MONUMENTALE INCOMPATIBILITA’

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Valido Capodarca – CARABINIERI E CORPO FORESTALE? INCOMPATIBILI!

Vi sono delle realtà che, a volerle mettere insieme si creano dei pastrocchi assolutamente incapaci di produrre qualcosa di buono, perchè uno dei due deve snaturarsi e, ovviamente, sarà quello dotato di minor peso, che così smetterà totalmente di funzionare. Un aneddoto autobiografico sarà ampiamente esplicativo.

Era il 1977, anno più anno meno. Io, tenente del Corpo Automobilistico ero in servizio quale comandante del Plotone RR presso il 19° Btg. Cor. “M.O.Tumiati” e avevo ricevuto l’ordine dal nostro Comando Brigata Friuli di effettuare una autocolonna addestrativa. Le autocolonne! Il mio piatto forte. Presso i Reparti Automobilistici per i quali le avevo effettuate nel 7 anni precedenti mi avevano fruttato più di un elogio, per il preciso rispetto di tutte le regole: efficienza degli automezzi, velocità di marcia, distanza interveicolare, segnaletica in ordine, rispetto esatto al secondo dei tempi di sosta, rientro con precisione cronometrica. Sapendo che al punto indicato per la sosta (un ampio spiazzo sul greto del torrente Marina), ci sarebbe stato il Generale Comandante di Brigata a controllarci, avevo dato il meglio di me nell’organizzare ed effettuare l’autocolonna. Arrivati, precisi al secondo, al luogo di sosta, mi ero appena fermato che venni investito dalle urla del generale comandante. “Tenenteeee! Ma li vede i suoi soldati? Due si sono tolti il basco, altri hanno bottoni della camicia slacciati, il fucile lo tengono dietro il sedile, anziché a fianco, per rispondere subito a un attacco nemico. Molti hanno i finestrini abbassati (si era in luglio), sì che se un terrorista volesse buttare una bomba in cabina, lo farebbe in tutta comodità!”

Già, c’erano 4 operai a spalare ghiaia sul greto del torrente, ma non mi sembravano proprio terroristi!.

Insomma, l’aver eseguito con meticolosità tutto ciò cui ero stato addestrato alla scuola della Motorizzazione, per un generale di Fanteria non serviva a niente, avendo egli ricevuto tutt’altro addestramento alla scuola di Fanteria. Avrei voluto tanto ricoprire di vaffa il mio superiore, ma nella vita militare – come affermava argutamente il mio maresciallo D’Acquarica – c’era questo di aberrante: se due si mettono a discutere, si guardano l’un l’altro sulle spalline e sanno già chi ha ragione.

Eppure, Fanteria e Motorizzazione fanno entrambe parte dell’Esercito.

Carabinieri e Corpo Forestale, invece, provengono da due mondi e due generi di attività completamente differenti. Se la gente comune fino ad oggi vede nel carabiniere il garante della propria sicurezza, nell’agente forestale ha sempre visto l’amico al quale rivolgersi per un consiglio sui problemi dei propri alberi; l’aspetto investigativo e sanzionatorio, pur se presente, fa da contorno all’attività principale. Se il Comandante Regionale dei Carabinieri è un generale di Brigata e il Comandante del Corpo Forestale è un colonnello (correggetemi se sbaglio) è ovvio che sarà l’Arma dei Carabinieri a dare all’ex Corpo Forestale, con le sue direttive, una impronta del tutto simile alla sua, cioè più rivolta all’investigazione di reati e all’attività sanzionatoria. Tutti abbiamo assistito ai problemi che tutta l’Italia, in specie il Piemonte, ha avuto molto di recente con gli incendi. Sarà un caso che sia coinciso con la soppressione del Corpo Forestale? Personalmente, assisto con molta pena alla perdita di decine di alberi monumentali, totalmente abbandonati al loro destino, dopo che il Corpo Forestale aveva impiegato anni per censirli. Ma come possiamo pretendere che l’Arma dei Carabinieri li ritenga una priorità? Io, a questo punto, mi aspetto di tutto, persino una scena del genere. Il Comando dell’ex Corpo Forestale inoltra un messaggio di questo tenore al Comando dei Carabinieri: “Nella nostra provincia una colonia di cerambici sta distruggendo tutte le querce; si prega di impartire direttive.” E il Comando dei Carabinieri che risponde: “Investigate a 360 gradi; individuate i colpevoli e arrestateli!”

Antonella Giordanelli – secondo me prima di censire gli alberi monumentali hanno prima censito le più inette tra le forestali ed entrambi hanno fatto confluire in elenco nel minpaaf: degli ulivi MILLENARI del Salento neanche una scheda è stata sottoposta alla sovrintendenza di Brindisi, grazie ad una circolare della dott Angela Farina che prescriveva di soprassedere al censimento negli uliveti troppo antichi e troppo numerosi !!! la scelta è stata provvidenzialmente oculata giacché ci s’è risparmiato il lavoro anche per il futuro essendo poi ed ancora eradicati grazie a xylella e tap: occhio non vede, cuore non duole !

Gianfranco Oliverio Gentile – non facciamo più le martellate. …le graticciate. ..le gradonate. …

TAGLI

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Simone Lonati – Certo che io voglio torni la forestale, ma anche quando era forestale era tutto all’acqua di rose. L’altro giorno ero nel mio bosco da parte alla strada. È passata la forestale, si sono fermati perché li conosco e non sapevano io avevo boschi lì. Già quando gli ho spiegato che facevo un oasi naturale dove le piante non sarebbero mai state tagliare mi hanno guardato un po’ come un pazzerello, dicendomi che quando le piante erano grosse mi conveniva venderle pri ma che “marcissero” (luogo comune). Poi gli ho spiegato che ho grossi frassini (diam. 50-60 cm) che sono morti o deperienti per la nuova malattia fungina, allora io da danno la trasformo in opportunità ed invece di tagliarli gli sto piantando nel piede edere in modo che questi morti o che stanno morendo diventino supporto per le edere. Tanto quando una pianta muore o si dirada perché deperiente lascia passare luce per le altre. Hanno concluso che ero veramente pazzo. Questi sono gli elementi che lavorano alla forestale. Il capo è una donna, da donna dovrebbe dimostrare un po’ più di sensibilità.
 
Alessandro Bottacci – I forestali verificano ma in molti casi la legge permette e le sanzioni sono ridicole. Specie quando non c’è neanche la struttura del ceduo classico. Sono boschi già evoluti e ormai da considerare fustaie.
Chi autorizza non guarda e ognuno fa quello che vuole. Il mondo forestale ha perso la testa e invece di tutelare le foreste tutela chi le foreste le taglia. Una volta le leggi forestali servivano per frenare il taglio oggi servono per spingere al taglio come nel caso del dlgv 34/2018 (TUFF) la legge ammazza foreste
A Gavillaccio un nuovo taglio distruttivo (apparentemente tutto autorizzato) che ha trasformato un bellissimo bosco in un campo di battaglia. Un dolore fortissimo per la grande quercia secolare che dominava la salita per Gaville e che ora giace in pezzi a terra. In cinque minuti sono stati azzerati oltre 100 anni di vita e di servizio.
Il tutto per un guadagno esiguo per il proprietario.
Questa è la selvicoltura propugnata da Regioni e dal TUFF, una selvicultura contro la quale hanno combattuto generazioni di forestali veri.
Per il proprietario il guadagno e quasi nullo, tanto più rispetto al danno che subisce sul suo patrimonio.
Chi ci guadagna veramente sono le ditte boschive.
Sarei curioso di sapere quanto hanno dato al proprietario per tutto il materiale tagliato e quanto ricavano dalla vendita della legna da ardere e del cippato.
Il punto nodale di tutta la distruzione sono le leggi forestali regionali, troppo permissive e scritte più per favorire i tagliatori che per tutelare i boschi. Spesso le ditte ( non mi riferisco a questa) lavorano fuori delle regole della sicurezza del lavoro, delle norme sulle assunzioni e sulle norme fiscali.
Insieme ai Carabinieri forestali ci dovrebbero essere la Asl e la Guardia di Finanza.
La maggior parte del materiale legnoso in Italia è venduto a nero, ma nessuno se ne preoccupa perché si parte dalla convinzione (sbagliatissima) che comunque il taglio fa bene al bosco e alla economia.
In realtà il mondo dei tagli del ceduo è una zona d’ombra molto grande.
Chi autorizza (in questo caso la Città metropolitana di Firenze) spesso non fa neanche il sopralluogo e si fida di quanto affermato nelle dichiarazioni di taglio. In questo modo spesso cadono al taglio boschi evoluti, trattati come cedui giovani.
Essendo forestale da quasi 40 anni dico con tranquillità che le foreste non hanno bisogno dell’intervento dell’Uomo, l’Uomo invece ha bisogno delle foreste e la loro utilizzazione deve essere fatta con prudenza e competenza.
Sergio Staderini – Gli abitanti di Gaville più sensibili sono rimasti senza fiato. Chi aziona le motoseghe è la logica di San Profitto; la Citta Metropolitana voluta per rendere più autoritaria la nostra società è un organismo non eletto dai cittadini per cui non sappiamo nemmeno con chi protestare. Quando le decisioni sono prese da organismi non eletti dai cittadini prevale l’interesse privato e non quello pubblico. Per favore tutti noi riflettiamoci sopra.
Paola Campori – un sindaco ha detto in una riunione che è obbligo per i privati tagliare a 5 metri dalle strade ma le querce secolari ? Che sono rimaste tra le poche piante integre perché di solito segnavano dei confini …
Mauro Malossin i – Anche dalle mie parti in trentino si sta tagliando ovunque, c’è la corsa al massacro, si costruiscono strade forestali nuove, si tagliano piante ovunque lasciando delle aree vuote nelle valli e sui monti. La stessa forestale opera con macchine mostruose, prima tagliano e poi con le fresatrici riducono il terreno come un deserto .. e tutti dicono che abbiamo troppi boschi e si deve tagliare anche quello che non occorre, poi c’è la disposizione della giunta provinciale di tagliare tutte le piante a sei metri per parte lungo le strade, per evitare cadute e per la sicurezza .. La situazione peggiora ovunque e la gente sembra si sia bevuta il cervello assecondando tutte le scelte politiche anche le più sballate.
Leonardo Mastragostino – Al convegno di Vallombrosa un ricercatore illuminato ha detto LE MATRICINE SONO UNA FOGLIA DI FICO SU UN TAGLIO RASO, QUESTA È LA REALTÀ DELLA CONDUZIONE A CEDUO

INQUINAMENTO DA INCENTIVI

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Giuseppina Ranalli – I camini inquinano, è un fatto.

Affermare però che le centrali a biomassa sarebbero una valida alternativa all’inquinamento prodotta dai camini non ha senso.

Cerco di spiegare brevemente perché.

Le centrali a biomassa si propongono per produrre energia elettrica. Tuttavia solo il 20% del potere calorifico della legna può essere convertito in energia elettrica (per limiti fisici).

Per mascherare tale fallimento energetico propongono la cogenerazione, cioè l’utilizzo del restante 80% di calore per scaldare le abitazioni.

Il camino e la stufa si accendono quando è freddo: nei mesi invernali e solo in alcune ore della giornata. Pertanto le emissioni rapportate all’anno sono contenute.

Le centrali a biomassa lavorano anche nei mesi estivi e di notte. E quindi il recupero energetico, nei fatti, può essere garantito solo in alcuni periodi dell’anno e solo in alcune ore. Inoltre, per ragioni di sicurezza, gli impianti non vanno collocati a ridosso delle abitazioni e il trasporto del calore ad una certa distanza comporta elevate dispersioni.

Inoltre, la combustione nei camini e nelle stufe non raggiunge temperature molto elevate, significa che il particolato che si forma è grossolano. Fa certamente male alla salute ma è meno dannoso di quello prodotto dalle combustione nelle centrali a biomassa che, raggiungendo temperature più elevate, producono particolato avente dimensioni più piccole.

Gli effetti degli incentivi.

Nel 2000 la produzione primaria di legna da ardere, pellet e materiali legnosi era di 1.179 ktep (oltre 2 milioni e 600 mila tonnellate).

Nel 2018 la produzione di legna è stata di 7.065 Ktep cioè 15 milioni e 700 mila tonnellate.

L’importazione è passata da 488 ktep nel 2000 (1 milione di tonnellate) a 1.465 ktep nel 2018 (3 milioni e 250 mila tonnellate.

Come data di osservazione sullo stato dei boschi, non si può prendere il 1800 o il dopoguerra, come propongono gli interventisti dei tagli: è evidente.

Si deve fare riferimento al periodo in cui sono stati assicurati gli incentivi economici alla legna.

Finanziaria 2019:

Proroga degli incentivi agli impianti a biogas, la cui matrice è costituita per il 40% da reflui zootecnici, per altri 20 anni.

Decreto milleproroghe: proroga degli incentivi a tutti gli impianti a biogas con potenza massima fino a 300kw.

E qualcuno ha ancora la faccia tosta di dire che gli impianti a biogas/biometano servono per produrre energia!!

Ma veramente ci vuole una grande faccia tosta!!

Se tali impianti fossero in grado di produrre energia utile (maggiore cioè di quella che consumano) dopo 15 anni di lauti incentivi si reggerebbero da soli.

È facile da capire.

I veri numeri del biogas.

La tabella estratta da Eurostat, riferita al 2018, il fabbisogno totale di energia e l’energia prodotta dal biogas sia per la UE sia per l’Itala.

Facendo il rapporto si osserva che in Europa l’energia da biogas è pari allo 0,9%, in Italia è dell’1,1%.

Come è evidente, con oltre 2 mila impianti in Italia e circa 17 mila impianti in Europa si ottengono percentuali risibili di energia da biogas. Metà degli impianti sono stati realizzati in Germania, gli altri Stati della UE, ad eccezione dell’Italia, non hanno incentivato molto tale settore.

Da precisare che la Germania produce impianti a biogas e quindi ha interesse a mantenere in vita le sue filiere produttive.

Le produzioni di biogas, riportate nella tabella, sono lorde, significa che non sono decurtati i costi di trasporto della biomassa, di spandimento del digestato, di riscaldamento della biomassa nel digestore, di purificazione del gas, di compressione…..

Ora, con il pacchetto clima ed energia 2030, si intende puntare al biometano. Tale tecnologia è prospettata come una evoluzione di quella del biogas.

Si tratta, invece, di una follia peggiore del biogas. Infatti agli elevati costi energetici, sopra riportati, si aggiungono quelli per separare la CO2 e per comprimere il metano.

Nel 2006 tutti i principali giornali nazionali riportarono con enfasi la notizia che gli alberi vivi erano pericolosi perché emettevano troppo metano.

Distruggerli per il bene dell’umanità appariva l’unica soluzione sensata. Alcuni giornali usarono proprio questo titolo: “Gli alberi sono troppi”.

La notizia, che evidentemente i giornalisti riportarono senza un’ombra di critica, o di cautela, derivava da uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature in cui si affermava che gli alberi emettevano molto metano, un gas più climalterante della CO2, con conseguente accelerazione dei cambiamenti climatici.

Lo studio, come è ovvio, si rivelò sbagliato, ma la notizia fu certamente funzionale ai biomassisti.

Tagliare le foreste per produrre biocombustibili è sempre stato criticato dagli esperti di energia, come anche gli altri usi energetici delle biomasse, per via delle basse rese.

Anni prima, le biomasse erano state definite rinnovabili nella nota conferenza sul clima svoltasi a Kyoto: questo consentiva di incentivarle.

Tuttavia, nonostante gli aiuti economici, questo settore non decollava perché gli esperti di energia affermavano l’ovvio: le biomasse non sono una fonte rinnovabile ed è impossibile ottenere rese accettabili.

Con lo studio, che dimostrava che gli alberi erano pericolosi, fu facile stroncare le resistenze di chi si opponeva al crimine ambientale di tagliare le foreste per produrre i biocombustibili e bruciare la legna al posto del carbone per produrre energia elettrica.

A causa di quella leggerezza, per anni si è disboscato impunemente.

Oggi, in vista dell’obiettivo rinnovabili 2030, che prevede ulteriore utilizzo di biomasse (legna da ardere per il settore termico, legna per produrre energia elettrica nel settore elettrico e biometano e biocarburanti nel settore trasporti), i biomassisti si sono nuovamente ringalluzziti.

A dare loro una mano, di nuovo, si prestano “scienziati” i quali affermano che le superfici forestali negli ultimi anni sono aumentate.

E i giornali enfatizzano questa fandonia, smentita dalle fonti statistiche ufficiali, senza la minima critica e con lo stesso atteggiamento ossequioso di quando riportarono la notizia che gli alberi erano pericolosi perché emettevano metano.

Ci sono anche studi che affermano che “gli alberi con tante foglie sono pericolosi”.

E così dallo slogan di 16 anni fa “gli alberi sono pericolosi” si è passati a “sono pericolosi solo gli alberi con troppe foglie”.

La verità è che le biomasse non sono una soluzione energetica né potranno mai esserlo per un problema legato al potere calorifico. Nessuna norma umana può stravolgere le leggi della chimica e della fisica.

Ma la propaganda degli affaristi riesce a far credere di compiere il miracolo di produrre energia pulita.

Tutte queste tecnologie sono a energia a perdere, significa che si spreca più energia di quella che si produce.

Occorre fare fronte comune, raggruppare le forze e le energie e bloccare gli affaristi delle biomasse prima che la loro cupidigia distrugga l’ambiente e la nostra salute.

Fabrizia Jezzi – Il nemico degli alberi e’ potente: tagli abusivi, collusioni, complicita’, mafia, agronomi, consulenti ed esperti universitari collusi, politici ed amministratori collusi, pellet, centrali a biomassa finanziate dallo Stato(inquinanti e non rinnovabili) sperimentazione 5G, ditte e filiere del legno poco trasparenti, devastazioni dei boschi, distruzione del Corpo Forestale dello Stato, Polizia municipale non competente, assenza di controllo sul territorio, capitozzature ovunque, vivaisti e imprese del verde rampanti, esposti non recepiti, condanne minime o nulle per reati contro il patrimonio arboreo e del verde pubblico…

Ma peggio di tutti il rincoglionimento quasi totale della gente affetta da psicosi degli Alberi assassini e del Pino killer che permette e consente tutto cio’.

  

IL BENFATTO DISFATTO

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Carissimo Dr. Bortolotti
ci pensa? Sono passati 38 anni, circa la metà della aspettativa media di vita di un uomo, 38 anni da quando lei, in quel lontano 1982, mandò all’attacco i suoi efficientissimi 7.000 soldati, i suoi agenti di tutte le stazioni forestali d’Italia, con l’incarico di censire tutti gli alberi monumentali del territorio nazionale. In capo a pochi mesi, ben 22 mila alberi erano sulla sua scrivania, tutti mappati, misurati e fotografati. 
A quel punto lei partì in giro per l’Italia, per scegliere i 300 alberi da pubblicare nei suoi favolosi volumi di “Gli Alberi Monumentali d’Italia” del 1989 e 1990, che conservo tra le perle più preziose della mia libreria. Io, lo confesso, approfittai del censimento per sguinzagliare il mio agente segreto Luigi Scaccabarozzi per scrivere e pubblicare il mio terzo e quarto libro, sull’Emilia Romagna e sull’Abruzzo, dopo quelli sulla Toscana e sulle Marche.
I miei libri, lo riconosco, furono forse la piccola miccia che fece da innesco ai suoi, ma furono i suoi a far esplodere in tutto il Paese un fiorire di pubblicazioni e la cultura del Grande Albero. Lo sa che, dopo i suoi volumi, oggi esistono almeno 180 pubblicazioni sull’argomento? Lei fu estremamente corretto e di grande onestà intellettuale, nel rivelare la paternità delle segnalazioni di alberi che non provenivano dal mondo forestale. Lo fece con me (per il pioppo di Quattrino e la Cacatora), lo fece col signor Braschi per il Patriarca del Pollino, e forse con altri. Eppure, nei due libri, lei figura solo come autore dei testi e delle foto. Ma quando uno ha scritto i testi e le foto, chi altri è se non l’autore? Ma lei possedeva e possiede una virtù che solo i grandi hanno: la modestia, quella che impedisce a chi ne ha di avanzare pretese e reclamare meriti che gli spetterebbero.
Il grande censimento dichiarava anche l’obiettivo: far promulgare una legge di tutela per gli alberi monumentali. Lei conosce i tempi della politica. Sarebbero dovuti passare quasi 25 anni dalle sue pubblicazioni, per l’emanazione della legge 10/2013. Lei avrà saputo che dopo la legge, è ripartito il censimento, da zero. Perché? I suoi 22 mila alberi non andavano bene? Cosa ci sarebbe stato di più semplice che chiedere ai Forestali di tutte le stazioni di aggiornare la situazione di quei 22 mila? In pochi mesi avremmo avuto un elenco di 22 mila alberi, tutti mappati, georeferenziati e fotografati. Ma l’U.C.AA.FF (Ufficio Complicazioni Affari Facili) del Ministero deve aver lavorato anche la notte, per inventarsi un nuovo censimento da far fare (pensi lei!) ai comuni, presso i quali se c’è una persona ogni cento comuni che sa cosa sia un albero monumentale è oro colato. Così, dopo 7 anni, abbiamo un elenco di 3 o 4 mila alberi, e nemmeno tutti buoni.
Carissimo Dr. Bortolotti, oramai Lei (91 anni), io (75) e Scaccabarozzi (85) abbiamo tutti più che raggiunto quota 100, e possiamo metterci in disparte a vedere compiaciuti i risultati di quello che abbiamo seminato, con tanti appassionati che si danno da fare con entusiasmo. Ci sarebbe ancora molto da fare, per esempio, spiegare che gli alberi vanno rispettati, e non capitozzati. Ma ci penserà qualcun altro. Penso che Lei, io e Scaccabarozzi abbiamo messo da parte un capitale che nessuna svalutazione ci potrà mai portare via: una valigia di bellissimi ricordi, e le assicuro che, nel mio capitale personale, lei è tra i ricordi più belli.
Con rispettoso affetto
Valido Capodarca  

BIOFILIA E AUTOGESTIONE

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ANTONELLA GIORDANELLI – 1 APRILE 2015, IN PRATICA, OGNI MANIFESTAZIONE NON È STATA MINIMAMENTE CALCOLATA, COSÌ COME LA PETIZIONE E GLI APPELLI DELLE ASSOCIAZIONI. AL GOVERNO RENZI HANNO GIÀ DECISO A TAVOLINO. ORA CI SPIEGHI IL MINISTRO MARTINA: IN CASO DI INQUINAMENTO, TAGLIO ABUSIVO DI BOSCHI, BRACCONAGGIO E ILLECITI VENATORI, MALTRATTAMENTO O TRAFFICI DI ANIMALI, A CHI CI RIVOLGIAMO ORA? A POLIZIA E CARABINIERI, CHE DICONO SEMPRE DI AVERE COSE PIÙ IMPORTANTI DA FARE O CHE NON È LORO COMPETENZA? E QUANDO SUCCEDERÀ CHE FAREMO? VERRÀ IL MINISTRO MARTINA AD ASSISTERCI? VERRÀ RENZIE? CI SPETTERÀ ARRANGIARCI COME PRIVATI CITTADINI? DITECELO A QUESTO PUNTO, BASTA SAPERLO. IN COSA CONSISTE QUESTA “OPPORTUNITA'” DI CUI PARLA IL MINISTRO? OPPORTUNITÀ PER LE ECOMAFIE, PER LA CEMENTIFICAZIONE SELVAGGIA, PER LA CACCIA SELVAGGIA-BRACCONAGGIO, PER LA DISTRUZIONE DELLE AREE PROTETTE… CERTO, PER I DELINQUENTI E PER LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA (TANTO CARA A QUESTO GOVERNO, PIÙ DI QUALSIASI ALTRO GOVERNO PRECEDENTE) SARÀ UNA GHIOTTA OPPORTUNITÀ. MARTINA HA DECRETATO OLTRE ALL’OBBLIGO D’ ESPIANTO DELITTUOSO DEI PATRIARCHI ANCHE L’IRRORAZIONE VELENIFICA DELLA TERRA

LELE COPPOLA27 GENNAIO ALLE ORE 19:30 · PURTROPPO IL PICCOLO È STATO GIUDICATO DEBILITATO ED È STATO SPOSTATO IN AMBIENTE PROTETTO (DA UMANI). IO HO DISPERATAMENTE TENTATO FINO ALL’ULTIMO DI CHIEDERE CHE SI DESSE ALMENO QUALCHE ORA DI TEMPO ALLA MADRE DI RITROVARE IL SUO CUCCIOLO. QUESTO SAREBBE STATO L’UNICO MODO VERAMENTE EFFICACE PER SALVARLO, MA NON È STATO POSSIBILE E MI DISPIACE MOLTISSIMO. SICURAMENTE C’È DA AUGURARSI CHE LE CURE E L’ALIMENTAZIONE ARTIFICIALE POSSANO SALVARE IL CUCCIOLO, MA DAL PUNTO DI VISTA DELLA SUA VITA NEL MONDO NATURALE CREDO CHE SI POSSA GIÀ ANNUNCIARNE LA FINE. SONO ANNI CHE VADO INUTILMENTE RIPETENDO CHE LA FOCA MONACA È TORNATA A RIPRODURSI IN ITALIA, ORA ALMENO SPERO DI NON SENTIRMI PIÙ RIDERE DIETRO.

PAOLO FORCONI – UN ASPETTO CHE È STATO TRALASCIATO È IL TEMPO NECESSARIO PER EFFETTUARE IL SOCCORSO. SÌ PUÒ INTRAPPOLARE UN ANIMALE AL MATTINO E SOCCORRERLO ALLE 17.30?

Augusto De Sanctis – ISPRA non risponde su chi ha ordinato la cattura. Avranno rispettato il dpr357? Inoltre parlano di stato critico ma lo possono dire solo quando arrivati, cioè tardissimo Dal video della mattina si vede benissimo che l’animale era vigile ed attivo. Sui parassiti e sul quadro infiammatorio. Avete mai preso dei gattini? un lattante, digiuno probabilmente dal pomeriggio precedente. Provino a far stare 24 ore senza alimentarsi un gattino o un cagnolino, senza considerare lo stress di decine di persone attorno (e qui è un animale selvatico).

UGO DE CRESI – NELL’ULTIMO PERIODO HA RICEVUTO SEMPRE MAGGIORE ONERE DI PRIMO INTERVENTO IL POTERE DEL SINDACO DEL COMUNE DOVE VIENE RITROVATO L’ANIMALE.
IN QUALITÀ DI UFFICIALE DI GOVERNO E COME PRIMA REFERENZA DI SORVEGLIANZA SANITARIA.
IPOTIZZIAMO CHE LE ORCHE DI GENOVA FOSSERO AFFETTE DA PCB O MORBILLIVIRUS.
ERA FACOLTÀ DEL SINDACO CHIEDERE UNA BIOPSIA REMOTA DEGLI ANIMALI AL FINE DI EVITARE CONTAGI. LE LACUNE NORMATIVE SONO TAMPONATE DALLE INTERPRETAZIONI GIURIDICHE DEI SINGOLI COLLEGI GIUDICANTI.
FACCIO UN ESEMPIO. ALCUNE REGIONI HANNO/VOGLIONO MODIFICARE LA LEGGE 157/92 DEFINENDO LA FAUNA SELVATICA NON PIÙ COME PATRIMONIO INDISPONIBILE DELLO STATO MA COME “PATRIMONIO INDISPONIBILE DEI COMITATI DI CACCIA PROVINCIALI” (?)
NON È UNO SCHERZO.

MARINA ATTI – DALLA TANGENZIALE PASSO A RIDOSSO DEL CIRCO A BOLOGNA, VEDO I CAMMELLI LÌ, A DUE PASSI QUINDI STERZO, CAMBIO ROTTA E MI DIRIGO DOVE È POSIZIONATO IL CIRCO. SONO LE 2 DEL POMERIGGIO, NON C’È NESSUNO NON CI SONO SBARRE DA OLTREPASSARE, ARRIVARE FINO AGLI ANIMALI È SEMPLICE.
IL PRIMO INDIVIDUO CHE INCONTRO È PROPRIO LUI, L’IPPOPOTAMO. GIACE INERME IN MEZZO A UN ACQUITRINO FATTO DI FANGO E DEI SUOI ESCREMENTI. È IMMOBILE, SEMBRA MORTO. LO SPERO PER LUI. DAVANTI ALLA MAESTOSITÀ DEL SUO CORPO COSÌ UMILIATO, MI SONO SENTITA UN NODO ALLA GOLA INDESCRIVIBILE! QUANTA SOLITUDINE E SOFFERENZA NEL SUO CORPO AVVILITO, RASSEGNATO! I CIRCENSI SONO ABILI A TOGLIERE TUTTO A QUESTI ANIMALI, ARRIVANO A TOGLIERLI PURE LA VOGLIA DI RIBELLIONE! DIETRO ALL’IPPOPOTAMO SCORGO 2 O 3 CAMMELLI, QUANDO MI HANNO VISTA HANNO TIRATO SU IL LORO LUNGO COLLO E HO VISTO TUTTE LE LORO FACCE GIRATE DALLA MIA PARTE, I CAMMELLI SONO CURIOSI, L’HO SCOPERTO POCO FA. E ANCHE PER LORO STESSA STRETTA AL CUORE. GUARDAVO QUESTI ANIMALI E CON LE LACRIME AGLI OCCHI CONTINUAVO A RIPETERE “SCUSATE MI DISPIACE, SCUSATE MI DISPIACE, SCUSATE MI DISPIACE, SCUSATE…” MI GIRO ATTORNO E VEDO UNA FILA LUNGHISSIMA DI ANGUSTE GABBIE, POI ALTRI ANIMALI:
UN MULO, UN CAVALLO, UNO STRUZZO, UN LAMA. TUTTI PRIGIONIERI, TUTTI VITTIME DELLA STESSA SVENTURA. MI AVVICINO AL TENDONE PRINCIPALE E IL RUMORE CHE SENTO È AGGHIACCIANTE: UN RUGGITO MOZZATO DA UN CONTINUO LAMENTO MI RIMBOMBA NELLE ORECCHIE. UN TENTATIVO DI GRIDA MONOTONO, INCESSANTE, ATROCE. LÌ C’ERA IL RE DELLA FORESTA, L’ATTRAZIONE PRINCIPALE DELLA TORTURA LEGALIZZATA, DELLO SPETTACOLO DEGLI ORRORI, DELLA BEFFA, DELLA VIOLENZA. AL LEONE HANNO SPEZZATO OLTRE ALLA SUA VOLONTÀ ANCHE IL SUO ROMBANTE RUGGITO, TRASFORMANDOLO IN UN PATETICO INCESSANTE LAMENTO. SONO IMPOTENTE DAVANTI A QUELLA INGIUSTIFICATA PRIGIONIA, POSSO SOLO DOCUMENTARE, PIANGERE PER LORO E ATTIVARMI SEMPRE PIÙ PER URLARE NELLE PIAZZE E NELLE STRADE QUANTO SIA INGIUSTA, ASSURDA, OBSOLETA E INACETTABILE QUESTA MERDA CHIAMATA CIRCO.

CRISTIANO AUTOLYCOS MANNI – NELL’APPROCCIO DELLA NOSTRA SOCIETÀ AGLI ALBERI, CI DIMENTICHIAMO TROPPO SPESSO UNA COSA MOLTO IMPORTANTE: SONO ESSERI VIVENTI, E A LORO VA PORTATO TUTTO IL RISPETTO CHE SI DEVE ALLA VITA, QUEL SENTIMENTO CHE SI CHIAMA BIOFILIA, ALTRIMENTI ROMPIAMO UN EQUILIBRIO CHE LACERA PRIMA DI TUTTO LA NOSTRA ANIMA. È IMPORTANTE PERÒ RAFFORZARE IL LORO STRUMENTO DI TUTELA CHE ADESSO È DEBOLE, OBSOLETO ED INADEGUATO. PARLO DEL DPR 357 DEL 1997.

SIMONE LONATI – IL BOSCO SA MANTENERSI BENISSIMO DA SOLO; LA SALUTE DEL BOSCO NON SI BASA SUL TAGLIO, I BOSCHI ESISTONO DA MILIONI DI ANNI PRIMA CHE CI FOSSE L’UOMO CHE LI TAGLIAVA, ANZI IL TAGLIO PERIODICO È MOTIVO DI DEGRADO DI MOLTI BOSCHI; PER LE INONDAZIONI UN BOSCO “PULITO” TRATTIENE MENO L’ACQUA DI UN BOSCO “SPORCO”; L’UNICO CASO CHE GIUSTIFICA UNA SELEZIONE DELLE PIANTE POCO STABILI È IL CASO DI GRANDI FIUMI DOVE L’ACQUA PUÒ TRASPORTARE INTERI TRONCHI E POI INCAGLIARLI NEI PONTI; PERÒ LO SBAGLIO, SE IL CASO SI VERIFICA, CHE IN TALI FIUMI LE LUCI DEI PONTI DOVREBBERO ESSERE UGUALI O SUPERIORI DI 25 METRI CIOÈ A PROVA DI TRONCO EVENTUALMENTE TRASPORTATO; CERTO CHE SE PERÒ HANNO FATTO PONTI CON LUCI INFERIORI UN TRONCO INTERO TRASPORTATO PUÒ CREARE PROBLEMI; PER I TORRENTI LA CUI PORTATA NON È IN GRADO DI TRASPORTARE UN TRONCO LA TANTO FAMOSA PULIZIA NON SERVE; ANZI UN TORRENTE SPORCO FA SCENDERE L’ACQUA PIÙ LENTAMENTE CON MINORE RISCHIO DI DANNI;

GIOVANNI MUGHINI – SIAMO NEL G8 UNO DEGLI OTTO PAESI PIÙ INDUSTRIALIZZATI DELLA TERRA, AGGIUNGIAMO CHE IN EUROPA SIAMO IL PAESE CON IL PIÙ ALTO NUMERO DI FACOLTÀ DI SCIENZE FORESTALI (QUASI UNA PER REGIONE!), EPPURE TRATTIAMO I NOSTRI BOSCHI PEGGIO DELL’ULTIMO PAESE IN VIA DI SVILUPPO.

DIEGO INFANTE – C’È POCO DA FARE: LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI ODIA GLI ALBERI (È STATO SCRITTO PERSINO UN LIBRO). ANDATE A LEGGERE I COMMENTI AL POST DEL MINISTRO COSTA SULLE NUOVE AREE ZPS. UN QUADRO ANTROPOLOGICO DESOLANTE, TROPPE PERSONE SONO FERMAMENTE CONVINTE CHE IL DISSESTO IDROGEOLOGICO È CAUSATO DALLA MANCANZA DI GESTIONE. QUESTO PUÒ ESSER VERO PER ALCUNE FATTISPECIE DI BOSCO (GIÀ DEGRADATE), MA IN QUELLA SEDE TROVERETE UNA MIOPIA E UNA ARROGANZA SENZA PRECEDENTI: “AMBIENTALISTI DA SALOTTO” È DIVENTATO A TUTTI GLI EFFETTI IL MANTRA DELLA NOSTRA POVERA E PICCOLA ITALIA.

 

DA MANUALE

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CRISTIANO AUTOLYCOS MANNI – DA UOMO E NON DA FORESTALE, CERTI MODI DI TRATTARE GLI ECOSISTEMI BOSCHIVI E FLUVIALI MI FERISCONO. NON SO DESCRIVERE IN CONCETTI TECNICI LA TRISTEZZA CHE PROVO DI FRONTE A UN TAGLIO RASO, SIA ANCHE CEDUO, O AD UN TORRENTE VIOLENTATO. DA TECNICO, SICURAMENTE NON PROFESSIONISTA, SO CHE CI SONO ALTERNATIVE E, NEL PROPORLE, MI SONO SEMPRE POSTO, CREDO, IN UNA POSIZIONE DI EQUILIBRIO, ANCHE SE SUBISCO MOLTE CRITICHE E CLASSIFICAZIONI. VEDO IN MOLTI CONTESTI CHE LA PAROLA “AMBIENTALISTA” STA DIVENENDO OGGETTO DI DISCRIMINAZIONE, QUANDO PER ME È UN DOVERE CIVICO. UN LINGUAGGIO VIOLENTO CHE FILTRA ANCHE IN AMBIENTI POLITICI E, AHIMÈ, ISTITUZIONALI. NON USO PAROLE ESTREME (FORSE OGNI TANTO MI SCAPPA UNA NOTA FUORI SCALA), MA QUALCUNO RIESCE SEMPRE AD AGGREDIRMI DIALETTICAMENTE. IO DI MESTIERE DIFENDO IL BOSCO. ETICAMENTE E DEONTOLOGICAMENTE DEVO PROTENDERE PER LA SUA CONSERVAZIONE, E LO FACCIO LEGITTIMAMENTE, COME LEGITTIMAMENTE ALTRI RAPPRESENTANO INTERESSI PARTICOLARI. LO FACCIO, PERCHÉ SONO CONVINTO CHE LA GIUSTIZIA SI CONCRETIZZI NELL’EQUILIBRIO SAPENDO TUTTAVIA CHE QUESTO EQUILIBRIO È UN SISTEMA DI FORZE CONTRAPPOSTE. LA MIA OPINIONE, SPERO NON ESTREMA, È CHE QUESTO SISTEMA DI FORZE, ADESSO, STIA SQUILIBRANDOSI VERSO UN USO MENO SOSTENIBILE DEL BOSCO. E LO VEDO PERCHÉ LEGGO IN FORTE CONTRASTO TRA I PRINCÌPI DELLE LEGGI, E LE LORO DECLINAZIONI APPLICATIVE, SPESSO INQUINATE DA GRANELLI DI SABBIA CHE FRENANO O FANNO GIRARE LE RUOTE DALLA PARTE OPPOSTA. E QUESTO SQUILIBRIO CHE SI CONSUMA NEI TAVOLI TECNICI, NELLE SEDI ACCADEMICHE E NELLE AULE LEGISLATIVE, RENDE I FORESTALI SORDI AL DOLORE DEI CITTADINI. QUEL DOLORE A VEDERE IL PROPRIO BOSCO SVANITO, CONSOLATI DA UN BEL “RICRESCERÀ” CHE TRAMONTA OLTRE L’ORIZZONTE PSICOLOGICO DELLE PERSONE PERCHÉ, COME DICEVA HEIDEGGER, IL PROBLEMA NON È LA MORTE, MA LA “NOSTRA” MORTE.

Ugo de Cresi – Vengono infrante di continuo le normative vigenti, ad ISPRA va chiesto secondo quale previsione normativa in Puglia è stato bypassato il Sindaco del Comune che è il primo referente responsabile in qualità di Ufficiale di Governo.
E neanche il Ministro ha maggiore potere di indirizzo. Che si tratti di Orche, di Foche o di Dinosauri la Legge 157/92 attribuisce in maniera chiara ed univoca la responsabilità di gestione dell’animale al Sindaco del luogo ove è stato ritrovato l’animale, in qualità di Ufficiale di Governo.
Questa legge è periodicamente trasgredita da chi di volta in volta subentra in forma autoritativa illegittimamente.
A Genova Tethys e Acquario di Genova si sono autonomamente incaricati di assumere la direzione degli interventi coordinando addirittura la Guardia Costiera.
E’ stato fatto cenno al trattato ACCOBAMS senza però specificare che il trattato stesso attribuisce ai due soggetti funzioni di “osservatori” del trattato.
Tethys ha indotto Guardia Costiera a farsi accompagnare con una motovedetta vicino alle Orche per effettuare delle riprese con un drone in zona ASSOLUTAMENTE vietata per la vicinanza all’aeroporto.
Inoltre il drone era pilotato da personale non munito di qualifica e non autorizzato.
Tutte queste situazioni paradossali non devono accadere.
Se ci sono leggi vanno rispettate.
A Torchiarolo andava tutelata la funzione del sindaco che incaricando un veterinario locale di copertura antibiotica ed idratazione avrebbe fornito maggiori possibilità di vita alla foca monaca.
Non occorre essere biologi per capire che un intervento eseguito 12 ore dopo è tardivo e deficitario.
Punto.

Antonella Giordanelli
Sergio Costa ha subito dato ordine di monitorare ma non interferire con le orche a Genova …. così il pod è sopravvissuto al dolore nel corpo e nello spirito. Purtroppo in Puglia l’ISPRA ha seguito i suoi propri tempi ed intenti e il pensiero torna dolorosamente all’orsetto trentino Lorenzo e alla sua mamma DJ3 nell’infinito strazio della captivazione: cogliere al volo l’occasione unica col selvatico che fa punteggio…. che se va bene si svolta, e se va male t’inventi la storia che tu hai tentato di salvarlo ma…. E invece hai usato la sua vita per i tuoi fini professionali…… l’uni.sapiens …. Alla madre hanno tolto la figlia, al mare hanno tolto una foca monaca, ma alla scienza hanno dato un animale da imbalsamare !!!!!
L’etologia della foca monaca non la conoscevo… fertili dopo i 6 anni di età, partoriscono un cucciolo all’anno, il quale nei primi mesi di vita finché non sviluppa una capacità d’apnea adeguata trova rifugio fuori dall’acqua e raggiunge la mamma in mare per la poppata. La piccola Apulia era stata già vista nei giorni precedenti e filmata mentre dalle spiaggie salentine guadagnava il mare: stava bene. In seguito, di primo mattino viene segnalata a una ventina di km di distanza; tutto nella norma perché le foche si spostano in continuazione inseguendo i branchi di pesci e la mamma, forse aggregata con altre femmine, molto probabilmente era arrivata nello specchio di mare davanti a Torchiarolo. Così Apulia, in mancanza di scogli e grotte si era messa a dormire tranquillamente sulla sabbia nel basso anfratto formato dalle fondamenta di un bar sull’arenile. Quel perfetto ricovero tanto simile ad una grotta naturale, però, diventa luogo di prigionia e agonia perché lì l’hanno ingabbiata con delle transenne su ordine e in attesa di funzionari ISPRA da Roma. Arrivati dopo 11 ore sul far della sera, privi di attrezzature (non l’hanno neanche pesata) e di esperienza specifica verso un animale tanto raro, non l’hanno alimentata in alcun modo con l’intenzione di trasferirla il giorno dopo a Napoli. La notte invece di star con lei sulla spiaggia nel suo ambiente, non sapendo dove metterla l’hanno portata a casa di un abitante del luogo (non in un qualche ambulatorio veterinario). In quella casa privata (non sappiamo se dotata di vasca da bagno o doccia, e di camera per gli ospiti o divano letto, e di tavolo da cucina o piano cottura) senza sapere anamnesi e senza diagnosi e con nessuna pregressa esperienza di cura alla specie in letteratura medica, gli hanno somministrato per una generica copertura antibiotica un farmaco dosato senza conoscere il peso corporeo né le probabilità di shock anafilattico relative alla specie e all’età, determinata vagamente tra i 2 e i 4 mesi. Quindi l’hanno reidratata (non nutrita). E alle 2 di notte Apulia è morta.
Alcuni sostengono che la mattina successiva abbiano riportato il corpo sulla spiaggia, fotografandolo come se fosse lo stato della cucciola al ritrovamento il giorno prima (quando altre foto la mostravano in buona salute) e comunicando la morte come avvenuta la mattina invece che la notte ………La storia ricalca quanto avvenuto molto più a nord, in montagna con un’orsa: Daniza. Lì intervennero i veterinari SIVAE a criticare la malefatta della PAT, qui il CENTRO FOCA MONACA….è mio e nostro dovere come cittadini chiedere conto! Mi sembra che le responsabilità dell’ ispra siano pesanti. La vicenda si è svolta nel giro di ore (lunghissime tanto da determinare la morte lenta della cucciola, ma poche per presupporre un coinvolgimento diretto di Costa, che sempre nella sua lunga carriera di forestale prima e di ministro ora è stato contrario a captivazioni e in ogni situazione ha tutelato i selvatici in LIBERTA’). Fondamentalmente in queste due vicende paradigmatiche c’è stato un diverso approccio iniziale delle istituzioni locali: a Genova la guardia costiera che crea un cordone a protezione delle orche interdicendo agli umani d’interferire con la libertà di movimento degli animali, attenta a non spezzare il legame tra madre e neonato sofferente, qui invece al contrario gli umani che hanno bloccato artificiosamente ogni naturalità di comportamento precludendosene l’osservazione scientifica e al contempo rimanendo inetti per ore per infine intervenire senza alcuna esperienza veterinaria pregressa. A mio parere, spero confutabile, l’hanno ammazzata 3 volte: impedendo il ricongiungimento con la madre, l’unica che poteva darle cure parentali e nutrimento; stressandola con la prigionia, la manipolazione, il trasporto; somministrandole farmaci mai testati e in dosi mai calibrate su foche monache di 2 mesi ! Disposizioni ed operatività sono state assunte dall’organo tecnico del ministero dell’ambiente e, fosse anche con una giustificazione ontologicamente accettabile, colpa c’è stata!… imperdonabilmente, e son piena di dolore e di rabbia non da umana, non da orsa, non da foca, ma da madre.

 

CUSTODIA E GUARDIANIA

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Antonella Giordanelli – Piano Lupo? No Piano Mastino!
Il lupo italico è stato riconosciuto come sottospecie unica al mondo e pertanto ne va rafforzata la tutela, di contro vi è uno strumentale allarme lupo tra gli allevatori su presunti danni che questa specie, sull’orlo dell’estinzione negli anni ’80, potrebbe portare alle greggi lasciate incustodite al pascolo.
Storicamente la situazione di pericolo fu brillantemente superata nella zona che ha goduto senz
a soluzione di continuità la presenza del lupo e dei cani da guardiania, attraverso appunto quella che con felice espressione fu definita da Franco Tassi, allora direttore del Parco d’Abruzzo, “arma bianca”.
La zona appenninica dove sono naturalmente endemici lupi e cani antilupo coincide con le zone colpite da eventi sismici negli ultimi anni che necessitano quindi di un rilancio economico-sociale da parte delle Regioni Abruzzo, Marche, Umbria anche tramite l’impegno a preservare il loro patrimonio di biodiversità costituito dal lupo appenninico (che è bene ricordare pesa solo 25 kg se femmina e non supera i 35 kg se maschio) e contemporaneamente la ricchezza storica costituita dal possente mastino abruzzese della stazza di 50 kg che ancora si riproduce liberamente sui Sibillini e sui monti della Laga, oltre che su Gran Sasso e Majella, garantendo la purezza della discendenza per linea naturale. Infatti dal 1971, grazie all’Operazione san Francesco e al progetto “Arma Bianca” l’Italia è modello europeo per il successo ottenuto nel salvare il lupo italiano dall’estinzione tramite la tradizionale guardiania del mastino abruzzese, riuscendo a preservare e valorizzare contemporaneamente le peculiarità sia biologiche che culturali dell’Appennino. Tuttavia il lupo pur non essendo più in pericolo d’estinzione è ancora classificato come vulnerabile e pertanto la specie necessita di essere ancora particolarmente protetta. Inoltre sempre più la selezione cinofila del pastore maremmano-abruzzese va privilegiando, per motivi commerciali, invece che le attitudini caratteriali, alcuni canoni estetici del tutto inutili alla funzione di difesa delle greggi. L’introduzione incontrollata di razze canine estranee al nostro habitat come il cane lupo cecoslovacco ha ingenerato uno strumentale pressappochismo nell’allarmare rispetto ad un pericolo ibridazione e aggressività, senza che zoologi ed etologi possano diffondere informazioni scientifiche tramite mass media. Inoltre nelle Regioni ordinarie siamo in una fase estramamente critica per le zone agrosilvopastorali, perché è venuto meno l’unico corpo tecnico con funzioni di polizia in grado di vigilare sia sulla fauna che su cacciatori e allevatori, prevenendo e componendo le conflittualità con specifiche conoscenze e competenze. La popolazione ha perso col Corpo Forestale, oltre che colla polizia provinciale, ogni punto di riferimento e insieme il servizio attivo a prevenzione del reato, educazione al rispetto ed alla convivenza, recupero della fauna ferita. Il Corpo Forestale si prendeva cura dei territori demaniali e del patrimonio faunistico, in un’ottica completatamente diversa dai Carabinieri che non hanno mai amministrato, con impegno di fondi, mezzi e personale propri, animali e tenute che non appartenessero all’Arma , ma che rimanessero nella disponibilità effettiva e giuridica della collettività nazionale. Lo Stato dovrebbe ripartire con più oculatezza le competenze ministeriali, distinguendo gli usi economicistici ed imprenditoriali di coloro che svolgono professioni come agronomi, agricoltori, allevatori, tagliaboschi, balneari (dei cui interessi si fa carico il ministero dell’agricoltura) e i cittadini che non hanno un rapporto utilitaristico con i beni ambientali e faunistici in modo che anche questi ultimi siano rappresentati da un proprio garante nelle vesti del ministro dell’ambiente in grado d’interloquire riguardo a caccia pesca e foreste. Lo Stato deve assolvere i propri compiti con maggior efficenza tramite le istituzioni pubbliche preposte all’uopo, ad esempio facendo censire i lupi dall’ ISPRA, per assicurare unitarietà ed omogeneità nella gestione e fruizione del patrimonio nazionale, senza scaricare le proprie inettitudini e inadempienze sugli enti locali che poi subiscono il malcontento della cittadinanza che è costantemente depauperata di servizi e discriminata in base alla regione di residenza. Così come purtroppo è avvenuto ed avviene in Salento dove ulivi millenari sono cancellati impunemente dal patrimonio dei beni comuni senza che ne rimanga traccia neanche nella memoria per le future generazioni perché mai censiti come alberi monumentali da ente nazionale super partes.
Arianna Stocola – potete gentilmente spiegare a tutti cosa ci fanno delle capre al pascolo a inizio Dicembre in 50 cm di neve ? Quando dovrebbero essere già ricoverate in pianura? Potete spiegarmi perché non ostante ci siano state nevicate abbondanti e previste per giunta da giorni nessuno si sia preoccupato già da un pezzo di recuperare le capre ? E in fine perché non ci sono cani da guardiania in località dove si conosce la presenza del lupo da un bel po’? Forse in tutto questo la vera drammaticità è la poca presa coscienza e la difesa a spada tratta di chi il proprio lavoro forse forse non lo fa poi tanto bene .. e non serve venire dalla città qui per capirlo
Pasquale Luciani – Noi abbiamo 16 branchi e mai persa una pecora …un gregge senza cani e come una scatola di cioccolatini ad un party…
Alberto Montagna – Un caro amico pastore abruzzese un giorno mi disse ” il lupo seleziona non solo i selvatici ma anche i pastori in chi lo sa fare e chi no “. Sante parole
Marco Congiu – il lupo fa il lupo! Ci sono i sistemi attivi o passivi per cercare di limitare i danni.
L’essere umano è il suo egocentrismo.
Siamo ingranaggi di uno stesso motore. Quando ce ne renderemo conto avremo ben chiaro tutto il tempo perso!
Paola Centofanti – il modo di disincentivare la fauna ad attraversare le strade è già stata inventata è sperimentata con successo! Dato che però i dissuasori stradali hanno un costo nessuno li vuole applicare!ma è stata sperimentata anche su strade italiane con una diminuzione del 99% dell’ incidenza di incidenti dovuti a fauna per cui i metodi ci sono basta renderli obbligatori
Ornella Dorigatti – SERATA SUI LUPI
Trentino, gennaio – abbiamo avuto il piacere di partecipare ad una serata informativa (probabilmente finalizzata ai fini per raggiungimento per eventuali voti per le prossime elezioni)
In caso contrario non si capisce perché tutta questa miriade di serate informative che per il passato non ne avevamo mai visto un’ombra.
“MIKY” allians dott. Michele Dallapiccola, ex. assessore alla caccia, pesca, agricoltura, ecc…. si sta rivelando proprio un simpatico ultimamente. Ha spiegato in maniera pulita ed esaustiva le vissecitudini degli orsi e dei lupi del Trentino.
L’ho ha fatto in maniera ironica, in alcuni passaggi, così tanto per stemperare un po gli animi e noi non conoscevamo certo questo suo stile burlone.
Nel caso si trovasse a piedi con il proprio lavoro potrebbe trovare sicuramente lavoro in una qualche compagnia filodrammatica.
Certo che non si è risparmiato di fare del terrorismo psicologico,tra le righe,e su questo ci ha marciato parecchio, vista l’aula colma di cacciatori, pastori, allevatori e qualche animalista presente da lui puntualmente notato.
Gli abitanti della Vigolana (dopo questa serata pseudo informativa) e la serata secondo “MIKY” hanno paura ha tornare a casa a piedi. Certo sarebbe utile che la stessa platea sentisse un’altra campana per poter avere una consona informazione.
Tumori, pesticidi,incidenti automobilisti, di caccia, fanno in realtà un bel numero di morti, ma questo non fa notizia. Il problema è che il lupo non mangia le pecore dell’amico …. dell’amico.
Nonostante questo sembra che i recinti e i dissuasori che la precedente giunta stava adottando continuano ad avere una certa efficacia, di conseguenza spiace per i poveri allevatori che perdono dei capi di bestiame a loro affezionati, anche se alla fine vanno tutti al macello e vengono tramutati in denaro.
Per concludere al di là della sottile ironia a modesto parere la convivenza appare possibile. Non era della stessa idea il dott. Dallapiccola come un buon camaleonte si plasma e costruisce la propria relazione in base alla platea che si trova di fronte.
Forse qualcuno nel settore, sta capendo che i possibili voti non vengono solo da una piccola minoranza collocata in Trentino, ma la gente è sempre più sensibile a fattori ambientali e potrebbe portare i propri voti anche da un’altra parte.
Ricordiamoci che il lupo e l’orso sono animali protetti.

MADDALENA DI TOLLA DEFLORIAN – PERCHÉ MAI SI DEVE FOCALIZZARE UN MESSAGGIO ALLARMISTICO SU IPOTETICI E RARISSIMI “CONTATTI” E PARLARE DI PRONTO INTERVENTO DEL 112 (MANCO IL LUPO FOSSE UN CRIMINALE). QUESTO È L’UNICO MESSAGGIO DIFFUSO DA PARTE DELLA LISTA DEL SINDACO (ALTOPIANO DELLA VIGOLANA), SENZA CHE FINORA IL COMUNE ABBIA FATTO LA BENCHÈ MINIMA INFORMAZIONE COMPLESSA SUL LUPO. NON C’È ALCUN MOTIVO DI DIFFONDERE MESSAGGI SIMILI. IL LUPO È UN TASSELLO PREZIOSO DELLA BIODIVERSITÀ. I LUPI SONO NATURALMENTE PRESENTI AL LORO POSTO,DENTRO IL NOSTRO ECOSISTEMA. UN COMUNE SAGGIO NE PARLA IN MODO CORRETTO E COMPLESSO, ILLUSTRANDONE LE CARATTERISTICHE BIOLOGICHE ED ETOLOGICHE, SUGGERENDO CORRETTI COMPORTAMENTI DI RISPETTO, (E ANCHE MAGARI DI IMPEGNO PER LE PREVENZIONE AGLI ALLEVATORI). NON HO MAI VISTO CONSIGLI SIMILI SUI RISCHI DELLA CACCIA, PER DIRE, DA PARTE DEI NOSTRI COMUNI. EPPURE LA CACCIA UCCIDE OGNI ANNO CIRCA TRENTA PERSONE IN ITALIA E NE FERISCE CENTINAIA, UCCIDENDO ANCHE CENTINAIA DI ANIMALI DOMESTICI.
I LUPI, INVECE, NON UCCIDONO LE PERSONE IN TRENTINO E IN ITALIA. “ALLA VISTA DEL LUPO” SI GUARDA E BASTA, NON SI CHIAMA IL 112. MALE, MALISSIMO. QUESTA COMUNICAZIONE È SBAGLIATA.
I MAGNIFICI LUPI SONO TORNATI A CASA LORO, CHE È ANCHE CASA NOSTRA… BEH: CHE CHI PROVA FASTIDIO ANZICHÈ RENDERE IL POVERO LUPO OGGETTO DI ASTIO E PAURE ASSURDE, INFORMI E FORMI LA POPOLAZIONE ALLA SERENA CONVIVENZA CON UN ANIMALE ALPINO FINO AL MIDOLLO, CHE HA DIRITTO DI VIVERE QUI.
AGGIUNGO: I “CONFINI DEL CENTRO ABITATO” COSA VORREBBE DIRE IN VIGOLANA? I PRATI A LATO DELLA STATALE ALLA ROTONDA FRA I PAESI, SONO “CENTRO ABITATO”? AH, SE RAGIONIAMO COSÌ NON VOGLIAMO NESSUN LUPO, IN PRATICA. DA LÀ I LUPI PASSANO PER CAMBIARE VERSANTE, SALGONO E SCENDONO DA E VERSO IL BOSCO. ABBIAMO FRAZIONI SPARSE OVUNQUE. QUI TUTTO È BOSCO E CENTRO ABITATO INSIEME.

MCristina Solza – Hanno dimenticato una postilla: mentre prendi il telefono e digiti 112, il lupo è già sparito.

ALESSANDRO GHEZZER – L’ALLARMISMO DEMENZIALE
QUEI TRE PUNTI SAREBBERO VALIDI PER CHI AVVISTASSE I CACCIATORI PIUTTOSTO, VISTO CHE FANNO 30 MORTI OGNI ANNO.

Davide CelliIstruzioni per l’uso. Vi entrano i ladri in casa? Non sparate, vi arrestano, poi vi condannano e buttano via la chiave. Come salvarsi? Comprate una quaglia, una lepre, un piccione, un fagiano, e allevatelo nelle vicinanze di casa. Arriva un ladro, sparate. L’avete colpito. Pazienza. Dite di essere un cacciatore. Nessuno vi farà niente e ne uscirete più puliti del culo di un bambino.