si saliva al Passo dei Contrabbandieri. Ora gli stessi prati sono solcati dalle spianate delle piste da sci e intersecati dalle seggiovie

Nadia Bosi – Lo scempio di Valbiolo ( Tonale Trentino )
Incontro inaspettato. Sapevo del progetto, ma forse lo avevo rimosso. 150.000 metri cubi…. Ecco in atto gli scavi ( questa è zona di marmotte ….) per la realizzazione del più grande bacino dell’ arco alpino destinato all’innevamento artificiale. Non sono più i 500m di altitudine, ma i 2000, e questo non basterà per rincorrere un’attrazione turistica in lotta contro l’innalzamento climatico. Il progetto era stato bocciato dal Cipra, considerato vano da Mercalli, ma appoggiato dal nostro ambientalista Messner…!
( come aveva sottolineato Luigi Casanova )
Natura e Fauna sono sempre il primo pensiero della Provincia Autonoma di Trento.
Ora stiamo in attesa del Family Village (Tonale Trentino )

Cristina Corradini – Per capire le dimensioni future di questo. Per rendersi conto dello scempio. 100.000m2 è il Lago Coe. Ps. Il lago Coe verrà ampliato

Alessandro Ghezzer – lo so che è grande (dicono 108.000 m2, sarebbe la metà di Montagnoli) tra l’altro trovo la realizzazione del bacino di Coe davvero pessima‎ .

E poi ci sono i‎ Biotopi foglie di fico
Il Comune di Baselga di Piné fu il primo comune trentino a istituire un biotopo al Laghestel nel lontano 1971. Una guida naturalistica mi ha detto che nonostante questo il 90% delle specie rare è andato perduto. Intorno e perfino dentro il biotopo si continua a tagliare. Le coltivazioni di fragole insistono sull’area protetta, alcune perfino all’interno del biotopo.
Ieri ero al Biotopo Palù dei Mugheri in Fiemme. La zona è stata cava di estrazione di torba fin dai tempi remoti, e quindi ampiamente manomessa. L’area protetta odierna ha una estensione ridicola rispetto alla zona interessata dalle torbiere, dove si continua a tagliare imperterriti. Rovinando così continuamente non solo l’ecosistema ma anche le bellissime passeggiate nella zona. Riporto dal sito Pat: “La torbiera ospita una complessa vegetazione costituita da cuscinetti di sfagni su cui crescono molte specie rarissime dal carattere boreale e circumpolare. Tra queste vanno ricordate Andromeda polifolia, Carex pauciflora, Vaccinium microcarpum, Betula pubescens. Anche tra gli Insetti che popolano il biotopo vi sono specie rarissime, non rinvenute in altre località italiane; si tratta anche in questo caso di specie nordiche, come Agabus melanarius e Ilybius aenescens”.
Le forestali sono continuamente allargate e pavimentate con scarti di porfido per far passare meglio i camion per l’esbosco. I lavori forestali sono incessanti, continui, implacabili. La domanda allora sorge dunque spontanea: a che servono i biotopi, o le foreste certificate, se non come foglie di fico per sbaniderare una presunta tutela ambientale?
Tagliano tagliano tagliano
Diversi anni fa ho realizzato, con moltissima fatica, una mappa delle centrali a biomassa in Trentino. Non mi volevano dare i dati, accampando le scuse più strane: “non abbiamo dati”, “non possiamo darli per la privacy” eccetera, mi hanno tirato scemo per due mesi rimbalzandomi da un ufficio all’altro. Alla fine qualcosa ho ottenuto, dati parziali non aggiornati, incrociandoli con altri che ho trovato in rete. Questa è dunque una mappa parziale, che tuttavia dimostra bene, direi, il perché qui in Trentino si taglia come ossessi… Queste centrali devono andare 24h, sono delle xilofaghe voraci e perennemente affamate..

Lara Cappellaro – Certo…..ma il problema vero in realtà sono le deiezioni dei miei 15 cani che vanno raccolte in speciali vasche di cemento e i loro box non devono stare sul terreno ma su ghiaia sigillata ed isolata,da disinfettare accuratamente…..questo è nocivo per l’ ambiente mentre sventrare una montagna e distruggere un ecosistema è perfettamente lecito se c è chi paga bene

Marco Galaverni – Forza, sparate
Ho letto con attenzione il pezzo di Sallusti sugli abbattimenti di #lupi e le numerose motivazioni addotte, e devo ammettere che mi ha convinto.
È giusto, uccideteli, forza.
Così riaffermerete il diritto degli allevatori di lasciare pascolare allo stato brado i propri bovini sostenuti da ingenti finanziamenti pubblici, il divertimento di qualche doppietta nel portarsi a casa come trofeo il massimo predatore europeo, il dominio dell’uomo sulla natura e sulle paure ancestrali che ancora ci provoca, nonostante la nostra indubbia superiorità tecnologica, nonostante sia molto più facile morire per un morso di zecca, incornati da una vacca o sgozzati dal vicino di casa piuttosto che essere assaliti da un lupo.
Così finalmente tutto il paese sarà in pace, l’economia prospererà e saremo sicuramente più felici…o forse no?
Il fatto è che dopo aver sparato a qualche orso e lupo (di più non è possibile, anche applicando tutte le deroghe previste dalla Direttiva Habitat) sarete punto a capo. Anzi, avrete perso tempo prezioso.
Perché altri lupi arriveranno in breve ad occupare i territori lasciati vacanti da quelli caduti sotto le insegne della ‘gestione dei predatori’, gli allevatori che non avranno adeguato i loro metodi di gestione continueranno a subire perdite ingenti, i cacciatori saranno ancora più avversati da quella larga maggioranza dell’opinione pubblica che non tollera più che vengano uccisi esseri viventi solo per sport.
Con il risultato che non avrete affatto ridotto né i danni, né il conflitto sociale, come accade in Spagna e in Francia, dove si spara senza remore ma anche senza alcun effetto.
E quando tutti, in primis gli allevatori, si renderanno conto dell’inganno, se la prenderanno con voi, che anziché indicare l’unica strada possibile, per quanto complessa ed impopolare, della prevenzione, avete suggerito il vicolo cieco del fucile, che vi sarà valso forse un pugno di voti ma che dimostrerà presto tutta la vostra mancanza di saggezza.
Forza, sparate. Se è questo che volete ottenere, senza conoscere un briciolo di come funziona la natura nei suoi equilibri affinati da milioni di anni di evoluzione, lo otterrete senz’altro. Salvo poi continuare a lamentare che ci sono troppi cervi, troppi cinghiali, troppe marmotte, troppa pioggia o troppo caldo.
Se invece, come dichiarate pubblicamente, volete davvero garantire un futuro alle comunità umane in ambienti rurali e montani, abbiate il coraggio della verità: solo rimboccandosi le maniche, con il doveroso sostegno delle amministrazioni pubbliche reso possibile dalle tasche dei privati cittadini, sarà possibile competere in maniera sostenibile in un mondo in costante cambiamento, in cui il ritorno della fauna selvatica e di ecosistemi in salute in molte zone del nostro paese rappresenta una sfida ulteriore, ma anche uno dei pochi elementi di speranza.
Perché, che lo vogliamo o no, la nostra sopravvivenza dipende dalla natura, dall’ossigeno che piante ed insignificanti alghe producono, dall’acqua depurata dalle rocce e dalle zone umide, dai medicinali derivate da piante, animali e muffe che salvano migliaia di vite ogni giorno, i tessuti che indossiamo: tutto, in ultima istanza, deriva dalla natura, senza la quale le nostre società e le nostre economie non potrebbero minimamente sostenersi, che ci piaccia o no.
Perché la natura non è un’immagine da cartolina da vendere sui cataloghi turistici: è un insieme complesso di relazioni tra ambiente e specie in cui noi stessi siamo inseriti.

Oreste Caroppo – “PULIRE” IL BOSCO VUOL DIRE UCCIDERLO!
Mi dicono,
A) “Il Corebo [un coleottero xilofago] ha ucciso un bosco di Lecci” in Salento
E come ha mai potuto fare!?
Chiedo allora: “ma uccisi uccisi, seccati completamente e nulla di verde anche ai loro piedi, piazza pulita dunque, tabula rasa?”
Mi rispondono: “Si si”
Io, Oreste: “Ma allora era tenuto pulito?”
A) “Assolutamente, come no, pulitissimo, il proprietario ci teneva tanto e regolarmente faceva pulire?”
Oreste: “Ma pulire da cosa?”
A) “Come “da cosa?”, da tutti i cespugli che uscivano sotto!”
Oreste: “va beh, o meglio va male, il bosco lo avete ucciso voi!
Il Corebo, come il Kermococco, come la Limantria dispar, son si parassiti che possono fare danni evidenti alle leccete, ma essi son nella natura delle leccete; nella natura è il loro ciclo di attacco delle leccete in alcuni boschetti, o tratti di bosco e altri no, di alcuni viali alberati di querce Leccio, con cicli anche di molti anni e poi conseguente arrivo e crescita dei predatori regolatori di tali parassiti, e intanto i Lecci che si rigenerano dove muoion gli esemplari adulti, o da polloni dei medesimi o da plantule dalle loro ghiande che apertisi sprazzi di luce crescono anche più rapidamente dove son morte o defogliate le vecchie alte chiome degli esemplari arborei adulti!
Se voi ‘pulite’, decespugliate, asportate il sottobosco con la fissa del terrore degli incendi, o di un falso concetto di pulito che coincide con povertà di vita e tabula rasa, il bosco lo state condannando, ed è lì e allora che l’ opera naturalissima dei parassiti può arrecare i non voluti danni che voi invece avete predisposto nella vostra innaturalità e mancanza di saggezza scientifico forestale.
I parassiti naturali fan parte della biodiversità anche essi, son da proteggere, e, come il fuoco che può divampare naturale anch’ esso, essi entrano nella dinamica del bosco, creano ambienti variegati non costanti che nel complesso permettono maggiore biodiversità senza cancellare dai territori le specie attaccate.
E poi immagina un territorio tutto con una sola estesa foresta di Lecci adulti dalle alte chiome vicine tra loro, bello certo, ma se fosse così ovunque e fisso sempre come dovrebbe essere nella mentalità di innaturali pseudo-ecologisti per la nostra area mediterranea, che povertà complessiva di specie che questo comporterebbe dato che solo poche specie sciafile, amanti dell’ ombra, vivono nel sottobosco delle leccete!?” 

Corrado Mario Vanella – I Forestali d’Italia dai Piani di Castelluccio di Norcia.
Pasquale Capaldi – Costelluccio al 46, corso monte vettore

David Diani – Mantenendo salve le coltivazioni di lenticchie, mi pare che di rimboschimenti a Faggio sui terreni Non coltivabili (alias “sassicaie”) ne potrebbero essere fatti un bel po’

Antonella Giordanelli – Negli anni ’90 se gli istruttori di volo libero, gli unici autorizzati a transitare sulla sterrata che attraversava i prati d’atterraggio di deltaplani e parapendii, mettevano una gomma fuori della pista, la Forestale implacabile elevava giustissimamente 400mila lire di multa, perché tra fragili lenticchie, commoventi fiori, bisce dal collare, nidi di quaglia anche il piede era indelicato. Raccolsi tra l’erba della Piana di Castelluccio una piccola quaglia, unica sopravvissuta nel nido schiacciato da un’auto. 

Michele Sanvico – CASTELLUCCIO DI NORCIA / “DELTAPLANO”: PICCOLI IMPATTI AMBIENTALI CRESCONO
C’era una volta la bella favola del “Deltaplano”, la costruenda struttura in corso di realizzazione a Castelluccio di Norcia, della quale ci raccontavano, con calda voce suadente, che la sua presenza «a basso impatto ambientale» si sarebbe magicamente collocata «in una logica di rinaturalizzazione del sito e di miglioramento paesaggistico dei prospetti rivolti verso Pian Grande»; e poi – oh, meraviglioso mondo delle favole! – che «l’impatto visivo» di quei prospetti sarebbe stato «contenuto», «incassando i due corpi di fabbrica per adeguarli alle linee del terreno», e anche – mirabile a dirsi! – che «tramite il disegno del sistema strutturale pilastro-trave […] essendo leggermente estradossato rispetto al filo dell’involucro edilizio» si sarebbe determinata «la scomposizione della facciata tramite un ritmo luce-ombra modulato sulla texture dei campi sottostanti» (dalla relazione tecnica diffusa nel Luglio 2017 da Regione Umbria, Ora, il maraviglioso “Deltaplano” non è ancora terminato, ma già oggi è possibile considerarne, con ammirazione e reverenza, come esso vada ad inserirsi, perfettamente e quasi prodigiosamente, nel favoloso scenario naturalistico del Pian Grande.
I fortunati villeggianti che avranno l’ardire di salire il fianco del Monte Vettore lungo il sentiero che conduce al Rifugio Zilioli potranno godere della vista, prima del tutto inesistente, del grande e ardito complesso del “Deltaplano”. Potranno apprezzarne, in tutta la sua fantastica realtà, il contributo alla «rinaturalizzazione del sito», al «miglioramento paesaggistico dei prospetti rivolti verso Pian Grande», al trascurabilissimo «impatto visivo» dell’eccelsa struttura, certamente quasi invisibile tra i fiori e i prati incontaminati dei pendii di Castelluccio.
Potranno gioire, come già oggi è possibile apprezzare nelle immagini, la delicata disposizione dei volumi «per adeguarli alle linee del terreno», con quell’incantevole «sistema strutturale pilastro-trave» il quale così squisitamente si sposa, con gagliardo ardimento, con le dolci curve, disegnate al pennello, del colle di Castelluccio.
Potranno, infine, inebriarsi alla vista del «ritmo luce-ombra» disegnato sui campi incontaminati dalle moderne facciate dei tre corpi di fabbrica del “Deltaplano”, un ritmo che – però qui la favola comincia ad assumere il tono della farsa – nelle parole e nella mente del progettista apparirebbe addirittura «modulato sulla texture dei campi sottostanti».
E a questa frase, signori, io rendo ossequio, e mi fermo.
Questo è il “Deltaplano”, signori miei, e tra non molto, non appena sarà terminato, tutti potranno goderselo pienamente, in tutta la sua affascinante avvenenza: come un bel pezzo di periferia urbana atterrato, di colpo, tra i monti del Pian Grande.
Sull’altro versante SP89, LA STRADA PROVINCIALE CHIUSA DA DUE ANNI CHE STRANGOLA L’ECONOMIA DELLA MONTAGNA NEL POST-TERREMOTO
Una strada provinciale chiusa dal 24 agosto 2016, il giorno del disastroso terremoto di Amatrice. E che ancora, a due anni di distanza da quel giorno, non è stata riaperta al transito. Una strada vitale per l’economia di Montegallo, piccolo comune diffuso del Piceno, anch’esso duramente colpito dal sisma. Ma come è possibile ricominciare se nemmeno un fattore così fondamentale per la ripresa del territorio, come questa indispensabile via di collegamento, è stato mai riattivato? L’asse viario è infatti critico per la sopravvivenza del piccolo comune montano, perché in grado di trasportare verso Montegallo gli importanti flussi turistici che accedono a Castelluccio di Norcia e al Pian Grande. Non è più possibile attendere oltre. Perché, di spopolamento, la montagna muore.

SOFFIO DI VOCE

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Nicola Campomorto – È veramente vergognoso!
La tartaruga si trova davanti ad una barriera non fatta da una duna o un ostacolo naturale, ma da ombrelloni, lettini, sdraio e decine di parassiti che l’hanno circondata e fatta desistere dal deporre. Questa è la Terra, è tutto nostro, non c’è spazio per gli “altri”..
Andrea Boscherini – Preoccupato dalla siccità della scorsa estate che aveva causato la morte di migliaia di esemplari di gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), sono andato a monitorare i ruscelli nel basso Appennino Tosco-Romagnolo con la paura che qualche popolazione si fosse localmente estinta.
Per fortuna, la situazione è migliore del previsto visto che numerosi e minuscoli gamberetti scorazzano lungo i fondali!
Oltre a loro, ho trovato altre nuove leve: centinaia di metamorfosati di rospo comune (Bufo bufo), dall’espressione sempre grintosa, e diverse larve di salamandrina di Savi (Salamandrina perspicillata)…eccoli, in tutta la loro “possanza”!
Elena Cei – Sono un geko, un animale totalmente innocuo per l’uomo e anzi mangio gli insetti spesso fastidiosi, quindi utile. Sono simbolo di fortuna, rigenerazione, adattabilità, forza e capacità di sopravvivenza.
Se non sono il tuo tipo e per errore o distrazione mi ritrovo a casa tua, non mi sbatacchiare con la scopa, piuttosto sfrattami gentilmente con scopa e cassetta, te ne sarò infinitamente grato, anche io voglio vivere e crescere i miei figli. Buona estate!
EMPATIA PER I GECHI
Antonio Zonca – Hemorrhois hippocrepis (colubro ferro di cavallo), solito giro di controllo nel Molentargius con il collega e all’improvviso…li, a terra ormai privo di vita…. solo la sfortuna di aver incontrato un predatore; dalle ferite sembrerebbe un cane! Ecco il motivo per il quale i cani devono essere condotti al guinzaglio all’interno del parco perché, per quanto siano docili con le persone, con altri esseri esternano il proprio istinto predatorio, così come è avvenuto con il piccolo colubro. Il Molentargius non è un parco urbano dove poter portare il cane a scorrazzare, il Molentargius è un sito di importanza naturalistica dove si trovano decine di specie particolari, alcune rare, altre a rischio proprio per la nostra poca attenzione…
Gianluca Felicetti – Sono circa 500 i mufloni dell’Isola d’Elba dei quali il Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano – sì proprio un Parco Nazionale – ha deciso la condanna a morte.
La LAV ha chiesto al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa #iosonoambiente di intervenire nei confronti dell’Ente Parco per fermare il piano di eradicazione e identificare, in alternativa, metodi incruenti per regolare il numero dei mufloni sull’Isola – nel rispetto degli animali e dell’equilibrio ambientale – come azioni di cattura e rilascio sul territorio del continente (non in aree sottoposte a gestione venatoria) o programmi sperimentali di sterilizzazione, che nel medio termine possono garantire la forte riduzione numerica delle presenze.
Secondo il Piano previsto dall’Ente Parco, invece, l’intera colonia di ungulati presenti sull’Isola – introdotti quasi sessanta anni fa per fornire ai cacciatori locali una preda in più per la loro sanguinaria passione – sarà “eradicata” a colpi di fucili di precisione, ad opera di Polizia Provinciale e degli stessi cacciatori. A questi ultimi, inoltre, saranno regalati gli animali uccisi, a titolo di rimborso spese.
Munarin Patrizia – Questo è un ricordo riguardante l’ennesimo illecito sanguinario legalizzato dalla politica nei confronti degli animali.
Kj2 mamma orsa uccisa davanti ai suoi cuccioli a seguito di falsa testimonianza.Ad oggi non si è ancora resa nota la fine che hanno fatto le 2 creature troppo piccole per sopravvivere,con la complicità dei vertici del corpo della forestale trentina.
È questo il Pianeta su cui volete vivere ed imperare cari umani?
È con la prepotenza e la crudeltà che imponete la vostra misera legge della sopravvivenza del più forte?
L’uomo è la specie più dannosa e meno utile al Pianeta,più prima che poi la vera Forza nella Natura si sbarazzerà di lui come l’essere umano fa con gli animali.Senza alcun scrupolo.
Sergio Costa – 1 agosto, oggi è il giorno del non ritorno. Da oggi, cioè, inizieremo a usare più risorse naturali di quelle di cui dispone il nostro Pianeta.
Stiamo chiedendo troppo alla Terra e, anno dopo anno, questo giorno arriva sempre prima. Si chiama #EarthOvershootDay : allo stato attuale, ci ricorda il Wwf, è come se stessimo utilizzando 1,7 Terre.
Secondo i calcoli del Global Footprint Network, il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970, e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto.
L’Italia è decima in classifica dei più voraci di natura: se tutti vivessero come noi, servirebbero 2,6 Pianeti per alimentarsi.
Questi sono i dati. A noi, a ognuno di noi, toccano le azioni.
Non esiste un’unica soluzione, ma un insieme di pratiche: per esempio, giusto per citarne qualcuna, ridurre gli sprechi, a partire da quelli alimentari, fermare il consumo di suolo e l’abuso di risorse naturali ed energetiche. Chi ha l’onore e l’onere di amministrare il Paese deve ancora di più impegnarsi e fare la propria parte.
Abbiamo iniziato creando un grande contenitore comunicativo per le azioni del ministero: #iosonoambiente . Che non è solo uno slogan ma un modo di essere.
Chiediamo al Parlamento che al più presto approvi la migliore legge possibile per fermare il consumo di suolo: non possiamo più permetterci di aspettare.
Vogliamo farci promotori di politiche attive per la riduzione degli sprechi: stop all’uso di #plastica usa e getta, a partire dalle bottiglie di acqua ma non solo. Abbiamo detto, e stiamo muovendoci in questo senso, che il 4 ottobre il ministero dell’Ambiente sarà #PlasticFree , perché la maggior parte della plastica che usiamo finisce dispersa nell’ambiente e quindi in mare.
Stiamo lavorando a una legge che tuteli il #mare , che lo preservi per le future generazioni. Per farlo occorre cambiare, rivoluzionare il paradigma economico ed ecologico delle nostre scelte.
Chiedo a ogni cittadino di essere al nostro fianco in questo percorso che ha un solo obiettivo: la tutela della Natura e del nostro Pianeta. Ad maiora semper
Adriano De Stefano – IL FALCO CHE NON SI ALZERÀ PIÙ IN VOLO. Abbiamo recuperato un Falco pecchiaiolo ferito su segnalazione del proprietario di una cava a S. Lucia di Piave.
Consegnato al dott. Luca Frasson, del Centro Recupero della Provincia, da una prima sommaria valutazione, al povero volatile è stata diagnosticata una bruttissima ferita all’ala tale da comprometterne la capacità di volo.
Più noto come Adorno*, il Pecchiaiolo è specie protetta da oltre 40 anni tuttavia, è ancora oggetto purtroppo di un intollerabile attività di bracconaggio. Ciò avviene nella fase di migrazione verso l’Africa nello Stretto di Messina, il “collo di bottiglia” dove si concentra il passaggio obbligato per gli uccelli migratori, soprattutto nella provincia di Reggio Calabria.
Dopo aver trascorso l’inverno a sud del Sahara, i falchi pecchiaioli prendono la via del nord passando dalla Sicilia, da Gibilterra, dal Mar Nero dove, per loro sfortuna, li attende la “contraerea” dei bracconieri.
SPERIAMO SE LA CAVI.
* Lo Stretto di Messina, per secoli, è stato teatro di caccia tradizionale a questi uccelli. Qui il falco pecchiaiolo diventa “l’adorno”, così è infatti chiamato sulle coste calabre e sicule che s’affacciano in questo braccio del Mar Mediterraneo. L’abbattimento di questo rapace trae origini diversi secoli fa quando nella tradizione alto-medievale, era considerato animale erotico, simbolo di seduzione. Da qui, come credenza popolare, si ritiene che la caccia all’adorno sia una sorta di scaramanzia, un potere magico contro l’infedeltà della moglie quindi l’impellente necessità di abbattere almeno un “adorno” ogni anno per poter conservare la propria virilità, la tranquillità della casa e della famiglia.
In nome di questa antica tradizione, tramandata da padre in figlio, ogni primavera, sotto il sole cocente, occultati nei “passi” (postazioni costruite con ogni materiale, dal cemento al legno al ferro o improvvisato con mezzi di fortuna) aspettavano i “ceddi” per scongiurare l’”impotenza” e la “cornificazione” tra l’altro chi non ci riusciva ad abbatterne uno era soprannominato “sindaco” e veniva deriso in tutto il paese per un anno intero.
Da qualche decennio i falchi pecchiaioli sono protetti da rigide leggi ma il bracconaggio a questi rapaci è ancora rampante specialmente sulla sponda reggina dove l’incoscienza di talune persone porta a sparare anche da balconi e terrazzi delle abitazioni incuranti della pericolosità in barba alle normative vigenti .
Lazzaro Manlio Detti – Quando ero ancora in servizio nel C.F.S. ricordo che nei mesi primaverili ogni anno veniva chiesto su base volontaria chi era disponibile per andare in Calabria a contrastare la caccia all’ “adorno”. Ora non sono a conoscenza se questo tipo di servizio viene ancora svolto, ma, visto cosa e’ stato fatto del Corpo Forestale dello Stato, credo proprio che cio’ non avvenga. Ricordo che ad uno di questi volontari fu teso un agguato e rimase seriamente ferito!!! era in servizio presso l’allora Coordinamento Regionale di Firenze! Purtroppo cosi’ che capita!!! Conoscevo benissimo Zavoli in quanto andavo spesso al Regionale di Firenze dove lui ivi prestava servizio. Sarebbe bastato un “pelo” piu’ basso e sarebbe stata la tragedia! Tutto cio’ per mantener fede ad un’arcaica convinzione di quelle terre. Speriamo non sia piu’ cosi’!!!
Loreno Venanti – Posto dell’agguato localita di Santo Stefano d’Aspromonte!! Era il 1990 io ero sulla campagnola del secondo agguato, 16 pallettoni avevano attinto la Fiat top per fortuna con il tetto in lamiera tutti e sei non siamo stati feriti anche perché eravamo in guardia e avevamo risposto subito al fuoco ! tre di questi colpi sono passati tra i capelli del comandante la pattuglia!! sicuramente noi siamo stati fortunati perche volevano farci scappare il morto, erano in due uno con canne mozze ha sparato di fianco alla campagnola i colpi sono finiti in posti resistenti , l’altro ha sparato al capopattuglia e come detto tre pallettoni sono passati tra i capelli bastava un nonnulle e davvero era una tragedia !!! la nostra salvezza è stata anche l’aver risposto immediatamente ai colpi per cui non hanno più sparato gli altri pallettoni !!! Mentre esattamente una settimana prima stessa modalità di agguato hanno ferito Zavoli con ben 5 pallettoni ed è vero che è vivo per miracolo anche perché con un aereo dell’aeronautica da Reggio Calabria lo hanno trasferito a Firenze per essere operato ma la voce l’ha persa perché i pallettoni lo hanno ferito alle braccia ai polmoni e uno in gola!! Ma di questi fatti non ci hanno fatto neanche un elogio!!
Bruno Stivicevic – EINS ZWEI DREI, SPARARE, SPARARE ÜBER ALLES!
Non c’è e non ci sarà alcuna lapide laddove è stata uccisa la mamma Daniza, tra i larici, abeti rossi, pini silvestri e faggi trentini, non lontani dal confine con la Lombardia. Idem per il luogo dove è stata trucidata, tre anni più tardi, l’orsa KJ2. E non ci saranno delle lapidi laddove saranno uccisi altri orsi e lupi, se mai il ministro Costa non dovesse impedire al Consiglio Regionale trentino di procedere con il piano di pulizia etnica degli appartenenti al Popolo Orsi e al Popolo Lupi. Eins zwei drei, sparare, sparare über alles, si candida per l’inno trentino e mette d’accordo tutti, tranne il solito pugno di antischiavisti dotati da un antipatico senso di giustizia, ingombrante in questi tempi prettamente pratici.
Perché, in effetti, si tratta di una praticità nuda e cruda. L’agricoltore di turno, scocciatissimo perché le etnie boschive osano interferire con i suoi raccolti di patate, ortaggi e alberi di frutto, invoca la disinfestazione carabinesca istantanea. Recintare le colture come hanno fatto in Emilia-Romagna? Nichts! Le recinzioni costano! E qui siamo nelle terre dove i soldi valgono più delle vite. Eins zwei drei, sparare! L’allevatore di turno è incazzatissimo con i grandi predatori. Reti di protezione? Nichts! Costano! Siam matti? Eins zwei drei, sparare! Applaudono gli investitori nelle nuove piste di sci, nella millesima funivia, nel milionesimo parco giochi, nella miliardesima piscina. Eins zwei drei, sparare a tutti i disturbatori dei nostri profitti!
A Pinzolo, un presidio antischiavista e antispecista, ha protestato nel giorno del Ferragosto contro il ddl trentino che considera gli appartenenti al Popolo Orsi e al Popolo Lupi come “nemici da abbattere”. La scelta della data e del luogo non è casuale: al 15 agosto cadeva il quarto anniversario dell’inizio della lunga caccia a Daniza, conclusasi con la sua morte, nella notte di 11 settembre 2014. Daniza, il simbolo della pulizia specista, una madre ammazzata perché difendeva i propri figli, poi dispersi. Ora, secondo i governatori trentini, toccherebbe ai sopravvissuti dell’etnia degli orsi e lupi, proclamati dannosi. Il governo italiano, tolti di mezzo i lobbisti cacciatorenzi, una volta tanto è decisamente contrario all’ennesimo sterminio di vite classificate come “bestie”. Ma il governo italiano deve ancora farsi valere nelle terre trentine e l’esito è tutt’altro che scontato.
Della convivenza pacifica dei popoli umani e popoli dei orsi e lupi non se ne parla. Perché siamo nel regno del “io & mio!” Miei boschi! SOLO MIEI! Miei alberi (che taglio quando mi pare)! Mie mucche, che schiavizzo solo IO! Miei pascoli, laddove tratto gli intrusi a suon delle pallottole! Miei maiali, che mando a morte SOLO IO!
Chi dice, “Guardate, c’era della gente prima di voi in questo boschi che appartengono anche a loro”, viene guardato come un malato mentale: pensare che i lupi e orsi possono essere considerati gente? Ma siam matti? Pensare che le bestie possono aver dei diritti? Ma siam folli? Pensare che i cacciatori non amano la natura? Ma siam pazzi? Pensare che i trentini non abbiano diritto di regnare a casa loro? Decisamente fuori di testa!
Applaudiranno agli spari che puliranno le terre trentine dagli odiosi orsi e lupi (fino al prossimo finanziamento europeo).
Viene a pensare che se fossero mai esistiti gli Indiani di Trentino, sarebbero stati già archiviati e dimenticati.

MARTIRIZZAZIONE DI SAN GUALBERTO

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“- Non lasciare cadere le comunità cristiane in compromessi con i poteri di questo mondo. I pastori della Chiesa siano liberi dalle pressioni della politica e dalle offerte interessate, e ogni credente sappia denunciare con fermezza i soprusi e le omertà, come ha fatto san Giovanni Gualberto.
-Ti preghiamo per tutte le persone impegnate nell’amministrazione pubblica: la ricerca della trasparenza si esprima con leggi che ostacolino abusi e sperperi e che impediscano il privilegio e il favoritismo. Sostieni coloro che vi lavorano perché possano offrire a tutti un servizio efficace.
-Ti preghiamo per i forestali d’Italia, uomini e donne preposti alla tutela del creato, soprattutto per quelli che sono chiamati a lavorare in situazioni pericolose: non manchi loro il tuo aiuto e la tua forza.
-Ti preghiamo per avere saggezza e determinazione nell’affrontare i problemi dell’ambiente: aiutaci a non avvelenare l’aria e l’acqua e a non trasmettere alle generazioni che verranno una terra inospitale. Aiutaci a riscoprire la libertà e la gioia di una vita semplice e sobria.”

Mi sono attardata con ogni pretesto dall’entrare nella basilica finché mi son giunte le parole di SaintExupéry pronunciate dal successore di Gualberto “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”…e il mio cuore di madre vede sgocciolare le macchie rosse che, in quella uniforme marea nera, marchiano la divisa grigio ferrigno di Romano Masè, seduto rigido sul banco delle autorità; a intervalli regolari rotea di 90 gradi la testa verso l’ecclesia per riposizionarla di profilo rispetto all’altare, dopo un breve blocco esattamente sulla bisettrice dove non sfugge il mio lutto nell’abito stampato con la gigantografia di KJ2, l’orsa sparata da 150m per mano forestale mentre in zona impervia, usciva con i suoi tre cuccioli dalla protezione dell’ inaccessibile tana. Era il 13 agosto 2017.

Agli antipodi è Sergio Costa: <ll filo conduttore forestale è la misericordia ambientale perché è nella genia dei forestali, qualsiasi involucro li contenga, il dialogo e la prossimità con le persone (non individui) laddove eravamo solo noi; da san Gualberto all’enciclica “Laudato” un appello: rimanete, RIMANIAMO FORESTALI!>. Giuseppe Casetta, l’abate generale, ringrazia il ministro per essere andato oltre le parole che lui non poteva dire. Di contro il gen.Nistri, comandante dell’Arma, aveva snocciolato un rosario di numeri e percentuali. Ancora appropriato il pensiero al Piccolo Principe “i grandi amano le cifre…mai si interessano alle cose essenziali”.

Invece per te, Sergio, è il tuo segreto, è molto semplice… oggi il tuo cuore vede bene la penitenza inflittami qui a Vallombrosa poiché ti porti dentro il mio guardo. Un anno fa san Gualberto ti forgiava nel fuoco, come tu stesso ebbi a dirmi dolorosamente, in quel terribile luglio 2017. Allora poterono giungere a Vallombrosa su una unica auto solo quattro Forestali siciliani con il loro dirigente: trovarono il modo di portare l’olio a san Giovanni Gualberto poiché fu offerto da una azienda agricola.

Quest’anno un grande pullman, sguarnendo le Dolomiti di Brenta, ha riversato a Vallombrosa decine di forestali trentini che m’hanno attivato intorno un servizio d’ordine, spadroneggiando sui carabinieri che invano acconsentivano affabili alla mia presenza con cenni accoglienti e sorrisi benevoli. Mai avrei creduto di accedere alla lampada votiva di san Gualberto (arderà alimentata di sangue ursino?) grazie alla scorta protettiva del generale Ricciardi, mentre il passo m’era fisicamente impedito da trentini in divisa forestale che s’interponevano, grossi e gradassi, tra me e il loro signore.

Infine lui, Romano Masè, impassibile più che impavido, s’è lungamente trattenuto davanti a me che gli ho esposto, vera e diretta, il mio riflettuto odio: <Se si avverasse la possibilità di quella storiella per cui premendo un bottone muore un uomo, io sceglierei di eliminare dal pianeta lei, comandante Masè, perché rispetto a tutti i sadici e i pedofili e gli schiavisti e i criminali di guerra, lei ha l’aggravante infamia di far uccidere le mamme orse vestendo ignobilmente la divisa forestale…> infine mi sono interrotta, non essendoci alcuna corrispondenza in quegli occhi a fessura. E mi s’è disvelato perché proprio ed unicamente contro Romano Masè abbia percepito che l’unica arma difensiva fosse azionare un ipotetico pulsante. Il mostro, forse meccano, con voce inespressiva -priva anche di un umanizzante inflessione regionale- ha emesso parole logiche senza alcun calore e senso comune: <L’ho ascoltata con piacere. Verificherò le condizioni di DJ3>.

DJ3, la mamma orsa strappata al suo lattante nel maggio 2011 per essere richiusa nel piccolo recinto dell’Associazione cacciatori trentini da Lorenzo Dellai, allora presidente della provincia autonoma, che smagnassò contro l’allora ministra dell’ambiente Prestigiacomo. Quel Dellaio amico del viceministro PD dell’agricoltura, che dopo essersi seduto negli anni indifferentemente sullo scranno d’ogni settore del Parlamento, finalmente a marzo non è stato rieletto. Questo motiva strategicamente il comandante forestale responsabile AgenziaProv.ProtezioneAmbiente e dirigente ProvinciaAutonomaTrento che non rinunzia alla divisa che gli permette di tutelare in Parco Adamello-Brenta, in Comunità Giudicarie, in Pinzolo Funivie spa, in Associazione Albergatori tutti i Masè allocati!

Sperimentato che gli stereotipi simbolici non sono invenzione letteraria, è stato per me un sollievo tornare alla meschina banalità di un Dallapiccola, veterinario del suo macello in Valsugana, che in qualità di assessore problematico con occhi vacui ma tutt’altro che acquosi mi ha sobriamente ripetuto quanto mai (in vino) veritas: c’è chi in particolari condizioni vede allucinazioni di sorci verdi e chi sgraffietti di orse pericolose.

Ma chi son io per giudicare i vaneggiamenti da prosecco, se ancor mi pare di veder i visi dei miei stimati forestali sormontati dall’aquila dorata, quando invece quietamente rassegnati i tanti generaloni e generalesse, dismessi i neofitici furori dell’anno scorso, hanno varcato l’arboreto mormorando <…se mi avessero detto che sarei entrato qui in divisa da carabiniere…> a seguito di Alessandro Bottacci, gigante umano tra giganti vegetali: dotta erudizione ed arborea sapienza in naturale simbiosi. Ci andava presentando ogni tuja o cryptomeria prima ancora che la incontrassimo con una famigliarità amorevole e un corredo aneddotico che mi ha finalmente fatto sentire a Vallombrosa.

E anche il coro, depurato dai rindondanti ottoni dell’Arma impostisi in abbazia nel ’17, ha ricomposto nel fuggevole spazio del santo giorno la sua forestalità tra i legni vibranti di linfa del bosco. Certo il solerte cutfaarino che s’affannava ad improvvisare estemporanea documentazione video-sonora ad uso dell’ufficio stampa militare era alquanto stonato, ma era ormai tardi… i coristi forestali si scioglievano negli ultimi abbracci per tornare chi al comando, chi al museo, chi al ministero: per quanto ancora riusciranno a riaccordarsi chiedendo licenza alle diverse amministrazioni per vestire estranei panni neri come se da militari o da pubblici impiegati ad unirli non fosse da sempre la coralità grigioverde? “Un mormorio / Pe’ dubitanti vertici ondeggiò / E il dí cadente con un ghigno pio / Tra i verdi cupi roseo brillò. “

Intanto in ben più consacrata continuità padre Norberto s’apprestava a dirigere in abbazia il consueto coro benedettino, ma prima s’era soffermato qualche minuto a inorridire al mio racconto del forestale che con l’inganno morale e l’illecito penale ammazza le orse (Kirka, Daniza, KJ2) o le cattura (Jurka, DJ2) di fronte ai loro piccoli, abbandonandoli senza cure. A lui ho ripetuto la stessa esortazione accorata già raccomandata all’attonito abate generale che, benché ancora ignaro, aveva pronunciato illuminato una omelia così pertinente: <Vi prego, riconsacrate la basilica di san Giovanni Gualberto!>.

Antonella Giordanelli

LA VITA REALE

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Andrea Boscherini
 – Lo sfatare miti e leggende popolari è una delle cose che più mi diverte e soddisfa! Soprattutto quelle legate ai serpenti che, in particolare nel nostro territorio, sono numerose e incredibili: vipere lanciate dall’elicottero e che cadono dall’alto degli alberi, serpenti cornuti e altri amanti del latte…e molte altre ancora! Una delle leggende più belle e divertenti quella del latte… solo i mammiferi hanno gli enzimi per digerire il latte e, anche nel caso in serpente riuscisse a berlo, farebbe una bella indigestione! Per me l’importante, più che delle nozioni scientifiche, è trasmettere il significato di rispetto e togliere infondate paure, per vivere in maniera più consapevole il rapporto con la natura!

Antonella Giordanelli – Ho capito il perché del livello culturale terraterra: non c’è più un albero su cui farsi legare per studiare come faceva l’Alfieri ! Ovunque mi capiti di passare non ritrovo più alberi che c’erano da sempre …. ieri non sono riuscita ad entrare all’anagrafe e sono rimasta ferma davanti alla piazza spianata guardandomi intorno attonita e sperduta, mi s’è avvicinata una vigilessa conosciuta chiedendomi gentile se avevo bisogno di lei; l’ho ringraziata, salutata e mi sono girata per tornare di corsa all’auto e scappare via dall’incubo – l’antica fontana sgocciola calde lacrime sulle pietre divenute incandescenti e tombali per quelle immense chiome verdi che le avevano sempre rese accoglienti: non più domestiche panchine di chiacchiere e refrigerio su aiuole di giochi colorati, ma il tendone mercenario dell’inospitale bar e gelati già squagliati in mano a turisti dalla pelle biancastra arrossata e i chiari occhi socchiusi per l’implacabile sole estraneo, che s’addossano all’ avara ombra data da una svergognata accozzaglia d’edifici invidiosi di quell’angolo ristoratore di portico guelfo.

Alessandro Bottacci – Il verde urbano non ha solo funzioni estetiche. In un momento di forte crisi del clima, le città divengono sempre più calde ed invivibili, costringendo a grossi impieghi di energia per combattere le alte temperature.
La presenza degli alberi in ambito urbano porta ad un notevole miglioramento del microclima e migliora la vita dei cittadini.
Meno condizionatori e più alberi per un futuro sostenibile.
Ma in Italia si fanno leggi per trasformare i boschi in cippato da bruciare, e ci sono persone che non capiscono il vero grande valore di tutelare le foreste

Lilia Casali – Spero che gli alberi entrino in sciopero di funzione clorofilliana, così noi umani e cretinegoisti moriamo subito!

Roberto Marchesini – Dobbiamo costruire un movimento in difesa degli alberi, dobbiamo farlo al più presto. Occorre farsi sentire perché la situazione è sempre più drammatica e senza alberi è l’intera vita a morire. Ecco le migliori barriere fonoassorbenti, siepe cupressacea leylandi e siepe di ligustro. Veloci da crescere, compatte ed economiche. Altro che barriere in cemento! Mettere le barriere in cemento vicino ai box del canile sarebbe creare un inferno, senza ricambio d’aria ed effetti microclimatici. Il verde infatti di notte rinfresca l’aria mentre il cemento rilascia calore. Oltre tutto il capitolo di spesa è un decimo! Inoltre l’effetto migliorativo microclimatico diminuendo lo stress avrebbe un effetto migliorativo anche sul fenomeno dell’abbaio perché i cani , più sono sottoposti a stress di vario tipo, compreso lo stress da calore e cattivi odori , più abbaiano. Difficile da accettare? Mah! A Naturama l’ho fatto e in appena un anno ho una barriera compatta di due metri. Giorni disperati a difendere gli alberi di Naturama – qualche migliaio – dall’arsura e dal caldo infernale, osservando il mondo meraviglioso degli insetti. Loro così diversi e così lontani, splendidi nei loro esoscheletri, così distanti da ogni tentazione antropomorfa. Odio l’estate e il suo sole impietoso, ma mi è cara nel darmi ogni anno la possibilità di fuggire il convulso dei rapporti umani. Tra le piante e gli insetti rinasco. Poi c’è Facebook che mi richiama nel peggiore dei modi. Potrei ignorarlo ma a volte è proprio impossibile. Entra nella mia vita ronzando, ma ahimè non è un insetto. Penso che se tutte le persone avessero degli alberi da salvare questo mondo sarebbe migliore.  La società neolitica è al tramonto e con essa tanti aspetti che da oltre diecimila anni ci portiamo dietro. La società neolitica del controllo umano sul vivente ha sancito lo sviluppo incontrollato della nostra specie, se vogliamo il nostro apparente successo, ma questo alla lunga si sta dimostrando la maggiore vulnerabilità, il peggiore epilogo. Guardarsi indietro è inutile perché il passato non ha risposte per noi. L’Antropocene, un termine che la dice lunga sulla nostra sopravvalutazione, è il tramonto del Neolitico, ma come ogni tramonto altro non è che la fine di un giorno.

Fulvio Mamone Capria – Il ministro governa i grandi temi, il Parlamento fa le leggi…poi a cascata Regioni, Cittá metropolitane, Province sopravvissute, Comuni, Comunitá Montane, Enti pubblici vari governano il territorio. Trovate il responsabile, ad esempio, della depurazione che non funziona in un determinato luogo o di uno scarico illecito di rifiuti o di un abuso edilizio. Che può fare il ministro? Niente…perchè noi ci occupiamo dei grandi scenari nazionali (dalla tutela di orsi e lupi alle bonifiche di siti altamente inquinati, dalle macro azioni sulla qualitá dell’aria ai decreti sull “end of waste” di determinate tipologie di beni/rifiuti). È sul territorio che le Autorità devono alzare la testa
Girano filmati e foto di inquinamenti e violazioni ambientali o contro gli animali. Va bene farli girare per l’indignazione popolare, ma sarebbe meglio che consigliaste a chi li ha osservati con i propri occhi (e inoltrati pubblicamente su facebook), di impegnare 15 minuti della propria vita per andare al Comando di Pubblica Sicurezza piú vicino per redigere un esposto al fine di avviare le indagini del caso o, in casi urgenti, di comporre il 112! Non è che girando i post salviamo l’ambiente o puniamo i delinquenti! Speriamo di inasprire le pene per i bracconieri (tema del contratto di governo), ma per una riforma seria della 157/92 legge quadro sulla caccia ci vorrá tempo.

Ettore Ilariucci – Una volta il 1515 interveniva subito ora il 112 ti prende e ti passa e ripassa il telefono.

Valter Reali – Un tempo esisteva il CORPO FORESTALE dello STATO…esperto in materia…oggi si va ad intasare uffici già oberati di altre denuncie di materie diversissime….povera Italia!!! 

Daniela Angela Maugeri – Non è facile ricostruire quello che hanno distrutto con tanta cura e comunque dovrà essere ricostruito dando il massimo e togliendo le brutture perché possa rinascere il C.F.S. che l’ambiente aspetta da troppo ormai.

Antonio Zonca – Per quel che posso dire… Magari ci fosse più collaborazione dai cittadini, spesso dobbiamo fare i salti mortali per individuare i trasgressori; quelli identificati sono comunque una minima parte rispetto alle trasgressioni accertate e senza la collaborazione e di tutti tale situazione rimarrà immutata, non ci può essere un agente dietro ogni angolo ma un occhio vigile di tutti si. Per questo concordo con il ministro, per ribaltare il paradigma occorre collaborare e denunciare, l’ambiente è di tutti l’ambiente siamo noi

Rossana Mianulli – In questi giorni di caldo asfissiante ho ripensato ad un episodio che mi è accaduto l’anno scorso a Roma.
Una sera sono rimasta “intrappolata” in una pressa di persone all’interno di un autobus senza aria condizionata.
Mancava l’ossigeno, gli odori erano nauseabondi, era impossibile non essere toccati.
Ad un certo punto ho creduto di non reggere, volevo scappare via.
All’improvviso ho pensato
“Dev’essere così che si sentono gli animali nei viaggi di deportazione”.
Sono rimasta immobile, paralizzata da un senso di angoscia profonda e di impotenza, tutto intorno era sfocato.
Ho capito, perché ho “sentito” sulla mia pelle, cosa prova un animale ammassato su un tappeto di escrementi, soffocato dai corpi dei suoi compagni, disperato per non avere via di uscita e possibilità di ristoro.
La notte ho sognato corpi di vitelli appesi e squartati ed agnelli che piangevano e venivano sbattuti violentemente a terra fino a farli morire.
Non posso descrivere il dolore di entrambe le situazioni.
So che tanti come me lo provano.
La mattina dopo l’ho raccontato, o meglio condiviso perché è un dolore che è stato “accolto” ed abbracciato.
Tra le lacrime ho singhiozzato «Il mio dolore non li libera, in questo modo non “servo”».
So che questo non è propriamente vero.
So che ciò che provo mi spinge ad agire, a non fermarmi.
Forse, declinando attraverso la razionalità, posso articolare meglio il pensiero sotteso a quella sensazione.
Le emozioni sono una dimensione personale, sebbene tutti i viventi ne siano capaci, esiste una profonda diversificazione nella loro soglia di percezione, nella loro intensità, nella loro elaborazione, nel loro riconoscimento.
Non possiamo pensare di avviare e far avanzare il processo di liberazione animale parlando il linguaggio delle emozioni, o almeno non solo quello.
È un linguaggio non universalmente codificato perché in una dimensione troppo “personale”.
È il riconoscimento dell'”altro” da noi e di conseguenza il suo rispetto come individuo uno dei nodi.
L’alterità e la sua intrinseca diversità rispettate non possono essere discriminate dalla giustizia.
Resta il dolore ma deve essere la forza che muove all’azione, non la paralisi, non la chiusura ad un mondo ancora troppo lontano dal principio di giustizia trasversale.
Non esiste un “noi” ed un “loro”, esiste una animalità condivisa, esiste una lotta condivisa.
Perché noi siamo gli Animali ammassati, asfissiati, terrorizzati, resistenti, ribelli resi impotenti ma che vogliono vivere.

 

UOMINI E GAMBE Giu Grass – Riciclo dei forestali costaaa

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Costantino Saporito – Noooo… non posso credere!!!
Ditemi che almeno con 50 milioni di euro, per la sola manutenzione nel 2018, non è vero che abbiate confuso colori e scritte!
Nel 2016 per 2,5 milioni di euro almeno i colori erano ok!
Capisco che la mafia deve mangiare ma almeno il decoro!

Mirko Milanesi – Per praticità di numerazione delle marche elicotteri, agli elicotteri fu-Forestali è stato aggiunto l’1 (inteso come 100) davanti alla vecchia marca Cfs.
Quindi esiste il VF 115 (ex CFS 15) , il 116, il 122 ecc… ecc…
Gli elicotteri con decine 10 e 20 son Ab206, con 50/60/70 son Ab412series, con 80 son A109 series….. con le centinaia decisero di marcare i 412 verdi.
Erikcson invece hanno marche Enac (I-xxxx). . hanno una gestione mista….in parte da colleghi dedicati a quella linea (che la gestivano prima in forestale), in parte da privati Skycrane Italia+Sima mi sembra.
La macchina a gestione diretta è a Napoli quest’ estate…..le altre non ricordo…l’anno scorso giravano spesso in base alle zone di crisi Aib (un pilota civile è fratello di un pilota con cui lavoro) …ed effettivamente 50mln come cifra continua a non tornare.
A parte che la gara d’appalto A.R.S. è pilotata su elicotteri privati di tipo leggero ( ecureil 350b3 a giudicare dal peso max decollo)…..una gara con elicotteri medio/pesanti avrebbe cifre più alte, ma in questo caso certo siamo nell’ ordine di 2,5mln (un ventesimo) E secondo; non stiamo parlando di VF…il post comparativo passato/presente, a mio parere non ha ne arte parte.
Se poi 50 mln nel bilancio spese Sicilia si vanno a trovare in cose strane, o spese pazze…credo che sia verificabile con un po’ di pazienza…i bilanci pubblici-sono pubblici.

Claudio de Angelis – Premesso che io litigo con la DCEM e UCSA un giorno si è l’altro pure perché non comprendo per quale motivo dovrei gestire il reparto volo di Roma non capendo nulla (quasi) di elicotteri, adesso il Centro Aviazione è nelle mani di un pilota vero, peraltro ex forestale, e di specialisti del mestiere ce ne sono diversi.
Semmai mi sorgono dubbi sui nostri piloti e sul modo in cui li reclutiamo ma questo è un altro discorso e non è questo il posto adatto per discuterne.
Sui 50 milioni di cui si parla non ho idea a quali fondi ci si stia riferendo. Mi ricorda la polemica sui 49 milioni della lega di cui tutti parlano in modo avventato.
Il corpo ha 80 milioni l’anno per gestire TUTTA la flotta aerea nazionale (ereditati dal DPC insieme ai canadair) con cui si paga la ditta per i 19 aerei e i 4 S64 e le attività AIB di TUTTI gli aeromobili dello stato. Che ne siano stati impegnati 50 nella sola Sicilia in un mese è una fantasia …
Forse ci si riferisce ad altro …
(Ps. L’intera campagna AIB della regione Lazio costa 5 milioni tutto compreso (volontari, elicotteri, noi, la soup etc). Di Erikson non ne abbiamo in Sardegna. Purtroppo .
“Drago 118”: UCSA ha ritenuto uno spreco riverniciarli (costa un botto). Sarà fatto nel corso della ispezione periodica che già prevede la sverniciatura totale dell’aeromobile. Per una volta che ci azzeccano ci mettiamo a questionare?

Monia Guadagnoli – Ah… peccato… il gioco dei colori m’era piaciuto parecchio.

Carmelo Guarnieri Labarile – Costa da 140 a 160 mila euro ad elicottero il solo cambio di colori.
Sembra strano, ma è vero.
La questione è ben altra: quest’anno, con 50 milioni, la regione Sicilia sta ricevendo lo stesso identico servizio che, fino al 2016, il Corpo forestale dello Stato garantiva con 2,5 milioni di euro.
Il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, essendosi messo sotto COAU, è l’ultimo ad essere chiamato e tecnicamente è chiamato fuori dal contesto di utilità.
Chi gestisce l’Emergenza, l’UCSA e la Socav non ha assolutamente nessuna cognizione del mondo aeronautico.
Si accontenta di una qualsivoglia spilletta e del fatto di sbandierare di essere un inutile e pericolosa autorità aeronautica.
Nei comunicati specialistici di USB è tutto ben spiegato. Gli equipaggi volo del Vigili del fuoco NON SONO ASSICURATI. Succede anche questo quando si è autorità aeronautica.

Ciro Carlucci – Tieni presente che hanno dovuto per prima cosa togliere le scritte corpo forestale dello stato. Poi hanno dovuto dipingere di nero il muso e poi scrivere vigili del fuoco. Ce n’è di lavoro da fare. 140/160 mila euro? Avete presente la scena del film ” tre uomini e una gamba?”

Alberto Berti – Quando bruciò il Circeo e tutto il personale della Scuola di Sabaudia era alle prese con le operazioni, salendo dal lato del faro, la sera alla scuola era un fermento di familiari che si mossero all’unisono per allestire e portare cibo e bevande. Andammo per negozi di alimentari e pizzerie per prendere ogni panino o pizza disponibile e poi a confezionare panini nella cucina, aggiungendo quanto trovavamo nella dispensa. Poi la notte arrivò altro personale da Cittaducale con papà e tutti lavorarono per ore ed ore sino alla tarda mattinata successiva, quando i primi incominciarono a scendere, sfiniti e sporchi che era difficile riconoscerne alcuni. Non c’era differenza di grado o anzianità, chi poteva era al lavoro per avere ragione dell’incendio. In tanti ragazzi come me, figli o parenti eravamo staffette per ogni esigenza, con auto o moto, contribuendo come meglio potevamo per andare a comprare le batterie per le radio, per riempire le taniche dell’acqua, per andare a prendere la miscela delle motoseghe e degli atomizzatori mentre madri e mogli assistevano i più malconci che erano scesi dopo oltre 12 ore di lavoro. Nel pomeriggio cominciò un ulteriore avvicendamento e iniziarono a scendere quelli arrivati da Cittaducale, mentre altri salivano a dare il cambio per completare il lavoro e che aveva avuto un esito che volgeva al termine. Arrivò una Fiat 128 blu targata EI con autista ed un colonnello dei Carabinieri nella sua divisa cachi, scarpe marroni lucide, inappuntabile ed altero nella sua funzione di Ufficiale più alto in grado tra gli altri Carabinieri sul posto che si occupavano di viabilità. Si avvicinò a papà che era anche lui stato su insieme agli altri Ufficiali delle Scuole presenti, presentandosi e complimentandosi per la prestanza ed il lavoro di tutti ed intorno c’erano tanti che ascoltavano raccolti nel poco spazio disponibile tra i mezzi raccolti alla meglio nel parcheggio. ” Bravi i suoi Forestali, si vede che è gente che nel bosco ci sa lavorare, grandi capacità fisiche etc. etc.” Tra il personale che era arrivato da Cittaducale c’era Agostinis Giuseppe, un Friulano dell’alta Carnia, alto, mani grandi e callose, di quelli che era sempre in prima fila ovunque occorresse, tra una imprecazione ed un’altra capace di lavorare per ore con una motosega da 70 con una mano sola, una vera forza di sfondamento ed un grande amico se lo si sapeva prendere. Si avvicinò al Colonnello e dall’alto di quasi 20 cm in più di statura ” Colonnello, questa non è mica la nostra stessa divisa …” e gli prese il bavero della giacca lasciandogli una vistosa traccia di polvere e sudore senza che nessuno potesse intervenire tanto fu imprevisto ed imprevedibile. Poi si girò e si allontanò smoccolando in fiulano. Il Colonnello, cercò di spolverare il bavero impiastrato, disse ancora qualche parola e dopo un saluto militare agli ufficiali CFS presenti risalì in macchina e se ne andò. A questo punto Agostinis si avvicinò di nuovo e nel suo linguaggio colorito ed irruento, accennò ad una giustificazione perché si sentiva preso per i fondelli da tanti complimenti e la cosa finì li tra uomini uniti da quelle divise orrendamente provate dal lavoro dei Forestali per i quali il protocollo era presente, ma non essenziale quando non serviva. E tutto ricominciò sino alla definitiva chiusura delle operazioni di bonifica.
Eppure bastavano pochi Forestali per aver ragione di incendi anche di dimensioni notevoli. E non c’erano elicotteri nè Canadair, con comunicazioni radio a volte precarie o inesistenti, l’addestramento, la tecnica e la conoscenza del territorio permetteva di avere quella marcia in più che era decisiva. A volte, anche per giorni, ogni Forestale combatteva la sua battaglia personale contro il fuoco consapevole dei rischi ma anche di quanto fosse importante ogni metro quadro sottratto alle fiamme per l’ecosistema.

Mario Di Gregorio – Quelle pompe a spalla, venivano utilizzate, oltre che per i piccoli focolai anche per la bonifica che di norma veniva effettuata di notte, per vedere meglio i tizzoni ardenti. Con tutto il rispetto per i VVF , l’anno scorso tanti incendi sono andati avanti anche 15 giorni in quanto la bonifica veniva fatta di giorno, credendo che l’incendio fosse stato domato.

Francesco Silvano – C’era il flagello, la roncola e il controfuoco!!

Francesco De Vito – io portavo sempre una roncola dietro con operai della comunità Montana scelti da noi quindi lavoratori instancabili..

Ezio Gianmoena – Ho spento tanti di quegli incendi che non vi dico, ho coordinato lo spegnimento di altrettanti ed infine coordinavo il Canadair precipitato in loc. “Montemoro” Savona. Ma allora si lavorava con l’intento di salvare il verde nostro amico e la fatica si sentiva meno.

Giuseppe Iorio – Quell’anno ricordo che facemmo tutta la ripulitura lungo i margini della foresta e inoltre una fascia tagliafuoco proprio sul monte Circeo. Ci presero per matti e andammo a finire sui giornali. Poi di lì a poco ci fu un violento incendio e grazie al lavoro fatto i danni furono notevolmente contenuti. Quindi fummo riabilitati dalla stampa che apprezzarono la professionalità e la competenza del Com.te BERTI.

Antonio Nizzi – 1966 – agli ordini del Dr. Ortese – solo con mezzi di fortuna spegnemmo un vasto incendio a Sezze –
Tutti facevano il proprio dovere senza lamentele –

Bernardo Donfrancesco – …..e senza vertenze sindacali

Agosto 1976 moriva Nino, durante lo spegnimento di un immenso rogo scoppiato nelle montagne circostanti Villacidro, in località “Tuviois” Ora ricordatelo a Giletti Massimo o agli altri come lui che si riempiono la bocca e sparano stupidaggini in merito gli operai forestali.
Onore a queste persone che da sempre e con umiltà, anche se troppo spesso bistrattati, sono coloro che hanno permesso vi siano le nostre foreste insieme agli appartenenti al Corpo Forestale dello Stato o delle regioni a statuto speciale.