MARTIRIZZAZIONE DI SAN GUALBERTO

romedio e gualberto.png

 

“- Non lasciare cadere le comunità cristiane in compromessi con i poteri di questo mondo. I pastori della Chiesa siano liberi dalle pressioni della politica e dalle offerte interessate, e ogni credente sappia denunciare con fermezza i soprusi e le omertà, come ha fatto san Giovanni Gualberto.
-Ti preghiamo per tutte le persone impegnate nell’amministrazione pubblica: la ricerca della trasparenza si esprima con leggi che ostacolino abusi e sperperi e che impediscano il privilegio e il favoritismo. Sostieni coloro che vi lavorano perché possano offrire a tutti un servizio efficace.
-Ti preghiamo per i forestali d’Italia, uomini e donne preposti alla tutela del creato, soprattutto per quelli che sono chiamati a lavorare in situazioni pericolose: non manchi loro il tuo aiuto e la tua forza.
-Ti preghiamo per avere saggezza e determinazione nell’affrontare i problemi dell’ambiente: aiutaci a non avvelenare l’aria e l’acqua e a non trasmettere alle generazioni che verranno una terra inospitale. Aiutaci a riscoprire la libertà e la gioia di una vita semplice e sobria.”

Mi sono attardata con ogni pretesto dall’entrare nella basilica finché mi son giunte le parole di SaintExupéry pronunciate dal successore di Gualberto “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”…e il mio cuore di madre vede sgocciolare le macchie rosse che, in quella uniforme marea nera, marchiano la divisa grigio ferrigno di Romano Masè, seduto rigido sul banco delle autorità; a intervalli regolari rotea di 90 gradi la testa verso l’ecclesia per riposizionarla di profilo rispetto all’altare, dopo un breve blocco esattamente sulla bisettrice dove non sfugge il mio lutto nell’abito stampato con la gigantografia di KJ2, l’orsa sparata da 150m per mano forestale mentre in zona impervia, usciva con i suoi tre cuccioli dalla protezione dell’ inaccessibile tana. Era il 13 agosto 2017.

Agli antipodi è Sergio Costa: <ll filo conduttore forestale è la misericordia ambientale perché è nella genia dei forestali, qualsiasi involucro li contenga, il dialogo e la prossimità con le persone (non individui) laddove eravamo solo noi; da san Gualberto all’enciclica “Laudato” un appello: rimanete, RIMANIAMO FORESTALI!>. Giuseppe Casetta, l’abate generale, ringrazia il ministro per essere andato oltre le parole che lui non poteva dire. Di contro il gen.Nistri, comandante dell’Arma, aveva snocciolato un rosario di numeri e percentuali. Ancora appropriato il pensiero al Piccolo Principe “i grandi amano le cifre…mai si interessano alle cose essenziali”.

Invece per te, Sergio, è il tuo segreto, è molto semplice… oggi il tuo cuore vede bene la penitenza inflittami qui a Vallombrosa poiché ti porti dentro il mio guardo. Un anno fa san Gualberto ti forgiava nel fuoco, come tu stesso ebbi a dirmi dolorosamente, in quel terribile luglio 2017. Allora poterono giungere a Vallombrosa su una unica auto solo quattro Forestali siciliani con il loro dirigente: trovarono il modo di portare l’olio a san Giovanni Gualberto poiché fu offerto da una azienda agricola.

Quest’anno un grande pullman, sguarnendo le Dolomiti di Brenta, ha riversato a Vallombrosa decine di forestali trentini che m’hanno attivato intorno un servizio d’ordine, spadroneggiando sui carabinieri che invano acconsentivano affabili alla mia presenza con cenni accoglienti e sorrisi benevoli. Mai avrei creduto di accedere alla lampada votiva di san Gualberto (arderà alimentata di sangue ursino?) grazie alla scorta protettiva del generale Ricciardi, mentre il passo m’era fisicamente impedito da trentini in divisa forestale che s’interponevano, grossi e gradassi, tra me e il loro signore.

Infine lui, Romano Masè, impassibile più che impavido, s’è lungamente trattenuto davanti a me che gli ho esposto, vera e diretta, il mio riflettuto odio: <Se si avverasse la possibilità di quella storiella per cui premendo un bottone muore un uomo, io sceglierei di eliminare dal pianeta lei, comandante Masè, perché rispetto a tutti i sadici e i pedofili e gli schiavisti e i criminali di guerra, lei ha l’aggravante infamia di far uccidere le mamme orse vestendo ignobilmente la divisa forestale…> infine mi sono interrotta, non essendoci alcuna corrispondenza in quegli occhi a fessura. E mi s’è disvelato perché proprio ed unicamente contro Romano Masè abbia percepito che l’unica arma difensiva fosse azionare un ipotetico pulsante. Il mostro, forse meccano, con voce inespressiva -priva anche di un umanizzante inflessione regionale- ha emesso parole logiche senza alcun calore e senso comune: <L’ho ascoltata con piacere. Verificherò le condizioni di DJ3>.

DJ3, la mamma orsa strappata al suo lattante nel maggio 2011 per essere richiusa nel piccolo recinto dell’Associazione cacciatori trentini da Lorenzo Dellai, allora presidente della provincia autonoma, che smagnassò contro l’allora ministra dell’ambiente Prestigiacomo. Quel Dellaio amico del viceministro PD dell’agricoltura, che dopo essersi seduto negli anni indifferentemente sullo scranno d’ogni settore del Parlamento, finalmente a marzo non è stato rieletto. Questo motiva strategicamente il comandante forestale responsabile AgenziaProv.ProtezioneAmbiente e dirigente ProvinciaAutonomaTrento che non rinunzia alla divisa che gli permette di tutelare in Parco Adamello-Brenta, in Comunità Giudicarie, in Pinzolo Funivie spa, in Associazione Albergatori tutti i Masè allocati!

Sperimentato che gli stereotipi simbolici non sono invenzione letteraria, è stato per me un sollievo tornare alla meschina banalità di un Dallapiccola, veterinario del suo macello in Valsugana, che in qualità di assessore problematico con occhi vacui ma tutt’altro che acquosi mi ha sobriamente ripetuto quanto mai (in vino) veritas: c’è chi in particolari condizioni vede allucinazioni di sorci verdi e chi sgraffietti di orse pericolose.

Ma chi son io per giudicare i vaneggiamenti da prosecco, se ancor mi pare di veder i visi dei miei stimati forestali sormontati dall’aquila dorata, quando invece quietamente rassegnati i tanti generaloni e generalesse, dismessi i neofitici furori dell’anno scorso, hanno varcato l’arboreto mormorando <…se mi avessero detto che sarei entrato qui in divisa da carabiniere…> a seguito di Alessandro Bottacci, gigante umano tra giganti vegetali: dotta erudizione ed arborea sapienza in naturale simbiosi. Ci andava presentando ogni tuja o cryptomeria prima ancora che la incontrassimo con una famigliarità amorevole e un corredo aneddotico che mi ha finalmente fatto sentire a Vallombrosa.

E anche il coro, depurato dai rindondanti ottoni dell’Arma impostisi in abbazia nel ’17, ha ricomposto nel fuggevole spazio del santo giorno la sua forestalità tra i legni vibranti di linfa del bosco. Certo il solerte cutfaarino che s’affannava ad improvvisare estemporanea documentazione video-sonora ad uso dell’ufficio stampa militare era alquanto stonato, ma era ormai tardi… i coristi forestali si scioglievano negli ultimi abbracci per tornare chi al comando, chi al museo, chi al ministero: per quanto ancora riusciranno a riaccordarsi chiedendo licenza alle diverse amministrazioni per vestire estranei panni neri come se da militari o da pubblici impiegati ad unirli non fosse da sempre la coralità grigioverde? “Un mormorio / Pe’ dubitanti vertici ondeggiò / E il dí cadente con un ghigno pio / Tra i verdi cupi roseo brillò. “

Intanto in ben più consacrata continuità padre Norberto s’apprestava a dirigere in abbazia il consueto coro benedettino, ma prima s’era soffermato qualche minuto a inorridire al mio racconto del forestale che con l’inganno morale e l’illecito penale ammazza le orse (Kirka, Daniza, KJ2) o le cattura (Jurka, DJ2) di fronte ai loro piccoli, abbandonandoli senza cure. A lui ho ripetuto la stessa esortazione accorata già raccomandata all’attonito abate generale che, benché ancora ignaro, aveva pronunciato illuminato una omelia così pertinente: <Vi prego, riconsacrate la basilica di san Giovanni Gualberto!>.

Antonella Giordanelli

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...