BROWN ECONOMY

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Franco Tassi – MOSTRI INSAZIABILI, CENTRALI A BIOMASSE
Quello che l’Italia drogata da pil e spread non sembra capire è che oggi è in atto il più violento attacco mai condotto ai danni della natura, della biodiversità, del paesaggio e degli ecosistemi, ancora, se non intatti, almeno in parte ben conservati. E’ un assalto sferrato da un esercito compatto di politicanti, tecnocrati, b
urocrati, pseudo-accademici e media, nel nome del profitto e sotto le pressioni di assomobili, pellettari e centrali a biomasse, ghiotto boccone per affaristi o peggio. Il danno ecologico e idrogeologico è immenso, ma non meno gravi sono le conseguenze per la salute. Con l’aiuto degli incentivi europei e nel nome della crescita infinita e dell’adorato sviluppo, per produrre più energia (senza un vero piano energetico nazionale, e senza nemmeno voler sentir parlare del doveroso, possibile risparmio energetico). Risultato finale: aridificazione, mutamento climatico, frane, fango che scende nelle città e via dicendo… per non dire di aumento e diffusione di patologie, con costi per la collettività assai maggiori degli scarsi benefici (in gran parte a favore di pochi operatori). Una conferma che l’Italia: 1) fa tutto il possibile per autodistruggersi; 2) è totalmente incapace di analisi costi-benefici (vedi TAV, TRIV, TAP e simili); 3) ama assai più l’arricchimento di pochi (“lo particulare” di Machiavelli) del bene comune e collettivo; 4) riesce a capovolgere tanto la verità, da fare hara-kiri con estatica contentezza (in un recente sondaggio non erano pochi gli interpellati a parteggiare per le banche e la finanza; 5) riesce sempre a distogliere l’attenzione dai problemi reali, concentrandosi per di più sui banali pettegolezzi; 6) appare insuperabile nel tacere le verità nascoste (per esempio: avete notato che stanno sorgendo ovunque a decine centrali a biomasse, ma pochi ne parlano, e non esiste, nè può essere in alcun modo ottenuta, ricostruita e pubblicata, una aggiornata mappa di questi mostri insaziabili e contaminanti in quello che fu il Bel Paese?).
Seguiamo da tempo anche la telenovela dell’assalto al Lagorai, in pratica il più recente attacco ad una delle ultime zone del BelPaese rimasta ancora esente dalle contaminazioni di un malinteso progresso. Quello che, nel nome di crescita e sviluppo, valorizzazione e modernizzazione, ha già deturpato buona parte dell’Italia, puntando alla conquista della Natura per finalità inconfessabili, dietro cui si celano spesso appetiti speculativi, sete di profitto e totale incapacità di orientare correttamente l’assetto del territorio.
Possiamo immaginare facilmente la dinamica di vicende del genere, avendone seguite e combattute a iosa. Si spergiura anzitutto che non si tratterà che di interventi minimi, per realizzare strade e accessi più comodi, alloggi e punti di ristoro più confortevoli … Ma in realtà, si innesca il germe di una metastasi che poi sarà molto difficile, se non impossibile, contenere. Occorrono anche infrastrutture, impianti, servizi: in pratica, si va verso la piena urbanizzazione, e cementificazione del territorio. Per il bene dell’ambiente? No di certo! Per il bene comune? Meno che mai! Probabilmente, per qualcuno che intende investire in un territorio quasi vergine, per realizzare consistenti profitti. Ma certamente a danno della collettività. Perché se si vuole assicurare il benessere della zona, gli investimenti vanno indirizzati nei villaggi montani e nei borghi: ed è lì che il turista, l’escursionista, il visitatore e il naturalista debbono trovare tutto ciò che loro occorre, offrendo occasioni di lavoro ai giovani e rianimando l’economia della zona. Per poi partire alla scoperta della Natura protetta, in modo non rumoroso né invasivo – diremmo quasi in silenzio, e in punta dei piedi – per godere di una esperienza unica, preziosa per l’equilibrio psicofisico, in luoghi sempre più rari, e per questo apprezzati e ricercati, dove l’uomo non ha ancora impresso pesanti segni di barbarie e inciviltà. Per rendersi conto di come si può amare il paesaggio, la foresta e la biodiversità, e goderne senza distruggerli, sarebbe sufficiente ispirarsi ai Decaloghi in vigore nelle Aree Protette, a contatto con quelle meraviglie che è nostro preciso dovere tramandare a figli e nipoti.
Un pubblico educato, e ben guidato, può senz’altro portare consistenti benefici economici, ma anche culturali (circolazione delle idee) e sociali (contatti tra locali e visitatori). Ma ciò deve avvenire all’interno dei villaggi, riscoprendone usi e tradizioni, cibi e prodotti, anziché occupando in ordine sparso e disordinato il territorio, i boschi e i monti.
La conferma verrà da una seria analisi costi-benefici, che mostrerà quanto maggiori siano i vantaggi di questa strategia, rispetto alle tante banali e sgraziate iniziative, che purtroppo ancor oggi imperversano ovunque. Lo dimostrano, sia pure in situazioni diverse, le esperienze concrete dei Parchi Nazionali della Vanoise (Francia), della Foresta Bavarese (Germania), e d’Abruzzo (Italia). In quest’ultimo, villaggi moribondi come Civitella Alfedena sono rinati, grazie al nuovo turismo naturalistico, richiamato non certo da nuove infrastrutture, ma dalla fauna e flora uniche, dai paesaggi straordinari e dalla storia delle prime più sofferte battaglie per la conservazione della natura nel nostro Paese.
E’ ben noto che il turismo è la più grande industria del mondo, e che l’ecoturismo ne rappresenta il segmento in più rapida crescita. Chi ha la fortuna di avere un patrimonio naturale di eccellenza, deve capire che tutelarlo nella sua integrità costituisce non solo un dovere morale, ma anche il miglior investimento per il territorio e per le generazioni future.

Danilo Selvaggi – Il nostro progetto Mosaici mediterranei, che va avanti da molti anni, è giunto alla sua seconda edizione ed ha numerosi obiettivi, di relazione tra i cambiamenti climatici e la conservazione della biodiversità.
L’obiettivo specifico sulle biomasse ha il senso esattamente contrario di quello temuto. Serve proprio a proporre piccoli modelli alternativi allo scempio della gestione odierna delle biomasse. Piccoli modelli che risparmino boschi e foreste e utilizzino frasche e materiali secchi per alimentare piccole cose, come ad esempio la caldaia delle scuole del Comune di Fontecchio.
Si tratta peraltro (e purtroppo) di progetti solo teorici, perché non facile farli accettare ai comuni (in questo caso Fontecchio). Non facile in sé, impossibile se poi ne capovolgiamo il senso.

Ugo Corrieri – Le Biomasse costituiscono un modo LEGITTIMO, tramite gli incentivi pubblici, di guadagnare denaro (senza incentivi economici nessuno si sognerebbe di produrre elettricità o calore bruciando biomasse, sarebbe economicamente svantaggioso). La nuova Direttiva europea sulle energie rinnovabili sottoposta all’approvazione del parlamento europeo, promuove ulteriormente il taglio degli alberi per le biomasse.
Tuttavia, per quanti soldi e interessi ci siano in gioco, ripeto che:
– ben 784 scienziati sostengono che promuovere l’uso di legna come combustibile rinnovabile accelererà il cambiamento climatico;
-secondo gli otto scienziati statunitensi ed europei autori di quest’altro articolo scientifico pubblicato su Nature Communications con questa nuova RED (Renewable Energy Directive) probabilmente aumenteranno fortemente le emissioni di gas serra in Europa e verranno causati gravi danni alle foreste a livello mondiale. Essi sostengono che per kW ora di elettricità prodotta tipicamente con la combustione di legname viene emessa 1,5 volte la CO2 emessa quando si usa carbone e 3 volte la CO2 emessa quando si usa gas naturale. Scrivono: “Anche se il legname è rinnovabile, tagliare e bruciare la legna per avere energia aumenta il carbonio in atmosfera per tempi che vanno da decenni alle centinaia di anni a seconda di un certo numero di fattori, spiegano i ricercatori. L’uso di bioenergia in questa forma prende del carbonio che altrimenti rimaneva immagazzinato in una foresta e lo mette in atmosfera. A causa di varie inefficienze sia nel metodo di taglio che in quello di combustione il risultato è che di gran lunga più carbonio viene emesso dalle ciminiere in aria per kilowatt ora di elettricità o calore rispetto alla combustione di combustibili fossili.
La stessa Unione Europea attribuisce ufficialmente (Air Quality Report) circa 60.000 morti precoci ogni anno in Italia (dati 2015) al PM2,5 atmosferico, il quale secondo l’ISPRA è in Italia per la metà primario emissivo (per l’altra metà, si forma in atmosfera per processi secondari, principalmente innescati da NO3), e sempre secondo ISPRA IL 68% del PM2,5 primario emissivo (dati 2015) è dovuto alla combustione di tutte le biomasse legnose. Infine, secondo GSE (Gestore Servizi Energetici, la controllata del Tesoro che distribuisce gli incentivi pubblici alle rinnovabili), circa il 20% della potenza emissiva del PM2,5 di tutte le biomasse legnose solide in Italia (dati 2015) è attribuita agli impianti incentivati con denaro pubblico per produzione di energia elettrica o per co-generazione (elettricità + calore).
Il calcolo è semplice: il 20% del 68% di 1/2 di 60.000 fa circa 4000. Quattromila morti precoci in Italia ogni anno (dati 2015) per le emissioni di PM2,5 delle centrali a biomasse legnose solide incentivate con denaro pubblico! A tale numero vanno aggiunte le meno facilmente calcolabili, ma sicure morti precoci dovute a diossina, furani, IPA, Hg, As emessi dalla combustione delle biomasse legnose e va inoltre aggiunto il carico sanitario per le malattie (cancro, malattie cardiovascolari, Alzheimer, Parkinson…) provocate sia dal PM2,5 sia dalle suddette altre emissioni
QUINDI: TUTTE LE CENTRALI A BIOMASSE, CON LE LORO EMISSIONI, FANNO AMMALARE E UCCIDONO E TUTTE VANNO BANDITE (anche le piccole stufe domestiche a legna sono piccole centrali a biomasse e aumentano i rischi di malattie e morti molto più del gas naturale).
Nel progetto di cui è capofila la LIPU si prevedono numerose piccole centrali a biomasse. Sono propenso a credere che gli estensori del progetto siano stati in buona fede: le centrali a biomasse sono incentivate con denaro, il progetto era ovviamene finalizzato a vincere i vari incentivi del PSR, quindi gli estesori vi hanno messo anche piccole centrali a biomasse, rifornite con sfalci, scarti ecc.ecc…peccato che 1) le centrali a biomasse solide in Italia sono oramai così tante che gli scarti non bastano mai, e soprattutto 2) che anche bruciando gli scarti legnosi si uccide e si fa ammalare (oltre che si tagliano alberi e si danneggiano boschi e biodiversità). Non si può fare una frittata senza rompere le uova: chi taglia alberi e li brucia per riscaldare danneggia SEMPRE la biodiversità e i boschi e provoca emissioni che fanno ammalare e morire le persone
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Mevio Filano Calpurnio – Quello che mi domando io è come si possa affermare in chiave ambientalista che i boschi modello siano quelli tagliati, manomessi e buttati in biomasse. Tralasciando che i boschi modello sono quelli naturali, siamo in un parco regionale e nel suo cuore..Fontecchio in Abruzzo, la Lipu appoggia il progetto biomasse e boschi modello correlati
Francesca Composto – poi voglio vedere come si respira…Gli alberi sono vita che ci da vita e vanno amati e rispettati. Quello che mi domando possibile mai che ci debbano rimettere solo gli alberi? Le conseguenze poi ci saranno per tutti ma sarà troppo tardi. Sono basita anch’io che non butterei giù un albero e la cosa mi dà alquanto fastidio spero che si ravvedano prima del disastro! Io sono rimasta male…Io mi fido della LIPU e mi auguro che tutto quello che è stato scritto sia errato, come soci noi abbiamo fiducia.
Fulvio Mamone Capria – la Lipu è una delle poche garanzie sulla faccia della terra. Ma se qualcuno non parla in termini scientifici riferendosi ad un progetto mediterraneo ed internazionale, che parla di natura, boschi, sostenibilità o è scorretto o è incapace di vedere la situazione. La gente di montagna si riscalda col carbone o con la legna? E la legna dove la prende? Dai tagli che se non ci fossero il bosco invaderebbe la campagna. Detto ciò dal parlare di centrali biomasse facendo credere che stiamo alimentando megawatt d’impianti con la legna anziché parlare del tema del taglio controllato che mira all’equilibrio sostenibile delle attività antropiche, ce ne vuole… Purtroppo alcuni pensano che qualsiasi cosa faccia l’uomo verso la natura, come anche il taglio controllato di un bosco sia un errore tanto loro accendono la luce con le centrali a carbone …e cercano di parlare male degli altri immaginando che la Lipu faccia tagliare foreste primarie. Il prossimo che dice qualcosa lo querelo e regalo i soldi ai centri di recupero. Vogliamo fare questo gioco?

Alessandro Bottacci – Faggete del Parco della Majella danneggiate dal cantiere forestale: purtroppo molto spesso dietro questi episodi ci sono scelte politiche errate, non solo disposizioni tecniche senza base e queste situazioni si stanno diffondendo a macchia d’olio. Molti Parchi Nazionali sono in mano a politici senza scrupoli e senza cultura, le Scienze forestali (ormai cadute nella follia della valorizzazione economica delle foreste) avallano ogni intervento di taglio, il controllo è ormai ridotto all’osso e la gente comune non capisce la gravità di quanto sta accadendo.
O ci svegliamo o ci distruggeranno tutti i boschi in nome della green economy e del cippato 

Leonardo Mastragostino – Brown economy! 

Filippo Fonseca – Non c’e piu il rispetto.La forestale faceva rispettare e oggi abbiamo dei politici che non capiscono niente.Bisogna rimettere un po di ordine e di regole.Rispetto dei Parchi e via I politici italiani nel comando dei Parchi!
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