SOFFIO DI VOCE

soffio di voce.png

Nicola Campomorto – È veramente vergognoso!
La tartaruga si trova davanti ad una barriera non fatta da una duna o un ostacolo naturale, ma da ombrelloni, lettini, sdraio e decine di parassiti che l’hanno circondata e fatta desistere dal deporre. Questa è la Terra, è tutto nostro, non c’è spazio per gli “altri”..
Andrea Boscherini – Preoccupato dalla siccità della scorsa estate che aveva causato la morte di migliaia di esemplari di gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), sono andato a monitorare i ruscelli nel basso Appennino Tosco-Romagnolo con la paura che qualche popolazione si fosse localmente estinta.
Per fortuna, la situazione è migliore del previsto visto che numerosi e minuscoli gamberetti scorazzano lungo i fondali!
Oltre a loro, ho trovato altre nuove leve: centinaia di metamorfosati di rospo comune (Bufo bufo), dall’espressione sempre grintosa, e diverse larve di salamandrina di Savi (Salamandrina perspicillata)…eccoli, in tutta la loro “possanza”!
Elena Cei – Sono un geko, un animale totalmente innocuo per l’uomo e anzi mangio gli insetti spesso fastidiosi, quindi utile. Sono simbolo di fortuna, rigenerazione, adattabilità, forza e capacità di sopravvivenza.
Se non sono il tuo tipo e per errore o distrazione mi ritrovo a casa tua, non mi sbatacchiare con la scopa, piuttosto sfrattami gentilmente con scopa e cassetta, te ne sarò infinitamente grato, anche io voglio vivere e crescere i miei figli. Buona estate!
EMPATIA PER I GECHI
Antonio Zonca – Hemorrhois hippocrepis (colubro ferro di cavallo), solito giro di controllo nel Molentargius con il collega e all’improvviso…li, a terra ormai privo di vita…. solo la sfortuna di aver incontrato un predatore; dalle ferite sembrerebbe un cane! Ecco il motivo per il quale i cani devono essere condotti al guinzaglio all’interno del parco perché, per quanto siano docili con le persone, con altri esseri esternano il proprio istinto predatorio, così come è avvenuto con il piccolo colubro. Il Molentargius non è un parco urbano dove poter portare il cane a scorrazzare, il Molentargius è un sito di importanza naturalistica dove si trovano decine di specie particolari, alcune rare, altre a rischio proprio per la nostra poca attenzione…
Gianluca Felicetti – Sono circa 500 i mufloni dell’Isola d’Elba dei quali il Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano – sì proprio un Parco Nazionale – ha deciso la condanna a morte.
La LAV ha chiesto al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa #iosonoambiente di intervenire nei confronti dell’Ente Parco per fermare il piano di eradicazione e identificare, in alternativa, metodi incruenti per regolare il numero dei mufloni sull’Isola – nel rispetto degli animali e dell’equilibrio ambientale – come azioni di cattura e rilascio sul territorio del continente (non in aree sottoposte a gestione venatoria) o programmi sperimentali di sterilizzazione, che nel medio termine possono garantire la forte riduzione numerica delle presenze.
Secondo il Piano previsto dall’Ente Parco, invece, l’intera colonia di ungulati presenti sull’Isola – introdotti quasi sessanta anni fa per fornire ai cacciatori locali una preda in più per la loro sanguinaria passione – sarà “eradicata” a colpi di fucili di precisione, ad opera di Polizia Provinciale e degli stessi cacciatori. A questi ultimi, inoltre, saranno regalati gli animali uccisi, a titolo di rimborso spese.
Munarin Patrizia – Questo è un ricordo riguardante l’ennesimo illecito sanguinario legalizzato dalla politica nei confronti degli animali.
Kj2 mamma orsa uccisa davanti ai suoi cuccioli a seguito di falsa testimonianza.Ad oggi non si è ancora resa nota la fine che hanno fatto le 2 creature troppo piccole per sopravvivere,con la complicità dei vertici del corpo della forestale trentina.
È questo il Pianeta su cui volete vivere ed imperare cari umani?
È con la prepotenza e la crudeltà che imponete la vostra misera legge della sopravvivenza del più forte?
L’uomo è la specie più dannosa e meno utile al Pianeta,più prima che poi la vera Forza nella Natura si sbarazzerà di lui come l’essere umano fa con gli animali.Senza alcun scrupolo.
Sergio Costa – 1 agosto, oggi è il giorno del non ritorno. Da oggi, cioè, inizieremo a usare più risorse naturali di quelle di cui dispone il nostro Pianeta.
Stiamo chiedendo troppo alla Terra e, anno dopo anno, questo giorno arriva sempre prima. Si chiama #EarthOvershootDay : allo stato attuale, ci ricorda il Wwf, è come se stessimo utilizzando 1,7 Terre.
Secondo i calcoli del Global Footprint Network, il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970, e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto.
L’Italia è decima in classifica dei più voraci di natura: se tutti vivessero come noi, servirebbero 2,6 Pianeti per alimentarsi.
Questi sono i dati. A noi, a ognuno di noi, toccano le azioni.
Non esiste un’unica soluzione, ma un insieme di pratiche: per esempio, giusto per citarne qualcuna, ridurre gli sprechi, a partire da quelli alimentari, fermare il consumo di suolo e l’abuso di risorse naturali ed energetiche. Chi ha l’onore e l’onere di amministrare il Paese deve ancora di più impegnarsi e fare la propria parte.
Abbiamo iniziato creando un grande contenitore comunicativo per le azioni del ministero: #iosonoambiente . Che non è solo uno slogan ma un modo di essere.
Chiediamo al Parlamento che al più presto approvi la migliore legge possibile per fermare il consumo di suolo: non possiamo più permetterci di aspettare.
Vogliamo farci promotori di politiche attive per la riduzione degli sprechi: stop all’uso di #plastica usa e getta, a partire dalle bottiglie di acqua ma non solo. Abbiamo detto, e stiamo muovendoci in questo senso, che il 4 ottobre il ministero dell’Ambiente sarà #PlasticFree , perché la maggior parte della plastica che usiamo finisce dispersa nell’ambiente e quindi in mare.
Stiamo lavorando a una legge che tuteli il #mare , che lo preservi per le future generazioni. Per farlo occorre cambiare, rivoluzionare il paradigma economico ed ecologico delle nostre scelte.
Chiedo a ogni cittadino di essere al nostro fianco in questo percorso che ha un solo obiettivo: la tutela della Natura e del nostro Pianeta. Ad maiora semper
Adriano De Stefano – IL FALCO CHE NON SI ALZERÀ PIÙ IN VOLO. Abbiamo recuperato un Falco pecchiaiolo ferito su segnalazione del proprietario di una cava a S. Lucia di Piave.
Consegnato al dott. Luca Frasson, del Centro Recupero della Provincia, da una prima sommaria valutazione, al povero volatile è stata diagnosticata una bruttissima ferita all’ala tale da comprometterne la capacità di volo.
Più noto come Adorno*, il Pecchiaiolo è specie protetta da oltre 40 anni tuttavia, è ancora oggetto purtroppo di un intollerabile attività di bracconaggio. Ciò avviene nella fase di migrazione verso l’Africa nello Stretto di Messina, il “collo di bottiglia” dove si concentra il passaggio obbligato per gli uccelli migratori, soprattutto nella provincia di Reggio Calabria.
Dopo aver trascorso l’inverno a sud del Sahara, i falchi pecchiaioli prendono la via del nord passando dalla Sicilia, da Gibilterra, dal Mar Nero dove, per loro sfortuna, li attende la “contraerea” dei bracconieri.
SPERIAMO SE LA CAVI.
* Lo Stretto di Messina, per secoli, è stato teatro di caccia tradizionale a questi uccelli. Qui il falco pecchiaiolo diventa “l’adorno”, così è infatti chiamato sulle coste calabre e sicule che s’affacciano in questo braccio del Mar Mediterraneo. L’abbattimento di questo rapace trae origini diversi secoli fa quando nella tradizione alto-medievale, era considerato animale erotico, simbolo di seduzione. Da qui, come credenza popolare, si ritiene che la caccia all’adorno sia una sorta di scaramanzia, un potere magico contro l’infedeltà della moglie quindi l’impellente necessità di abbattere almeno un “adorno” ogni anno per poter conservare la propria virilità, la tranquillità della casa e della famiglia.
In nome di questa antica tradizione, tramandata da padre in figlio, ogni primavera, sotto il sole cocente, occultati nei “passi” (postazioni costruite con ogni materiale, dal cemento al legno al ferro o improvvisato con mezzi di fortuna) aspettavano i “ceddi” per scongiurare l’”impotenza” e la “cornificazione” tra l’altro chi non ci riusciva ad abbatterne uno era soprannominato “sindaco” e veniva deriso in tutto il paese per un anno intero.
Da qualche decennio i falchi pecchiaioli sono protetti da rigide leggi ma il bracconaggio a questi rapaci è ancora rampante specialmente sulla sponda reggina dove l’incoscienza di talune persone porta a sparare anche da balconi e terrazzi delle abitazioni incuranti della pericolosità in barba alle normative vigenti .
Lazzaro Manlio Detti – Quando ero ancora in servizio nel C.F.S. ricordo che nei mesi primaverili ogni anno veniva chiesto su base volontaria chi era disponibile per andare in Calabria a contrastare la caccia all’ “adorno”. Ora non sono a conoscenza se questo tipo di servizio viene ancora svolto, ma, visto cosa e’ stato fatto del Corpo Forestale dello Stato, credo proprio che cio’ non avvenga. Ricordo che ad uno di questi volontari fu teso un agguato e rimase seriamente ferito!!! era in servizio presso l’allora Coordinamento Regionale di Firenze! Purtroppo cosi’ che capita!!! Conoscevo benissimo Zavoli in quanto andavo spesso al Regionale di Firenze dove lui ivi prestava servizio. Sarebbe bastato un “pelo” piu’ basso e sarebbe stata la tragedia! Tutto cio’ per mantener fede ad un’arcaica convinzione di quelle terre. Speriamo non sia piu’ cosi’!!!
Loreno Venanti – Posto dell’agguato localita di Santo Stefano d’Aspromonte!! Era il 1990 io ero sulla campagnola del secondo agguato, 16 pallettoni avevano attinto la Fiat top per fortuna con il tetto in lamiera tutti e sei non siamo stati feriti anche perché eravamo in guardia e avevamo risposto subito al fuoco ! tre di questi colpi sono passati tra i capelli del comandante la pattuglia!! sicuramente noi siamo stati fortunati perche volevano farci scappare il morto, erano in due uno con canne mozze ha sparato di fianco alla campagnola i colpi sono finiti in posti resistenti , l’altro ha sparato al capopattuglia e come detto tre pallettoni sono passati tra i capelli bastava un nonnulle e davvero era una tragedia !!! la nostra salvezza è stata anche l’aver risposto immediatamente ai colpi per cui non hanno più sparato gli altri pallettoni !!! Mentre esattamente una settimana prima stessa modalità di agguato hanno ferito Zavoli con ben 5 pallettoni ed è vero che è vivo per miracolo anche perché con un aereo dell’aeronautica da Reggio Calabria lo hanno trasferito a Firenze per essere operato ma la voce l’ha persa perché i pallettoni lo hanno ferito alle braccia ai polmoni e uno in gola!! Ma di questi fatti non ci hanno fatto neanche un elogio!!
Bruno Stivicevic – EINS ZWEI DREI, SPARARE, SPARARE ÜBER ALLES!
Non c’è e non ci sarà alcuna lapide laddove è stata uccisa la mamma Daniza, tra i larici, abeti rossi, pini silvestri e faggi trentini, non lontani dal confine con la Lombardia. Idem per il luogo dove è stata trucidata, tre anni più tardi, l’orsa KJ2. E non ci saranno delle lapidi laddove saranno uccisi altri orsi e lupi, se mai il ministro Costa non dovesse impedire al Consiglio Regionale trentino di procedere con il piano di pulizia etnica degli appartenenti al Popolo Orsi e al Popolo Lupi. Eins zwei drei, sparare, sparare über alles, si candida per l’inno trentino e mette d’accordo tutti, tranne il solito pugno di antischiavisti dotati da un antipatico senso di giustizia, ingombrante in questi tempi prettamente pratici.
Perché, in effetti, si tratta di una praticità nuda e cruda. L’agricoltore di turno, scocciatissimo perché le etnie boschive osano interferire con i suoi raccolti di patate, ortaggi e alberi di frutto, invoca la disinfestazione carabinesca istantanea. Recintare le colture come hanno fatto in Emilia-Romagna? Nichts! Le recinzioni costano! E qui siamo nelle terre dove i soldi valgono più delle vite. Eins zwei drei, sparare! L’allevatore di turno è incazzatissimo con i grandi predatori. Reti di protezione? Nichts! Costano! Siam matti? Eins zwei drei, sparare! Applaudono gli investitori nelle nuove piste di sci, nella millesima funivia, nel milionesimo parco giochi, nella miliardesima piscina. Eins zwei drei, sparare a tutti i disturbatori dei nostri profitti!
A Pinzolo, un presidio antischiavista e antispecista, ha protestato nel giorno del Ferragosto contro il ddl trentino che considera gli appartenenti al Popolo Orsi e al Popolo Lupi come “nemici da abbattere”. La scelta della data e del luogo non è casuale: al 15 agosto cadeva il quarto anniversario dell’inizio della lunga caccia a Daniza, conclusasi con la sua morte, nella notte di 11 settembre 2014. Daniza, il simbolo della pulizia specista, una madre ammazzata perché difendeva i propri figli, poi dispersi. Ora, secondo i governatori trentini, toccherebbe ai sopravvissuti dell’etnia degli orsi e lupi, proclamati dannosi. Il governo italiano, tolti di mezzo i lobbisti cacciatorenzi, una volta tanto è decisamente contrario all’ennesimo sterminio di vite classificate come “bestie”. Ma il governo italiano deve ancora farsi valere nelle terre trentine e l’esito è tutt’altro che scontato.
Della convivenza pacifica dei popoli umani e popoli dei orsi e lupi non se ne parla. Perché siamo nel regno del “io & mio!” Miei boschi! SOLO MIEI! Miei alberi (che taglio quando mi pare)! Mie mucche, che schiavizzo solo IO! Miei pascoli, laddove tratto gli intrusi a suon delle pallottole! Miei maiali, che mando a morte SOLO IO!
Chi dice, “Guardate, c’era della gente prima di voi in questo boschi che appartengono anche a loro”, viene guardato come un malato mentale: pensare che i lupi e orsi possono essere considerati gente? Ma siam matti? Pensare che le bestie possono aver dei diritti? Ma siam folli? Pensare che i cacciatori non amano la natura? Ma siam pazzi? Pensare che i trentini non abbiano diritto di regnare a casa loro? Decisamente fuori di testa!
Applaudiranno agli spari che puliranno le terre trentine dagli odiosi orsi e lupi (fino al prossimo finanziamento europeo).
Viene a pensare che se fossero mai esistiti gli Indiani di Trentino, sarebbero stati già archiviati e dimenticati.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...