SAPERDA

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Cari Forestali, Cari Amici, Cari Colleghi di battaglie sul Fronte della Natura,

la soppressione eterodiretta dell’unico Corpo di Forze dell’Ordine espressamente modellato e specializzato per la difesa dell’Ambiente (e Dio sa se l’Italia di oggi non ne avrebbe quanto mai bisogno!) rappresenta la più scellerata operazione politica antiecologica di quello stesso potere che sta distruggendo il patrimonio più prezioso di cui ancora disponiamo: il Territorio, le Foreste, la Biodiversità, l’Equilibrio Idrogeologico, Ecologico e Climatico.E chiamare operazioni del genere riforme, anzichè schiforme o deforme, costituisce anche una gravissima offesa non solo a logica, buonsenso, etica e lingua italiana, ma allo stesso Stato di diritto. Del resto ad affermare che questi generi di malforme siano da respingere senza appello non siamo solo noi, ma anche la Consulta: ovvero la Corte Costituzionale.

Forse la predazione delle risorse di Madre Terra avanza senza sosta anche in altri Paesi che si reputano civili, ma non c’è dubbio che l’Italia può vantare in questo un primato assoluto, per cui le future generazioni non potranno non esecrare gli odierni, ben noti, incoscienti e miopi responsabili.

In pochi anni, questi politici schiavi della finanza internazionale riusciranno, meglio e più in fretta di coloro che li precedettero nel secolo scorso, a ridurre il Bel Paese in un vero cimitero di fallimenti, disastri e brutture.

Ma è tempo di riaprire quel Libro Nero dei colpevoli di delitti contro la Natura che circa mezzo secolo fa fu efficacissimo nel combatterli, ma che oggi sembra purtroppo caduto nel dimenticatoio. Perchè forse non tutti hanno ancora capito che un altro sopruso oggi dominante molto caro a tutti i carrieristi, usurpatori e profittatori voltagabbana, è la loro costante e pervicace cancellazione della “memoria storica”.

Vergogna a coloro che sopraffatti da avidità, egoismo e narcisismo hanno venduto l’anima al diavolo per 30 danari.

E onore a chi, con sacrificio e tenacia, crede ancora che si debba invece perseguire il bene comune, e cioè l’interesse della collettività.

Franco Tassi, Naturalista e Giornalista, Centro Parchi Internazionale

IL CORAGGIO DELLA DIGNITA’

Sono uno dei circa 7600 Forestali che subisce questa riforma.

L’ing Patrone, capo del Corpo, aveva promesso di venire in ogni regione per illustrarci il decreto attuativo della Legge Madia, ma non ha tenuto questi incontri né di persona, né delegando.

Ing. Patrone,

Lei dice che i carabinieri ci accoglieranno a braccia aperte, ma allora perché non condividono il nostro orgoglio di avere, unico caso tra le 5 forze di polizia, una donna come vicecomandante generale?
Perché la dott.ssa Stefani, sempre in posizione operative e con ventennale esperienza di comando sarà declassata in futuro in un ufficio del Ministero?
Del futuro di tutti gli altri comandanti, donne e uomini, nulla ci è dato sapere. Non sappiamo neanche che ne sarà di noi, né che ne sarà di Lei, ing.Patrone, che, caso unico nella nostra storia bicentenaria, ci ha diretti per ben 13 anni!
Peccato non abbia aperto in questi anni un canale comunicativo tra Lei, ing. Patrone, e noi Forestali della base. Sarebbe venuto a conoscenza che i Forestali contrari all’accorpamento sono ben più di una decina di scioperanti per regione.
Di manifestazioni sotto le sedi istituzionali ce ne sono state anche di nazionali a cui invano L’abbiamo  invitata a venire per incontrarci e verificare le motivazioni della nostra contrarietà.
Se Lei, ing Patrone avesse avuto la bontà di predisporre un sondaggio interno avremmo avuto modo di rispondere ad ogni suo questionario.
Adesso è tardi per recuperare un rapporto conoscitivo e fiduciario e quindi, ing. Patrone, vorrei informarLa che noi Forestali, non solo quelli iscritti ai sindacati, ci siamo organizzati, anche in modo autonomo, per ricorrere in tutte le sedi contro il Decreto predisposto e da Lei emanato.
Noi Forestali da oltre due anni stiamo vivendo una situazione drammatica di smarrimento e di abbandono pur continuando a servire con orgoglio la nostra Patria.
E Lei, ing. Patrone, questo dovrebbe averlo intuito quando ha omaggiato nella camera ardente Benedetto Fracassi. Era l’alba del 1 dicembre 2015 quando, nella tenuta presidenziale di Castel Porziano, con uno sparo Benedetto Fracassi ha deciso di concludere la sua vita operosa e silente in Forestale piuttosto che sopravvivere snaturato in un modo d’essere imposto dall’alto.
Forestali si nasce, si vive e si muore. 

Benedetto Fracassi non intendeva rappresentare monito e rimorso per nessuno, ma dare forza e orgoglio a noi. A noi Forestali.

Raffaele Seggioli, assistente forestale

MATRIMONI E LUTTI

pompeo-cimini

Ispettore,
sei stato un collega di pochissime parole, ma i tuoi occhi parlavano della persona che eri: eccezionale, presenza silenziosa ma assenza rumorosa. Corregionale fantastico.
Non dimenticherò le tue ultime parole, il tuo prezioso consiglio, che ora come ora si sta facendo strada in un momento in cui una decisione sbagliata può significare una strada tortuosa.
Le conservo dentro di me quelle parole d’incoraggiamento, come conservo con me una foto che mi è stata restituita e che era rimasta in un cassetto di quell’ufficio dove scherzosamente ti affaciavi per rispolverare il nostro dialetto abruzzese.
Questa estate vorrò andare a visitare Guardiagrele, che numerose volte mi citavi. Forse mi avesti vista bene lavorare lì invece che in una metropoli. Infatti non posso dire che non ci ho provato ad andarci al termine del corso Agenti Forestali, ma han deciso di spedirmi a Milano e devo ringraziarli perché altrimenti non avrei conosciuto quel collega meraviglioso che sei stato.
Ti dissi: gli abruzzesi sono forti e gentili e tu sei stato forte e gentile fino alla fine.
Conservo anche il tuo ricordo del “premio n. 1 sfiga” che mi hai lasciato come ricordo dicendomi di disfarmene appena trovo uno più sfigato ! Non l’ho ancora trovato ma ora non lo darò via neanche se diventassi la persona più fortunata della terra.
Un grande abbraccio affettuoso e sincero per tutta la tua famiglia Forestale con la vicecomandante generale, tua sposa.
Silvana Norscia

LA VIA

scarpone

Perché io faccio ricorso …
Faccio ricorso perché 20 anni fa ho deciso da cittadino libero di fare questo mestiere e libero vorrei rimanere;
Faccio ricorso perché credo che un cambiamento del genere debba essere concordato con l’interessato, nessuno mi ha chiesto se volevo passare nei CC piuttosto che nei VVF, se oggi succede a me potrebbe succedere a chiunque altro domani;
Faccio ricorso perché credo nella riorganizzazione del CFS non nella sua soppressione da spot elettorale;
Faccio ricorso perché voglio tenermi una porta aperta. Se non faccio ricorso o se non presento domanda in altra amministrazione accetto la destinazione che mi hanno imposto senza poter fare più niente;
Faccio ricorso perché così facendo potrò ritirarlo sempre in qualsiasi momento prima del giudizio se per esempio mi trovassi bene nella mia nuova collocazione, altrimenti più niente potrei fare;
Ma faccio ricorso soprattutto perché voglio vivere da LIBERO la mia famiglia senza che nessuno mi imponga come organizzarmi senza chiedere .. POSSO o PER FAVORE .. mantenendo quelle prerogative e quei diritti che abbiamo finora ottenuto …
io faccio ricorso … a chi non lo fa TANTI AUGURI!!
 
Roberto Digiannantonio

REDDE RATIONEM

tatuaggio

Il Corpo Forestale dello Stato, composto da poco meno di 8.000 uomini e donne, ha servito fedelmente la Patria, salvo qualche eccezione e talune defezioni, che sono inevitabili in una struttura composta da esseri umani. Soprattutto a livello periferico, il personale dei Comandi Stazione, si è dovuto da sempre adoperare, con pochi mezzi e con poche strutture (negli ultimi anni, per la verità vi sono stati miglioramenti significativi in questo senso), perché, dopotutto, ne avrebbe risposto personalmente e alla propria Amministrazione e alla Autorità Giudiziaria, se non si fosse adoperato a compiere al meglio il compito che gli era stato affidato.

Il personale C.F.S. delle Stazioni Forestali, operanti sul territorio, ha dovuto sempre occuparsi di mille problematiche. Questo tipo di Forestale, doveva essere, all’occorrenza, un po’ ingegnere, un po’ perito chimico, un po’ ornitologo, un po’ veterinario, un po’ esperto in dendrometria, un po’ esperto in botanica, un po’ selvicoltore, un po’ avvocato, un po’ esperto di erbe, un po’ di fiori, un po’ di funghi e tartufi, un po’ esperto di fauna ittica, un po’ esperto per coordinare lo spegnimento degli incendi boschivi, un po’ esperto in tecniche di salvataggio per la Protezione Civile, un po’ esperto in armi, soprattutto quelle per uso venatorio, un po’ esperto in tecniche di Ordine Pubblico, un po’ esperto di neve e valanghe, un po’ esperto in tecniche di investigazione per scoprire i piromani e comunque chi provoca gli incendi boschivi, e tanto altro ancora.

Il Forestale doveva sapere di tutto, per effettuare il controllo sul settore dei rifiuti, sul settore agro-alimentare, sul settore degli incendi boschivi, sul settore della caccia, sul settore della pesca, sul settore del bracconaggio, sul settore dell’inquinamento idrico e della tutela delle acque, sul settore delle cave, sul settore dei movimenti di terreno in senso lato, sul settore dei tagli boschivi, sul settore della raccolta dei prodotti del sottobosco, sul settore delle flora e della fauna, anche protetta da convenzioni internazionali, sul settore delle piante monumentali, sul settore delle zone di tutela, sottoposte a vincoli panoramici/paesaggistici, sul settore del transito fuori-strada, sul settore del trasporto di animali, sul settore di intervento per lo spegnimento di incendi, sul settore della Protezione Civile e su tanti altri settori.

Senza poi contare tutto il bene che facevano alla Natura in termini di ricerca e sperimentazione, tutti i nostri colleghi e anche gli operai specializzati, in servizio presso gli Uffici per la Biodiversità, presenti un po’ in tutto il territorio nazionale.

Negli ultimi anni, con l’entrata in vigore di numerosissime leggi, soprattutto regionali, si è davvero fatto fatica a restare aggiornati e si è dovuto a volte studiare la notte per la mattina, prima di effettuare un controllo ed inoltre partecipare a numerosi corsi di formazione. Però, con tutti i nostri limiti, siamo riusciti a salvaguardare, per come ci è stato possibile, il Patrimonio naturale di questa Nazione e anche la salute dei nostri amati cittadini.

Questo patrimonio di conoscenze, non so se verrà conservato, non lo so……ho i miei dubbi.

E comunque, evidentemente, ciò non è bastato e si è preferito sopprimere il C.F.S. piuttosto che cercare altre soluzioni per ottimizzare il servizio che tutto il comparto sicurezza poteva offrire al popolo italiano.

Ecco, ciò non è stato sufficiente o, come sostengono alcuni, avevamo svolto troppo bene il nostro servizio?

Mauro Cheli

Una storia sulla Storia

topolino

C’era una volta il Corpo Forestale dello Stato che proteggeva i boschi meravigliosi dove ogni albero non era solo una pianta, ma un essere vivente. Gli alberi stessi non potevano muoversi, ma offrivano la loro chioma come casa per gli uccelli che volavano tra di essi. Tra le loro radici nascevano funghi e frutti di ogni colore e tanti animali trovavano non solo rifugio, ma occasione di divertirsi e di giocare tra di loro. Chi visitava questo bosco non solo si meravigliava, ma considerava il bosco come un luogo sacro e rispettava le piante e tutti gli esseri che vivevano in esso come creature divine.

In questo bosco però aveva la sua dimora anche un ex sindaco viola. Egli era un giovane rampante invidioso e odiava tutta la luce ed i colori. A lui non piaceva l’allegria del bosco, anzi, gli dava proprio fastidio. E soprattutto era geloso del rispetto che veniva espresso dagli uomini verso le piante del bosco e non verso di lui. Il mago pronunciò un incantesimo che fece sparire tutti i volti ed i colori ed il bosco diventò grigio e ombroso.

Il bosco rimase così, una quercia era soltanto una quercia, un frassino un frassino, non c’era più nessuna traccia della vita meravigliosa di una volta. E gli uomini evitavano di fermarsi nel buio del bosco, solo qualche malvivente che cercava un rifugio si nascondeva nella sua ombra grigia. Il bosco si chiudeva sempre di più e diventava infine un impenetrabile nemico dell’uomo, considerato quasi un luogo morto e malefico.

Un giorno arrivò per caso da lontano, dal mondo della luce, una fatina con un gruppo di elfi, vedendo il bosco nero e morto aveva compassione e voleva svegliarlo. Con la forza del suo amore chiamò una stella dal cielo che scese tra gli alberi e si trasformò sulla terra in una girandola meravigliosa. Danzando dintorno alla girandola luminosa la fatina e gli elfi riuscirono a svegliare l’anima del bosco e così tornarono non soltanto i volti e l’allegria delle piante, ma anche il rispetto degli uomini verso il valore della vita del bosco…

Era l’alba del 5 dicembre 2016!

Armando Di Marino

L’AQUILA E IL BRACCOBALDO

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Voglio qui brevemente illustrare, quella che è stata l’attività del personale del Corpo Forestale dello Stato e quello che essa ha significato, soprattutto per le popolazioni montane, dal dopoguerra ad oggi. Proprio perchè in questi giorni, si sta procedendo con una fretta direi inaudita, allo smantellamento del Corpo Forestale dello Stato, in ragione dei presunti risparmi, in tempo di conteniemnto delle spese, che il Governo ha deciso di concretizzare.

Il Corpo Forestale dello Stato è un Corpo di Poliza armato dello Stato, ad ordinamento civile. Negli anni scorsi, è stato chiamato anche a svolgere attività tecniche, finalizzate ai rimboschimenti, al controllo delle utilizzazioni boschive e al controllo degli interventi al fine di salvaguardare l’integrità a livello idro-geologico dei versanti e delle montagne.

Si è occupato di dirigere e coordinare le attività di spegnimento degli incendi boschivi e, a tal proposito, molti sono i colleghi rimasti vittime e morti avvolti dalle fiamme. (Che il Signore possa farli riposare in pace e che possano perdonare gli uomini senza memoria di oggi).

Negli anni successivi e fino ai nostri giorni, per la necessità di contrastare i reati sempre più numerosi, che principalmente penalizzano l’ambiente e il settore agro-alimentare, il Corpo ha assunto decisamente più i connotati di Forza di Polizia, lasciando gradualmente il ruolo tecnico agli altri enti, in particolare alle Comunità Montane, Provincie e Comuni.

Da Zamberletti in poi, soprattutto, il Corpo è divenuto anche un punto di riferimento importantissimo, per la Protezione Civile in Italia, e soprattutto nelle zone di Montagna. Molto spesso, in occasione di molte tragedie, il personale CFS si è trovato ad essere impegnato a salvare molte vite umane in quanto in quelle zone vi è arrivato per primo, grazie alla distribuzione capillare che c’era sul territorio montano dei nostri Comandi Stazione.

In montagna spesso la presenza del CFS era la presenza dello Stato e, salvo le defezioni che ci sono in ogni struttura composta da uomini, il personale del CFS è sempre stato ben tollerato e benvoluto dalla gente di Montagna.

Il personale del CFS ha in genere effettuato il proprio servizio con abnegazione, con pochi mezzi e poche strutture, mettendoci talvolta anche del suo, con umiltà e senza contare le ore, per il bene della gente, della Natura e di tutte le sue manifestazioni, contribuendo in modo significativo a mantenere le bellezze paesaggistico-ambientali della nostra bella Italia e a tutelare i prodotti alimentari, per la salute dei nostri fratelli italiani.

Non hanno curato in genere l’immagine i Forestali in Italia, ma non hanno avuto il terrore di sporcarsi gli anfibi di fango, quando c’è stato bisogno di tendere una mano alla gente in difficoltà.

Non hanno avuto paura, i Forestali, dei temibili bracconieri che ci hanno anche sparato contro, riducendo in fin di vita alcuni di noi.
Non hanno avuto paura i Forestali, di niente.

Hanno fatto sempre il proprio dovere, salvo rare eccezioni, mantenendo fede al Giuramento fatto alla Repubblica.

Certo i Forestali mai si sarebbero aspettati di vedere la loro Aquila abbattuta dopo 194 anni……dopo 194 anni la nostra Aquila è stata impallinata a morte. Ma sappiate, uomini di corta memoria, che la nostra Aquila volerà sempre nelle nostre menti e nei nostri cuori, libera e alta, fuori dalla portata dei fucili più moderni, e da lì nuovamente nei cieli della nostra Patria!!!

Mauro Cheli