MAFIE, SINDACI E ALTRE TOSCANATE

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Chi ha inventato la bella balla del mondo rurale, quello “naturale”? Tipo “le città sono fogne, la campagna è la pace”? Chiunque fosse stato, merita il titolo di maestro dell’inganno.

Ma che pace, ma che vita! Il mondo rurale è in guerra perenne contro la vita. Altroché simbiosi, è la GUERRA CONTRO LA NATURA! Il mondo rurale schiavizza, sgozza, schiaccia, spara, intrappola, taglia, avvelena, uccide animali, disbosca, diserba per sfruttare meglio, il mondo rurale si diverte sulla pelle degli altri, il mondo rurale si beffa delle leggi della natura e segue una sola legge, che si può riassumere in “faccio quello che mi conviene, ad ogni costo e senza pietà!”

Il mondo rurale va raccontato per quello che è. Come scrisse una anima pura, imprigionata in uno dei paesini belli fuori e crudeli dentro:

“… Qui il pensiero è: se un animale da noia, si leva. La ghiandaia mangia le fragole? Si mette la trappola e si leva. La gazza va a beccare i fichi e le albicocche? Trappola e si leva. La volpe si avvicina troppo al pollaio? Trappola, e si leva. Il tasso fa le buche? Trappola, e si leva. Il bracconaggio in Toscana è vivissimo e la popolazione è d’accordo. In stagione di caccia si spara a ogni ora, soprattutto al crepuscolo ed alba quando le beccacce rientrano nel bosco (ed è vietato sparare in quei momenti). Il bosco è pieno di trappole per uccellini che finiscono in spiedini per le cene invernali. Sa quante persone conosco col freezer pieno di uccellini protetti? Di allodole pettirossi e altre bestioline? In paese la maggior parte della gente sta coi pastori, dice che al lupo bisogna sparare perché da noia, anche lui. La mentalità è quella. Io non vedo troppa differenza tra far fuori il lupo e la trappola infernale tesa a volpi, ghiandaie, gazze, tassi, istrici (quello lo prendono coi lacci, per mangiarlo e non perché da noia, ma sarebbe protetto…e in estinzione quindi lo affianco agli animali “che danno noia”) etc. Qui ammazzano tutto….”

Direte che le città non sono meglio? Forse, tranne che per due aspetti: il primo, le città, immerse nella stupidità e nell’indifferenza, non alzano muri contro diversamente pensanti. E poi, nelle strade cittadine gli assassini seriali sono una eccezione, e non una regola come nei paesini.

Poi c’è un altro aspetto, più celato, più segreto. Si dice che i mafiosi russi, con le borse piene di milioni, girano la campagna e comprano i terreni a go-go (un ettaro, un milione di euro in contanti). Però, i pastori sardi, attuali proprietari, non ci stanno. Allora, vengono aizzati i cani da combattimento che sbranano le pecore e la colpa ricade sul lupo. A chi non capisce, viene appesa una testa mozzata di lupo sulla porta della casa o del municipio. Fantascienza? Sarebbe facile verificare, controllando i passaggi di proprietà sospetti. La Forestale lo poteva fare facilmente. L’hanno dismessa per impedirlo?

Oggi, 20 maggio 2017 un pugno di animalisti è passato per Grosseto, protestando contro il bracconaggio privato e statale, contro gli amministratori toscani che chiedono deroghe per poter distribuire le licenze per uccidere. I pretendenti di “mi chiamo Bond, James Bond” sono tanti, decisi, coalizzati, pronti ad un sterminio aggiuntivo, contro una specie protetta, quella del lupo italiano. La Toscana rurale vuole sparare. E la Toscana statale la vuole assecondare.

Poi, ci sono le eccezioni eccezionali. Come il sindaco di Suvereto che, unitosi al corteo animalista, ci ha messo la faccia, con la fascia tricolore, per tutto il percorso. Ha parlato, dicendo cose giustissime che dimostrano alta integrità umana e l’onestà di un amministratore insolito. Il “primo cittadino” di Suvereto ha rappresentato, con tutti gli onori, una Toscana intelligente ed etica. O come alcuni cittadini di Grosseto che stanno dalla parte di chi difende le vite. O come tanti animalisti toscani, presenti al corteo.

Quindi, SI PUO’ FARE!

Sotto le nuvole belle e indifferenti, marciamo verso la meta irraggiungibile. Le battaglie vanno combattute anche se forse non possono essere vinte.

Ci sono ancora degli esseri che conoscono il significato della parola ONORE.

Bruno Stivicevic
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LEGGENDE METROPOLITANE E OSCURI MISTERI

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LEGGENDE METROPOLITANE E OSCURI MISTERI

24 marzo 2015, un Airbus si schianta contro le Alpi in Alta Provenza, tra i morti una classe liceale.-
Pietro Del Soldà, ottimo giornalista di radio3, la più colta della RAI, conducendo il programma “Tutta la città ne parla”, si preoccupa per lo scempio delle salme che avrebbero fatto ….. i LUPI !
Gli scrissi:
Certi sindaci e giornalisti se usassero una qualche capacità intellettuale (astrattiva o esperienziale) saprebbero che qualsiasi corpo fisico (oggetto o umano) impattando contro rocce si sfracella, disperdendosi in pezzi nel raggio di decine o centinaia di metri nella zona circostante (il frammento più grande rintracciato fu una lamina della fusioliera di meno di un metro) ; se usassero una qualche capacità istintiva (atavica o infantile) saprebbero che qualsiasi animale all’assordante caduta dal cielo di una enorme macchina mostruosa, che scaglia intorno rottami pericolosi e sparge odore d’uomo e di sostanze innaturali, FUGGE e poi si tiene alla larga. MA LE CAPACITA’ DI SINDACI E GIORNALISTI NON SONO STRUMENTI: 
SONO STRUMENTALI!

13 gennaio 2014 sul quotidiano il TIRRENO compare la cronaca di tale Fiora Bonelli:
< Scansano (Gr): lupo rincorre lo scuolabus, ragazzino lo fotografa. Andrei, 13 anni, era appena salito quando ha visto il predatore: «Ci veniva dietro, ma si è impaurito, è scappato nel campo e io ho fatto lo scatto» L’immagine è un documento eccezionale. Prima d’ora nessuno era riuscito a immortalare un predatore, e certo non così da vicino. > 
Naturalmente il lupo che secondo la giornalista voleva cibarsi dei bambini nello scuolabus come fossero ‘carne in scatola’, stava sì correndo spinto da appetiti ma sessuali per una cagnetta, cosa del tutto naturale, lecita e innocua in quanto era un cane microcippato di nome Aaron, come spiegò il suo proprietario Stefano.
Coerentemente, si sarebbe dovuto sparare a tutte le nonne in attesa dei nipotini alla fermata dello scuolabus, trattandosi, come da letteratura, di lupi travestiti da nonna. Invece, a seguito dell’episodio,il deputato PD il maremmano Luca Sani, in quanto presidente della Commissione Agricoltura della Camera chiese deroga alle tutele europee per poter uccidere i lupi, ( forse anche vestiti da nonna o da suocera? …non so…..)

Se la caduta di stile di Piero Del Soldà credo sia imputabile all’incapacitàdi una persona urbanizzata di distinguere la verosimiglianza per quanto riguarda ambiente naturale e fauna di cui ignora etologia e dimensioni ( un lupo pesa tra i 25 e i 35 kg), invece la stampa di provincia, come la politica, è collusa con gli interessi dei compaesani, piuttosto che consapevole dei diritti/doveri dei cittadini, nel senso di cittadinanza.

Aggiungo una riflessione d’antropologia culturale: notoriamente i grossetani tra i toscani non sono considerati raffinati intellettuali, e tuttavia
– è assai sospetto che tutte le più assurde fole sui lupi si diffondano in Maremma;
– è anzi allarmante che a conferma delle infiltrazioni ‘ndranghetiste in Toscana l’esposizione di lupi uccisi seguano i canoni dell’avvertimento mafioso;
-è’ angosciante che il triangolo degli efferatezze sui lupi sia Scanzano-Manciano-Semproniano dove risiedono i coniugi a cui si è intrecciata la fine del Corpo Forestale dello Stato, ovvero l’on Bassanini che nel ’97 tentò di scioglierlo regionalizzandolo e la sen Lanzillotta che presiedeva con magistrale precipitosità quella seduta scandalosamente caotica che avallò per un solo voto la soppressione della Forestale nel 2015.

A onor del vero gli assassini di lupi recentemente hanno agito nel livornese e hanno grossolanamente risolto i distinguo filologici letterari-scientifici tra ibrido/cane cecoslovacco e tra nudo/travestito, scuoiando il lupo fatto trovare a Suvereto; eppure si conferma ancora una volta come l’odio si estenda a chi combatte ecoreati e zoomafie, giacché il sindaco è un convinto sostenitore della Forestale.

Gli albori dell’evo biocentrico sono ancora tenui e siamo nel tempi bui di stupidità e violenza in cui non si risponde all’augurale “In bocca al lupo!” con il logico “E viva il lupo!”.
Il mito di Romolo e Remo, passando per la credulità popolare e le leggende metropolitane, si è fatto storia macabra e racconto criminale 
Speriamo che si possa vivere in futuro in un “mondo di lupi” dove le guide paritetiche sono una femmina e un maschio gerarchicamente autorevoli grazie alla loro saggezza oltre che per prestanza fisica. Dove nei duelli il soccombente che mostra il collo non viene azzannato e dove il medesimo segno di assoluta fiducia nell’altro viene dato dalla lupa al corteggiatore, che ha prescelto come padre dei propri figli. Dove il rapporto d’amore coniugale si basa sulla reciproca lealtà e dove tutto il branco è coeso e solidale in un gioco di squadra sia per procacciarsi sostentamento sia nella tutela dei cuccioli, portati in bocca.
Sì decisamente una società futuribile auspicabile per gli umani, quella dei lupi !

Antonella Giordanelli

DELENDA EST!

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Anche quest’ anno il Servizio Fitosanitario Regionale della Puglia ha veicolato l’ obbligatorietà di ” interventi di lotta agli stadi giovanili del vettore sputacchina” e per il ” contenimento della diffusione della xylella fastidiosa” nel Salento, con la prescrizione di ANNIENTAMENTO della vegetazione spontanea stagionale e non, oltre che nei terreni coltivati, anche in quelli incolti, lungo i cigli di strade e canali, aree verdi pubbliche e non, insomma OVUNQUE. Interventi di sterminio obbligatorio prescritti dalla prima decade di marzo al 30 aprile, pena salatissime multe, che vanno a intaccare drasticamente la crescita, la fioritura e fruttificazione e dunque la propagazione delle piante spontanee TIPICHE del territorio, protette e non. L’ orientamento è dunque quello di un PROGRESSIVO e REITERATO annientamento della flora endemica. Una strage annunciata e programmata, che ci priverà di anno in anno del patrimonio floreale spontaneo caratteristico. Andando a colpire piante PROTETTE E NON proprio nel loro stadio di crescita, si è programmato un impoverimento preoccupante della nostra flora spontanea che peraltro sopravvive ormai SOLTANTO nelle aree incolte. In 2 minuti ho scattato una manciata di foto in un tragitto casuale ai bordi di un tratto stradale, se ci fossi stato qualche minuto o ore in più avrei potuto fotografare una infinita varietà di famiglie e specie. Queste piante trovano rifugio ormai soltanto ai cigli stradali e nei pochi terreni non coltivati, e con queste stupide misure se ne vuole determinare la progressiva scomparsa. Andare ad annientarle prima che compiano il loro ciclo di fioritura e fruttificazione (e spargimento delle loro sementi) significa gettare le basi per un impoverimento CRESCENTE ad ogni stagione della loro presenza. Rifugiati nei pochi spazi incolti e tra monnezze di ogni sorta, qui, si vede una piccola parte di ciò che la natura tipica di questi luoghi ci offre e che le ” misure anti- xylella” hanno deciso di annientare: Orchidee piramidali, varie specie di Convolvoli, Asteraceae varie, Borragine, Papaveri, Lattuga scariola, Crisantemi campestri, Camomilla, Carota selvatica, Glasto, Inula viscosa, Senape selvatica. Calendula…. e questo è solo un infinitesimale ” censimento” estemporaneo di ciò che la natura ci offre in questa stagione e che si intende ANNIENTARE. Piante che un tempo erano preziose, sacre, e si prestavano a svariati usi medicinali, alimenrari, tintori, ornamentali, foraggieri… ecc. ecc.

Catone il Sapiente (234 – 149 a.C.), esperto di agricoltura che scrisse anche degli Ulivi salentini, in Senato a Roma si narra concludesse ogni sua orazione con la frase “Carthago delenda est!”, e così poi difatti fu: Roma distrusse totalmente la potenza di Cartagine!
Non posso dire certo se questo fu un bene o un male, difficile fare storiografia con i “se”, ma senza la distruzione di Cartagine oggi probabilmente non parlerei questa lingua in cui qui scrivo derivata dal latino, ma forse un altro idioma derivato dal cartaginese o dalla lingua di qualche altro popolo dell’ epoca.
Così chi oggi vuole distruggere la FRODE costruita nel nome della strumentalizzata Xylella non può che chiedere perentoriamente, con coraggio, forza e in ogni occasione e luogo che sia chiuso dallo Stato Italiano il quartier generale in Puglia dell’ affare Xylella, quell’ istituto, strano istituto, stranissimo, presente in territorio pugliese e che gode di immunità territoriale assurdamente!!! Chiuso senza se e senza ma!
Chiedere per ottenere! Richiedere e chiedere ancora finché non avverrà.
Se quell’ istituto restasse in piedi domani una cosa è certa la nostra terra potrebbe ritrovarsi più senza la sua “lingua”, senza più la sua identità paesaggistica e di biodiversità, senza i suoi Ulivi patriarchi verdi plurisecolare delle sue tante varietà, senza i suoi Ciliegi, Mandorli, Albicocchi, Peschi, senza i suoi insetti, senza le siepi ai margini dei campi e dei canali, senza le distese di profumato rosmarino, senza le fioritura della lavanda, ecc. ecc. ecc., nel puzzo chimico-industriale del pesticidio continuo in una landa desertificata diserbata!
Io dico No a questo paradisicidio, a questo ecocidio, a questo attentato al nostro vitale materno e paterno Eden, e prendo esempio da Catone, e dico: ” FRODE XYLELLA DELENDA EST ! ”

E poi il mega-gasdotto in Salento…ora sento parlare persino di “contractors”, addirittura, assoldati contro i cittadini, un inglesismo che è in realtà un latinismo di ritorno, ma alla fine non vuol dire “mercenari” di ventura di minore o maggiore ritenuta alta qualifica ed esperienza, ed in base a questo presi a contratto come soldati con soldo differenziato?!

Oreste Caroppo

ESCHE AVVELENATE

Il deputato Massimiliano Bernini del Movimento Cinque Stelle ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro delle difesa su alcuni procedimenti disciplinari nei confronti di ex sindacalisti già in forza al disciolto Corpo forestale dello Stato ed ora confluiti nell’Arma dei Carabinieri.

Si legge testualmente nell’integrazione che “il 27 aprile 2017 l’Agenzia di stampa Agenparl ha diffuso un comunicato dal quale l’interrogante ha potuto apprendere dell’instaurazione di procedimenti disciplinari nei confronti di ex sindacalisti già in forza al disciolto Corpo forestale dello Stato ed ora confluiti nell’Arma dei carabinieri; «L’azione punitiva sarebbe stata avviata per questioni che non riguardano il servizio né la disciplina militare, ma la libertà di espressione su Facebook»;

ad avviso dell’interrogante questo fatto, se confermato, determinerebbe una gravissima limitazione dei diritti costituzionali come affermato dal segretario del Partito per la tutela dei diritti dei militari, «L’eventuale sanzione disciplinare lederebbe irrimediabilmente quel poco che resta dei diritti dei lavoratori dell’ex Corpo forestale dello Stato dopo la forzata militarizzazione, avvenuta a seguito dell’entrata in vigore, di una discutibile riforma della pubblica amministrazione voluta dal governo Renzi su iniziativa della Ministra Madia»;

l’interrogante teme che «le entusiastiche parole con cui il vertice dell’Arma accolse i nuovi carabinieri forestali siano state già dimenticate e che la situazione stia sfuggendo di mano» –:

se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti e se non ritenga di dover promuovere un immediato intervento dell’Arma dei carabinieri al fine di fare chiarezza sulla vicenda e per superare i timori espressi in premessa.

Illustre generale Del Sette,

lo scorso 27 aprile la notizia di singolari azioni disciplinari nei confronti di ex sindacalisti del soppresso Corpo forestale dello Stato transitati nell’Arma dei carabinieri ha fortemente colpito l’opinione pubblica ed alcune organizzazioni sindacali che svolgono la loro funzione di tutela del personale delle forze di polizia ad ordinamento civile.

Sulla questione, estranea al servizio e alla disciplina militare giacché concernente l’espressione di opinioni sul social network Facebook, sono state molteplici le richieste di un suo doveroso e autorevole intervento e l’eco mediatico che ne è scaturito sembrerebbe aver portato con sé anche i buoni consigli volti ad evitare la pericolosa deriva antidemocratica verso la quale, inevitabilmente, si sarebbero incamminati i vertici dei carabinieri forestali se avessero proseguissero nell’azione disciplinare contro ex esponenti del mondo sindacale.

Oggi mi vedo costretto a tornare sulla questione avendo appreso che nei confronti dei medesimi soggetti sarebbero ora in corso procedimenti di trasferimento da una sede di servizio ad un’altra motivati da una asserita incompatibilità in ragione di pregressi e lontani rapporti di natura sentimentale.

Generale cosa sta succedendo nell’Arma dei carabinieri? Il solo pensiero di sanzionare disciplinarmente la libertà di espressione di un’appartenente all’Arma sarebbe già grave. Avviare un trasferimento di sede motivato da pregressi rapporti sentimentali lo sarebbe ancora dì più. Sarebbe inaccettabile anche alla luce delle ampie ed esaustive motivazioni con cui il Consiglio di Stato ha recentemente rimesso davanti alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale sul divieto che impedisce ai militari l’esercizio delle libertà e dei diritti sindacali.

Generale, non come segretario del Partito per la tutela dei diritti dei militari e forze di polizia ma come semplice cittadino, alla luce dell’evoluzione sociale e giurisprudenziale che si è avuta nel resto d’Europa auspico un suo maggiore e prudente bilanciamento dell’azione di comando rispetto ai diritti fondamentali di cui godono anche tutti i Carabinieri

Luca Marco Comellini

CUSTODI E CARNEFICI

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La Legge 14 gennaio 2013, n10 (GU n27, 1 febbraio 2013) stabilisce l’obbligatorietà per ogni comune di censire i propri alberi monumentali. I censimenti regionali devono essere costantemente aggiornati per confluire nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia, gestito dal Corpo forestale dello Stato.  All’art. 7, si legge: comma3. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni recepiscono la definizione di albero monumentale di cui al comma 1, effettuano la raccolta dei dati risultanti dal censimento operato dai comuni e, sulla base degli elenchi comunali,redigono gli elenchi regionali e li trasmettono al Corpo forestale dello Stato. L’inottemperanza o la persistente inerzia delle regioni comporta, previa diffida ad adempiere entro un determinato termine, l’attivazione dei poteri sostitutivi da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. comma4. Salvo che il fatto costituisca reato, per l’abbattimento o il danneggiamento di alberi monumentali si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 5.000 a euro 100.000. Non comporteranno l’applicazione di sanzioni gli abbattimenti, le modifiche della chioma e dell’apparato radicale effettuati per casi motivati e improcrastinabili, dietro specifica autorizzazione comunale, previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo Forestale dello Stato.

 

Il decreto ministeriale 23 ottobre 2014 ha stabilito che entro il 31 luglio 2015 i Comuni dovessero censire gli alberi monumentali presenti nel loro territorio e che entro il 31 dicembre dello stesso anno le Regioni dovessero inviare gli elenchi regionali al Corpo forestale dello Stato – Ispettorato generale, in modo da potersi costituire l’elenco degli alberi monumentali d’Italia. Quindi all’art. 8 comma 2: “onde consentire le misure di tutela e di valorizzazione dei beni censiti da parte della collettività e delle amministrazioni pubbliche, l’elenco degli alberi monumentali d’Italia viene anche pubblicato, e costantemente aggiornato, sul sito internet del Corpo forestale dello Stato nella sezione relativa al monitoraggio ambientale” e inoltre ai sensi dell’art. 10 si debba apporre nelle immediate vicinanze dell’albero monumentale un apposito pannello segnalatore  da fornire ai diversi Comuni, per il tramite della Regione.

La Legge Regionale 29 marzo 2017 n. 4  all’ art 8 comma 5 recita: “Poiché la Regione Puglia intende proteggere l’inestimabile pregio culturale e paesaggistico dei propri ulivi monumentali, in deroga a quanto disposto nella presente legge, non si procede alla rimozione degli alberi di cui all’articolo 2 della legge regionale 4 giugno 2007, n. 14 (Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia) bensì si adottano misure di isolamento delle piante dal relativo contesto. La Giunta regionale promuove tutte le iniziative volte ad aggiornare l’elenco degli ulivi e degli uliveti monumentali di cui all’articolo 5 della l.r. 14/2007; a tal fine provvederà a inviare, entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un’apposita richiesta a tutti i comuni della Regione contenente l’invito a segnalare l’elenco di tutti gli ulivi monumentali presenti sul territorio comunale. I comuni sono tenuti a dare risposta entro trenta giorni dal ricevimento dell’invito. In caso di mancata risposta o di risposta incompleta, la Regione provvederà in via sostitutiva al rilevamento degli ulivi monumentali presenti sul territorio del comune inottemperante, addebitando al comune stesso le spese sostenute.”;

La Legge Regionale del 4 giugno 2007 n.14 sulla “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali di Puglia” definisce “Il carattere di monumentalità viene attribuito quando la pianta di olivo possiede età plurisecolare deducibile da: a) dimensioni del tronco della pianta, con diametro uguale o superiore a centimetri 100, misurato all’altezza di centimetri 130 dal suolo; nel caso di alberi con tronco frammentato il diametro è quello complessivo ottenuto ricostruendo la forma teorica del tronco intero; b) oppure accertato valore storico-antropologico per citazione o rappresentazione in documenti o rappresentazioni iconiche-storiche. Può prescindersi dai caratteri definiti al comma (precedente) nel caso di alberi con diametro compreso tra i centimetri 70 e 100 misurato ricostruendo, nel caso di tronco frammentato, la forma teorica del tronco intero nei seguenti casi: a) forma scultorea del tronco (forma spiralata, alveolare, cavata, portamento a bandiera, presenza di formazioni mammellonari); b) riconosciuto valore simbolico attribuito da una comunità; c)localizzazioni in adiacenza a beni di interesse storico-artistico, architettonico, archeologico riconosciuti ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n.42.”.  (Codice dei beni culturali, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137).” Il carattere di monumentalità può attribuirsi agli uliveti che presentano una percentuale minima del 60 per cento di piante monumentali all’interno dell’unità colturale, individuata nella relativa particella catastale” (comma 3).Anche la Legge Regionale 14/2007 prevede delle sanzioni amministrative all’articolo 17: “Dalla data di pubblicazione dell’elenco degli ulivi monumentali di cui all’articolo 5 e fatto salvo il concorso con altre e più gravi violazioni, chiunque violi le norme contenute negli articoli 10, 11, 12, 13 e 15 viene punito con una sanzione amministrativa da un minimo di euro 3 mila a un massimo di euro 30 mila per ogni pianta interessata, sino a un massimo di euro 250 mila.“ Al comma 7 dell’art 30: deroghe al taglio e all’espianto sono ammesse per motivi eccezionali quali la morte delle piante, gravi fitopatie  o gravi danni da eventi naturali. Tuttavia quando la monumentalità è attribuita ad un intero uliveto anche gli alberi più giovani non possono essere espiantati.

                                                                          

 FATTO

L’Osservatorio fitosanitario regionale  in obtemperanza alla Lr n4 ‘Gestione della batteriosi da xylella fastidiosa nel territorio della regione Puglia’ che  all’ 5 dispone la rimozione immediata della pianta risultata infetta dall’organismo agli esami di laboratorio’ (comma 2) e nel raggio di m 100 dalla pianta infetta, l’abbattimento di tutte le piante presenti (comma 3) sta notificando ai proprietari minaccia sanzionatoria fino a 2500 euro qualora non eradichino volontariamente gli ulivi segnalati senza distinzione d’età, positività al batterio, contesto colturale

                                                                      

 CONSIDERATO

Che l’Osservatorio fitosanitario non ha atteso il termine del 15 maggio fissato dalla Legge regionale n4 per presentare l’elenco degli alberi monumentali,

Che i comuni non hanno adempiuto il censimento per il quale la legge n10 e relativo decreto interministeriale ha erogato apposito finanziamento e fissato i termini d’attuazione,

Che sono in corso indagini per diffusione dolosa o colposa di malattia delle piante,

Chi i prelievi avvengono in circostanze e con modalità non verificabili dagli stessi proprietari degli alberi,

Che le analisi di laboratorio sono criptate agli agricoltori e agli agronomi .

Che gli ispettori fitosanitari sono professionalmente attrezzati per individuare le caratteristiche di un ulivo monumentale anche se non segnalato da apposito cartello e non elencato tra gli alberi censiti,

Che la sommaria frettolosità delle eradicazioni appare immotivata se non strumentale a ostacolare la valutazione del danno al patrimonio nazionale e anzi a impedire la conservazione in loco dei patriarchi arborei e degli uliveti monumentali 

I cittadini del Comitato ForestaForesta si ritengono personalmente lesi per la distruzione di un bene pubblico.

Pertanto diffidano

– quanti con comportamenti omissivi, informazione parziali, inerzia operativa non hanno impedito ovvero hanno favorito o istigato il reato di danneggiamento e distruzione del patrimonio dello Stato;

– i proprietari e quei servizi pubblici o privati che sono venuti meno al dovere di custodire gli ulivi con la diligenza del buon padre di famiglia

– i singoli funzionari e dirigenti di enti e istituzioni che sono venuti meno all’obbligo di trasparenza e condivisione nei confronti della cittadinanza attiva alla quale non hanno dato udienza, né accesso agli atti

 a proseguire le operazioni di capitozzatura o taglio o espianto o eradicazione o intervento fitosanitari sulla vegetazione arborea nel comune di Oria (BR) e limitrofi fintanto che non siano state espletate le procedure di censimento dei monumenti arborei e fintanto che attraverso l’accesso agli atti  non siano visionati gli esami di laboratorio e le modalità di campionatura e monitoraggio in base alle quali  l’Osservatorio fitosanitario ha valutato l’intervento su ogni singolo ulivo onde sia data possibilità d’ accertare i fattori di diffusione del contagio ed individuare soluzioni alternative al drastico abbattimento di centinaia di alberi;

e sia accertato il danneggiamento doloso o colposo di alberi d’ulivo ​e quindi di beni diffusi del paesaggio e del patrimonio agricolo monumentale, di cui allart 9 della Costituzione. 

Antonella Giordanelli

INTERESSE PRIVATO

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“Animalista, vegano e pure Forestale: com’è che non sei il mio terzo figlio?”

 ti ho domandato non appena ci siamo contattati, nel luglio 2014.

 Il 31 marzo 2015, alla prima protesta in piazza a Roma contro la soppressione del CFS, ti ho portato i tarallucci, perché non sapevo che faccia avevi, ma ero sicura che nel tuo zaino pieno di volantini e documenti non avresti pensato d’infilare due fette di pane!

 A distanza di due anni, dopo l’ultima manifestazione pro CFS, quella gran corsa alla stazione Termini perché tu non perdessi il treno (190 euro di biglietto: ogni viaggio ti è costato quanto una quota per un ricorso collettivo, oltre al giorno di ferie); prima dell’ abbraccio di addio al binario, hai tirato fuori dallo zainetto un asciugamanino, ma le gocce che ti bagnavano le guance non scendevano dalla fronte… 

Tra i rari incontri di persona, due anni e mezzo d’innumerevoli, interminabili telefonate che seguivano sempre la medesima scaletta rituale: la prima parte operativa, poi io ti passavo i miei trent’anni d’esperienza maggiori dei tuoi trent’anni d’età e tu ricambiavi snocciolandomi i mille vissuti quotidiani da Forestale, per concludere con irrefrenabili risate immaginando realtà paradossali a esorcizzare il paradosso reale. Avevamo stabilito per gioco d’issare la bandiera forestale su un qualche isolottino sperduto dove tu, orgogliosamente in divisa, sospingendo la carrozzella con me ormai decrepita, ne avresti difeso la natura incontaminata a oltranza, entrambi tenacemente ignari e sprezzanti del mondo come guerrieri nipponici.

E intanto le notti al pc in cui s’andava avanti a spulciare emendamenti e tabelle oppure a fare in modo che l’articolo o il video fosse pubblicato proprio per quel giorno significativo per ragioni politiche o scelte simboliche. Ci siamo dovuti inventare abilità estranee ai nostri rispettivi mestieri, ma grazie al nostro sodalizio dove era carente l’uno, suppliva l’altro.

Venerdì 30 dicembre (alle 20,20 circa!) la tua coerente scelta di transitare nella pubblica amministrazione per rimanere libero viene premiata! Nessuno s’è impegnato nel difendere il CFS più di te e nessuno è stato fortunato più di te: la nuova sede di servizio a poche centinaia di metri dal tuo comando (vicino a negozi vegani), con possibilità di avvantaggiarti economicamente tramite straordinari che al contempo ti consentono tempo libero da dedicare alla causa, nonché l’ambiente cordiale nel quale subito ti distingui per vestire sempre giacca e cravatta (con la cintura forestale) in modo illusorio a darti ancora la dignità di uno stile e di colleghi appartenenti ad un Corpo.

Forse eri nel turno notturno, o forse ti preparavi alle tue usuali quattro ore di sonno quando mi hai inviato la mail con le parole: “Non riesco più a seguire nulla per i troppi impegni di lavoro. Ciao” e ti sei cancellato dai social network.

Adesso quando dirò che amo il CFS disinteressatamente perché non ho nessun parente Forestale, potrai  sbugiardarmi:

 “Avevi un figlio in Forestale: ora non sai più dov’è e lui non sa più chi è”.

  Antonella Giordanelli