L’USIGNOLO NON CANTA PIU’ “CHIARE FRESCHE DOLCI ACQUE”

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Diego Infante – si pone un problema complesso: la salvaguardia dei sistemi nel loro insieme e quella per i singoli rappresentanti che ne fanno parte. In breve la differenza è tra “ecologia profonda” ed “ecologia di superficie”.
Essere animalisti generalmente non è compatibile con la salvaguardia dei sistemi complessi, eppure credo che una via di mezzo sia necessaria. A volte basta il buon senso. Nel caso specifico, il Lago della Duchessa ricade in una riserva naturale. Il problema di sovrapascolo è grave, poi il lago è piccolo e non può ospitare deiezioni e urina di troppi animali. Compito degli enti gestori è far sì che gli animali (specie da allevamento) non danneggino eccessivamente la flora.. Il sovrapascolo è un grave problema sulle Alpi, mentre in Appennino con i grandi carnivori, che regolano in maniera naturale l’eccessiva proliferazione di erbivori, la questione non si pone.

ANTONIO DI LIZIA – EPPURE LA VISIONE DI BOSCO SI ERA EVOLUTA NEL CORSO DEL TEMPO. SI ERA PASSATI DA UNA CONCEZIONE PRETTAMENTE PRODUTTIVA O MONOFUNZIONALE AD ALTRE BEN PIÙ IMPORTANTI: QUELLA FUNZIONE PROTETTIVA DELL’ASSETTO IDROGEOLOGICO DEL SUOLO, QUELLA PAESAGGISTICA CHE FACEVA UN PO’ SCOPA CON L’IDEA DEL “BELLO”, QUELLA RICREATIVA DEL VIVERE ALL’ARIA APERTA, QUELLA IGIENICA (SALUBRITÀ DELL’ARIA E PURIFICAZIONE DELL’ACQUA), QUELLA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ E UNA FUNZIONE DI CARBON SINK (SERBATOIO DI CARBONIO – CHE MOLTI, SPECIE QUELLI CHE TAGLIANO, CERCANO DI DIMENTICARE).OGGI PURTROPPO C’È UNA RECRUDESCENZA DELLA SOLA FUNZIONE ECONOMICA E CIÒ GRAZIE ALLA RICERCA DI FONTI D’APPROVVIGIONAMENTO DI MATERIALE PER LE CD CENTRALI “GREEN” A BIOMASSE PER NON PARLARE DELLA PROBABILE NECESSITÀ DEL TAGLIO A CAUSA DELL’INIBIZIONE DELLA VEGETAZIONE ALLE TRASMISSIONI DEL 5G (A CUI POTREBBERO SOPPERIRE CON UN NUMERO MAGGIORE DI ANTENNE). TUTTO QUESTO È AVVENUTO GRAZIE SOPRATTUTTO ALLA DECENTRALIZZAZIONE DELLE COMPETENZE IN MATERIA FORESTALE RIGUARDO AI TERRENI DEMANIALI. IN MANO ALLO STATO SONO RIMASTE SOLO I PARCHI E LE RISERVE NATURALI E NEMMENO TUTTE. INOLTRE, CON L’INTROMISSIONE DI MILITARI ALL’INTERNO DEI PARCHI E DELLE RISERVE, TUTTO FANNO FUORCHÉ I FORESTALI, E IL GIOCO È FATTO… È GIUNTA L’ORA CHE LA POLITICA DIA UN TAGLIO DECISIVO, LO STATO DEVE TORNARE A DETTARE LEGGI UNIVOCHE SIA RELATIVAMENTE I CONTROLLI IN MATERIA FORESTALE E SULLE SISTEMAZIONI IDRAULICHE E SIA RIGUARDO LE LAVORAZIONI NECESSARIE AL MANTENIMENTO DELLA SALUBRITÀ DELLE FORESTE E AL MANTENIMENTO DELLE SISTEMAZIONI IDRAULICO FORESTALI… SOGNO L’ABOLIZIONE DAL DECRETO MADIA CHE HA DISTRUTTO IL CFS A TUTTI QUEI DECRETI E LEGGI CHE HANNO MESSO IN MANO A POLITICI DA STRAPAZZO, MAGARI ANCHE COLLUSI E CORROTTI, I TERRENI DEMANIALI E LA GESTIONE DELLE ACQUE, DEGLI ALVEI FLUVIALI E DELLE AREE COSTIERE! SOGNO L’ABOLIZIONE DI TUTTI QUEI DECRETI E QUELLE LEGGI CHE HANNO PERMESSO LO SPEZZETTAMENTO DELLE COMPETENZE IN MATERIA AMBIENTALE.

Gianfranco Oliverio Gentile– Noi forestali non facciamo più le martellate. …le graticciate. ..le gradonate. ….

ALESSANDRO BOTTACCI – ECCO I NUOVI BARBARI IN AZIONE. COME ORMAI NELLA PIÙ RADICATA TRADIZIONE DEI CONSORZI DI BONIFICA SI ASSALTANO GLI ECOSISTEMI RIPARIALI E FLUVIALI, DISTRUGGENDOLI E DISTRUGGENDO CON ESSI LA FUNZIONALITÀ ECOSISTEMICA DEI TORRENTI.
IL TUTTO SENZA AVERE NESSUN EFFETTO REALE E RISOLUTIVO SULLE PIENE, ANZI DIMINUENDO IL COEFFICIENTE DI ATTRITO E QUINDI AUMENTANDO LA VELOCITÀ DELL’ACQUA ED IL SUO POTERE EROSIVO.
NEL 2019 ANCORA SI GESTISCONO QUESTI INTERVENTI CON UN APPROCCIO SEMPLICISTICO E PRIVO DI OGNI FONDAMENTO SCIENTIFICO.
TUTTO SOLO LEGATO A FARE PRESTO E SPENDERE POCO.
COME AFFIDARE IL RESTAURO DI UN QUADRO DI LEONARDO ALL’IMBIANCHINO SOTTO CASA.
LA GENTE CHE NON SA NULLA DI DINAMICHE FLUVIALI E DI FUNZIONALITÀ DEGLI ECOSISTEMI RIMANE CONTENTA DI QUESTA “PULIZIA” MA NON HA LÀ CONSAPEVOLEZZA DELLE CONSEGUENZE DI QUESTO AGIRE SUPERFICIALE E DISTRUTTIVO.
CONTINUIAMO COSÌ.
CI VEDREMO ALLA PROSSIMA ALLUVIONE
IO VIVO DENTRO LE MURA DI FIGLINE E LÌ L’ALLUVIONE NON È MAI ARRIVATA.
SE ABITASSI VICINO ALLE AREE TRATTATE DAI CONSORZI, SINCERAMENTE SAREI MENO TRANQUILLI.
PIÙ STUDIO, PIÙ CONOSCENZA, MENO APPROSSIMAZIONE E ARROGANZA.

Patrizia Gentilini – Appalti al massimo ribasso e ditte che guadagnano dal legname che vendono, quindi devastazioni a non finire e nessun risanamento degli alvei fluviali …E senza la presenza di alberi non si farà che aumentare il rischio di allagamenti e frane. Complimenti davvero!
Cristiano Autolycos ManniTagli per lo più in contrasto con la normativa vigente, dpr 14/04/1993 e DCRT 155/1997. In contrasto anche l con il piano paesaggistico della Toscana.Norme comunque deboli.
Urge l’emanazione delle linee guida previste dall’art. 2 dpr 357/1997 da parte del ministero dell’ambiente, che fermino questo scempio.
Vanno fatte le opportune sollecitazioni. Per chi vuole fare esposti, nei casi di “devegetazione spinta”, ipotizzare Art 450 CP (pericolo di inondazione colposa), art. 181 codice urbani
.
Ruggero Turrini – parlo del nostro piccolo, al Serristori hanno eradicato tutto quello che aveva delle foglie compreso un bellissimo ciliegio che era lì dal tempo di Ser Ristoro, I nuovi barbari!
Enrico Rovelli – ennesimo sperpero di soldi pubblici (i nostri..)
Guido Tellini Florenzano – Che schifo. Tra tutti, vogliono estinguere l’usignolo di fiume…

ALESSANDRO GHEZZER‎ – SPEZZEREMO LE RENI ALL’AVISIO
INCREDIBILE: C’ERA QUALCUNO ANNI FA CHE VOLEVA RADDRIZZARE L’AVISIO PER RICAVARE TERRENI EDIFICABILI DAI TERRENI GOLENALI “IMPRODUTTIVI”… PAZZESCO SI POSSA ANCHE SOLO PENSARE COSE SIMILI AI GIORNI NOSTRI… L’AVISIO PERALTRO È GIÀ ABBASTANZA CANALIZZATO E IN FIEMME E FASSA, IL SUO ASPETTO È ABBASTANZA TRISTE SE SI CONFRONTA COL PARADISO TERRESTRE DEL SUO BASSO CORSO IN VAL DI CEMBRA

Enzo SumaDi notte è accaduto un fatto molto grave. Un ulivo secolare, risultato positivo a Xylella, situato nella piana degli ulivi secolari di Ostuni, è stato bruciato. Quello che è accaduto è un atto criminale. E’ un atto ignorante, certamente compiuto da persone ignoranti. Ma lo considero anche un atto fomentato dalla intensa campagna di comunicazione messa in atto e sostenuta negli ultimi mesi da politici e associazioni di categoria. Una campagna di comunicazione che mira a creare un forte allarmismo sull’espansione della malattia del disseccamento verso l’alto Salento e verso il barese, terrorizzando la gente e molti agricoltori e fomentando atteggiamenti criminali come quello accaduto ieri notte in cui viene deliberatamente dato alle fiamme un ulivo secolare risultato positivo a Xylella.
Le associazioni di categoria, oltre ai politici, devono rivolgere l’attenzione alla salvaguardia, ad ogni costo, degli ulivi monumentali. Non abbattendoli, ma prevedendo misure alternative alle eradicazioni per gli ulivi che presentino le caratteristiche di monumentalità. E’ un atto di amore verso la Puglia, di rispetto per tutte le passate generazioni che si sono prese cura di questo patrimonio e per le future generazioni che lo erediteranno. Attualmente nella piana degli ulivi monumentali di Ostuni, nel cuore della piana, vi sono alcuni ulivi monumentali (ai sensi della legge regionale) i cui proprietari hanno già ricevuto la notifica di abbattimento pubblicata ieri sull’albo pretorio del comune di Ostuni. Questi ulivi monumentali DEVONO essere tutelati e misure alternative all’eradicazione DEVONO essere previste, come indicato nella delibera regionale n.1890 del 24/10/2018. Gli ulivi che presentino le caratteristiche di monumentalità, risultati positivi a Xylella, devono essere tutelati e non eradicati. Ne tantomeno bruciati da folli che pensano di risolvere in questo modo la questione xylella.

Antonello Morelli – ma sai quanto guadagnerebbero togliendo un po’di ulivi secolari??
Zone con limiti ambientali, diventerebbero edificabili,… o zone con un ulivo qua e là, potrebbero essere coltivate in maniera intensiva.
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UNICITA’

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Valido Capod arca‎ – DECLINO DEL CORPO FORESTALE
Come ho spesso dichiarato, io sono sempre stato astemio alla politica, e sono stato sempre equidistante (nel senso di lontanissimo) da ogni partito. Le vicende degli ultimi decenni, poi, da astemio mi hanno reso anche allergico ad essa. Anche nei miei rapporti con il Corpo Forestale ho sperimentato in diretta i deleteri effetti di questa scienza, tanto necessaria quanto nefasta. All’epoca della prima serie di libri dedic ati agli “alberi da salvare”, mi imbattevo ad ogni passo in esempi di grandi querce salvate perché il Corpo Forestale aveva detto “NO!” (la Quercia di Fontanelle, a Cerreto d’Esi, la Quercia del Tre a Mercatello sul Metauro…). La legge regionale era tassativa: nessun albero appartenente a determinate specie avrebbe potuto essere tagliato senza il parere “vincolante” del Corpo Forestale. Era stato grazie a questa legge che si era salvata la quercia di Villa Lattanzi, a Fermo, di proprietà della Curia.
Sul finire degli anni Ottanta, con la pubblicazione proprio dei libri del Corpo Forestale, l’Editore Vallecchi decise di interrompere la collana già arrivata al quarto volume (Toscana, Marche, Emilia Romagna, Abruzzo), ed io dedicai tutto il decennio Novanta a scrivere libri di argomento storico, limitando i miei rapporti con gli alberi monumentali ad un articolo al mese per la rivista Gardenia. Per conseguenza, si interruppero anche i miei rapporti col mondo dei forestali.
Con il Duemila, e con la proposta della EDIFIR di scrivere il libro sugli alberi monumentali della Provincia di Firenze, si riaccese il mio interesse per gli alberi e, con esso, ripresero i miei rapporti con il Corpo Forestale. Un giorno del 2003 (ero già in pensione e me ne stavo nella mia casa di Altidona), si fermò presso di me il soprintendente Mauro Ciccarelli, comandante della Stazione Forestale di Fermo, cui mi legava anche una personale amicizia per la grande collaborazione della prima serie di libri, quand’egli era comandante della stazione di Montemonaco.
“Stanno tagliando la quercia di Villa Lattanzi” – mi comunicò, con volto mesto.
“Ma come? – replicai esterrefatto – ma non c’era il vostro veto?”
“Eh, caro colonnello – rispose il mio amico – le leggi sono cambiate, da quei tempi. Oggi non c’è più bisogno del nostro parere, per tagliare una quercia; basta la firma di un sindaco, e noi non possiamo far nulla per impedirlo”.
Proprio pochi giorni prima mi ero recato a Villa Lattanzi e, prima ancora di giungere alla quercia ne ero stato cacciato a male parole da un buzzurro cafone. Così prestai la mia macchina fotografica all’amico forestale pregandolo di recarsi sul posto a scattare qualche foto dell’evento. Il taglio di quasi tutta la chioma era stato effettuato nei giorni precedenti e la legna era visibile accatastata in basso a sinistra. La quercia avrebbe fatto in tempo a rifiorire alla primavera successiva, quando il quercicidio venne portato a termine, senza che nessuno, tanto meno il Corpo Forestale, potesse obiettare alcunché. Oggi, ovviamente, della quercia non c’è più traccia, se non le foto del mio “Marche, cinquanta alberi da salvare” (da salvare, ma uccisi, come in questo caso, dalla politica).
Antonio Di Lizia – Mi viene da piangere, il problema non è che in Italia le centrali operative 118 siano ancora prive del sistema de geolocalizzazione delle chiamate d’emergenza, pur previsto dal decreto del ministero dello sviluppo economico del 2009! La geolocalizzazione… certo importante punto di partenza ma indubbiamente non l’unico motivo che dovrebbe preoccupare il legislatore perché è lui che dovrebbe porre fine al problema più grande e grave che attanaglia la creazione di un numero unico d’emergenza efficace e cioè la continua, inesorabile e deleteria disarticolazione funzionale tra le decine di forze che possono agire nelle emergenze. Si chiama numero unico ma di fatto è un’accozzaglia informe per lo più mal gestita perché non articolata in un’unica centrale ma dispersa nelle decine di centrali dei vari enti che partecipano alle emergenze. Quasi ovunque se per esempio chiami il 112 – che è stato scelto come NUE – ti rispondono al 99% i carabinieri ma se hai un problema medico ti passano il 118 però se ti sei perso in montagna forse girano la chiamata ai vvf o forse no, forse ancora al 118 oppure al 117 perché ci sono i soccorritori della Guardia di Finanza… ma può essere che il carabiniere che ti risponde ha l’amico del soccorso alpino per cui magari chiama il CNSAS… insomma a te che sei in difficoltà può accadere che ti si scarica il telefono al secondo passaggio di numero…
La verità dunque non è solo l’assenza della localizzazione ma l’assenza di una vera centrale unica con regole precise e libere da quel patetico quanto deleterio campanilismo che spesso è la principale causa di disservizi o ritardi.
La soluzione è creare una rete di centrali operative connesse tra loro con personale laico, senza una divisa d’appartenenza dunque, e preparato non già e solo ad attivare il servizio richiesto (di soccorso o/e di polizia) ma a saper gestire le richieste senza abbandonare il malcapitato ma, anzi, pronto a sostenerlo nell’angoscia del momento e nel mentre magari lo geolocalizza…
Mauro CheliLa cosa moralmente più grave, tra le tante conseguenti alla distruzione e poi alla definitiva soppressione del CFS, è stato l’aver abbandonato il progetto del cane lupo italiano e del Gruppo cinofilo CFS. Avevano salvato i colleghi, tante vite umane, in silenzio e senza fare clamore. Chi ci ha rimesso alle fine, sono tutti quei cittadini, che potrebbero averne avuto bisogno. Non riesco a capire, cosa avevano al posto della coscienza, certa gente…. Tra i primi cani lupo italiano che sono stati addestrati e a disposizione del Glorioso CFS per la ricerca di persone disperse, in armonia con il disegno che Zamberletti aveva concepito per noi, sono stati Camilla di Massimiliano Bottelli, Luna di Nicola Pierotti ( erano sorelle ) e anche Lucky dell’ispettore Bigiarini di Pieve Santo Stefano. Lucky oltre che bravo era anche un bellissimo esemplare. Poi qualche entità perversa, volle rovinare tutto negli ultimi anni di vita del CFS e il progetto cane lupo italiano, fu abbandonato. Una porcata del genere è la più grave, moralmente, in tutta la storia del CFS. Tante persone nel bisogno, che potevano e potrebbero essere salvate, non potranno più usufruire di anni di duro lavoro e di esperienza. Questo è. Il collega Bottelli Massimiliano, nome in codice Libano,con Ombra ha ritrovato e salvato 23 persone dopo il violento sisma che ci fu in Abruzzo….in Provincia di L’Aquila…… una persona generosa….l’ho veduto difendere una collega e correre in aiuto d’un collega nel 1997…. Uno di quei personaggi che pur di correre in aiuto d’un collega, non esita a rischiare anche di persona. Oggi l’ho veduto per qualche minuto dopo tanti anni e mi sono commosso sinceramente. Grande Libano…. onorato e orgoglioso della sua amicizia. Ma soprattutto sono a conoscenza di tutte le cose che ha fatto per salvare le persone in difficoltà. In armonia con il disegno che Zamberletti aveva concepito per noi. Una persona del genere doveva essere valorizzato al massimo dalla istituzioni…..anche dopo l’età della pensione. Si trattava di salvare quante più vite umane era possibile salvare. Una democrazia compiuta avrebbe fatto tesoro di gente come lui.
Giampaolo Concas – Il mio comandante che aveva il ruolo di DOS nel Corpo Forestale sardo appena ha saputo dalla vedetta dove si trovava l’incendio, conoscendo il posto ha chiesto l’intervento innediato di un elicottero mentre ancora stava uscendo dall’ufficio. I miei colleghi a bordo del primo veicolo una volta arrivati sul posto hanno richiesto subito altri mezzi aerei (che fortunatamente erano liberi). Di conseguenza l’intervento è stato molto tempestivo. All’interno di quella pineta c’era un campo scout di ragazzini di 15 anni e anche un pranzo organizzato con molte altre persone, insomma circa 200 persone all’interno di una arida pineta e senza la suddetta velocità di intervento oggi staremmo a raccontare una storia molto diversa, probabimente tragica. Quanto conta conoscere il territorio palmo a palmo? La mattina dopo in controllo e bonifica. Due forestali e una decina di operai. Non basta spegnere bisogna sorvegliare altrimenti torniamo a spegnere oggi stesso!!! Roba da forestali!
Massimo Mersecchi – Hanno conquistato il paradiso, lo stanno riducendo a “cosa loro”. Silvano s’è scurito che sembra un condor. I Forestali che hanno accompagnato l’olio per san Giovanni Gualberto donato dalla Provincia autonoma dell’ Alto Adige- Autonome Provinz Bolzen-Sudtirol- non compaiono come Forestali, sembra che siano lì per puro caso! Eppure sono FORESTALI ! Ricostituite presto il glorioso Corpo Forestale dello Stato.

UN FIUME DI SOLDI

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Giorgio Paesani – Oggi ho nuotato accanto a una pastinaca, vicino al suo aculeo mortale, poi mi sono messo su uno scoglio, facendomi sopportare da 4 spiriti liberati, 4 caproni selvatici con le loro dinamiche. Ho conosciuto il loro capo, il vecchio e zoppo Alfa e il futuro, Beta, che per un po’ ha pensato se rifilarmi una testata o meno. Poi non si è abbassato a tanto. Mentre Delta ululava con la lingua fuori e Gamma imparava il rispetto. Una giornata normale su questa Terra. Mentre in spiaggia gli umani si contorcevano per sorreggere o scalciare il sole al tramonto mentre si facevano fotografare. Sono restato lì. Sui liscioni della Ribercina e lì, tra gli scogli dei Mangani con gli occhi pieni di bellezza e di lacrime. Poi il sole è tramontato ancora una volta e i pulli del barbagianni hanno ripreso a soffiare di fame.

Antonio Di Lizia – Mi fa specie vedere come il Sig. Cherubini piuttosto che rivolgersi all’unico Ente competentemente e che avrebbe potuto valutare l’impatto e tutte le implicazioni relative il suo tour nazionale ovvero il Ministero dell’Ambiente o, al più al Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei carabinieri, sulle circa 77 associazioni ambientali in Italia, si sia rivolto ad una associazione che, per quanto possa essere “competente”, non è altro che un’associazione di volontari al pari di Italia Nostra, Legambiente, Amici della Terra, Fondo Ambiente Italiano, Club Alpino Italiano, ecc. ecc..

Mi fa specie poi che il WWF, che nelle finalità statuarie riporta la missione di “fermare e far regredire il degrado del nostro Pianeta” con l’obiettivo de “la conservazione della natura e dei processi ecologici in tutto il mondo attraverso il perseguimento della conservazione della diversità genetica delle specie e degli ecosistemi, l’uso sostenibile delle risorse naturali, e la riduzione degli impatti antropici a beneficio delle presenti e delle future generazioni”, possa aver avallato tout court il tour senza imporre nessun’altra restrizione se non quella del divieto dell’utilizzo di plastiche (ma solo quelle che avresti portato da casa!) e la pulizia dei siti!

Diego Infante – L’odore dei soldi

Visto il parziale spacchettamento del Ministero dell’Agricoltura, con la delega al turismo che finalmente torna alle dipendenze del dicastero giusto (MiBAC), un ingenuo potrebbe chiedersi perché le foreste debbano continuare a dipendere da un ministero che fa della dimensione produttivistica il suo scopo precipuo.

La risposta è alla voce “silvicoltura” del Vocabolario Treccani, ove si legge:

“Ramo delle scienze forestali che si occupa dell’impianto e della conservazione dei boschi. Con sign. più ampio, il complesso delle scienze forestali aventi per oggetto il migliore sfruttamento economico possibile dei terreni coperti di boschi”.

Sic (sic!) transit gloria mundi.

La Treccani sarà pure datata, ma lo  anche l’approccio della maggio parte dei dottoi forestali italiani (con lodevoli eccezioni, ovviamente) e purtroppo vedo un enorme vulnus in gran parte della cultura forestale italiana, che fa del narcisismo autoreferenziale la propria cifra icastica.

Anziché prendere esempio da maestri quali Susmel, Alessandrini, etc., negli ultimi anni abbiamo assistito a un pauroso e anacronistico salto all’indietro.  

Nel silenzio generale dei media le ceduazioni a stecchino stanno stravolgendo il nostro patrimonio forestale, svenduto e derubricato a merce in ossequio a quel riduzionismo economico di cui il Mipaaft, in buona sostanza, si fa portavoce.

In Germania una enorme manifestazione di protesta è andata dritta al punto, portandosi fin sulle soglie del salone dell’auto di Francoforte. Duole constatare che noi italiani siamo distanti anni luce da questo fermento. Malgrado ormai tutti si riempiano la bocca di Green New Deal, in realtà credo che al fondo della questione ci sia solo mero “greenwashing”.

Spostare la competenza delle foreste al dicastero dell’Ambiente sarebbe una rivoluzione di portata epocale.

Ma visti i grandi interessi che ruotano attorno alla filiera del legno, dubito che una riforma del genere possa essere attuata si possono mettere a dimora ex novo foreste in spazi agricoli non utilizzati, cioè fuori foresta. Già accade con la pioppicoltura.

I tagli sui boschi esistenti vanno bloccati del tutto. È la posizione del Fondo Forestale Italiano Onlus

Valido Capodarca – IL FAGGIO DI VERGHERETO E GLI SPORCHI INTERESSI DEL CERCATORE D’ALBERI

Il calendario 2019 Ibc dell’Emilia Romagna, al mese di luglio ci presenta uno splendido faggio in località Casetta, sulle balze del Monte Fumaiolo, in comune di Verghereto (FC), di m. 6,50 di circonferenza. Appena leggo il nome di Verghereto, si risvegliano nel mio animo le sensazioni più brutte provate nei miei 40 anni di ricerche.

Mi rivolgo ora a chi con me condivide la passione per i grandi alberi, cioè agli amici cercatori.

Tu, malato di alberite, dopo un mare di telefonate interurbane dal casa, ti alzi alle tre di notte, fai il pieno di benzina, paghi il pedaggio autostrada, arrivi in zona, ti giri altri 200 km visitando 7 o otto alberi, mangi, per risparmiare tempo e denaro, panino in una mano e volante nell’altra, poi, spento l’ultimo raggio di luce, rifai lo stesso tragitto al ritorno, arrivi a casa all’una di notte, un bacio ai bambini già addormentati e via a letto, perché alle 6 e mezza ti devi alzare per andare al lavoro. E questo lo ripeti per altre 30 volte, prima di completare il tuo libro. Se in uno di questi viaggi ti presenti davanti a una villa sottoposta alla Soprintendenza ai Monumenti, non solo devi pagare il biglietto, ma dovrai pagare un tanto a foto, se le pubblicherai.

Se invece al tuo posto si presenta un rappresentante di un istituto, o una guardia forestale, spesata con fondi dello Stato, rimborsata di vitto e alloggio, quello entra gratis e non paga niente.

Il tutto nasce da un presupposto: la tua viene considerata una attività commerciale perché non è ritenuto possibile che uno sia così scemo da affrontare le fatiche, e soprattutto le spese per trovare degli alberi, se non ne avesse un tornaconto economico. Cioè, se lo fai è solo per lucro. Personalmente, nonostante tutti i miei otto libri siano andati esauriti, con nessuno ho recuperato metà delle spese con gli utili delle vendite. E lo stesso penso possano dire tutti gli altri.

Ma cosa c’entra Verghereto? Quando scrissi “Emilia Romagna, 80 alberi da salvare” (1984-86, era l’epoca in cui, contemporaneamente a me girava per la stessa regione un rappresentante dello Stato, tutto spesato, e diceva ai forestali: a quello non gli dite niente), la stazione di Verghereto mi segnalò solo una quercia di scarso pregio vicino al paese, ma si guardò bene dal segnalarmi questa meraviglia. Chissà perché? Comunque, dopo due anni di ricerche (a mie spese, ovviamente), l’Editore Vallecchi pubblicò il libro e, l’anno dopo ancora, mi pagò i diritti d’autore con i quali recuperai quasi metà di quanto avevo speso, soldi che comunque investii per il successivo libro sull’Abruzzo.

Quando richiamai la stazione di Verghereto, mi sentii raggelare da queste parole: “Capitano, lei ha finito di prenderci in giro, noi le abbiamo dato la nostra fiducia e lei ha fatto solo i suoi sporchi interessi”. Cioè, io avrei speso due anni di tempo libero sottratto alla famiglia, rimettendoci almeno due stipendi, rompendo le scatole ai forestali, per sete di guadagno. Gran senso degli affari!

Capite, amici cercatori, perché dobbiamo fare qualcosa per far sentire la nostra voce anche davanti alle istituzioni?

Alessandro Cerofolini – La gestione ministeriale degli alberi monumentali è scandalosa. La Direzione Generale delle Foreste senza risorse strumentali e logistiche, con pochissime risorse finanziarie e umane, con grande fatica e nel disinteresse generale è riuscita a ottenere nel 2019 e a finanziare dal prossimo anno un Fondo per le foreste italiane. La gestione degli Alberi Monumentali aveva bisogno di strutture territoriali, se non altro per formulare i pareri obbligatori per gli interventi di manutenzione, anche straordinaria, sugli alberi. Bastava firmare due righe di protocollo d’intesa col CUFA ma il CUFA, dopo essersi assoggettato tutte le risorse finanziarie del CFS, vuole ulteriori soldi per far fronte alla convenzione con la DIRezione generale delle FOReste . È stata presentata al Ministro della difesa una interrogazione parlamentare sul perché non è stata sottoscritta questa convenzione, peraltro prevista per legge. Una volta sugli Alberi Monumentali Italiani c’erano dei fondi specifici piuttosto consistenti che addirittura sono stati “restituiti” perché il CFS non è riuscito neanche a spenderli! Tali fondi vanno rifinanziati ogni anno con la legge di bilancio e la DIFOR nel 2019 non aveva neanche i capitoli di bilancio su questa materia….

Alessandro Bottacci – Una volta lottare contro il dissesto voleva dire piantare alberi e fare opere estensive sulle pendici e briglie negli alvei. Ora significa pericolosa canalizzazione dei torrenti, casse di espansione non funzionanti e, soprattutto, distruzione della vegetazione riparia, possibilmente allargando l’intervento ai boschi confinanti.

Costa deve stare molto attento. Delle Regioni non ci si può fidare. lo Stato deve riassumere le competenze in questo settore con una vera legge quadro, non con il decreto cippaboschi del Tuf

Cristiano Autolycos Manni – Quello che si dice circolo vizioso: aumentano i rischi idrogeologici (per aumento della vulnerabilità, non della pericolosità), e si susseguono interventi sui fiumi per mitigare i rischi localmente, aumentandoli globalmente. Oggi in provincia di Grosseto qualche fiume ha raggiunto i livelli di guardia, a fronte di piogge non certo abbondantissime. E tra 2 settimane avremo ancora i livelli idrologici sotto la media, come lo erano fino a l’altro ieri…

Colpa dei pesanti interventi sui fiumi.

Non so come mai, ma ho un certo timore che si finisca l’opera, già in atto, di distruzione degli ecosistemi fluviali in nome della famigerata “sicurezza”. Spero solo che si segua la scienza idrologica, e non le scelleratezze degli “idraulici laureati”. Ho fiducia nel ministro Sergio Costa, ma la maggior minaccia ambientale è nei pubblici uffici, nelle Direzioni generali, negli assessorati, nei genii civili, nei consorzi di Bonifica. Una pletora di, quantomeno, retrogradi che, coi soldi in mano, chissà che ti combina. Prima di distribuire soldi a pioggia, meglio preparare la strada con qualche decreto esplicativo e, soprattutto, come auspicato dallo stesso ministro, da una riforma organica di una normativa, quella in materia idrogeologica, frammentata in leggi, leggine e regii decreti. È assurdo che una materia così importante sia frammentata in una normativa statale e obsoleta, regionale e contraddittoria, che rimanda a una galassia di decreti, delibere, piani e atti di indirizzo che dicono tutto e il contrario di tutto, rendendo difatto arbitrario l’intervento dei soggetti competenti, ed inapplicabili le sanzioni. Uno spiraglio sembra aprirsi intorno all’art. 450 CP (delitto di pericolo colposo di inondazione). Ci sto studiando su…

Il fosso della Banditella: a meno che, oltre che arginato, il povero fiume non abbia anche l’alveo cementificato, nei sedimenti alluvionali forse vi è continuità tra fiume e falda. Non sono separati dall’argine, sotto cui l’acqua passa tranquillamente per via dell’elevata permeabilità…ma in questo caso può anche avvenire l’effetto opposto: l’abbassamento del carico idrostatico e l’effetto Bernoulli, possono convogliare l’acqua della falda collegata al corso d’acqua verso il deflusso. È solo l’altezza del battente idraulico che mantiene il livello di falda, almeno finché dura la piena. L’abbassamento della falda è una perversa conseguenza dell’aumento di velocità di deflusso, dovuto alla minore scabrezza dell’alveo e delle sponde.

Un tempo questi corsi d’acqua erano liberi di esondare, allagando i campi a riposo, fertilizzandoli con i limi di alluvione, e soprattutto ripienando la falda freatica, che garantiva suolo fresco e fertile anche in estate..Recentemente questo ed altri corsi d’acqua sono stati artificializzati e arginati, per impedire loro di esondare, e difendere questa agricoltura: uso di serre e fitofarmaci che inquinano suolo e acqua e, soprattutto il nostro cibo. Serre per spuntare qualche euro in più portando i prodotti 15 giorni in anticipo nei supermercati, invece che attendere la loro naturale stagione.

Questo è il modello per cui paghiamo più volte: coi soldi del nostro contributo di Bonifica, con le tasse, con la perdita di qualità territorio e con la nostra salute.

Ricordiamocelo, quando sentiremo parlare i nostri politici (cialtroni) di agricoltura.

Ma oggi è difficile trovare un bravo idraulico anche per gli impianti domestici…. Figurati per i fiumi!

Mauro Cheli – Questa mattina mi sono fermato un poco ad osservare un ruscello di Montagna. Bello….. l’acqua è bella nel suo scorrere ed è direi poesia…..il suono dello scorrere dell’acqua ha un effetto sicuramente rilassante…..pensi guardandola a tante cose…… pensi a come gli antichi l’abbiano rispettata e l’abbiano usata con rispetto per far crescere i loro popoli, le loro civiltà…..basta pensare agli Etruschi….pensi alle briglie costruite dal Corpo Forestale dello Stato, nei torrenti di Montagna….. pensi ai cantieri forestali stimolati da Amintore Fanfani e affidati al Corpo Forestale dello Stato con i suoi numerosissimi operai specializzati dell’epoca…. rimboschimenti finalizzati a coprire il terreno denudato ed evitare il dilavamento diminuendo la velocità dell’acqua che si doveva poi ritrovare a valle e dalle valli, nelle città. Oggi invece ogni volta che piove è emergenza, perché le montagne sono sempre di più abbandonate e perché gli operai specializzati sono sempre di meno….e ogni volta che piove si chiudono le scuole….. così che la previsione e la prevenzione vengono sempre di più dimenticate, valorizzando sempre di più di conseguenza (intendiamoci, lodevole opera di chi si impegna anche in modo volontario, ci mancherebbe), chi opera in emergenza. Occorre che il buon senso torni a regnare sotto il cielo azzurro della nostra Patria, altrimenti sarà davvero la fine

POLITICA né BELLA né NOVA

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Antonella Giordanelli – Le POLITICHE AGROALIMENTALI e FORESTALI di Martina e Centinaio hanno incentivato consumo di carni rosse, espianti, pesticidi, disserbanti, deforestazione e tutto quanto può consumare ed inquinare acqua e suolo tramite gestione fitosanitaria e zootecnica fino alla desertificazione… Fu Martina a decretare oltre all’obbligo d’ espianto delittuoso dei patriarchi anche l’irrorazione velenifica della terra..e l’ANFOR al suo congresso per la rinascita del CFS tra i veri pensionati ha invitato al tavolo tecnico SILLETTI, quello dal Martina nominato commissario straordinario e promosso dirigente superiore, che è stato imputato dalla PROCURA di BARI per il piano contro xylella… !!!
 

MAURO CHELI – TUTTI SANNO DI CHE PASTA SONO FATTO E NON PERDONERÒ MAI, QUELLA ENTITÀ POLITICA PERVERSA CHE HA VOLUTO SOPPRIMERE IL MIO GLORIOSO CFS, CHE È STATO LA MIA VITA, COME LO È STATO PER TANTI MIEI COLLEGHI AUTENTICI. TUTTAVIA, NON CONDIVIDO IL FATTO CHE SI VOGLIA MORTIFICARE DA SUBITO, UN MINISTRO DELL’AGRICOLTURA APPENA NOMINATO, SOLO PERCHÉ È IN POSSESSO DELLA SOLA TERZA MEDIA. IO HO SEMPRE APPREZZATO GLI OPERAI FORESTALI CHE NON AVEVANO UN TITOLO DI STUDIO SIGNIFICATIVO, MA CHE MI HANNO INSEGNATO MOLTE COSE UTILI AL MIO LAVORO, MOLTO PIÙ DI QUELLE CHE AVEVO APPRESO ATTRAVERSO I LIBRI. CERTAMENTE, L’OTTIMALE SAREBBE AVERE UNA BELLA PREPARAZIONE TEORICA E POI ANCHE PRATICA. MA, IL NOSTRO MINISTRO, POVERETTA, NON HA POTUTO FARE DI PIÙ DELLA TERZA MEDIA, POICHÉ DOVEVA ANDARE A LAVORARE NEI CAMPI. E PER QUESTO DEVE ESSERE RIDICOLIZZATA? PER QUESTO? È LA CONOSCENZA CHE DOVREBBE AIUTARE A MIGLIORARE LA CONDIZIONE UMANA, MA LA CONOSCENZA TUTTA, ANCHE QUELLA DI CHI LAVORA CON LE MANI E LE HA CALLOSE E SPORCHE. SE, E PARLO PER QUELLO CHE È ACCADUTO CON IL CFS, CHI LO DIRIGEVA AVESSE FATTO QUALCHE ANNO DI OPERAIO FORESTALE E AVESSE AVUTA CONTEZZA DI QUELLO CHE SIGNIFICA SACRIFICIO, INVECE DI ESSERE DIVENUTO LAUREATO, OVATTATO NELLE PIÙ TÈNERE CURE FAMILIARI, ALLA MARCEL PROUST PER INTENDERSI, PIÙ DIFFICILMENTE SI SAREBBE LASCIATO SEDURRE DA QUEI QUATTRO MASCALZONI CON I COLLETTI BIANCHI, UGUALI A LUI, CHE AVEVANO DECISO DI CHIUDERE IL CFS. SE AVESSE CONOSCIUTO L’UMILTÀ E IL SACRIFICIO DI CHI CONOSCE DAVVERO LE DINAMICHE DELLA NATURA, ANCHE SE NON SA ESPRIMERLE IN UN LIBRO, SI SAREBBE OPPOSTO CON TUTTE LE SUE FORZE A QUELLA SCELLERATA SCELTA CHE VENNE FATTA NEI PALAZZI DEL MISTERO. QUELLO CHE MANCA IN QUESTO PAESE È L’UMILTÀ E SI DÀ PER SCONTATO CHE LA VERITÀ DIMORI NEI PALAZZI DELLE UNIVERSITÀ E NEGLI AMBIENTI ASETTICI DEI MINISTERI. NON È COSÌ……UN QUALSIASI BOSCAIOLO POTREBBE DARE DELLE LEZIONI DI VITA A TUTTI QUEI SIGNORI CHE SI PAVONEGGIANO E CHE CREDONO DI LEGIFERARE E IMPORRE IL PROPRIO PUNTO DI VISTA, SOLO PERCHÉ SI SONO LAUREATI IN MATERIE SPECIFICHE. UN QUALSIASI AGRICOLTORE POTREBBE DARE DELLE LEZIONI DI VITA E NON SOLO A CHI HA GESTITO L’AGRICOLTURA IN QUESTI ULTIMI ANNI. BEN VENGA IL MINISTRO CHE SA DA DOVE VIENE IL PRODOTTO DELLA TERRA, E SE DOVESSE VESTIRE ANCHE I PANNI DELL’AGRICOLTORE PURE NELL’ESERCIZIO DELLE SUE FUNZIONI, IO NE SAREI CONTENTO. SPERO CHE FACCIA UN BUON LAVORO E CHE AIUTI A PROGREDIRE I PIÙ DEBOLI CHE LAVORANO PER PRODURRE IL CIBO ANCHE A QUELLI CHE NON HANNO MAI LAVORATO LA TERRA E SI PERMETTONO DI OFFENDERE CON SUPERBIA CHI LA TERRA L’HA LAVORATA DAVVERO.

Cosimo Fema – Sig. neo Ministra Bellanova a LEI che difende la Scienza ne possiamo parlare di questo ?? Da contadino ad una ex contadina…
< Oggi non è più il momento di attaccarsi agli sciamani, è il momento di riconoscere il ruolo della scienza e della tecnica, applicare tutto quello che è giusto fare per bloccare quel batterio, e per ripopolare quel territorio, eradicazione e investimenti, eradicazione è il futuro che si deve costruire su quel territorio>. (Teresa Bellanova)

LUIGI RUSSO – CHE COSA C’ENTRA LO #SCIAMANESIMO CON LE FAKE TEORIE DELLA #SETTA #STASICCATUTTUSULLA XYLELLA?SENTITO PIÙ VOLTE USARE LA PAROLA “SCIAMANO” IN QUESTI ANNI DA PARTE DI INDUSTRIALI AGRICOLI PUGLIESI O DEI LORO AMICI POLITICI, L’ULTIMA APPENA 3 GIORNI FA SUL TG1. COME PER LA XYLELLA E PER LE BATTERIOSI VEGETALI, I SEGUACI DELLA SETTA #STASICCATUTTI PALESANO SEMPRE GRAVI CARENZE CONOSCITIVE, NON SOLO SULLA BIOLOGIA O AGRONOMIA, MA ANCHE SU TUTTO IL RESTO, COMPRESE LE RELIGIONI. CHE COSA È LO SCIAMANESIMO IN VERITÀ ? (CF HTTPS://WWW.STUDISCIAMANICI.IT/…/CHE-COS-E-LO-SCIAMANESIMO.…). LO SCIAMANESIMO È LA PRATICA SPIRITUALE PIÙ ANTICA CONOSCIUTA DALL’UOMO. NELLA FORMA TRADIZIONALE È UN SISTEMA DI CREDENZE E COMPORTAMENTI PRESENTE ALL’INTERNO DI DIVERSI TIPI DI CULTURE. LO SCIAMANESIMO È DIFFUSO IN TUTTI I CONTINENTI, DALL’AMERICA DEL NORD E DEL SUD, ALL’AFRICA CON LE SUE FORME ANIMISTICHE, ALL’AUSTRALIA CON IL TEMPO DEL SOGNO, FINO ALLE FORME SPIRITUALI DELLE ISOLE POLINESIANE E IN SU NELL’ASIA. LA PAROLA SCIAMANESIMO INFATTI DERIVA DA ‘SAMAN’ UTILIZZATA NELLA CULTURA TUNGUSO SIBERIANA E STA AD INDICARE COLUI CHE CONOSCE. IN EUROPA LE PRATICHE TRADIZIONALI SONO RIMASTE SOLO TRA I SAMI (LAPPONIA), MA LO SCIAMANESIMO STA RIVIVENDO UNA SUA DIFFUSIONE ANCHE NELLA CULTURA OCCIDENTALE, ATTRAVERSO PRATICHE, CHE SENZA FARE RIFERIMENTO AD UNA SPECIFICA TRADIZIONE, POSSONO ESSERE ANTROPOLOGICAMENTE CONSIDERATE SCIAMANICHE.
LO #SCIAMANO VIENE GENERALMENTE CONSIDERATO COME UN GUARITORE E UN MEDIATORE TRA IL MONDO CONOSCIUTO O REALTÀ ORDINARIA E IL MONDO SPIRITUALE. VIENE CONSIDERATO ESPERTO NEL COMUNICARE CON GLI SPIRITI AIUTANTI (ANIMALI DI POTERE E MAESTRI SPIRITUALI) ATTRAVERSO IL CAMBIAMENTO DEL SUO STATO DI COSCIENZA QUOTIDIANO, ENTRANDO QUINDI IN UNO STATO DI COSCIENZA ALTERATO PER ‘VIAGGIARE’ NELLA REALTÀ DEI MONDI SPIRITUALI, E RIPORTARE POTERE, SAGGEZZA E GUARIGIONE PER IL SUO CLIENTE.
LE PRATICHE SCIAMANICHE DI GUARIGIONE E DI CONOSCENZA SONO CARATTERIZZATE DA TRATTI COMUNI PRESENTI IN TUTTE LE PARTI DEL MONDO, È QUINDI UN SISTEMA FLESSIBILE, CHE SI È ADATTATO NEL CORSO DEL TEMPO, INFATTI LE PRIME PRATICHE SCIAMANICHE DOCUMENTATE DAI PITTOGRAMMI NELLE CAVERNE RISALGONO AD ALMENO 30.000 ANNI FA.
LO SCIAMANESIMO HA LO SCOPO DI RIPORTARE ARMONIA ED EQUILIBRIO TRA IL MONDO VISIBILE, QUELLO DELLA REALTÀ COMUNEMENTE PERCEPITA, ED I MONDI SPIRITUALI INVISIBILI. OGNI PROBLEMA SPERIMENTATO NELLA VITA DELLA COMUNITÀ O DELL’INDIVIDUO È CAUSATO DA UNA DISARMONIA NEL MONDO INVISIBILE. LO SCIAMANO CON LE SUE PRATICHE DI ‘PULIZIA’ DELLE INTRUSIONI, DI RECUPERO DI DETERMINATI POTERI O ADDIRITTURA DI PARTI DI ANIMA È IN GRADO DI RIPORTARE EQUILIBRIO E PACE NELLE PERSONE. SOLO ATTRAVERSO IL RAGGIUNGIMENTO DELL’EQUILIBRIO CON IL MONDO NATURALE E SOPRANNATURALE È POSSIBILE VIVERE IN ARMONIA E PROSPERARE. PIÙ PRUDENZA, DUNQUE, QUANDO SI RILASCIANO INTERVISTE O DICHIARAZIONI. BASTEREBBE A VOLTE FARE PICCOLE RICERCHE SU GOOGLE METTENDO LA PAROLA CHE SI VUOLE USARE…

Giuseppe Vinci Chi parla in questo modo, come ad esempio i sacerdoti del piddì, vivono con una mentalità di stampo restauratrice come fosse in pieno positivismo pseudo illuminista. Per loro il progresso si misura in termini materialistici in base al principio della cumulatività espressa dal sorgere del capitalismo. Insomma stanno indietro di un paio di secoli circa. Il loro materialismo, che è lungi dall’essere quello di stampo marxista, e che è unicamente fondato sul denaro, li costringe alla peggiore delle schizofrenie. Il tutto dettato dalla più profonda ed essenziale ignoranza. Non è roba da titoli di studio. Qui si tratta di intelligenza emotiva o se vogliamo anche di empatia. Un esempio?
La neo ministra ha bisogno di fare pace col cervello… Gli alberi si curano, dice. Ma se si eradicano come caspita si possono poi curare?
Ci vorrà forse un esorciccio?
Alessandro Bottacci Sperimentare la distruzione degli oliveti vetusti?! Naturalmente!!! È stata messa lì apposta per portare avanti le nefandezze renziane: distruzione degli olivi del Salento con la scusa della Xylella e attuazione della legge ammazza foreste. Da una renziana convinta cosa vi aspettavate?
 
Cristiano Autolycos Manni Uno dei rischi maggiori è che l’olivicoltura pugliese, ad alti costi per la raccolta sulle piante pluricentenarie, sia sostituita da un’olivicoltura integrata nelle filiere industriali, come ad esempio in Spagna, fatta di olivi bassi e in filari, per permettere la raccolta meccanizzata. Non è la prima volta che la sinistra si muove per tutelate il “lavoro” generico, senza intenderne il senso datogli dalla Costituzione, favorendo invece il bracciantato dell’azienda agraria capitalistica. Per questo parole come “rigenerazione del paesaggio” fanno venire i brividi, se non adeguatamente chiarite.

DONATELLA NARDI – MA INVECE DI CASCARCI COME PERE A DISCUTERE SUL MALCOSTUME DI OFFENDERE LE CARATTERISTICHE FISICHE DELLE DONNE, PERCHÉ NON PARLARE INVECE DI CHI È IL MINISTRO BELLANOVA COME POLITICO?. EBBENE DAL MIO PUNTO DI VISTA CI ESCE MALISSIMO: HA GIA’ DICHIARATO DI SOSTENERE LA DISTRUZIONE DEGLI OLIVI MILLENARI DI PUGLIA A VANTAGGIO DELLE MULTINAZIONALI DELL’INTESIVO“NELL’AMBITO DEL PIANO SILLETTI, FAMIGERATO COME “XYLLETTI” (IL COMMISSARIO DELEGATO NEL 2015 DAL MINISTRO MARTINA PD IN FORZA AL GOVERNO RENZI) E DEL NUOVO TESTO UNICO FORESTALE (DL N 34 DEL 3/4/18 VARATO DAL MIN MARTINA NEL GIÀ DECADUTO GOVERNO GENTILONI),… UN QUALSIASI CORSISTA AGRONOMO (OPERAIO O DOCENTE), INTELLIGENTE O IMBECILLE, È TITOLATO A CONDANNARE A MORTE, COME PRESUPPOSTI FUTURI INCURABILI, ULIVI MILLENARI POSITIVI AL BATTERIO XYLELLA FASTIDIOSA, NONOSTANTE SIANO VIVI E VEGETI ORA COME NEI SECOLI ADDIETRO….RIGUARDO AI MESCHINELLI ASSASSINI CHE ERADICANO GLI ULIVI CON LA VIGLIACCA BRUTALITÀ DELLE MACCHINE DI MORTE PER LIBERARE LA VIA AL GASDOTTO TAP, PER IMPIANTARE LE VITI IMPRENDITORIALI DEL SENATORE BARESE, PER RICONVERTIRE I FRANTOI D’OLIO IN CENTRALI A BIOMASSE, NEANCHE L’ETERNE FIAMME INFERNALI RINNOVERANNO IN PERDONO IL MIO ODIO. “ IL VIRGOLETTATO È DI ANTONELLA GIORDANELLI

FORESTALE AL MINISTERO DELL’AMBIENTE !

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Sergio Costa: L’avevamo promesso e l’abbiamo fatto. È nata la nuova Commissione Via Vas. Vi sembrerà una notizia di poco conto e invece è determinante per il nostro futuro e sono felice di essere riuscito a portarla a termine dopo un lavoro durato quasi un anno.
La Commissione Via Vas effettua le valutazioni di impatto ambientale dei progetti, delle opere, dalle trivellazioni ai grandi impianti industriali, per intenderci.
Ebbene, quella che fino ad oggi ha operato era stata nominata più di dieci anni fa. Scaduta, ma non rinnovata e sulle nuove nomine decretate nella scorsa legislatura c’erano state inchieste e rilievi della Corte dei Conti.
In genere erano nominati dai miei predecessori con chiamata diretta.
Io ho voluto un avviso pubblico, alla quale potessero partecipare i migliori professionisti del Paese. E ho predisposto che per la prima volta la commissione dovesse essere costituita anche da medici, perché tra ambiente e salute c’è un rapporto imprescindibile.
Sono arrivati più di 1200 curricula e abbiamo formato varie commissioni di valutazione costituita da docenti universitari e giuristi per selezionare i curricula di tecnici, giuristi, esperti ambientali e medici.
E quindi sono felice di annunciare che dopo mesi di lavoro da parte dei selezionatori, i nuovi 40 commissari, sono pronti ad entrare in azione per il bene del Paese, la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini. È un’eredità che lascio con grande gioia al futuro dell’Italia. Buon lavoro a tutti !
La direzione su cui questo governo è andato e deve andare sul tema “ambiente” è sempre stata chiara.
Dobbiamo cambiare il paradigma ambientale, a qualsiasi costo. E non è il Movimento 5 Stelle o il Ministro Costa a dirlo, ma scienziati come l’Ipcc, cioè il braccio scientifico delle Nazioni Unite, e le continue, tragiche, manifestazioni del cambiamento climatico a cui stiamo assistendo.
Stop trivelle, riduzione dei rifiuti, stop inceneritori, chiusura delle centrali a carbone entro il 2025: sono punti essenziali di un manifesto programmatico che è necessario adottare, per il bene delle future generazioni.
Gli inceneritori sono antieconomici, e volerne di nuovi per affrontare le attuali criticità dei rifiuti è un controsenso visto che per costruire un inceneritore ci vogliono circa 5-7 anni (e altri 20 per il rientro economico dell’investimento).
Ricordo a tutti che il sistema degli inceneritori ancora in funzione brucia i rifiuti che potrebbero invece essere trasformati in materia prima.
Vogliamo cambiare questo sistema e rendere davvero i rifiuti una risorsa? O vogliamo continuare a sprecare materie preziose?
Per questo una delle mie prime azioni da ministro è stato creare una specifica competenza per l’economia circolare nel ministero dell’Ambiente. Fino al 10 agosto 2018, quando questo è avvenuto, l’economia circolare era solo un tema da discussioni nei convegni. E con la nuova organizzazione del ministero da poco approvata sarà creata una direzione generale specifica per l’economia circolare. È fondamentale approvare quanti più decreti End of Waste possibili, affinché i rifiuti vengano veramente valorizzati: come recentemente fatto con i pannolini che adesso possono diventare nuova cellulosa oppure gli pneumatici usati trasformati in erba sintetica e campi di calcetto e con i prossimi da farsi al più presto.
Ci vuole del tempo ma la politica del cambiamento radicale non è quella del tutto e subito, ma quella della visione nella giusta direzione e di continui atti che la sostanzino, per salvare il Pianeta e creare nuovi posti di lavoro.
Le trivelle distruggono il nostro territorio per ottenere materie prima altrettanto impattanti per le emissioni climalteranti. 20 anni fa non esistevano alternative diffuse, oggi si. Siamo irremovibili sul fatto che oggi dobbiamo dirigere gli incentivi dal fossile alle rinnovabili, tra l’altro triplicando i posti di lavoro. Insieme al Mise stiamo elaborando il Pitesai, il piano per la transizione energetica sostenibile per le aree idonee e con il decreto Fer1 abbiamo già orientato gli investimenti verso le rinnovabili. Si può fare e lo stiamo facendo.
Sono molte le centrali a carbone in Italia che oggi ancora funzionano e sono operative. Non è una colpa ma è ora che il Paese si riconverta: stop a queste centrali entro il 2025. Non è uno slogan, è scritto nel Piano Nazionale per l’Energia e Clima vincolante e inviato in Europa, e dichiarato uno dei migliori piani europei. Stop all’energia fossile, per un Paese 100% rinnovabile.
Il lavoro non è tanto… è tantissimo, ma se non continuiamo in questa direzione non possiamo salvare il nostro futuro, e quello dei nostri figli e nipoti, neanche quello a noi prossimo.
Ad maiora semper
Antonella Giordanelli: tutte le politiche del leghista Centinaio a cominciare dall’uso dei pesticidi in agricoltura e ai contributi agli allevamenti intensivi, principale causa d’inquinamento globale, sono state una continuazione delle nefandezze di Martina, a detta di molti il peggior ministro dell’agricoltura italiano. L’unico punto a favore di Centinaio era la sua reiterata difesa VERBALE del CFS. Se è vero quel che m’ha confidato, che ad opporsi alla ricostituzione del CFS è stata la ministra Trenta, la vedo dura col prossimo governo, anche perché non mi pare proprio che vi sia intenzione da parte dei gruppi parlamentari M5S di proporre alcun valido ddl in merito…quando rimangono le Vilma Moronese e si sospendono le Paola Nugnes…..
Fulvio Mamone Capria : molte criticità ambientali vengono autorizzate dalle Regioni, dai Comuni, etc! Per semplificare, la materia del “governo del territorio” spetta alle Regioni tranne che per le linee generali, dettate dallo Stato.
Quindi invocare la bacchetta magica di un ministro su questioni regionali e locali dove non si può intervenire crea solo false aspettative.Pensare che un ministro intervenga al posto della Regione per la mancanza di un Piano impiantistico o per fermare tout court un’autorizzazione ad un impianto di energia rinnovabile è solo un modo per trovare sempre qualcuno più in alto a cui appellarsi, ma non va così. Non si può “d’Autorità del Ministro” fermare un’autorizzazione concessa da un Comune e/o dalla Regione. Non possiamo mandare i Carabinieri…!!! Va bene emotivamente cercare qualcuno che ti ascolti, ma è scorretto proceduralmente.
Se volete risolvere le questioni fatelo a livello regionale. Non fate sconti ai Governatori, i veri amministratori del territorio. Lo Stato può impugnare le leggi regionali incostituzionali, ma non entrare nelle competenze esclusive di quest’ultime.Sarà stato un errore la riforma del Titolo V della Costituzione, occorrerebbe rivedere la forza e le competenze delle Regioni e delle Province autonome? Probabile! Ma questa è l’Italia che abbiamo al momento.Quindi ricordatevi che il vostro Presidente di Regione conta tantissimo, forse troppo, e dovete vigilare sugli atti che producono.
La sfida alla tutela ambientale passa molto da una corretta gestione regionale.

TRENTA LEGA FORESTALE

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Trenta milioni era il costo annuale speso per i Corpo Forestale dello Stato.
Mentre nel 2014, si discuteva la riforma della pubblica amministrazione, che lasciava ampia scelta sulla riorganizzazione della Forestale, l’attuale ministro dell’agricoltura Centinaio e l’attuale sottosegretario agli interni Candiani, senatori della Lega allora all’opposizione, firmarono la petizione popolare che proponeva un rafforzamento del CFS tramite la confluenza delle Forestali regionali e delle polizie provinciali. Proprio l’eccesso di delega rendeva la legge Madia incostituzionale e risulta sospetto (ed imperdonabile) che i presidenti di Regione Toti, Zaia e Maroni non l’abbiano impugnata di fronte alla Consulta nel 2015.
Poi nei lunghi mesi intercorsi prima del decreto Renzi che accorpava la forestale all’Arma dei carabinieri, il M5S, unico, ha contrastato l’azione governativa, ma con lentezza (ed ingenuità) quasi che i tempi fossero dettati dallo stato di dolce attesa dell’on.Paola Terzoni. Nel frattempo la PS dava il suo nulla osta all’accorpamento del CFS nei CC, con la promessa di averne in cambio il risparmio ventilato da una Ragioneria di Stato, che non aveva calcolato (per opportunità politica o incapacità professionale?) che l’operazione di rimodulazione delle amministrazioni pubbliche coinvolte, oltre a non essere compensata dall’implemento di servizio nell’agro-silvo-pastorale gestito dal MINPAAF, comportava costi aggiuntivi per la collettività a fronte del guadagno di funzioni, strutture e mezzi per l’Arma, ovvero per il Ministero della difesa. Alla Corte dei conti è sfuggito il controllo di quell’esigua spesa di trenta milioni che triplicava.
Però, almeno le Regioni leghiste desiderose di autonomia avrebbero dovuto notare e denunciare alla Corte Costituzionale il conflitto di competenze che i decreti attuativi del governo Renzi scatenavano; eppure non hanno reagito, a prova della fondatezza del sospetto e a ragione della imperdonabilità personale oltreché politica. Del resto nessun ente locale, fatta eccezione per i Comuni, ha saputo valutare i servizi tecnici e le vantaggiose convenzioni che s’andavano a perdere.
Nel frattempo il capo del Corpo, moderno Pirro , decretava la supremazia della gestione sindacalizzata a mo’ di polizia ambientale sullo spirito tutelare della biodiversità all’interno della moritura Forestale.
Le elezioni del marzo 2018 non hanno visto ricandidati tra i 5 Stelle Alessandro Di Battista, Massimiliano Bernini, Enza Blundo che si erano occupati del CFS, mentre la rieletta sen.Paola Nugnes è stata sospesa dal gruppo parlamentare ed invece la on.Paola Terzoni s’è limitata a far propaganda di voto nelle Marche per il bolzanino Maurizio Cattoi, primo dirigente e sindacalista forestale, poi passato col grado di colonnello nei carabinieri, subito congedato con pensione da generale. Quanto al forestale sardo, divenuto deputato pentastellato, non risulta si sia mai posto interrogazioni sul cambio divisa dei colleghi di Stato.
Già in campagna elettorale Luigi Di Maio aveva nominato come ministro dell’ambiente in pectore Sergio Costa, da tempo carismatico comandante della Campania, prima come dirigente superiore del CFS poi in servizio come generale dei carabinieri forestali; Costa non è un M5S, non ha mai preso parte ad alcuna campagna elettorale e quindi non ha alle spalle il sostegno di un movimento politico, ma è un tecnico di capacità professionali indiscutibili per chiara fama e a fine mandato tornerà a fare il carabiniere, tanto che con spontanea sobrietà, percependo stipendio come militare, ha subito rinunciato al compenso economico dovutogli per guidare un dicastero.
Intanto tutti i neoministri che hanno sostituito Martina, Madia e Boschi, ovvero Centinaio, Bongiorno e Fraccaro dichiarano all’unisono pubblicamente la necessità di riavere il CFS così com’era. Rimane tacita la ministra Trenta per ovvia opposizione in quanto i Forestali ora sono personale militare.
In Parlamento il gruppo misto e i partiti d’opposizione, escluso (per decenza) il PD, depositano ddl per ricostituire il CFS tout court, nel mentre l’on.Cattoi dichiara in conferenza stampa alla Camera di non averne presentato alcuno poiché la questione non compare nel contratto di governo firmato dal suo partito di maggioranza. Mesi dopo, forse rassicurato sull’indipendenza del potere legislativo rispetto all’esecutivo, piazza (con una rimonta in volata da premio di ultimo assoluto) la proposta di un dipartimento ambientale nella PS alle dipendenze gerarchiche del ministero degli interni. Si nota in tutti e sei i testi legislativi emergere la sfera personale dei firmatari. Ai due estremi c’è la proposta dell’on. Luca De Carlo formulata col pragmatismo sintetico proprio di chi deve affrontare i problemi reali di un sindaco che amministra un piccolo comune per di più montano, mentre le circolocuzioni strumentali dell’agronomo Cattoi incanalano l’ insofferenza per le prospettive ambientaliste e protezioniste che sia la stampa che gli assessorati gli addebitavano quando era comandante provinciale a Pesaro.
Comunque bene ha fatto chi non s’è preso la briga di leggere le carte giacché l’on. Cattoi con la sicumera del partito di maggioranza ha saltato politicamente “la fila” di tutti gli altri parlamentari: questi ultimi volevano addurre nella discussione democratica la denuncia di servizi ai cittadini, beni comuni, vite di foreste e selvatici andati in fumo, ma sono stati relegati ad accodarsi al caje de doleance di sindacalisti e psicologi in merito al “malessere del personale forestale”.
Bene ha fatto chi non ha seguito iter procedurali in aula, in commissioni parlamentari, in consiglio dei ministri in questo anno. Non ha perso tempo ! Se almeno ci fosse stato sentore prima di ferragosto che tutto era vano come chiacchiere sotto l’ombrellone, non ci saremmo persi in chiacchiere !
E’ stato tempo perso la stesura ampia e meticolosa del ddl #proteggianimali che li rendeva soggetti di diritto, e come tale era appoggiato dal guardasigilli Bonafede, oltreché da Costa in quanto ministro dell’ambiente.
Anche rimandare la decretazione per individuare santuari per accogliere i 1200 animali esotici dismessi dai circhi sembrava accortezza del titolare del dicastero della cultura Bonisoli, coadiuvato da Costa in quanto ministro dell’ambiente, ed invece è stato tempo perso.
Tempo perso per ogni azione legislativa in discussione o in attesa del decreto attuativo… ci giochiamo l’opportunità per ogni dicastero di avere, oltre le dichiarazioni di principio e d’intenti, l’apporto concreto e fattivo di un ministero dell’ambiente centrale in ogni problematica gestionale oltreché ideologica.
Tempo perso per ogni cittadino eletto o elettore: la fine legislatura è cancellazione di tutto… e chi vuole cancellare non perde tempo, specie nei giorni prossimi al ferragosto: Legge Madia 7 agosto 2015/n124, decreto legislativo 19 agosto 2016/n177, crisi del 65° governo l’8 agosto 2019…
“Forestale” non indica solo una struttura organizzativa ma un modo d’essere che s’è finalmente espresso in una guida ministeriale operosa e silente, del tutto inedita nell’Italia repubblicana.
Purtroppo in questa estate 2019, mentre Costa tutelava la libertà degli orsi come patrimonio indisponibile dello Stato e Centinaio gli interessi dei balneari come concessionari di terreno demaniale, per i napoletani è uscito ancora un numero: TRENTA=TRADIMENTO

prof.ssa Antonella Giordanelli

UN AMEN NEL CIELO

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Quello che sta accadendo nel mondo è, forse, indescrivibile. Ho cercato qualche foto che rappresentasse al meglio la situazione: penso alla foto degli animali che fuggono dalle foreste in fiamme della Siberia, o alle città sommerse dall’acqua per colpa dello scioglimento dei ghiacciai. Ma la verità è che nessuna immagine rappresenta veramente quello che sta accadendo. Forse la sola foto che può descrivere tutto questo dovrebbe venire dal futuro. Un futuro dove il riscaldamento globale arriverà oltre i 2° Celsius uccidendo migliaia di persone ogni anno. Un futuro senza ghiacciai, dove oltre ad uccidere tutti gli animali lì presenti ci ritroveremo con meno terra su cui vivere. Un futuro dove nei mari sarà presente più plastica che pesci. Un futuro dove i soldi degli Stati saranno spesi quasi esclusivamente per riparare i danni dei cambiamenti climatici. Un futuro dove la desertificazione farà fuggire milioni e milioni di persone creando dei flussi migratori ambientali per la fame, e guerre per la conquista dell’illusione di un futuro migliore. Ci saranno più malattie, più problemi di ordine pubblico, perdita di biodiversità.
Ecco, se mai ci fosse una foto che potesse rappresentare i cambiamenti climatici, sarebbe questa.

L’ultimo rapporto dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) ci mostra questo: un futuro dove avremo più fame, e più migrazione. Saranno dei flussi migratori senza precedenti. Non so se sia sufficiente invertire il senso di marcia, non so se possiamo oggi tornare indietro, ma se mai ci fosse una sola speranza di salvare il pianeta allora tutti i Paesi del mondo, in tutti i continenti, dovrebbero affrontare tutto questo oggi, anzi… ieri. L’Italia è ambiziosa e sta a mano a mano diventando leader nello scenario internazionale grazie anche al Piano Energia e Clima considerato uno dei piani migliori d’Europa, ma è chiaro che da sola può avere un’influenza minima sul resto del Mondo. E’ importante che Paesi come gli Stati Uniti, la Cina, l’India, il Brasile… cambino passo, ma non solo: dovranno affrontare questo tema come se fosse l’unico esistente, l’unico vero problema.
Da questa battaglia, e solo da questa, derivano tutte le altre. Basta fossili, basta impianti inquinanti, basta emissioni di CO2, basta usa e getta… per questa riconversione ci vorranno 10 anni? 20? 30? L’importante è che velocemente si trovi una strategia globale e vincolante, altrimenti è finita.

Noi non stiamo andando verso i cambiamenti climatici, noi ci siamo già dentro con tutte le scarpe.

Sergio Costa, Forestale e ministro dell’ambiente

ORSO, CHI SEI ? 

Di certo non voglio avere la presunzione di saperlo, però mi farebbe piacere condividere e rivivere con tutti voi alcuni attimi di questa breve storia risalente a circa un anno fa:

Seduti e zuppi d’acqua, con i nostri binocoli osserviamo la splendida valle.
I lampi in lontananza rendono la scena meravigliosa, ma allo stesso tempo ricca di tensione ed inquietudine. Durante un gran vortice di pensieri ed emozioni, vedo una macchia scura uscire dalle faggete sottostanti. I battiti del cuore si uniscono al suono incessante e delicato della pioggia. L’orso continua ad avanzare, bagnato e in salita… l’immagine perfetta per descrivere la vita alla quale l’abbiamo relegato.
Dopo un po’ di minuti è salito quasi fino alla nostra postazione (sicuramente al suo posto avremmo impiegato molto più tempo e fatica). Ora dista circa 40 metri da noi, si gira verso la nostra direzione, ci guarda, fiuta l’aria e se ne va. Nel suo proseguire è come se lasciasse un messaggio al vento: “Noi tutti viviamo in questo mondo e siamo meravigliosamente piccoli e inermi. Non c’è motivo di avere la presunzione di dominare e avere il controllo su tutto, è impossibile, oltre che sbagliato. E qualsiasi pietra lanciamo in aria ricadrà sempre sopra le nostre teste”.
Detto ciò, non posso che ringraziare il possente plantigrado e vorrei farlo utilizzando queste parole, che mai e poi mai potranno avvicinarsi alla mia reale gratitudine: “Grazie orso per avermi tollerato e fatto abbassare lo sguardo, ricordandomi chi sono e soprattutto chi sei tu. Tu che con la tua presenza nobiliti le montagne, orchestri la pioggia e il vento, rendi più misterioso il bosco e fai battere più veloce i nostri cuori, trasmettendoci una sana e preziosa paura. Grazie e scusaci orso.

Ebbene, fu dopo quegli attimi indimenticabili che compresi meglio chi fosse l’orso e che cosa vuol dire essere adattabili.
Spesso ci penso a cosa sia realmente l’adattabilità. Noi uomini crediamo di essere adattabili… e sicuramente lo siamo. Ma la nostra adattabilità ha previsto quasi sempre l’eliminazione o l’esclusione di qualcun altro, solo perché quest’ultimo, come nel caso dell’orso, ci ha reso emotivamente più fragili, facendo emergere il nostro lato più vero e autentico (e in quanto uomini, sembra che non riusciamo a sopportare la nostra fragilità). Ma soprattutto, questo qualcuno ha toccato risorse o spazi che crediamo essere esclusivamente nostri e di nessun altro.
A questo punto mi chiedo, un’adattabilità che non prevede coesistenza e che inevitabilmente conduce alla rovina, può essere considerata tale?
L’orso sicuramente ha la risposta… noi no.

Matteo Luciani, Ecobiologo e fotografo