INFANTICIDI IN TRENTINO

Negli anni ’90 passeggiando per Trento si potevano vedere vari animali selvatici: in piazza Dante c’era la Peppina, un’aquila reale rinchiusa in una gabbietta, e poi c’erano gli orsi bruni in una buca della stazione della funivia Sarzana e in un recinto di 8mq nei giardini pubblici Gocciadoro.
Inoltre c’era (e c’è) lo zoo con orsi, lupi e linci del Parco naturale Adamello-Brenta e l’orso rinchiuso nella buca dell’antico monastero di san Romedio.
INVECE sulle montagne orsi, lupi e linci erano estinti.
Tuttavia nel duemila sembrava che la mentalità dei trentini fosse cambiata e così, grazie al progetto europeo LIFE URSUS, furono catturati in Slovenia e liberati sulle montagne del Parco naturale Adamello-Brenta 10 giovani orsi bruni.
Beneamina dei turisti divenne subito Jurka: un albergatore le dava da mangiare e così lei non andava in letargo, ma passeggiava insieme agli sciatori. Era una grande attrattiva turistica così, quando morì l’orso prigioniero nel monastero di San Romedio, si decise nel 2007 di rimpiazzarlo proprio con lei. Aveva 3 cuccioli, che abbandonati soli scomparvero, mentre la loro mamma fu sterilzzata e messa in quella fossa dove non arriva mai il sole e dove tutti gli orsi si ammalano e impazziscono.Gli animalisti tedeschi salvarono Jurka nel 2010, liberandola nel loro Wolf und Barenpark Schwaezwald.
Adesso, ai nostri giorni, per la gioia di turisti/pellegrini i monaci tengono rinchiuso nella fossa di San Romedio un orso rosso dei Carpazi.
La assessore al turismo di Trento se l’è procurato con arroganza togliendolo alla tutela del Corpo Forestale dello Stato, che lo aveva sequestrato ad un privato che lo deteneva nella sua villa a Palestrina.
Contemporneamente Aurora, l’orsa DJ3  nata libera in Trentino, è stata sterilizzata ed imprigionata nel piccolo recinto dell’Associazione cacciatori.  Quando, nel 2011, la catturarono era insieme alla sua mamma Daniza, che l’aiutava perché aveva da poco partorito il suo primo cucciolo, Lorenzo. Lorenzo fu abbandonato libero, ma senza il latte della mamma stava morendo di fame. Così dopo pochi giorni fu preso anche lui e messo in un recinto adiacente a quello della sua mamma per fare un esperimento: allattarlo artificialmente e crescerlo senza le cure della mamma, che era rinchiusa lì a pochi metri dal suo piccolo. Dopo qualche mese Lorenzo fu liberato e divenne il cocco degli abitanti di Verona che salivano in montagna proprio per avvicinarlo: lui si fidava degli uomini…ed è stato ucciso.
Nel 2014 Daniza era l’unico esemplare dei dieci orsi importati che ancora viveva in Trentino, poiché anche Kirka era morta (con conseguente scomparsa dei suoi tre cuccioli) nel 2008 durante le operazioni di controllo.
Dunque Daniza era amatissima dalla popolazione e nel 2014 aveva tre cuccioli di pochi mesi, quando i governatori del Trentino hanno deciso di catturarla: è stata uccisa.
Adesso i governatori del Trentino hanno ordinato di catturare (e sterilizzare) oppure UCCIDERE appena esce dal letargo una bellissima orsa, KJ2 detta Minnie, per il manto scuro e per la sua timidezza. Anche lei ha tre cuccioli.
Nel resto d’Italia nessun orso è mai stato imprigionato, né sterilzzato né è mai morto per anestesia o strozzato da un radiocollare troppo stretto. Ma il Trentino è una provincia autonoma, non c’è il Corpo Forestale dello Stato e gestice la fauna e l’ambiente in modo autonomo: il Trentino ha una sua polizia e le sue leggi.  In Trentino il 13% delle normali operazioni di controllo sulla popolazione ursina porta alla morte dell’orso; mentre nel resto d’Italia la percentuale di morte è dello 0,00% e in Scandinavia dello 0,03%.
Ma non c’è da meravigliarsi: la provincia autonoma di Trento non segue né le leggi italiane, né le direttive europee: il consumo di pesticidi è il più alto d’Italia, nell’acqua potabile si sono trovate 185 sostanze di sintesi e il quantitativo di cromo esavalente nell’acqua è doppio del limite massimo rispetto alle altre sorgenti d’Italia; il tasso d’emissione di diossina nell’aria è mille (1000) volte superiore a quello concesso nel resto d’Italia di conseguenza il Trentino dovrebbe essere famoso per avere in più alto numero di casi di oncologia pediatrica di tutta Europa
LE POLITICHE AMBIENTALI DELLA PROVINCIA TRENTINA NON AMMAZZANO SOLO GLI ORSI !
Prof. Antonella Giordanelli
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Soppressione del CFS – Inizia la battaglia legale

La nostra Campagna #SalviamolaForestale, nata il 22 luglio 2014 con il lancio della petizione sul sito www.change.org/forestale, in questi due anni ha cercato di convogliare la protesta contro la decisione del Governo Renzi di sopprimere il Corpo Forestale dello Stato. Oltre alla protesta il testo della petizione contiene la proposta di rafforzare il CFS facendo confluire al suo interno tutte le forze di polizia che si occupano di ambiente (Corpi Forestali delle regioni autonome e Polizie Provinciali).

Sono tantissime le firme raccolte finora – 115.000 – e tante sono le associazioni e le personalità pubbliche che hanno aderito. L’elenco completo è aggiornato in tempo reale sul sito della petizione.

Il 3 giugno 2015 abbiamo avuto anche l’occasione di essere auditi in 1^ Commissione “Affari Costituzionali” della Camera dei Deputati, alla presenza della Ministra Marianna Madia, responsabile della “riforma” della PA che contiene anche la soppressione del CFS. In quella occasione abbiamo fatto entrare la nostra Campagna all’interno delle “Istituzioni” e fatto presente al Governo che la loro decisione di sopprimere il CFS fosse estremamente impopolare. Di seguito il filmato integrale dell’audizione.

Nonostante la nostra pressione popolare, unita alle dichiarazioni pro CFS di vari esponenti politici e tecnici, tra i quali si ricorda il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, il Governo ha proseguito per la sua strada e il 20 gennaio scorso ha fatto approvare dal Consiglio dei Ministri uno schema di Decreto che contiene non la riorganizzazione ma la soppressione del CFS.

La Legge Delega 124/2015, infatti, prevedeva la riorganizzazione del CFS e solo eventualmente la sua soppressione con assorbimento in altra forza di polizia. Il Governo, al contrario, non ha presentato nemmeno uno straccio di piano riorganizzativo del CFS, passando direttamente allo scioglimento.

L’unica soluzione a questo punto è far valere le nostre ragioni all’interno delle sedi giudiziarie competenti. I costituzionalisti da noi contattati hanno trovato numerosi vizi di costituzionalità al testo del Decreto dando così corpo e consistenza ai ricorsi che appronteremo presso la Corte Costituzionale.

Al momento lo schema di Decreto, dopo essere passato indenne al vaglio della Conferenza Stato-Regioni, si trova all’esame del Consiglio di Stato per poi essere sottoposto al parere non vincolante delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato ed infine alla firma del Presidente della Repubblica.

Confidiamo che tali organi dello Stato non facciano passare una legge con rilevanti dubbi di costituzionalità e che il Corpo Forestale dello Stato continui a svolgere la sua opera a difesa dell’ambiente tanto apprezzata dalla popolazione.

Nella sciagurata ipotesi che il Decreto entri in Gazzetta Ufficiale, dal giorno stesso partirà la nostra battaglia legale, organizzata dai singoli appartenenti del CFS senza sigle e bandiere di nessun tipo, con l’ausilio di una squadra di avvocati specializzati in materia amministrativa che stanno già elaborando le strategie processuali.

Gli appartenenti al CFS interessati a conoscere meglio la nostra iniziativa possono scrivere ai seguenti indirizzi: ricorsoforestalenord@gmail.com – ricorsocentroitaliacfs@gmail.com

 

UNITI VINCEREMO!!!

Cartello CFS CC