NUOVO CAPO DANNO ANCORA

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2017 e 2018 a due anni dalla cancellazione del CFS l’intento di sfinire gli animi non solo è fallito, ma anzi è stato controproducente se è vero come è vero che sempre un maggior numero di cittadini è consapevole della necessità di difendere dalla distruzione fisica la nostra Italia poiché tutti gli altri corpi che si sono attribuiti le funzioni che erano della Forestale hanno dato prova di inefficienza ed incapacità.
Nonostante ai 6500 Forestali militarizzati nell’Arma dei carabinieri e in Guardia di Finanza sia stata tolta libertà d’esprimersi attraverso mass media e social network, le associazioni e i gruppi fb solidali col CFS registrano un costante incremento di attività ed attivisti. Alla domanda “Perché vuoi iscriverti a questo Gruppo fb #salviamoilCorpoForestaledelloStato?” rispondono così i vari

Pinco Pallino – Perché il Corpo Forestale dello Stato è la mia vita… la clorofilla che scorre attraverso il mio cuore! Perché quando ho scelto il mio futuro, l’ho fatto con il cuore e con l’anima. Perché se potessi tornare indietro farei le stesse scelte…

Quercus Ilex – cosi

Aldo Santori – I carabinieri “forestali” sono una assurdità !

Martin Trafoier – Faccio parte del corpo forestale provinciale Bolzano, stimavo molto il lavoro del cf dello stato

Sam Il Pompiere – Ex cfs

Jessica Husy – Buonasera, stasera ho incontrato la Signora Antonella a una conferenza in villa di Vico a firenze . Parlando con lei mi è venuto il desiderio di fare parte di questo gruppo. Sono convinta che il corpo forestale dello stato non doveva scomparire.

Ilvano Bigioli – perchè sono un forestale,in pensione, tradito.o.k.

Gianni Fabbris – perché condivido l’obiettivo sia personalmente che come organizzazione di cui faccio parte (Comitato TerreJoniche, Altragricoltura e Riscatto).

Giuseppe Rossi – Perche amo la Natura, ho studiato per lavorare in quest’ambito e ho trovato a dir poco infelice l’idea di smantellare il glorioso e fondamentale Corpo Forestale dello Stato

Gianni Pavan – Sono un ecologo bioacustico e da sempre collaboro con la forestale.

Nicola Milella – perché è un bel gruppo

Remo Romeri – amo l’ambiente, la natura, la flora e la fauna, sono per una conservazione e protezione integrale di tutto ciò !! Solo un Corpo Forestale forte e ben strutturato, può arginare una deriva ambientale sempre più devastante..!!

Cristina Conti – Perchè sono Animalista fino all’osso.

Giuseppe Ierace – e’ il corpo più antico d’Italia e ho lavorato per 26 a contatto diretto con il personale del CFS, e poi perché è un corpo di cui abbiamo bisogno per il controllo del territorio

Alessandro Angelo Minervini – informarmi e sostenere la causa

Antonino Lomonaco – Faccio parte delle squadre antincendio della forestale siciliana

Marcello Malori – Perché non sono d’accordo averlo incorporato nei Carabinieri ( bravissimi ma non specializzati nelle problematiche forestali.)

Andrea Balestri – Perché amo questo corpo

Linda Lercari Bartalucci – Il corpo forestale svolgeva un ruolo chiave ed è importante che torni a essere indipendente

Franco Colasuonno – PERCHE’ MI PIACE IL CORPO FORESTALE

Daniela Melioli – Perché il corpo forestale ha una ragione ben precisa di esserci !

Gabriel Zahario – vorrei condividere questo appello da parte degli studenti di scienze forestali di Firenze ) UNA FIRMA PER IL FUTURO DELLE SCIENZE FORESTALI [..]

Angelo Ciavarella – il corpo forestale è un corpo importantissimo accorparlo ai carabinieri per me è sbagliato perchè ne limita le potenzialità.

Crescenzo Santilli – Per seguire l’iter del ripristino essendo un Forestale a riposo!!!

Cinzia Damiano – mi piace il ruolo della forestale amo gli animali

Vincenzo Femia – Sono forestale da 18 anni

Alessandro Alberti – Perché ci tengo alla salvaguardia della flora e fauna dei boschi, essendo un amante della natura!!

Elisa Nami – Perché conosco il CFS visto che sono una compagna di un’appartenente e credo che deve essere ricostituito.

Artù Corr – Per seguire più da vicino le notizie relative ad possibile ripristino del glorioso CFS!

Piero Tonon – onore a questo corpo

Alessandro Rovelli – il corpo forestale non aveva bisogno di essere conglobato perché già efficiente di suo e lo scopo della sua esistenza era molto importante

Mario Galati – per sostenere e non far cambiare le cose che funzionano,

Michele Morganti – Sono un forestale

Salvatore Gullotta – simpatizzante del corpo. avere notizie su eventuali concorsi

Gaetano Palladino – ex forestale collocato nei vigili del fuoco

Martina Iacopino – Perché penso che il Corpo Forestale dello Stato sia fondamentale e debba continuare a salvaguardare l’ambiente

Sara Giagnoni – per poter comunicare se vedo qualcosa che può far danno alla natura

Mìirto Napoli – lavoro

Erika Ranzi -Sono stanca della supremazia dell’uomo nei confronti degli animali.Sono stanca che l’uomo invade il territorio di lupi,volpi cinghiali e li uccide.

Marta Marchi – Nel cuore i miei cari sono forestali

Stefano Albertazzi – Perché vorrei che il corpo venisse ricostituito, anche se e’ una specializzazione all’interno dei carabinieri, la natura ha bisogno d’essere seguita da un corpo specifico ci sono troppi, tanti problemi
vivo in campagna e troppe volte vedo i contadini fare fuochi a tutte le ore,col rischio di provocare pericolosi incendi.A 7 metri da casa ho un campo zeppo di erbacce secche,con un vecchio bombolone di GPL, presumo vuoto.Potete aiutarmi ? Grazie.

Giorgio Garzoli – perché credo nel corpo forestale

Christian Mancusi – Perché mi piacciono le montagne

Costanza Savio – perche’ sono per la Forestale

Franca Dell’omo – Per avere una protezione in ambito naturalistico senza ingerenze politico militari

Luis Cypher – Per la salvezza del “corpo”

Albertelli Giovanni – perché ho sempre lavorato al loro fianco come volontario a.i.b.

Salvatore LG – Perché amo i boschi e le passeggiate in cerca di funghi d castagne

Marco Gozzano – ex cfs, deluso dalla riforma madia

Amato Centanni – Per cercare di capire come poter aiutare

Livio Gagliardi – Perché amo la natura, sono sempre stato rispettoso delle leggi che la riguardano e non sono d’accordo al fatto che la politica, (anzi, direi : gli interessi di alcuni politici ) si intromettano nella gestione patrimonio forestale italiano!

Gianni Manin – Perché mi piace

Gigliola Pierobon – Perché un paese come l’italia ne ha bisogno

Christian de Angelis – mi interessa

Peppe Nicotra – per la salvaguardia dell’ambiente e delle foreste

Claudio Allegrino – sono favorevole al ripristino del CFS

Luigi Cristarella – Buongiorno perché ho sempre ammirato il Glorioso Corpo dello Stato, nei quali annovero tantissimi amici, e con i quali stiamo combattendo per il ripristino dello stesso Corpo.

Cristina Trucca – idonea non vincitrice del concorso 400 vice ispettori del glorioso Cfs

Emanuela Camurani – amo la natura

Gianni Di Salvatore – Perché sono nato nel glorioso CFS nel 1992, e sono passato al CFR del FVG nel 2007.

Angelo Liberati – PER PROTEGGERE OGNI TIPO DI ANIMALE.

Paolo Bagnara – Perché il Corpo Forestale dello Stato ha sempre svolto un ruolo fondamentale di prevenzione, controllo e difesa dell’ambiente.

Gianni Manin – Perché mi piace

Lucia Rebecca Rossi – perché ho da rivolgere una domanda in particolare che riguarda norme che disciplinano le aree di pascolo

Nadia Casciani – Credo nella rinascita del Corpo Forestale

Donato Iuliano – Forestale dal grembo

Massimiliano Lodolo – perchè a parer mio nella mia zona di Lodi/Crema( e non solo) i bracconieri nei fiumi agiscono indisturbati di notte, senza che nessuno li possa fermare.Se posso dare un supporto io ci sono

Jessica Crisci – Perché aspiro a entrare a far parte del corpo Forestale dello stato

Filippo Franceschi – Ho bisogno di consigli

Gianluigi Fisico – Perche mio padre ne ha fatto parte dal 1977 al 2011 e io sono nato e cresciuto nel parco nazionale della sila e vissuto negli alloggi di servizio per ben 30 anni

Fabio Bargagna – condivido i principi

Enrico Baiocco – sono un ispettore superiore scelto in quiescenza e il c.f.s. Mi ha dato tante soddisfazioni

Saverio Grandolfo – scambio di opinioni ed Arma CC

Domenico Loche Paba – XXX* corso m.te Terminillo…

Maria Adele Carega – autista soccorritore 118 Croce Rossa

Andrea Dp – sono un Forestale

Shirley Moore – perché il corpo forestale è importantissimo per l’equilibrio degli ecosistemi che ci sono in Italia. Anzi, ce ne vorrebbe uno per tutta l’Europa in modo che azioni contro la caccia a uccelli migratori possa essere definitivamente una cosa del passato

Vincenzo Riggi – mi piace la natura

Manejo Elsyncro – sono in servizio nei cc forestale in questo momento

Monica Federica – stimo le guardie forestali il lavoro che fanno devono essere un corpo a parte

Bruno Zorzi – sono un cfs transitato nei vf

Silvana Megazzini – Sono ambientalista e animalista convinta tant’e che fino all’anno 2017 sono stata GEV della Provincia di PV. Sono convinta che il CFS doveva restare in essere con tutte le sue competenze e senza condizionamenti politici.

Himena Ramadani – curiositaper

Giusi Calandretti – Sono una volontaria OIPA e sono interessata a tutto ciò che è protezione della natura in modo professionale e competente come ritengo il corpo forestale

Dany Loveanimals – Altro prezioso intervento della forestale

Tamara Levorato – perché l’eliminazione del corpo è stata la + grande cavolata fatta!

Marcello Cucca – Lavoro nel Corpo Forestale della Stato

Salvatore Seragusa – salve sono un dottore forestale! da sempre ho avuto stima e ammirazione delle attività del Corpo Forestale dello Stato, spero vivamente possa essere ripristinato.

Santina Sanfilippo – Perché il Corpo forestale conosce bene i boschi e li protegge.

Anna Ammanniti – sono affascinata dal Corpo Forestale ed essendo giornalista faccio ricerche per cercare di evidenziare le problematiche nate dopo lo scioglimento del Corpo

Giampaolo Baleani – Perché ho lavorato 33 anni nel Corpo .

Francesco Russo- Sono un ambientalista

Marina Daga Scali – perché non ritengo giusto che venga soppresso essendo un corpo con competenze specifiche che non hanno le altre forze di polizia. ho grande stima per questo corpo, li.conosco personalmente essendo stata una loro testimonial (soprano)

Stefano Dimartino – Per il corpo forestale!

Lisa Lazzaro – Mio marito è un ex appartenente corpo forestale dello stato ora transitato Nell arma carabinieri grazie

Mimi Basta – Perche’ venero gli animali e la natura vanno protetti

Antonella Cattani – Perché anche la natura si sta ribellando alla scellerata decisione che ha soppresso il CFS per una decisione politica che ha fruttato interessi non indifferenti soltanto ai politici di turno.

Stefano Proietti – M interessa

Maurizio Fogliato – ho uni idea per risolvere molti problemi. I problemi del Mondo derivano da una concorrenza sleale che deriva da sanzioni sbagliate.

Pier Torino – Salve. Sono favorevole all’autonomia del Corpo Forestale dello Stato per tutti i meriti acquisiti nei decenni di sua autonomia

Miriam Giarnieri – Mi piace

Alessio Guscioni – spero nella rinascita del CFS

Alessandro Di Paola – Sono un appassionato di montagna e laureato in giurisprudenza. Sono sempre stato contratto all’abolizione del corpo e trovando il gruppo su fb ho pensato di iscrivermi.

Giuseppe Valentini – Ero già iscritto e non so per quale motivo non lo sono più. Sono un ex CFS ahimè ora nei CC

Paolo Musso – perche’ ho un amico che lavora con voi

Valerio Marchi – Perché sono ambientalista, animalista e sostenitore delle forze dell’ordine

Grazia Rosano – famiglia di forestale

Marco Scarpetta – in corso di laurea per Agraria – Scienze Ambientali e Forestali tirocinio effettuato presso il CFS

Umberto Cara – perché amo gli animali

Pierluigi Giancamilli – Perchè chi ha scelto di fare il forestale deve essere libero di accettare o no la militarizzazione.

Vincenzo Savarese – E’ importante avere un corpo di polizia che si dedica all’ambiente

Mad Alf Waco – sono a favore degli animali e di chi li protegge

Ivo Offredi – volevo essere uno di voi , ma non avendo studiato.. poi apprezzo molto il vs operato e amo la natura

Umberto Cara – perché amo gli animali

Mario Toselli – Per conoscere le notizie

Maria Biagiotti – Perché apprezzo il lavoro del corpo forestale

Giuseppe Piras – perchè è un pezzo d italia,è la prevenzione prima di tutto

Nina Caterina Piga – Sono interessata all’argomento, sono laureata alla Facoltà di Scienze Forestali e Ambientali

Clarissa Campodonico – perché credo sia importante salvare il corpo forestale e che questa adesione aiuti a promuoverlo

Carmine Aiello – sono un ex cfs

Domenico Sganga – È vitale salvare e tutelare i boschi e le foreste e le campagne del paese

Nadyne Dorfun – Info

Walter Tommasi – come operatore di polizia provinciale sono molto interessato alle sorti del glorioso corpo forestale dello stato e chissà che non si possa lavorare insieme

Paola Degan – facevo parte del cfs

Roberto Gamba – sono un appassionato della natura

Luigi Santamaria – per il rispetto a questo corpo

Renato Zanella – Perché, come cittadino, non ero d’accordo con la fine del CFS.

Filippo Mannucci – Sono un ex cfs

Gianni Idrame – mi piace e deve tornare come prima

Francesco Rosvich – perchè sono un forestale, in pensione come lo è stato mio padre e mio fratello

Roberta Moves – vivo in Sardegna e credo che il corpo forestale sia importantissimo,

Annalisa Nobili – ci lavorava mio papà

Lorenzo Polsinelli – Perché volevo diventare un agente della forestale

Leandro Liberati – perché mi piace

Francesco Allegra – Perché sono un FORESTALE !!! ma grazie alla riforma Madia non lo sono più

Isacco Vesigna – Sono un volontario aib e tengo molto a cuore il cfs tra cui ho molti amici forestali..e spero con tutto il mio cuore ad un vostro rientro immediato

Simone Cardinale – Sono uno studente della triennale in agraria, spero un giorno di poter far parte dei forestali d’Italia !

Franco Andreoni – Ho sempre provato simpatia per la Forestale

Giuseppe Colibro – perché “io sono forestale” ….

Baloo Baloo – Durante la mia carriera in A.M. ho lavorato oltre che in collaborazione con l’Arma dei CC, anche con il Corpo Forestale, salvaguardando e la protegendo il bosco in cui ho prestato servizio in Sardegna per oltre 25 anni.

Albina Di Gennaro – per essere informata.

Mario Mario – ho sempre ammirato questo corpo , non è stata giusta la scelta fatta dal governo

Francecsco Giordano – sono una guardia ambientale e come tanti ha fatto domanda nel corpo forestale anche se ora sono carabinieri il corpo forestale vecchio e inimitabile

Gianni Garofalo – interessantissimo

Mino Tauro – Sono un ex appartenente al Corpo, oggi in quiescenza, ed ho seguito con sgomento la travagliata vicenda del suo smantellamento. Spero un giorno che l’aquila torni a volare. Pro natura opus et vigilantia!

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UN SACCO D’AMORE PER IL C.F.S.

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Dal grande sacco riempito alla rinfusa di pensieri sulla domanda “Perché vuoi iscriverti a questo Gruppo fb #salviamoilCorpoForestaledelloStato?” esce per primo quello di un Carabiniere:
 
Giuseppe Rapisarda – li ammiro
 
Benedetti Giovanni – adoro il corpo forestale dello stato
 
Gabriele Nai Savina – In qualità di Dottore Forestale penso che sia un nostro dovere!!
 
Angela Lombardi – Perché è giusto salvare i salvatori.
Maria Di Buono – Sono stata aiutata sempre dalla forestale ed è sempre nel mio cuore
 
Paolo Machin – Perché sono un Forestale e fare di tutto per salvare/ripristinare il CFS è un dovere morale anche per noi Forestali delle Regioni Autonome!
 
Lena Di Stasio – per evitare un ennesimo sopruso
 
Massimiliano Pedrucci – Simpatizzo per il corpo, ho molti amici forestali e sono contrario a questo smembramento. Vivo in montagna, la stazione del mio paese fu accorpata depotenziando i servizi… e oggi con L’accorpamento ai CC il servizio è ulteriormente peggiorato
 
Lucio Colasanto – 55 corso pian consiglio 14 corso vice sovrintendenti. Specialista della gloriosa flotta eagle
 
Aldo Bonfitto – Solidarietà per chi è nato “forestale” e non “carabiniere”….. per abrogare una legge che ha disciolto uno storico corpo.
 
Jack Daniel – Perché deve esserci un organo Competente a difesa degli animali e della natura
Nai Savina Giuliano – Perché, malgrado l’idea di raggruppare tutti i corpi militari in uno solo sia ottima, come tutte le cose fatte in Italia, la realizzazione può essere penosa. Cerea, nèh!
 
Christian Cecchini – Per essere sempre aggiornato sull’argomento
 
‎Sac Ferdinando Tiburzi‎ – Ti ringrazio per l’accoglienza, Antonella, soprattutto perchè scaturita da un comune interesse per il CFS
 
Giovanni Malatesta -Coltivatore Diretto – perchè ritengo una mascalzonata averlo sciolto come corpo autonomo ed averlo accorpato ad un’arma priva di sostanziale autonomia in campo ambientale come i carabinieri
 
Simone Pinzani – Per far tornare la Forestale!
 
Sara Mariano – Ho partecipato al concorso 400 Vice Ispettori e sono 22esima in graduatoria! Vorrei seguire la causa con voi!
Silverio Cecchetti – Commmissario Forestale in pensione . CFS dal 1/1/1969 al 22/07/2005.
 
Manuela Ricciardi – perchè sono molto sensibile alle tematiche ambientali
 
Francesco Mancuso – ex Cfs
 
Mirko Fugacci – Il corpo forestale è indispensabile in una italia fatta esclusivamente di appennini e alpi…che ne sanno I carabinieri della montagna…..a ognuno il proprio mestiere
 
Francesco Michelotti – Amo la natura in tutte le sue forme.
 
Antonio Venezia – il corpo forestale ha una storia ho fatto parte della storia
 
Roberto Ribero – Vivo in una valle alpina, sono guida escursionistica, amministratore pubblico e ritengo che per la montagna sia indispensabile questa figura.
 
Mirella Clementi – amo la vita
 
Damiano Cilio – sono uno studente di scienze forestali interessato alla materia
BenuccioRosaria Merlo Di Lapi – sono un ispettore forestale regione sicilia
 
Lucia De Ieso – me lo hanno suggerito
 
Guya Bolla – Amo gli animali e vivo in montagna…ho avuto bisogno del gruppo forestale di statuto e loro ci son sempre stati
 
Salvatore Ferlito – Perché sono figlio di una guardia forestale
 
Beppe Bosio – Voglio dei difensori competenti della natura.
Gemma Di Maggio – Perché io personalmente sono come volontario antincendio boschivo e ho iniziato il mio corso con la forestale e vorrei che tornassero per operare in modo meraviglioso come un tempo
 
Alessandra Merlin – Sono una ex forestale che non ha voluto passare nei carabinieri e sono in mobilità…
 
Paola NonSo – perché la protezione e la tutela del nostro ambiente è fondamentale.
 
Mario Actis Grosso – per ripristinare il cfs
 
Valido Capodarca – Perchè grazie al Corpo Forestale ho scritto 8 libri e migliaia di articoli sugli alberi monumentali
 
Claudio Cristina Sedda Serra – – Perché il cfs è in corpo troppo importante e io essendo del cfva della Sardegna condivido in pieno che venga ristabilito
 
Luciano Roberta – io sono un ranger d italia come associazione lavoriamo molto con loro
 
Patrizia MaSi – Perché non si militarizza la salvaguardia dell’ambiente
 
Ester Selenar – Sarebbe ora di creare un corpo forestale ancora più efficiente, per svolgere solo ciò che è di loro competenza e non imporgli di eseguire altre mansioni.
 
Aurora Chiovara – Amo la forestale e sopratutto la natura e gli animali
 
Mario Alesse – perché sono un ex forestale
 
Alessandro Venditti – mi piace
 
Manuel Barone – il Corpo Forestale Dello Stato è stato smantellato, era un eccellente corpo di polizia; negli anni ha scoperto e sanzionato tantissimi autori di reati contro l’Ambiente, di orrendi atti di bracconaggio, ha arrestato piromani. deve essere restituito.
 
Annarita Cerasuolo – perché sono forestale
 
Lucia Nadia Ciufegni – doveroso e giusto un corpo che controlla natura la fauna gli scarichi che fanno danni e altro
 
Alessandro Zacchini – Perché è indecente che i forestali siano stati accorpati all’arma dei carabinieri
 
Giuseppe Morgano – perchè sono un idoneo non vincitore del concorso per 400 vice ispettore del corpo Forestale dello Stato
 
Roberta Hosquet – perché il Corpo della Forestale è indispensabile
 
Andrea Salvucci – Per sostenere la ricostruzione del corpo forestale
 
Massimo Scardovi – perchè la natura va salvata e senza controllo va tutto in fumo… vi basta?
 
Massimo Dafano – Ex dipendente cfs
 
Fabio Pettorino – perche’ ho sempre ammirato il Corpo Forestale dello Stato
 
Angela Re – Perché amando l’ambiente e di conseguenza gli animali tutti mi interesso a tutto ciò che può salvaguardarlo,chi meglio di voi, fate di questa professione lo scopo di vita
 
Luc Sol – Perchè mio padre è un maresciallo della Forestale in pensione. Lo potete vedere sul diario della mia pagina facebook
 
Silvia Radaelli – Perché credo fortemente nel ruolo della Forestale
 
Salv Levato – perché sono un ex forestale passato d’autorità nei cc
 
Rossano Pieri – Perché ritengo fondamentale che ci siano persone che vigilano e proteggono il territorio
 
Salvatore Pulcrano – Aspiro a diventare Guardia forestale, non necessariamente carabinieri
 
Ornella Cacciò – Ho già risposto … mi hanno sollecitato degli amici!
 
Domenico Mazza – Voglio sostenere il ripristino del Corpo Forestale
 
Vittorio Berini – Perché ritengo di fondamentale importanza il lavoro del corpo forestale. Perché è fondamentale difendere ed avere cura del nostro ambiente e la difesa e la tutela dei nostri boschi è allo stesso tempo diritto e dovere.
 
Alessandro Solinas – Agente del corpo forestale regione sardegna
 
Fausto Sampaolo – PERCHE’ SONO AMANTE DELLA MONTAGNA – DELLA SUA FLORA E FAUNA MI CHIAMO FAUSTO SAMPAOLO HO OTTANTOTTO ANNI ED UNA MANSARDA AD ACQUACANINA (MC)
 
Gianni Giordano – Perché il CFS, era e sarà sempre una parte della mia vita.
 
Alessandra Rapacjosky Antani – perché amo gli animali e chi li protegge
 
Silvia Osso – perché credo fermamente nella reintroduzione del corpo forestale in Italia
 
Marita Colombo – ritengo che il CFdS sia l unico corpo di polizia preparato per salvaguardare la natura ,i parchi,e tutelare l ambiente in cui viviamo dai vari danni che mani criminali cercano di distruggere.L abolirlo è stata uno dei tanti errori del governo Renzi
 
David Cassisa – Sono un collega dei vigili del fuoco
 
Giuseppe Tenace – Perché sono molto appassionato di CFS
 
Ezio Giuliano – Conosco diversi forestali e penso che con i carabinieri c’entrino poco.
 
Giovanni De Marcus – Sono un ex operatore antincendio discontinuo e fiero di aver operato per il corpo forestale
 
Fabio Nencioni – Non condivido la scelta di Renzi sono dalla parte del corpo forestale dello stato…
 
Paolo Ferrarelli – Sono appassionato alle tematiche ambientali
 
Lorenzo Russo – Perchè concordo con il personale dipendente che voleva restare civile e non militare.
 
Cecilia Mura – amo ambiente
 
Francesco Granatiero – perchè voglio essere informato su tutto quello che riguarda l’ambiente e poi credo che il corpo forestale sia un bene per il nostro territorio.
 
Elisabetta Candeago – studentessa di Scienze Forestali all’università
 
Luciano Quaranta – Perché sono un fan del corpo
 
Romeo Claretto – spero nel ripristino della guardia forestale
 
Emanuele Carioti – Sono Emanuele Carioti, giornalista e per anni ho seguito il Corpo Forestale dello Stato con i miei servizi al tg; ce ne è uno che ho digitalizzato ed è in rete.
 
Massimo Colliva Masetti – perché il corpo forestale era importante
 
Nicole Ferrari – seguo il ritmo della natura : il suo segreto è la pazienza
 
Duilio Fara – perché il c.f.s e sempre stato un istituzione e poi perché ho amici
 
Arnaldo Stornelli – Appartenevo al Corpo Forestale dello Stato
 
Antonio Gennaro Del Vento – Perché le guardie forestali sono indispensabili.
 
Massimo Priori perché ero un forestale
 
Marinella La Manna – x interesse …se si può salvare il corpo forestale..io vorrei farlo
 
Margy nell’Universo – Perchè ritengo che la loro esperienza sia indispensabile
 
Lorenzo Ianni – Mi piace il Corpo Forestale, vorrei che venisse ripristinato e un domani magari farne parte e occuparmi del nostro territorio.
 
Davide Ricciardi – Perchè trovo un obbrobrio la riforma madia e l’accorpamento del cfs nei cc
 
Letizia Fini – Per salvare il corpo forestale e il loro lavoro.
 
Marina Maddalena Fattorini – perché il degrado di flora. e. fauna in Italia che ci vorrebbe il triplo di personale attivo e competente
 
Gianni Zanella – concorso
 
Donatella Torremagra – Amo la natura è il corpo forestale deve esistere e non essere accorpato!!!
 
Maurizio Giovanni Calabrese – Perché sono un ex allievo Cfs
Vittorini Marcella – Perché amo tutti gli animali del mondo e tutte le bellezze della natura e farei qlque cosa x proteggerli!!
 
Lorena Possieri – apprezzo il lavoro del corpo forestale
 
Cristina Zen – Perché volevo far parte del Corpo Forestale e il cambiamento avvenuto negli ultimi anni mi ha spezzato il cuore…. mi dispiace che certe persone non vedano l’importanza e la storicità di un Corpo come lo è la Forestale.

BROWN ECONOMY

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Franco Tassi – MOSTRI INSAZIABILI, CENTRALI A BIOMASSE
Quello che l’Italia drogata da pil e spread non sembra capire è che oggi è in atto il più violento attacco mai condotto ai danni della natura, della biodiversità, del paesaggio e degli ecosistemi, ancora, se non intatti, almeno in parte ben conservati. E’ un assalto sferrato da un esercito compatto di politicanti, tecnocrati, b
urocrati, pseudo-accademici e media, nel nome del profitto e sotto le pressioni di assomobili, pellettari e centrali a biomasse, ghiotto boccone per affaristi o peggio. Il danno ecologico e idrogeologico è immenso, ma non meno gravi sono le conseguenze per la salute. Con l’aiuto degli incentivi europei e nel nome della crescita infinita e dell’adorato sviluppo, per produrre più energia (senza un vero piano energetico nazionale, e senza nemmeno voler sentir parlare del doveroso, possibile risparmio energetico). Risultato finale: aridificazione, mutamento climatico, frane, fango che scende nelle città e via dicendo… per non dire di aumento e diffusione di patologie, con costi per la collettività assai maggiori degli scarsi benefici (in gran parte a favore di pochi operatori). Una conferma che l’Italia: 1) fa tutto il possibile per autodistruggersi; 2) è totalmente incapace di analisi costi-benefici (vedi TAV, TRIV, TAP e simili); 3) ama assai più l’arricchimento di pochi (“lo particulare” di Machiavelli) del bene comune e collettivo; 4) riesce a capovolgere tanto la verità, da fare hara-kiri con estatica contentezza (in un recente sondaggio non erano pochi gli interpellati a parteggiare per le banche e la finanza; 5) riesce sempre a distogliere l’attenzione dai problemi reali, concentrandosi per di più sui banali pettegolezzi; 6) appare insuperabile nel tacere le verità nascoste (per esempio: avete notato che stanno sorgendo ovunque a decine centrali a biomasse, ma pochi ne parlano, e non esiste, nè può essere in alcun modo ottenuta, ricostruita e pubblicata, una aggiornata mappa di questi mostri insaziabili e contaminanti in quello che fu il Bel Paese?).
Seguiamo da tempo anche la telenovela dell’assalto al Lagorai, in pratica il più recente attacco ad una delle ultime zone del BelPaese rimasta ancora esente dalle contaminazioni di un malinteso progresso. Quello che, nel nome di crescita e sviluppo, valorizzazione e modernizzazione, ha già deturpato buona parte dell’Italia, puntando alla conquista della Natura per finalità inconfessabili, dietro cui si celano spesso appetiti speculativi, sete di profitto e totale incapacità di orientare correttamente l’assetto del territorio.
Possiamo immaginare facilmente la dinamica di vicende del genere, avendone seguite e combattute a iosa. Si spergiura anzitutto che non si tratterà che di interventi minimi, per realizzare strade e accessi più comodi, alloggi e punti di ristoro più confortevoli … Ma in realtà, si innesca il germe di una metastasi che poi sarà molto difficile, se non impossibile, contenere. Occorrono anche infrastrutture, impianti, servizi: in pratica, si va verso la piena urbanizzazione, e cementificazione del territorio. Per il bene dell’ambiente? No di certo! Per il bene comune? Meno che mai! Probabilmente, per qualcuno che intende investire in un territorio quasi vergine, per realizzare consistenti profitti. Ma certamente a danno della collettività. Perché se si vuole assicurare il benessere della zona, gli investimenti vanno indirizzati nei villaggi montani e nei borghi: ed è lì che il turista, l’escursionista, il visitatore e il naturalista debbono trovare tutto ciò che loro occorre, offrendo occasioni di lavoro ai giovani e rianimando l’economia della zona. Per poi partire alla scoperta della Natura protetta, in modo non rumoroso né invasivo – diremmo quasi in silenzio, e in punta dei piedi – per godere di una esperienza unica, preziosa per l’equilibrio psicofisico, in luoghi sempre più rari, e per questo apprezzati e ricercati, dove l’uomo non ha ancora impresso pesanti segni di barbarie e inciviltà. Per rendersi conto di come si può amare il paesaggio, la foresta e la biodiversità, e goderne senza distruggerli, sarebbe sufficiente ispirarsi ai Decaloghi in vigore nelle Aree Protette, a contatto con quelle meraviglie che è nostro preciso dovere tramandare a figli e nipoti.
Un pubblico educato, e ben guidato, può senz’altro portare consistenti benefici economici, ma anche culturali (circolazione delle idee) e sociali (contatti tra locali e visitatori). Ma ciò deve avvenire all’interno dei villaggi, riscoprendone usi e tradizioni, cibi e prodotti, anziché occupando in ordine sparso e disordinato il territorio, i boschi e i monti.
La conferma verrà da una seria analisi costi-benefici, che mostrerà quanto maggiori siano i vantaggi di questa strategia, rispetto alle tante banali e sgraziate iniziative, che purtroppo ancor oggi imperversano ovunque. Lo dimostrano, sia pure in situazioni diverse, le esperienze concrete dei Parchi Nazionali della Vanoise (Francia), della Foresta Bavarese (Germania), e d’Abruzzo (Italia). In quest’ultimo, villaggi moribondi come Civitella Alfedena sono rinati, grazie al nuovo turismo naturalistico, richiamato non certo da nuove infrastrutture, ma dalla fauna e flora uniche, dai paesaggi straordinari e dalla storia delle prime più sofferte battaglie per la conservazione della natura nel nostro Paese.
E’ ben noto che il turismo è la più grande industria del mondo, e che l’ecoturismo ne rappresenta il segmento in più rapida crescita. Chi ha la fortuna di avere un patrimonio naturale di eccellenza, deve capire che tutelarlo nella sua integrità costituisce non solo un dovere morale, ma anche il miglior investimento per il territorio e per le generazioni future.

Danilo Selvaggi – Il nostro progetto Mosaici mediterranei, che va avanti da molti anni, è giunto alla sua seconda edizione ed ha numerosi obiettivi, di relazione tra i cambiamenti climatici e la conservazione della biodiversità.
L’obiettivo specifico sulle biomasse ha il senso esattamente contrario di quello temuto. Serve proprio a proporre piccoli modelli alternativi allo scempio della gestione odierna delle biomasse. Piccoli modelli che risparmino boschi e foreste e utilizzino frasche e materiali secchi per alimentare piccole cose, come ad esempio la caldaia delle scuole del Comune di Fontecchio.
Si tratta peraltro (e purtroppo) di progetti solo teorici, perché non facile farli accettare ai comuni (in questo caso Fontecchio). Non facile in sé, impossibile se poi ne capovolgiamo il senso.

Ugo Corrieri – Le Biomasse costituiscono un modo LEGITTIMO, tramite gli incentivi pubblici, di guadagnare denaro (senza incentivi economici nessuno si sognerebbe di produrre elettricità o calore bruciando biomasse, sarebbe economicamente svantaggioso). La nuova Direttiva europea sulle energie rinnovabili sottoposta all’approvazione del parlamento europeo, promuove ulteriormente il taglio degli alberi per le biomasse.
Tuttavia, per quanti soldi e interessi ci siano in gioco, ripeto che:
– ben 784 scienziati sostengono che promuovere l’uso di legna come combustibile rinnovabile accelererà il cambiamento climatico;
-secondo gli otto scienziati statunitensi ed europei autori di quest’altro articolo scientifico pubblicato su Nature Communications con questa nuova RED (Renewable Energy Directive) probabilmente aumenteranno fortemente le emissioni di gas serra in Europa e verranno causati gravi danni alle foreste a livello mondiale. Essi sostengono che per kW ora di elettricità prodotta tipicamente con la combustione di legname viene emessa 1,5 volte la CO2 emessa quando si usa carbone e 3 volte la CO2 emessa quando si usa gas naturale. Scrivono: “Anche se il legname è rinnovabile, tagliare e bruciare la legna per avere energia aumenta il carbonio in atmosfera per tempi che vanno da decenni alle centinaia di anni a seconda di un certo numero di fattori, spiegano i ricercatori. L’uso di bioenergia in questa forma prende del carbonio che altrimenti rimaneva immagazzinato in una foresta e lo mette in atmosfera. A causa di varie inefficienze sia nel metodo di taglio che in quello di combustione il risultato è che di gran lunga più carbonio viene emesso dalle ciminiere in aria per kilowatt ora di elettricità o calore rispetto alla combustione di combustibili fossili.
La stessa Unione Europea attribuisce ufficialmente (Air Quality Report) circa 60.000 morti precoci ogni anno in Italia (dati 2015) al PM2,5 atmosferico, il quale secondo l’ISPRA è in Italia per la metà primario emissivo (per l’altra metà, si forma in atmosfera per processi secondari, principalmente innescati da NO3), e sempre secondo ISPRA IL 68% del PM2,5 primario emissivo (dati 2015) è dovuto alla combustione di tutte le biomasse legnose. Infine, secondo GSE (Gestore Servizi Energetici, la controllata del Tesoro che distribuisce gli incentivi pubblici alle rinnovabili), circa il 20% della potenza emissiva del PM2,5 di tutte le biomasse legnose solide in Italia (dati 2015) è attribuita agli impianti incentivati con denaro pubblico per produzione di energia elettrica o per co-generazione (elettricità + calore).
Il calcolo è semplice: il 20% del 68% di 1/2 di 60.000 fa circa 4000. Quattromila morti precoci in Italia ogni anno (dati 2015) per le emissioni di PM2,5 delle centrali a biomasse legnose solide incentivate con denaro pubblico! A tale numero vanno aggiunte le meno facilmente calcolabili, ma sicure morti precoci dovute a diossina, furani, IPA, Hg, As emessi dalla combustione delle biomasse legnose e va inoltre aggiunto il carico sanitario per le malattie (cancro, malattie cardiovascolari, Alzheimer, Parkinson…) provocate sia dal PM2,5 sia dalle suddette altre emissioni
QUINDI: TUTTE LE CENTRALI A BIOMASSE, CON LE LORO EMISSIONI, FANNO AMMALARE E UCCIDONO E TUTTE VANNO BANDITE (anche le piccole stufe domestiche a legna sono piccole centrali a biomasse e aumentano i rischi di malattie e morti molto più del gas naturale).
Nel progetto di cui è capofila la LIPU si prevedono numerose piccole centrali a biomasse. Sono propenso a credere che gli estensori del progetto siano stati in buona fede: le centrali a biomasse sono incentivate con denaro, il progetto era ovviamene finalizzato a vincere i vari incentivi del PSR, quindi gli estesori vi hanno messo anche piccole centrali a biomasse, rifornite con sfalci, scarti ecc.ecc…peccato che 1) le centrali a biomasse solide in Italia sono oramai così tante che gli scarti non bastano mai, e soprattutto 2) che anche bruciando gli scarti legnosi si uccide e si fa ammalare (oltre che si tagliano alberi e si danneggiano boschi e biodiversità). Non si può fare una frittata senza rompere le uova: chi taglia alberi e li brucia per riscaldare danneggia SEMPRE la biodiversità e i boschi e provoca emissioni che fanno ammalare e morire le persone
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Mevio Filano Calpurnio – Quello che mi domando io è come si possa affermare in chiave ambientalista che i boschi modello siano quelli tagliati, manomessi e buttati in biomasse. Tralasciando che i boschi modello sono quelli naturali, siamo in un parco regionale e nel suo cuore..Fontecchio in Abruzzo, la Lipu appoggia il progetto biomasse e boschi modello correlati
Francesca Composto – poi voglio vedere come si respira…Gli alberi sono vita che ci da vita e vanno amati e rispettati. Quello che mi domando possibile mai che ci debbano rimettere solo gli alberi? Le conseguenze poi ci saranno per tutti ma sarà troppo tardi. Sono basita anch’io che non butterei giù un albero e la cosa mi dà alquanto fastidio spero che si ravvedano prima del disastro! Io sono rimasta male…Io mi fido della LIPU e mi auguro che tutto quello che è stato scritto sia errato, come soci noi abbiamo fiducia.
Fulvio Mamone Capria – la Lipu è una delle poche garanzie sulla faccia della terra. Ma se qualcuno non parla in termini scientifici riferendosi ad un progetto mediterraneo ed internazionale, che parla di natura, boschi, sostenibilità o è scorretto o è incapace di vedere la situazione. La gente di montagna si riscalda col carbone o con la legna? E la legna dove la prende? Dai tagli che se non ci fossero il bosco invaderebbe la campagna. Detto ciò dal parlare di centrali biomasse facendo credere che stiamo alimentando megawatt d’impianti con la legna anziché parlare del tema del taglio controllato che mira all’equilibrio sostenibile delle attività antropiche, ce ne vuole… Purtroppo alcuni pensano che qualsiasi cosa faccia l’uomo verso la natura, come anche il taglio controllato di un bosco sia un errore tanto loro accendono la luce con le centrali a carbone …e cercano di parlare male degli altri immaginando che la Lipu faccia tagliare foreste primarie. Il prossimo che dice qualcosa lo querelo e regalo i soldi ai centri di recupero. Vogliamo fare questo gioco?

Alessandro Bottacci – Faggete del Parco della Majella danneggiate dal cantiere forestale: purtroppo molto spesso dietro questi episodi ci sono scelte politiche errate, non solo disposizioni tecniche senza base e queste situazioni si stanno diffondendo a macchia d’olio. Molti Parchi Nazionali sono in mano a politici senza scrupoli e senza cultura, le Scienze forestali (ormai cadute nella follia della valorizzazione economica delle foreste) avallano ogni intervento di taglio, il controllo è ormai ridotto all’osso e la gente comune non capisce la gravità di quanto sta accadendo.
O ci svegliamo o ci distruggeranno tutti i boschi in nome della green economy e del cippato 

Leonardo Mastragostino – Brown economy! 

Filippo Fonseca – Non c’e piu il rispetto.La forestale faceva rispettare e oggi abbiamo dei politici che non capiscono niente.Bisogna rimettere un po di ordine e di regole.Rispetto dei Parchi e via I politici italiani nel comando dei Parchi!

DISSESTO

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Alessandro Bottacci – le foreste sono un patrimonio intergenerazionale e per questo motivo chi vi opera ha una responsabilità anche nei confronti delle generazioni passate che le hanno tutelate e di quelle future che hanno diritto a fruirne.Gli ecosistemi forestali sono ecosistemi ad elevata biocomplessità, la cui ricchezza e stabilità è strettamente legata non solo alle diverse specie 
presenti ma anche, e soprattutto, ai legami che si instaurano tra di esse. L’instaurazione di un elevato numero di legami è a sua volta favorita dal tempo e dall’assenza o limitatezza di disturbo (da tagli, pascolo, incendi, movimenti terra, inquinamento, cambiamento climatico, ecc.) Possibile che la gran parte di noi forestali non riesca a capire (talvolta neanche a concepire) il valore delle foreste lasciate allo sviluppo naturale indisturbato?
I boschi amano essere abbandonati.
L’uomo può ricavare da essi il materiale che serve alla vita a due condizioni:
1) operare solo su boschi evoluti, quindi evitando di intervenire su boschi giovanissimi come accade nel taglio ceduo
2) ridurre al minimo il disturbo causato con le pratiche selvicolturali, qualunque esse siano.
Gli alberi invecchiano le foreste crescono

Alberto Abrami – La nuova legislazione forestale nel decreto 3 aprile 2018 n.34 non pare affatto compatibile con la norma costituzionale che attribuisce alle Regioni la competenza esclusiva residuale in materia di foreste. Le caratteristiche fondamentali della nuova normativa rispetto al pregresso decreto n.227 del 2001, che viene abrogato, vanno in contro tendenza. Il bosco infatti, non viene più considerato come un ecosistema, valorizzandone i servizi di natura ambientale, quanto come produttore di legname-secondo un disegno strategico- obbligando il proprietario del bosco al taglio degli alberi con una disposizione di dubbia legittimità costituzionale. C’è perplessità per come il decreto preveda la possibilità, in contrasto con la conclamata volontà di estendere le superfici boscate, dell’eliminazione della vegetazione arborea già oggetto di rimboschimenti volontari realizzati su terreni agricoli, indipendentemente dalla presenza del vincolo idro-geologico, che non viene preso in considerazione, senza l’autorizzazione dell’Autorità forestale. Infine il parere di competenza espresso dalle Commissioni parlamentari è stato manifestato, contrariamente alla previsione costituzionale, quando le Camere erano state sciolte in vista del loro rinnovo.

Renzo Motta – La proposta di decreto ha ricevuto il parere del Consiglio di Stato (21 dicembre 2017) che oltre a non aver trovato incongruenze con la normativa vigente e i principi costituzionali, ha evidenziato positivamente le scelte tecniche introdotte per contrastare il crescente fenomeno dell’abbandono gestionale e per promuovere il ripristino e il mantenimento dei servizi eco sistemici delle formazioni forestali, con particolare riguardo alla funzione di difesa idrogeologica, di regimazione delle acque e del mantenimento della loro quantità e qualità. A questo si sono aggiunti i pareri  da parte delle  Commissioni parlamentari competenti per materia (Agricoltura del Senato e Ambiente e Agricoltura della Camera) e per i profili finanziari da parte delle Commissioni parlamentari Bilancio e Semplificazione. In questo contesto l’Ufficio di presidenza congiunto delle Commissioni Agricoltura, e Ambiente della Camera ha richiesto, anche se non previsto dalla delega, una serie di contributi scritti a differenti soggetti da utilizzare per l’approvazione. Le osservazioni (raccolte in un dossier di 130 pagine) sono state esaminate e valutate in sede di dibattito dalle Commissioni, insieme alle osservazioni politiche di Senatori e Deputati per poi essere sintetizzate in un unico documento. I pareri non recepiti sono stati pochi ed hanno sempre riguardato la coerenza tecnica e applicativa sulla materia settoriale trattata dal decreto. Il decreto deliberato in versione definitiva dal Consiglio dei Ministri il 16 marzo 2018 e inviato alla firma del Presidente della Repubblica per la sua promulgazione.

Carlo Quercophilus Papalini – Sulle funzioni consultive, il CDS può esprimere pareri su richiesta degli organi della Pubblica Amministrazione sulla legittimità e il merito degli atti amministrativi di Governo. Diverso è il controllo di legittimità costituzionale accentrato in un unico organo la Corte Costituzionale.
Si tratta di un sindacato di verifica che avviene sempre su leggi o atti già in vigore.

Ernesto Crescenzi – Neanche tanto breve, ma veridica storia della tutela dal dissesto idrogeologico nel Bel Paese.
Nel 1923 l’Italia si dota di un importante provvedimento su questo delicato tema. All’art. 1 del Regio decreto 3267/1923 venne scritto da Uomini saggi, politici e tecnici che probabilmente ritenevano che questo Paese avesse già sofferto all’epoca un numero di disastri sufficiente: “Sono sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici i terreni di qualsiasi natura e destinazione che, per effetto di forme di utilizzazione contrastanti con le norme …., possono con danno pubblico subire denudazioni, perdere la stabilita’ o turbare il regime delle acque.”.
Ecco il dissesto idrogeologico, spiegato in modo semplice ed in poche righe. Frane, erosioni, alluvioni, valanghe, mareggiate: tutto, a ben vedere, vi rientra; importante la sottolineatura del danno pubblico (che tanto spesso, in questo campo, ancor ci affligge).
Fondamentale l’attenzione che la norma dà, alla corretta gestione dei terreni rurali e, soprattutto, dei boschi.
L’applicazione di questo provvedimento non fu altrettanto lungimirante; il vincolo riguardò solo parte del territorio. Per semplificare: si vincolarono più i terreni dai quali il dissesto si generava (montagna, zone in pendenza etc.) che le aree dove il dissesto poteva apportare danni (a valle). E ciò anche per la delicata concomitanza con le competenze di altri Uffici, in tema di tutela idraulica (tale tutela era stata regolamentata già nel 1865, e poi rivista nel 1904).
Il vincolo solo parziale del territorio italiano in tema di dissesto idrogeologico, consentì nel tempo, in particolare dopo la II Guerra Mondiale, l’edificazione appena al margine delle zone vincolate (ed in diversi casi anche in quelle). Lo sviluppo urbanistico spesso caotico del territorio era regolato dall’industrializzazione e dal concomitante fenomeno dell’abbandono di massa della montagna, a favore dei centri urbani.
Tralasciamo le norme, pur importanti e fondamentali, che negli anni ’70 portano alla nascita delle regioni e focalizziamoci sul territorio. Per sanare una situazione di occupazione degli spazi ben poco pianificata, la Legge 28 febbraio 1985, n. 47 “Norme in materia di controllo dell’attività’ urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie” introduce il primo condono edilizio per opere già esistenti; ed anche la procedura per la sanatoria delle opere ancora a farsi.
Nello stesso anno 1985, per ovviare alle criticità che la legge edilizia avrebbe potuto generare, un Luminare a cui sarà intitolata la Legge, il Prof. Giuseppe Galasso si fa promotore di un fondamentale provvedimento di tutela del paesaggio: la Legge 8 agosto 1985, n. 431 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, recante disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale. Integrazioni dell’articolo 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.”.
Vediamo un po’ alcune delle aree che furono tutelate dalla legge del paesaggio italiano.
– i territori costieri compresi in una fascia della profondità’ di 300 metri dalla linea di battigia, …;
– i fiumi, i torrenti ed i corsi d’acqua ……, e le relative sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;
– le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole;
– i territori coperti da foreste e da boschi, ancorche’ percorsi o danneggiati dal fuoco…;
– i vulcani.
Elenco questo sottoinsieme di voci per sottolineare come la Legge Galasso abbia di fatto rappresentato per questo Paese, oltre che una forma di tutela della sua esteriore bellezza, anche una importante ed avveduta norma di tutela dal dissesto idrogeologico:
– tutelare 300 metri dalla linea di battigia significa impedire che si costruiscano – in modo scriteriato – case nella prima zona a rischio, in caso di mareggiate (vedere i danni recenti lungo la costa in Liguria);
– tutelare una fascia di 150 metri al lato dei fiumi significa impedire che si costruiscano case – in modo scriteriato – nella prima zona rischio, in caso di alluvioni (Casteldaccia purtroppo insegna, o meglio, rammenta nuovamente);
– tutelare la parte alta delle montagne significa impedire che si costruiscano case – in modo scriteriato – in zone a rischio di valanga o di flussi di detrito, etc. (Rigopiano, posto circa a 1200 metri di quota, purtroppo insegna);
– tutelare i boschi significa impedire la destabilizzazione dei terreni, con sviluppo di frane ed erosioni (e con collegato impatto anche sulle alluvioni);
– tutelare i vulcani, infine, significa impedire che si costruiscano case in zone caratterizzate da terreni noti a livello internazionale per generare talora fenomeni devastanti (ricordo la tragedia di Sarno, in Campania: i terreni che seppellirono ben 160 malcapitati erano di origine vulcanica, anche se ammantavano montagne calcaree prospicienti al Vesuvio).
Noto che non è prevista una quota minima per la tutela paesaggistica dei vulcani. Si potrebbe fors’anche sostenere che, se un edificio vulcanico sorge in mare (facciamo un esempio: l’isola di Stromboli) questo sia tutelato dallo Stato, dal punto di vista paesaggistico, anche sott’acqua, almeno per la parte di edificio vulcanico che ricade nelle 12 miglia marine delle nostre acque territoriali.
Poi, vengono emanate altre norme:
– la Legge 183/1989, Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo, tanto decantata all’epoca, da qualcuno ritenuta un ambizioso tentativo di cementificazione degli alvei, i cui effetti non sono stati tuttavia eccezionali, né hanno portato a ridurre in modo significativo i danni nel settore;
– il D.Lgs. 152/2006, che all’art. 54 dà una nuova definizione di dissesto idrogeologico: “la condizione che caratterizza aree ove processi naturali o antropici, relativi alla dinamica dei corpi idrici, del suolo o dei versanti, determinano condizioni di rischio sul territorio”: ormai ci vuole davvero un professionista di settore, per capire di cosa si sta parlando; ma sempre di frane, erosioni, alluvioni, valanghe e mareggiate, si tratta.
Al parte il creare e smantellare Autorità e relative competenze, con un notevole rischio di caos amministrativo, le tutele però nel tempo non cambiano.
Al di là di notevoli recenti iniziative in tema di resilienza delle comunità (iniziative di informazione ai cittadini su come non creare dissesti e/o cacciarsi nei guai), di qualche misura agricola finanziata con i fondi della Comunità Europea, di qualche intervento ineludibile, ma di sapore locale, l’unica, fievole luce per orientarsi nella tenebra che ottunde il Paese sul tema del rischio idrogeologico restava, fino a qualche giorno fa, il vincolo paesaggistico a suo tempo istituito dalla Legge Galasso (oggi ribadito nel D.Lgs. 42/2004).
Oggi tale vincolo, in qualche zona del Paese sembra cadere; ciò avviene proprio nel Golfo di Pozzuoli, dove anche l’indimenticabile Prof. Galasso recentemente ci ha lasciati al nostro destino (nato a Napoli, nel 1929, e morto a Pozzuoli, a febbraio di quest’anno: bisognerebbe averlo ascoltato, almeno una volta nella vita, parlare di urbanistica e di paesaggio).
Bisognerà vedere se questa norma reggerà – “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Marco Pezzotta – Il progetto di legge è incommentabile. L’interrimento degli alvei esiste; a monte di dighe e briglie e lungo alvei arginati (che diventano pericolosamente pensili). Insieme ai prelievi di ghiaia e alle opere (porti e altre ostruzioni al libero fluire delle correnti marine) è la causa vera dell’erosione delle spiagge. Certe ideone parlamentari fanno parte dei soliti atti di sciacallaggio: si approfitta dell’ondata emotiva che segue una disgrazia per demolire leggi di salvaguardia ambientale, lacci e laccioli alla libertà di singoli a lucrare alle spalle della collettività. L’abbassamento degli alvei è normale! Il fiume fa il lavoro suo. Altrimenti non esisterebbero le valli fluviali! Pensare di contrastarlo è contronatura. Il problema sono, ancora una volta, le nostre opere; rigide e collidenti con la naturale dinamica geomorfologica. Aggiungo che a monte di dighe e negli alvei pensili il sedimento potrebbe essere dragato. Ma solo lì! E quello è fatto per lo più di melma che non interessa a nessuno dragare!!!! Il ‘progetto di legge’ ( mi fa ribrezzo chiamarlo così) farebbe fiondare le ditte a prelevare utile ghiaia esattamente dove il dragare farebbe danni catastrofici e dove non ce n’è assolutamente bisogno

David Diani – La casse di esondazione, queste sconosciute…. Che poi è strano perché anticamente le marcite ossia le risaie erano proprio usate come casse di esondazione. Lungo molti fiumi Italiani ci sono sia Cave abbandonate che possono essere usate come casse di esondazione semplicemente collegandoli ai corsi fluviali e sia molte risaie abbandonate che possono essere usate allo stesso scopo


Mauro Cheli – Ogni volta che piove è un disastro….la nostra Italia bella distrutta ….. Scene di distruzione ovunque…. quando al nord, quando al centro, quando al sud……che dire…..non c’è più niente da capire…..non c’è più niente da dire…..solo tanta tristezza nel cuore, per chi ha dedicato una vita a salvaguardare nel miglior modo possibile, il territorio…..tanta tristezza…..e dire che gli antichi trovavano nell’acqua l’elemento per confrontarsi con le loro entità divine….. penso per esempio al Lago degli Idoli….c’era tanto rispetto per l’acqua e si cercava di utilizzarla, regimandola a modo…..non abbiamo voluto imparare niente, convinti come siamo di poter fare il nostro comodo……… di essere i padroni del mondo……e di essere anche padroni infine, della vita e della morte. Siamo solo divenuti una civiltà di “sciocchini”……. null’altro.

Renato Bortot – il problema non sono gli alberi caduti , il problema è l’aumento di intensità dei fenomeni atmosferici causato da anni di inquinamenti ,, di questo ne avevano parlato estesamente degli scienziati ancora 20 anni fa e tra l’altro dicevano che l’Italia sarebbe stato una dei paesi più colpiti in Europa a causa delle sua configurazione geografica ,.. mi ricordo bene queste cose che ho letto tanti anni fa ,, quindi non pensiamo troppo a quello che è successo ma invece a quello che accadrà ancora nel prossimo futuro ,,  

L’ ALBERO, LA CAPANNA E IL CALENDARIO DELL’AVVENTO

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Orietta Benelli – Ero vivo e forte. Contribuivo a purificare l’aria e ad abbellire il paesaggio. In me brulicava la vita di tante creature. Ora dimoro senza piu’ radici in una buca, addobbato come un pagliaccio. Dicono che sia tradizione. Ma che tradizione e’ quella che porta la morte? Solo l’essere umano compie con disinvoltura queste ingiustizie
Mauro Malossini – che differenza c’era tra un abete tagliato appositamente e uno sradicato dal vento ? Ma si, cosa vuoi salvare se non ci arrivano neanche in Vaticano ..
Antonella Giordanelli – V’è un usurpatore del nome Francesco che da piccino sognava di far il macellaio e da papa si compiace che il raro sopravvissuto alla strage venga in elicottero fino a san Pietro, centro e simbolo d’ogni profanazione d’ arboree sacralità e del povero innocente nato in un solstizio dove ogni luce è finzione e spreco mortiferi. Alla parola di un pontefice che non crea ponti ma abbatte l’axis mundi consona è la bestemmia.
Di simile necrotica autoincensazione di elevati principi e buoni propositi, decantati a contraltare con la celebrazione del taglio sacrificale, è modello anche un’altra benemerita istituzione che similarmente vuole dal popolo venerazione confessionale.
 
Eccovene esempio in provincia di La Spezia , dov’è sulla antica strada romana a Borghetto di Vara, stazione imperiale di posta, un edificio storico nativo come sede del NOS (Nucleo Operativo Speciale), il quale mostra, per ora ancora, imponente e orgoglioso, lo stemma e la scritta “Corpo Forestale dello Stato”.
Tutto era costruttivamente operativo ad iniziare dal piano basso del settore aib con gli hangar previsti per mezzi pesanti come autobotti. Ora, logicamente il materiale e i mezzi antincendio sono andati ai vvff, ma forzando la normativa, i cc si sono subito presi lo spazio dei garage e poi anche i piani superiori, cosicché tutto il complesso è diventato terra di conquista da parte dell’Arma. Infatti se è lecito e già previsto l’ unificazione di alcune stazioni CFS e CC per questioni economiche, si segue un modus operandi che manca di totale criterio e soprattutto rispetto nei confronti della Forestale.
I progetti di adeguamento della stazione per “ospitare” i colleghi carabinieri ( si sospetta sviluppati ancor prima dell’accorpamento), vedono non una convivenza “ospitale” in egual misura nei confronti dei cc territoriali di Borghetto di Vara, per la cui caserma attuale viene pagato un affitto, ma una vera e propria occupazione/confisca della enorme struttura dove l’Arma invade con i suoi uffici tutto l’ampio piano terra, sede della stazione CFS a sostituzione di essa, relegando il personale di quest’ultima in due piccole stanze al primo piano concepite e utilizzate come foresterie e difficilmente adeguabili come uffici operativi, peraltro mischiando sul medesimo piano la zona alloggi (due appartamenti ora assegnati ai due comandanti) con quella operativa, cosa assolutamente vietata per regolamento sia militare che di p.g. per questioni di sicurezza dei residenti. Cum grano salis chiunque avrebbe bipartito il piano terra per gli uffici approfittando della sala comando multi ente istituita per le emergenze ambientali con l’alluvione del 2011: ma assegnare alla Forestale quella avrebbe potuto ricordare il ruolo centrale del CFS quando coordinava con i VVFF i Comuni e le altre forze dell’ordine le varie operazioni di soccorso. MEGLIO LASCIARLA VUOTA ED INUTILIZZATA ! per i CC la valenza emblematica iconoclasta sovrasta qualsiasi atto di deferente onore e di doveroso altruismo. Così hanno dato il via in stile accattonaggio pitocco a lavori di adeguamento raffazzonati sugli impianti elettrici, di rete e sicurezza assolutamente azzardati: impianti elettrici che da efficienti diventano pericolosi con presenza di contatti in corto che fanno saltare continuamente i quadri elettrici, linee di rete per nulla efficienti, lente e “buggate”. Insomma lavori all’arrembaggio per accaparrarsi in fretta le storiche e onorate sedi del CFS, simbolo di efficienza e competenza in ambito del servizio istituzionale ambientale, ridotte ad un decimo del loro potenziale con conseguenti limitazioni per il servizio d’istituto stesso, oltretutto sabotato dall’interno in un eterno e caotico cantiere dove anche la sicurezza sul lavoro viene completamente annullata. E a proposito della sicurezza, l’ultima delle “opere” vede il montaggio delle porte blindate; è ben comprensibile che comandi stazione CFS progettati e costruiti oltre trenta anni fa abbisognassero d’adeguamenti secondo la ex Legge 626, oggi la 81 del 2008, ma che negli odierni lavori in atto vengano meno tali normative è assolutamente inaudito: porte blindate che non hanno l’uscita verso l’esterno e tanto meno il maniglione antipanico! Tutto ancora una volta giustificato dall’ “extrema ratio” per esigenze di servizio, ma in realtà con il tanto inconfessato quanto evidente intento dell’amministrazione CC di sovrapporsi e isolare la Forestale da un più razionale contesto di convivenza. Ecco che un ristrutturato ufficio aperto al pubblico, oltre ad erigere barriere architettoniche per eventuali disabili, diventa una potenziale trappola per gli utenti e per il personale in servizio, dove in caso di pericolo ed evacuazione viene gravemente messa a rischio l’incolumità del cittadino e dove, mescolando zona operativa con quella alloggi, si compromette anche la sicurezza di eventuali familiari di militari conviventi, ossia civili. L’interdire di fatto l’accesso alla caserma forestale ai disabili è un delitto contro ogni principio morale e senso civico che smaschera quale sensibilità abbiano i militareschi poliziotti nei confronti proprio dei più bisognosi di tutela, dei quali si umiliano elementari diritti quotidiani.
Tanto stride la nobile dichiarazione d’intenti dalla squallida operazione d’accoppamento che si narra di una sede di Lucca, il cui personale forestale è stato relegato in un’unica stanza dietro il garage in condizioni tali da impietosire gli stessi Carabinieri territoriali!
La vorace fretta d’ingurgitare anche materialmente tutto ciò che è forestale dimostra che quel rispetto e quel tatto di cui gli inguantati ufficiali dell’Arma si vantano è fuffa perché in chissà quante situazioni simili son stati lesti ad agguantare sedi e patrimoni che compiacenti dirigenti forestali hanno loro offerto sulla guantiera: nessun nobile guanto di sfida cavalleresca, ma solo guanti imbiancati di maggiordomi assassini e guanti neri a nascondere mariuole impronte digitali!
Intanto il ministro Salvini con Centinaio e la Bongiorno sono ancora intenti a conteggiare il calendario dell’avvento, quando la mammana ha già procurato l’aborto, tutto infettando senza alcun guanto chirurgico.
Antonio Di Lizia – La sede del Centro Operativo Aereo del Corpo Forestale dello Stato di Belluno occupata oramai da militari dei cc ha finito per essere totalmente inutile allo scopo per cui era stata fondata tradendo completamente sia i risultati presunti da una riforma inutile e deleteria e sia il cittadino che s’è visto portar via i boschi dalle fiamme e abbandonato nel bisogno…
Ministro Trenta nella giornata del 3 novembre lei ha postato la foto di un Elicottero AB412 già del Corpo Forestale dello Stato apparentemente proprio sul piazzale di Belluno. Sarebbe interessante sapere quali attività siano state svolte con questo mezzo per affrontare i problemi determinati dopo quest’ultimi fatti che hanno colpito le Dolomiti. Spero con tutto il cuore siano state eseguite tantissime operazioni al fine di portare sollievo alle comunità isolate…
Peccato non aver avuto la fortuna di vedere impiegato lo stesso mezzo sull’incendio nell’Agordino!
Prima incendi, ora alluvioni, chissà la neve cosa ci porterà…
Il territorio italiano è gravemente a rischio così come è a rischio l’utilizzo dei fondi che verranno stanziati per queste emergenze. C’è bisogno di un sistema snello e capace d’agire con le competenze tecniche agronomiche e selviculturali nonché di operai che sappiano lavorare in condizioni anche gravose (e di lavoro ce n’è a profusione)… Dunque ci auguriamo che questo governo prenda provvedimenti immediati per ridare identità e forza agli uomini e alle donne del Corpo Forestale dello Stato…
Basta chiacchiere…
Monia Guadagnoli – Calendario CC 2019.
Sorvolando sul mese dedicato ai forestali e alla tutela dell’ambiente (novembre, il mese dei morti e del riposo vegetativo), mi diverte la descrizione della figura del carabiniere forestale.
“Il carabiniere forestale, pur essendo di recente istituzione (prima giocavamo a freccette), affonda le sue radici nella più che trentennale esperienza dell’Arma (sì, secondo loro abbiamo giocato a freccette per 200 ANNI) maturata con i suoi Nuclei Operativi Ecologici.”
Riassumendo:
7000 forestali (200 anni di storia) affondano le radici nei 30 anni di istituzione del NOE (400 persone).
Magnifici.

SE LE MONTAGNE POTESSERO URLARE

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Alessandra Mucci – Purtroppo conosco persone “afflitte” dal fatto che sul piano delle 5 miglia hanno incontrato dei cervi … Che sono pericolosissimi. Ma se un automobilista va piano qual è il problema? La verità è che su quella piana vanno a forte velocità sempre da sempre. Non si tratta di mettere solo autovelox bensì servirebbero dei fossi per rallentare …. Siamo  noi che entriamo nell’habitat dei cervi non loro nel nostro!!!

Anna Cristina Tulliani – vivo in una piccola frazione di Sulmona, Via Cavate e vicino c’è Pettorano Sul Gizio.
Poco tempo fa ho letto di un’ ordinanza con il divieto di caccia proprio in zona Pettorano e zone limitrofe per tutelare l’orsa Peppina e i suoi cuccioli. Sento sparare continuamente in zona Cavate di Sulmona a pochi chilometri da Pettorano perché è una zona ricca di fagiani. Mi sta a cuore la vita degli orsi. Qui in zona Cavate gli orsi arrivano. L’anno scorso è entrato uno nel pollaio dietro casa e mi ha ucciso le galline. Certo che sono dispiaciuta per le gallinelle, povere! Ma non voglio il male dell’orso. Dico questo solo per dare testimonianza che l’orso qui viene ma ci sono i cacciatori che sparano ogni giorno. Non si potrebbero fare controlli? Sparano lungo la linea ferroviaria e un paio di anni fa, un cacciatore mi ha sparato vicino. Premetto che sono troppo vicini alle case. Dove sparano i cacciatori è una zona antropizzata. Quel giorno rimasi pietrificata ed i miei cani fuggiti via terrorizzati. Vado con loro sempre lungo la ferrovia e non è piacevole incontrarli.

Raffaele Angelini – Orsi morti affogati nessuno li ha uccisi. Nel 2010 il località “Le Fossette” Comune di Villavallelonga, proprietà Sipari, io e il Comando Stazione Forestale di Balsorano, abbiamo recuperato mamma e figlia. Recuperate con l’elicottero della Forestale in quanto tale località è priva di strade. La zona fu recintata dalla ditta Farina che stava facendo il taglio sulla proprietà Sipari .Venne portato il materiale con l’elicottero HB 500 del Glorioso Corpo Forestale. La vasca serviva per abbeverare le pecore e chi usava la vasca per attingere acqua, erano i pastori di Balsorano, ma bisogna tenere conto che la località è a quota 1800 m. s.l.m. ed in tale località fino al mese di maggio puoi trovare ancora la neve. E la neve fa danno. I forestali hanno portato il materiale con il bn500 con l’ elicottero e la vasca è stata recintata, ma se la gente è cretina il proprietario che c’entra? Bastava mettere delle travi con della rete metallica per far arrampicare gli orsi. E quindi la colpa non è dei Sipari e nemmeno della forestale Se voleno tutelare l’orso chi di competenza, prendeva provvedimenti a fare uno scivolo nella vasca oaì a fare delle scale in modo che potevano risalire.
Gabriele Bonacorsi – Però i Carabinieri Forestali potevano farla chiudere ed imporre le modifiche al proprietario… sennò sono complici anche loro….

William Bredariol – Invece delle recinzioni (che poi nessuno controlla se funzionano ancora oppure se vengono divelte da neve, animali o altro) basterebbe fare una semplice rampa/scivolo di risalita dall’interno, anche con semplici massi.
Antonella Giordanelli – La maledetta vasca è nella fascia di protezione esterna al Parco che ricade sotto la giurisdizione del Comune e i lavori per metterla in sicurezza sarebbero iniziati a giorni…dopo mesi ed anni di ritardo… quindi non si può invocare la sfortuna a giustificazione delle ulteriori 3 morti (scoperte casualmente), poiché la disgraziata fatalità che condanna gli orsi marsicani è determinata da nomine ed elezioni. Moralmente è riprovevole che la tutela dell’orso sia l’ultimo dei pensieri del proprietario privato e del primo cittadino nel cui territorio è presente la maledetta vasca, ma è scandaloso che la tutela dell’orso non sia la strenua finalità operativa del presidente e del direttore del Parco limitrofo, che avrebbero dovuto scavalcare subito ogni ostacolo burocratico-amministrativo, con una soluzione pratica, senza dispendio di fondi pubblici e di proclami d’intenti.
Andrea Gennai – A seguito di ordinanza del Comune di Villavallelonga ( unico ente competente a fare tale atto in modo legittimo ed efficace) i proprietari hanno presentato un progetto per il rapido e definitivo riempimento della vasca.
È questa la soluzione che tra pochi giorni sarà adottata e prego tutti di considerare che i lavori sono svolti i condizioni ambientali (ma anche sociali) non idonee alle mille soluzioni, spesso stravaganti, che ho letto da parte di chi non conosce la situazione, eppure si lascia magari andare a considerazioni che non contribuiscono in alcun modo a risolvere il problema.
Dal Ministero in giù (Parco, carabinieri forestali, comune ecc) in questi giorni è stato fatto ciò che andava fatto, certo in ritardo rispetto agli episodi del 2010, ma questo non spetta a me valutarlo.
Vorrei anche evidenziare che nell’areale dell’orso marsicano ( che riguarda almeno tre parchi nazionali, diversi regionali, riserve naturali e moltissimo territorio non protetto in ben 4 regioni) i pericoli esistenti sono numerosissimi e molti sono gli enti coinvolti che devono lavorare con grande impegno. Paradossalmente, più avanzerà lazione di conservazione della sottospecie e più dovesse aumentare il numero di esemplari, più si presenteranno episodi di morte per le più varie ragioni. Sarà unimpegno crescente quello per la protezione dell’orso …una sfida obbligatoria, difficile ma straordinaria.

Sinardi Parrinelli Alessandra – PROV. DI MESSINA GALATI MAMERTINO/TORTORICI
Se queste montagne avessero potuto urlare, il vostro grido di aiuto non sarebbe rimasto inascoltato. Voglio illudermi che dopo avere esalato l’ultimo respiro quel senso di serenità e di pace che avete tanto cercato vagando su questa terra vi abbia pervaso annullando le atrocità subite…invece mi sta devastando la consapevolezza che l’ultimo e forse unico volto che avete conosciuto e che ricorderete è quello di una bestia immonda a cui forse scodinzolavate mentre con quelle luride mani stringeva quella corda ponendo fine alla vostra esistenza. Chissà per quanti giorni e quante notti siete stati cullati dal vento, accarezzati dal sole e vegliati dalle stelle sotto quel grande albero a protezione dei vostri corpi martoriati. Adesso potrete riposare in pace anime pure. Questa guerra noi la vinceremo…ANCHE PER VOI.
Ancora una volta, l’immagine del mio meraviglioso territorio viene sporcata da un atto brutale commesso da un sadico mostro che non è riuscito a fare altro che sfogare le sue becere frustrazioni su degli indifesi. Da mesi ormai si parla di modifiche alla Legge 15, da anni il volontariato lotta in alcune zone della Sicilia soprattutto in provincia di Messina contro un muro di omertà, indifferenza, disinteresse e incompetenza non solo degli amministratori locali ma anche da chi PER LEGGE (MAI APPLICATA DA NESSUNO IN QUASI 20 ANNI DALLA SUA EMANAZIONE) è preposto alla tutela di queste povere bestie. Più ci si inoltra nell’entroterra, più si perde la possibilità di vigilare, controllare, monitorare. Abbiamo materiale fotografico a sufficienza che testimonia il livello di degrado e di illegalità al quale si è giunti in alcuni paesi di montagna dove vi è un retroterra culturale tipico delle realtà rurali che alimenta atteggiamenti di violenza e soprusi nei confronti degli animali considerati esseri senza diritti, senza identità. Comunità dove la cultura contadina ammette ogni forma di porcheria morale. Dove la gente fa fatica ad indignarsi perché tutto è considerato lecito, normale, accettabile! A tutto questo aggiungiamo la carenza negli strumenti di controllo (legislazione, servizio di cattura, soccorso, strutture di ricovero) e un servizio veterinario che per anni, approfittando del lassismo dei sindaci ha permesso inefficienze e disservizi fino ad interrompere arbitrariamente nel 2014, l’attività di sterilizzazione in tutti i presidi della provincia provocando un danno incalcolabile al territorio. VERGOGNA! Mi rivolgo ALLE AMMINISTRAZIONI INNANZITUTTO. E’ QUESTO IL NOSTRO BIGLIETTO DA VISITA? QUESTO SI CHIAMA SVILUPPO DEL TERRITORIO? Una provincia già piegata da tante criticità, nessun politico prova un minimo di vergogna per tutto questo? Proprio oggi la Commissione Speciale sul Randagismo ha sentito i referenti delle associazioni animaliste. Chiedo ai signori Onorevoli di ASCOLTARE DAVVERO CHI IL TERRITORIO LO CONOSCE BENE E LO VIVE OGNI GIORNO . Vi rendete conto che si parla di una possibile BANCA DATI REGIONALE DEL DNA CANINO? Ma voi pensate veramente che un qualsiasi proprietario/detentore di un cane tenuto al 98% dei casi in campagna a catena a guardia delle galline manderà un campione di sangue, all’Istituto Zooprofilattico per un costo pari a 30 euro? Ma Voi lo sapete che ci sono zone in cui pensano che il chip sia il verso dell’uccellino? IL RANDAGISMO SI COMBATTE con la microchippatura e la sterilizzazione non con i cani chiusi nelle strutture di ricovero, che siano pubbliche o private, convenzionate o meno. I CANI NON VANNO GESTITI I CANI NON DEVONO NASCERE!!! Così si combatte il business che tutti dite di voler far cessare! Il randagismo in provincia di Messina (E OVUNQUE) si può ancora contrastare, non è un fatto ineluttabile ma solo un problema mal gestito che deve essere combattuto in loco con il controllo sul territorio (CHE NON PUO’ ESSERE DEMANDATO SOLO ALLA POLIZIA MUNICIPALE), con il censimento dei randagi e dei cani padronali con particolare attenzione agli allevatori e ai cacciatori, con le campagne di sterilizzazione e con provvedimenti che considerino il fenomeno UNA REALE EMERGENZA. Da referente di un’associazione animalista, ma ancora prima da cittadina e figlia dei Nebrodi, di un territorio che io amo profondamente e di cui vorrei tanto essere orgogliosa PROMETTO che non mi fermerò. Dovessi, nel corso della mia esistenza, riuscire a salvare e a rendere giustizia anche solo ad un animale. So di non avere vissuto invano.

Patrizia Gentilini – SILENZIO: PARLANO LE FORESTE
Noi Foreste NON siamo “un lusso che non vi potete permettere”, ma una componente essenziale dell’ambiente in cui vivete.
Non siamo vostri oggetti utili per spremerne comodi “servizi ecologici”, ma parti vitali di Madre Natura, che ogni giorno vi dispensa generosamente inestimabili “benefici ecologici”.
Noi Foreste NON abbiamo bisogno dell’Uomo, in realtà è lui che ha bisogno di noi…
Con tutto il rispetto per i superesperti, che potranno anche continuare a discettare all’infinito di ripresa e provvigione, ceduo e alto fusto, biomassa e combustione, ossigeno e anidride carbonica, clima e salute, producendo utilissimi “papers” (studi scientifici), conosciamo già le conclusioni alle quali arriveranno prima o poi: perché capiranno finalmente che avevano ragione proprio quei popoli considerati primitivi, che in noi e con noi vivono da sempre… Sì, quelle genti che chiamano “Pachamama” la nostra Terra Madre, e considerano i suoi figlioli, gli Alberi della Selva, le vere Colonne del Cielo: perchè sanno che se fossero abbattute, il Cielo rovinerebbe su di loro.
Una battaglia in difesa dell’Albero e del Bosco è oggi quanto mai necessaria, e sacrosanta, perché il nemico miope, avido, egoista è sempre in agguato, e ha già causato gravissimi danni. Ma questa lotta interessa tutta l’Umanità, e non può essere lasciata ai soli addetti ai lavori, studiosi, o scienziati. Specializzandosi, scruteranno sempre più da vicino alcuni particolari, e questo è certamente un bene: ma rischiano inevitabilmente di perdere la più ampia “visione” della realtà, e il significato profondo di noi Foreste. Perché qui non si tratta soltanto di misurare, contare, analizzare gli elementi materiali (metri cubi, foglie, elementi chimici, particelle, molecole, atomi, geni).
No, non tutto ciò che si trova nella Casa Comune, o da essa promana, può essere facilmente osservato, percepito, valutato, quantificato, monetizzato …
Forse riusciremo a farlo per quel poco che possiamo guardare, toccare, interpretare, ma che dire di tutto il resto? Crediamo davvero che sia il caso di farci governare dai numeri, dai calcoli, dal danaro, dalla finanza?
L’economia costituisce un ottimo strumento di conoscenza, e la moneta un utile mezzo di scambio: ma alla fine, dovrete convenire con noi, non sono loro il vero scopo della Vita.
Se vi limiterete a considerare solo gli aspetti quantitativi della Foresta, perderete di vista la sua anima più profonda e preziosa.
E farete del male anzitutto a voi stessi. Si rischia davvero di smarrirsi nelle nebbie, se ancor oggi “L’uomo di tutto conosce il prezzo, e di nulla il valore…”
“La foresta è un organismo di illimitata gentilezza e benevolenza, che non chiede nulla per il proprio sostentamento ed elargisce generosamente i prodotti della sua attività vitale; essa offre protezione a tutti gli esseri, donando ombra al boscaiolo che la distrugge” – Buddha

ABBATTIMENTI

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Luigi Russo  –  #XYLELLA  E  #OGM . IL TEMA CENTRALE, OLTRE AL FUMO NEGLI OCCHI Sono passati 5 anni. Gli scienziatissimi e i loro “collegati” hanno provocato un macello sul territorio del Salento, avvalorando tesi inesistenti su piante ”prossimamente” resistenti e inducendo di fatto alla violenta tabula rasa degli ulivi. Nessun risultato né scientifico né strategico, e nessuna politica s eria. Solo la semidistruzione del patrimonio secolare e millenario degli ulivi della Puglia meridionale, e l’avvelenamento del suolo. Insomma, la quasi distruzione del paesaggio valore costituzionale e dell’ambiente. Follia allo stato puro. Hanno lavorato come pazzi per inibire le cure, usando bugie e falsificazioni veicolate da certa stampa amica (intorno a Milano è attiva ancora oggi una piccola cellula di testatine on line ancora pronte all’attacco “per difendere la scienza dai santoni”). Stanno riprendendo ad attaccare sconsideratamente, ancora oggi, chi ha invece sperimentato con successo il controllo dei disseccamenti. 30 linee di ricerca indipendenti finanziate con pochi soldi dalla Regione Puglia, tra cui la ricerca di Scortichini, dimostrano che il fenomeno CoDiRO si controlla. Bene. Migliaia di persone hanno sperimentato diverse tecniche di cura – supportate da lavori pubblicati per review – e gli alberi ritornano verdi e a produrre. Ma questo non piace alle lobby, quelle che hanno speso già molto sul Salento e che ora vorrebbero incassare. Fitto, o chi per lui, dice che bisogna fare in fretta. E scende in campo nientemeno che la senatrice farmacologa, che se da un mese porta avanti una crociata alla biodinamica, all’agricoltura naturale, l’unica che ha ottenuto ottimirisultati anche contro il CoDiRO. Insomma, se due più due fa quattro, l’unica soluzione che ci vogliono propinare, per i prossimi anni sono i soliti Ulivi ogm, con un po’ di mescolamenti di DNA. Insomma, Emiliano è avvertito. O si adegua o le prende. Come fumo negli occhi ecco l’ultima trovata, quella delle piante da frutto che dovrebbero colorare di verde il Salento: fichi, uva, boschi. E perché i pugliesi dovrebbero rinunciare agli olivi per i fichi e i boschi, visto che non se la passano bene neanche loro? Per fede nella scienza padrona? Oppure, quale “santone” lo dice?

Tamara Panciera – Non servono parole. Stanno intensificando la raccolta dei milioni di alberi caduti, ci saranno quindi centinaia di persone fra i boschi; e ci vengono a dire che si può cacciare perchè l’emergenza è rientrata.
Ragioniamo insieme: la fascia di rispetto di 500 metri, chiesta da Zaia, leggasi sotto, che a poco serve se si usano armi a canna rigata che hanno gittate di 2-3 km, se venisse applicata, come dovrebbe essere, anche a tutti i piccoli cantieri dove si stanno recuperando il milioni di alberi caduti, amplierebbe moltissimo la superficie di divieto di caccia. Solo fra casa mia e Boz ci sono centinaia di alberi abbattuti eppure si spara.Questa fascia di rispetto rende inoltre inspiegabili tutte quelle altane da caccia che negli anni ho segnalato per la pericolosità vista da vicinanza( 100- 200 metri da case e strade pubbliche), Capite che non ha senso, e viene da chiedersi se tali consensi accettino il possibile rischio di incidente di caccia.
Perché si comprenda il mio impegno in difesa degli animali del bosco, si sappia che la mia vita è totalmente cambiata il 22 settembre del 2012 quando, alle 6,45 del mattino, un forte colpo di fucile ha rimbombato dentro la mia casa, la mia camera, la mia vita. Mi ero svegliata pochi minuti prima con una forte inquietudine così, quando arrivò il colpo, sapevo già cos’ era successo. Una settimana prima, proprio sopra casa mia, zona frastagliata da abitazioni e strade, si era postato un cacciatore per abbattere un capriolo. Avevo allertato il 112 e avevo fatto rumore, così il capriolo rimase nascosto( pensate il terrore in cui vivono). Pensai bastasse, prevalesse il buon senso. E invece no! allora ero ingenua e molte cose nemmeno le immaginavo. Lo stesso cacciatore, infatti, a bordo di un ‘utilitaria per non dare nell’occhio, qualche giorno dopo tornò per colpire e , con tutta la superficie a sua disposizione, il comune di Mel ha una grande vastità di boschi, lo fece proprio davanti alle abitazioni di alcune famiglie che qualche giorno prima avevano inoltrato alle autorità, anche al sindaco di Mel, una richiesta di divieto di caccia nella zona. Una provocazione? Non lo so. So solo che quella mattina per poter denunciare l’accaduto salii in direzione dello sparo e vidì a terra un giovane capriolo con l’addome devastato dal proiettile. A fianco a lui, il cacciatore che lo stava caricando nel bagaglio, come una borsa della spesa. Denunciai l’accaduto. Quel cacciatore rimase impunito nonostante la legge 157 art. 21 lettera f. Quel colpo e quell’ immagine mi perseguitarono per mesi, e fu così che promisi a me stessa e agli animali del bosco che avrei fatto l’impossibile per difenderli ma , credetemi, ciò che mi ha fatto ancor più male è stato leggere nei verbali, acquisiti dalla procura, che quel piccolo di capriolo, seppur colpito a morte, ha continuato a correre in direzione del bosco, incontro alla sua vita che ad ogni costo voleva, e che lo stava abbandonando. Questa è la caccia, questi sono i cacciatori!! 

Antonella Leonardi – sabato ho passato 3/4 della giornata al telefono con carabinieri forestali e carabinieri perché nel terreno attiguo al mio c’era una battuta di caccia al cinghiale. Li ho visti arrivare saranno stati una decina, sembrava andassero in guerra. Giubbetti catarifrangenti e stracarichi di armi. Hanno iniziato a sparare e urlare i botti dei colpi erano terribilmente vicini. I 150 metri con armi per caccia al cinghiale non servono a niente, hanno una gittata di 1.500 metri!
Avevo davvero paura e rabbia per quel povero animale braccato!
L’unico comprensivo è stato chi mi ha risposto al 1515 di Perugia, si deve essere spaventato sentendo le fucilate dal telefono. Sugli altri…. rispondono sì al telefono ma poi… Non pervenuti!
RIDATECI IL CORPOFORESTALE DELLO STATO!

Veronica Dimmelote – IL SINDACO CHIUDE LE SCUOLE PER FAR POSTO ALLA BATTUTA AL CINGHIALE Siamo a Mondaino, piccolo comune dell’ entroterra riminese.Il sindaco Matteo Gnaccolini ha disposto la chiusura delle scuole nella giornata di sabato 17 novembre. Il motivo? C’è la battuta al cinghiale, l’ area rimarrà chiusa dalle ore 8 alle ore 17, accessibile solo ai cacciatori. Una zona pubblica che diventa improvvisamente privata per lasciare spazio alle doppiette.Le scuole saranno chiuse, mentre una squadra in assetto da guerra si apposterà per le campagne limitrofe cercando di uccidere chi quei boschi li abita da sempre.Chiudere le scuole e caricare i fucili. Una scelta scellerata e immorale, che ci catapulta direttamente in uno dei periodi più bui dei nostri giorni.

Monia Guadagnoli – Spero che, prima di fare questa pessima figura, qualcuno abbia valutato sia le convenzioni stipulate sull’argomento che le procedure per apertura, manutenzione ordinaria e straordinaria dei sentieri.
“Il comma 4 dell’articolo 48bis della legge regionale n. 11/2013 prevede inoltre che la Giunta regionale, al fine di garantire l’utilizzo efficiente e in sicurezza di un’adeguata rete di sentieri alpini, vie ferrate, sentieri attrezzati e bivacchi fissi alpini, disciplini i criteri e le modalità per sostenere interventi di sorveglianza e manutenzione, mediante trasferimenti alle unioni montane di risorse finanziarie annue per la concessione di contributi, nella misura massima del 100 per cento della spesa ammissibile, sulla base di programmi proposti dalle stesse. Gli interventi di sorveglianza e manutenzione sono svolti utilizzando preferibilmente personale di particolare esperienza e competenza disponibile presso le sezioni del CAI e, per le vie ferrate e la parte attrezzata dei sentieri alpini, le guide alpine e aspiranti guida alpina iscritte negli appositi albi professionali.”
Ivo Canestrelli – Giusto fermarli…prossima volta prima chiedono se e dove operare a chi ècompetente è poi si muovono.
Fabrizio Fulvio Fausto Fiale – sì, se aspettano la burocrazia…un minimo di comprensione delle emergenze ed elasticità nel modulare le leggi in funzione delle necessità.
Vincenzo Isidori -… Ora conoscono solo le marce che ti mandano avanti…. La retromarcia non esiste più

Formichella Emiliano– non siamo in molti ad essere rimasti gli stessi.
Luigi Conforti – Basterebbe una sana logica Montana , non sono certo pochi bottoli a mettere in crisi un sistema che tra l’altro in questo momento di sovrabbondanza sono una goccia nel mare. Mi manca il vecchio caro Corpo Forestale. Ultimamente ho notato che quello strip sulla giacca in molte occasioni ha modificato il modo di agire.Forse è nuovo indirizzo che arriva dall’alto. Comunque la mia è una constatazione non vuole essere una critica a nessuno, sempre massimo rispetto per chi opera con buone finalità. Io sono figlio di un Forestale (corso del 46) io sono stato Forestale per 35 anni (corso 70) ed ho un figlio Forestale ( corso 96). Ho operato in un certo modo ( giusto o sbagliato non so) ma ho operato sempre in sinergia con la montagna ma soprattutto con la gente di montagna che molto spesso ama essere educata ed odia essere punita. 
Nik Friend – ma anche la gente di pianura e di collina preferisce essere educata e non punita. La punizione, però, per chi poi fa il furbo, dev’esserci, altrimenti si premiano i furbi a scapito degli onesti. Nel caso di cui si parla, comunque, credo che se il CAI, prima di entrare in un’area altrui (qui del Demanio, ma vale per chiunque), avesse prima parlato con chi la gestisce, tutto questo can can si sarebbe evitato. Quelli che sono intervenuti, sono ex cfs.
Il fatto che la strip sulla tuta grigia oggi dica cc, non cambia la loro provenienza e formazione. Io, oggi come ieri, ragiono allo stesso modo. Non sono certo 5 giorni a Firenze che mi cambiano. Io son fortunato, quelli che ho intorno sono rimasti uguali (tranne qualche ufficiale).
Quanto al merito, bisognerebbe conoscere i fatti.
Ma, in linea di massima, se ad intervenire è il reparto biodiversità, vuol dire che stavano lavorando su un sentiero ubicato dentro una riserva naturale non aperta al pubblico, ergo nulla di utile.
Quanto alla Biodiversità, ricordo che è, ad oggi, l’unica organizzazione fatta al 100% di ex CFS … neppure un singolo carabiniere semplice, lì, è di formazione Arma!
E qui mi fermo … È una scelta del tutto autonoma (e all’apparenza errata) del colonnello.
Antonella Giordanelli – è proprio il vertice dell’UTB ad aver subito un repentino cambio strategico, ed infatti qui si parla di scarsa solerzia del primo dirigente (senza ancora le stellette da generale) nel gestire la più tecnica delle funzioni, che reputo impreparato e negligente a confronto del CAI a cui mi sembra poliziescamente ridicolo contestare il danno erariale… ben altro è stato il furto a monte dell’attuale cc.
Michele Morganti – Prima l’emergenza poi il valore erariale…
Fabio Di Benedetto – Da Forestale non mi piace vedere legname da lavoro reso inutilizzabile e che potrebbe essere venduto con profitto per la collettività. Altra cosa è l’urgenza di liberare una strada asfaltata che collega le frazioni
Franco Trulli – Il Corpo Forestale dello Stato era un’altra cosa.Con il passaggio nell’arma dei Carabinieri,arma nobile come dice Mauro Corona,e’ cambiato tutto.Le mentalita’ sono completamente diverse,non puoi unire un corpo militare con uno civile.Speriamo che il nuovo governo ristabilisca il C.F.S.per il bene di tutta la collettivita’.