ALBERICIDI

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Cristina Cinica – Riqualificazione arredo urbano e stradale zona balneare: la prima azione (politicamente trasversale) ottusa e barbara ,contempla sempre e comunque l’abbattimento di alberi. Qualcuno dovrebbe spiegare agli amministratori che gli alberi fornisco ossigeno, assorbono gli inquinanti, mitigano il clima e sono la casa dei nidiacei e che la nostra sopravvivenza è legata alla loro.

Carlo Quercophilus Papalini – Le ghiande dopo i primi anni che impiegano per far scendere il fittone in profondità , cominciano a crescere con una forza incredibile .
Cerri e farnie si aprono la strada nell’asfalto e si adattano ai muri avvolgendoli con delicatezza.
Nelle città e nei parcheggi sono da preferire anche perché le radici in profondità trovano da sole l’umidità necessaria. Invece preferire specie sempreverdi con radici ad espansione orizzontale in città può essere una convinzione soggettiva . Io sono per la democrazia pragmatica e per le tradizioni costanti e sicure.
Le radici a fittone sono le più indicate in città , quelle delle conifere nei parchi o nelle loro zone di origine.
Ogni albero deve essere lasciato crescere nella sua forma naturale , le potature sono solo un’invenzione degli uomini contro la natura e l’architettura con le sue regole. Una delle motivazioni più frequenti che portano alle potature più drastiche è per risparmiare tempo e denaro quindi non oggettiva per la salute dell’albero ma soggettiva del ragioniere . 


Franco Tassi – PERCHE’ OCCORRE CONSERVARE, E CURARE GLI ALBERI URBANI, ANZICHE’ ABBATTERLI
Spesso, a giustificazione dell’abbattimento delle alberature urbane di viali e giardini (e di boschi, foreste e pinete peri-urbani), viene addotto il motivo imprescindibile e urgente di una pretesa pericolosità delle piante, o della presenza di gravi attacchi di parassiti, oppure dell’età ormai troppo avanzata. Questa pratica, priva di qualsiasi base scientifica, risulta del tutto infondata, e per di più tende a consolidare errori molto gravi sul piano ecologico, naturalistico e panoramico, colpendo specialmente il bellissimo e utilissimo Pino domestico (o Pino a ombrello, Pino da pinoli), certamente l’albero più caratteristico del Paesaggio Italiano.
Va premesso che esistono sicuramente, e sono stati talvolta causa di gravi incidenti, alcuni alberi a rischio di caduta (soprattutto con maltempo, venti forti, uragani e nevicate), e quindi da individuare e mettere in sicurezza con urgenza, o nei casi estremi addirittura da rimuovere. Ma va chiarito che questo pericolo non va addebitato all’albero, apportatore di molteplici benefici, bensì alle carenze e colpe umane: primo, per mancanza di controlli e interventi di salvaguardia; secondo, per il fatto che i Pini più vulnerabili (con apparato radicale superficiale) si trovano a breve distanza dalle strade a rapido scorrimento; terzo, perché lungo queste strade vengono adottate pessime tecniche, riparando l’asfalto a prezzo di pesanti tagli all’apparato radicale, che causano lo squilibrio della pianta, facendola quindi inclinare, e infine crollare. Anche la presenza di tronchi cavi, rami e fronde in disseccamento, con attacchi da parte di insetti o funghi, non costituisce valida ragione per l’abbattimento, trattandosi nella stragrande maggioranza di “parassiti secondari”, che non attentano alla sopravvivenza dell’albero, ma ne costituiscono un fenomeno normale, da seguire con attenzione e curare in modo leggero, e mai invasivo.
Gli insetti fitoxylofagi, che nelle parti arboree più elevate svolgono anche un ruolo di alleggerimento e potatura delle chiome, costituiscono in realtà la base alimentare per numerosi uccelli, che sono parte essenziale del paesaggio vivente e dell’ecosistema urbano. Quanto alle potature, che talvolta possono rendersi necessarie, non si può tacere che certe rudimentali tecniche seguite , scolpendo tronchi sgraziati, deformati e focomelici, sembrano rivolte più all’avido accaparramento di abbondante materiale legnoso, che alla cura attenta del patrimonio arboreo.
In altre parole, gli alberi pericolanti vanno certamente individuati e controllati, ma esistono oggi metodi scientifici avanzati, che consentirebbero di intervenire soltanto in casi limitati (pari a circa un decimo delle piante che oggi vengono condannate a morte), salvando quindi tutte le altre.
Resterebbe poi da spendere una parola chiara e risolutiva sulla longevità degli alberi, sfatando anzitutto la leggenda secondo cui il Pino domestico non potrebbe superare i 70 anni di età (sic!) (comoda bugia, architettata in passato a vantaggio dei “pinottolai”, ovvero dei raccoglitori di pinoli). Nulla di più falso! Anzitutto, perché l’albero è per sua natura un essere vivente a “crescita indefinita”, per cui in condizioni favorevoli di suolo, esposizione, clima e cure può raggiungere, come è ben noto, età, dimensioni e caratteristiche eccezionali. Ma anche in una situazione normale, un Pino può vivere per un secolo, e assai di più. Per convincersene, basterebbe osservare le opere artistiche dei secoli scorsi, oppure fare riferimento agli studi recenti, che dimostrano che il Pino domestico – come del resto molti altri alberi dei viali cittadini: Platano, Bagolaro, Leccio, Quercia, Olmo, Acero, Tiglio, Pioppo, Sofora, Albizzia, Melia, Catalpa, Paulownia e così via – può diventare una pianta maestosa e secolare. E talvolta può raggiungere e superare, in ottima salute, i 200 anni di vita (come è stato scientificamente dimostrato nella Pineta di Fregene),
In conclusione, non sussistono validi motivi culturali, logici, giuridici, socioeconomici, estetici, scientifici, ecologici, biologici, naturalistici, o d’altro genere, che possano avallare questa pratica dilagante di tagli ingiustificati, che sta depauperando il patrimonio arboreo della Capitale, e dell’Italia stessa. E nell’ipotesi che qualcuno volesse sostenere il contrario, spetterebbe comunque ai responsabili delle decisioni e ai loro esecutori dimostrarlo in modo inequivocabile, prima di procedere a qualsiasi abbattimento.
Francesco Bevilacqua – PINO LORICATO DEL POLLINO E LE MOTOSEGHE.
Ogni volta che uno scienziato (nella fattispecie un botanico o uno zoologo) dà la notizia di aver scoperto una specie mai segnalata prima in un certo luogo, oppure, come nel caso recente del pino loricato pluricentenario sul Pollino la cui notizia è apparsa su Repubblica, dice di aver calcolato età, altezze, dimensioni mirabolanti di un esemplare, mi viene l’orticaria! Mi fa ridere con gusto il fatto che non abbiano voluto rivelare dove, questo immaginifico pino sia dislocato. Perché? Di cosa hanno paura? Che qualche escursionista passi troppo vicino all’albero e col sudore modifichi il suo habitat? Ma lo sanno, questi giornalisti da strapazzo, che Franco Tassi, trent’anni fa aveva già spiegato che molti dei grandi pini loricati del Pollino hanno più di mille anni di vita? E che quegli alberi sono fra le conifere più vecchie d’Europa? Che c’è di nuovo nella notizia data con tanta enfasi da Repubblica? Niente. Assolutamente niente! Solo un dettaglio: l’asserita esatta età di un unico esemplare che sarebbe pari – a seguito di complicate misurazioni – a 1230 anni. Ossia un trastullo per professorini che devono spaccare il capello in quattro (con tutto il rispetto degli esperti che hanno condotto l’operazione in questione: non ce l’ho con loro personalmente). E che, per decenni hanno finto di non sapere quel che Tassi e tutti noi (grazie a Tassi) già sapevamo ed ora hanno fatto la scoperta dell’acqua calda. Ovviamente, impedendo a noi comuni mortali – che, prima e più di loro, ci siamo battuti contro tutti e tutto per tutelare il Pollino e le sue risorse – di vedere questa “meraviglia”. E allora, tanto per far capire di che parliamo, c’è uno delle centinaia di pini loricati millenari da me fotografati in tanti anni di cammini sul Pollino: sta abbarbicato su un ripidissimo canalone che da Celsa Bianca scende verso Valle Piana. Affermo, senza misurazione, che, con buona probabilità, è perfino più vecchio di quello appena “scoperto”. Se quello dei professorini si chiama Italo, questo lo chiameremo, chessò, Michele, Domenico o Ermenegildo, in onore di quei tanti, comuni ed anonimi alberi (monumentali e non) che vivono in un’area protetta dove ogni giorno si fa scempio di loro e dei loro parenti. Per produrre combustibile per le centrale a biomasse, perlopiù. E non parlo solo del Pollino, ovviamente. Bene, forse sarebbe opportuno che questi grandi esperti di misure e record, invece di inanellare altre ovvietà facendole passare per scoperte, si decidessero, una buona volta, ad aiutarci a fermare il massacro di alberi che è in corso dentro e fuori le nostre aree protette. E che invece di contare gli anelli del tronco di Italo, si mettessero, una buona volta a contare quante motoseghe, nel momento in cui scrivo, stanno seminando morte e distruzione sul Pollino e altrove. Ce l’ho con chi dà le notizie in questi termini e di fatto non fa nulla per proteggere gli alberi. Con buona pace della scienza e della botanica.
Emanuele Cabriolu – Sfido chiunque nelle condizioni del nostro verde taglia oggi taglia domani sfollamenti sradicamento cemento cordoli tombini alla fine… sul verde urbano delle nostre città da mettersi le mani nei capelli eppure io non ho la competenza del professore questo vuol dire che tutti possiamo con un minimo di conoscenze e buona volontà fare del bene difendere queste alberature urbane che non essendo in formazione boschiva non vengono particolarmente tutelate ma lasciate alla sensibiltà dei nostri amministratori che a riguardo non eccelle .Ci vorrebbe davvero una legge che tuteli a corpo il verde pubblico e istituisca una sorta di vincolo paesaggistico categoriale su questa fattispecie magari in modifica al TU 42/2004

Renato Domenico Orsini – Gli alberi in città devono essere piantati fuori dai marciapedi, devono essere allevati in modo di non sporgere sulle corsie carrabili e devono essere potati regolarmente, usando preferibilmente specie sempreverdi. Dato che in città le alberature sarebbero poste a lato delle corsie pedonali e carrabili lo spessore dei cassonetti, da stabilizzare con calce viva sfogata sulle pietre, devia lateralmente l’espansine del sistema radicale che non danneggia le strade. I corsi d’acqua che attraversano gli abitat non dovrebbero avere sponde cementificate e le alberature potrebbero sviluppare i sistemi radicali verso il terreno del fondo del corso d’acqua, riducendo la velocità di corivazione e determinando un equilibrio dinamico tra erosione e deposito dei materiali sospesi. Le panchine e il pic-nic si possono fare bene proprio sulle strisce laterali, che possono essere adeguatamente attrezzate per la raccolta dei rifiuti.

Paola Marconcini – Ovvero non si piantano più alberi… no marciapiedi, no chiome che sporgono … chissà perchè poi tutti parcheggiano sotto gli alberi, quando ci sono!!! E un pic-nic non si fa al sole ma sotto le chiome, le panchine preferiscono l’ombra ecc ecc

Laura Scaramuccia – In ambiente urbano le potature sono importanti, anche se devono essere fatte nel rispetto della fisiologia e del portamento naturale della pianta; mi riferisco a potature di contenimento della chioma eseguite con taglio di ritorno a cadenza regolare e nella giusta stagione nel rispetto appunto della fisiologia e del portamento naturale dell’albero. Certo prima di piantare un albero in città bisognerebbe usare una serie di accorgimenti che non vengono mai rispettati…

Emidio Mozzoni – Si devono rivedere i luoghi di piantumazione. Le amministrazioni pubbliche devono capire le esigenze delle essenze arboree e non viceversa. Chi glie lo fa capire?

Francesco Ferrini – Decalogo per gli amministratori pubblici

1) Io non capitozzo perché la capitozzatura causa uno stress fortissimo e riduce la durata della vita degli alberi
2) Io non capitozzo perché espongo gli alberi all’attacco dei parassiti
3) Io non capitozzo perché riduco i benefici degli alberi sull’inquinamento e l’effetto mitigante sul clima
4) Io non capitozzo perché riduco la stabilità strutturale degli alberi
5) Io non capitozzo perché un albero capitozzato richiederà una gestione costante e aumento il pericolo di caduta di parti di pianta e il rischio che colpiscano qualcuno
6) Io non capitozzo perché riduco il valore degli immobili e provoco un danno alla comunità
7) Io non capitozzo perché è antieconomico per l’amministrazione che dirigo
8) Io non capitozzo perché è antiestetico in quanto distruggo la forma naturale degli alberi
9) Io non capitozzo perché ho a cuore i miei cittadini e coloro che verranno dopo di me

10) Io non capitozzo perché mi sono informato leggendo quello che dicono i tecnici certificati e la ricerca e ho capito perché non lo devo fare.

Anna Valeri – che piacere sentirsi ricordare che le potature sono solo mutilazioni !!




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MODUS OPERANDI

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R. – Come si può attuare il risparmio? Vediamo un po’: militarizziamo il cfs, piloti, tecnici, personale e mezzi specializzati nella prevenzione e lotta attiva agli incendi, stipendi normali della pa bloccati da 8 anni e propensione al contenimento delle spese e alla salvaguardia della natura… e affidiamo il sevizio ai privati, i quali non hanno alcun interesse al contenimento delle spese perché paga Picone e a sopprimere un incendio sul nascere… poi è normale che un incendio dura una settimana e c’è ne siano decine al giorno! “Tutto guadambio” disse qualcuno. Davvero geniale!

E. – Il cfs si occupava di spegnimento degli incendi boschivi fin dal lontano 1975. Allora c’erano i Gruppi AIB permanenti (poi diventati N.O.S. ) che si occupavano di prevenzione e spegnimento per tutto l’anno. Da giugno a settembre (periodo di grave pericolosità), si attivavano anche i NOS temporanei che assieme a tutte le stazioni operavano sia nella prevenzione che nello spegnimento e spesso ci capitava in un normale servizio di prevenzione, spegnere focolai che non diventavano incendi e nessuno se ne accorgeva. Il Legislatore a suo tempo fu molto lungimirante nell’affidare al CFS la competenza nella lotta attiva contro gli incendi boschivi e ripeto BOSCHIVI. La scelta fu fatta sia per la capillare presenza del CFS su tutto il territorio, che per la conoscenza del bosco e delle specie arboree che lo compongono, ma anche per la capacità immediata di prendere decisioni e iniziative fondamentale per un Corpo di Polizia che si occupa di ambiente, possibilità negata ad una forza di polizia a ordinamento militare. Ricordo che il 2007 annus orribilis per gli incendi boschivi, gli interventi furono più immediati e risolutivi. Adesso grazie a chi ha voluto fortemente la schiforma che ha soppresso il cfs violando la costituzione, ha proibito per legge a 8000 forestali di spegnere gli incendi boschivi!!!!!!!! COMPLIMENTI!

Margherita Alessandro – Per altro anche il semplice numero unico, per come è stato implementato, nella mia esperienza è una sciagura: aspetto il doppio del tempo perché mi devono sempre passare un secondo operatore e a volte squilla a vuoto o, più spesso, quando si tratta di vigili urbani/polizia di Roma capitale, mi tocca proprio telefonare di nuovo perché non mi dànno retta (neanche quando l’estate scorsa segnalavo focolai lungo la Via del Mare, per dirne alcune).

Gordon Ka – Un uomo si è appena gettato dal ponte monumentale vicino al mio ufficio. Sotto c’erano i VVF con un’autoscala (lasciata chiusa), e un autobotte per spegnere gli incendi.
Nessun telo. Nessun materasso gonfiabile.
L’uomo è morto.
Mi piacerebbe sapere da qualche vigile del fuoco qual’è il loro modus operandi in queste situazioni.

Antonella Giordanelli – Montefiascone, venerdì 23 dicembre – Francesca facendo spesa al supermercato sente provenire dal tetto un miagolio disperato: è una cucciola che non si riesce a capire come sia potuta finire lassù. C’è solo una scala interna a pioli da cui, aprendo una botola, si può toccare con una mano l’ondulato del tetto in eternit, ma la gattina terrorizzata non si avvicina e il gestore del negozio confessa che la si sente piangere da mercoledì ! Francesca telefona subito ai vigili del fuoco: sono le cinque ma l’intervento di soccorso viene programmato per le nove…della mattina successiva! Poiché non c’è alcuna emergenza in zona, nulla giustifica l’omissione di soccorso e il venir meno al preciso dovere stabilito nel regolamento dei Vigili del Fuoco.
Nel frattempo il direttore commerciale accondiscende a posizionare sul tetto acqua e cibo per la gattina che da giorni è digiuna al freddo e al gelo, sia per alleggerire le sue responsabilità sia per salvaguardare il buon nome del Todis: interviene anche il direttore nazionale della catena.
La mattina alle 9,30 arriva una squadra dei pompieri con la scala, ma il tetto è troppo ripido, quindi viene chiamata una seconda squadra che dà una rapida occhiata panoramica usando il cestello sospeso, dichiara che la gattina non è più sul tetto e se ne va. In venti ore nulla di fatto: si può agevolmente calcolare il danno erarialedi 2 squadre con relativi automezzi impiegati per raggiungere tale risultato.
Francesca chiama la guardia zoofila che con un elevatore individua e fotografa la micina rifugiata tra l’ondulato del tetto e il canale di cemento della grondaia; vi posiziona la gabbia trappola, dentro cui la piccola affamata entra la sera… così da essere recuperata in tempo per trascorrere la vigilia di natale al calduccio di una casa! Una semplice dotazione di servizio di cuore e cervello non ha prezzo!

P. – E si avvicina una nuova stagione, le premesse non sono delle più buone. Dos (direttori operazioni spegnimento) che viaggiano da una provincia all’altra, boschi che si lasciano bruciare finché in pericolo non siano le abitazioni… Ormai anche le parole sono finite, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!! La macchina macina soldi anche per questa stagione sarà attivata è questa la cosa importante…

Antonio Di Lizia – non sarebbe meglio ricostituire tutto il Centro Operativo Aereo del CFS anche se inglobato nei VVF? Quel personale, con quei mezzi, potrebbero continuare ad operare con le stesse regole e per le medesime ragioni oltreché si potrebbe ragionevolmente utilizzare la stessa formula fatta di convenzioni adottata nelle regioni come la Sicilia che ora è costretta a bandire un appalto con i privati. Quanto ci costerà tutto ciò? Parlo al presente perché come si è pensato di distruggere può benissimo essere ricostruito, anzi, migliorato… ovviamente se non dovessero ricostruire un CFS cosa che tutti auspichiamo!

Paolo Parentela – ANCHE QUEST’ANNO LA CALABRIA BRUCERÀ? 🚒 🚁🔥
La giunta regionale della Calabria approvi presto il piano Aib 2018, per non ripetere il disastro dello scorso anno, in cui andarono in fumo più di 400 chilometri quadrati di bosco.
A differenza della Sicilia, la nostra regione non si è ancora dotata del nuovo piano. Calabria Verde è coinvolta da grossi scandali e non si vedono azioni concrete per la prevenzione, l’eterna assente. Ad esempio, servono azioni efficaci per rispettare la legge 21 novembre 2000 n. 353, in particolare la manutenzione delle piste taglia fuoco, le operazioni silvicolturali di pulizia e manutenzione del bosco con facoltà di previsione di interventi sostitutivi del proprietario inadempiente in particolare nelle aree a più elevato rischio.
Inoltre i Comuni, secondo l’attuale normativa nazionale, dovrebbero gestire un catasto delle aree percorse dal fuoco, essenziale per applicare la legge stessa, che impedisce per dieci anni di costruire sulle aree percorse dal fuoco. La legge c’è, ma i Comuni devono censire le aree bruciate, altrimenti il divieto viene aggirato.
Lo scorso anno per verificare quanto disposto dalla normativa nazionale ho inviato a tutti i comuni della Calabria una richiesta per sapere e conoscere se avevano mai attivato e aggiornato il catasto incendi. Su 404 comuni mi hanno risposto solo in 5 e tra questi nessuno aveva ancora aggiornato il catasto all’anno 2017. In questo triste quadro occorre ricordare che il disastro dell’anno scorso è stato determinato in particolare alla distruzione, qualcuno lo chiama ‘riassorbimento’ – del Corpo Forestale dello Stato, voluta dal ministro Madia insieme a Renzi, che hanno fatto sparire anche la funzione del Dos, il Direttore operativo dello spegnimento, fondamentale nel coordinare le operazioni contro gli incendi.
Se non bastasse, di 32 elicotteri degli ex forestali 16 sono stati assegnati ai Vigili del fuoco e 16 ai Carabinieri, questi esonerati dal servizio antincendio e con i velivoli ricevuti non più impiegabili per lo spegnimento in aree impervie.
Senza un piano concreto Aib anche quest’anno gli incendi potrebbero continuare a devastare il nostro patrimonio boschivo, il nostro capitale naturale e le tasche dei calabresi. Con la gioia immensa della mafia dei boschi, pronta a divorare altra biomassa utile per fagocitare gli impianti per la produzione energetica.Un business milionario su cui le procure, anche grazie alle nostre denunce pubbliche, stanno finalmente rendendo giustizia.

Sebastiano Lasaponara – fate emettere dai sindaci ordinanze di pulizia dei terreni dalle sterpaglie e dai rifiuti entro il 15 maggio.


Mario Rosu – Importante approvare il Piano A.I.B. 2018 ma in assenza del C.F.S. la vedo grigia.

Antonella Giordanelli – Per un efficace Anti Incendio Boschivo bisognerebbe
– chiudere le centrali a biomasse vicino alle quali s’è verificato un incendio (sulla Sila le macchie di leopardo delle zone andate a fuoco erano tutte nel raggio di 80km da una centrale a biomasse: in un bosco incendiato si recupera nulla della biodiversità e della vita, ma ben il 70% della biomassa;
– togliere gli incentivi per le fonti energetiche alternative se è vero che dal consultivo di una centrale a biomasse calabra risulta che il guadagno è per 10 milioni costituito dalla vendita d’energia e i restanti 39 milioni dal finanziamento pubblico pagato nelle bollette enel;
– abolire il nuovo testo unico forestale che distruggerà TUTTO il patrimonio boschivo per incenerirlo;
– ripristinare il Corpo Forestale dello Stato.

SIMBIOSI E PARASSITISMO

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L’edera svolge un ruolo ecologico di fondamentale importanza per l’equilibrio del bosco e per la fauna. Innanzitutto, è bene ricordarlo, la Natura non fa nulla per caso. Ogni specie, anche la più sgradita e insignificante, occupa un posto chiave nelle complesse dinamiche ecologiche. Talvolta questo ruolo sfugge non solo alle persone comuni ma anche agli scienziati che, di frequente, sono costretti a rivedere le teorie più consolidate alla luce di nuove conoscenze. Molti agricoltori e operatori forestali sono convinti, ad esempio, che l’edera sia una specie “nociva” responsabile del soffocamento e del disseccamento degli alberi e per questo la recidono, credendo di fare un servizio utile al bosco. Sfatiamo un mito della scarsa conoscenza botanica e della cattiva gestione selvicolturale: l’edera non si nutre della linfa dell’albero, è un rampicante (come la vite) e ricerca nella pianta ospite solo il sostegno, un tutore cui avvolgersi. Tagliare l’edera è sbagliato per numerose ragioni. Eccole: – la copertura di foglie che avvolge i tronchi offre una eccellente ”coibentazione” agli alberi, proteggendoli dalle temperature rigide; – l’edera opera la selezione naturale del bosco. La possiamo definire come il “lupo degli alberi”, perché con il suo peso, contribuisce a far cadere gli esemplari meno resistenti o malati. Accelera così il processo di maturazione e di rinnovo del bosco.

Mauro Cheli – Bisogna vedere in che tipo di bosco sei… Ad esempio in un bosco di robinia le cose vanno diversamente…. La robinia é una leguminosa e attraverso i tubercoli radicali fissa l’azoto atmosferico nel terreno e incoraggia le specie nitrofile a crescere smisuratamente, come edera e vitalba. Dopo qualche anno queste specie avvolgono le piante di robinia e spesso le fanno “scosciare” e cadere rendendo il terreno favorevole anche al verificarsi di frane in terreni caratterizzati da forte pendenza… Bisogna quindi analizzare in quale tipologia di bosco ci troviamo …

Alessandro Bottacci – È una lotta impari. Non si riesce a far capire il valore ecologico dell’edera.
Anche i miei operai delle Riserve avevano il vizio di tagliare l’emersione appena la trovavano
Per fortuna ora hanno capito di lasciarla fare. Alcune piante soccombente alla presenza dell’edera ma sono quelle più deboli. È un meccanismo naturale del quale non aver paura.

Cristiano Manni – Per gli antichi l’edera era il simbolo dell’amicizia. L’ignoranza popolare, ancor oggi, la considera un parassita, quando invece vive in simbiosi con l’albero di sostegno. Le loro radici intrecciate e saldate si scambiano nutrienti, e l’edera contribuisce con la fotosintesi invernale e precoce, senza mai invadere la chioma dell’ospite.
Ma qualcuno ha pensato di interrompere il bellissimo abbraccio di questi due amici, tagliando l’edera, che tra poco morirà. Complimenti al bruto che ha rovinato tanta bellezza, e complimenti alla Regione Toscana, che non accenna ad un minimo divieto, nei suoi regolamenti, a questa brutale pratica così diffusa e liberamente esercitabile.

Laura Conte – Il problema è che la regione ha dato in gestione il patrimonio boschivo della provincia di Grosseto e Livorno all’Unione dei Comuni Colline Metallifere che ha dichiarato di non avere mezzi finanziari e personale per amministrarlo e quindi ha deciso di vendere lotti di terreno per il taglio dando la priorità a ditte che hanno la certificazione FSC o PEFC, ma a quanto pare qui tagliano quel che trovano. Bisogna considerare che i comuni, ovvero i cittadini, oltre all’assenza di finanziamenti così si trovano a dover spendere per la gestione delle foreste. Il comune di Livorno quando la gestione è passata di mano ha subito imposto all’Unione far rimuovere dei rifiuti che erano nel bosco da anni con un dispendio enorme perché l’Unione non avendo i mezzi ha dovuto incaricare una ditta. A questo punto sarebbe più utile costituire delle associazioni di cittadini che si prendono in carico la gestione del bosco magari cercando di ottenere finanziamenti europei, privati o…… della regione. E’ questo il giochino, la regione lo dice “presentate progetti”, poi va bene che finanziano chi vogliono ma almeno i cittadini inizierebbero a far vedere che ci sono e invece di andare a votare il nulla si prendono finalmente la responsabilità del territorio in cui vivono.
Al Corpo Forestale si è voluta togliere la gestione e non a caso è stato penalizzato accorpandolo ai Carabinieri, avrebbe avuto molto più senso unire carabinieri polizia municipale e polizia in un unico corpo di polizia.

Luca Pratz – Sbagliate le norme, ricche di lacune, ma soprattutto molto anziane. Tanti gli esempi che si possono fare a partire dalla norma sul vincolo idrogeologico che è del 1923. In un paese a grande rischio ambientale come il nostro, non è più possibile andare avanti con queste norme.
Il bosco si gestisce da solo, non ha bisogno della mano maldestra dell‘uomo……..la selvicoltura serve solo per far guadagnare l‘uomo e non certo per il bene del bosco e degli animali che lo abitano.

Centro Fauna Selvatica Il pettirosso – I cacciatori raccontavano che la caccia di selezione era utile perchè non vi era più il predatore, e fino a qui non faceva una piega se vogliamo. Ora invece che è tornato il predatore, dicono che solo loro sono autorizzati a cacciare…
I lupi non lo sono, non hanno la licenza… (Giuro non è una barzelletta, ma a questi danno anche il porto di fucile!?) E loro che fanno parte della natura, fanno scempi solo scempi!!!
Secondo me lo scempio è dell’intelligenza: ignoranza “SELVAGGIA”.

Cristiano Manni – Nessuna sanzione restituirà questo maestoso leccio al bosco. Epperò è stato trovato, anche se lo avevano tagliato in fondo al più scosceso dei fossi, sperando di farla franca. E purtroppo non era l’unico, altri erano già in catasta.
Così come mai nessuna sanzione farà sollevare dal suolo i rifiuti abbandonati dai tagliatori, se il Forestale non si facesse in quattro anche per questo.

Sergio Costa – Due anni fa lo proposi pubblicamente … ma la cosa fu accolta con freddezza politica … adesso é divenuta indicazione di governo. Ne gioisco e spero che tutti i comuni della Terra dei Fuochi… ma anche gli altri … subito modifichino il proprio regolamento. Chi inquina … chi gestisce illecitamente i rifiuti e l’ambiente … deve andare via dal territorio … non deve più rimanere dove ha minacciato concretamente la salute di altre persone. Ad Maiora Semper

Francesca Fabrizi – Calabria. Due colleghe coraggiosissime sole in un territorio assurdo dove le persone scomode finiscono in pasto ai maiali.
Il loro senso del dovere e dello Stato nonostante tutto sono altissimi , molto più di tanti che si fregiano di medaglie per stare comodamente al sicuro nel proprio ufficio
Ragazze il mio cuore è con voi, orgogliosa di conoscervi.

Il CFS andava difeso prima e dall’interno, non dalla Madia! Invece si sono trastullati in lotte intestine, lotte di potere, biodiversità contro polizia…e potrei aggiungere tante altre cose indegne.

MARTINA, VELENIFICA TARANTA

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Mimmo Giglio – VELENI PER DECRETO, LA PUGLIA UNA CAMERA A GAS A CIELO APERTO!
Nel centro-sud della Puglia stiamo vivendo momenti tragici dal punto di vista ambientale e salutare. A causa al Decreto Martina del 13.02.2018 a partire dal mese di maggio 2018, comincia l’irrorazione FORZATA di insetticidi, a base di Neonicotinoidi, che si protrarrà da Maggio ad Agosto per 2 interventi più altri 2 fino a dicembre, per tutto il territorio agricolo compreso tra l’Adriatico e lo Ionio e da Martina F. Locorotondo e Fasano fino al Capo di Lecce ,4.2 Milioni di litri di insetticida x 700.000 Ettari circa di territorio. Sia l’aria che i prodotti alimentari Pugliesi saranno potenzialmente contaminati da insetticidi a base di Neonicotinoidi, neurotossici per insetti impollinatori, Molto tossici per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata (H410).
In più il decreto (gazzettaufficiale.it/eli/gu/2018/04/06/80/sg/pdf) obbliga a mezza regione Puglia , da Martina F. – Fasano a S. Maria di Leuca , l’aratura e/o diserbo, meccanico o chimico di tutti i campi urbani ed extra-urbani. Una misura del genere in un periodo di piena fioritura come Aprile, mese in cui le Api e Bombi fanno il “pieno” alimentare in vista della stagione secca e siccitosa estiva , provoca la sicura decimazione (o estinzione) dei pronubi in mezza Puglia, e della biodiversità delle piante selvatiche da cui provengono le verdure che oggi mangiamo.
gazzettaufficiale.it/eli/gu/2018/04/06/80/sg/pdf. Dal2013 ad oggi ci sono una marea di situazioni incredibilmente paradossali ma forzate dai “Teatranti” (per es. le prove scientifiche prodotte dal CNR di Bari che dimostrano la correlazione di causalità tra batterio Xylella e Disseccamento Rapido in realtà dimostrano il contrario http://temi.repubblica.it/…/xylella-dalla-scienza-piu-dub…/…) per imporre delle misure fortemente invasive. E’ chiaro che il vero “regista ” non si vede ,ma in questo momento storico ,in cui c’è un vero e proprio assalto alla diligenza Italia grazie all’avvento Neoliberista , è facile intuire quali multinazionali abbiano potuto creare il l’opera.
I danni causati dalle pratiche agricole imposte dal Decreto Martina ,cioè l’uso indiscriminato di insetticidi nicotinoidi unito alle lavorazioni meccaniche (arature) e chimiche (erbicidi) in aprile causerebbero un danno incalcolabile e dalle conseguenze non prevedibili (come dice EFSA) in quanto la decimazione degli insetti impollinatori provocherebbe non solo il crollo di produzione di frutti di alberi, legumi e ortaggi allogami ma causerebbe l’estinzione delle piante Orwellianamente definite “infestanti” ma che costituiscono la fonte di biodiversità da cui deriva la nostra attuale alimentazione vegetale. Nel solo Sud Italia esiste il 30% di biodiverstà europea, oltre all’incalcolabile danno al turismo, che si troverebbe a villeggiare in mezzo alle irrorazioni di insetticidi e isole desertiche di ulivi eradicati a causa del provvedimento.
Comunque, anche se questa epidemia di Xylella fosse vera, diventa sicuramente di secondaria importanza rispetto al dramma di vivere in una regione “gasata” da insetticida “per Decreto” , neanche la Gestapo di Hitler avrebbe saputo fare di peggio.

Enzo Suma – Riprendono gli abbattimenti a Cisternino. In un piccolo appezzamento 3 ulivi abbattuti ma vengono graziati dall’osservatorio fitosanitario 2 ulivi perchè, considerate le dimensioni, sono stati ritenuti monumentali pur essendo ai limiti dell’applicazione della legge che definisce i monumentali. Ci sono molti ulivi in Valle d’Itria che sono ai limiti della monumentalità. Purtroppo la verità è che la loro vita è nelle mani di una singola persona, l’ispettore di turno, che può decidere o meno se graziarlo.

Natty Zen – Io non capisco come non ci si possa opporre. Perché legalmente siamo impotenti dinanzi a ciò?
Loro arrivano per posta con foto di alberi da abbattere, ti dicono che devi farlo abbattere a tue spese entro 15 giorni pena 1000€ più raggio di alberi intorno, tutto ciò dopo aver fatto delle analisi a cui non possiamo sottoporre controanalisi. Insomma ci dobbiamo fidare di qualcuno che dice che il nostro albero è malato e nonostante si possa salvare dobbiamo comunque ammazzarlo però LORO hanno deciso questo.
Perché è possibile tutto ciò?

Sabrina Sansonetti – Fanno gli spavaldi perché riescono a comprare centri di potere e calpestano in modo presuntuoso le persone, le comunità che continuano a difendere con dignità la propria terra.
Il Parlamento Europeo esprime preoccupazione per la concessione del finanziamento della BEI al progetto Tap, per mancanza di requisiti sul rispetto delle norme ambientali e sociali, ma al momento non chiede la revoca dello stesso…

Serena Fiorentino – È strabiliante vedere come dopo un sequestro del cantiere e un parere negativo del parlamento europeo sui finanziamenti, TAP se ne esca con un post sul master a Londra (piatti di lenticchie in cambio di devastazione). RIDICOLI! Lungo il tracciato del “tubo”, la campagna è viva. La rabbia per la devastazione perpetrata ai danni di questa Terra innocente non potrà mai soffocare i nostri sorrisi e la nostra determinazione. Un fiore sarà sempre lì a lottare per la vita e la bellezza; un fiore sarà sempre lì a darci il “Buongiorno resistente”, erbe spontanee che oggi crescono laddove qualcuno prevede per un futuro solo gas, metallo e cemento. Questa terra va conosciuta, amata e difesa!

Antonella Giordanelli – Martina e tutto il Consiglio dei Ministri, perfino non rieletti, continuano a decretare! Si veda anche il nuovo Testo Unico Forestale emanato il 16 marzo e firmato il 3 aprile da Mattarella, (che sarebbe il garante della Costituzione!…entra in vigore a Camere sciolte da esattamente 2 mesi, quando è cambiato il Parlamento che ha dato delega (in eccesso) a ministri che non sono neanche stati rieletti! Una Avvocatura regionale potrebbe impugnare il DLgs n 34/ 3 aprile 2018, in GU n. 92 del 20 aprile a motivo della competenza concorrente con cui si sono elaborate norme, in conflitto d’attribuzioni, finalizzate ad una gestione economicistica del patrimonio boschivo invece che alla tutela della foresta come sancito dal dettato costituzionale:
1) è stato emesso in carenza di potere trattandosi di un provvedimento di straordinaria amministrazione, adottato dopo lo scioglimento delle Camere deleganti;
2) considera le foreste esclusivamente sotto l’aspetto economico, in contrasto con la tutela costituzionale dell’ambiente e dell’ecosistema (art. 9 e 117 Cost.);
3) contiene articoli volti alla distruzione del bosco, per esempio non considerando tale il bosco recentemente ricostituitosi a seguito dell’abbandono dell’attività agricola oppure il rimboschimento realizzato nel recente passato, anche con fondi europei;
4) contiene norme di dettaglio che ledono la competenza delle Regioni in materia di agricoltura e foreste;
5) non semplifica per nulla il quadro normativo vigente e non recepisce gli impegni e le indicazioni dell’UE;
6) trasferisce al Ministero dell’Agricoltura uno spazio operativo in tema di politiche forestali in antitesi con il quadro costituzionale, che attribuisce le foreste alla legislazione regionale;
7) rimette in discussione la disciplina della viabilità forestale, di competenza delle Regioni, le quali già hanno legiferato in materia;
8) non prevede norme e fondi per un rilancio delle politiche forestali a salvaguardia dell’assetto idrogeologico e per il recupero produttivo agrosilvopastorale inseriti nella “programmazione regionale di sviluppo rurale” attraverso quel coofinanziamento pubblico che giustifica sia la normativa vincolistica, che il sostegno a favore dei terreni boscati e montani;
9) non assegna copertura finanziaria, ma complica la precedente normativa con ulteriori iter burocratici ed economici a carico della proprietà forestale
10) rinvia a ben sette successive decretazioni ministeriali ed ulteriori pastoie autorizzatorie.

Michele Giovinetto – La cosa strana di questa vicenda e’ il silenzio mediatico, a parte qualche sparuta notizia, nonostante petizioni email, pareri negativi si e’ proseguito ad oltranza, secondo me l’osservatorio sulle biomasse si doveva istituire prima di questo testo unico forestale quando hanno iniziato a parlare con molta enfasi sull’ aumento dei boschi e della soppressione del c.f.s . Si doveva capire l’aria che tirava, trovo assurdo che con la potenza del sole da cui potremmo ricavare molta energia e alla lunga abbassare le bollette e forse in futuro anche la benzina che tutti noi paghiamo per andare a lavorare si debba parlare di aumenti delle bollette per le biomasse che incentivano il taglio boschivo: non so se ridere o arrabbiarmi.

Maurizio Boscheri – Il decreto “biomasse” è un ecocidio!

Simone Lonati – se lasciassimo invecchiare i boschi ed accumulare carbonio nell’humus, i boschi diventerebbero più fertili e risolveremmo per una percentuale importante il problema della CO2 che verrebbe bloccata nel suolo in quantità rilevanti; è vero che dobbiamo produrne meno ma prima di tutto non siamo attrezzati a farlo da oggi a domani ma solo in almeno 20 anni (questi sono gli obiettivi internazionali) e poi noi dobbiamo ridurre anche la quantità di carbonio nell’aria che abbiamo immesso nell’ultimo secolo bruciando i fossili…

Ottone Taddei – E certo che tagliando piu’ spesso, anche la sostanza organica nel terreno diminuisce con relativo rilascio di carbonio gassoso… hanno fatto malissimo i conti!!

Lucia Daniza Salvatore – Ho ascoltato il sindaco di Farindola, il paese a cui era legato l’hotel Rigopiano, il sindaco ha riferito che l’unico fax relativo alla pericolosità del meteo lo ha ricevuto il 24 gennaio, quando la tragedia si era già consumata! In un paese sperso tra le montagne, dove spesso manca l’energia elettrica e Internet non funziona le notizie , anche quelle importanti, arrivano in ritardo o non arrivano affatto,…. alla domanda della giornalista che chiedeva come avevano fatto in passato a dare l’allerta meteo in tempo opportuno, ha risposto che veniva informato dal CORPO FORESTALE DELLO STATO…senza polemica credo che Renzi abbia sulla coscienza anche queste vittime della slavina.

 

GIGANTI AUTENTICI E INTERPRETAZIONI DI LEGGE

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Dario Rapino – Ho letto le motivazioni della sentenza con la quale il Tribunale di Sulmona ha mandato assolto (ancorchè con formula dubitativa) l’imputato C.A. dall’accusa di aver ucciso con un colpo di fucile nel 2014 un orso marsicano. Naturalmente è superfluo ripetere che tutte le sentenze vanno rispettate, il che non vuol dire che non possano essere sottoposte a vaglio critico. Confesso che terminata la lettura sono stato assalito da un diffuso stato di sconcerto ed i quarant’anni trascorsi sui testi di diritto sono completamente svaniti. La prima domanda che mi sono posto è stata se fosse possibile che io non avessi capito assolutamente nulla dei princìpi informatori del diritto penale, con specifico riferimento a quelli attinenti la formazione e la valutazione della prova. Perchè in sentenza si dà atto delle attività di indagine svolte dai Carabinieri e dai Forestali, delle risultanze dell’esame medico legale e di quelle balistiche, dalle quali si evince che l’orso venne attinto a distanza di qualche giorno da ben due fucilate: la prima a pallini, a carattere non letale, la seconda con nove pallettoni, dei quali sei andati a segno, che provocarono una peritonite e la successiva morte dell’orso. Inoltre, vennero rinvenuti nell’abitazione dell’imputato cartucce del tutto compatibili con quelle esplose, nonchè, nella corteccia di un albero del giardino i tre pallettoni mancanti. Si accertò inoltre che l’orso prima di essere ucciso aveva mangiato galline e frutta, ossia quanto presente nel terreno di A.C. Ebbene, a fronte di tale robusto quadro indiziario (grave, univoco e concordante) il Giudice ha ritenuto che esso non integrasse gli estremi della prova, ben potendo l’animale essere stato ucciso da altri abitanti della zona (quali, perchè, come non è detto). Non solo, lo stesso imputato, sentito nell’immediatezza del fatto, alla presenza del proprio difensore, ammise che l’orso una sera di introdusse nella sua proprietà, che egli uscì armato, che, spaventato, scivolò esplodendo accidentalmente i colpi. Dunque, secondo l’imputato la visita dell’orso ci fu ed i colpi furono esplosi: una palese confessione su uno dei punti decisivi della vicenda. Ma il tribunale glissa, perchè, dice, può darsi che l’orso sparato dall’A.C. fosse un altro. Insomma, a fatti certi si risponde con congetture, ossia l’esatto contrario di ciò che le regole processuali penali impongono. Può darsi che io mi sia distratto e tali regole siano state riscritte, nel qual caso chiedo venia. Morale della favola, abbiamo perso uno dei pochi esemplari di orso marsicano rimasti, la cui ferocia è dimostrata dall’essersi pappato un po’ di galline e di mele, mentre il responsabile di tale delitto se la gode alzandoci davanti agli occhi il dito medio. Ora si attende che la Procura Generale, di fronte a tale obbrobrio giuridico, sollecitato dalle Associazioni ambientaliste, appelli quella sentenza. E che “In nome del popolo italiano” giustizia sia fatta.

Enzo Fauna – Un complesso probatorio del genere sarebbe stato sufficiente a condannare qualcuno per omicidio doloso. Evidentemente il favor rei viene dilatato fino ad essere stravolto, se il reato prevede la pena di una tirata di orecchie, al contrario, opera in modo limitato se sono in gioco pene severe. La cosa è decisamente strana. La verità è che leggendo il tuo resoconto della vicenda, la sentenza non andava pronunciata in nome del popolo italiano, ma di sua sorella.
Mi dovrò informare su chi sia l’illuminato difensore del diritto che ha dato alla luce la sentenza. Lo aggiungerò a quell’altro che ha sentenziato su Bussi, nel mio personale Pantheon dei giudici memorabili.

Eliana Fanelli – aprile 2017, La strage degli ulivi di Oria continua nell’indifferenza dei suoi cittadini. Il meraviglioso ulivo 7.60 di circonferenza non è ancora stato distrutto. La sua proprietaria ha deciso di sradicarlo dopo aver ricevuto la notifica di abbattimento perché dichiarato infetto. È nostro dovere difenderlo. NINO era lì anche oggi. Già da domani questo ulivo sparirà, tagliato a pezzi e sradicato. Quando si sveglieranno i cittadini di Oria? Quando avranno fatto il deserto e sarà ormai tardi? L’ulivo è in contrada Frascata, Oria.
aprile 2018 – Era stato “salvato” presentando esposti alla procura di Brindisi e chiamando i cc della forestale a tutti i livelli. Era stato salvato appellandosi alla legge regionale n. 4 del 29 marzo del 2017, a settembre del 2017 viene applicata una “interpretazione autentica” che ne stravolgerà la portata. La distruzione di questo ulivo ne è l’applicazione. È dal 2013 che in Puglia accade questo. Ha avuto inizio quando il corpo forestale non era ancora stato smembrato e continua adesso con l’accorpamento ai carabinieri. Xylella è questo che ha segnato lo smembramento di chi avrebbe dovuto proteggerli. Si sapeva a luglio di quell’interpretazione autentica… e nessuno ha fatto nulla…. che gran rabbia.
Questo albero ormai perduto rappresenterà sempre la vostra infamia.
Un anno è trascorso da allora.
 

Le LEGGI a tutela degli ULIVI esistono, ma in PUGLIA vengono ignorate da tutti.
Gli ULIVI sono tutelati dalla legge NAZIONALE n. 144/1951: gli ulivi possono essere espiantati solo in caso di improduttività o morte della piante, MIGLIORAMENTO FONDIARIO, opere di pubblica utilità SOLO su RICHIESTA del proprietario e contestualmente prevede il reimpianto delle stesse cultivar; dalla legge regionale n. 14/2007 tutela e valorizza il paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia. In cui si avviano i CENSIMENTI mai completati. Ed è scritto nero su bianco: sino a quando i censimenti non vengono ultimati gli alberi non si toccano.
Inoltre il D.lgs. 63/2008 ha introdotto, nella categoria delle cose immobili, di cui all’art. 136 lett. a gli «alberi monumentali». Gli alberi monumentali, in quanto Beni paesaggistici a tutti gli effetti, sono, quindi, entrati a far parte del patrimonio culturale nazionale, su di essi, ossia SUGLI ULIVI PUO’ essere apposto il “VINCOLO PAESAGGISTICO” che ne impedisce l’alterazione o l’abbattimento.
L’ART. 2 della Direttiva 2001/42/CE concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente naturale definisce quanto segue:” per piani e programmi si intendono i piani e i programmi, compresi quelli cofinanziati dalla Comunità Europea, nonché le loro modifiche elaborati e/o adottati da un’autorità a livello nazionale, regionale o locale oppure predisposti da un’autorità per essere approvati, mediante una procedura legislativa dal Parlamento o dal Governo e che sono previsti da disposizioni legislative, 
regolamentari o amministrative.” L’ART.3 riporta:”fatto salvo il paragrafo 3, viene effettuata una valutazione ambientale per tutti i piani e i programmi che sono elaborati per i settori AGRICOLO, FORESTALE, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti,della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni,turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli ”. In base all’art. 4 “la valutazione ambientale deve essere effettuata durante la fase preparatoria del PIANO o del PROGRAMMA ed ANTERIORMENTE alla sua adozione o all’avvio della procedura legislativa”. L’art. 5 stabilisce ”Nel caso in cui sia necessaria una valutazione ambientale ai sensi dell’art. 3 paragrafo 1 deve essere redatto un rapporto ambientale in cui siano individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l’attuazione del piano o del programma potrebbe avere sull’ambiente “.

La DIRETTIVA VAS è stata recepita dall’Italia con la parte seconda del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 entrata in vigore il 31 luglio 2007, che disciplina le procedure per la VAS, per la VIA e per l’IPPC.,modificata e integrata dal D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 entrato in vigore il 13/02/2008 e dal D. Lgs. 29 giugno 2010, n. 128 pubblicato nella Gazz. Uff. 11 agosto 2010, n. 186. L’ART. 3 -ter principio dell’azione ambientale riporta quanto segue: “La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché al principio «chi inquina paga» che, ai sensi dell’articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della comunità in materia ambientale”


Aprile 2017 – All’interno d’un magnifico giardino recintato sono stati monitorati gli ulivi, tra questi tre sono stati trovati infetti da xylella. Come e quando sono stati monitorati questi ulivi? Il vecchio proprietario e la sua famiglia non li sradicheranno, ma li difenderanno. Io sarò con loro.
Aprile 2018 – Con i ricorsi rigettati, i proprietari dovranno tagliare e pagare anche la multa. Domani vogliono abbattere gli ulivi di Cosimino… Angelino… Pasquale… Nino…



BUONE PRATICHE E MALAFEDE

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In “Vivere in campagna senza essere avvelenati”‎ si chiede come allontanare le lucertole.
Ora, io mi chiedo, ma le lucertole che problemi arrecano?
Possibile che dobbiamo proprio uccidere o allontanare tutto?
Forse è il caso di rivedere il ruolo dell’essere umano “poco sapiens” su questo pianeta, ma soprattutto, evitate di andare in campagna se ogni forma di vita vi arreca disturbo, esistono gli appartamenti dove credo sia difficile trovare animali vari.

Annalaura Cristofori – Una volta al parco ho sentito una mamma che diceva alla figlia “non andare lì che c’è la lucertola” …….

Laura Mattei – La vera tragedia è la continua mancanza di rispetto nei confronti dei diversamente animali, si badi bene; non “amore”, ma rispetto, puro e semplice rispetto, nell’anno del vostro Signore 2018. 

Nicola Cimini – La morte del giovane esemplare di orso Marsicano, a seguito di narcotizzazione per munirlo di radiocollare per finalità di ricerca, non può essere definita un tragico incidente. Proprio per il fatto che l’operazione di narcosi non è esente da rischi e che le ricerche sulla specie hanno generato altri morti per cause dirette ed indirette, sono sempre più convinto che se vogliamo veramente salvare l’orso marsicano bisogna lasciarlo in pace. Niente catture, ma semine e piantumazioni mirate all’interno della zona a più alta protezione e chiusura di molte strade forestali. Già nel 2004 il Parco Nazionale della Majella sintetizzava le cause fondamentali di crisi della specie e le poche azioni per ripristinare almeno parzialmente l’habitat secolare compromesso.

David Diani – Già, l’Orso marsicano è legato ad un solo tipo di ambiente : la faggeta, motivo per cui urgono dei rimboschimenti adeguati per ampliarne l’habitat

Franco Tassi – SOS PER L’ORSO MARSICANO
Chi sta condannando a morte l’Orso marsicano, l’animale più importante della fauna italiana? La responsabilità della situazione attuale va comunque ricercata tra coloro che, in tempi e modi diversi, per incompetenza o sete di potere, avidità di fondi o incapacità di analisi, hanno contribuito a determinarla. Facile indicarli: le autorità preposte, che governano l’azione; i baronati accademici, che risucchiano decine di milioni di euro di fondi europei; e le comunità che avidamente sfruttano l’attrattiva orso, ma coprono poi omertosamente gli assassini dei plantigradi.
Dal 2002 ad oggi, hanno potuto esserne uccisi 60, o forse di più? Fino a quel momento i plantigradi erano sempre schivi, invisibili, incontrarli era un vero miracolo: nel territorio ben presidiato, il disturbo di fuoristrada, quad e motocross era bandito, e le riserve integrali venivano rigorosamente protette. Cosa ha indotto di colpo gli orsi a diventare “paesani”, alla ricerca di pollastri, finendo poi assassinati uno dopo l’altro? Perché si inganna la pubblica opinione chiamandoli “confidenti” o “problematici”, come fosse colpa loro? E’ difficile capire che a renderli “spoiled” (viziati, deviati), sono state proprio le malefiche “esche olfattive” a base di polli e pesce, collocate in punti comodi da raggiungere dai ricercatori invasivi?
A uccidere uno degli ultimi superstiti, questa volta, è stato proprio quel Parco che in passato lo aveva salvato in extremis, e che oggi avrebbe dovuto proteggerlo con ogni mezzo.

Mauro Bassano – 50 elementi, ormai 49…si devono, per etica, lasciarli in pace senza nessun intervento INUTILE E RISCHIOSO… dobbiamo imparare che “gestire” a volte significa tenersi le mani in tasca e non fare danni… No siamo nessuno per decidere la sorte di altri esseri.
Andrea Boscherini – “Per colpa della neve e del vento ora il bosco è pieno di alberi morti e rami spezzati, bisogna pulirlo!”

Nelle zone montane questa frase è ormai diventata di uso quotidiano quando copiose precipitazione nevose e raffiche di vento modificano radicalmente il paesaggio, abbattendo numerosi alberi.
Escludendo i boschi da ceduo e quelli gestiti a fini economici dove valgono certe “regole di gestione”, nei boschi naturali i tronchi caduti a terra, gli alberi marcescenti e i rami secchi sono elementi importantissimi per il benessere della foresta. Quello che può sembrare un disastro ecologico in realtà può aiutare a migliorare l’ecosistema circostante poiché tronchi e rami caduti:
1) forniscono nutrimento al terreno cedendo sostanze minerali e carbonio grazie all’azione degli organismi degradatori, quali funghi, muffe e carie…un vero e proprio concime naturale!
2) rappresentano habitat rifugio e zone di alimentazione per i vertebrati, in particolare picchi, pipistrelli, rapaci notturni, roditori, tritoni e salamandre;
3) sono veri e propri ecosistemi in miniatura e forniscono cibo ai sempre più rari insetti xilofagi, come il cervo volante (Lucanus cervus), il cerambicide del faggio (Rosalia alpina) e lo scarabeo eremita (Osmoderma eremita);
4) riducono notevolmente l’erosione e dilavamento del terreno limitando l’impatto della pioggia;
5) ostacolano il ruscellamento superficiale e mitigano le piene rallentando l’acqua e permettendole di infiltrarsi nel terreno;
6) accumulano umidità favorendo lo sviluppo nelle loro vicinanze di un particolare microclima che consente lo sviluppo di funghi, muschi, licheni e favorisce la rinnovazione boschiva.
La parola ordine non è affine alla natura…più un bosco è disordinato, più è naturale e in salute! In un ecosistema forestale la presenza di alberi vivi è ovviamente fondamentale, ma basti pensare che vi è molta più vita e biodiversità in un albero morto rispetto ad un albero vivo!

Massimo Mersecchi – La necromassa NON ha mai ucciso il bosco , anzi !

Cristiano Manni – In un bosco dove il Pinus pinaster è stato attaccato massicciamente da mastococcus, ma non è stato tagliato, le piante sono morte e cadute, andando ad incrementare la necromassa. Il bosco si è subito evoluto verso uno stadio più stabile e naturale, e anche esteticamente più gradevole. Questo per rimarcare che non tutti i tagli a raso sono necessari, e che giustificare un taglio a raso con la finalità della rinnovazione naturale, come fa la legge forestale toscana, è un poco elegante espediente per permettere questo trattamento nefasto, che dovrebbe essere bandito, e la cui finalità, anche nei tagli di bonifica post incendio, è solo quella di recuperare il valore economico del soprassuolo. Almeno diciamoci le cose come stanno, e non prendiamoci in giro.

Luca De Bei – Dopo aver tagliato 42 robinie (che avevano chiamato acacie… no comment) con la scusa che erano malate (tutte e 42?) avevano promesso che avrebbero piantato nuove essenze. Ecco qua quello che hanno fatto: una bella tomba di cemento su ogni aiuola. Promesse, promesse

Alessandro Bottacci – Ma tutta questa strage di alberi in città, la chiusura idiota del Corpo Forestale dello Stato, l’emanazione del testo unico “ammazzaforeste”, non faranno parte di un unico disegno a favore delle biomasse?
La Riserva integrale di Sasso Fratino, una delle Riserve più importanti d’Italia: l’ho diretta per 10 anni ed il mio cuore è ancora lì. Affido a un acero plurisecolare la testimonianza sulle mie capacità, sulla mia voglia di fare e sulla mia onestà. Le foreste sono da conservare.
La nuova legge brucia foreste punta sulle biomasse (anche se non le cita mai…che furbata) con l’intento di bruciare il nostro capitale forestale (che si riprende proprio ora dopo anni di sfruttamento).
Continuare a puntare sulle.combustioni per produrre energia è una strada senza ritorno verso la distruzione del Pianeta.
O si capisce questo o lasceremo ai nostri figli un mondo a pezzi.

Antonio Nizzi – Madre Natura ha dotato il bosco di tutti gli elementi utili alla sua vita che procede in un’ immenso disordine organizzato – lasciamolo vivere come meglio crede.

Antonella Canè – Guarda, ci sono cose che difficilmente ci accorgiamo di perdere, poi a volte qualcosa ce lo ricorda……..
Ho un’età tale da ricordarmi papaveri, fiordalisi e fiori di sambuco a bizzeffe nei campi….. giocavo sempre, da bimba, coi fiori boccioli di papavero, non esisteva campo di grano senza…..
Poi passano gli anni, i decenni, e non fai caso al paesaggio che cambia
Poi un giorno, passando davanti ad un campo di grano ti accorgi che c’è qualcosa di diverso da quello che ormai sei abituata a vedere….. guardi meglio cercando di capire cosa c’è di diverso e….. ti accorgi che … c’è qualche sparuta chiazza rossa in mezzo al grano maturo! Sono papaveri!
E d’improvviso ti rendi conto che te li eri dimenticati, e vieni sommersa dai ricordi d’infanzia.
Quello stupore che provai quel giorno, ormai tanti anni fa, mi fece riflettere.
Penso che i bambini di oggi i papaveri li abbiano visti solo in foto, o nelle illustrazioni dei libri di fiabe. Ed è un peccato. I fiori di campo non portano soldi nelle tasche di nessuno.
Tutto il resto invece ingrassa un sacco di colossi.

Achille Scardia – Nuovi studi dimostrano l’efficacia dei fiori di campo invece dei pesticidi. Informate quei pupazzi di Martina, Silletti e tutti i banditi che ruotano intorno alla truffa Xylella. Una truffa alla luce del sole.

BIOMASSE, VITE ALL’AMMASSO

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Emanuele Lombardi – Bruciare legna è neutrale rispetto alla CO2 in un ciclo che dura decenni, da quando nasce la piantina a quando cresce, viene tagliata e bruciata, ne viene poi piantata un altra che ricresce e riassorbe tutta la CO2 che è stata liberata bruciando la prima pianta.
L’eccesso di CO2 in atmosfera è un problema di ORA, che ORA sta causando i cambiamenti cl imatici. Bruciare ORA legna rilascia ORA il CO2 accumulato negli anni passati, alterando ORA il clima. Inoltre la piantina, eventualmente piantata, nei primi anni di sviluppo assorbe certamente meno CO2 di una pianta adulta, come era quella tagliata e bruciata.

Cristiano Manni – L’uso di biomasse da legno, anche nell’ipotesi più favorevole, che si brucino cioè solo gli scarti, NON È a bilancio neutro per la CO2.
Le biomasse sono quindi dannose all’ambiente e alla salute, e contribuiscono ad aggravare i cambiamenti climatici.
Invece tutti noi paghiamo in bolletta gli incentivi per gli impianti a biomasse, che inducono la distruzione del territorio e del paesaggio, e ci danneggiano come cittadini.
Questo rafforza l’auspicio che la protezione delle foreste debba aumentare, e che debbano essere almeno evitati tutti quei tagli finalizzati alla produzione di biomasse o combustibili.

Massimiliano Capanni – Purtroppo se non tutte sicuramente molte di queste realtà sono nate da un solo calcolo economico e monetario, poi per far digerire il disboscamento scellerato gli è stato attaccato il bollino di “ecologico”. Il discorso è lungo ma credo sia evidente che nelle scelte energetiche in generale l’ultima cosa controllata sia proprio la produzione…..

 

Enzo Suma – Oggi si inizia ad abbattere gli ulivi perchè diversi mesi fa fu trovato qualche albero positivo alla Xylella. Ma nel raggio di km nessun altro albero infetto. L’anomalia dell’alto Salento e della Valle d’Itria con i suoi piccoli focolai isolati. Il proprietario dice non aver mai avuto contatti con l’area salentina. E allora resta sempre la solita domanda? Come ci è arrivata qui la sputacchina infetta? Diversi proprietari hanno ricevuto alcuni giorni fa la notifica di abbattimento. Per ora solo uno dei proprietari ha iniziato a tagliare. A brevissimo anche gli altri dovranno decidere. Rassegnarsi e tagliare oppure scegliere di opporsi con un ricorso. Oggi pomeriggio tra gli oliveti ho incontrato uno dei proprietari. Parlando della notifica di abbattimento la parola che usa è MINACCIA perchè è questo il linguaggio con cui è scritta, minaccioso, che incute paura. Una notifica che obbliga al taglio di tutte le piante entro 15 giorni esatti. Il proprietario è confuso, parla di cinquanta pensieri per la testa. Le frasi iniziano sempre con “e se poi…”. Non c’è più tempo per l’incertezza. Bisogna fare una scelta. Rassegnarsi e abbattere gli ulivi oppure opporsi presentando un ricorso e prendere tempo nella speranza che l’osservatorio fitosanitario definisca le nuove aree spostando più a nord la zona cuscinetto e facendo pertanto decadere l’obbligo di eradicazione. Bisogna essere coraggiosi. Tagliare gli ulivi sani non servirà a nulla.
Poichè il paesaggio è di tutti è necessario che la comunità locale sostenga i singoli proprietari rispettando chi ha rinunciato ad opporsi, consapevoli della scelta comunque dolorosa, e soprattutto incoraggiando e sostenendo chi si è messo in gioco portando avanti un ricorso attraverso un sostegno anche economico con una raccolta fondi.
Il paesaggio è di tutti, e i proprietari sono stati fino ad ora i custodi anche di quel paesaggio che stiamo rischiando di perdere per colpa di una legge che non ha ragione di esistere. Nel frattempo aspettiamo sempre che la politica, fino ad ora assente, prenda decisioni in merito e si decida a cambiare l’attuale legge regionale.
Oggi. Il mondo alla rovescia. In c.da Lamatroccola (Ostuni) si procede ad abbattere gli ulivi. Il cielo è grigio e alcune gocce sono cadute come lacrime.

Enzo Garofalo – I responsabili di qualche centrale a biomasse staranno avendo degli orgasmi. 


Cosimo Terlizzi – Le persone e le istituzioni che hanno permesso questo saranno ricordati come degli idioti storici.

Antonello Morelli – che vergogna!!!…ma una curiosità,…mentre eradicano, tagliano, trasportano via i pezzi di tronco, ..la Sputacchina dove va?? Resta lì,…o si sposta, o muore per il dispiacere e la solitudine?? 

Pierluigi Santorsola – secondo me c’è qualcuno che la porta con il trasportino e dove le piace la libera per fare i bisognini…. Alle domande più semplici non ci sono mai risposte, strano vero? 

Francesco Ferrini – 3 anni fa ho presentato per la prima volta una relazione dal titolo “Perché gli italiani odiano gli alberi?”. Sembrava un titolo campato in aria, basato su mie congetture. La relazione è stata migliorata e implementata diverse volte e presentata anche in diversi congressi all’estero. Dopo una buona dose di offese ricevute sui social (e di sciocchezze e falsi miti che ho letto sugli alberi) ne sono ancora più convinto. Molte persone odiano gli alberi. Li odiano perché non li conoscono e vorrebbero che fossero esseri inanimati da plasmare, seviziare e piegare al proprio volere o da eliminare come una fastidiosa zanzara. Come odiare se stessi e la propria fonte di vita. Ma se è così la domanda viene spontanea… 


Cistola Giuseppe – Tutti a parlare del riscaldamento globale, come causa troviamo le industrie, i trasporti, il riscaldamento,…. Dicono….. Ma nessuno dice che le prime due cause sono l’allevamento intensivo, per soddisfare il desideri inconscio aggressivo di essere carnivori all’eccesso!.. E, la DEFORESTAZIONE! la prima causa, non è solo economica, ma è causata da un istinto illogico degli uomini…. Invece di difendere e piantare alberi, appena ne abbiamo uno a tiro… TAGLIAMO, POTIAMO, ABBATTIAMO , SFREGIAMO , DISTRUGGIAMO, noto sempre un senso di soddisfazione nel volto dei miei simili… Mah! 

Giuseppe Pagano – Era ovvio.. il paradiso perduto era qui sotto i nostri occhi.. e molti umani hanno cominciato a cercarlo.. col senno di poi.. considerando il nostro sistema digestivo, siamo frugivori ma.. da miglia e migliaia di anni siamo stati deviati con le farine e la carne.. con le evidenti conseguenze.. un fisico da gorilla e un sistema immunitario da Ameba.


Erik Ferrari – Nella giornata mondiale della terra si tagliano gli alberi di Viale Trento a Rovereto. Gli alberi erano in piena salute, e gli uccelli in piena nidificazione. Testimoni raccontano di merli che correvano dietro

i furgoni con rami dove c’erano i nidi. La scusa è vecchia come il mondo. Riqualificazione. Riqualificazione da leggeri come gittate di cemento.

Antonella Giordanelli – Secondo me, san Giovanni Gualberto, che indubbiamente nella beatitudine e molto meno operativo contro i toscani corrotti di quand’era in vita, è stato disorientato dalle preghiere istituzionali del viceministro dell’agricoltura Andrea Olivero, fervente cristiano. Costui concludeva anche riunioni importanti con dirigenti superiori della Forestale dello Stato con l’indicazione di pregare il Patrono, piuttosto che contrastare il Patrone, per salvare il CFS. Come viceministro non dubito che, oltre alla tante parole pro CFS abbia speso anche molte segrete preghiere.

Ora, fin dai tempi giovanili delle ACLI, Olivero è intimo amico di Dellai, expresidente del Trentino con tanti interessi e affari in comune con Romano Masé & fam., comandante della forestale trentina e peggior forestale che si sia mai visto, l’antiforestale per antonomasia ! Probabilmente san Gualberto deve aver equivocato sulla Forestale oggetto delle preghiere del sottosegretario e si è ben guardato da esaudirlo e salvarla! Purtroppo io non frequento chiese e monasteri: gli avrei potuto testimoniare la fede di Olivero. Infatti benché m’avesse sventatamente promesso di introdurmi al Dellai, detto (e di fatto) “il Principe” in Trentino, perché inducesse Rossi, attuale governatore, a ricorrere per conflitto d’attribuzioni contro l’accorpamento del CFS ai CC (contro il cui NOE vantava una precedente sentenza favorevole della Consulta), il viceministro si era poi ben guardato dal farmelo incontrare: evidentemente per tener ben distinti il CFS dalla forestale della provincia autonoma di Trento. Ecco così svelato l’inganno! le preghiere di Olivero son state controproducenti ! Beata innocenza d’eremiti forestali ! 

Nel frattempo molto più pragmaticamente Renzi ripianava allo stizzoso Trentino, tanto geloso della sua autonomia, il buco nella sanità (“e qui comando io/ e questa è casa mia!/…ma se curarmi devo/ a Bolzano vo!”, dati i livelli minimi d’assistenza dell’ospedale santa Chiara di Trento). In considerazione delle statistiche, la pediatria si dovrebbe meglio attrezzare non solo per i rari casi di malaria, ma per un tasso di oncologia infantile che è il più alto d’Europa… e già, il civile Trentino è superiore alla degradata Puglia per il giro d’ ecoaffari mafiosi e il volume di bambini morti per leucemia è equamente distribuito tra terroni e polentoni.


Dario Rico – Non gli sembrava vero avere uno straccio di pezza d’appoggio per sopprimere e spezzettare il CFS. Manco se ci fossimo macchiati di chissà quale delitto. Il delitto però l’hanno commesso gli pseudogovernanti, chissà se ripenseranno alle persone morte a causa dei roghi o ai poveri animali bruciati vivi.


Nadia Bosi – Parte bresciana dello Stelvio. Zona. Precasaglio, Pezzo, Valle delle Messi.
L’ortodossia ecologista a volte fa danni , che potevano essere risparmiati.
Inverno con abbondante neve, difficoltà nel reperire cibo, terreno che offre solo sale chimico venefico.. e il rumine si blocca. Ma i biologi del Parco impongono linea dura: la natura deve fare il suo corso.
Saranno circa 200 i cervi morti. Poco più di un centinaio sono stati raccolti, ma tanti altri sono sparsi nei boschi, lasciati lì perché sono spese per il Comune personale e smaltimento. Lasciati lì alla soddisfazione di imbelli cacciatori, che decapitano i maschi per il trofeo o tagliano le corna ( come al cervo morto che oggi ho incontrato, Il corpo visibilmente in posizione innaturale).
Eppure lo spazio per svernare lo avevano, fino a 3 anni fa. Poi hanno pensato di dare vita ad un Parco Faunistico , rubando il terreno utile a loro. Un Parco per nulla frequentato, di scarse dimensioni, senza parcheggio e…. inutile. 
Tra i rifiuti, c’è una femmina gravida.
A quanti animali potevano sparare fino allo scorso anno? 200…? Ecco, forse ora, dovranno accontentarsi di 20 capi.
Sempre, quando si incrocia lo sguardo di un animale morto, senti gridare ‘perché ‘.
Vederli ammassati è stata una lama.