ORCHI ED ELFI

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Alberta Magara Postorino – Io conoscevo uno che abitava a Monghidoro….disse che un vecchio lupo era entrato nel suo recinto….mise un laccio. Qualcuno evidentemente “fece la spia”e si presentarono da lui 2 guardie forestali. Con strafottenza, mostrò alle guardie le orecchie del lupo che,a suo dire, l’animale aveva “lasciato attaccate alla rete di recinzione” mentre scappava , spaventato dal suo cane….I forestali non poterono fare nulla. Io avrei voluto attaccare le palle si quest’ “uomo” alla medesima recinzione e poi dire ai carabinieri, che il “signore” in questione le aveva lasciate attaccate alla rete mentre scappava. Ma mi avrebbero sicuramente arrestata.

Davide Celli – Un lupo e stato ucciso a Loiano, un ridente paesino dell’Appennino Bolognese. Un proiettile gli ha attraversato il cuore. Ci tengo a ricordare che fatti simili non rappresentano una novità. Due anni fa un lupo fu trovato impiccato a Qualto, una frazione del Comune di San Benedetto Val di Sambro. L’episodio in questione in prima battuta fu coperto e si continuò a sostenere che il lupo era morto per cause da accertare fino a quando non incominciarono a girare su Facebook le fotografie di questa povera bestia ammazzata e appesa ad un ramo. Di fronte all’evidenza ci furono persino dei sedicenti amici dei lupi che per inspiegabili motivi tentarono di mitigare l’accaduto dicendo che il lupo era stato impiccato da morto e che comunque era affetto dalla rogna e sarebbe morto comunque. Ma che differenza potrà mai fare se è stato impiccato da vivo o da morto? Il messaggio arriva forte e chiaro: “il lupo è stato giustiziato!!!” Anche in guerra, quando si vuol mandare un segnale, s’impiccano sulle piazze prigionieri che sono morti fucilati. La spettacolarizzazione di un’esecuzione è parte integrante della propaganda militare in zone di guerra. Questo per dire che anche questo caso cadrà molto probabilmente nel dimenticatoio, dato che, a oggi, nessuno ha mai reso nota l’autopsia del lupo impiccato a Qualto. E dire che, (come nel caso del lupo ucciso e appeso ad una fermata dell’autobus nel Riminese) si sa sempre di chi si tratta. Io stesso, anni fa, andai ad una festa, proprio a Loiano, e fra i presenti (quasi tutti a favore di orsi e lupi) c’era un vecchio che disse a più riprese che lui se ne fregava della legge di protezione dei lupi: “se entrano nel mio podere sparo e poi butto la carcassa da qualche parte a marcire”. Ero stato invitato da un’amica che mi aveva presentato al pubblico come una brava persona prima di farmi svolgere l’ennesima conferenza, e quindi non lo presi per il bavero per poi cacciarlo fuori a calci nel culo come del resto mi è capitato di fare in altre circostanze semplicemente strinsi i pugni sotto il tavolo per scaricare la rabbia. Questo per dire che chi ammazza gli animali, nei piccoli paesi, quasi sempre se ne vanta al bar, sanno tutti di chi si tratta, ma nessuno gli va mai a frugare in casa. Conto sul Sindaco di Loiano che mi pare una brava persona, staremo a vedere se andrà diversamente da come sono andate le cose a Qualto. Per il resto non c’è niente da fare, fino a quando non ci organizzeremo come movimento politico, orde di brutte persone, dalle mani sporche di sangue, votate ai più biechi crimini contro gli animali, resteranno impunite continuando ad agire nell’ombra.
Si possono indire petizioni, lanciare appelli, manifestare, ma fino a quando non ci saremo noi all’interno della stanza dei bottoni vinceranno sempre i cattivi. Quelli che avvelenano, sparano, uccidono.

Alessandro Di Rienzo – Politica di gestione del randagismo inesistente o inadeguata. Piacerebbe a tutti (più o meno) di vederli sempre liberi ma non siamo in un romanzo di fantasia, la realtà dice che cani randagi portano problemi che la gente poi risolve in modo drastico. Quando non muoiono già di loro per incidenti, malattie e fame. Il sindaco è responsabile di ogni animale che vive nel suo territorio di competenza e lo è per quanto riguarda il fenomeno del randagismo, della sua gestione e quindi deve rispondere delle inadempienze. Cara signora Francesca Valenti – sindaco di Sciacca, mi spiace ma Lei adesso ha sulla coscienza tutte queste vittime innocenti, se non è in grado di assolvere i compiti che Le impone il Suo ruolo istituzionale, si dimetta e lasci il posto a qualcuno più competente e responsabile. Parla di tutelare l’immagine della Sua città, invece avrebbe dovuto tutelare quegli animali. Forse è più attenta a salvare le apparenze che alla vita di decine di cani. Quindi adesso, invece di versare lacrime di coccodrillo, faccia qualcosa per salvare almeno chi è rimasto vivo, se non vuole altre vittime sulla coscienza. Grazie.

Fabio Dolia – Una vera FOLLIA!!!!La settimana prossima il governo approverà la legge DISTRUGGI-BOSCHI, e la spaccia per forma di tutela!
Ecco cosa prevede:
1) TURNI DI TAGLIO COSTANTI: nessuna cura del bosco in quanto ecosistema e habitat di milioni di animali, ma solo quale fonte di redito per il legname
2) POSSIBILITA’ DI CREARE STRADE E PISTE TEMPORANEE: con la scusa della prevenzione degli incendio, si garantisce un più facile accesso ai mezzi per il prelievo di legname
3) RIDEFINIZIONE DI “AREA BOSCHIVA”: ho il sospetto che l’esclusione di tartufaie, castagneti, noccioleti e altre aree “produttive” dalla definizione di boschi possa limitare l’efficacia dei divieti di caccia, ad esempio dopo gli incendi, nelle aree boschive
4) TRASFORMAZIONE DELLE AREE BOSCATE IN ALTRA DESTINAZIONE D’USO, in cambio dell’obbligo di MONETIZZAZIONE!!! In pratica, chi paga, potrà disboscare… ASSURDO!!!
5) SOSTITUZIONE DELLA GESTIONE DELLE SUPERFICI PRIVATE: se un proprietario SCEGLIE di non SFRUTTARE i boschi nel proprio terreno, se li vedrà sottrarre a favore di imprese o consorzi che li utilizzeranno in sua vece (anche in disaccordo sui lavori da eseguire)!
Queste le parole del relatore, (dis)onorevole Enrico Borghi: “Il bosco torna ad avere un PIENO VALORE, patrimonio non più da contemplare, ma da GESTIRE efficacemente”.
Ancora una volta ci autonominiamo PADRONI della Terra, riducendo l’ambiente a mero aspetto economico. Infatti ad esultare sono proprio gli imprenditori: “avremo più materie prime e si creeranno migliaia di posti di lavoro”
Il cancro umano è ormai inarrestabile.

Enzo Dionisi – Immagini della morte della bandiera della Forestale, atto indegno vergognoso fatto da gente presuntuosa, le bandiere si conquistano sul campo di battaglia no con lerce manovre da sottobosco governativo, penso che il generale che ha preteso che gli venisse consegnata la bandiera ha fatto un atto abominevole, il pseudo forestale rappresentato nelle immagini spero che non sia uno dei veri forestali altrimenti andrebbe preso a calci nel culo, come si permette di consegnare un bandiera senza l’approvazione di tutti, soprattutto quelli come me che hanno indossato la divisa per quarantanni, quella è una bandiera che appartiene a tutti noi a singole persone, è il simbolo del nostro lavoro della nostra dedizione e rappresenta sopratutto quelli che sono morti in servizio,vergognatevi, meriterete tutti di essere presi a calci nel fondo schiena. Abile mossa Renziana: eliminiamo il simbolo così si vanificano tutte le richieste di giustizia che sono state fatte, ormai sono morti. Vergogna vergogna vergogna vergogna se avete un po’ di pudore andatevi a nascondere.

 Dario Rapino – Quasi un’intera giornata di lavoro per ottenere questo unico scatto di un animale rarissimo da avvistare: la Martora. Una lunga scarpinata per arrivare sul posto, preparare tutto, fare prove e controprove, tornare indietro, arrivare a casa ed accorgersi di aver dimenticato di accendere il sensore rifai tutto il percorso che è quasi notte, ti metti a letto distrutto scrutando il cielo e pregare che non piova prima delle otto del giorno dopo, per avere il tempo di recuperare il tutto, perchè non vada distrutto dall’acqua… Scorrere gli scatti: solo tre in un’intera notte, l’ultimo è quello giusto. Voi come vi sentireste? Al settimo cielo, risposta esatta. Perchè il bosco è la mia casa ed ogni animale che vi alberga mio fratello. Proprio così.

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A KM ZERO

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Il problema degli incendi boschivi risale alla fine degli anni ’60.

Lo spopolamento della montagna ha determinato l’abbandono delle proprietà terriere con il conseguente rallentamento del controllo del territorio che con il passare degli anni si è fatto sempre più consistente.
La vigilanza che veniva effettuata dagli abitanti dei vari paesi dislocati in collina o in montagna, nel corso degli anni, è stata demandata agli Enti territoriali che hanno istituto squadre di intervento le quali, spesso, avevano una vaga nozione di quello che dovevano contrastare.
Il Corpo Forestale dello Stato ha dovuto provvedere, inizialmente con i propri uomini in seguito addestrando i componenti delle squadre antincendio boschivo, mettere in atto un valido sistema di contrasto. Nel corso degli anni, quasi cinquanta, è stato possibile migliorare le conoscenze per un efficace contrasto.
Sono stati realizzati corsi di preparazione e di aggiornamento, è stato stampato materiale didattico messo a disposizione di tutti gli operatori.
I lunghi anni passati a spegnere incendi ha permesso di mettere in atto una serie di accorgimenti che nel tempo sono stati migliorati attraverso l’esperienza maturata sul campo.
Il personale delle squadre antincendio hanno, nel corso degli anni, avuta la possibilità di apprendere l’importanza della conoscenza: dell’orografia del territorio, della tipologia dei soprassuoli boschivi, della tipologia del microclima del luogo, delle tecniche di spegnimento ed anche a rapportarsi con i mezzi aerei di soccorso.
Con l’intervento dei mezzi aerei sono state poste in essere varie strutture operative quali il C.O.A.U. ( Centro Operativo Aereo Unificato) dove il funzionario forestale era responsabile della valutazione degli interventi aerei, i C.O.R ( Centro operativo regionale ) collocato presso gli uffici del Corpo ed i vari centralini di raccolta di avvistamento dell’incendio. Una struttura calibratasi nel tempo con l’esperienza maturata sul campo.
Il legislatore, quando ha stilato il provvedimento di assorbimento e di spacchettamento dei compiti e delle competenze del Corpo Forestale dello Stato, ha operato con leggerezza non avendo la conoscenza delle differenti particolarietà tra la Forestale e l’Arma.
Nello specifico, il legislatore, non ha previsto che i mezzi aerei acquistati per l’attività di contrasto agli incendi boschivi e quindi facenti parte dei contingenti facenti capo, nei registri dell’Ammini- strazione Statale e che quindi il personale dell’Arma non poteva utilizzare i mezzi trasferiti non avendo l’abilitazione a pilotare gli elicotteri assegnati al Corpo.
Volare nelle valli strette o nelle gole con un secchio pieno di acqua e di ritardante richiede corsi specifici e molte ore di volo. Riempire, in volo, il secchio con acqua e ritardante e volare con questa appendice fino al luogo dell’incendio , sganciare, secondo le indicazioni del D.O.S. il liquido trasportato e ripetere detta operazione per molte ore necessita di un brevetto di abilitazione particolare.
L’assicurazione stipulate, per ogni elicottero, non prevedeva l’utilizzo da parte di personale non abilitato.
Le problematiche degli incendi boschivi sono da ricondurre alla dislocazione dei reparti operativi dei Vigili del Fuoco che sono presenti presso ogni capoluogo di Provincia, mentre gli incendi boschivi si verificano nei territori distanti dai centri abitati con una popolazione di qualche decina o poche centinaia di abitanti ma con una valenza elevatissima dal punto di vista della qualità della vita anche a livello nazionale, della biodiversità floro-faunistica nonché del consolidamento dei versanti collinari e montani per un contrasto alle frane e agli smottamenti.
Dal momento dell’avvistamento dell’incendio alla comunicazione ad un centro di raccolta, (attualmente il numero telefonico è di difficile memorizzazione ) al trasferimento della richiesta di intervento ai Vigili del Fuoco passa un notevole lasso di tempo a cui si deve aggiungere quello necessario a che dal capoluogo di Provincia la squadra di primo intervento giunga sul luogo dell’incendio; altro tempo trascorre per provvedere ad organizzare una specifica attività di intervento che varia a secondo delle tipologie di incendio. La conoscenza dell’orografia del territorio, della tipologia del soprassuolo, della sentieristica, della tipologia del microclima del luogo, della pedologia,delle problematiche delle inversioni termiche le quali determinano la impossibilità di lasciare senza un controllo notturno la zona dell’incendio boschivo con un conseguente riaccendersi dei focolai che comportano un ritardo nelle operazioni di spegnimento, dovrebbero essere il bagaglio culturale di ogni singolo Vigile del Fuoco come lo era per i Forestali.
I tempi di intervento, determinati dalle distanze tra il luogo di partenza ed il luogo dell’incendio, hanno inciso fortemente sullo sviluppo del fuoco determinando la necessità di un elevato numero di ore lavorative sia per i mezzi aerei che per le squadre antincendio della protezione civile, il tutto mentre i Forestali dirigevano il traffico lungo le strade.
Con la Forestale i gruppi di pronto intervento comunali erano preparate attraverso corsi appropriati, diretti e coordinati dal personale Forestale del Comando Stazione.
Gli interventi sono passati da 40.000 del 2016 ai 85.000 del 2017.
Il numero delle aree percorse dal fuoco è rimasto pressocchè costante ( anni 2016- 2017) mentre sono aumentate esponenzialmente le superfici percorse dal fuoco.
Il danno economico riguarda il valore dei soprassuoli bruciati, il costo per ripristinare i luoghi, il danno all’ambiente, alla qualità dell’aria e alla qualità della vita locale e delle località limitrofe, al danno storico e paesaggistico, senza dimenticare che, in tal modo si vengono a perdere tutti gli anni necessari per tornare alla stessa età di vegetazione .
Quantificare in euro la sommatoria di tutti i danni e delle conseguenze porta sicuramente ad una cifra con molti zero per ettaro percorso dal fuoco
Tutto questo in contrasto con la delega del Parlamento riguardante il risparmio di spesa pubblica.
La Forestale spegneva gli incendi boschivi a Km. 0.

Filippo Aldini

Per quanto riguarda la parte elicotteri la pubblica amministrazione paga un tot per la disponibilità dei mezzi nelle varie basi, con determinati periodi ed orari operativi e con un minimo di ore di volo garantite, sia che vengano volate o meno. Poi, solo dopo che il monte ore garantito sia stato superato subentra il pagamento di ore in eccedenza ma a prezzo decisamente inferiore alle prime. Da ciò, in linea di massima ( non tutti i contratti sono uguali ) la convenienza economica dell’azienda sta nel volare il meno possibile e non nel volare più che si può anche perchè, con l’accumularsi delle ore volate subentrano anche altri costi che riguardano le manutenzioni cicliche da fare nel corso del contratto che impongono sostituzione di mezzi, spostamenti di mezzi e di personale, riducendo il margine di utile. Utile che è logicamente meritato per le aziende che hanno investito capitali non da poco per mettere su una organizzazione certificata che gestisce gli aeromobili secondo ferree normative europee. Sulla base di quanto sopra ritengo che ricercare nell’attività dei privati che operano con elicotteri nell’antiincendio una delle cause dei roghi sia fuorviante o quantomeno non rispondente alla realtà. Credo che sia un ragionamento di buon senso affermare che sarebbe preferibile che i boschi non bruciassero, anzi, fossero migliorati, aumentati, tutelati al meglio, non foss’altro perchè in poche ore o giorni, va in fumo ciò che la natura ha sviluppato in decenni e secoli. Ed altrettanto tempo occorrerà per riportare allo stato iniziale ciò che il fuoco ha distrutto. Ciò rappresenta un danno di portata immensa per una miriade di considerazioni che vanno dal dissesto idrogeologico all’inquinamento, alla perdita di fruibilità dei territori per numerose attività, anche solo turistiche. La lotta gli incendi boschivi deve essere prima di tutto la soppressione dell’evento, la minimizzazione del danno, dopo che la sorveglianza condotta pur con la massima attenzione non ha prodotto il risultato di non far accendere il fuoco! E questo è possibile solo con mezzi e persone dispiegate capillarmente sul territorio, addestrate e motivate, attrezzate con mezzi idonei. Se per un incendio di qualche ettaro possono essere impegnate anche centinaia di persone e decine di mezzi terrestri o aerei, per le indagini utili ad individuare cause ed eventuali colpevoli lo stesso evento richiede poche unità, specializzate ed esperte nell’analisi e nella individuazione di eventuali colpevoli. Il CFS ha da sempre svolto entrambe i compiti con la massima diligenza in passato, tanto sopprimendo il fuoco, quanto individuando eventuali responsabili ed assicurandoli alla giustizia. Oggi migliaia di persone del CFS sono state private della loro esperienza e conoscenza per creare una forza che svolge il solo compito di Polizia, prima e dopo l’incendio, lasciando una voragine operativa nella fase essenziale dell’evento che è lo spegnimento, rovesciato sulle spalle dei VVF che, sotto organico e privi dei presidi capillari sul territorio di cui godeva il CFS, danno il meglio delle loro possibilità senza ottenere sempre il risultato sperato. E poco conta se, alla fine, viene individuato il solito ragazzino irrequieto che accende il fuoco per animare la zona con elicotteri e sirene o se le fiamme sono partite dal pentolone della salsa di pomodori fatta in casa perchè in entrambe i casi non ci sarà condanna o sanzione che potrà restituirci quel bosco o ripagare ciò che abbiamo speso per quell’incendio in fatica, rischi, soldi.

ALBERTO BERTI

CARTA CANTA E VILLAN TAGLIA

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 Antonella Giordanelli – Dovremo chiedere l’intervento dei Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale per fermare l’ecatombe dei millenari testimoni viventi della civiltà rurale e dell’olivicoltura preistorica del Salento, distrutti alla luce del sole senza che neanche una schedatura ne tramandi la memoria storica quando in ogni museo archeologico viene repertato e custodito religiosamente ogni coccetto di terrcotta? A che servono decenni di tutele legislative impresse sulla cellulosa?
 
Decreto legislativo luogotenenziale 27 luglio 1945, n. 475. Divieto di abbattimento di alberi di olivo.
 
Costituzione 1 gennaio 1948 Articolo 9. La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione
Legge nazionale n. 144/1951 E’ vietato l’abbattimento degli alberi di olivo oltre il numero di cinque ogni biennio. Il divieto riguarda anche le piante danneggiate da operazioni belliche o in stato di deperimento per qualsiasi causa, sempre che possano essere ricondotte a produzione con speciali operazioni colturali.
Il prefetto, in deroga al divieto, in seguito ad accertamenti compiuti dall’Ispettorato provinciale dell’agricoltura e su conforme parere del Comitato provinciale dell’agricoltura autorizza, con proprio decreto, l’abbattimento di alberi di olivo quando sia accertata la morte fisiologica della pianta e la permanente improduttività o scarsa produttività dovuta a cause non rimovibili; quando l’eccessiva fittezza dell’impianto rechi danno all’oliveto; quando l’abbattimento si renda indispensabile per l’esecuzione di opere di miglioramento fondiario o di pubblica utilità.
 
Dpr 10 giugno 1955, n. 987legge 24 novembre 1981, n. 689. misure di salvaguardia e autorizzazioni per intervenire sugli alberi tutelati
 
Direttiva 2001/42/CE per piani e programmi,compresi quelli cofinanziati dalla Comunità europea adottati da un’autorità a livello nazionale, regionale o locale viene effettuata una valutazione ambientale per i settori AGRICOLO e FORESTALE che deve essere effettuata durante la fase preparatoria del PIANO o del PROGRAMMA ed ANTERIORMENTE alla sua adozione o all’avvio della procedura legislativa e deve essere redatto un rapporto ambientale in cui siano individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l’attuazione del piano o del programma potrebbe avere sull’ambiente.
 
Legge regionale n. 14/2007 la Regione Puglia tutela e valorizza gli alberi di ulivo monumentali, anche isolati, in virtù della loro funzione produttiva, di difesa ecologica e idrogeologica nonchè quali elementi peculiari e caratterizzanti della storia, della cultura e del paesaggio regionale.
Nel periodo intercorrente la pubblicazione definitiva dell’elenco degli ulivi monumentali di cui all’art. 5 , e comunque per non più di tre anni, è vietato su tutto il territorio regionale il danneggiamento, l’abbattimento, l’espianto e il commercio degli ulivi plurisecolari
L.R. n. 36 del 2011 modifica il su indicato articolo sopprimendo le parole e comunque per non più di tre anni. (Tutela degli ulivi monumentali) Con la pubblicazione definitiva dell’elenco, gli uliveti monumentali sono automaticamente sottoposti a vincolo paesaggistico in quanto assimilati a beni diffusi del paesaggio e come tali devono essere individuati negli strumenti urbanistici comunali. Per essi saranno previste adeguate forme di valorizzazione. Ad ogni ulivo monumentale é attribuito un codice di identificazione univoco, anche nel caso in cui quest’ultimo ricada in uliveto monumentale. Gli uliveti monumentali sono sottoposti alle prescrizioni del Piano urbanistico territoriale tematico per il paesaggio.
L r.4 giu 2007 la tutela degli ulivi non aventi carattere di monumentalità resta disciplinata dalla legge 14 febbraio 1951, n. 144 (Modificazione degli articoli. 1 e 2 del decreto legislativo luogotenenziale 27 luglio 1945, n. 475, concernente il divieto di abbattimento di alberi di ulivo), e dalle norme applicative regionali.
 
D.lgs. 63/2008 introduce nella categoria delle cose immobili gli alberi monumentali che, in quanto beni paesaggistici, fanno parte del patrimonio culturale nazionale quindi il “vincolo paesaggistico” ne impedisce l’alterazione o l’abbattimento.
 
GU n. 268 del 18/11/2014 è pubblicato il D. Min. Politiche Agricole, Alim. e Forest. 23/10/2014, in attuazione dell’art. 7, comma 2, della L.14/01/2013, n. 10- stabilisce le modalità per il censimento degli alberi monumentali ad opera dei comuni e per la redazione ed il periodico aggiornamento da parte degli stessi e delle regioni di appositi elenchi, prevedendo l’istituzione di un elenco degli alberi monumentali d’Italia gestito dal Corpo forestale dello Stato. Il tutto, con l’obiettivo di ricondurre ad una maggiore omogeneità l’approccio al riconoscimento e alla selezione degli esemplari monumentali, nonché l’archiviazione del dato informativo, fermo restando che le Regioni sono tenute a recepire a livello legislativo – ai sensi dell’art. 7, comma 3, della citata L. 10/2013 – la definizione di “albero monumentale” fornita dall’art. 7, comma 1, della medesima legge. Il decreto in commento individua altresì le misure di tutela e salvaguardia degli alberi monumentali, stabilendo inoltre che per gli elementi arborei sottoposti a provvedimento di dichiarazione di notevole interesse pubblico, per l’abbattimento e per le modifiche della chioma e dell’apparato radicale occorre richiedere l’autorizzazione paesaggistica.
 
Ordinanza del Capo del Dipartimento della Protezione civile n. 318 del 5 febbraio 2016 revoca lo stato di EMERGENZA giunto a naturale scadenza il 06/02/2016 e la Regione Puglia – Osservatorio Fitosanitario assume la piena ed esclusiva responsabilità della gestione ORDINARIA della lotta alla Xylella fastidiosa.
 
DECRETO LEGISLATIVO 19 agosto 2016, n. 177. Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato assegna la dott. Angela Farina responsabile dell’elenco degli alberi monumentali al Minpaaf a partire dal 1 gennaio 2017,
 
Legge regionale 29 marzo 2017, n. 4 “Gestione della batteriosi da Xylella Fastidiosa nel territorio della regione Puglia” dispone:
“non si procede alla rimozione degli alberi di cui all’articolo 2 della legge regionale 4 giugno 2007, n. 14 (Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia) bensì si adottano misure di isolamento delle piante dal relativo contesto. La Giunta regionale promuove tutte le iniziative volte ad aggiornare l’elenco degli ulivi e degli uliveti monumentali di cui all’articolo 5 della l.r. 14/2007 Secondo la L r.4 giu 2007 la tutela degli ulivi non aventi carattere di monumentalità resta disciplinata dalla legge 14 febbraio 1951, n. 144 (Modificazione degli articoli. 1 e 2 del decreto legislativo uogotenenziale 27 luglio 1945, n. 475, concernente il divieto di abbattimento di alberi di ulivo), e dalle norme applicative regionali.
 
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 05 settembre 2017, n. 1413 ha aggiornato l’elenco degli ulivi monumentali regionale alla data del 31/12/2016, che ammontano ad un complessivo di 340.327 unità censite e propone l’approvazione provvisoria di ulteriori 423 unità di cui la Commissione Tecnica ha proceduto alla validazione nella seduta del 14 luglio 2017.
 
GU 4 ottobre 2017 è istituita presso il Mipaaf la Direzione Generale delle Foreste, avente competenze istituzionali in materia di politiche forestali nazionali ed europee, tutela degli alberi monumentali, cites, traffico illegale di legno, misure per la biodiversità, coordinamento di tutte le filiere del bosco ed educazione forestale.
 
Eliana Fanelli – Dopo aver ricevuto le notifiche di abbattimenti degli ulivi presunti infetti alcuni proprietari hanno presentato un RICORSO al TAR di BARI che ha accettato la sospensiva e chiesto alla REGIONE PUGLIA una relazione con relativa documentazione dell’iter di monitoraggio, campionamento e analisi, ossia dalla rilevazione GPS, foto, taglio dei rami (da effettuarsi in alto e ai 4 venti), all’imbustamento, trasporto, consegna e analisi. Entro il 20 di agosto la regione avrebbe dovuto consegnare la documentazione e il 6 di settembre il Tar si sarebbe dovuto pronunciare. Passano giorni, per la precisione 11 (solitamente arriva dopo 2 massimo 3 giorni) e il 17 di settembre veniamo a sapere che il Tar ha rinviato ulteriormente, 17 di ottobre, per inadempienza della Regione che ha saputo produrre qualcosa solo per 1 albero.
Nel frattempo viene modificata la nuova legge regionale la n. 4 del 2017, l’articolo 8 viene stravolto: i monumentali se infetti vanno abbattuti; l’UE rinvia la decisione in merito al tanto bramato sblocco del reimpianto che vede la Coldiretti in prima linea e tutte le forze politiche, anche il movimento 5 stelle, compatte nel chiedere lo sblocco.
Riprendono gli abbattimenti coatti ad Oria. Si parla di diffusione del batterio eppure le mimose selvatiche sono ancora lì, in terreno demaniale nonostante l’incendio avvenuto una ventina di giorni fa.
La cosa che colpisce sono le date : 17 ottobre per il Tar e il 18 l’UE.
E in mezzo c’è stato il miracolo dei campionamenti superveloci . .
Questo è il quadro della situazione e di quanto sia importante difendere quegli ulivi.
In questi mesi sono stati inviati esposti alla Procura di Brindisi, i primi nel 2015, e nulla si muove. Se un popolo esiste ancora, è giunto il momento che si faccia sentire. Era il 2015 e l’allora Corpo Forestale sotto il comando del Generale Silletti distruggeva centinaia di ulivi plurisecolari. 2018 si sacrificheranno 1.500 ulivi anche plurisecolari alla mafia Xylella.
Oggi come allora silenzio mentre si distrugge un patrimonio paesaggistico inestimabile. Nella terra di RENATA FONTE questo accade. Se un popolo c’è è il momento che si svegli. Sono i nostri ulivi.
#difendiAMOgliulivi
#oriaresiste
 
Luigi Russo – Abbiamo consultato i legali che collaborano con il Popolo degli ulivi già dall’inizio di questa folle vicenda degli abbattimenti degli ulivi, in particolare il prof. Nicola Grasso, che ci ha immediatamente detto che la prima cosa che bisogna fare è evitare di abbattere volontariamente gli ulivi. Infatti ci sono ampi margini di manovra per fare ricorsi e bloccare questa inutile mattanza. Mai nessuno ha dimostrato che abbattendo gli alberi di ulivo che dovessero risultare positivi alla xylella questi abbattimenti sarebbero efficaci; peraltro la xylella è presente in tutta Europa, quindi che senso hanno le misure di quarantena solo nel Salento? Mai nessuno ha dimostrato seriamente, con il rispetto del metodo scientifico, che la xylella provoca i disseccamenti. C’è però una ragione ancora più importante, secondo Grasso, da tenere presente in questa circostanza, ed è il fatto che il decreto che impone gli abbattimenti presenterebbe profilo di incostituzionalità (in particolare una violazione della normativa sulla difesa e sulla salvaguardia del paesaggio) e quindi chi abbatte, che sia Arif o il privato, rischia di incappare in un reato penale. Per cui prudenza e sangue freddo. Non facciamoci intimorire dalle fandonie e dalle fobie indotte da quelli della setta #stasiccatuttu che, come al solito, non rischiano nulla a provocare allarmismi negli altri; non prestiamo ascolto alle fake news che spingono, anche inconsciamente, a compiere dei reati. Prendete contatti con quelli del Popolo degli ulivi che vi metteranno in contatto con i legali che conoscono perfettamente tutte le falle di questi decreti.
Alfredo Fasiello – Emiliano può dire tutto quello che vuole, la Bei può finanziare Tap anche per 100 miliardi di Euro, il governo può fare tante leggi a favore della multinazionale, il Tar può emettere quante sentenze vuole firmate da Patroni-Griffi col il marchio degli azeri, ma a noi popolo ce ne può fregar di meno, la Tap non la vogliamo e non la faremo fare…..iti capitu o no?
NOUS SOMMES NOTAP
 
Enzo Suma – Brutti giorni sono questi per chi ama gli ulivi. Una settimana fa sono arrivate le prime notifiche di abbattimento ai proprietari degli ulivi considerati positivi al batterio Xylella. Tra Ostuni e Martina per 5 ulivi “positivi” che non presentano nessun sintomo di disseccamento devono essere abbattuti circa 200 ulivi, entro 15 giorni dalla notifica. E sulla strada dei colli di Ostuni verso Casalini dove di ulivi positivi sono 11 potete immaginare che gli ulivi da abbattere sono molti di più. La legge in vigore prevede ancora oggi il taglio di tutti gli ulivi ANCHE SANI nel raggio dei 100 metri da quello infetto e anche delle altre piante ospiti (che sono tante e molte della macchia mediterranea). Una barbara e inutile legge. Anziché mettere in atto politiche di convivenza con il batterio e la malattia si corre dietro a una misura da medioevo.
Cisternino, c.da acquarossa:oggi ha avuto inizio l’opera di distruzione del paesaggio della Valle d’Itria. Le operazioni continueranno ininterrottamente nei prossimi giorni. Un migliaio di ulivi verranno abbattuti e il paesaggio verrà inevitabilmente e silenziosamente cancellato. Per tutto questo dobbiamo ringraziare la legge della Regione Puglia che impone il taglio di TUTTI gli ulivi anche SANI presenti nel raggio di 100 metri da quello infetto. Una legge che devasta il paesaggio che non risolve e non aiuterà minimamente a risolvere il problema della Xylella e della malattia degli ulivi. Una legge da cambiare assolutamente. In tutto questo la politica dov’è?

Popoli, lupi, mastini …e ibridi

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Piano Lupo? No Piano Mastino!
Tre problemi per una soluzione ovvero una triangolazione che potrebbe essere funzionale ad affrontare le emergenti problematiche riguardo ai progetti di tutela del LUPO in sinergia con gli esperti della Forestale e il Servizio cinofili dei CC.

1)Il lupo italico è stato riconosciuto come sottospecie unica al mondo e pertanto ne va rafforzata la tutela, di contro vi è uno strumentale allarme lupo tra gli allevatori su presunti danni che questa specie, sull’orlo dell’estinzione negli anni ’80, potrebbe portare alle greggi lasciate incustodite al pascolo.
2)Storicamente la situazione di pericolo fu brillantemente superata nella zona che ha goduto senza soluzione di continuità la presenza del lupo e dei cani da guardiania, attraverso appunto quella che con felice espressione fu definita da Franco Tassi, direttore del Parco d’Abruzzo, “arma bianca”.
La zona appenninica dove sono naturalmente endemici lupi e cani antilupo coincide con le zone colpite da eventi sismici negli ultimi anni che necessitano quindi da parte delle Regioni Abruzzo, Marche, Umbria di un rilancio economico-sociale.
3) L’enorme Riserva naturale in Comune di Popoli (Pescara) versa in una situazione ben nota al dott. De Laurentis (vicecomandante del CUTFAA) che se ne occupò personalmente all’epoca della trasformazione dell’Agenzia forestale.

3’) Fino agli anni ’80 era un centro di allevamento di animali domestici della Forestale. Poi, per varie vicissitudini amministrative, dovute a intrecci di competenze tra diversi ministeri ed enti locali, è rimasta in un limbo perché poco chiaro chi fosse il gestore, il proprietario, e chi o cosa si potesse farne; se non alcune porzioni che sono state usate come centro faunistico e per il recupero della fauna selvatica in linea con i compiti di tutela ambientale del CFS (il centro divenne famoso grazie a una forestale che fece la sua carriera curando i lupi, uno dei quali venne salvato ed allevato col biberon come un figlio).
Da allora, il tutto è rimasto inutilizzato e semi abbandonato, per vari decenni, e quello che rimane è un “centro visita lupo” con animali selvatici tenuti in gabbie, gabbioni e grossi recinti dove si fa(ceva) anche educazione ambientale, gestito dalla cooperativa privata “Il Bosso” legata al WWF locale.
A seguito delle recenti vicissitudini del CFS, il comune di Popoli (dove sorge la struttura) e la locale Riserva regionale delle Sorgenti del Pescara, gestita dal Comune stesso, hanno attenzionato tali strutture, per gestirle loro, puntando anche alla Riserva statale di Monte Rotondo3 di cui s’è sempre occupato il CFS fintanto la sua esistenza. Mancano informazioni precise riguardo la attuale situazione gestionale ed amministrativa, e le competenze delle strutture ad oggi ancora insistenti nell’area, ma il Comune ha già dato l’utilizzo di alcuni locali del complesso, in passato.
La Forestale oggi potrebbe finalmente rimettere in chiaro le attribuzioni e prendere possesso e gestione di territorio e strutture così da riproporre e rilanciare il centro ormai chiuso o ridotto ad essere quasi inutilizzato, finalizzandolo sia per la conservazione della natura sia per la ricerca e l’educazione ambientale
– riorganizzando un’area faunistica legata al Parco nazionale Majella, alla Riserva Statale Monte Rotondo e alle varie aree protette locali che insistono nei dintorni.
– promuovendo le attività turistiche e di educazione ambientale legate alle strutture per Area faunistica e per il recupero della fauna selvatica,
– fungendo da polo di ricerca e didattica per tecnici ambientali e faunistici anche in collaborazione con altri enti di formazione, corsi di laurea, scuole, etc…
– sfruttando la vastità delle superfici scoperte e coperte a disposizioni per una rimessa dei mezzi antincendio boschivo di terra, vista la posizione strategica verso l’Abruzzo interno.
-riprendendo una gestione più conservativa della riserva, la cui pineta è stata sottoposta, almeno negli ultimi anni, a tagli boschivi molto intensi; quando invece potrebbe essere una riserva integrale o con maggiori superfici preservate dal disboscamento ove si possa fare didattica ed educazione ambientale e mostrare come il lavoro del Corpo Forestale nei secoli scorsi è servito per il recupero dell’ambiente e la riforestazione delle zone più degradate d’Italia.
– Il dott. Kevin Cianfaglione dell’Università di Camerino, ha proposto anche un centro sperimentale ecologico e culturale riguardo la gestione e l’importanza dei rimboschimenti a livello ambientale, storico, culturale, paesaggistico e per la qualità della vita. Un laboratorio dove studiare iniziative gestionali e per il coinvolgimento delle genti locali, per cercare soluzioni risolutive od attenuative del conflitto tra popolazione ed istituzioni nel quadro della conservazione della natura.

1’) Inoltre in considerazione della posizione geografica, della vocazione culturale e della vastità della zona si potrebbe creare un centro unico nel suo genere dove gli ibridi di lupo potessero essere studiati in una situazione di semilibertà o ancor meglio essere restituiti alla vita selvatica nel loro branco, magari dopo essere stati sterilizzati. Purtroppo sul lupo ricade la colpa dell’ibrido, benché comunque nel giro di due generazioni torni lupo. Il problema è etologico: nell’ibrido risiede un concetto di preda ancora allo stato ludico, confonde gioco e istinto predatorio e uccide più del necessario, come tutti i cani appartenenti a ceppi impropriamente definiti “primitivi”; il lupo, per un principio ergonomico, per un istinto predatorio maturo e definito, uccide per quanto gli serve e basta, aggredendo la preda più debole. Purtroppo però gli ibridi pagano un vuoto normativo (e scientifico) che li condanna alla mancanza di uno specifico status giuridico e quindi a non usufruire né della protezione del lupo, né dei diritti dei cani. Quindi, quando catturati, non vengono rimessi in libertà e sono invece imprigionati in condizioni peggiori dei canili, mentre sono etologicamente lupi a tutti gli effetti: sarebbe necessario un esame comportamentale che possa prescindere dal DNA, perché un modello comportamentale non necessariamente segue sempre la genetica. Di norma si. Ma non sempre.
Il fatto è che i lupi di 30 anni fa erano invisibili (pochi, ma invisibili), e bisogna che non perdano la loro miglior difesa verso l’uomo: la paura.

2’) Ugualmente l’uomo non deve perdere i suoi tradizionali canoni di convivenza con i predatori naturali dei suoi animali domestici..
Grazie alle specifiche competenze degli istruttori del servizio cinofili presenti all’interno dei Carabinieri si potrebbe valorizzare l’unico vero cane da guardiania, il mastino abruzzese, che ancora si riproduce al brado sulle montagne appenniniche e costituisce vera eccellenza italiana che potrebbe riscattare l’economia rurale delle zone terremotate. Gli abitanti dei comuni montani hanno nei loro cani più che nelle loro greggi, la ricchezza e la cultura atta a superare e correggere la confusione ingenerata dall’ENCI accumunando due razze differenti: l’una del pastore abruzzese selezionata sul campo, col gregge, l’altra del pastore maremmano selezionata in base a criteri puramente morfologici estetici ormai da molte generazioni.
Per salvare i lupi occorre smascherare la deleteria regalia elargita dallo Stato, a spese dei cittadini, ad allevatori alpigiani e toscani di INUTILI pastori maremmani selezionati e venduti da cinofili privati che del cane da guardiania hanno solo il colore bianco, quando bisognerebbe che gli imprenditori che vogliono guadagnare allevando bestiame tornassero a LAVORARE stando in montagna con le greggi e i MASTINI ABRUZZESI, la cui mole di 60 kg scoraggia l’attacco di qualsiasi lupo il cui peso va dai 25 kg delle femmine al massimo dei 35 kg del maschio dominante.
Questo a tutela del patrimonio dello Stato e della giustizia sociale nell’erogazione dei fondi pubblici.
Antonella Giordanelli

 

Armati di deroga

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Antonella Giordanelli – La deroga ormai è la norma corrente. Vi sono Regioni che hanno prontamente proposto deroga al divieto di nuove piantumazioni per 5 anni nelle aree percorse dal fuoco quando questo notoriamente darebbero adito a nuovi incendi dolosi. Ovvero manca la capacità di prevenire e fronteggiare la calamità che anzi è occasione di lucro privato, di contro all’esborso di denaro pubblico:
i costi e i benefici d’impiegare l’esercito nelle Regioni il cui piano AIB era già stato giudicato inadeguato dagli stessi VVF sono stati disastrosi dato che, per attrezzatura e assoluta inesperienza, i militari impiegati non solo non sono stati efficaci, ma anzi hanno costituito intralcio ed addirittura pericolo per se stessi durante le operazioni di spegnimento. Quanto alla Direzione generale forestale presso il Ministero per attuare politiche nazionali collegate agli incendi boschivi è stata istituita il 2 ottobre come da Gazzetta Ufficiale (con 10 mesi di ritardo!), ma ancora non è operativa (!) quindi l’aggiornamento dell’elenco degli alberi monumentali è interrotto da quando il CFS non c’è più, con conseguenze di sterminio in Puglia dove i comuni non hanno proceduto al censimento come da legge nazionale n10/2013, e l’Istituto fitosanitario ha obbligato i proprietari ad abbattere centinaia e centinaia di ulivi ed uliveti plurisecolari senza che si potessero tutelare con le apposite misure di isolamento e cura secondo legge regionale n4/2017 proprio perché non censiti come monumentali.
Riguardo poi alle altre competenze regionali, l’indebolimento degli interventi di controllo sull’attività venatoria, derivante dalla cancellazione del CFS, ha portato ad un’ aumento sia degli incidenti di caccia sia del bracconaggio e pertanto il patrimonio della fauna selvatica, già decimato negli incendi dolosi, quest’anno diminuirà a causa dei cacciatori di ben più dei 150 milioni d’animali sparati annualmente.
Si è calcolato per difetto che i selvatici, esclusi rettili e piccoli animali, morti negli incendi siano stati 50 milioni, ciò nonostante nessuna Regione ha rinunziato alla preapertura della stagione venatoria che già ha contato in questo funesto 2017 il record di morti violente e feriti tra cacciatori e normali cittadini. Ciò non bastando tutte le Regioni stanno camuffando la liberalizzazione di qualsivoglia ‘prelievo’ venatorio d’ogni selvatico definendolo alla bisogna alloctono, soprannumerario, nocivo, e derogando a sparare qualsivoglia cacciatore all’uopo ribattezzato selecontrollore. Ad esempio nel caso della volpe, fauna autoctona, che preda sia l’alloctona nutria in sovrappopolazione, sia l’alloctono fagiano immesso a scopo venatorio, si deroga recitando: «Il comportamento delle volpi, che uccidono soprattutto fagiani, è considerato nocivo e dannoso per l’habitat che le ospita.» e quindi la legge che tutela le specie italiche si applica per diritto e per contrario, e si consente la caccia, oltre che al fagiano, a nutria e volpe in deroga anche a orario (notturno), periodo (riproduttivo) e modalità (in tana)! Analoga situazione per ungulati, orsi e lupi: che siano in espansione naturale o reintrodotti, cacciabili o protetti sono tutti da “controllare” come biglietti tranviari da bucare…a pallettoni

Alessandro Conti – Non é una novità l’amore del leghista Zaia per l’attività venatoria ed il frutto della stessa. Ma può essere che da svariati anni il Veneto dia deroghe ai limiti dei prelievi venatori di alcune specie ornitologiche rispetto a quanto previsto dalla L. 157/92, decisioni poi puntualmente punite da chi di dovere con sanzioni poi pagate dai cittadini veneti indirettamente? O mi sbaglio? Ma sì, dai, mi sa che mi confondo. Devo aver visto un film di recente, mi sbaglio di brutto.
Luca Pratz – Questa qui è gente abituata a sfiziarsi a suon di brasato d’orso…

Erik Ferrari – Ancora più carta bianca da Galletti a Trento e Bolzano. In Trentino c’è la mafia. Pensa che ad una mia amica che si è lamentata per le cave di porfido le hanno risposto che sanno dove abita…. dovrebbe scoppiare mafia provinciale.
Bisogna fare attenzione a muoversi e criticare. I trentini sono timorosi degli estranei e del nuovo, ma se riesci a convincerli della bontà di una cosa, ne diventino i più accaniti sostenitori. Per orsi e lupi bisognerebbe bypassare i media locali. Magari dei programmi formativi a livello nazionale. Ma chi è che ha la possibilità?

 

A proposito di lupi e informazione
Lettera aperta alla redazione di TG3 Regione Trentino Alto Adige
Spett. redazione TG3 regionale Trentino Alto Adige,
nel telegiornale andato in onda ieri 15 dicembre alle 19.30 è stato dato spazio a delle incredibili e insostenibili dichiarazioni di un sindaco, Canazei, che affermava che nel suo territorio insistessero 10 lupi. Senza dubbio un sindaco ha diritto di sparare come vuole, perlomeno a livello verbale: del resto la provincia di Trento ha sparato, piombo, inutilmente, a un’orsa, e ora, sempre per motivi elettorali, prepara lo sparo dimostrativo a un lupo.
Così allevatori e quanti coltivano paure verso un universo di vita a loro sconosciuto si sentiranno rassicurati, protetti da simili mediocri politici. Vedasi in proposito i contenuti, scandalosamente osceni, inneggianti al piombo, delle assemblee informative pubbliche di Canazei e Cavalese.
Il fatto più grave è rappresentato dalla informazione che ormai da troppo tempo esce dal TG regionale. Sempre a senso unico. Impiantisti, cacciatori, sindaci sceriffi malati di narcisismo possono dichiarare quanto vogliono senza che chi dirige l’informazione pubblica si applichi nel promuovere contraddittorio, o portare al dibattito contenuto scientifico.
Quelle poche volte che il TG regionale ha dato voce a temi ambientali la preoccupazione del giornalista è sempre stata una sola: mi raccomando, poche battute, perchè sai…la televisione…l’utente non accetta discorsi complessi. E così si semplifica e banalizza tutto. E’ arrivato il lupo? Lo si abbatta, si è permesso di avvicinare gli abitati. Si tratta di un solo piccolo branco o di un singolo esemplare? Questo lo si moltiplica, perfino per 10, come nel caso di Canazei.
Dalla informazione pubblica noi cittadini ci attendiamo ben altri comportamenti, perlomeno si faccia la fatica di coinvolgere altre voci che non siano sempre quelle che rappresentano poteri istituzionali e economici. Anche chi vive nell’associazionismo, nel volontariato, svolge un ruolo pubblico. Giornalisti, specialmente quanti pagati con denaro dei cittadini tutti, tenetelo presente.
Luigi Casanova
custode forestale nelle valli di Fiemme e Fassa
esponente di Mountain Wilderness

Mauro Malossini – Io mi chiedo come si fa ad avere il coraggio di chiedere abbattimenti del 5% dei lupi quando il bracconaggio ne avrà abbattuti già il 30 %, ma come sono intelligenti tutti quanti !! Scatenati contro i lupi e gli orsi, ma mutismo e rassegnazione nei confronti dell’arroganza venatoria .. Oramai abbiamo perso anche noi l’equilibrio di giudizio sui fatti che succedono, perché da una parte si minimizza si va’ oltre velocemente, dall’altra si ingigantisce si continua a manipolare la notizia fino all’inverosimile, eppure l’evidenza della manipolazione è chiara, l’uso di due pesi e due misure, anche ! Siamo in un brutto periodo, a pochi mesi dalle elezioni i politici si stanno organizzando per mantenere la cara poltroncina, cercheranno di non prendere decisioni come sempre finché non sono sicuri del posto. Nel frattempo gli ammazza lupi lavorano anche senza la concessione del 5% e si continua a non organizzarsi nelle difese per gli animali domestici, ma si promuove una martellante campagna terroristica con media e giornali .. Disinformazione a quintalate! La pratica della caccia è iper protetta dalla politica per tutti i super interessi economici che ci ruotano attorno e per le connivenze e amicizie fra politica e mondo venatorio. Con tutti i morti e feriti ogni anno non ammettono che c’è un problema, insabbiano e nascondono, i giornali e l’ informazione sono allineati, si continuano a finanziare con denaro pubblico e avanti come se nulla fosse. Lo schifo di molti politici collusi poi è vomitevole, non hanno nemmeno il pudore di farlo notare alla gente …
Il PD negli ultimi anni ha massacrato l’Italia dal punto di vista ambientale e faunistico ed ha liberalizzato e concesso di tutto di più . Mi meraviglio dei verdi, non contano nulla ma sono sempre alla ricerca di una poltrona e di un pò di visibilità e questo è stata e sarà la loro definitiva scomparsa.

Mario Rico – L’anima ecologista del centro-sinistra l’abbiamo ammirata nel 2016 con la soppressione e spezzettamento del CFS, adesso non sanno più come raggranellare qualche voto e sperano di recuperarlo dal suo passato?

Antonio Mariniello – PD PARTITO DEGLI INCENERITORI E TRIVELLAZIONI

Giovanni De Carlo •Università del Salento
Manca poco allo scioglimento delle camere, e questo governo, consapevole di essere mandato a casa, sta cercando di fare più danni possibili per proteggere lobby e multinazionali che lo dovranno sostenere in campagna elettorale. Questi sono fuori di testa ormai

Danilo Baldini – Grazie alle loro politiche a favore della caccia e al servizio delle varie lobbies cementificatrici e petrolifere, i voti degli ambientalisti e degli animalisti se li scordano e se ne accorgeranno alle prossime elezioni a marzo…

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Carambiamenti climatici 2017

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E’ datata 16 gennaio 2018 questa sorprendente definizione del gen. Graziani: “Carabinieri _Forza Armata ed elemento portante capacità d’interforze di difesa del Paese, forza di polizia e parte integrante del sistema di sicurezza interno. Particolarità che rende l’Arma moltiplicatore di potenza ed abilitatore delle capacità delle altre Forze Armate.” Non so se il Devoto-Oli sia infiltrabile, manovrabile e modificabile quanto Wikipedia ma indubbiamente il tweet è significativo di uno stile che fa dell’uso della lingua un moltiplicatore ed abilitatore d’encomi! 

Quello stesso 16 gennaio il comandante generale dei carabinieri, finalmente si congedava dall’Arma e rilasciava un’intervista ( Il tempo del 16 gen. 2018, pag.3).in cui affermava <(L’accorpamento con la forestale) è stato un lavoro lungo, complicato, E DOPO UN ANNO POSSO DIRE PERFETTAMENTE RIUSCITO. ..> 

Peccato che un mese prima, il 19 dicembre, in un documento interno si relazionava:
“Nel corso delle visite nei Comandi Legione si è avuto modo di percepire un certo montante malcontento; le cause che possono aver influito su tale stato di cose, possono certamente avere diversa origine, tra cui:
-che la spina dorsale degli uffici legionali è costituita da marescialli che sono la categoria che più s’è sentita maltrattata dal riordino delle carriere e nelle cui fila ci sono la maggioranza degli insoddisfatti;
-che l’assorbimento del CFS ha generato nel personale di ambedue le organizzazioni aspettative – magari destinate ad essere del tutto o in parte disattese
 – e speranze che forse non verranno soddisfatte, ma in generale non sembra che si stiano generando né gli auspicati risparmi di spesa né che si siano conseguiti benefici in termini di aumentata efficienza, razionalizzazione di strutture, migliorata operatività.”
Forse è per lenire la documentata “sofferenza del personale” che il pluriprorogato gen.Del Sette in un estremo ulteriore atto ha omaggiato un nutrito gruppo di alti ufficiali che ha contribuito alla riuscita del suo lungo, complicato lavoro:
<finalmente è stato reso noto l’elenco degli encomiati per lo splendido lavoro svolto ai fini della soppressione (ricordiamolo.. perché accorpamento mi sembra una grossa mancanza di rispetto..) del Corpo Forestale dello Stato. Soppressione, perché questa riforma ha smembrato competenze, disperso uomini, distrutto professionalità. Una perdita per l’intera Nazione in termini di tutela del paesaggio, di preservazione delle bellezze naturali, di difesa del suolo, di contrasto agli incendi boschivi e dissesto idrogeologico. Una sconfitta per ogni cittadino: un indecoroso passo indietro nella storia dei diritti dell’uomo. Militarizzazione forzata di uomini e donne. Colleghi demansionati e dequalificati in altre amministrazioni pubbliche, senza compiti, competenze, carriera. Una spartizione del bottino “funzioni monetizzabili in convenzioni onerose”. Un risparmio pubblicizzato che pesa sulle tasche del cittadino sotto decine di altre forme. Uno slogan pubblicitario che persevera nella cattiva informazione laddove ci si loda della perfetta riuscita dell’accorpamento del CFS nei CC (sbagliato il termine, sbagliato il giudizio) dopo aver attribuito ai cambiamenti climatici 130.000 ettari di foreste andate in fumo, 50 milioni d’ animali morti tra le fiamme, perdite umane negli incendi e nelle alluvioni (che ricordo essere conseguenti agli incendi).>
Intanto, sommessamente nel personale forzatamente transitato c’è chi rende “onore a tutti i dirigenti, funzionari, colleghi di ogni genere e grado che si sono opposti, che hanno sfidato il sistema e che continuano a lottare per i loro ideali. Sono fiera di aver fatto la conoscenza di molti di loro.. con la speranza che la voce che invoca giustizia non si affievolisca mai”.
Alla parola ONORE il mio pensiero va al 24 agosto 2016 quando ogni televisione nazionale oscurò qualsiasi inquadratura ove comparissero tra i soccorritori i Forestali, mai nominati poiché già iniziasse la massonica damnatio memoriae, nel mentre le copertine dei giornali stranieri strillavano le foto del miracolosi salvataggi operati con quelle divise che la gloriosa polvere delle macerie rendeva grigioverdi come non mai.
L’Arma poi, non per generosità, ma mostrando come trofeo la gloria dei vinti, in occasione della sua festa, il 5 giugno 2017, ha elargito encomi solenni ai Forestali salvifici durante il sisma. La Bandiera del CFS tuttavia è stata ammainata senza la decorazione meritata nel suo 194° anno di Storia
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Antonella Giordanelli

Giampaolo Concas – la ricompensa più grande per quei forestali arrivati a dare il loro aiuto per primi sui luoghi del terremoto (magari di loro spontanea volontà senza attendere ordini dall’alto) è sicuramente quella di essere stati accolti nell’arma!! (spero si capisca l’ironia)

La terribile notte del 24 agosto il cfs è arrivato ad Amatrice alle 5:30. Sessanta persone, tutte volontarie, hanno lasciato la loro famiglia in pieno sisma per accorrere dove c’era più bisogno. L’unico riconoscimento che conta, chiaramente, è quello di coloro che siamo riusciti ad aiutare. Ma fa un po’ male l’oblio delle istituzioni per coloro che sono transitati in amministrazioni diverse dall’Arma.. per noi c’è stato un trattamento diverso. Anzi, non c’è stato proprio nessun trattamento. Nessuna menzione. Il nulla. Unita a tutto il resto, questa sciocchezza aumenta il volume della disparità.
A Rieti, solo una quindicina di forestali sono passati con i vvf (piloti a parte). Tra questi, c’erano quelli giunti ad Amatrice in piena notte. Siamo partiti da qui alle alle 4.40.. non dico che terribile esperienza. Ma c’erano i nostri colleghi della stazione che hanno dato l’allarme in tempo reale sulle chat di whatsapp così ci siamo organizzati tra di noi con l’avallo e la collaborazione dell’ufficio superiore. Quello che abbiamo trovato è storia nota. Desolante, ma con qualche nota di gioia per aver potuto guardare negli occhi alcune delle persone sepolte dalle macerie. Ed è questa l’unica cosa che conta per noi. 

Poi c’è il teatro dei riconoscimenti, che comunque costituiscono una gratificazione e che fanno purtroppo la differenza nella carriera di chi indossa una divisa. Alcuni di noi hanno ricevuto dall’allora comandante regionale Rosy Patrone, la proposta di avanzamento di grado per meriti speciali, altri richiesta di encomi e via dicendo. La commissione esaminatrice non si è riunita entro il 31 dicembre 2016, così credo che la palla sia passata ai cc senza istituire la commissione che avrebbe dovuto decidere “ora per allora” l’assegnazione delle ricompense. Il risultato è stato che, in pompa magna durante la festa dell’Arma, sono state trasformate e consegnate ai colleghi transitati con loro gli encomi solenni firmati da Del Sette (quelle che erano le richieste di promozione) e encomi firmati da Ricciardi (le originarie richieste di encomio,). Per noi transitati ai vvf nulla. Persi per strada. Con Fabio Ciccomartino, Massimiliano Cardone, Davide Ficorilli avevamo tutti la richiesta di avanzamento di grado per meriti speciali (in più per me e Alessandro Mazzilli un ulteriore encomio per l’arresto di due piromani durante la campagna aib, perso anch’esso).
Effetto Madia: Uno sguardo perso nella vastità del nulla.. una scaltrezza che non poteva non emergere dai risultati delle sue manovre.
Manovre, non riforme.. la differenza è sottile ma sostanziale.
La riforma migliora, rinnova; la manovra crea spostamenti relativi all’ottenimento dell’assetto voluto.
Poi apri un dizionario e guardi il significato figurato:
– MANOVRA (Seguito di azioni o di operazioni, di solito non chiare né lodevoli, condotte per lo più in margine o in 
contrasto rispetto al normale svolgimento di una prassi politica, economica, amministrativa);

– RIFORMA (ops.. non esiste un significato figurato.. sarà dovuto al sottinteso di trasparenza??)
Ecco.. la Manovra Madia sta scivolando giù dal margine.. la terra si sgretola..
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Mori Paola – La mia ricompensa e il mio riconoscimento a tutti quei Forestali ormai transitati nel Corpo dei Vf, in Polizia, in GdF e nella PA, ai quali non andrà il plauso ufficiale delle autorità, ma noi vi abbiamo tutti nel Cuore.

Generali nella guerra ’15 / ’18

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Eurospin è l’unica catena della grande distribuzione che ancora commercializza uova di gallina allevate in batteria; Lidl già da qualche anno nei nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato non paga lo straordinario nei giorni festivi; Conad riassume il medesimo personale ininterrottamente con contratti di un mese, che non prevedono né ferie né malattia… etc etc . In quanto animalista sono attiva nei presidi e nelle proteste di EssereAnimale, per salvare dallo schiavismo e dai tormenti le ovaiole, non potendo attivarmi per tutte le cause, poiché dovrei cominciare dalla situazione nel mio settore professionale: per ‘risparmiare’ , negli ultimi anni i governi hanno cancellato tutti i Corpi di ballo (80 danzatori cadauno) e le orchestre sinfoniche (120 professori cadauna); ovvero l’Italia ha perso complessivamente una decina di realtà culturali prestigiosissime a livello internazionale per risparmiare meno di mille stipendi da fame…ma Musica e Danza (italiane) rifulgono in tutto il resto del mondo civile e tra due o tre secoli importeremo dall’estero la NOSTRA arte e la NOSTRA cultura.
Invece gli animali e gli alberi distrutti dall’ignoranza degli ultimi governanti non riavranno mai più vita. Ecco perché tanti cittadini si dedicano con passione disperata alla causa della Forestale. Senza rivalsa di categoria, benché raffrontandomi con i Forestali ho notato che io, entrata di ruolo nella pubblica amministrazione nel ’79 vincendo un selettivo concorso nazionale a cui ho continuato ad aggiungere titoli accademici e meriti artistici, ancora oggi non ho mai usufruito di livello stipendiale, indennità di missione, buoni pasto, treni regionali gratuiti, settimana corta di un qualsiasi agente scelto col titolo di terza media. Diritti ottenuti da un Corpo costituito da oltre 2mila sindacalisti in un organico di poco più di 7mila agenti , amministrativi e operai. Ritengo che sia stato sbagliato fare della questione Corpo Forestale dello Stato una battaglia sindacale, legittima, ma non popolare e irrilevante a livello nazionale.

Nelle ore in cui partecipavo a Roma al convegno di Assodipro che si batte dagli anni ‘70 per dare diritti civili ai militari, i miei amici e solidali, tutti semplici cittadini, erano accorsi spontaneamente in via della Stamperia ad intercettare i presidenti di Regione che erano in conferenza Stato/Regione con all’ordine del giorno il Piano Lupo. Avrei dovuto essere tra loro e mi sentivo colpevolmente assente mentre ascoltavo degli effetti collaterali dell’uranio impoverito respirato nelle missioni militari all’estero, quando mai ho partecipato ad assemblee operaie per le morti bianche sul lavoro. Ci siamo confidate lo stesso estraneamento con le Forestali …

Ora Assodipro si è altruisticamente messo a capo di una Federazione di associazioni pro CFS e nella prima riunione ci ha ospitato nella sua sede a Roma: alla 10 di mattina di un giorno feriale…orario improponibile per chiunque non sia romano e in pensione…infatti il numero di partecipanti è stato stabile di una ventina di persone ma mai omogeneo contando quelli che sono arrivati in ritardo e coloro, come me, che se ne sono dovuti andare in anticipo, sicché il gruppo che ha tratto le conclusioni non è stato lo stesso che aveva impostato il dibattito. 

La seconda convocazione ha riguardato le medesime 5 associazioni: Assodipro, Unione Forestali d’Italia, Rinascita Forestale, UNFORCED e Comitato ForestaForesta quest’ultimo l’unico formato da cittadini, capillarmente presenti in tutta Italia e le cui socie fondatrici sono tutte in attività lavorativa e quindi occupate da improrogabili impegni professionali. Tuttavia non si è voluto spostare nel pomeriggio l’incontro. 

Come si può concordare una strategia orbati dei vari punti di vista? è come se in una riunione di stato maggiore fossero presenti financo gli avieri, ma non ci fosse neanche un ammiraglio della Marina. 

Per rimanere nella metafora siamo reduci da una rovinosa Caporetto, ma ancora non vedo sostituito il generale Cadorna con Diaz. Il Comitato ForestaForesta è , di fatto estromesso, e ne prendiamo pubblicamente atto.
In bocca al lupo! W IL LUPO!
Antonella Giordanelli