LA VITA REALE

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Andrea Boscherini
 – Lo sfatare miti e leggende popolari è una delle cose che più mi diverte e soddisfa! Soprattutto quelle legate ai serpenti che, in particolare nel nostro territorio, sono numerose e incredibili: vipere lanciate dall’elicottero e che cadono dall’alto degli alberi, serpenti cornuti e altri amanti del latte…e molte altre ancora! Una delle leggende più belle e divertenti quella del latte… solo i mammiferi hanno gli enzimi per digerire il latte e, anche nel caso in serpente riuscisse a berlo, farebbe una bella indigestione! Per me l’importante, più che delle nozioni scientifiche, è trasmettere il significato di rispetto e togliere infondate paure, per vivere in maniera più consapevole il rapporto con la natura!

Antonella Giordanelli – Ho capito il perché del livello culturale terraterra: non c’è più un albero su cui farsi legare per studiare come faceva l’Alfieri ! Ovunque mi capiti di passare non ritrovo più alberi che c’erano da sempre …. ieri non sono riuscita ad entrare all’anagrafe e sono rimasta ferma davanti alla piazza spianata guardandomi intorno attonita e sperduta, mi s’è avvicinata una vigilessa conosciuta chiedendomi gentile se avevo bisogno di lei; l’ho ringraziata, salutata e mi sono girata per tornare di corsa all’auto e scappare via dall’incubo – l’antica fontana sgocciola calde lacrime sulle pietre divenute incandescenti e tombali per quelle immense chiome verdi che le avevano sempre rese accoglienti: non più domestiche panchine di chiacchiere e refrigerio su aiuole di giochi colorati, ma il tendone mercenario dell’inospitale bar e gelati già squagliati in mano a turisti dalla pelle biancastra arrossata e i chiari occhi socchiusi per l’implacabile sole estraneo, che s’addossano all’ avara ombra data da una svergognata accozzaglia d’edifici invidiosi di quell’angolo ristoratore di portico guelfo.

Alessandro Bottacci – Il verde urbano non ha solo funzioni estetiche. In un momento di forte crisi del clima, le città divengono sempre più calde ed invivibili, costringendo a grossi impieghi di energia per combattere le alte temperature.
La presenza degli alberi in ambito urbano porta ad un notevole miglioramento del microclima e migliora la vita dei cittadini.
Meno condizionatori e più alberi per un futuro sostenibile.
Ma in Italia si fanno leggi per trasformare i boschi in cippato da bruciare, e ci sono persone che non capiscono il vero grande valore di tutelare le foreste

Lilia Casali – Spero che gli alberi entrino in sciopero di funzione clorofilliana, così noi umani e cretinegoisti moriamo subito!

Roberto Marchesini – Dobbiamo costruire un movimento in difesa degli alberi, dobbiamo farlo al più presto. Occorre farsi sentire perché la situazione è sempre più drammatica e senza alberi è l’intera vita a morire. Ecco le migliori barriere fonoassorbenti, siepe cupressacea leylandi e siepe di ligustro. Veloci da crescere, compatte ed economiche. Altro che barriere in cemento! Mettere le barriere in cemento vicino ai box del canile sarebbe creare un inferno, senza ricambio d’aria ed effetti microclimatici. Il verde infatti di notte rinfresca l’aria mentre il cemento rilascia calore. Oltre tutto il capitolo di spesa è un decimo! Inoltre l’effetto migliorativo microclimatico diminuendo lo stress avrebbe un effetto migliorativo anche sul fenomeno dell’abbaio perché i cani , più sono sottoposti a stress di vario tipo, compreso lo stress da calore e cattivi odori , più abbaiano. Difficile da accettare? Mah! A Naturama l’ho fatto e in appena un anno ho una barriera compatta di due metri. Giorni disperati a difendere gli alberi di Naturama – qualche migliaio – dall’arsura e dal caldo infernale, osservando il mondo meraviglioso degli insetti. Loro così diversi e così lontani, splendidi nei loro esoscheletri, così distanti da ogni tentazione antropomorfa. Odio l’estate e il suo sole impietoso, ma mi è cara nel darmi ogni anno la possibilità di fuggire il convulso dei rapporti umani. Tra le piante e gli insetti rinasco. Poi c’è Facebook che mi richiama nel peggiore dei modi. Potrei ignorarlo ma a volte è proprio impossibile. Entra nella mia vita ronzando, ma ahimè non è un insetto. Penso che se tutte le persone avessero degli alberi da salvare questo mondo sarebbe migliore.  La società neolitica è al tramonto e con essa tanti aspetti che da oltre diecimila anni ci portiamo dietro. La società neolitica del controllo umano sul vivente ha sancito lo sviluppo incontrollato della nostra specie, se vogliamo il nostro apparente successo, ma questo alla lunga si sta dimostrando la maggiore vulnerabilità, il peggiore epilogo. Guardarsi indietro è inutile perché il passato non ha risposte per noi. L’Antropocene, un termine che la dice lunga sulla nostra sopravvalutazione, è il tramonto del Neolitico, ma come ogni tramonto altro non è che la fine di un giorno.

Fulvio Mamone Capria – Il ministro governa i grandi temi, il Parlamento fa le leggi…poi a cascata Regioni, Cittá metropolitane, Province sopravvissute, Comuni, Comunitá Montane, Enti pubblici vari governano il territorio. Trovate il responsabile, ad esempio, della depurazione che non funziona in un determinato luogo o di uno scarico illecito di rifiuti o di un abuso edilizio. Che può fare il ministro? Niente…perchè noi ci occupiamo dei grandi scenari nazionali (dalla tutela di orsi e lupi alle bonifiche di siti altamente inquinati, dalle macro azioni sulla qualitá dell’aria ai decreti sull “end of waste” di determinate tipologie di beni/rifiuti). È sul territorio che le Autorità devono alzare la testa
Girano filmati e foto di inquinamenti e violazioni ambientali o contro gli animali. Va bene farli girare per l’indignazione popolare, ma sarebbe meglio che consigliaste a chi li ha osservati con i propri occhi (e inoltrati pubblicamente su facebook), di impegnare 15 minuti della propria vita per andare al Comando di Pubblica Sicurezza piú vicino per redigere un esposto al fine di avviare le indagini del caso o, in casi urgenti, di comporre il 112! Non è che girando i post salviamo l’ambiente o puniamo i delinquenti! Speriamo di inasprire le pene per i bracconieri (tema del contratto di governo), ma per una riforma seria della 157/92 legge quadro sulla caccia ci vorrá tempo.

Ettore Ilariucci – Una volta il 1515 interveniva subito ora il 112 ti prende e ti passa e ripassa il telefono.

Valter Reali – Un tempo esisteva il CORPO FORESTALE dello STATO…esperto in materia…oggi si va ad intasare uffici già oberati di altre denuncie di materie diversissime….povera Italia!!! 

Daniela Angela Maugeri – Non è facile ricostruire quello che hanno distrutto con tanta cura e comunque dovrà essere ricostruito dando il massimo e togliendo le brutture perché possa rinascere il C.F.S. che l’ambiente aspetta da troppo ormai.

Antonio Zonca – Per quel che posso dire… Magari ci fosse più collaborazione dai cittadini, spesso dobbiamo fare i salti mortali per individuare i trasgressori; quelli identificati sono comunque una minima parte rispetto alle trasgressioni accertate e senza la collaborazione e di tutti tale situazione rimarrà immutata, non ci può essere un agente dietro ogni angolo ma un occhio vigile di tutti si. Per questo concordo con il ministro, per ribaltare il paradigma occorre collaborare e denunciare, l’ambiente è di tutti l’ambiente siamo noi

Rossana Mianulli – In questi giorni di caldo asfissiante ho ripensato ad un episodio che mi è accaduto l’anno scorso a Roma.
Una sera sono rimasta “intrappolata” in una pressa di persone all’interno di un autobus senza aria condizionata.
Mancava l’ossigeno, gli odori erano nauseabondi, era impossibile non essere toccati.
Ad un certo punto ho creduto di non reggere, volevo scappare via.
All’improvviso ho pensato
“Dev’essere così che si sentono gli animali nei viaggi di deportazione”.
Sono rimasta immobile, paralizzata da un senso di angoscia profonda e di impotenza, tutto intorno era sfocato.
Ho capito, perché ho “sentito” sulla mia pelle, cosa prova un animale ammassato su un tappeto di escrementi, soffocato dai corpi dei suoi compagni, disperato per non avere via di uscita e possibilità di ristoro.
La notte ho sognato corpi di vitelli appesi e squartati ed agnelli che piangevano e venivano sbattuti violentemente a terra fino a farli morire.
Non posso descrivere il dolore di entrambe le situazioni.
So che tanti come me lo provano.
La mattina dopo l’ho raccontato, o meglio condiviso perché è un dolore che è stato “accolto” ed abbracciato.
Tra le lacrime ho singhiozzato «Il mio dolore non li libera, in questo modo non “servo”».
So che questo non è propriamente vero.
So che ciò che provo mi spinge ad agire, a non fermarmi.
Forse, declinando attraverso la razionalità, posso articolare meglio il pensiero sotteso a quella sensazione.
Le emozioni sono una dimensione personale, sebbene tutti i viventi ne siano capaci, esiste una profonda diversificazione nella loro soglia di percezione, nella loro intensità, nella loro elaborazione, nel loro riconoscimento.
Non possiamo pensare di avviare e far avanzare il processo di liberazione animale parlando il linguaggio delle emozioni, o almeno non solo quello.
È un linguaggio non universalmente codificato perché in una dimensione troppo “personale”.
È il riconoscimento dell'”altro” da noi e di conseguenza il suo rispetto come individuo uno dei nodi.
L’alterità e la sua intrinseca diversità rispettate non possono essere discriminate dalla giustizia.
Resta il dolore ma deve essere la forza che muove all’azione, non la paralisi, non la chiusura ad un mondo ancora troppo lontano dal principio di giustizia trasversale.
Non esiste un “noi” ed un “loro”, esiste una animalità condivisa, esiste una lotta condivisa.
Perché noi siamo gli Animali ammassati, asfissiati, terrorizzati, resistenti, ribelli resi impotenti ma che vogliono vivere.

 

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