INDELEBILE COME IL RICORDO, COME LA COLPA

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Fausto Somma – 11 Luglio 2017
Credevo fosse un giorno come tutti gli altri, da passare sui libri, in ansia per il prossimo esame. Alle 8 e mezza del mattino mi resi conto che un incendio stava divampando a poco meno di un chilometro dalla mia casa. Credevo fosse tutto sotto controllo, ero già stato su altri incendi, e non avevo mai visto il fuoco di chioma, iniziai a creare uno spartifuoco in un canalone convinto di fare cosa saggia. Anche se rimasi solo fino alle 11, ero cecamente convinto che prima o poi quel fuoco sarebbe giunto a quel canalone e li si sarebbe fermato. Ci credevo davvero, cosi come credevo ad un lancio di un canader, o all’arrivo di soccorsi. Mio fratello e mio padre mi raggiunsero. Credo solo mio padre riuscii a capire, davvero, quello che di lì a poco sarebbe accaduto. A mezzogiorno qualcosa cambiò, forse il vento, forse la temperatura e quelle fiamme di mezzo metro di altezza si trasformarono in fiamme alte 2 volte un albero. A quel punto capii… nulla le avrebbe più fermate, non c’era modo di fermarle. Come lo fermi un muro di fiamme di 30 metri? Bisognava evacuare. Poco più di venti minuti per prendere le mie chitarre di maggior valore, il mio computer ed i miei soldi, blindare la casa, buttare acqua sulle finestre, portare le bombole nelle macchine, strappare le tende dalle finestre. Riuscimmo a convincere mio padre a non rimanere in casa e fuggimmo. Il fuoco prese tutto, bruciò qualsiasi cosa ebbe sul suo cammino. Ricordo che di tutti i nostri animali, solo le tartarughe nascoste sotto l’acqua riuscirono a salvarsi. I boschi di pino nei quali ero cresciuto, avevo giocato, dormito non c’erano più, alberi di 90-100 anni distrutti in poche ore. Quello che imparai quel giorno fu che le nostre vite possono davvero cambiare da un momento all’altro, è davvero imprevedibile ed incerto il futuro, e le sicurezze di oggi possono non esserci domani. Bisognerebbe davvero sforzarsi di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo.
Pochi giorni dopo, ebbi il coraggio di andare a camminare nei miei boschi. In 26 anni di vita non avevo mai sentito un bosco cosi silente.
Silvano Nostromo – 11 luglio 2018, manifestare una propria emozione ad un anno di distanza… in auto non si poteva caricare più niente poichè preso il cane di grosse dimensioni ed unico animale facilmente ” afferrabile” , gli abitanti della casa stessa e una bombola del gas buttata nel cofano ( per evitare l’ esplosione che distruggesse l’abitazione) non c’era più spazio alcuno. L’operazione delle tende ha salvato l’abitazione , della quale tutti i vetri sono esplosi ma non è avvenuta propagazione di fiamma grazie alla schermatura offerta dalle chiusure in ferro esterne, che per fortuna, per pura coincidenza , erano già chiuse da prima . L’incendio si trovava a diverse centinaia di metri dalla casa , che sono diventati niente quando è andato in chioma. Entrati in casa di ritorno di corsa dal fronte di fuoco, prese le prime cose di cui sopra si è detto e fatte quelle operazioni che hanno impiegato pochi secondi , le fiamme fossero già alle spalle dell’abitazione , laddove si trovavano gli animali ( di affezione e di cortile). Se fosse stato possibile salvarli non si sarebbe esitato un attimo anche a correre contro l’incendio, ma lui era già lì. Prima di conoscere l’entità di un incendio di chioma vivendolo di persona non puoi capirne la velocità e la pericolosità se non quando trovato alle spalle della casa , di corsa nella tua direzione. Un mostro di fuoco, alto decine di metri che inghiotte in un turbine di fiamme tutto ciò che trova davanti. Bhè una cosa e scrivere adesso tutte le operazioni che si potevano e non si potevano fare, un’ altra cosa è viverlo e rendersi davvero conto di cosa era possibile fare e dei tempi reali a disposizione. Bhè dico solo che io, fratello di Fausto, sono entrato in auto guidando come nei film d’azione , con le fiamme che erano già sopra di me. purtroppo film non era. Alle 8.30 del mattino si trattava di un incendio di superficie , tipico delle pinete, che non sembrava pericoloso e tale è rimasto fino all’orario indicato. Il tutto è evoluto in pochi minuti. Forse se c’era qualcuno che doveva aiutare ad evacuare sarebbero dovuti essere protezione civile ecc. ma erano già tutti in fuga mentre dal megafono, a molti metri di distanza, intimavano l’evacuazione. La forestale ovviamente , avendo perso competenze dos ecc, non c’era ma sono sicuro che se ci fosse stata avrebbe pensato prima alle vite umane e poi ahimè a quelle degli animali. Perchè forse non è ben chiara una cosa : tante famiglie hanno rischiato di morire nell’incendio e non è un modo di dire, ma pura realtà. Rischiavamo di trovarci come in Portogallo e California, la fortuna , il caso, la prontezza dei movimenti ha fatto si che ciò non avvenisse. Se ci fosse stato il tempo di prendere gli animali , ben di sicuro li avremmo presi tutti . Gli unici beni a cui si è avuto il tempo di pensare sono state le vite umane , la propria casa e qualsiasi altra cosa si potesse afferrare nell’arco di uno giro a 360 gradi attorno a se. Il resto tutto distrutto , compresi i mezzi per lavorare e campare ( camion ecc) , ma a distanza di tutto questo tempo le uniche cose che ancora stringono il cuore sono due : i boschi del Vesuvio bruciati e gli animali ( selvatici e domestici) morti nei roghi, il resto non ha valore. Quei luoghi e quelle creature li abbiamo protetti da sempre e continuiamo a farlo ed è questo ciò che siamo e riveliamo in ogni giorno della nostra esistenza.

Tino – Questa estate 2017 ero andato a trovare un mio vecchio amico a Roccacasale, in Abruzzo, dove gestiva una piccola trattoria. Renzo mi aveva telefonato sconsigliandomi di raggiungerlo, poiché da 14 giorni un incendio stava devastando il Monte Morrone, ed anche l’abitato di Roccacasale era a rischio.
Ma la curiosità e la voglia di rivedere il vecchio amico prevalsero e mi recai da lui.
Lo scenario dei luoghi era apocalittico, da inferno dantesco. Cenere, fumo ovunque.
Decine di volontari e vigili del fuoco parevano stremati, si erano ammazzati di fatica nel combattere le fiamme. Grazie a Dio sembrava stesse per arrivare la pioggia e l’incendio era stato finalmente spento, ma la superficie bruciata si estendeva a perdita d’occhio. I Canadair avevano smesso di sorvolare la zona e solo qualche elicottero si alzava ancora.
Renzo mi disse che sarebbe dovuto andare col fuoristrada a portare qualcosa da mangiare ai volontari e mi propose di accompagnarlo. Accettai incuriosito.
Arrivammo sul Monte Morrone, al Colle delle Vacche.
Un Maresciallo dei Carabinieri forestali stava seduto su una pietra, accanto a un land rover, serio, il volto irrigidito, lo sguardo basso, aveva l’uniforme impolverata, ma si capiva che non era intervenuto sull’incendio … un appuntato, invece, poco più distante, fissava in piedi il Monte, come ipnotizzato.
Scesi dal fuoristrada e cercai di essere gentile:- “abbiamo da mangiare”, dissi al maresciallo, ma questi alzò la mano in segno di diniego e, a fatica, mostrò un sorriso di ringraziamento e si accese una sigaretta.
“mai vista una cosa così”, dissi.
Il maresciallo mi guardò e disse stancamente “macché, tutti gli anni è così, è sempre stato così, solo che quest’anno …” e s’interruppe con una smorfia di disprezzo.
Avevo saputo dell’accorpamento del Corpo Forestale nell’Arma dei Carabinieri, ma non capivo… probabilmente assunsi uno sguardo perplesso, perché il Maresciallo, pazientemente, mi spiegò:- “non mi fraintenda, non siamo superuomini, ma se ci avessero lasciato fare, se solo ci avessero lasciato fare il nostro lavoro…”
L’altro forestale guardava quel disastro, attonito, con gli occhi lucidi, poi si girò e mi vide …. rimase un secondo sorpreso della mia presenza, poi le spalle e lo sguardo si abbassarono, non aveva la forza di mantenere un atteggiamento educato o formale ….
Ero in un tremendo imbarazzo, ma il forestale si scosse, e per gentilezza e contegno si risolse a fatica ed esclamò:- “è un brutto spettacolo, eh?”
“eh, brutto …”
“brutto… è un disastro… un disastro…” e gli occhi si inumidirono nuovamente. “Minchia!!” Si portò le mani alla bocca, come a fermare le parole… poi mi guardò nuovamente. “Minchia!”, ripeté. Non sapevo proprio cosa dire, e mi usci’ la domanda più stupida del mondo:- “e ora come procederete?”
“procedere …. probabilmente dovremo … faremo …. che faremo?” allargò le braccia, ma subito le lasciò ricadere sui fianchi. Respirò. Rivolse nuovamente lo sguardo sul Monte Morrone e aprì la bocca due o tre volte, come a tentare una frase appropriata, ma poi la diga si ruppe: cominciò a sfogarsi, con rabbia e commozione, non ne poteva più, parlò con il cuore, come un bimbo arrabbiato, nel dialetto della sua terra sicula:
“e come deve procedere? L’Italia va a fuoco e noi abbiamo avuto la direttiva di “spegnere solo piccoli fuochi”, sempre se dotati di opportuno equipaggiamento. Ma di equipaggiamento non se ne parla, in compenso hanno dovuto spendere non so quanti quattrini per fornirci quindicimila divise ordinarie nere che servono a malapena per andare a spasso e mantenere un’identità, un uniforme che non ho scelto…. Cristo! i bambini prima mi chiedevano se li portavo nel bosco, a vedere i cervi e gli orsi… gli parlavo della natura, delle piante… ma adesso vogliono vedere la mia pistola, e le loro mamme li ammoniscono dicendo loro che se non fanno i bravi io li porto in prigione. Prima, quando entravo nelle loro classi a parlare, a raccontare la natura, la vita, sorridevano e ascoltavano, alzavano le mani impazienti, volevano sapere tutto, dei cerbiatti. Delle foreste … ero l’uomo che viveva con bambi, col coniglietto tippete e con Baloo … ora mi chiedono se ho mai sparato a qualcuno. E sono altri occhi. Altri sguardi.”
“non sono i diritti negati, la perdita dei diritti sindacali, a farmi più male. Non ho nulla contro i carabinieri, ma loro stessi non mi sentono collega. Lo vedo. Lo sento. E io non mi sento collega loro, non per disistima, ma perché non sono un carabiniere. Non sono meglio. Non sono peggio: sono un’altra cosa. la gente, vedendomi vestito da carabiniere, mi ferma per intervenire in situazioni che mi sono estranee, e non posso intervenire invece in settori per i quali ero stato formato, per i quali avevo fatto una scelta di vita. Viaggio su una macchina verde, vestito di grigio, con una giacca blu e l’umore nero. Non sono un carabiniere: sono un quadro di Picasso!! …. alcuni dei nostri ufficiali si sono esaltati e si sentono più militari di un feldmaresciallo prussiano, ma la metà dei forestali ha fatto ricorso contro questo accorpamento … ma niente, non frega niente a nessuno, siamo pochi, i nostri voti sono troppo pochi per avere un aiuto in difesa, non dico nostra, ma dell’ambiente …”
mi guardò negli occhi
“lo sai, vero, che quest’inverno sarà un disastro?”
tacqui
“sai quanti ettari di fumo sono bruciati quest’estate? Lo sai?”
ancora silenzio
“Senza la nostra direzione antincendio sono bruciati 130.000 ettari boschivi, cazzo! E questi parlano di estate calda per giustificare il loro fallimento!!! Nel fottutissimo 2003, nell’estate più calda dal 1880 ad oggi, sotto la nostra direzione antincendio, bruciò UN TERZO del patrimonio boschivo bruciato quest’anno, capisci? UN TERZO!!!!
I danni all’ambiente sono stati quantificati in 300 milioni di euro, ma questi decantano un finto risparmio di 100 milioni in tre anni!!”
L’amico aveva gli occhi rossi di rabbia
“e i piromani? Mo’ come scusa si sono inventati i piromani!! Ma vaffanculo!!! Vaffanculo!!! Settemila uomini sottratti a prevenzione, soccorso, difesa della natura, delle specie protette, della biodiversità e dirottati con la massima spinta in attività repressiva, nella sola polizia giudiziaria, con pressante richiesta di numeri, di arresti e di denunce!! I piromani non sarebbero dovuti essere un problema, con questo spiegamento di forze e numeri, no?. Il risultato? Eccolo il risultato dell’attività repressiva, eccolo cos’ha prodotto l’azzeramento della prevenzione e la vanificazione delle competenze!!! te lo dico io: non soltanto abbiamo perso un patrimonio naturale inestimabile, ma il dissesto idrogeologico che ci attende quest’inverno, conseguente alla scomparsa dei boschi, sarà catastrofico!! Frane!! Smottamenti!! Alluvioni!! Ma la colpa, vedrai, a dir loro sarà del clima!! E prima o poi ci scappera’ il morto!! Eccome!!!”
Respirò. Si calmo’. Passato un minuto riprese:
“al mio collega Francesco è andata peggio: sbattuto a 200 chilometri da casa al reparto mobile della polizia. Dalla cima del gran sasso, dai servizi di prevenzione valanghe, è finito alla curva nord dell’olimpico: dal soccorso alpino al manganello: questa è l’ottimizzazione. Questa è la razionalizzazione. Questo è, come dicono loro, quel che ci ha chiesto l’Europa”
L’altro forestale era montato in macchina e fece un fischio. Il siciliano sembrava sul punto di dire altro, ma si scrollò, si incamminò verso la macchina, e dandomi le spalle mi salutò con un gesto stanco della mano.
Rimasi lì immobile, incapace di un cenno di saluto. Gli elicotteri non volavano più, il rumore del fuoristrada verde si spegneva piano, piano, mentre i volontari mangiavano in silenzio.
Il Monte Morrone taceva.

Francesco Silvano –  Luglio 2018. Protocolli per non voler ripristinare il Corpo Forestale dello Stato lotta conto i poteri forti e se fallissero cosa diciamo a Salvini e a chi ha proposto questi protocolli.. Che nulla sanno di territorio e di prevenzione. Per cui niente più voto! Questo ministro pensa che possono i carabinieri forestali fare il controllo.. Errore questi non fanno più prevenzione e controllo del territorio.. La repressione è un limite gravissimo. Perché ci ha sempre distinto come forestale la prevenzione e controllo quotidiano del territorio.! Caro ministro se lo faccia dire da uno che il territorio ci stava a piede e conosceva anche la gente ed aveva scambio di informazioni e ci stimavano! Chi dovrebbe controllare.. Oggi senza la Forestale nessuno conosce il territorio e i bracconieri!

Monia Guadagnoli – La gestione ambientale in questo Paese rasenta il ridicolo.
– Si fortificano collaborazioni tra l’Arma dei Carabinieri e la Divisione della Gendarmeria istituita in seno alla Polizia Federale Messicana (Messico… quello Stato che approva la legge anti tortura nel 2017..) attraverso uno scambio informativo e corsi di formazione organizzati dai Carabinieri Forestali per la neocostituita gendarmeria ambientale.
– Il Ministro dell’ambiente propone al direttore generale dell’Unesco l’istituzione di “caschi verdi” , una task-force internazionale in difesa delle aree verdi del pianeta. (Costa ha dettagliato la sua idea anche in merito ai finanziamenti necessari all’eventuale avvio dei “caschi verdi”: «I fondi sono già disponibili, possiamo utilizzare quelli per la difesa dal cambiamento climatico a cui ci siamo impegnati con l’Accordo di Parigi del 2015.) Lo stesso Costa dichiara:””La nostra è una proposta italiana: in questo campo abbiamo uno straordinario patrimonio di competenze e professionalità che vanno dalle università a tanti centri di ricerca, dall’Ispra ai Carabinieri Forestali di cui ho qualche esperienza essendo stato comandante regionale della Campania. Sarebbe egoista e miope pensare di tenerle solo per noi”.
Ora un paio di considerazioni:
1- ma questi carabinieri forestali si moltiplicano in stile biblico? Eravamo sono 7000…
2- Non riusciamo a controllare i NOSTRI danni ambientali, le nostre criticità legate alla tutela del patrimonio naturalistico, e la pubblicità istituzionale è talmente cieca da propinare una magnanimità nella diffusione mondiale delle competenze che ha provveduto a distruggere nel proprio Paese.
Un CFS sacrificabile per il bene della Nazione, è usato sotto mentite spoglie come fiore all’occhiello in ambito internazionale e come materiale propagandistico della militarizzazione della tutela ambientale.
Intanto l’Italia si trova a fare i conti con l’altra faccia della medaglia: quella della delle criticità territoriali e della mancanza di fondi per riorganizzare quello che è stato distrutto.
Non c’è che dire.. un gran bel lavoro di immagine a spese di chi, sul territorio, si trova a dover risolvere i problemi reali. Le convenzioni regionali si moltiplicano in alcuni casi (spese), in altri sono inesistenti (danni).
Un tempo era tutto semplice, lineare. Convenzioni stipulate con le uniche due Amministrazioni in grado di prevenire, fronteggiare e contrastare le emergenze ambientali: Vigili del Fuoco e Corpo Forestale. Tutto funzionava, senza sprechi e senza clamori.
Oggi si investe sulla repressione come forma di risoluzione e sull’impiego di militari in ambiti civili. Basterebbe leggere un qualsiasi libro di storia, di sociologia o di psicologia per capirne il fallimento concettuale. Il deterrente non sana, stimola nuove forme di ingegno criminale. E chi si dichiara “ambiente” e promuove il potenziamento dei militari in campo ambientale, dovrebbe riconsiderare e rendere pubblica la propria personale definizione, alla luce delle deficienze riscontrate sul territorio e non dei riflettori di un’egoriferita sovraesposizione mediatica.
Francesco Brigante Gentile – Naa.. Lui per me vale ed è anche bravo… Solo che PER ME sta lavorando per il NON ripristino del CFS. È una pedina importante.. PER LORO.

Gordon Ka – Con questo atteggiamento esasperatamente oltranzista non si va il bene nostro nè dell’ambiente. Ai messicani abbiamo portato l’esperienza del Corpo Forestale dello Stato che, ancorchè mutilata dalla riforma Madia, rimane comunque un esempio di struttura deputata alla protezione ambientale che loro se la sognano. 180 agenti per tutto il paese (grande 6 volte l’Italia!) in un corpo nato appena 3 anni fa.

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AUTODETERMINAZIONE Patrone in Val Nerina

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Era una storia tutta rosea come la pietra delle case a Todiano di Preci e come quel nome che evoca un Cucciotto appallottolato nel cuore allargato d’una famiglia (Lamberto, 17 gatti, Monella e Zara) piuttosto che un Lupone di 50 chili: Nocciolino come in una fiaba riceve tre doni preziosi – vita, bellezza, libertà-. Giulia dandogli i natali nel 2007 gli conferisce infatti un manto argentato e capacità d’autodeterminazione poiché ella stessa è di nobile razza e fierezza solitaria, una husky randagia molto amata dai suoi 30 concittadini umani.

Nocciolino si lega subito di profonda amicizia con Zara e Monella, i pastori tedeschi di Lamberto, con cui s’accompagna per desinare ed andare a passeggio, anche in auto. Così nel 2012 Nocciolino per la legge degli umani e grazie al senso civico di Lamberto diventa anagraficamente un cane padronale, ma per la legge naturale e la sensibilità empatica di Lamberto rimane un cane libero, benché microcippato, vaccinato e sterilizzato.

Nocciolino non patisce discriminazioni e costrizioni di specie , di razza, di genere finché, il 20 dicembre 2013, il generoso Lamberto muore lasciando erede di tutto chi accoglie nei suoi ospedali popolazioni d’ogni patria. L’ associazioni umanitaria, meritoria ma non antispecista, non si fa carico dei venti quadrupedi ed è quindi la loro veterinaria che li accoglie nella sua casa di Ussita, tutti fuorché Nocciolino che spezzando il legame famigliare con Zara e Monella, scappa per rimanere nei luoghi degli affetti, i liberi spazi della madre selvaggia vicino alla casa dell’umano paterno, la cui domestica continua ad accudirlo in strada, senza però che le sia concesso accarezzarlo cautamente sulla testa come un tempo. Nocciolino non vuole alcun contatto fisico, forse in modo che sul suo corpo rimanga intatta la sensazione del breve tocco benevolo di quell’unico umano che ha saputo rispettare la dignitosa distanza con cui Nocciolino -socievole con simili e diversi, maschi e femmine, grandi e piccoli- desidera scambiare amicizia.

La parte banale della storia terminerebbe nel 2016 con l’improvvisa scomparsa da Todiano di questo vecchio Clochard …se non fosse che i militari accorsi per il terremoto a Norcia ricordano con simpatia la presenza nel loro accampamento di questo Cagnone affabile, bonario e schivo.

Così la storia diventa imperscrutabile. Quando l’esercito leva le tende, Nocciolino non ripercorre i 15 km di strada verso il natìo borgo, ma sceglie come albergo un altro emblema di precarietà: la casetta prefabbricata di un’anziana signora col cui cane Pluto forma regolare terzetto nelle quotidiane passeggiate. Gli viene allora approntato il riparo di una cuccia che lui disdegna. Dorme da Cane libero sul suolo pubblico dei giardinetti fuori Porta Romana e accompagna spontaneamente da libero Cittadino i turisti lungo il corso della VETUSTA NURCIA, accettando di buon grado tradizionali prodotti alimentari e rifiutando l’elemosina riparatrice di cibi industriali. Appare così ai visitatori come un caratteristico personaggio del colore locale e s’imprime come un souvenir nel cuore di una dolce signora di Cesena.

La tenera storia diventa dramma perché qualcuno, a fin di bene, decide che Cesena -nella distesa agroindustriale acceccante di sole o di nebbia così lontana dalle selvatiche montagne di Val Nerina – e precisamente una villetta cittadina -linda e ordinata, con grazioso cancelletto e bassa recinzione a misura degli educatissimi cagnolini di famiglia- debba diventare l’abitazione del vecchio Gigante, contenendo la grandezza del sentimento di chi ha affrontato, libero e solo, la tragedia della morte e del terremoto.

La storia diventa un paradosso di superficialità e inesperienza: il responsabile del benessere animale approfitta per emanare ordinanza sindacale d’ adozione diretta, benché nessuno accerti i controlli preaffido e specialmente se sia balenato agli occhi dell’adottante -che hanno fotografato Nocciolino nel campo lungo di in un’istantanea puntata turistica- che la convivenza quotidiana con un Cane di taglia grande è oggettivamente impegnativa ma che nel caso particolare di un Cane inavvicinabile, le problematiche sono gravose anche per effettuare semplici accudimenti ed inoltre se le si sia prefigurata la responsabilità morale nell’assumere all’interno di una realtà estranea un Cane che rifugge ogni luogo chiuso ed ogni costrizione psicologica. Tant’è, dopo un paio di mesi di contrasti riguardo alla sorte da destinare all’ignaro Nocciolino, con un’improvvisa accelerazione il 19 giugno la situazione immotivatamente precipita: non ci si avvale della opportunità di far portare Nocciolino a Cesena nell’auto di una persona a lui nota, non si attende che la signora parta da Cesena per prenderlo a Norcia, non si usa l’apposita auto del servizio veterinario in manutenzione, ma due operatori della ASL arrivano a Norcia e procedono a sedare a distanza Nocciolino con l’intento di accalappiarlo e chiuderlo fino al giorno successivo nel canile convenzionato a S. Eraclio di Foligno.

La storia diventa un inno al valore di Nocciolino. Il vecchio e saggio Guerriero colpito dal narcotico fugge, ma sentendo venir meno i sensi valuta che rifugiarsi nel bosco sarebbe nascondiglio tanto introvabile quanto pericoloso e quindi si ferma al limitare della macchia. Nocciolino non sa che a intrappolarlo sono lo zelo degli incompetenti e l’ottusità dei burocrati, ma si rende conto che gli hanno messo un guinzaglio e l’hanno rinchiuso nell’abitacolo di un’auto.

Quindi dimostrando d’ avere da sedato una mente ben più sveglia di quella con cui ragionano operatori e volontari , non appena aprono il portellone dell’auto davanti al cancello del canile, si dilegua nel nulla superando i tir carichi di ghiaia d’una cava, la rotatoria di uno svincolo industriale, il parcheggio gremito d’un centro commerciale, per poi rimaterializzarsi esattamente 6 giorni dopo, esattamente a 60 km di distanza, esattamente all’ appuntamento mattutino per la passeggiatina igienica del suo amico, il cane bianco che abita con la vecchia padrona alle casette di Norcia.

La storia entra nell’epica: SIA BENEDETTO DA NORCIA! giornali ed opinione pubblica rendono omaggio al valoroso Nocciolino, un CaneLupo senzatetto e senzafamiglia, il quale ha scelto come sua patria d’adozione Norcia nel momento in cui i suoi abitanti terremotati l’abbandonavano e si disperdevano. Nocciolino, simbolo di libertà e d’attaccamento alla terra, è la prova che il ritorno è possibile se si combatte contro la violenza degli accadimenti e quindi ben merita la cittadinanza onoraria di Norcia, che tra tutti i borghi più belli d’Italia potrebbe esser l’ unico a vantare fra le sue eccellenze la forza d’animo di un vecchio Lupo indomito.

Norcia “potrebbe” vantare Nocciolino tra i suoi cittadini se non ci fosse il primo cittadino a voler bandire come un cane l’ultimo dei suoi cittadini. Addirittura per rendere plausibilmente possibile l’esilio a Cesena la puntigliosa artefice dell’immotivata nequizia parte in borghese da Cascia per la Romagna per far alzare la risibile recinzione del villino e poi va a Norcia in divisa nera a bande rosse con uno stemmetto verde per diffidare la vecchia padrona di Pluto a dare cibo a Nocciolino, cibo che Nocciolino ( udite , udite!) da quando è tornato prende delicatamente dalle mani della sua angela custode.

La storia diventa una bagarre: l’ufficio legale di Emergency , proprietaria di Nocciolino per via ereditaria, lo cede all’animalista di Monteleone che lo tutela indirettamente da quando assiste come volontario WWF gli animali domestici dei terremotati della Val Nerina; l’ASL quindi apprende che stava dando in adozione un cane padronale e adduce cavilli per non affidare né all’attivista WWF né ad altri privati Nocciolino perché ha deciso, in abusivo sprezzo d’ogni logica amministrativa e regola etologica, di rinchiuderlo in canile comunale.

E’ la mattina del 24 luglio, 5 (cinque) addetti ASL arrivano a Norcia dove coadiuvati da un dispiegamento di forze locali di pubblica sicurezza, applicano strategie d’accerchiamento per accalappiare Nocciolino, ma… per ora “risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.

Il popolo si è pronunciato in petizione (7mila firme in 3 gg) e tifa perché la guerra che Nocciolino, “inferiore per numero e mezzi, con fede incrollabile e tenace valore conduce ininterrotta e asprissima” sia vinta !
W LA LIBERTA’!

Antonella Giordanelli
1°Bollettino AUTODETERMINAZIONE
a seguire PATRONE IN VALNERINA

LE ALI DELLA LIBERTA’

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Antonio Macco – Da giugno ’92 a settembre ’97 servizio alla Procura della Repubblica presso il tribunale. Diverse indagini di ogni tipo anche di materie non specificatamente di competenza del C.F.S.. il mio nome era stato indicato da un P.M. e l’allora comandante regionale aveva provveduto. Eravamo invidiati per la nostra autonomia operativa.
Antonio Di Lizia – questo è un altro fattore determinante e che, oltre la soppressione del CFS, ha determinato l’altra assurda disposizione in materia di comunicazione gerarchica sulle attività di PG… Eravamo scomodi su molti fronti: nelle procure perché molte indagini venivano affidate ai forestali; nell’antincendio boschivo, specie aereo, perché costavamo meno e stavamo aiutando molte regioni a risparmiare; alla mafia in senso generale perché non avevamo problemi a denunciare ogni forma di violenza in danno all’ambiente (porto marghera, la spezia, bussi, matera, caserta, ecc. ecc.)…

Veronica Dimmelote – Secondo il Rapporto zoomafia 2018 a cura di Lav è il MALTRATTAMENTO DI ANIMALI IL REATO PIÙ CONTESTATO DEL 2017
Un aumento delle denunce del 3.74%, una ogni 90 minuti.
8518 fascicoli aperti nel 2017, di cui 4649 contro ignoti.
Mentre sui restanti reati si osserva un calo del 10%, quelli verso gli animali non umani sono in controtendenza e aumentano, con una media di 15,38 procedimenti ogni 100.000 abitanti.
Non solo il reato di maltrattamento di animali, ma anche quello di uccisione di animali, reati venatori, abbandono e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, uccisione di animali altrui, combattimenti clandestini, corse clandestine, traffici di animali.
Considerato che le leggi che dovrebbero tutelare gli animali hanno spesso maglie sin troppo larghe perchè stilate sempre con metro di giudizio umano, che per tante specie l’ idea di “benessere” che ha la legge riguarda il modo in cui questi individui devono essere uccisi, che tanti reati non vengono denunciati per paura, indolenza o ignavia e che quasi tutte le condizioni di sofferenza/prigionia degli animali sono previste e ammesse dalla legge, si può tranquillamente affermare che il rapporto tra animali umani e animali non umani non è certo dei migliori.
E la situazione non cambierà finchè non smetteremo di considerarli oggetti e li riconosceremo per quello che sono: soggetti dotati, ognuno di loro, di una propria vita e una propria individualità.

Francesca Chiara – Mi pare evidente che tutto ciò rappresenti una tendenza sociale (intendo il denunciare) che non viene raccolta in sede legislativa con leggi ad hoc ed inasprimento delle pene. Parte della società è violenta, ma l’altra parte denuncia, ma non trova un valido interlocutore. O sbaglio? Non riesco a capire perché questa duplice anima, di amore e di violenza. Di quante meravigliose cose è capace l’uomo… “Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce” – Lev Tolstoj. Nel caso non parlerei propriamente di delizia e di bellezza pensando ai mattatoi – o agli stabulari di ricerca o ai delfinari – ma credo che Tolstoj concorderebbe (sempre che fosse concorde con l’applicazione della citazione) dato che era vegetariano e dato che pensava che in questo secolo saremmo inorriditi all’idea di mangiare animali.

Gianluca Calcagnile – “In palestra mi si avvicina un ragazzo chiedendomi se sono davvero vegano; lo ha saputo da un paio di signore che commentavano in modo ironico il mio stile di vita e fin qua nulla di nuovo ma poi comincia a chiedermi dove può trovare informazioni. su questo tipo di alimentazione. Il motivo?
Da due settimane il ragazzo che è un camionista porta gli animali nei macelli della zona.
Dopo quello che ha visto, sentito e provato ha deciso che non vuole più essere complice di tutto questo.
Mi ha pure confidato che vuole cambiare tipo di trasporto.”
È proprio vero che se la gente vedesse cosa sono i mattatoi o gli allevamenti intensivi forse farebbe davvero il salto di qualità.

Giorgio Santilli – Gli occhi di un animale hanno il potere di parlare un grande linguaggio. (cit. MARTIN BUBER). E gli occhi del piccolo bamby ferito, sono conservati nel profondo del mio cuore anche a distanza di anni.

Carlo Quercophilus Papalini – Il dramma di un cardellino.
Quando ritornò nel nido, con un piccolo verme in bocca, il cardellino non trovò più i suoi figlioli. Qualcuno, durante la sua assenza, li aveva rubati..
Il cardellino incominciò a cercarli dappertutto, piangendo e gridando; tutta la selva risuonava dei suoi disperati richiami, ma nessuno gli rispondeva.
Un giorno un fringuello gli disse:
Mi pare di aver visto i tuoi figlioli sulla casa del contadino.
Il cardellino partì, pieno di speranza, e in breve tempo arrivò alla casa del contadino. Si posò sul tetto: non c’era nessuno. Scese sull’aia: era deserta. Ma nell’alzare la testa vide una gabbia appesa fuori dalla finestra. I suoi figlioli erano lì dentro, prigionieri.
Quando lo videro, aggrappato alle stecche della gabbia, si misero a pigolare chiedendogli di portarli via; e lui cercò di rompere col becco e con le zampe le sbarre della prigione, ma invano.
Allora, con un gran pianto, li lasciò.
Il giorno dopo, il cardellino tornò di nuovo sulla gabbia dov’erano i suoi figli. Li guardò. Poi, attraverso le sbarre, li imboccò uno per uno, per l’ultima volta.
Infatti egli aveva portato alle sue creature il tortomalio, che era un’erba velenosa, e i piccoli uccellini morirono.
Meglio morti disse che perdere la libertà.
Leonardo da Vinci .

Rossana Mianulli – Avvistato 492 il leggendario fenicottero fuggito da uno zoo 10 anni fa:
Vola..vive la libertà, si accompagna ad un altro fuggitivo.
La resistenza animale che continua a solcare il cielo e a tingerlo del colore della vita senza più dominio.
Il dominio.
Vari archetipi, una matrice comune: l’affermazione di sé tramite la sopraffazione. La mercificazione dei rapporti comporta come diretta conseguenza che le specie non umane siano considerate subalterni da vessare. Non vi è alcuna giustizia nell’assoggettare.
La violenza è il codice comportamentale di chi non possiede una vera identità “autonoma”.

Annamaria Manzoni – Un pensiero immenso ancora a Tornasol, il cavallo che in diretta televisiva ha detto NO all’imposizione di correre, lì sulla mitica Piazza del Campo di Siena, dove, sotto il sole cocente del 2 di luglio ‘17, per 90 interminabili minuti teletrasmessi ha opposto la sua determinata opposizione al volere umano: a Trecciolino, il suo fantino (al secolo Luigi Bruschelli, per altro attualmente sotto inchiesta per maltrattamenti) che, incredulo, agitava il suo nerbo (di ordinanza appunto), ha risposto con sgroppate e sbuffi, e ha mostrato ad un’Italia basita la rappresentazione equina della disobbedienza civile, non violenta, ma decisa e vincente. Bello e orgoglioso, anzi no: bella e orgogliosa perché Tornasol è una femmina, ha semplicemente e coraggiosamente detto NO. E quale che sia stata la spinta che l’ha indotta a tanto, è assurta ad eroina, paladina degli oppressi della sua specie, fiera. I veterinari, che, esausti, hanno alla fine diagnosticato un “alterato stato fisico” nonché “attacchi di panico”, tanto ricordano quegli psichiatri che, in tempi non così lontani hanno racchiuso, prima ancora che nelle camicie di forza, in una diagnosi svilente la ribellione di tanti infelici ad uno stato delle cose intollerabile. Onore a Tornasol, allora, e a tutti coloro che imboccano strade che gli altri non sanno neppure vedere.

Virginie Devigne Vimala – Prendiamo 3 minuti 38 del nostro prezioso tempo per sfiorare il quotidiano di Flocke e Rasputin, orsi polari sulla Costa Azzurra.
Dal 2010, giorno dopo giorno, ora dopo ora, 365 giorni all’anno, questi due orsi vivono tanto bene quanto male le loro condizioni di cattività totalmente inadeguate alle esigenze biologiche proprie della loro specie, contro – Natura, semplicemente…
Osserviamo e osserviamo anche qui un ipnotico balletto, incessante, ripetitivo, annoying, lancinante, vicino ad una certa forma di follia…
Nel loro bacino minuscolo e vitreo, metodicamente, è tuffarsi, risalire nell’angolo sinistro, il collo teso verso il cielo, spostandosi dalle due zampe, prendere supporto, zampa anteriore sinistra, poi zampa posteriore sinistra sul vetro, andare a sbattere , a volte violentemente, la parte posteriore della testa contro la parete di destra, ripartire, ricaderci, si, si, ricominciare, ancora, e ancora…
Il tempo di leggere questo post, quante volte Rasputin o Flocke avranno effettuato questa danza condizionata?
La prigionia spezza gli spiriti, anche i più forti…
La prigionia uccide, lentamente, ma sicuramente…

Rosa Di Ubaldo – … l’ importante è che il CFS rinasca dalle proprie ceneri…lavoravo presso il Comando Provinciale adesso lavoro presso la Motorizzazione Provinciale e non resisto più…preferivo lavorare con i Carabinieri….ho effettuato il corso nel 2000 per agente ….. tutto quello che ho appreso è andato in fumo….sono appassionata della natura e di quello che la circonda … spesso sento i miei colleghi militarizzati lamentarsi….. purtroppo se transitavamo nella Polizia di Stato era meglio….

Francesca Fabrizi – Dove è nata la cultura forestale in Italia oggi non rimangono che militari nerovestiti e forestali regionali
La tutela ambientale può passare SOLO dal recupero di una cultura ambientale civile e forestale
Non è una spilletta verde su sfondo nero che può essere il futuro
#civilipernatura

Cristiano Manni – Incredibile. Ho visto un fumo, ho pensato fosse un incendio e mi sono avvicinato. Ho scoperto che era un trattamento con fitofarmaci. Da notare la dispersione in aria. Non so se è meglio un incendio, ma di sicuro questa agricoltura, e questi agricoltori, non fanno bene alla Terra e agli uomini. Io credo che i contadini stupidi alimentino il mercato dei consumatori stupidi, mentre quelli intelligenti, i loro corrispondenti consumatori. E sempre il mai troppo compianto Prof. Cipolla definiva gli intelligenti coloro che, agendo, fanno del bene a sé e agli altri. Ma prima a sé, e di riflesso agli altri. Sono i portatori di quell´etica Kantiana che individuava il bene nell´universale vantaggio. Sono quelli che hanno, in primis, il rispetto di sé e della loro terra.
Il mondo agricolo è segnato da due mali: la sua inerzia culturale e il suo paradigma industriale- liberista.
Il CFS deve rinascere, non resuscitare. Bisogna analizzare le criticità che lo hanno portato, in definitiva, e al di là della volontà politica, all’accorpamento. Deve essere composto da persone motivate, con passione, e devono avere una visione. Purtroppo queste persone sono mancate. Troppi i demotivati, gli annoiati, gli arrugginiti, i cervellotici, a tutti i livelli, così come a tutti i livelli ci sono state persone valide. Bisogna analizzare il peso che hanno avuto i sindacati sulla politica, e questa sui vertici. Questo spiega forse tanti mali. Ho visto greche andare a braccetto con baffi e obbedire alla volontà di politicotti Laqualunque, per favorire questi o quest’altri piedi sulla scrivania. Ma se devo essere sincero, non saprei suggerire come farlo rinascere
.

Roberto Marchesini – Per salvaguardare gli spazi naturali, tutelare la biodiversità e rispettare gli animali nelle loro caratteristiche etologiche non basta il dovere morale, per quanto importante, occorre il sentire, l’aspetto affettivo ed emozionale della vicinanza. Siamo convinti che il rispetto possa passare attraverso la deontologia, ma non è così, come non basta astenersi dal fare cose sbagliate. Il rispetto infatti si basa sul fare e sulla chiamata operosa e il suo più acerrimo nemico è la negligenza e la perdita di valore. Ma per sentire il valore della natura, della biodiversità e dell’animalita’ autentica occorre che queste facciano parte del vissuto. E il vissuto si basa su esperienze infantili che rendono natura e diversità animale parte di noi stessi, risonanze della propria identità. È il divorzio dalla natura la più grande ipoteca al suo rispetto.

Ornella Dorigatti – Purtroppo non tutti lo sanno: ad una stella marina bastano pochi secondi fuori dall’acqua per provocare un’embolia … che le farà morire … anche a distanza di giorni!!! Un selfie con una stella NON vale la morte di questa stupenda creatura. Lasciamole dove sono … cosicchè tutti le possano osservare ed ammirare nel loro elemento naturale.

Marco Clericuzio‎ – Il bosco di M. Secine ci è arrivato così perché anche prima dell’istituzione del Parco, era compreso in una foresta demaniale gestita dal CFS. Questo bosco potrebbe benissimo competere con le famose foreste giapponesi, note come “boschi dell’anima”. Anche in Italia ci sono vari boschi dell’anima, ed il fatto che non vengano riconosciuti come tali dipende solo da noi. Direi che ogni regione ne ha almeno uno, e sarebbe bello vederli reclamizzati, per dare un’immagine tangibile di cosa significa una foresta quasi intatta e come è bello camminarci dentro in ogni stagione. Che forse così si riesca a far amare i veri boschi agli italiani?

Dario Rapino – Mentre recuperavo l’auto dopo il solito giro nella Riserva di Rosello, ho incrociato una famigliola appena arrivata e vestita di tutto punto per l’escursione: canottierina, bermuda dal giallo canarino al fucsia, naturalmente fosforescenti, e ciabattine da mare. C’era lui con lo sguardo fisso sul cellulare che imprecava : “Manco Internet si prende a sto cesso di posto!”. Mi sono morso la lingua ed ho pensato “Statte zitto”. Poi non ce l’ho fatta e sono risceso dalla macchina e rivolto all’uomo “Gli animali del bosco non hanno bisogno di internet”. Al che lui “E che c’entrano gli animali?”. “Veramente siete voi che non c’entrate. Qui siete a casa loro, quindi comportatevi come gli animali: lasciate il cellulare in macchina, fate silenzio e, sopratutto, non sporcate”. Il tizio piega un po’ la testa di lato, allunga il braccio verso di me con il palmo in su e fa “Ma tu guarda questo…ma chi ti credi di essere?. “Un animale, signore, sono solo un animale”. Ho messo in moto e sono andato via, mentre dallo specchietto li vedevo tutti seguirmi a bocca aperta.

 

I VECCHI E I GIOVANI, pirandellianamente

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507 viceispettori sono inseriti in attesa nelle graduatorie del Corpo Forestale dello Stato dal luglio 2014, ma mentre tutte le Pubbliche Amministrazioni, in base alla legge D’Alia, stanno assumendo a scorrimento gli idonei, L’Arma dei carabinierii in sottorganico indice nuovi onerosi concorsi per istruire in brevi corsi nuovo personale con generica preparazione quando potrebbe assumere senza alcun ulteriore costo per le pubbliche finanze 507 giovani che hanno superato prove psico-fisico-attitudinali ed esami di
BIODIVERSITA’, SELVICOLTURA, DIFESA DEL SUOLO E DIFESA DEL BOSCO DAGLI INCENDI, TECNICHE DI PRODUZIONE VEGETALE, ESTIMO RURALE E FORESTALE, TOPOGRAFIA, DISEGNO E CARTOGRAFIA insieme a
DIRITTO DELL’ AMBIENTE, NORME DELL’ATTIVITA’ DI POLIZIA GIUDIZIARIA, diritto processuale penale, diritto comunitario, costituzionale, amministrativo, penale oltre a
biologia, chimica, fisica, informatica, lingua inglese, lingua italiana e grammatica, matematica, geometria, scienze, geografia, storia e attualità.

Luciano Pasquadibisceglie – Secondo me uno dei motivi per il quale la forestale è stata cancellata….proprio il clientelismo. I concorsi per Legge DEVONO essere proporzionati 50% agli interni e 50% agli esterni. Proporzionati nel senso che le vacanze per un ruolo non iniziale devono essere sopperite in parte con un avanzamento degli interni e in parte con personale esterno. Questo vale per forestale , polizia, finanza ecc.
Se in forestale non sono stati banditi concorsi per anni questo non toglie che al momento in cui vengano banditi non bisogna rispettare la legge. I concorsi da viceispettore sono stati 2, uno aperto a tutti con posti riservati agli interni e uno per solo interni. la forestale con gli ultimi concorsi ha rispettato i termini di legge di equiparazione interni/esterni. Ci sono ragazzi che vogliono semplicemente far valere i propri diritti. Anche perchè mi risulta che con il profilo in questione di visp, questa graduatoria sia l’unica attualmente esistente in tutte le forze di polizia. Secondo me è dovere di 507ragazzi provare tutte le strade disponibili per veder avverato il proprio sogno.
Sogno che non è di certo un utopia. Poi se così non sarà pazienza La polizia ci aveva risposto di essere interessata. Le percentuali in polizia come in tutti i corpi di polizia sono identiche…Comunque non è chi sia interessato il punto.
Se un’ amministrazione ha una vacanza di ruolo, basta un semplice decreto, anche nel milleproroghe che obblighi quell’amministrazione ad attingere da questa graduatoria e il gioco è fatto.
È tutto dipendente dalla volontà politica di risolvere la situazione. Se c’è questa c’è tutto. Al punto 1) la graduatoria ha validità 3 anni è vero, ma a tuttora con il decreto milleproroghe è stata appunto prorogata al 31/12/2018 per cui non è scaduto niente.

Luca De Leoni Vitale – Ci sono decine di forestali idonei non vincitori che hanno dato anima e corpo all’ amministrazione cfs per 15 anni. Hanno indetto un concorso da centinaia di esterni fottendosene ampiamente di chi in forestale c’ è cresciuto ed invecchiato assumendosi spesso responsabilità da Comandante di Stazione col grado di AG/ASS. Vecchi forestali che hanno visto 14 anni di assoluta assenza di concorsi per poi indirne 3 nell’ arco di 2 anni. In qualsiasi amministrazione di polizia si rispetta la carriera degli interni, in forestale invece non è stato così: hanno fatto 4 concorsi in un solo di Ennio scientificamente organizzati per non gratificare e non dare chance a chi ha dato anni e anni della propria vita all’amministrazione. Iin Polizia di Stato i concorsi da esterni esistono, ma guardati le proporzioni di vacanze messi a concorso per gli esterni e gli interni: in polizia di stato gli esterni rappresentano una piccola percentuale nei concorsi da V.I.P (nel concorso in PS da visp esterni mi avevano assicurato che le proporzioni erano a favore degli interni). In forestale invece gli interni di esperienza sono stati costretti a fare 16 mesi di corso. Va bene ne prendo atto. Resta il fatto che eravamo 7800 forestali e indire un concorso da centinaia di posti da esterni è stato quantomeno offensivo nei confronti di chi sperava di vedersi riconosciuti i diritti di progressione di carriera devastati dai numeri degli esterni in rapporto alle vacanze di organico. Inoltre in Polizia so che i concorsi esterni da visp (pur parlando di organici di circa 100.000 unità) sono stati rarissimi è sempre contingentati nel rispetto in primis del personale interno.
La Forestale era anche questo…il concorso giusto al momento giusto( per chi poteva). i concorsi interni erano chimere solo per chi aveva santi in paradiso. A questo punto preferisco avere qualche chance in più per provare a mettermi alla prova anche in base a quello che ho dato allo Stato col mio lavoro di Forestale. Se poi dobbiamo dire che il fatto di essere idoneo non vincitore allora giustifica uno scorrimento perpetuo di graduatorie pregresse allora facciamo assumere i neo laureati solo per il titolo di studio. Ma sai meglio di me che, per strada, tra teoria e pratica….c è un mare. Sono un forestale con Vent’anni di servizio Ho fatto le mie esperienze dei comandi stazione …io ero forestale…e pure sindacalista. I concorsi, per rispetto appunto di chi in forestale c’ ha passato minimo 15/20 anni, andavano rivolti alla progressione di carriera degli interni in primis. I sindacati si sono preoccupati di assicurarsi la loro poltroncina…ma il rispetto di una carriera va rivolto in primis a chi si è visto tagliare le gambe dagli accordi di palazzo ed alla 177. Di vincitori non idonei ce ne sono moltissimi anche già interni e con anni di responsabilità. Quelli andavano premiati…gli esterni hanno tutta la vita per riprovarci. So che si sentono feriti. Apprezzo anche il loro coraggio e attaccamento. Non avete capito una cosa. Il CFS è stato ucciso da un male che l’ ha divorato dall’interno. E purtroppo per l’arrivismo di pochi sono state falcidiate migliaia di persone. Pensa solo a quelli deportati in PS o VF senza avere possibilità di scelta Scusate. Forse sono stato troppo diretto ed insensibile. Ma da forestale con 18 anni di servizio sempre svolti in Stazione Forestali ne ho viste tante. Ed ho visto l’ assoluta mancanza di meritocrazia nei confronti degli interni. Regole cambiate all’ ultimo momento, concorsi con banche date particolari, titoli di servizio non riconosciuti su prove concorsuali che fino all’ anno prima ne riconoscevano la validità…insomma un bel modo di coccolare i propri dipendenti. E il concorso da esterni visp è stata la ciliegina sulla torta. Tutti sapevano che a 40 anni minimo gli interni avrebbero avuto poche chance con famiglie e figli…16/17 mesi di corso e destinazioni ignote. Capisco che c è una legge che prevede assunzioni obbligatorie di esterni…ma in tutti i corpi di polizia rappresentano una piccola percentuale rispetto alle vacanze totali…in polizia ad esempio il rapporto dovrebbe essere 80/20 tra int ed esterni…. invece con questo bel concorso hanno riempito di giovani comandanti di stazione che a 20 anni si trovano a comandare realtà con personale di 40/50 anni che magari per anni hanno retto la baracca. Ecco…nelle proporzioni sta il mio assoluto dissenso. Non ce l’ ho assolutamente con i giovani idonei non vincitori ma il sistema è stato sbagliato per l’ assoluta mancanza di rispetto per gli interni. Io ho lottato e sto lottando ancora. Ma soprattutto contro la dirigenza che ha assecondato questa Riforma che ha sancito la nostra militarizzazione coatta. I Carabinieri non c’ entrano nulla. Sono stati costretti dalla politica lungimirante e progressista di chi stava al governo. I nostri sindacati si sono battuti e si stanno battendo. E pensa un po’….dopo anni di lotte fratricide…sono tutti abbastanza coesi.

Giacomo Dinoi – Il concorso è stato svolto, e hanno potuto partecipare anche gli interni, che se proprio la dobbiamo dire tutta hanno avuto a disposizione un trattamento molto più favorevole rispetto a noi esterni ( che abbiamo dovuto studiare 25 materie partendo da zero!!! Per cortesia abbiate un po’ di rispetto per chi ha superato con le sue forze e contro le ingiustizie questo concorso…. Che di torti ne abbiamo subiti abbastanza!!!!!!!

Salvatore Sferragatta – Mi sembra una polemica inutile, un’ingiustizia è un’ingiustizia punto, non dipende dal fatto se si sia interni o esterni. Non mi sembra sensata neanche l’affermazione “sono giovani ne faranno degli altri”, tenendo, anche, presente gli sforzi già profusi e le difficoltà nel superare i concorsi.

Giuseppe Lancillotto – Purtroppo siamo figli di un Dio minore. Sulla nostra graduatoria(concorso durato tre anni…con venticinque materie SIA AGLI SCRITTI CHE AGLI ORALI, mica il temino di cultura generale) ci sono state interrogazioni ed interpellanze parlamentari…. incontri con politici, ministri…segretari….sottosegretari…..sigle sindacali, ci mancava solo il ricevimento del papa… Politica politicante…

Gino Paolini – L’ennesimo schiaffo, l’ennesimo spreco, l’ennesimo sopruso, l’ennesima strafottenza!

Giovanni Acerbo – Il concorso in questione era per interni ed esterni quindi non so di cosa ORA si stiano lamentando.
Inoltre trovo miope e ignorante la frase “sono giovani ne faranno altri di concorsi”…. I giovani di questo Paese non hanno futuro perché hanno ereditato i disastri della generazione dei loro padri e di questo passo verranno tagliati fuori dal mondo del lavoro dalla generazione futura. Rabbrividisco quando sento i dipendenti statali over 40 come hanno vinto i loro concorsi e in cosa consisteva il loro iter concorsuale. I concorsi di oggi sono progettati per illudere prima e massacrare poi… E il concorso 400 vice ispettori cfs ne è stato l’emblema…Solo chi lo ha fatto può saperlo davvero. I vostri sindacati dov’ erano quando è stato ideato questo concorso? E dove quando c’è stata l’abolizione coatta del CFS?

Luca Paris – Dunque chi ha davanti una vita e ha superato un concorso quasi impossibile, ha meno diritto di essere assunto di uno che il lavoro già ce l’ha? Auguro di passare quello che hanno passato questi 500 “giovani”. Cercateglielo voi un lavoro a 500 ragazzi, tra l’altro molto più preparati degli interni stessi, come è dimostrabile dai punteggi ottenuti nelle prove concorsuali.

Gordon Ka – Due ingiustizie non fanno una ragione. Se questi ragazzi hanno tempo per riprovare altri concorsi (ammesso che siano ancora giovani e accettato lo spreco di risorse pubbliche e di energie private) e anche vero che chi è già dentro l’amministrazione il lavoro ce l’ha già e magari il proprio sogno l’ha già realizzato. Questi ragazzi, invece, probabilmente non hanno né l’uno nell’altro. Vogliamo mettere sul piatto della bilancia le due ingiustizie? Secondo me sarebbe miope. Lo scandalo è indire nuovi concorsi in barba sia alle progressioni interne che ai vincitori di un concorso pregresso. Punto.

Nik Friend – In PS e PolPen le percentuali erano uguali al CFS, 50% esterni e 50% interni, con in più il corso di 18 mesi (invece di 15). E con Amm.ni che quella regola l’hanno applicata, a differenza del CFS che ha “interpretato” la regola in modo da far lievitare i posti per gli interni … per cui, se c’è stata una FP civile che ha fatto 80/20, invece che 50/50, quella è stata proprio il CFS. La PS ha fatto pochissimi concorsi esterni per ispettori … il suo problema è che ne ha fatti anche pochissimi di interni.

Purtroppo:

– La validità delle graduatorie dei concorsi civili è triennale (tralascio che per quelli militari questa regola non è neppure valida).
Tale lasso di tempo è ormai ampiamente spirato.

– I vincitori del concorso sono stati tutti assunti, come pure alcuni idonei, dato che è stato fatto un ampliamento dei posti.
Gli altri, idonei non vincitori, sono rimasti tali.

– Rispetto alle altre FFPP il CFS ha ampiamente privilegiato gli interni.

Ricordo che prima furono accantonati posti per il concorso pubblico, poi con un raggiro furono attribuiti all’ultimo concorso interno (aumentandone i posti).

– Infine, occorre ricordare che oltre al d.lgs. 177/16, esiste pure la l. 124/15, la quale ha previsto il taglio della pianta organica del CFS.
L’organico, che fino al 31-12-16 era di 9.000 e rotte unità teoriche, di cui solo 7.000 e rotte effettivamente coperte, dall’1-01-17 è diventato di 7.000 e rotte sia teoriche che effettive ed i circa 2.000 posti previsti ma scoperti sono stati aboliti.

C’è il milleproroghe, solo che non c’è più il CFS a poter scorrere quella graduatoria.
Mi risulta che l’abbiano già chiarito sia il TAR Lazio (sent. 4373/17) e sia, in appello, il Cons. St. (ord. 79/18).
Mi viene solo un pensiero: perché non abolire i concorsi ed assumere direttamente i giovani neo laureati? E per non fare torto a nessuno, che li si assuma tutti! E dopo assunti, passarli di ruolo subito, che il periodo di prova è superfluo. Senza trascurare di mandarli tutti a casa, non dove i posti sono vuoti: 10 forestali per ogni albero, in certe regioni, e 1 forestale ogni 1.000.000 di alberi, in certe altre, ma guai ad allontanare i ragazzi dalle gonne di mamma (anche perché, altrimenti, son costretti a trovare un vecchio parente handiccappato per fruire della 104) . Mi sono limitato ad esporre delle iperboli che potrebbero indurre a rimeditare le pretese!
Mi permetto, piuttosto, di pensare a quei poveri disgraziati dei partecipanti all’ultimo concorso per allievi agenti.
Ragazzi e ragazze che hanno dato 3 anni allo Stato da vfp nelle FFAA solo per poter partecipare, che quando partecipano ad un bando per quell’anno non possono candidarsi in altri Corpi, i quali sono stati presi doppiamente per il cvlo.
Una I^ volta, quando hanno bandito un concorso già sapendo che forse non lo si sarebbe espletato.
Una II^ volta, quando, pur avendogli inibito la possibilità di concorre in altri Corpi, il loro concorso è stato annullato…

Manuele Zanarini –  Io sono stato defrodato di tutte le mie competenze e professionalità essendo stato mandato ai reparti mobili della Polizia ed ora per motivi familiari a fare il piantone nella provincia dove facevo il FORESTALE

Ciro Spagnuolo – Bel Corpo la Forestale peccato che vigeva una politica clientelare, dalle missioni ai passaggi di grado a finire con i trasferimenti. Quella stessa politica clientelare che ha portato alla cancellazione del CFS

Paolo Mennuni – Dire che i carabinieri non abbiano voluto ‘accorpamento è un po’ un azzardo. Il parere del Consiglio di Stato è stato redatto da un genere dei carabinieri: l’ex vice comandante generale! Sono stati l’unica forma di polizia che è riuscita ad aumentare gli organici!

Valter Reali – Lo hanno ideato, studiato, voluto, bramato, elaborato, attuato e pure goduto!!!

Francesco Manti – Ma quell ‘aquila dovrebbe lasciar cadere in testa a Renzi e a tutto il suo governo l’ascia che tiene tra gli artigli
In modo da spaccare la testa a questi politici criminali
Che fanno solo danni
E distruggono sogni
Tipo il mio dopo aver studiato una vita per poter far parte del glorioso corpo forestale dello Stato
Mi ritrovo
Un governo del c….o
Che militarizza
Il glorioso corpo
Sono deluso
Non è giusto. E ora non so più cosa fare

Luigi Buiatti – Ripristinare al più presto il corpo forestale et voilà nuovi posti di lavoro e potenziare la protezione civile che servirà…

 

 

 

CUORI

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Foresta, foresta aaaa, sempre sei nel nostro cuorr, con passione e con ardore, ti difende il Forestal!! !!!!!!!! E he heh… . L’ultima volta l’aevo cantata insieme al simpatico Giorgio, per le strade di Gardone Val Tronpia, sotto la pioggia, dopo aver consegnato alla Giustizia, uno dei tanti bracconieri, che abbiamo sorpreso nella nostra ultima missione da Forestali.. …Eravamo bagnati fradici fin dalla prime ore del mattino, ma contenti…E heh eheh….. Almeno i ricordi non me li toglieranno ….. …..due anni…..due anni di indagini….di foto-trappole…..di numeri di targa, di appostamenti, anche difficili per il freddo e l’umidità…..due anni…..ma avevo l’intimo convincimento che quello fosse un temibile bracconiere e così, oltre all’impegno personale ho supplicato il mio amico e collega talentuoso M. di andare avanti e forse, sono stato anche un po’ logorroico, considerato il fatto che aveva molto da fare anche in altri settori, ma sentivo che quello non era un bracconiere comune…..troppo spavaldo………..vicino alle case e alle strade, appastava cinghiali…….una meticolosa opera nel mettere insieme elementi…..studiare il territorio……e risalire all’individuo grazie ai primi tre numeri di una targa……..ed oggi è stato sorpreso mentre riattivava un laccio in corde di acciaio per la cattura di fauna selvatica, nei pressi della sua abitazione….sorpreso in tale atteggiamento è stato controllato il terreno adiacente e alcune baracche di sua proprietà ed è venuto fuori che razza di individuo fosse: 150 uccelli protetti, vivi e morti, molti di questi protetti come il lucherino. Molti di questi protetti anche da convenzioni internazionali e anche purtroppo molte piccole creature divine (i pettirossi); circa 30 lacci, reti da uccellagione, un numero incredibile di tagliole, un numero elevato di bastoncini ricoperti da vischio (painelle), insomma un temibile bracconiere poliedrico nel senso che le sue attenzioni erano rivolte sia agli ungulati e sia alla avifauna migratoria. Questa operazione antibracconaggio ha onorato ancora il Glorioso Corpo Forestale dello Stato, consegnando alla Giustizia un individuo che meritava davvero di essere punito; sempre correndo in difesa dei più deboli: gli animali. 

Mauro Cheli

 

Val la pena andare a vederlo, ma sappiate sin da ora che dopo vi sarà difficile allontanarvene rapiti dalla poliedrica magia di quello che oggi è l’ omphalos del mondo, quell’ ombelico che la storia muove nell’ universo ma che in questi giorni ha fissato in quel luogo e tra quelli uomini risvegliatisi eroi senza saperlo, e tutti diventate come loro, diventate loro, divenite oro, passeggiando in quel paradiso in questi giorni con piede di pace contro i portatori di guerra e offesa alla terra salentina e alla sua gente.
Giunti a San Foca a nord di Otranto proseguite lungo la strada litoranea, e poco fuori l’ abitato verso nord, l’ assembramento di auto parcheggiate sui bordi vi farà segno di fermarvi lì!

Un varco si apre nella macchia mediterranea sulla sinistra, ma prima, superate a piedi le Acacie saligne in fiore dai gialli colori e i Ginepri coccoloni contorti dal vento, andate a vedere per un attimo il mare e la linea di costa sabbiosa tra le rocce delle basse falesie erose e le foglie della Posidonia ondeggiate dal mare.

Tornate sui vostri passi, e imboccate sempre a piedi, con prudenza nell’ attraversamento della strada, il varco al di là della litoranea, è un sentiero sabbioso che attraversa la macchia mediterranea retrodunale fatta di bassi Pini d’Aleppo, Corbezzoli, Mirto, Cipresso sempreverde, Filliree, Lecci, Erica, profumatissimo Rosmarino, e tanto altro ancora. Superato attraverso i suoi varchi bordati di Lentisco un muretto a secco di pietre conchiglifere, entrerete nella magia di un Uliveto antico, di alberi anche monumentali, in un paesaggio dolce ondulato, dove vi sorprenderà il volo della colorata Upupa e dove bambini raccolgono Papaveri rossi e Margherite gialle e giocano mentre dei ragazzi riuniti in cerchi spontanei, seduti a terra sull’ erba, vestiti di colori primaverili suonano tamburelli e cantano nenie gioiose,
e tutto questo poco al di qua di un grigio lager di oppressione, un recinto di brutta alta rete metallica e barriere di cemento che è come un forte innalzato da truppe di occupazione aliene, una morte che lì iniziata covava di allargarsi a macchia d’ olio irrefrenata cancellando tutto ciò che avrebbe inglobato. 
Dentro di essa eserciti di biocidio si aggirano con mezzi meccanici per uccidere, distruggere e cancellare ogni cosa ed è davvero il deserto artificiale!
In quel contrasto, passeggiando nei tratti di positività paesaggistica e umana, al di qua della recinzione, bagnati dai raggi di Sole tra i rami degli Olivi, vibrati dagli echi del canto degli Aironi, il cuore si riempie tanto da traboccare di lacrime. 
Potenza di quei bambini, delle loro madri, dei loro giovani padri che comparsi come un sistema immunitario sconosciuto e pur antico del territorio si aggirano attorno al male, a quel bubbone di rovina, lo attorniano e lo consumano metro dopo metro, perché il paradiso avanzi di nuovo; rinaturalizzazione, dove traditori e demoni credevano vi fosse un nulla e la viltà, e c’ era invece un Paradiso di Natura e di Amore che nulla teme, e che i loro occhi accecati di invidia, livore e arrogante supponenza non potevano né vedere, né prevedere!

Oreste Caroppo

PROSPETTIVE

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Roberto Marchesini – Pur non sapendo nulla della condizione animale, nei suoi aspetti generali e nei caratteri delle diverse specie, gli umanisti pontificano che “l’uomo o la condizione umana si differenzia dagli animali…” e giù spropositi tesi a elevare la nostra specie e le sue magnifiche sorti e progressive. L’umanismo è niente più che una tautologia che nel suo partire da premesse sbagliate formula infinite circolarità senza fondamenti. E ha così immensamente riempito la cultura di fesserie che è quasi impossibile emergere dal suo mare di falsità.
Ma la questione ecologica, per dire, temi come l’ambiente, la difesa del territorio, l’attenzione per la salvaguardia della biodiversità, l’educazione alla sostenibilità, le proposte per migliorare la compatibilità… insomma queste bagattelle ce le siamo dimenticate? Forse per ritrovarle dobbiamo andare in un negozio nostalgia anni ‘80?

Marco Verdone – Questo vitello ha pochi giorni di vita. È legato al muro con una corda al collo proprio di fronte alla sua mamma. Non si possono toccare, non lo può leccare, non lo può allattare. Lui muggisce e non capisce. Lei è inchiodata alla posta e al ciclo della gravidanza/lattazione. Tutti indifferenti. Tutti inconsapevoli. Tutti zitti. Tutti complici. Tutto normale. Tutto a norma. Ma tutto ci dice che un altro Mondo è non solo possibile ma necessario.
Claudia Fiorani – Sono stata in un allevamento bio e ho visto proprio questa scena. Agghiacciante…sono stata male per giorni. Vorrei che la gente vedesse coi propri occhi che gli allevamenti buoni non esistono, non possono esistere.

Giorgio Paesani – Quando una madre guarda il suo cucciolo il tempo si ferma, a qualsiasi specie appartenga. E’ l’energia della Terra, credo, che momentaneamente si invortica. Tutti apparteniamo a quell’energia, e se qualcuno vuole tacciarmi di blasfemia perchè paragono una madre umana ad uno smergo maggiore femmina faccia pure, poi, pensi alla sua mamma, chiuda gli occhi e provi ad ascoltare. Io la sento, e tu?
Vietare l’utilizzo di richiami di cattura senza vietare l’utilizzo di qualsiasi richiamo vivo è stato, come si voleva che fosse, un formidabile impulso al traffico illecito! Basterebbe verificare i permessi di detenzione per scoprire gente che detiene tordi vecchi di 20anni, allodole di 30 eccetera. A dare una mano ulteriore ci hanno pensato le Regioni imponendo sistemi di marcatura (fascette da elettricista) che sono tutto tranne che inamovibili. Gli anelli inamovibili esistono e sono usati da decenni dagli allevatori, perchè per gli uccelli allevati a fine di richiamo si usano fascette che si aprono con uno spillo e dopo un anno diventano illeggibili al controllo?

Stefano Capobianco – Secondo me la caccia va ancora di moda eccome. Solo che non essendoci più controlli sul territorio diciamo che non sta andando più di moda la caccia regolare. Perchè spendere tanti soldi per la licenza se poi con uno scarabocchio i due compagni di merenda Renzi-Madia ha tolto di mezzo Corpo Forestale dello Stato e Polizia provinciale?

Massimo – Davvero uno spettacolo magnifico quello a cui, assieme ad un amico, ho avuto la fortuna e il privilegio di assistere! Da lontano, attraverso un binocolo, ti accorgi quasi subito che quella macchia chiara, con quattro macchie più piccole e scure attorno, non può essere un camoscio; con l’emozione in gola monti velocemente il cannocchiale sul cavalletto e inquadri nuovamente quella macchia…è lei, nessuno dubbio, mamma orsa con i suoi cuccioli! Da quel momento, da grande distanza (circa 1 km), la osservi mentre si muove lentamente in quel paesaggio reso ancora più bello dallo loro presenza, mentre mangia erba quasi come se fosse un cervo, mentre si riposa controllando i suoi cuccioli lì vicino che esplorano e giocano e infine la vedi che si ferma nuovamente, si sdraia e quindi, attraverso i 60 ingrandimenti del cannocchiale, vedi i 4 orsetti affamati che si buttano sui capezzoli in cerca di latte… uno spettacolo che quasi ti stordisce… è il segnale che è giunto il momento, per noi umani, di ritornare a valle e lasciare gli orsi alla loro montagna!
Come ho detto quel giorno al mio fortunato compagno di avventura: “non so se esiste un Dio, ma oggi io il divino l’ho riconosciuto in ciò che ho avuto la fortuna di vedere!”

Enzo Suma – Avete mai visto una lucciola da vicino? Se siete miei coetanei è un po’ difficile. Ormai sono sempre meno e di questo dobbiamo ringraziare un trentennio di cultura dei pesticidi, insetticidi e lumachicidi che hanno ridotto enormemente il numero di questi spettacolari insetti. Una lucciola femmina incontrata ieri. Si illumina in questo periodo della riproduzione nella speranza di incontrare il suo partner. Sarà riuscita nel suo intento di conservare la specie? La vedo dura per lei. Tra i pochi posti nel mio territorio di Ostuni dove ho incontrato le lucciole segnalo l’area della Masseria Lamasanta. Naturalisticamente un posto da favola, non a caso luogo di riproduzione di tante altre specie a rischio estinzione.

Massimo Davighi – A forza di distruggere foreste, boschi, alberi, il clima del pianeta Terra sta collassando. Un’esagerazione? Può darsi, ma basta sapere che sono state le piante a creare lo strato di atmosfera, in milioni di anni, che rende vivibile questo pianeta a tutti gli altri esseri viventi, uomo compreso, e che, sempre le piante, sono l’elemento di stabilizzazione del clima grazie alla traspirazione e alla fotosintesi clorofilliana di cui sono artefici. Ma la miopia umana, legata ad un’errata evoluzione sociale improntata allo sfruttamento distruttivo delle risorse, sta letteralmente cancellando la vita su questo pianeta. Bisogna imparare a voler bene alle piante, all’ambiente e alla natura tutta, altrimenti le conseguenze non potranno che peggiorare.

Giovanni Damiani – La centrale ENEL del Mercure (Calabria, Pollino) nel 2016 ha ricavato 11 milioni dalla vendita dell’elettricità e 39 milioni dagli incentivi statali che noi vediamo applicati, senza scampo, dalle nostre bollette (22,5% va alla green economy cosiddetta). Quindi ci costringono a finanziare la distruzione delle foreste e la rendita parassitaria di quattro capitalisti.

Pierluigi Ciamarra – Alcune delle fonti di energia rinnovabili sono disastrose per l’ambiente e per il paesaggio (leggi biomasse, per l’appunto, eolico e fotovoltaico nei campi, ecc.) Il risparmio e l’efficientamento energetico sono alcune valide soluzioni per far fronte al problema del surriscaldamento del Pianeta e del relativo abbattimento della CO2 (poi, paradossalmente si radono al suolo boschi e foreste) che sono, probabilmente, falsi problemi, solo in minima parte dovuti all’attività antropica, come eminenti scienziati cercano di dimostrare contro i luoghi comuni prevalsi nel Protocollo di Kyoto.

Mauro Malossini – Bella idea ! La fabbrica del pellet a km 0 .. Intelligenza zero di gente stupida, “quando avrete tagliato l’ultimo albero, inquinato le acque e pescato l’ultimo pesce, quando l’aria sarà talmente inquinata e priva di ossigeno da far fatica a respirare,quei cervelloni che propongono queste idee e la gente che gli da ascolto si renderà conto che il denaro non può darci ne la salute ne la qualità della vita ne il futuro, l’unica cosa per salvarci è tutelare l’ambiente e le foreste”.

Alberto Berti – Come ogni anno la campagna Antiincendio è a pieno regime tutto è pronto per rispondere alle esigenze del territorio. Ho l’onore di essere il pilota dell’elicottero che è di base all’isola d’Elba e che si occupa in prima istanza delle altre isole vicine dell’arcipelago toscano, Montecristo, Pianosa, Capraia. I primi giorni di apertura della base sono piuttosto intensi per l’esigenza di allestire tutto il materiale di supporto tecnico, le carte che in Italia non mancano mai, incontrare vari responsabili locali dei servizi con i quali ci interfacciamo. Le meraviglie dell’isola si mescolano ai ricordi più o meno recenti delle tantissime volte che sono venuto qui, mai per vacanza, ma sempre legati ad episodi di lavoro con il Corpo Forestale dello Stato o con la Regione Toscana, sempre e comunque per il bene del territorio o per recuperare situazioni in cui il territorio era stato devastato dal fuoco o dalle conseguenze dirette di ciò. Sarà un’altra estate impegnativa e sarà la seconda estate senza il Corpo Forestale nella sua vera essenza, quelle figure amiche che dall’alto individuavo subito perchè sempre nel posto giusto al momento dell’intervento, rassicuranti per i dettagli che ti fornivano, e che ti caricavano di entusiasmo quando concordavamo le strategie da mettere in atto. Forse è anche la voce del sangue che parla, ma anche se ci sono altre persone che danno il meglio di se, resta un vuoto ancor più marcato a vedere alcuni di quelli che erano parte attiva, lì confinati a terra a verbalizzare l’evento e non esserne parte integrante come sapevano fare e meglio di tanti. E non riuscendo a nascondere la vena polemica che è una delle mie caratteristiche torno a chiedermi perchè in Italia abbiamo dovuto subire le imposizioni di un manipolo di politicanti da strada che hanno distrutto la vera essenza della protezione della nostra bellissima terra!

Antonio Di Lizia – Solo 2 piloti a bordo, nessun tecnico ad indicare l’altezza, se è pieno, se è vuoto, a dire abbassa, alza, a destra, a sinistra… così ci vuole una quaresima ad ogni carico d’acqua…Solo tanta esperienza e dedizione al compito assegnato, questo è il personale del Corpo Forestale dello Stato… Gli altri, tutti, anche se con elicotteri più “semplici”, possono solo cercare di copiare!
Sono tante chiacchiere che non porteranno a nulla. Per anni s’è parlato di videosorveglianza e uso di droni o addirittura di satelliti. Mi ricordo che io stesso accompagnai l’allora capo della divisione XII, cioè il capo del servizio che si occupava, tra l’altro, del servizio antincendi e del servizio aereo del CFS, a telespazio proprio per testare il progetto dell’utilizzo dei satelliti. Nulla di fatto. Troppi ritardi, troppo complicato. Quel che serve è la esclusiva presenza di personale addestrato e pronto ad intervenire nel più breve tempo possibile con il supporto delle squadre di protezione civile che ogni comune dovrebbe avere. Il Corpo Forestale dello Stato aveva TUTTO ed era addestrato. La qualifica di DOS è una scusa. Una qualifica inventata sulla scorta della richiesta, da parte del COAU, di avere personale abilitato a dialogare con i mezzi aerei. La differenza la faceva e la potrebbe fare tutt’oggi, la conoscenza del mondo forestale, delle specie vegetali e quant’altro insieme alla conoscenza del territorio e dei suoi abitanti. E anche in questo caso il Corpo Forestale dello Stato aveva TUTTO. Quest’anno se potremmo dire che tutto sarà andato bene lo faremo solo ed esclusivamente grazie alle previste piogge. Non di certo grazie alla riforma Madia. Riforma che è costata non solo i 22 milioni di euro per gli incendi ma anche in termini di ulteriori spese per ristrutturazioni, cambio livree, aggiornamenti e corsi di formazione inutili se non per il cambio casacche, manutenzione e aggiornamento elicotteri e tanto altro… Mi piacerebbe che il mio pensiero raggiungesse il Ministro e tutti i relatori della conferenza… ma più di tutto sarebbe un grande colui o colei che ha il coraggio di dire basta, annulliamo questa riforma che a nulla è servita se non a spendere soldi, disperdere professionalità e distruggere famiglie e sogni. Manca il coraggio e più di tutto il coraggio di dire basta alla riforma Madia e basta a questa farsa in cui si vede l’arma contrapposta al Corpo Forestale dello Stato come fosse vero che c’è stato un miglioramento del servizio reso. È proprio il coraggio che più di tutto manca.

Maurizio Cattoi – Si comincia a parlare di incendi e di prevenzione. Bene. Ma è già plastica la visione purtroppo frazionata, frammentata e settoriale che non vede a questo tavolo i vigili del fuoco. Ai tempi della Forestale c’era una unica, forte e professionale risposta alla complessità dei problemi che oggi sembrano giganteschi!!! È ora di avere il coraggio intellettuale e morale di riconoscere le criticità presenti e future per rifondare una competente ed efficace corpo di pubblica sicurezza ambientale in sinergia con i vigili del fuoco.

Giovanni Carucci – Mi auguro che non sia la solita propaganda di facciata..dare ancora credito ad una riforma scellerata che ha allungato di molto i tempi di intervento sugli incendi, con le conseguenze che tutto ciò ha comportato, non è normale.. mi auguro che non si verifichi il disastro dello scorso anno, perché a quel punto sarei curioso di sapere a chi o cosa daranno la colpa..

Giorgio Iorio – Infatti !!! ..intelligence….?? Se il DOS parte da Perugia e arriva sull’incendio 1ora e mezza dopo la chiamata, sai quanta intelligence ci vuole…?

Valter Reali – Il dos o è il FORESTALE (o personale altrettanto preparato) del posto o non è….lo capisce pure un bambino!!!

Mario Rico – La conoscenza del territorio e’ fondamentale. E quella oggettivamente la può avere solo il Forestale.

 

Vivi e lascia vivere Μωρίας Ἐγκώμιον

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Giorgio Paesani – In sintesi hanno dimostrato che controllare i roditori favorendo i rapaci diurni e notturni (con posatoi posizionati ad arte e nidi artificiali per notturni) è più efficace e costa meno di seminare veleno. E manco ci ammazza, wow!! Bene, bravi, ma andate a dirlo a chi i veleni li fabbrica e li vende… Per la scoperta del “bu’o alla ‘onca” è tardi o sono ancora in tempo? Poi me l’immagino, il nostro mondo agricolo fare uno sgarbo tale ai cacciatori: “Oh, dovete smetterla di sparare e avvelenare i predatori, ci sono utili!” Ne riparliamo quando mi reincarno, tra 250 anni circa…

Ugo de Cresi –
Non pubblicare foto in nome della legge!
-Di quale legge? Del lupo o del gregge?
Non disturbare la fauna in nome di Dio!
-Di quale Dio, del tuo o del mio?
Sapevo che si sarebbe arrivati ad un paradosso già ampiamente manifestatosi per l’ambiente marino.
Da più parti si leva alto il mònito di chi pensa “ il mio bosco è più bosco del tuo bosco” manifestando così un diritto di prelazione acquisito per sacro diritto silvestre.
Uno Ius Primae Noctis ricevuto in dono direttamente dalle mani di Madre Natura.
E’ già successo per i nostri mari.
Decine di associazioni hanno cominciato a sostituirsi agli organismi istituzionali decretando da un lato un encomiabile risultato di conservazione, ma dall’altro – a causa della mancanza di strutture organiche tutelate e operativamente incisive- si sono generati ampi spazi abbandonati a loro stessi dove ha prevalso la legge del più forte.
Un esempio:
Un gran lavoro di classificazione, mappatura, monitoraggio e studio dei cetacei.
Bene.
Ma possiamo nasconderci che al momento in Mediterraneo circolano quasi 1000 (MILLE!) specie aliene invasive?
La mia riflessione va in quella direzione.
E’ tornato il Lupo.
Ok.
Bene.
Ma di chi è?
Poichè la netta percezione è che il canide sia fatto a pezzetti, da torme di autodichiaratisi proprietari del codice genetico dell’animale, detta netta.
I fotografi naturalisti rivendicano appostamenti di giorni e giorni ed una conoscenza del territorio capillare.
Dice il fotografo: il lupo è mio.
I cacciatori sostengono di conoscere a perfezione tutti i segreti più reconditi dei lupi,tramandati dai loro avi (che i lupi li potevano liberamente ammazzare bèlin!) tanto da risultare incaricati dalle istituzioni di monitorarli.
Dice il cacciatore: il lupo è mio.
I Parchi Naturali hanno scoperto che il lupo traina business, e che vi sono migliaia di turisti interessati all’offerta, che va assolutamente (e giustamente) tutelata.
Dice il Parco: il lupo è mio.
Le Associa ed esperti capitalizzano le competenze lupine acquisite rispondendo solo con partita iva e fattura.
Dice l’esperto: il lupo è mio (e lo gestisco io).
In fondo alla catena resta il libero cittadino.
Il semplice appassionato.
L’Osservatore.
Munito di fotocamera al collo, cammina per ore, con qualsiasi condizione atmosferica, gustandosi il piacere di assaporare quella libertà d’intenti svincolato da interessi specifici.
L’osservatore è imprintato all’unico scopo di conoscenza dell’ambiente, registrando le immagini per poi condividerle come informazioni su facebook.
Ed è proprio vero, per quanto sconvolgente, se la fotografia dell’osservatore riceve molti like , l’osservatore è contento!
Gli osservatori, oggi, sono visti come la peggior categoria esistente: disturbano la fauna, rivelano preziosissime informazioni ai bracconieri, intralciano il lavoro degli esperti.
Eppure tutte queste categorie che operano nell’universo lupo, dimenticano che primancora di essere diventati esperti, consulenti, protagonisti del lupo italiano, sono stati -all’inizio- dei semplici osservatori.
Come me.
Osservai Hope: un lupo subalpha che ho fotografato presso il Centro Faunistico Uomini e Lupi di Entracque Cuneo, inserito nel Parco Alpi Marittime.
Presso lo stesso Centro mi comunicarono che si trattava di un lupo “scacciato dal branco” che in effetti per tutta la durata della mia presenza (dalle 9 alle 17) non ha mai oltrepassato la zona di dominio territoriale del branco.
Mi chiesi cosa potesse provare un animale che fa della dispersione la sua ragione di vita a dover vivere confinato in uno spazio limitato.
Provai -per lui- molta tristezza.

Enzo Suma – Sta nascendo! Una delle 3 uova di fratino si sta schiudendo. la fratina c’è ed è anche tranquilla. Lo smartphone è camuffato ad arte con foglie di lentisco. Dal momento in cui mi sono allontanato al ritorno dell’adulto sono passati pochi secondi. Disturbo zero. Nessuna nidiata è a rischio. Perché non solo lo smartphone era coperto di vegetazione e il fratino immediatamente è tornato al nido ma abbiamo assistito in diretta alla schiusa di un uovo. A guardarlo c’erano adulti e bambini. Di tutti i nidi che ho seguito nel mio territorio non vi è stato un solo abbandono. Il motivo è semplice. Il disturbo non c’è… Tutti quei momenti oltre la schiusa, la comunicazione genitore-piccolo o per esempio quando il genitore porta subito via il guscio appena schiuso per evitare che i predatori come le cornacchie si accorgano della presenza di uova, li abbiamo letti solo nei libri. Difficilissimo beccare quei momenti.
Dario Rapino – A volte, nel frequentare i posti più selvaggi, ci si imbatte in scene come questa: un piccolo di cervo, quasi certamente inseguito dai lupi, precipitato da un’alta parete rocciosa sul greto del torrente. Ciò che mi ha più colpito è stato scorgere dal suo occhio la fuoriuscita di una lacrima. Ho immaginato il terrore ed il dolore del cerbiatto, che ho lungamente accarezzato, sino a rammentare che è così la vita e la morte in natura.
Appena caduto in una profonda forra, raggiungibile solo risalendo il fiume per un paio d’ore. I Lupi non sprecano vanamente energie, troveranno un altro cervo.

Annamaria Mario Impicciatore Ricci – sicuramente non va sprecato non avviene nulla per caso se lo hanno fatto cadere lo recupera chi lo ha fatto sono molto più organizzati di quello che pensiamo mi space per il “bambi”ma la lupa deve sfamare i suoi cuccioli

Alessandro Ghezzer – Sparare ai lupi è giusto
Dopo lunga e sofferta riflessione, sono giunto alla convinzione che i lupi debbano essere eliminati. Tutti. Se i nostri nonni hanno sterminato lupi e orsi, una ragione ci sarà stata. Queste bestie feroci devono stare nel loro ambiente, non possiamo farli stare dove abitiamo noi in montagna da sempre.
Lupi e orsi è noto che sono stati reintrodotti da animalisti megalomani e senza scrupoli, e ora sono totalmente fuori controllo. Bisogna agire subito prima che sia troppo tardi, i lupi sono ancora pochi in Trentino ma presto diventeranno migliaia perché si riproducono in modo esponenziale, sono molto prolifici e non hanno predatori naturali. Per non parlare degli ibridi che sono feroci il doppio e non solo non temono l’uomo ma lo disprezzano.
Ormai i lupi, che sono furbi e opportunisti, prendono lo scuolabus con i nostri bambini, finora è andata bene ma cosa aspettiamo il morto??? I politici devono decidere subito provvedimenti, incaricare i cacciatori di fare piazza pulita una volta per tutte. La nostra bella fauna di caprioli e camosci viene decimata nell’indifferenza generale e i cacciatori, che da sempre amano la natura e proteggono l’ambiente, non sanno più a chi sparare. Questo non è giusto, con tutte le tasse che pagano.
Ogni volta che andiamo in montagna troviamo centinaia di carcasse o anche animali sbranati vivi che si lamentano orribilmente. I nostri allevatori sono allo stremo, le reti e i cani non servono a niente: vengano quelli di città a badare alle nostre bestie, facile scrivere su Facebook dal divano! Se non si fa qualcosa i pastori e gli allevatori abbandoneranno la montagna che diventerà un covo di vipere. I turisti scompariranno e dovremo tutti emigrare nelle miniere del Belgio come nell’800.
Non si può andare avanti così: non siamo neanche più padroni dei nostri boschi, non possiamo più neppure uscire di casa! La gente vive nel terrore di incontrare questi animali feroci e brutali assetati di sangue umano. In Francia i lupi hanno assaltato alcune scuole ma la notizia è stata messa a tacere perché girano tanti soldi intorno a questi progetti di pseudo tutela ambientale. I predatori non possono stare in Italia, riportiamoli in Romania da dove sono venuti o portati qui di nascosto. Ha ragione Messner, la montagna è dei contadini che la abitano da millenni, i lupi devono stare al loro posto nelle riserve o in recinti lontani dall’uomo, che ha altro da fare e non ha tempo di mettere le reti.

Nico Valerio – Lunghe strade urbane con palazzi enormi e senza un solo albero. E’ la morte, sia d’inverno che in estate. Vivere senza alberi non è vivere. In vistosa contrapposizione, un viale alberato con piante alte e ricche di fogliame.
La differenza è enorme. Ma la differenza non sta solo nell’abbassamento della temperatura d’estate, banalmente e superficialmente; ma proprio tutto il microclima cambia: umidità, scambio ossigeno-anidride carbonica, diffusione di eventuali essenze aromatiche, effetti diretti sulla biologia, salute, sicurezza e perfino psicologia dei cittadini, vita e interazioni molteplici con uccelli e altri animali ecc. L’unico elemento negativo è che gli alberi nascondono alla vista eventuali facciate artistiche e monumenti. Ma visto che la stragrande maggioranza delle vie cittadine, perfino in città che hanno continuità storica e un Centro storico denso di testimonianze, come Roma, sono squallide e desolanti, il problema si pone molto raramente.

Alessandro Bottacci – Monte Penna (1333 m s.l.m.)
Bellissima giornata nelle mie amate Foreste casentinesi con gli studenti dell’Università di Camerino.
Un tuffo nella mia professione (imprigionata in una assurda indifferenza da un anno e mezzo) e una ventata di giovanile entusiasmo portata da questi ragazzi pieni di passione.
Grazie agli amici Prof. Canullo e Campetella che mi hanno permesso di tornare in questi posti e di poter parlare di boschi vetusti e di gestione responsabile delle foreste.
Mentre il mondo delle Scienze forestale continua imperterrito a percorrere la strada dello sfruttamento e della semplificazione delle foreste (ora pure con l’obbligo della gestione attiva), per fortuna esistono altre Discipline nelle quali si insegna la gestione responsabile del.bosco come un ecosistema complesso, adattativo e capace di autoregolarsi.
Solo boschi più evoluti potranno anche fornire un apporto economico serio e sostenibile
I boschi semplificati sono espressione di una selvicoltura povera e non attenta al futuro.
…ed un forestale vero può solo lavorare per un futuro migliore. Quello che è stato ucciso da alcuni forestali stessi

Alessandro Montaghi – peccato che poi quando finiscono questo tipo di corsi di Laurea non troveranno lavoro.

Donato Venezia – Quanto volevo fare il Forestale. ..ma quello di una volta.

Cristiano Manni – Convegno sulle foreste a Vallombrosa. Nello scenario dell´Abbazia è risuonata la voce unisona della visione “benedettina”, di un bosco cioè assoggettato ai bisogni dell´uomo, seppur ben gestito e custodito e declinato, coi dovuti distinguo, nei suoi servizi ecosistemici. Un vasto elogio del recente Testo Unico Forestale, così attento alla gestione, da dimenticare la tutela nelle supreme forme di competenza statale: il paesaggio e l´ambiente. Non si è respirato se non un debole anelito di una visione francescana, che riconosce il bosco come “fratello” dell´uomo nella soggettività del diritto, dalle parole del Prof. Ciancio, presidente dell´Accademia Italiana di Scienze Forestali.
Da laico, non posso che simpatizzare per la visione francescana, che oltretutto è all´avanguardia nella filosofia della scienza (col paradigma della complessità) e nell´etica (nell´ecologia del diritto di F. Capra e U. Mattei, nella centralità dei beni comuni di P. Maddalena, S. Rodotà, P. Grossi, S. Settis). Insomma, ancora una volta il mondo forestale, seppur competente, ha dimostrato di essere rimasto, culturalmente, un passo indietro allo spirito dei tempi.
Un solo ospite sgradito, profano, direi sacrilego in quel contesto: l´assessore regionale che, non da un passo, ma dal profondo di un abisso culturale, parla ancora di boschi che, come i campi, sono da sottoporre a coltivazione e sfruttamento.
Lungi da me una visione manichea, quindi ben mi rendo conto che il TUF, come tutte le creazioni umane, nasconde punti di forza e di debolezza. Ha per esempio una struttura legislativa più solida, e fornisce delle definizioni univoche. Insiste sulla pianificazione, anche regionale e permette (anche se non obbliga, come sarebbe stato auspicabile) una pianificazione di aree omogenee, che avrebbe potuto meglio adeguarsi alle realtà forestali locali.
Molto dipenderà dai decreti ministeriali, ma temo che sia sfumata l’occasione di mettere paletti precisi (statali) alle utilizzazioni che contrastano con il paesaggio (i famigerati tagli colturali) e con l’ambiente e l’assetto idrogeologico (il taglio raso). Avrebbe poi potuto favorire l’ avviamento a fustaia dei cedui. La fustaia obbliga ad una maggiore professionalità nella gestione, nella pianificazione, nell’utilizzazione e nel controllo.
Mi sono sempre chiesto, e credo anche chi da ufficiale della Forestale, perché all’inizio della filiera del ceduo ci sia un mondo fatto di lavoro nero, precario, insicuro, che lascia boschi semplificati, suoli impoveriti, segni storici e culturali annientati, e che crea un reddito scarso, mal distribuito, che non resta nel territorio. Alla fine solo un bosco tagliato, sentieri distrutti, rifiuti sparsi.
Io penso che basti guardare l’output striminzito si questo sistema complesso, per domandarsi se dentro il modello a bkack box non ci sia qualcosa di scorretto.

Pro natura opus et vigilantia.