BROWN ECONOMY

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Franco Tassi – MOSTRI INSAZIABILI, CENTRALI A BIOMASSE
Quello che l’Italia drogata da pil e spread non sembra capire è che oggi è in atto il più violento attacco mai condotto ai danni della natura, della biodiversità, del paesaggio e degli ecosistemi, ancora, se non intatti, almeno in parte ben conservati. E’ un assalto sferrato da un esercito compatto di politicanti, tecnocrati, b
urocrati, pseudo-accademici e media, nel nome del profitto e sotto le pressioni di assomobili, pellettari e centrali a biomasse, ghiotto boccone per affaristi o peggio. Il danno ecologico e idrogeologico è immenso, ma non meno gravi sono le conseguenze per la salute. Con l’aiuto degli incentivi europei e nel nome della crescita infinita e dell’adorato sviluppo, per produrre più energia (senza un vero piano energetico nazionale, e senza nemmeno voler sentir parlare del doveroso, possibile risparmio energetico). Risultato finale: aridificazione, mutamento climatico, frane, fango che scende nelle città e via dicendo… per non dire di aumento e diffusione di patologie, con costi per la collettività assai maggiori degli scarsi benefici (in gran parte a favore di pochi operatori). Una conferma che l’Italia: 1) fa tutto il possibile per autodistruggersi; 2) è totalmente incapace di analisi costi-benefici (vedi TAV, TRIV, TAP e simili); 3) ama assai più l’arricchimento di pochi (“lo particulare” di Machiavelli) del bene comune e collettivo; 4) riesce a capovolgere tanto la verità, da fare hara-kiri con estatica contentezza (in un recente sondaggio non erano pochi gli interpellati a parteggiare per le banche e la finanza; 5) riesce sempre a distogliere l’attenzione dai problemi reali, concentrandosi per di più sui banali pettegolezzi; 6) appare insuperabile nel tacere le verità nascoste (per esempio: avete notato che stanno sorgendo ovunque a decine centrali a biomasse, ma pochi ne parlano, e non esiste, nè può essere in alcun modo ottenuta, ricostruita e pubblicata, una aggiornata mappa di questi mostri insaziabili e contaminanti in quello che fu il Bel Paese?).
Seguiamo da tempo anche la telenovela dell’assalto al Lagorai, in pratica il più recente attacco ad una delle ultime zone del BelPaese rimasta ancora esente dalle contaminazioni di un malinteso progresso. Quello che, nel nome di crescita e sviluppo, valorizzazione e modernizzazione, ha già deturpato buona parte dell’Italia, puntando alla conquista della Natura per finalità inconfessabili, dietro cui si celano spesso appetiti speculativi, sete di profitto e totale incapacità di orientare correttamente l’assetto del territorio.
Possiamo immaginare facilmente la dinamica di vicende del genere, avendone seguite e combattute a iosa. Si spergiura anzitutto che non si tratterà che di interventi minimi, per realizzare strade e accessi più comodi, alloggi e punti di ristoro più confortevoli … Ma in realtà, si innesca il germe di una metastasi che poi sarà molto difficile, se non impossibile, contenere. Occorrono anche infrastrutture, impianti, servizi: in pratica, si va verso la piena urbanizzazione, e cementificazione del territorio. Per il bene dell’ambiente? No di certo! Per il bene comune? Meno che mai! Probabilmente, per qualcuno che intende investire in un territorio quasi vergine, per realizzare consistenti profitti. Ma certamente a danno della collettività. Perché se si vuole assicurare il benessere della zona, gli investimenti vanno indirizzati nei villaggi montani e nei borghi: ed è lì che il turista, l’escursionista, il visitatore e il naturalista debbono trovare tutto ciò che loro occorre, offrendo occasioni di lavoro ai giovani e rianimando l’economia della zona. Per poi partire alla scoperta della Natura protetta, in modo non rumoroso né invasivo – diremmo quasi in silenzio, e in punta dei piedi – per godere di una esperienza unica, preziosa per l’equilibrio psicofisico, in luoghi sempre più rari, e per questo apprezzati e ricercati, dove l’uomo non ha ancora impresso pesanti segni di barbarie e inciviltà. Per rendersi conto di come si può amare il paesaggio, la foresta e la biodiversità, e goderne senza distruggerli, sarebbe sufficiente ispirarsi ai Decaloghi in vigore nelle Aree Protette, a contatto con quelle meraviglie che è nostro preciso dovere tramandare a figli e nipoti.
Un pubblico educato, e ben guidato, può senz’altro portare consistenti benefici economici, ma anche culturali (circolazione delle idee) e sociali (contatti tra locali e visitatori). Ma ciò deve avvenire all’interno dei villaggi, riscoprendone usi e tradizioni, cibi e prodotti, anziché occupando in ordine sparso e disordinato il territorio, i boschi e i monti.
La conferma verrà da una seria analisi costi-benefici, che mostrerà quanto maggiori siano i vantaggi di questa strategia, rispetto alle tante banali e sgraziate iniziative, che purtroppo ancor oggi imperversano ovunque. Lo dimostrano, sia pure in situazioni diverse, le esperienze concrete dei Parchi Nazionali della Vanoise (Francia), della Foresta Bavarese (Germania), e d’Abruzzo (Italia). In quest’ultimo, villaggi moribondi come Civitella Alfedena sono rinati, grazie al nuovo turismo naturalistico, richiamato non certo da nuove infrastrutture, ma dalla fauna e flora uniche, dai paesaggi straordinari e dalla storia delle prime più sofferte battaglie per la conservazione della natura nel nostro Paese.
E’ ben noto che il turismo è la più grande industria del mondo, e che l’ecoturismo ne rappresenta il segmento in più rapida crescita. Chi ha la fortuna di avere un patrimonio naturale di eccellenza, deve capire che tutelarlo nella sua integrità costituisce non solo un dovere morale, ma anche il miglior investimento per il territorio e per le generazioni future.

Danilo Selvaggi – Il nostro progetto Mosaici mediterranei, che va avanti da molti anni, è giunto alla sua seconda edizione ed ha numerosi obiettivi, di relazione tra i cambiamenti climatici e la conservazione della biodiversità.
L’obiettivo specifico sulle biomasse ha il senso esattamente contrario di quello temuto. Serve proprio a proporre piccoli modelli alternativi allo scempio della gestione odierna delle biomasse. Piccoli modelli che risparmino boschi e foreste e utilizzino frasche e materiali secchi per alimentare piccole cose, come ad esempio la caldaia delle scuole del Comune di Fontecchio.
Si tratta peraltro (e purtroppo) di progetti solo teorici, perché non facile farli accettare ai comuni (in questo caso Fontecchio). Non facile in sé, impossibile se poi ne capovolgiamo il senso.

Ugo Corrieri – Le Biomasse costituiscono un modo LEGITTIMO, tramite gli incentivi pubblici, di guadagnare denaro (senza incentivi economici nessuno si sognerebbe di produrre elettricità o calore bruciando biomasse, sarebbe economicamente svantaggioso). La nuova Direttiva europea sulle energie rinnovabili sottoposta all’approvazione del parlamento europeo, promuove ulteriormente il taglio degli alberi per le biomasse.
Tuttavia, per quanti soldi e interessi ci siano in gioco, ripeto che:
– ben 784 scienziati sostengono che promuovere l’uso di legna come combustibile rinnovabile accelererà il cambiamento climatico;
-secondo gli otto scienziati statunitensi ed europei autori di quest’altro articolo scientifico pubblicato su Nature Communications con questa nuova RED (Renewable Energy Directive) probabilmente aumenteranno fortemente le emissioni di gas serra in Europa e verranno causati gravi danni alle foreste a livello mondiale. Essi sostengono che per kW ora di elettricità prodotta tipicamente con la combustione di legname viene emessa 1,5 volte la CO2 emessa quando si usa carbone e 3 volte la CO2 emessa quando si usa gas naturale. Scrivono: “Anche se il legname è rinnovabile, tagliare e bruciare la legna per avere energia aumenta il carbonio in atmosfera per tempi che vanno da decenni alle centinaia di anni a seconda di un certo numero di fattori, spiegano i ricercatori. L’uso di bioenergia in questa forma prende del carbonio che altrimenti rimaneva immagazzinato in una foresta e lo mette in atmosfera. A causa di varie inefficienze sia nel metodo di taglio che in quello di combustione il risultato è che di gran lunga più carbonio viene emesso dalle ciminiere in aria per kilowatt ora di elettricità o calore rispetto alla combustione di combustibili fossili.
La stessa Unione Europea attribuisce ufficialmente (Air Quality Report) circa 60.000 morti precoci ogni anno in Italia (dati 2015) al PM2,5 atmosferico, il quale secondo l’ISPRA è in Italia per la metà primario emissivo (per l’altra metà, si forma in atmosfera per processi secondari, principalmente innescati da NO3), e sempre secondo ISPRA IL 68% del PM2,5 primario emissivo (dati 2015) è dovuto alla combustione di tutte le biomasse legnose. Infine, secondo GSE (Gestore Servizi Energetici, la controllata del Tesoro che distribuisce gli incentivi pubblici alle rinnovabili), circa il 20% della potenza emissiva del PM2,5 di tutte le biomasse legnose solide in Italia (dati 2015) è attribuita agli impianti incentivati con denaro pubblico per produzione di energia elettrica o per co-generazione (elettricità + calore).
Il calcolo è semplice: il 20% del 68% di 1/2 di 60.000 fa circa 4000. Quattromila morti precoci in Italia ogni anno (dati 2015) per le emissioni di PM2,5 delle centrali a biomasse legnose solide incentivate con denaro pubblico! A tale numero vanno aggiunte le meno facilmente calcolabili, ma sicure morti precoci dovute a diossina, furani, IPA, Hg, As emessi dalla combustione delle biomasse legnose e va inoltre aggiunto il carico sanitario per le malattie (cancro, malattie cardiovascolari, Alzheimer, Parkinson…) provocate sia dal PM2,5 sia dalle suddette altre emissioni
QUINDI: TUTTE LE CENTRALI A BIOMASSE, CON LE LORO EMISSIONI, FANNO AMMALARE E UCCIDONO E TUTTE VANNO BANDITE (anche le piccole stufe domestiche a legna sono piccole centrali a biomasse e aumentano i rischi di malattie e morti molto più del gas naturale).
Nel progetto di cui è capofila la LIPU si prevedono numerose piccole centrali a biomasse. Sono propenso a credere che gli estensori del progetto siano stati in buona fede: le centrali a biomasse sono incentivate con denaro, il progetto era ovviamene finalizzato a vincere i vari incentivi del PSR, quindi gli estesori vi hanno messo anche piccole centrali a biomasse, rifornite con sfalci, scarti ecc.ecc…peccato che 1) le centrali a biomasse solide in Italia sono oramai così tante che gli scarti non bastano mai, e soprattutto 2) che anche bruciando gli scarti legnosi si uccide e si fa ammalare (oltre che si tagliano alberi e si danneggiano boschi e biodiversità). Non si può fare una frittata senza rompere le uova: chi taglia alberi e li brucia per riscaldare danneggia SEMPRE la biodiversità e i boschi e provoca emissioni che fanno ammalare e morire le persone
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Mevio Filano Calpurnio – Quello che mi domando io è come si possa affermare in chiave ambientalista che i boschi modello siano quelli tagliati, manomessi e buttati in biomasse. Tralasciando che i boschi modello sono quelli naturali, siamo in un parco regionale e nel suo cuore..Fontecchio in Abruzzo, la Lipu appoggia il progetto biomasse e boschi modello correlati
Francesca Composto – poi voglio vedere come si respira…Gli alberi sono vita che ci da vita e vanno amati e rispettati. Quello che mi domando possibile mai che ci debbano rimettere solo gli alberi? Le conseguenze poi ci saranno per tutti ma sarà troppo tardi. Sono basita anch’io che non butterei giù un albero e la cosa mi dà alquanto fastidio spero che si ravvedano prima del disastro! Io sono rimasta male…Io mi fido della LIPU e mi auguro che tutto quello che è stato scritto sia errato, come soci noi abbiamo fiducia.
Fulvio Mamone Capria – la Lipu è una delle poche garanzie sulla faccia della terra. Ma se qualcuno non parla in termini scientifici riferendosi ad un progetto mediterraneo ed internazionale, che parla di natura, boschi, sostenibilità o è scorretto o è incapace di vedere la situazione. La gente di montagna si riscalda col carbone o con la legna? E la legna dove la prende? Dai tagli che se non ci fossero il bosco invaderebbe la campagna. Detto ciò dal parlare di centrali biomasse facendo credere che stiamo alimentando megawatt d’impianti con la legna anziché parlare del tema del taglio controllato che mira all’equilibrio sostenibile delle attività antropiche, ce ne vuole… Purtroppo alcuni pensano che qualsiasi cosa faccia l’uomo verso la natura, come anche il taglio controllato di un bosco sia un errore tanto loro accendono la luce con le centrali a carbone …e cercano di parlare male degli altri immaginando che la Lipu faccia tagliare foreste primarie. Il prossimo che dice qualcosa lo querelo e regalo i soldi ai centri di recupero. Vogliamo fare questo gioco?

Alessandro Bottacci – Faggete del Parco della Majella danneggiate dal cantiere forestale: purtroppo molto spesso dietro questi episodi ci sono scelte politiche errate, non solo disposizioni tecniche senza base e queste situazioni si stanno diffondendo a macchia d’olio. Molti Parchi Nazionali sono in mano a politici senza scrupoli e senza cultura, le Scienze forestali (ormai cadute nella follia della valorizzazione economica delle foreste) avallano ogni intervento di taglio, il controllo è ormai ridotto all’osso e la gente comune non capisce la gravità di quanto sta accadendo.
O ci svegliamo o ci distruggeranno tutti i boschi in nome della green economy e del cippato 

Leonardo Mastragostino – Brown economy! 

Filippo Fonseca – Non c’e piu il rispetto.La forestale faceva rispettare e oggi abbiamo dei politici che non capiscono niente.Bisogna rimettere un po di ordine e di regole.Rispetto dei Parchi e via I politici italiani nel comando dei Parchi!
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DISSESTO

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Alessandro Bottacci – le foreste sono un patrimonio intergenerazionale e per questo motivo chi vi opera ha una responsabilità anche nei confronti delle generazioni passate che le hanno tutelate e di quelle future che hanno diritto a fruirne.Gli ecosistemi forestali sono ecosistemi ad elevata biocomplessità, la cui ricchezza e stabilità è strettamente legata non solo alle diverse specie 
presenti ma anche, e soprattutto, ai legami che si instaurano tra di esse. L’instaurazione di un elevato numero di legami è a sua volta favorita dal tempo e dall’assenza o limitatezza di disturbo (da tagli, pascolo, incendi, movimenti terra, inquinamento, cambiamento climatico, ecc.) Possibile che la gran parte di noi forestali non riesca a capire (talvolta neanche a concepire) il valore delle foreste lasciate allo sviluppo naturale indisturbato?
I boschi amano essere abbandonati.
L’uomo può ricavare da essi il materiale che serve alla vita a due condizioni:
1) operare solo su boschi evoluti, quindi evitando di intervenire su boschi giovanissimi come accade nel taglio ceduo
2) ridurre al minimo il disturbo causato con le pratiche selvicolturali, qualunque esse siano.
Gli alberi invecchiano le foreste crescono

Alberto Abrami – La nuova legislazione forestale nel decreto 3 aprile 2018 n.34 non pare affatto compatibile con la norma costituzionale che attribuisce alle Regioni la competenza esclusiva residuale in materia di foreste. Le caratteristiche fondamentali della nuova normativa rispetto al pregresso decreto n.227 del 2001, che viene abrogato, vanno in contro tendenza. Il bosco infatti, non viene più considerato come un ecosistema, valorizzandone i servizi di natura ambientale, quanto come produttore di legname-secondo un disegno strategico- obbligando il proprietario del bosco al taglio degli alberi con una disposizione di dubbia legittimità costituzionale. C’è perplessità per come il decreto preveda la possibilità, in contrasto con la conclamata volontà di estendere le superfici boscate, dell’eliminazione della vegetazione arborea già oggetto di rimboschimenti volontari realizzati su terreni agricoli, indipendentemente dalla presenza del vincolo idro-geologico, che non viene preso in considerazione, senza l’autorizzazione dell’Autorità forestale. Infine il parere di competenza espresso dalle Commissioni parlamentari è stato manifestato, contrariamente alla previsione costituzionale, quando le Camere erano state sciolte in vista del loro rinnovo.

Renzo Motta – La proposta di decreto ha ricevuto il parere del Consiglio di Stato (21 dicembre 2017) che oltre a non aver trovato incongruenze con la normativa vigente e i principi costituzionali, ha evidenziato positivamente le scelte tecniche introdotte per contrastare il crescente fenomeno dell’abbandono gestionale e per promuovere il ripristino e il mantenimento dei servizi eco sistemici delle formazioni forestali, con particolare riguardo alla funzione di difesa idrogeologica, di regimazione delle acque e del mantenimento della loro quantità e qualità. A questo si sono aggiunti i pareri  da parte delle  Commissioni parlamentari competenti per materia (Agricoltura del Senato e Ambiente e Agricoltura della Camera) e per i profili finanziari da parte delle Commissioni parlamentari Bilancio e Semplificazione. In questo contesto l’Ufficio di presidenza congiunto delle Commissioni Agricoltura, e Ambiente della Camera ha richiesto, anche se non previsto dalla delega, una serie di contributi scritti a differenti soggetti da utilizzare per l’approvazione. Le osservazioni (raccolte in un dossier di 130 pagine) sono state esaminate e valutate in sede di dibattito dalle Commissioni, insieme alle osservazioni politiche di Senatori e Deputati per poi essere sintetizzate in un unico documento. I pareri non recepiti sono stati pochi ed hanno sempre riguardato la coerenza tecnica e applicativa sulla materia settoriale trattata dal decreto. Il decreto deliberato in versione definitiva dal Consiglio dei Ministri il 16 marzo 2018 e inviato alla firma del Presidente della Repubblica per la sua promulgazione.

Carlo Quercophilus Papalini – Sulle funzioni consultive, il CDS può esprimere pareri su richiesta degli organi della Pubblica Amministrazione sulla legittimità e il merito degli atti amministrativi di Governo. Diverso è il controllo di legittimità costituzionale accentrato in un unico organo la Corte Costituzionale.
Si tratta di un sindacato di verifica che avviene sempre su leggi o atti già in vigore.

Ernesto Crescenzi – Neanche tanto breve, ma veridica storia della tutela dal dissesto idrogeologico nel Bel Paese.
Nel 1923 l’Italia si dota di un importante provvedimento su questo delicato tema. All’art. 1 del Regio decreto 3267/1923 venne scritto da Uomini saggi, politici e tecnici che probabilmente ritenevano che questo Paese avesse già sofferto all’epoca un numero di disastri sufficiente: “Sono sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici i terreni di qualsiasi natura e destinazione che, per effetto di forme di utilizzazione contrastanti con le norme …., possono con danno pubblico subire denudazioni, perdere la stabilita’ o turbare il regime delle acque.”.
Ecco il dissesto idrogeologico, spiegato in modo semplice ed in poche righe. Frane, erosioni, alluvioni, valanghe, mareggiate: tutto, a ben vedere, vi rientra; importante la sottolineatura del danno pubblico (che tanto spesso, in questo campo, ancor ci affligge).
Fondamentale l’attenzione che la norma dà, alla corretta gestione dei terreni rurali e, soprattutto, dei boschi.
L’applicazione di questo provvedimento non fu altrettanto lungimirante; il vincolo riguardò solo parte del territorio. Per semplificare: si vincolarono più i terreni dai quali il dissesto si generava (montagna, zone in pendenza etc.) che le aree dove il dissesto poteva apportare danni (a valle). E ciò anche per la delicata concomitanza con le competenze di altri Uffici, in tema di tutela idraulica (tale tutela era stata regolamentata già nel 1865, e poi rivista nel 1904).
Il vincolo solo parziale del territorio italiano in tema di dissesto idrogeologico, consentì nel tempo, in particolare dopo la II Guerra Mondiale, l’edificazione appena al margine delle zone vincolate (ed in diversi casi anche in quelle). Lo sviluppo urbanistico spesso caotico del territorio era regolato dall’industrializzazione e dal concomitante fenomeno dell’abbandono di massa della montagna, a favore dei centri urbani.
Tralasciamo le norme, pur importanti e fondamentali, che negli anni ’70 portano alla nascita delle regioni e focalizziamoci sul territorio. Per sanare una situazione di occupazione degli spazi ben poco pianificata, la Legge 28 febbraio 1985, n. 47 “Norme in materia di controllo dell’attività’ urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie” introduce il primo condono edilizio per opere già esistenti; ed anche la procedura per la sanatoria delle opere ancora a farsi.
Nello stesso anno 1985, per ovviare alle criticità che la legge edilizia avrebbe potuto generare, un Luminare a cui sarà intitolata la Legge, il Prof. Giuseppe Galasso si fa promotore di un fondamentale provvedimento di tutela del paesaggio: la Legge 8 agosto 1985, n. 431 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, recante disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale. Integrazioni dell’articolo 82 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.”.
Vediamo un po’ alcune delle aree che furono tutelate dalla legge del paesaggio italiano.
– i territori costieri compresi in una fascia della profondità’ di 300 metri dalla linea di battigia, …;
– i fiumi, i torrenti ed i corsi d’acqua ……, e le relative sponde o piede degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;
– le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul livello del mare per la catena appenninica e per le isole;
– i territori coperti da foreste e da boschi, ancorche’ percorsi o danneggiati dal fuoco…;
– i vulcani.
Elenco questo sottoinsieme di voci per sottolineare come la Legge Galasso abbia di fatto rappresentato per questo Paese, oltre che una forma di tutela della sua esteriore bellezza, anche una importante ed avveduta norma di tutela dal dissesto idrogeologico:
– tutelare 300 metri dalla linea di battigia significa impedire che si costruiscano – in modo scriteriato – case nella prima zona a rischio, in caso di mareggiate (vedere i danni recenti lungo la costa in Liguria);
– tutelare una fascia di 150 metri al lato dei fiumi significa impedire che si costruiscano case – in modo scriteriato – nella prima zona rischio, in caso di alluvioni (Casteldaccia purtroppo insegna, o meglio, rammenta nuovamente);
– tutelare la parte alta delle montagne significa impedire che si costruiscano case – in modo scriteriato – in zone a rischio di valanga o di flussi di detrito, etc. (Rigopiano, posto circa a 1200 metri di quota, purtroppo insegna);
– tutelare i boschi significa impedire la destabilizzazione dei terreni, con sviluppo di frane ed erosioni (e con collegato impatto anche sulle alluvioni);
– tutelare i vulcani, infine, significa impedire che si costruiscano case in zone caratterizzate da terreni noti a livello internazionale per generare talora fenomeni devastanti (ricordo la tragedia di Sarno, in Campania: i terreni che seppellirono ben 160 malcapitati erano di origine vulcanica, anche se ammantavano montagne calcaree prospicienti al Vesuvio).
Noto che non è prevista una quota minima per la tutela paesaggistica dei vulcani. Si potrebbe fors’anche sostenere che, se un edificio vulcanico sorge in mare (facciamo un esempio: l’isola di Stromboli) questo sia tutelato dallo Stato, dal punto di vista paesaggistico, anche sott’acqua, almeno per la parte di edificio vulcanico che ricade nelle 12 miglia marine delle nostre acque territoriali.
Poi, vengono emanate altre norme:
– la Legge 183/1989, Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo, tanto decantata all’epoca, da qualcuno ritenuta un ambizioso tentativo di cementificazione degli alvei, i cui effetti non sono stati tuttavia eccezionali, né hanno portato a ridurre in modo significativo i danni nel settore;
– il D.Lgs. 152/2006, che all’art. 54 dà una nuova definizione di dissesto idrogeologico: “la condizione che caratterizza aree ove processi naturali o antropici, relativi alla dinamica dei corpi idrici, del suolo o dei versanti, determinano condizioni di rischio sul territorio”: ormai ci vuole davvero un professionista di settore, per capire di cosa si sta parlando; ma sempre di frane, erosioni, alluvioni, valanghe e mareggiate, si tratta.
Al parte il creare e smantellare Autorità e relative competenze, con un notevole rischio di caos amministrativo, le tutele però nel tempo non cambiano.
Al di là di notevoli recenti iniziative in tema di resilienza delle comunità (iniziative di informazione ai cittadini su come non creare dissesti e/o cacciarsi nei guai), di qualche misura agricola finanziata con i fondi della Comunità Europea, di qualche intervento ineludibile, ma di sapore locale, l’unica, fievole luce per orientarsi nella tenebra che ottunde il Paese sul tema del rischio idrogeologico restava, fino a qualche giorno fa, il vincolo paesaggistico a suo tempo istituito dalla Legge Galasso (oggi ribadito nel D.Lgs. 42/2004).
Oggi tale vincolo, in qualche zona del Paese sembra cadere; ciò avviene proprio nel Golfo di Pozzuoli, dove anche l’indimenticabile Prof. Galasso recentemente ci ha lasciati al nostro destino (nato a Napoli, nel 1929, e morto a Pozzuoli, a febbraio di quest’anno: bisognerebbe averlo ascoltato, almeno una volta nella vita, parlare di urbanistica e di paesaggio).
Bisognerà vedere se questa norma reggerà – “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Marco Pezzotta – Il progetto di legge è incommentabile. L’interrimento degli alvei esiste; a monte di dighe e briglie e lungo alvei arginati (che diventano pericolosamente pensili). Insieme ai prelievi di ghiaia e alle opere (porti e altre ostruzioni al libero fluire delle correnti marine) è la causa vera dell’erosione delle spiagge. Certe ideone parlamentari fanno parte dei soliti atti di sciacallaggio: si approfitta dell’ondata emotiva che segue una disgrazia per demolire leggi di salvaguardia ambientale, lacci e laccioli alla libertà di singoli a lucrare alle spalle della collettività. L’abbassamento degli alvei è normale! Il fiume fa il lavoro suo. Altrimenti non esisterebbero le valli fluviali! Pensare di contrastarlo è contronatura. Il problema sono, ancora una volta, le nostre opere; rigide e collidenti con la naturale dinamica geomorfologica. Aggiungo che a monte di dighe e negli alvei pensili il sedimento potrebbe essere dragato. Ma solo lì! E quello è fatto per lo più di melma che non interessa a nessuno dragare!!!! Il ‘progetto di legge’ ( mi fa ribrezzo chiamarlo così) farebbe fiondare le ditte a prelevare utile ghiaia esattamente dove il dragare farebbe danni catastrofici e dove non ce n’è assolutamente bisogno

David Diani – La casse di esondazione, queste sconosciute…. Che poi è strano perché anticamente le marcite ossia le risaie erano proprio usate come casse di esondazione. Lungo molti fiumi Italiani ci sono sia Cave abbandonate che possono essere usate come casse di esondazione semplicemente collegandoli ai corsi fluviali e sia molte risaie abbandonate che possono essere usate allo stesso scopo


Mauro Cheli – Ogni volta che piove è un disastro….la nostra Italia bella distrutta ….. Scene di distruzione ovunque…. quando al nord, quando al centro, quando al sud……che dire…..non c’è più niente da capire…..non c’è più niente da dire…..solo tanta tristezza nel cuore, per chi ha dedicato una vita a salvaguardare nel miglior modo possibile, il territorio…..tanta tristezza…..e dire che gli antichi trovavano nell’acqua l’elemento per confrontarsi con le loro entità divine….. penso per esempio al Lago degli Idoli….c’era tanto rispetto per l’acqua e si cercava di utilizzarla, regimandola a modo…..non abbiamo voluto imparare niente, convinti come siamo di poter fare il nostro comodo……… di essere i padroni del mondo……e di essere anche padroni infine, della vita e della morte. Siamo solo divenuti una civiltà di “sciocchini”……. null’altro.

Renato Bortot – il problema non sono gli alberi caduti , il problema è l’aumento di intensità dei fenomeni atmosferici causato da anni di inquinamenti ,, di questo ne avevano parlato estesamente degli scienziati ancora 20 anni fa e tra l’altro dicevano che l’Italia sarebbe stato una dei paesi più colpiti in Europa a causa delle sua configurazione geografica ,.. mi ricordo bene queste cose che ho letto tanti anni fa ,, quindi non pensiamo troppo a quello che è successo ma invece a quello che accadrà ancora nel prossimo futuro ,,  

L’ ALBERO, LA CAPANNA E IL CALENDARIO DELL’AVVENTO

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Orietta Benelli – Ero vivo e forte. Contribuivo a purificare l’aria e ad abbellire il paesaggio. In me brulicava la vita di tante creature. Ora dimoro senza piu’ radici in una buca, addobbato come un pagliaccio. Dicono che sia tradizione. Ma che tradizione e’ quella che porta la morte? Solo l’essere umano compie con disinvoltura queste ingiustizie
Mauro Malossini – che differenza c’era tra un abete tagliato appositamente e uno sradicato dal vento ? Ma si, cosa vuoi salvare se non ci arrivano neanche in Vaticano ..
Antonella Giordanelli – V’è un usurpatore del nome Francesco che da piccino sognava di far il macellaio e da papa si compiace che il raro sopravvissuto alla strage venga in elicottero fino a san Pietro, centro e simbolo d’ogni profanazione d’ arboree sacralità e del povero innocente nato in un solstizio dove ogni luce è finzione e spreco mortiferi. Alla parola di un pontefice che non crea ponti ma abbatte l’axis mundi consona è la bestemmia.
Di simile necrotica autoincensazione di elevati principi e buoni propositi, decantati a contraltare con la celebrazione del taglio sacrificale, è modello anche un’altra benemerita istituzione che similarmente vuole dal popolo venerazione confessionale.
 
Eccovene esempio in provincia di La Spezia , dov’è sulla antica strada romana a Borghetto di Vara, stazione imperiale di posta, un edificio storico nativo come sede del NOS (Nucleo Operativo Speciale), il quale mostra, per ora ancora, imponente e orgoglioso, lo stemma e la scritta “Corpo Forestale dello Stato”.
Tutto era costruttivamente operativo ad iniziare dal piano basso del settore aib con gli hangar previsti per mezzi pesanti come autobotti. Ora, logicamente il materiale e i mezzi antincendio sono andati ai vvff, ma forzando la normativa, i cc si sono subito presi lo spazio dei garage e poi anche i piani superiori, cosicché tutto il complesso è diventato terra di conquista da parte dell’Arma. Infatti se è lecito e già previsto l’ unificazione di alcune stazioni CFS e CC per questioni economiche, si segue un modus operandi che manca di totale criterio e soprattutto rispetto nei confronti della Forestale.
I progetti di adeguamento della stazione per “ospitare” i colleghi carabinieri ( si sospetta sviluppati ancor prima dell’accorpamento), vedono non una convivenza “ospitale” in egual misura nei confronti dei cc territoriali di Borghetto di Vara, per la cui caserma attuale viene pagato un affitto, ma una vera e propria occupazione/confisca della enorme struttura dove l’Arma invade con i suoi uffici tutto l’ampio piano terra, sede della stazione CFS a sostituzione di essa, relegando il personale di quest’ultima in due piccole stanze al primo piano concepite e utilizzate come foresterie e difficilmente adeguabili come uffici operativi, peraltro mischiando sul medesimo piano la zona alloggi (due appartamenti ora assegnati ai due comandanti) con quella operativa, cosa assolutamente vietata per regolamento sia militare che di p.g. per questioni di sicurezza dei residenti. Cum grano salis chiunque avrebbe bipartito il piano terra per gli uffici approfittando della sala comando multi ente istituita per le emergenze ambientali con l’alluvione del 2011: ma assegnare alla Forestale quella avrebbe potuto ricordare il ruolo centrale del CFS quando coordinava con i VVFF i Comuni e le altre forze dell’ordine le varie operazioni di soccorso. MEGLIO LASCIARLA VUOTA ED INUTILIZZATA ! per i CC la valenza emblematica iconoclasta sovrasta qualsiasi atto di deferente onore e di doveroso altruismo. Così hanno dato il via in stile accattonaggio pitocco a lavori di adeguamento raffazzonati sugli impianti elettrici, di rete e sicurezza assolutamente azzardati: impianti elettrici che da efficienti diventano pericolosi con presenza di contatti in corto che fanno saltare continuamente i quadri elettrici, linee di rete per nulla efficienti, lente e “buggate”. Insomma lavori all’arrembaggio per accaparrarsi in fretta le storiche e onorate sedi del CFS, simbolo di efficienza e competenza in ambito del servizio istituzionale ambientale, ridotte ad un decimo del loro potenziale con conseguenti limitazioni per il servizio d’istituto stesso, oltretutto sabotato dall’interno in un eterno e caotico cantiere dove anche la sicurezza sul lavoro viene completamente annullata. E a proposito della sicurezza, l’ultima delle “opere” vede il montaggio delle porte blindate; è ben comprensibile che comandi stazione CFS progettati e costruiti oltre trenta anni fa abbisognassero d’adeguamenti secondo la ex Legge 626, oggi la 81 del 2008, ma che negli odierni lavori in atto vengano meno tali normative è assolutamente inaudito: porte blindate che non hanno l’uscita verso l’esterno e tanto meno il maniglione antipanico! Tutto ancora una volta giustificato dall’ “extrema ratio” per esigenze di servizio, ma in realtà con il tanto inconfessato quanto evidente intento dell’amministrazione CC di sovrapporsi e isolare la Forestale da un più razionale contesto di convivenza. Ecco che un ristrutturato ufficio aperto al pubblico, oltre ad erigere barriere architettoniche per eventuali disabili, diventa una potenziale trappola per gli utenti e per il personale in servizio, dove in caso di pericolo ed evacuazione viene gravemente messa a rischio l’incolumità del cittadino e dove, mescolando zona operativa con quella alloggi, si compromette anche la sicurezza di eventuali familiari di militari conviventi, ossia civili. L’interdire di fatto l’accesso alla caserma forestale ai disabili è un delitto contro ogni principio morale e senso civico che smaschera quale sensibilità abbiano i militareschi poliziotti nei confronti proprio dei più bisognosi di tutela, dei quali si umiliano elementari diritti quotidiani.
Tanto stride la nobile dichiarazione d’intenti dalla squallida operazione d’accoppamento che si narra di una sede di Lucca, il cui personale forestale è stato relegato in un’unica stanza dietro il garage in condizioni tali da impietosire gli stessi Carabinieri territoriali!
La vorace fretta d’ingurgitare anche materialmente tutto ciò che è forestale dimostra che quel rispetto e quel tatto di cui gli inguantati ufficiali dell’Arma si vantano è fuffa perché in chissà quante situazioni simili son stati lesti ad agguantare sedi e patrimoni che compiacenti dirigenti forestali hanno loro offerto sulla guantiera: nessun nobile guanto di sfida cavalleresca, ma solo guanti imbiancati di maggiordomi assassini e guanti neri a nascondere mariuole impronte digitali!
Intanto il ministro Salvini con Centinaio e la Bongiorno sono ancora intenti a conteggiare il calendario dell’avvento, quando la mammana ha già procurato l’aborto, tutto infettando senza alcun guanto chirurgico.
Antonio Di Lizia – La sede del Centro Operativo Aereo del Corpo Forestale dello Stato di Belluno occupata oramai da militari dei cc ha finito per essere totalmente inutile allo scopo per cui era stata fondata tradendo completamente sia i risultati presunti da una riforma inutile e deleteria e sia il cittadino che s’è visto portar via i boschi dalle fiamme e abbandonato nel bisogno…
Ministro Trenta nella giornata del 3 novembre lei ha postato la foto di un Elicottero AB412 già del Corpo Forestale dello Stato apparentemente proprio sul piazzale di Belluno. Sarebbe interessante sapere quali attività siano state svolte con questo mezzo per affrontare i problemi determinati dopo quest’ultimi fatti che hanno colpito le Dolomiti. Spero con tutto il cuore siano state eseguite tantissime operazioni al fine di portare sollievo alle comunità isolate…
Peccato non aver avuto la fortuna di vedere impiegato lo stesso mezzo sull’incendio nell’Agordino!
Prima incendi, ora alluvioni, chissà la neve cosa ci porterà…
Il territorio italiano è gravemente a rischio così come è a rischio l’utilizzo dei fondi che verranno stanziati per queste emergenze. C’è bisogno di un sistema snello e capace d’agire con le competenze tecniche agronomiche e selviculturali nonché di operai che sappiano lavorare in condizioni anche gravose (e di lavoro ce n’è a profusione)… Dunque ci auguriamo che questo governo prenda provvedimenti immediati per ridare identità e forza agli uomini e alle donne del Corpo Forestale dello Stato…
Basta chiacchiere…
Monia Guadagnoli – Calendario CC 2019.
Sorvolando sul mese dedicato ai forestali e alla tutela dell’ambiente (novembre, il mese dei morti e del riposo vegetativo), mi diverte la descrizione della figura del carabiniere forestale.
“Il carabiniere forestale, pur essendo di recente istituzione (prima giocavamo a freccette), affonda le sue radici nella più che trentennale esperienza dell’Arma (sì, secondo loro abbiamo giocato a freccette per 200 ANNI) maturata con i suoi Nuclei Operativi Ecologici.”
Riassumendo:
7000 forestali (200 anni di storia) affondano le radici nei 30 anni di istituzione del NOE (400 persone).
Magnifici.

SE LE MONTAGNE POTESSERO URLARE

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Alessandra Mucci – Purtroppo conosco persone “afflitte” dal fatto che sul piano delle 5 miglia hanno incontrato dei cervi … Che sono pericolosissimi. Ma se un automobilista va piano qual è il problema? La verità è che su quella piana vanno a forte velocità sempre da sempre. Non si tratta di mettere solo autovelox bensì servirebbero dei fossi per rallentare …. Siamo  noi che entriamo nell’habitat dei cervi non loro nel nostro!!!

Anna Cristina Tulliani – vivo in una piccola frazione di Sulmona, Via Cavate e vicino c’è Pettorano Sul Gizio.
Poco tempo fa ho letto di un’ ordinanza con il divieto di caccia proprio in zona Pettorano e zone limitrofe per tutelare l’orsa Peppina e i suoi cuccioli. Sento sparare continuamente in zona Cavate di Sulmona a pochi chilometri da Pettorano perché è una zona ricca di fagiani. Mi sta a cuore la vita degli orsi. Qui in zona Cavate gli orsi arrivano. L’anno scorso è entrato uno nel pollaio dietro casa e mi ha ucciso le galline. Certo che sono dispiaciuta per le gallinelle, povere! Ma non voglio il male dell’orso. Dico questo solo per dare testimonianza che l’orso qui viene ma ci sono i cacciatori che sparano ogni giorno. Non si potrebbero fare controlli? Sparano lungo la linea ferroviaria e un paio di anni fa, un cacciatore mi ha sparato vicino. Premetto che sono troppo vicini alle case. Dove sparano i cacciatori è una zona antropizzata. Quel giorno rimasi pietrificata ed i miei cani fuggiti via terrorizzati. Vado con loro sempre lungo la ferrovia e non è piacevole incontrarli.

Raffaele Angelini – Orsi morti affogati nessuno li ha uccisi. Nel 2010 il località “Le Fossette” Comune di Villavallelonga, proprietà Sipari, io e il Comando Stazione Forestale di Balsorano, abbiamo recuperato mamma e figlia. Recuperate con l’elicottero della Forestale in quanto tale località è priva di strade. La zona fu recintata dalla ditta Farina che stava facendo il taglio sulla proprietà Sipari .Venne portato il materiale con l’elicottero HB 500 del Glorioso Corpo Forestale. La vasca serviva per abbeverare le pecore e chi usava la vasca per attingere acqua, erano i pastori di Balsorano, ma bisogna tenere conto che la località è a quota 1800 m. s.l.m. ed in tale località fino al mese di maggio puoi trovare ancora la neve. E la neve fa danno. I forestali hanno portato il materiale con il bn500 con l’ elicottero e la vasca è stata recintata, ma se la gente è cretina il proprietario che c’entra? Bastava mettere delle travi con della rete metallica per far arrampicare gli orsi. E quindi la colpa non è dei Sipari e nemmeno della forestale Se voleno tutelare l’orso chi di competenza, prendeva provvedimenti a fare uno scivolo nella vasca oaì a fare delle scale in modo che potevano risalire.
Gabriele Bonacorsi – Però i Carabinieri Forestali potevano farla chiudere ed imporre le modifiche al proprietario… sennò sono complici anche loro….

William Bredariol – Invece delle recinzioni (che poi nessuno controlla se funzionano ancora oppure se vengono divelte da neve, animali o altro) basterebbe fare una semplice rampa/scivolo di risalita dall’interno, anche con semplici massi.
Antonella Giordanelli – La maledetta vasca è nella fascia di protezione esterna al Parco che ricade sotto la giurisdizione del Comune e i lavori per metterla in sicurezza sarebbero iniziati a giorni…dopo mesi ed anni di ritardo… quindi non si può invocare la sfortuna a giustificazione delle ulteriori 3 morti (scoperte casualmente), poiché la disgraziata fatalità che condanna gli orsi marsicani è determinata da nomine ed elezioni. Moralmente è riprovevole che la tutela dell’orso sia l’ultimo dei pensieri del proprietario privato e del primo cittadino nel cui territorio è presente la maledetta vasca, ma è scandaloso che la tutela dell’orso non sia la strenua finalità operativa del presidente e del direttore del Parco limitrofo, che avrebbero dovuto scavalcare subito ogni ostacolo burocratico-amministrativo, con una soluzione pratica, senza dispendio di fondi pubblici e di proclami d’intenti.
Andrea Gennai – A seguito di ordinanza del Comune di Villavallelonga ( unico ente competente a fare tale atto in modo legittimo ed efficace) i proprietari hanno presentato un progetto per il rapido e definitivo riempimento della vasca.
È questa la soluzione che tra pochi giorni sarà adottata e prego tutti di considerare che i lavori sono svolti i condizioni ambientali (ma anche sociali) non idonee alle mille soluzioni, spesso stravaganti, che ho letto da parte di chi non conosce la situazione, eppure si lascia magari andare a considerazioni che non contribuiscono in alcun modo a risolvere il problema.
Dal Ministero in giù (Parco, carabinieri forestali, comune ecc) in questi giorni è stato fatto ciò che andava fatto, certo in ritardo rispetto agli episodi del 2010, ma questo non spetta a me valutarlo.
Vorrei anche evidenziare che nell’areale dell’orso marsicano ( che riguarda almeno tre parchi nazionali, diversi regionali, riserve naturali e moltissimo territorio non protetto in ben 4 regioni) i pericoli esistenti sono numerosissimi e molti sono gli enti coinvolti che devono lavorare con grande impegno. Paradossalmente, più avanzerà lazione di conservazione della sottospecie e più dovesse aumentare il numero di esemplari, più si presenteranno episodi di morte per le più varie ragioni. Sarà unimpegno crescente quello per la protezione dell’orso …una sfida obbligatoria, difficile ma straordinaria.

Sinardi Parrinelli Alessandra – PROV. DI MESSINA GALATI MAMERTINO/TORTORICI
Se queste montagne avessero potuto urlare, il vostro grido di aiuto non sarebbe rimasto inascoltato. Voglio illudermi che dopo avere esalato l’ultimo respiro quel senso di serenità e di pace che avete tanto cercato vagando su questa terra vi abbia pervaso annullando le atrocità subite…invece mi sta devastando la consapevolezza che l’ultimo e forse unico volto che avete conosciuto e che ricorderete è quello di una bestia immonda a cui forse scodinzolavate mentre con quelle luride mani stringeva quella corda ponendo fine alla vostra esistenza. Chissà per quanti giorni e quante notti siete stati cullati dal vento, accarezzati dal sole e vegliati dalle stelle sotto quel grande albero a protezione dei vostri corpi martoriati. Adesso potrete riposare in pace anime pure. Questa guerra noi la vinceremo…ANCHE PER VOI.
Ancora una volta, l’immagine del mio meraviglioso territorio viene sporcata da un atto brutale commesso da un sadico mostro che non è riuscito a fare altro che sfogare le sue becere frustrazioni su degli indifesi. Da mesi ormai si parla di modifiche alla Legge 15, da anni il volontariato lotta in alcune zone della Sicilia soprattutto in provincia di Messina contro un muro di omertà, indifferenza, disinteresse e incompetenza non solo degli amministratori locali ma anche da chi PER LEGGE (MAI APPLICATA DA NESSUNO IN QUASI 20 ANNI DALLA SUA EMANAZIONE) è preposto alla tutela di queste povere bestie. Più ci si inoltra nell’entroterra, più si perde la possibilità di vigilare, controllare, monitorare. Abbiamo materiale fotografico a sufficienza che testimonia il livello di degrado e di illegalità al quale si è giunti in alcuni paesi di montagna dove vi è un retroterra culturale tipico delle realtà rurali che alimenta atteggiamenti di violenza e soprusi nei confronti degli animali considerati esseri senza diritti, senza identità. Comunità dove la cultura contadina ammette ogni forma di porcheria morale. Dove la gente fa fatica ad indignarsi perché tutto è considerato lecito, normale, accettabile! A tutto questo aggiungiamo la carenza negli strumenti di controllo (legislazione, servizio di cattura, soccorso, strutture di ricovero) e un servizio veterinario che per anni, approfittando del lassismo dei sindaci ha permesso inefficienze e disservizi fino ad interrompere arbitrariamente nel 2014, l’attività di sterilizzazione in tutti i presidi della provincia provocando un danno incalcolabile al territorio. VERGOGNA! Mi rivolgo ALLE AMMINISTRAZIONI INNANZITUTTO. E’ QUESTO IL NOSTRO BIGLIETTO DA VISITA? QUESTO SI CHIAMA SVILUPPO DEL TERRITORIO? Una provincia già piegata da tante criticità, nessun politico prova un minimo di vergogna per tutto questo? Proprio oggi la Commissione Speciale sul Randagismo ha sentito i referenti delle associazioni animaliste. Chiedo ai signori Onorevoli di ASCOLTARE DAVVERO CHI IL TERRITORIO LO CONOSCE BENE E LO VIVE OGNI GIORNO . Vi rendete conto che si parla di una possibile BANCA DATI REGIONALE DEL DNA CANINO? Ma voi pensate veramente che un qualsiasi proprietario/detentore di un cane tenuto al 98% dei casi in campagna a catena a guardia delle galline manderà un campione di sangue, all’Istituto Zooprofilattico per un costo pari a 30 euro? Ma Voi lo sapete che ci sono zone in cui pensano che il chip sia il verso dell’uccellino? IL RANDAGISMO SI COMBATTE con la microchippatura e la sterilizzazione non con i cani chiusi nelle strutture di ricovero, che siano pubbliche o private, convenzionate o meno. I CANI NON VANNO GESTITI I CANI NON DEVONO NASCERE!!! Così si combatte il business che tutti dite di voler far cessare! Il randagismo in provincia di Messina (E OVUNQUE) si può ancora contrastare, non è un fatto ineluttabile ma solo un problema mal gestito che deve essere combattuto in loco con il controllo sul territorio (CHE NON PUO’ ESSERE DEMANDATO SOLO ALLA POLIZIA MUNICIPALE), con il censimento dei randagi e dei cani padronali con particolare attenzione agli allevatori e ai cacciatori, con le campagne di sterilizzazione e con provvedimenti che considerino il fenomeno UNA REALE EMERGENZA. Da referente di un’associazione animalista, ma ancora prima da cittadina e figlia dei Nebrodi, di un territorio che io amo profondamente e di cui vorrei tanto essere orgogliosa PROMETTO che non mi fermerò. Dovessi, nel corso della mia esistenza, riuscire a salvare e a rendere giustizia anche solo ad un animale. So di non avere vissuto invano.

Patrizia Gentilini – SILENZIO: PARLANO LE FORESTE
Noi Foreste NON siamo “un lusso che non vi potete permettere”, ma una componente essenziale dell’ambiente in cui vivete.
Non siamo vostri oggetti utili per spremerne comodi “servizi ecologici”, ma parti vitali di Madre Natura, che ogni giorno vi dispensa generosamente inestimabili “benefici ecologici”.
Noi Foreste NON abbiamo bisogno dell’Uomo, in realtà è lui che ha bisogno di noi…
Con tutto il rispetto per i superesperti, che potranno anche continuare a discettare all’infinito di ripresa e provvigione, ceduo e alto fusto, biomassa e combustione, ossigeno e anidride carbonica, clima e salute, producendo utilissimi “papers” (studi scientifici), conosciamo già le conclusioni alle quali arriveranno prima o poi: perché capiranno finalmente che avevano ragione proprio quei popoli considerati primitivi, che in noi e con noi vivono da sempre… Sì, quelle genti che chiamano “Pachamama” la nostra Terra Madre, e considerano i suoi figlioli, gli Alberi della Selva, le vere Colonne del Cielo: perchè sanno che se fossero abbattute, il Cielo rovinerebbe su di loro.
Una battaglia in difesa dell’Albero e del Bosco è oggi quanto mai necessaria, e sacrosanta, perché il nemico miope, avido, egoista è sempre in agguato, e ha già causato gravissimi danni. Ma questa lotta interessa tutta l’Umanità, e non può essere lasciata ai soli addetti ai lavori, studiosi, o scienziati. Specializzandosi, scruteranno sempre più da vicino alcuni particolari, e questo è certamente un bene: ma rischiano inevitabilmente di perdere la più ampia “visione” della realtà, e il significato profondo di noi Foreste. Perché qui non si tratta soltanto di misurare, contare, analizzare gli elementi materiali (metri cubi, foglie, elementi chimici, particelle, molecole, atomi, geni).
No, non tutto ciò che si trova nella Casa Comune, o da essa promana, può essere facilmente osservato, percepito, valutato, quantificato, monetizzato …
Forse riusciremo a farlo per quel poco che possiamo guardare, toccare, interpretare, ma che dire di tutto il resto? Crediamo davvero che sia il caso di farci governare dai numeri, dai calcoli, dal danaro, dalla finanza?
L’economia costituisce un ottimo strumento di conoscenza, e la moneta un utile mezzo di scambio: ma alla fine, dovrete convenire con noi, non sono loro il vero scopo della Vita.
Se vi limiterete a considerare solo gli aspetti quantitativi della Foresta, perderete di vista la sua anima più profonda e preziosa.
E farete del male anzitutto a voi stessi. Si rischia davvero di smarrirsi nelle nebbie, se ancor oggi “L’uomo di tutto conosce il prezzo, e di nulla il valore…”
“La foresta è un organismo di illimitata gentilezza e benevolenza, che non chiede nulla per il proprio sostentamento ed elargisce generosamente i prodotti della sua attività vitale; essa offre protezione a tutti gli esseri, donando ombra al boscaiolo che la distrugge” – Buddha

ABBATTIMENTI

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Luigi Russo  –  #XYLELLA  E  #OGM . IL TEMA CENTRALE, OLTRE AL FUMO NEGLI OCCHI Sono passati 5 anni. Gli scienziatissimi e i loro “collegati” hanno provocato un macello sul territorio del Salento, avvalorando tesi inesistenti su piante ”prossimamente” resistenti e inducendo di fatto alla violenta tabula rasa degli ulivi. Nessun risultato né scientifico né strategico, e nessuna politica s eria. Solo la semidistruzione del patrimonio secolare e millenario degli ulivi della Puglia meridionale, e l’avvelenamento del suolo. Insomma, la quasi distruzione del paesaggio valore costituzionale e dell’ambiente. Follia allo stato puro. Hanno lavorato come pazzi per inibire le cure, usando bugie e falsificazioni veicolate da certa stampa amica (intorno a Milano è attiva ancora oggi una piccola cellula di testatine on line ancora pronte all’attacco “per difendere la scienza dai santoni”). Stanno riprendendo ad attaccare sconsideratamente, ancora oggi, chi ha invece sperimentato con successo il controllo dei disseccamenti. 30 linee di ricerca indipendenti finanziate con pochi soldi dalla Regione Puglia, tra cui la ricerca di Scortichini, dimostrano che il fenomeno CoDiRO si controlla. Bene. Migliaia di persone hanno sperimentato diverse tecniche di cura – supportate da lavori pubblicati per review – e gli alberi ritornano verdi e a produrre. Ma questo non piace alle lobby, quelle che hanno speso già molto sul Salento e che ora vorrebbero incassare. Fitto, o chi per lui, dice che bisogna fare in fretta. E scende in campo nientemeno che la senatrice farmacologa, che se da un mese porta avanti una crociata alla biodinamica, all’agricoltura naturale, l’unica che ha ottenuto ottimirisultati anche contro il CoDiRO. Insomma, se due più due fa quattro, l’unica soluzione che ci vogliono propinare, per i prossimi anni sono i soliti Ulivi ogm, con un po’ di mescolamenti di DNA. Insomma, Emiliano è avvertito. O si adegua o le prende. Come fumo negli occhi ecco l’ultima trovata, quella delle piante da frutto che dovrebbero colorare di verde il Salento: fichi, uva, boschi. E perché i pugliesi dovrebbero rinunciare agli olivi per i fichi e i boschi, visto che non se la passano bene neanche loro? Per fede nella scienza padrona? Oppure, quale “santone” lo dice?

Tamara Panciera – Non servono parole. Stanno intensificando la raccolta dei milioni di alberi caduti, ci saranno quindi centinaia di persone fra i boschi; e ci vengono a dire che si può cacciare perchè l’emergenza è rientrata.
Ragioniamo insieme: la fascia di rispetto di 500 metri, chiesta da Zaia, leggasi sotto, che a poco serve se si usano armi a canna rigata che hanno gittate di 2-3 km, se venisse applicata, come dovrebbe essere, anche a tutti i piccoli cantieri dove si stanno recuperando il milioni di alberi caduti, amplierebbe moltissimo la superficie di divieto di caccia. Solo fra casa mia e Boz ci sono centinaia di alberi abbattuti eppure si spara.Questa fascia di rispetto rende inoltre inspiegabili tutte quelle altane da caccia che negli anni ho segnalato per la pericolosità vista da vicinanza( 100- 200 metri da case e strade pubbliche), Capite che non ha senso, e viene da chiedersi se tali consensi accettino il possibile rischio di incidente di caccia.
Perché si comprenda il mio impegno in difesa degli animali del bosco, si sappia che la mia vita è totalmente cambiata il 22 settembre del 2012 quando, alle 6,45 del mattino, un forte colpo di fucile ha rimbombato dentro la mia casa, la mia camera, la mia vita. Mi ero svegliata pochi minuti prima con una forte inquietudine così, quando arrivò il colpo, sapevo già cos’ era successo. Una settimana prima, proprio sopra casa mia, zona frastagliata da abitazioni e strade, si era postato un cacciatore per abbattere un capriolo. Avevo allertato il 112 e avevo fatto rumore, così il capriolo rimase nascosto( pensate il terrore in cui vivono). Pensai bastasse, prevalesse il buon senso. E invece no! allora ero ingenua e molte cose nemmeno le immaginavo. Lo stesso cacciatore, infatti, a bordo di un ‘utilitaria per non dare nell’occhio, qualche giorno dopo tornò per colpire e , con tutta la superficie a sua disposizione, il comune di Mel ha una grande vastità di boschi, lo fece proprio davanti alle abitazioni di alcune famiglie che qualche giorno prima avevano inoltrato alle autorità, anche al sindaco di Mel, una richiesta di divieto di caccia nella zona. Una provocazione? Non lo so. So solo che quella mattina per poter denunciare l’accaduto salii in direzione dello sparo e vidì a terra un giovane capriolo con l’addome devastato dal proiettile. A fianco a lui, il cacciatore che lo stava caricando nel bagaglio, come una borsa della spesa. Denunciai l’accaduto. Quel cacciatore rimase impunito nonostante la legge 157 art. 21 lettera f. Quel colpo e quell’ immagine mi perseguitarono per mesi, e fu così che promisi a me stessa e agli animali del bosco che avrei fatto l’impossibile per difenderli ma , credetemi, ciò che mi ha fatto ancor più male è stato leggere nei verbali, acquisiti dalla procura, che quel piccolo di capriolo, seppur colpito a morte, ha continuato a correre in direzione del bosco, incontro alla sua vita che ad ogni costo voleva, e che lo stava abbandonando. Questa è la caccia, questi sono i cacciatori!! 

Antonella Leonardi – sabato ho passato 3/4 della giornata al telefono con carabinieri forestali e carabinieri perché nel terreno attiguo al mio c’era una battuta di caccia al cinghiale. Li ho visti arrivare saranno stati una decina, sembrava andassero in guerra. Giubbetti catarifrangenti e stracarichi di armi. Hanno iniziato a sparare e urlare i botti dei colpi erano terribilmente vicini. I 150 metri con armi per caccia al cinghiale non servono a niente, hanno una gittata di 1.500 metri!
Avevo davvero paura e rabbia per quel povero animale braccato!
L’unico comprensivo è stato chi mi ha risposto al 1515 di Perugia, si deve essere spaventato sentendo le fucilate dal telefono. Sugli altri…. rispondono sì al telefono ma poi… Non pervenuti!
RIDATECI IL CORPOFORESTALE DELLO STATO!

Veronica Dimmelote – IL SINDACO CHIUDE LE SCUOLE PER FAR POSTO ALLA BATTUTA AL CINGHIALE Siamo a Mondaino, piccolo comune dell’ entroterra riminese.Il sindaco Matteo Gnaccolini ha disposto la chiusura delle scuole nella giornata di sabato 17 novembre. Il motivo? C’è la battuta al cinghiale, l’ area rimarrà chiusa dalle ore 8 alle ore 17, accessibile solo ai cacciatori. Una zona pubblica che diventa improvvisamente privata per lasciare spazio alle doppiette.Le scuole saranno chiuse, mentre una squadra in assetto da guerra si apposterà per le campagne limitrofe cercando di uccidere chi quei boschi li abita da sempre.Chiudere le scuole e caricare i fucili. Una scelta scellerata e immorale, che ci catapulta direttamente in uno dei periodi più bui dei nostri giorni.

Monia Guadagnoli – Spero che, prima di fare questa pessima figura, qualcuno abbia valutato sia le convenzioni stipulate sull’argomento che le procedure per apertura, manutenzione ordinaria e straordinaria dei sentieri.
“Il comma 4 dell’articolo 48bis della legge regionale n. 11/2013 prevede inoltre che la Giunta regionale, al fine di garantire l’utilizzo efficiente e in sicurezza di un’adeguata rete di sentieri alpini, vie ferrate, sentieri attrezzati e bivacchi fissi alpini, disciplini i criteri e le modalità per sostenere interventi di sorveglianza e manutenzione, mediante trasferimenti alle unioni montane di risorse finanziarie annue per la concessione di contributi, nella misura massima del 100 per cento della spesa ammissibile, sulla base di programmi proposti dalle stesse. Gli interventi di sorveglianza e manutenzione sono svolti utilizzando preferibilmente personale di particolare esperienza e competenza disponibile presso le sezioni del CAI e, per le vie ferrate e la parte attrezzata dei sentieri alpini, le guide alpine e aspiranti guida alpina iscritte negli appositi albi professionali.”
Ivo Canestrelli – Giusto fermarli…prossima volta prima chiedono se e dove operare a chi ècompetente è poi si muovono.
Fabrizio Fulvio Fausto Fiale – sì, se aspettano la burocrazia…un minimo di comprensione delle emergenze ed elasticità nel modulare le leggi in funzione delle necessità.
Vincenzo Isidori -… Ora conoscono solo le marce che ti mandano avanti…. La retromarcia non esiste più

Formichella Emiliano– non siamo in molti ad essere rimasti gli stessi.
Luigi Conforti – Basterebbe una sana logica Montana , non sono certo pochi bottoli a mettere in crisi un sistema che tra l’altro in questo momento di sovrabbondanza sono una goccia nel mare. Mi manca il vecchio caro Corpo Forestale. Ultimamente ho notato che quello strip sulla giacca in molte occasioni ha modificato il modo di agire.Forse è nuovo indirizzo che arriva dall’alto. Comunque la mia è una constatazione non vuole essere una critica a nessuno, sempre massimo rispetto per chi opera con buone finalità. Io sono figlio di un Forestale (corso del 46) io sono stato Forestale per 35 anni (corso 70) ed ho un figlio Forestale ( corso 96). Ho operato in un certo modo ( giusto o sbagliato non so) ma ho operato sempre in sinergia con la montagna ma soprattutto con la gente di montagna che molto spesso ama essere educata ed odia essere punita. 
Nik Friend – ma anche la gente di pianura e di collina preferisce essere educata e non punita. La punizione, però, per chi poi fa il furbo, dev’esserci, altrimenti si premiano i furbi a scapito degli onesti. Nel caso di cui si parla, comunque, credo che se il CAI, prima di entrare in un’area altrui (qui del Demanio, ma vale per chiunque), avesse prima parlato con chi la gestisce, tutto questo can can si sarebbe evitato. Quelli che sono intervenuti, sono ex cfs.
Il fatto che la strip sulla tuta grigia oggi dica cc, non cambia la loro provenienza e formazione. Io, oggi come ieri, ragiono allo stesso modo. Non sono certo 5 giorni a Firenze che mi cambiano. Io son fortunato, quelli che ho intorno sono rimasti uguali (tranne qualche ufficiale).
Quanto al merito, bisognerebbe conoscere i fatti.
Ma, in linea di massima, se ad intervenire è il reparto biodiversità, vuol dire che stavano lavorando su un sentiero ubicato dentro una riserva naturale non aperta al pubblico, ergo nulla di utile.
Quanto alla Biodiversità, ricordo che è, ad oggi, l’unica organizzazione fatta al 100% di ex CFS … neppure un singolo carabiniere semplice, lì, è di formazione Arma!
E qui mi fermo … È una scelta del tutto autonoma (e all’apparenza errata) del colonnello.
Antonella Giordanelli – è proprio il vertice dell’UTB ad aver subito un repentino cambio strategico, ed infatti qui si parla di scarsa solerzia del primo dirigente (senza ancora le stellette da generale) nel gestire la più tecnica delle funzioni, che reputo impreparato e negligente a confronto del CAI a cui mi sembra poliziescamente ridicolo contestare il danno erariale… ben altro è stato il furto a monte dell’attuale cc.
Michele Morganti – Prima l’emergenza poi il valore erariale…
Fabio Di Benedetto – Da Forestale non mi piace vedere legname da lavoro reso inutilizzabile e che potrebbe essere venduto con profitto per la collettività. Altra cosa è l’urgenza di liberare una strada asfaltata che collega le frazioni
Franco Trulli – Il Corpo Forestale dello Stato era un’altra cosa.Con il passaggio nell’arma dei Carabinieri,arma nobile come dice Mauro Corona,e’ cambiato tutto.Le mentalita’ sono completamente diverse,non puoi unire un corpo militare con uno civile.Speriamo che il nuovo governo ristabilisca il C.F.S.per il bene di tutta la collettivita’.

SONO UNA TROIA

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Il lessico per i bovini si differenzia fin dopo la nascita di vitelli/e.
Le femmine diventano MUCCHE a cui spuntano corna da difesa subito tagliate senza anestesia (all’interno ci sono terminazioni nervose sensibilissime) e sottoposte all’ inseminazione artificiale in modo che partorendo le ghiande mammifere secernano latte (sì le tette/mammelle entrano in funzione per un paio di mesi esclusivamente per la nutrizione del neonato, non sono strumento attrattivo estetico/sessuale né organi di produzione lattea acciocché credano mammiferi umani). Quindi le madri sono chiamate VACCHE termine che nessun timorato benpensante userebbe per una madre di famiglia che, indossando reggipetto sui seni avvizziti allo svezzamento del bambino, lo ingozza con latte vaccino, quello che i vitelli neanche appena partoriti hanno mai succhiato: gli umani glielo hanno subito sostituito con una generosa sbroda salatissima le cui conseguenze sono sete continua quindi alimentazione forzata e rapido accrescimento di peso. La nurse è stretta e buia in modo che il cucciolo non si alzi sulle zampe e le sue bianche e tenere carni macellate siano prive di ferro e muscoli al fine d’ essere cucinate con cura per ogni umano dentino, così innocuo ed inetto rispetto alle feroci zanne dei carnivori.
Intanto l’uomo munge e ingravida la vacca. Il ciclo naturale di vita di un bovino supera i vent’anni, ma la mungitura delle vacche che tra i 2 e i 4 anni non si reggono più in piedi per le continue gravidanze è antieconomica, quindi con una bolla d’accompagnamento che le identifica “animale punzonato a terra” vengono trasportate al mattatoio: la punzonatura di tutti gli orifizi garantisce che durante il viaggio gli organi interni non prolassino sporcando camion e strade ( la trasgressione alla norma è provata da feti di vitello trovati in carreggiata autostradale), mentre la dicitura “a terra” impone la manovra di scarico tramite ragno automatico (quello degli sfasciacarrozze). Onestamente la carne bovina è venduta a basso prezzo.
I maschi invece hanno destini diversificati a seconda dell’utilizzo che comunque comporta il taglio definitivo di contatti fisici con qualsivoglia femmina bovina al momento dell’espulsione del loro sacco amniotico (nonostante il reciproco richiamo sonoro duri incessante): alcuni diventano manzi poiché la mole maggiore consiglia di rimandare di qualche mese la macellazione; pochi,e sempre meno, vengono castrati come buoi da lavoro; pochissimi lasciati in vita come tori da monta su marchingegni che ne raccolgono il liquido seminale per la riproduzione in provetta. Però tra i finanziamenti all’agricoltura, la UE stanzia un fondo per circa ottanta allevatori di tori, tutti concentrati nella cattolicissima Spagna, dove vari enti di turismo e spettacolo gestiscono innumerevoli feste religiose che prevedono tutte la pubblica e corale tortura di animali d’ogni genere, specialmente giovani tori, preventivamente sfiniti e invalidati da apposite sevizie.

A partire dalle chiese rupestri sul Galgano dove l’apparizione del toro salvifico era ierofania dell’Arcangelo a tramandare la metamorfosi di Giove che rapisce Europa, mito costitutivo della nostra comune cultura, i riti lungo il cammino di Santiago degenerano nella vendicativa ferocia delle corride. Al contrario nell’Oriente sincretista la vacca è la sacra generatrice che rilancia con la sua voce in senso inverso l’AUM, suono-sostanza della divina creazione.

Tornando alla natura, ogni branco ha capacità di autodifesa ed ogni predatore teme le corna dei bovini, oltreché di capricorni e arieti (che non sono segni zodiacali ma i possenti maschi di capre e pecore). Lo sappiano gli animalisti che a pasqua riscattano il tenero agnellino che il furbo pastore gli rifila a prezzi ben superiori a quelli di mercato: in breve convivranno con un irsuto montone molto più grosso e territoriale di un cane da guardia!
Sappiano gli ambientalisti che se le greggi e le mandrie fossero composti da individui ambosessi non mutilati delle loro corna la gestione degli alpeggi non comporterebbe il rifornimento per i cani da guardiania e la manutenzione per i recinti elettrificati. Ma per l’ottimizzazione dei costi/ricavi all’allevatore non conviene accollarsi il “peso morto” dei bellicosi maschi, quando invece cani e recinti sono sussidi forniti da Regioni che non controllano il loro utilizzo e conseguente presenza fisica del pastore, ma indennizzano comunque i danni da predazione senza indagarne né modalità né tantomeno responsabilità in un territorio orbato di polizie provinciali e  specialmente del Corpo Forestale dello Stato!
Poi però le lamentose associazioni a tutela di agricoltura e zootecnia pianificano braccate di cinghialai con un armamentario tecnologico, un dispiegamento di forze e un’organizzazione strategica da far invidia alla NATO, per disintegrare un nemico che ha la potenza d’urto d’un Panzer dotato com’è di 4 zampe motrici, una mole di anche 100 chili, ben 4 zanne anteriori e l’estrema forza disperata di chi difende se stesso e specialmente i numerosi figli lattanti, incapaci di correre e mordere, mentre è accerchiato da decine di battitori, mute di cani e da sparatori in alto sulle antane, attrezzati per colpire un bersaglio ad un km di distanza.
Ma si sa tutti i suini maschi e femmine sono pericolosi, hanno denti atti a grufolare schiacciando ghiande (per questo gli allevatori glieli estraggono con le stesse tenaglie con cui gli tagliano coda e testicoli per praticità senza anestesia) e poi sono bassi e tarchiati quindi urtando le gambe di un uomo possono sbilanciarlo: ecco perché come uso dei vecchi contadini si immobilizzano in una gabbia contenitiva sdraiati a vita su un fianco in posizione parto e allattamento senza neanche un inutile volger la testa ai figli; del resto sono messi all’ingrasso come tacchini e le zampe non reggerebbero il peso (come accade a tutti quelli etichettati pollame che, pensate, sarebbero dei volatili con ali, le quali nell’avifauna non sono porzione povera rispetto alle cosce, ma arti per volare!). Ammetto che mi piace il maiale, specie quello del contadino a km zero quando si rincorre e gioca a saltare la cavallina con gli altri, liberi, agili, rosei,un po’ setolosi e molto allegri: sono una leccornia i tartufi che mi procurano!
La mia piccina all’asilo raccontò che indossando scarpe e vestiti miei drappeggiati con lungo strascico faceva la principessa nel castello giocando nell’abitazione col cancelletto sempre aperto di Serafino che mai insudiciò con uno scarto o uno spruzzo o un escremento la sua porcilaia. Fu grazie a questo legame di profonda stima con vecchi porci che ebbi un episodio rivelatore. Mi trovai acquattata tra due squadre convergenti di cacciatori che non si conoscevano e tuttavia si raccontarono reciprocamente mirabolanti imprese che mi venivano addebitate, mitizzando oltremisura me, vecchia pianista di peso 58kg per 1,62m d’altezza, nominandomi con epiteti nei quali onestamente non mi riconoscevo. Finché uno mi definì TROIA ed io sobbalzai di gioia identificandomi totalmente nella scofa, femmina e madre intelligente, socievole, giocosa, frugivora, mite, coraggiosa del maiale. Sì mi sento orgogliosamente troia ed oggi dò voce a tutte quelle femmine che subiscono violenza dall’uomo, solidale con tutte le donne in divisa che cercano di combattere ogni maltrattamento, vivendo una realtà professionale tanto più discriminante quanto più bassa è la presenza di personale femminile e più alta la esaltazione della virilità.

Antonella Giordanelli

  

 

INCONTRI

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Antonella Giordanelli – A Gubbio nel 1220 Francesco mostrò come rapportarsi con gli animali: alla morte naturale la lupa fu sepolta sotto una pietra nella chiesa della Vittorina insieme alla vana predicazione del santo di cui rimane in Umbria solo il nome di luoghi di culto turistico.

Stefania Panozzo – Credo sia doveroso però fare una precisazione circa la morte della lupa ritrovata nei pressi di Fosse di San’Anna d’Alfaedo nell’agosto 2012, primo caso di bracconaggio per i lupi presenti in Lessinia,.
La morte non era avvenuta solo per avvelenamento…
Il comunicato stampa pubblicato in seguito all’autopsia riportava che il corpo dell’animale presentava lesioni traumatiche a livello di sterno-costato, del muso e del collo, presenti anche in profondità fino alla trachea, compatibili con la presa di un laccio. L’analisi del contenuto gastrico aveva evidenziato la presenza di un’esca ancora non completamente digerita contenente un pesticida, purtroppo spesso utilizzato negli avvelenamenti dolosi. La diagnosi definitiva di morte per avvelenamento acuto non escludeva comunque FOSSERO STATI INFLITTI ULTERIORI REATI DI MALTRATTAMENTO NEI CONFRONTI DELLA LUPA ANCORA IN VITA!
Una triste verità che molti conoscono ma che viene, ovviamente, sempre taciuta….

Alessandro Ghezzer – Sarebbe bello poter uscire finalmente, una volta per tutte, dall’ambiguità: quale sarebbe questo “punto di equilibrio”?si continua a girare alla larga, mi pare. Tutti invocano un punto di equilibrio ma nessuno si azzarda a dire quale. A me pare possa essere quello della prevenzione, punto. Gli abbattimenti non servono e sono anche più dannosi. Ma si continua a stare sul vago, vagheggiando appunto abbattimenti senza dirlo esplicitamente.

Ivan Mazzone – é tutto pilotato dalla politica e da coldiretti, il progetto green economy dopo la fiera Exspo di Milano ha dato lo sblocco delle deportazioni di animali da reddito all’estero firmato nell’anno 2016, quindi mucche maiali pecore ecc…vengono vendute vive e macellate in paesi esteri, per far questo e per avere un prodotto dop doc o come cazzo lo chiamano loro, devono avere animali da pascolo e quindi non stressati quindi quelli degli allevamenti intensivi non possono essere utilizzati, per ottenere questo hanno bisogno di spazio e come il Caro Enrico Borghi disse in una seduta parlamentare, DOVE SE NON NEI NOSTRI PARCHI, ecco perché c’é questa guerra al lupo, LA PRIMA MINACCIA PER IL BESTIAME

Tamara Panciera – C’è stata un ‘altra aggressione del lupo ai selvatici che vivono nella zona che da anni sto cercando di proteggere. Dispiacere senza fondo. Non ce l’ho col lupo, ovviamente, mica posso pretendere che diventi vegano, lui preda perché non ha alternativa. Quest’aggressione è la seconda, qui. Una terza era stata riportata dalla stampa qualche settimana fa, ma, parlando con una persona che ha seguito la vicenda, in realtà molto probabilmente la preda, un capriolo, era morta per altre cause ed è stata successivamente aggredita da volpi ecc. Infatti la carcassa era quasi integra( il tutto per dire che si grida al lupo anche a sproposito). Resta il fatto che, cervi e caprioli, animali vegani che sono l’ incarnazione di mitezza e grazia, vengono aggrediti da ogni fronte: cacciatori, predatori ed investimenti stradali che aumentano proprio durante la stagione venatoria perché, poveri, spaventati da fucilate improvvise, o cuccioli privati dell’insegnamento delle madri uccise, attraversano incautamente le strade; incidenti che spesso vengono strumentalizzati perché li si vuole ricondurre a presunti esuberi. Mi chiedo come possano vivere nella costante angoscia e paura. Dulcis in fundo, curiosamente, riferendo di quest’episodio, la stampa, anziché riportare dichiarazioni di esperti, ha riportato le dichiarazioni allarmistiche di cacciatori che, proprio loro!!!, avvertono che il lupo ormai si aggira intorno alle abitazioni. Non ho potuto fare a meno di chiedermi se egli abbia semplicemente preso esempio dai diretti ‘concorrenti’!!
E’ successo lo scorso anno durante la caccia al cervo. Quando nel buio ho visto l’auto appostata ho fatto rumore e il branco di cervi che pascolava tranquillo sul prato è partito. Prima le femmine, poi lui, la vittima designata. Nella corsa frenetica per scampare al pericolo, quando si è trovato vicino alla mia macchina, il suo palco lo ha sbilanciato. E’ stato un attimo, ha girato il muso verso i fari della mia auto e ho visto in quegli occhi tutta l’angoscia, la paura e l’umiliazione del mondo. Mi si è fermato il cuore. Grazie a dio si è subito ripreso e ha proseguito la sua corsa verso la vita. Non dimenticherò mai quell’inciampo, e la tenerezza feroce che il suo sguardo terrorizzato mi ha scatenato dentro.  Eppure, per taluni, egli rappresenta il tanto ambito trofeo. Domenica le fucilate saranno per lui, e a seguire per femmine e piccoli. Sarà tutto uno sgomitarsi per accaparrarsi le corna più lunghe. A uno così spari solo se non ti senti all’altezza, a uno così spari solo per invidia.

In provincia di Belluno, continuano i massacri nei boschi( soprattutto a femmine e piccoli ). Hanno vinto la lobby delle armi e l’infamia di chi si accanisce contro una natura già devastata con un calendario venatorio, che non sono riuscita ad estrapolare dal sito della Provincia di Belluno, come dovrebbe essere per trasparenza, il quale presenta anomalie negli orari di caccia. Dunque: in questi mesi, si è spostata l’asse terrestre… Il mio comune Mel è insignito alle Bandiere Arancioni per il turismo: poveri turisti escursionisti.

Elena Leoni – Terricciola, sera… tornando a casa, mio marito ha visto in un fosso un giovane esemplare, di 4 5 mesi, con evidenti problemi gravi al posteriore.
Dopo lunga ricerca di chi contattare ho parlato con l’università di Pisa di veterinaria che mi ha messa in contatto con la associazione Amici Animali che su attivazione da me richiesta dai carabinieri di zona, ha inviato i volontari per il recupero.
Al recupero era presente mio marito. *Il capriolo è morto non appena lo hanno spostato ed è stata visibile la ferita ampia e mutilante da arma da fuoco (non trauma da investimento come ipotizzato in precedenza). *
Abbiamo saputo tramite la associazione amici animali che in giornata nella nostra zona vi era stata una retata dei carabinieri, data la presenza di bracconieri di ungulati”. Brava gente insomma gli sparatori……….

Sonja Crnkovic – anche io oggi o deciso di prendere licenza di caccia , così anche io sarò autorizzata di sparare a ogni cosa che si muove e dove mi pare come fanno loro, tanto se ammazzi qualcuno e solo un INCIDENTE DI CACCIA, mica ci vai a galera paghi multa e sei a posto . Io da stamattina che sto dando caccia a cacciatori intorno a casa mia ,prima poi finisce nel sangue . Forze dell’ordine hanno mani legate e impossibile prenderli nel fragranza di reato per far qualcosa . Stamattina o mandato via tre oggi pomeriggio un altro. Io domenica lo passo così a caccia di cacciatori, mi sono stufata di farmi sparare addosso a casa. Sinceramente cacciatori se li prendi di petto scappano più veloce del lepre . Ultimo oggi pomeriggio lasciava uno di cani mentre scappava con macchina , non ce la fatta scappare lo cacciato. Non dobbiamo chiudersi in casa e aspettare bisogna che li mandiamo via quando sono vicino case

Christian Fraccascia – L’ ha sparata da un metro di distanza fuori al cancello di casa nostra, sotto gli occhi miei e di mio figlio.ha sparato con fucile a pallettoni per cinghiali, poteva colpire il bambino che giocava li fuori.E’ stato come sparare sulla croce rossa o rubare le caramelle a un bimbo.Gli ha tirato mentre gli andava incontro,aveva anche i piccoli nascosti. La fortuna non è stata dalla sua parte , in quanto sono riuscito a fermarlo mentre cercava di scappare con la pavona nel cofano.

Anna Costa – Povero ragazzo. Povera famiglia. Incredibile succedano queste cose. Morire per una …non so come definirla la caccia…sport? No! Passatempo? No! Quella roba li che fa girare tanti soldi e permette di utilizzare armi . un pericolo per tutti noi, per la comunità . si inventino un tiro al bersaglio con sagome da centrare in un posto riparato e se amano la natura vadano a farsi una passeggiata senza fucile che agli animali ” di troppo” ci pensano i predatori …se non li fan fuori a fucilate!

Roberto Melis – Ve ne racconto uno, successo settimane fa, si discuteva, sulla tutela e difesa, sui lupi arriva un Bracconiere, esibizionista o cacciatore, mi chiama per nome e mi dice “ecco come faccio io a far fuori i lupi”  e io “occhio che i lupi sono più furbi”, salvo la foto e la mando ad un mio amico ispettore della Forestale, poi dopo li faccio Games Over

Mauro Malossini – Ora con i leghisti al potere quanti lupi troveranno morti e non ci sarà mai un colpevole . Hanno deciso di adottare questo sistema il più facile e il più veloce per eliminare il problema lupo .. I carabinieri forestali avranno un gran lavoro non nel fare indagini, ma ha raccogliere lupi morti … la gente non capisce che gli orsi nel bosco sono a casa loro ed è normale ogni tanto vederli, il mio primo incontro con un orso molto ravvicinato lo ricorderò sempre, stavo salendo un sentiero sul Brenta, ad un certo punto mentre svolto dietro a una curva sento un verso e vedo un animale scappare, si allontana dal sentiero una quindicina di metri poi si siede e mi guarda, è lì che mi rendo conto che è un orso. Certo che non capita tutti i giorni trovarsi su un sentiero con un orso che ti guarda a 15 metri, per me è stata un’emozione unica ed anche una rabbia perché avevo la macchina fotografica nello zaino, sarebbe stata una foto memorabile, ma il mio atteggiamento non cambiò, nonostante la sorpresa e l’emozione di trovarmi così vicino a un orso, visto che non avevo la macchina fotografica a portata di mano, ho fatto finta di nulla e ho proseguito sul sentiero. La strategia con un orso vicino è fare finta di nulla e andare avanti come se fosse un albero. Mi è capitato anche con un orsa con i piccoli, stavo guardando con il binocolo giù per la Valle seduto su una roccia, dietro sento un rumore, mi giro e a 50\60 metri vedo tre orsi che si allontanano, l’orsa con i due cuccioloni, bellissima e pensare che c’è chi ha una paura folle degli orsi, io ci convivo ..

Vincenzo Battista – Campo Imperatore, in cammino verso l’enigma di un masso di pietra scolpito con lo stemma degli Aragonesi, alle pendici di monte Prena: un sigillo, un logo stipato in un sito particolare, identificativo della giurisdizione finanziaria nella gestione delle terre alte dell’Appennino, siamo intorno al 1447, per affermare il dominio dell’enorme economia armentizia in arrivo dal Tavoliere delle Puglie, in questo paesaggio di avvallamenti, depressioni del terreno e risalite sui rilievi delle gobbe erbose, tante conche che da lì, dalle piccole alture, si possono osservare, per poi ridiscendere al centro con questi fossi ondulati, dove la vista è chiusa, impedita come in un imbuto, ma solo per alcune decine di metri. Il territorio si presenta lunare, senza soluzione di continuità, ma poi accade, sì accade, quando di nuovo riprendo a camminare dalla quota delle piccole doline, avviene ” l’incontro”, davanti e me, a pochi passi. Forse il paesaggio nascosto in quella fossa ha creato un riparo, una sosta; forse il vento contrario che non fa fiutare il suo olfatto: non sono sottovento.
Forse lui è concentrato in qualcosa che annusa, ma che scoprirò dopo, più tardi. Ma adesso, le mie pulsazioni aumentano, si mescolano, i battiti accelerano, uno strano tremore si miscela all’ansia: resto così, bloccato, solo, senza difese, non ci sono alibi, forse stringo i pugni, il cervello inizia a viaggiare a velocità inaudita per cercare, sondare, come un motore di ricerca possibili uscite,” risoluzioni”; prova a resettare uno stato d’animo scomposto, ribelle, prova a cercare un programma non emotivo, ma invano, l’atmosfera dentro questo “adesso” non è possibile riassemblarla in un diagramma di battiti cardiaci che mi alzano su i picchi, sempre di più. Non mi resta che guardarlo, bloccato come sono, come un totem muto e silenzioso. Lo guardo, mi ricambia, ci guardiamo entrambi, fissi, io e lupo davanti a me, a una decina di metri, per un tempo che sembra un’ eternità. Ci guardiamo, i suoi occhi obliqui, neri, profondi nel muso allungato, le zampe lunghe, dallo spessore possenti piantate nel terreno, forse un maschio adulto: non si scompone , dovrebbe fuggire ma non ha fretta, non ha paura il lupo poiché viene dal Paleolitico (tra uno e due milioni di anni fa), e nel complesso rapporto con l’ uomo, chissà quante ne ha viste il lupo nel suo codice ereditario. Rimane lì, attimi ma molti di più, non so, ma tanti se riesco così, quasi a indagarlo nel colore del pelo folto, nel mantello con le sue sfumature di grigi, bruni e neri che si mescolano, e la sua testa e gli occhi centrali da predatore e le orecchie triangolari dritte come due antenne.
E‘ fermo, non si muove il lupo con la testa bassa, non digrigna i denti come ho letto da qualche parte e continua a tenere sotto il muso qualcosa, mi controlla nella sua calma, esattamente il rovescio della tempesta che mi scuote, ci continuiamo a fissare forse perché in me non vede una minaccia, poiché il suo software millenario rielabora rapidamente il suo equilibrio di predatore, il suo linguaggio genetico identificativo, forse per lui , sono solo un esile ostacolo a Campo Imperatore , adesso, facilmente da bypassare per il suo vero obiettivo nelle lunghe marce: il richiamo dei compagni, le mandrie al pascolo, i branchi di pecore, non molti distanti da noi. Ma poi, il colpo di scena per me, non per lui, non poteva essere altrimenti, il lupo si gira lentamente con la sua corporatura snella e robusta, gira la testa, muove le zampe e con un’ eleganza da Cavaliere con il suo blasonato coraggio da guerriero, mi dà le spalle, non trotta, non si gira nemmeno per allungare un ultimo sguardo su di me, non ne ha necessità, ma lentamente cammina sulle zolle erbose, risale la piccola dolina con un andamento curvilineo, lo vedo adesso sul rilievo con il controluce che lo inonda nella sua fiera magnificenza, come un fotogramma ( più tardi penserò a film Lady Hawke) sullo sfondo di Monte Prena, una quinta teatrale, il lupo scompare.
Io invece resto lì, mi siedo, scendo lo zaino, in pochi attimi tutto è ridiventato normale, si normale, penso, la “normalità” di quel San Franco, l’eremita di Assergi, che nel XII secolo chiedeva al lupo di restituire ai boscaioli il neonato che gli aveva sottratto: fu accontentato (affresco nella chiesa di Santa Maria Assunta); oppure il lupo scolpito nell’ambone della chiesa di Santa Maria Assunta a Bominaco, che afferra alla gola un giovane cervo; invece nel santuario della Madonna d’Appari a Paganica, in un bassorilievo in pietra, un lupo vuole entrare nel cerchio magico del simbolo della Trinità, fino a Carlo Ruther (sec. XVIII, nella grande tela della Basilica di Collemaggio), che dipinge Celestino V e il lupo mansueto nell’atto di porgere nella sua bocca il cibo. Messaggi subliminali, icone sulla pietra e della pittura, testimonianze di un mondo in perenna lotta tra il bene e il male, e lui, il lupo senza peccato, al centro della disputa, per secoli.

Antonia Di Marco – Bellissimo il rapporto tra un uomo pacifico e un lupo nel suo habitat , guardingo ma rispettoso… lo stato mentale agitato e l’ impotenza di risorse per un’ eventuale difesa … descrizione bellissima !!! Io ho risentito gli ululati in una notte della neve del 56. Ero piccolissima…ma li ho registrati, paurosi e divini !!!

Giuseppe Zaccagnini – un racconto stupendo che mi ha risvegliato due ricordi. Uno della mia infanzia, lontano e vago, dell’unico lupo che io abbia mai visto, ahimè morto ammazzato – forse da qualche pastore che difendeva il suo gregge – e portato in processione per le vie di Assergi, steso su una scala a pioli con una mela in bocca. E uno dei primi anni ‘70, quando con un mio caro zio feci la salita del Monte Prena, dove cogliemmo le stelle alpine (in numero allora permesso, che credo fosse 3) e facemmo il picnic co’ pane salame e casce e ‘na buttija de vine.

Giampaolo Concas – Discorso alle 10 di sera con una persona sulle montagne di Villacidro.
Lui: Mamma mia che giornata sfortunata.
Io: perché dici che è stata una giornata sfortunata?
Lui: Come perché? Sono uscito stamattina alle otto per cercare funghi, dovevo rientrare a casa per pranzo e invece mi sono perso e verso l’una ho chiamato per chiedere aiuto dopo di che il telefono mi ha piantato e oltretutto ha cominciato a piovere e mi sono bagnato sino alle ossa, non capivo assolutamente dove ero e si è fatto buio, sino a quando non ho visto i lampeggianti e sentito la sirena ero disperato, meno male che l’oroscopo diceva che oggi doveva essere una giornata fortunata!!!
Io: Dai che poi non ti è andata così male, pensa che ci hanno avvertito alle cinque del pomeriggio che c’era un disperso, siamo arrivati dove avevi la macchina e i carabinieri ci hanno raccontato la tua telefonata dove gli avevi descritto quello che vedevi permettendoci di capire dove potevi essere, tempo di arrivare dove pensavamo potessi vederci abbiamo acceso i lampeggianti e la sirena per farti capire che c’eravamo siamo riusciti a sentire le tue urla e a venire a prenderti, questa notte dormi a casa e non all’aperto inzuppato di pioggia, la tua fortuna è stata che ci fosse una pattuglia del Corpo Forestale che conosce queste montagne come il cortile di casa propria! Come vedi l’oroscopo non aveva tutti i torti!

Emanuele Cabriolu – non é stato e non sara’ mai l’ultima volta perché nel silenzio e nella indifferenza generale il cfva continua a soccorrere dispersi, feriti e pure morti, in ogni dove, montagne del Sulcis o Supramonte, trovandosi di fronte anche a tecnici, turisti presunti esperti in ciabatte senza acqua , dotati di semplici magliette, con una natura che esige rispetto; pure qua da noi alcuni si sono avventurati tempo fa sulla scogliera senza trovare poi la via del ritorno intrappolati tra le falesie e la mareggiata, cosa che io da antiochense non ho mai fatto! poi alla fine l’oroscopo…funziona sempre bene grazie a tanti colleghi forestali.