LA DEMOCRAZIA VA OLTRALPE

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Massimo Mersecchi L’ITALIA SUL PRECIPIZIO.
Povera Italia , depredata e svenduta, governata da maschere del teatro del ridicolo. Povera Italia impossibilitata ad aiutarsi, smantellata e ridotta in cenere, al tappeto
pesta e dolorante. Tutto quello che NON volevamo neanche pensare ci piomba addosso come un macigno infuocato, distruttivo e incontrollabile. Quasi duecento anni di onorevole storia, di ineguagliabile dedizione alla difesa della natura e degli esseri viventi scomparsa ! I nuovi alchimisti politici hanno decretato la fine della natura e del piacere di essere italiani in un Italia bella e verde. Il “c’era una volta” chi difendeva e salvaguardava, incrementava e vegliava come un angelo custode i tesori verdi d’Italia NON c’è più. Al suo posto anarchia e pressapochismo, non assunzione di responsabilità e neppure una sbiadita idea su come proteggere il nostro tesoro verde.  C’era una volta (diranno i vecchi ) un piccolo ed agguerrito esercito di donne e uomini dediti alla protezione dei boschi, della natura e degli uomini. Professionali e amanti del loro duro lavoro, scelto in libertà e volontà, amato e in ogni piega, sentito come il sangue che scorre nelle vene, sentito come linfa vitale; come la VITA .
Ora, in quest’Italia orfana del Corpo Forestale dello Stato succedono cose inenarrabili ! Gli incendi boschivi sono catastrofici perché manca il primo e spesso decisivo intervento Forestale. Così gli ettari di morte aumentano a dismisura, così le verdi ali dei Forestali NON volano più, i mezzi abbandonati e donne e uomini richiusi in divise nere .
Chi, chi si prenderà la RESPONSABILITA ‘ di questi incendi disastrosi? I maneggioni del governo? Altri corpi dello stato che hanno fagocitato la Forestale? Volevano risparmiare cento milioni in tre/quattro anni i novelli ragionieri dello stato! Ridicoli e penosi, di più! SCELLERATI e ASSASSINI, ora che ( e non è finita) la cenere cade copiosa sui boschi, sui terreni, sulle città soffocate dal acre fumo, il paesaggio lunare é tra di noi. Noi sappiamo i nomi ed i cognomi di coloro che hanno commesso questo CRIMINE, noi sappiamo e NON dimentichiamo e, al tempo debito. RENDEREMO il soldo e gli interessi  VIVA ora e per sempre il GLORIOSO Corpo Forestale dello Stato
.

Sara Marinelli – La Val di Susa brucia con soccorsi al minimo anche perchè è la valle della resistenza no tav: fa comodo che bruci, magari se la gente se ne va riusciranno finalmente a velocizzare i loro progetti! A pensar male si fa peccato…

Ehyy Joe – ne stiamo vedendo di tutti i colori. Agenti della digos che si spacciano per addetti comunali, tap che fa e buone pratiche agli ulivi

Savino Monterisi – CON LA STORIA DEI GASDOTTI CI GIOCHIAMO LA DEMOCRAZIA
Anche se nessuno ne parla, oggi in Salento, Tap (controllata da Snam, quindi potremmo tranquillamente dire Snam) ha iniziato la potatura degli ulivi, intervento assolutamente illegittimo del quale non erano stati avvertiti i proprietari degli ulivi. La cosa ancora più grave è che Tap ha potato rami che avevano ancora le olive attaccate, contro ogni regola di buon senso. L’accelerazione di Tap/Snam, è il tentativo di chiudere la partita dei gasdotti prima delle prossime elezioni. Non è un caso che proprio in queste settimane la Snam abbia chiesto al governo di chiudere la conferenza dei servizi riguardo il metanodotto Rete Adriatica – il gasdotto dei terremoti.
Con la questione dei gasdotti – volutamente al plurale – ci stiamo giocando una fetta di democrazia nel nostro paese, non perché le istituzioni sono messe a rischio dagli impianti che devono essere costruiti, siano TAP, Poseidon, Rete-Adriatica o Galsi, ma per l’interpretazione che la classe dirigente e quindi lo Stato, stanno dando alla propria funzione.
Da che mondo è mondo lo Stato dovrebbe nell’insieme dei suoi organi e delle sue istituzioni tutelare il bene primario, quello dei suoi cittadini. Oggi pare che questo vulnus concettuale sia totalmente saltato. Si è delegato ad aziende energetiche la nostra politica in materia e queste hanno ricambiato con una serie di infrastrutture che minano le esistenze delle persone o dell’ambiente, senza alcun tipo di ricaduta per i territori interessati.
Se prendiamo TAP ad esempio, vediamo come questo corridoio energetico serva soltanto a far approdare tramite la Puglia il gas dell’Azerbaijan nel nostro paese. Per inciso potremmo aprire una interessante parentesi sull’Azerbaijan, che retto da un dittatore repressivo e spietato, macchiatosi di diversi crimini, sembra comunque piacere tanto ai politici italiani. Una volta sul territorio italiano questo gas attraverserebbe la penisola e verrebbe venduto al Nord Europa. Il progetto è quello di fare dell’Italia un hub del gas ovvero un punto dove gas di diverse provenienze confluisce per essere poi smistato ai mercati di consumo.
Capiamo bene che per uno Stato, la possibilità di accrescere l’offerta di materia prima energetica, potrebbe avere un interesse nazionale. Peccato che in Italia il fabbisogno nazionale è ampiamente soddisfatto e i consumi di gas sono in continua diminuzione da anni, soppiantati dall’aumento della quota di energia di origine rinnovabile. Per essere più precisi dovremmo dire che questo settore ha subito un forte sviluppo grazie agli incentivi statali, incentivi che sono stati fortemente ridimensionati.
Potremmo forse sostenere non a torto, che tutto questo gas non sarà mai impiegato per il consumo interno ma sarà semplicemente venduto a paesi terzi con grande gioia delle aziende coinvolte negli affari
Ovviamente nella nuova Strategia energetica nazionale la transizione verso un modello ecologico, completamente sostenibile – messo a disposizione dal forte avanzamento tecnologico avuto dalle energie rinnovabili e dalla manifesta economicità – pare essere solo l’orizzonte di un futuro lontano, del quale non si deve già da adesso iniziare a posare le basi.
Nel caso di TAP e di Rete-Adriatica, gli enti locali hanno espresso la loro contrarietà con i mezzi che avevano a disposizione: delibere e pareri, cercando di essere l’asse istituzionale che si affiancava a quello della protesta popolare. Ma l’attenzione della politica per queste istanze è del tutto assente, già Renzi aveva etichettato barbaramente queste decine di migliaia di attivisti con un cinico “comitatini”, come a voler sottolineare la loro vocazione minoritaria a confronto della maggioranza silenziosa.
La storia che si ripete è la stessa: la volontà dei territori è puntualmente surclassata dall’interesse generale che però non coincide mai con quello dei cittadini bensì con quello delle aziende.
Se questa linea la spuntasse anche sui gasdotti, dove i cittadini hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare, potremmo esserci giocati un pezzo di democrazia per sempre!
QUESTA TERRA DI CHI PENSI CHE SIA?
DELLA SNAM?
NO! QUESTA TERRA E’ LA MIA!

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RIFORMATI E DISMESSI

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David Diani – Ben 24 squadre del CFS sono intervenute già dopo mezz’ora dal sisma: hanno delle caserme in zona e, il Cfs è l’unica forza di polizia ad avere le unità cinofile addestrate al soccorso. CC, piesse e Gdf non hanno unità cinofile da soccorso ma soltanto unità cinofile anti-droga ed anti-esplosivi, totalmente inutili per il soccorso. Compiti diversi, specializzazioni diverse ed unità cinofile totalmente differenti…….

Antonella Giordanelli – Era stato istituito nel 2009, finanziato con 700mila euro dalla UE per il progetto Life, il Centro specializzato nell’antiveleno del CFS con sede nel Parco naz del Gran Sasso e monti della Laga il cui nucleo Nucleo cinofilo antiveleno operava in tutta Italia e a cui richiedevano consulenze da ogni regione, perché era l’unico centro con questa specializzazione. All’interno del Parco naz. del Gran Sasso operava con una routine di due volte alla settimana.
A questa come alle altre unità cinofile, i primi di gennaio 2017 sono stato distribuiti gli ultimi sacchi di crocchette che erano nei magazzini del CFS facendo presente che non ne ce n’erano più disponibili per il futuro.
Il 19 gennaio a Rigopiano non ha operato l’unità cinofila di Pescara (a 20 minuti d’auto dall’hotel sommerso dalla valanga), ma hanno fatto arrivare in elicottero cani dall’Emilia Romagna. Nessun intervento è più stato operato dai cani del CFS il cui addestramento straordinario è stato pagato dai contribuenti italiani, nel mentre il mantenimento era di fatto a carico dei Forestali loro conduttori. Ad aprile alti ufficiali CC rimanevano ammirati dell’altissima specializzazione dei cani che il CFS addestra fin dagli anni ‘90 per il soccorso e la ricerca sia in profondità sia in superficie, eppure sono stati completamente ignorati dai Carabinieri, che non hanno neanche utilizzato nelle loro indagini, i cani antincendio del CFS…e sì che non sarebbe mancata occasione di avvalersi del loro eccezionale fiuto per trovare gli inneschi e i relativi incendiari !
A settembre poi TUTTI i cani sono stati “riformati” per SOPRAGGIUNTA SENILITA’, TUTTI, con l’unica eccezione di 2 specializzati per ricerca tra le macerie di Brescia e quelli antiveleno nei parchi. Cosicché si hanno questi strani fenomeni naturali nel 2017: i cambiamenti climatici che si verificano esattamente dal 1 gennaio, e i cani che diventano tutti vecchi nel mese di settembre. Fortunatamente i loro conduttori hanno potuto evitare loro l’ospizio riscattandoli al simbolico prezzo di 1 euro.

Francesco Marchetti – Sono un cane rognoso sbattuto fuori senza possibilità di appello a 53 anni…neanche in Uganda……completamente rovinati senza un perché….a fare revisioni in Motorizzazione Civile…lavoro di concetto

Massimiliano Bernini – E’ innegabile a questo punto, come il “passaggio” delle Donne e degli Uomini dell’ex Corpo Forestale dello Stato nei Carabinieri, nella Guardia di Finanza, nei Vigili del Fuoco, nella Polizia di Stato, nel Mipaaf e in altre pubbliche amministrazioni, sia stato in moltissimi casi, un vero e proprio trauma!
Oltre alla contrazione dei diritti (sulla quale attendiamo il giudizio della Corte), molte competenze e professionalità a tutela dei beni comuni si sono definitivamente interrotte.
Anche le strutture e i mezzi dell’ex-CFS hanno subito la stessa sorte nefasta, come la Motovedetta Montecristo II, che consentiva il collegamento tra la terra ferma e l’omonima isola.
Sembra infatti che l’imbarcazione, una motovedetta d’altura di 14 metri registrata al naviglio dello Stato con la sigla CFS 701, sia ferma agli ormeggi, là dove era dislocata prima della soppressione del Corpo forestale dello Stato, cioè nel porto di Scarlino distante appena 5 chilometri da Follonica.
Ci risulta, inoltre, come l’imbarcazione non sia più oggetto di regolare manutenzione quindi in stato di abbandono.
Altra cosa che non capiamo è come mai i «nuovi» Carabinieri forestali (per trasportare la pattuglia montante e tutti i materiali e persone necessarie alla gestione e sorveglianza della riserva naturale) effettuino il collegamento con l’isola di Montecristo con un’altra unità di stanza, però a Porto Santo Stefano, ovvero a 100 chilometri dall’ufficio forestale-carabinieri che ha in gestione l’isola di Montecristo.
Ma in attuazione del Dlgs 177/2016 attuativo della Legge Madia, i mezzi nautici del soppresso Corpo Forestale non dovevano transitare tutti alla Guardia di Finanza?
Cosa c’è di razionale nell’effettuare il collegamento con l’Isola di Montecristo da un porto distante circa 100 km dall’ufficio che gestisce l’isola?
Questo e altro ancora, lo chiediamo al governo con l’ennesima interrogazione parlamentare;
Risponderanno?

Carmelo Guarnieri Labarile – Toh…ed io che stavo subito pensando, per come accaduto per altre imbarcazioni, che venisse utilizzata per trasportare i sommozzatori.
Addirittura, per mettere al sicuro il bottino dell’hangar di Pescara, i carabinieri hanno dislocato li anche i sommozzatori.
Ovviamente, per creargli un ufficio, hanno eseguito lavori nelle foresteria, pare in assenza di autorizzazioni di sorta, anche perché mai è stato esposto il pannello informativo dei lavori da eseguire, cambiando così la destinazione d’uso originaria di quella struttura. Ovviamente siamo ancora in assenza dei decreti che attestino che l’hangar di Pescara, che comunque è stato costruito coi fondi dell’Antincendio, lo assegnino definitivamente a qualcuno.
A proposito, tutti gli elicotteri, anche quelli con matricola militare, furono comprati coi fondi dall’antincendio.
Strano questo modo di interpretare le leggi.

Giuliano Allegrini – C’era la Croce Rossa: gli ufficiali medici si sono sempre opposti al passaggio nella sanità militare probabilmente per paura di perdere livelli e stipendi o entrare in graduatoria con altri ufficiali . Dal 2016 sono stati messi, insieme ai sottufficiali, in congedo forzato: sono circa 1200 in tutta Italia senza contare che molti di loro andranno in pensione entro cinque anni
Non hanno neanche voluto creare un ruolo ad esaurimento. Cinque anni in congedo forzato! Non so se adesso in Croce Rossa ci sono solo volontari civili
Alla fine come hanno fatto con la protezione civile sarà organizzata con associazioni e cooperative.

Savino Monterisi – Anche se nessuno ne parla, oggi in Salento Tap (controllata da Snam, quindi potremmo tranquillamente dire Snam) ha iniziato la potatura degli ulivi, intervento assolutamente illegittimo del quale non erano stati avvertiti i proprietari degli ulivi. La cosa ancora più grave è che Tap ha potato rami che avevano ancora le olive attaccate, contro ogni regola di buon senso. L’accelerazione di Tap/Snam, è il tentativo di chiudere la partita dei gasdotti prima delle prossime elezioni. Non è un caso che proprio in queste settimane la Snam abbia chiesto al governo di chiudere la conferenza dei servizi riguardo il metanodotto Rete Adriatica – il gasdotto dei terremoti.
Non bisogna abbassare la guardia, nelle prossime settimane dobbiamo mettere in campo tutte le azioni necessarie a fermare questa inutile opera, dannosa e imposta.
QUESTA TERRA DI CHI PENSI CHE SIA?
DELLA SNAM?
NO! QUESTA TERRA E’ LA MIA!

AGGREGAZIONI CONTRO LA DISGREGAZIONE

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Richiesta di adesione e collaborazione

Alla cortese attenzione della Prof.ssa Antonella Giordanelli , presidentessa del Comitato Foresta Foresta .

Illustrissima Prof.ssa Giordanelli , mi chiamo Arturo Gerardo DI PILLA e la contatto dal Molise per chiederle di poter aderire e collaborare con il Comitato Foresta Foresta . 

La FORESTALE è da sempre nel mio cuore ,da quando ero bambino , in casa mia si è sempre respirata ” l’essenza FORESTALE “, mio padre per quasi 35 anni dal 1958 al 1992 ha servito ed indossato la gloriosa divisa del C.F.S. con passione, dedizione ed orgoglio, quell’ orgoglio che si leggeva nei suoi occhi e di quelli dei suoi colleghi , di servire ed aiutare i cittadini ad evitare che infrangessero le leggi , dispensando consigli su come rispettarle ( la PREVENZIONE ) , termine assolutamente sconosciuto ad altri vedesi i “Doppioni ” della P.S. La passione e la dedizione nel prevenire contrastare i reati ambientali e forestali , prevenire e contrastare il bracconaggi , soccorrere e supportare le popolazioni colpite da calamità ambientali e naturali (nel caso paterno e dei suoi colleghi il terremoto in Campania e Basilicata del 1980). Prof.ssa Giordanelli ho avuto fa fortuna di respirare la FORESTALE, con i miei occhi ho potuto constatare il grande lavoro svolto da mio padre e dai suoi colleghi durante il periodo estivo nel prevenire e contrastare gli incendi boschivi e da ragazzo ho avuto poi la possibilità di lavorare come operaio AIB e quindi di verificare personalmente come si opera e si spegne un incendio boschivo e la difficoltà nel farlo bonificando poi il territorio boschivo interessato, ma ho anche ammirato ed amato la professionalità , la dedizione e l’umanità dei FORESTALI. Prof.ssa Giordanelli ho avuto la fortuna e l’onore di avere come maestri di vita i FORESTALI che con il loro entusiasmo ed esperienza mi hanno insegnato il rispetto e l’amore per la flora e la fauna , il rispetto per le persone, per le regole e per le leggi e non sarà certo un ” decreto legge ” MALDESTRO , DANNOSO e FALLACE (sono sicuro che al più presto sarà cancellato e sarà solo un brutto ricordo) a fare in modo che io possa dimenticare o perdere la mia ” essenza FORESTALE “ .

Prof.ssa Giardanelli sarei onorato poter dare il mio modesto contributo sopratutto per onorare la memoria di mio padre e di tutti i suoi colleghi di tutta Italia che hanno servito con passione, dedizione, amore ed orgoglio l’amministrazione FORESTALE ed i cittadini e per tutti i FORESTALI d’Italia per cui ora dobbiamo lottare per una celere ricostituzione del CORPO FORESTALE . Vede Prof.ssa Giordanelli ho volutamente omesso il termine ” stato “, perché questo ” stato ” non merita assolutamente di essere accostato a quei splenditi servitori che sono i FORESTALI , perché da questo ” stato ” i FORESTALI sono stati solo UMILIATI, DERISI, SCREDITATI, DENIGRATI, MALTRATTATI, MILITARIZZATI COATTIVAMENTE e VENDUTI per 30 DANARI ai ” Doppioni ” della P.S. non meritavano tutto ciò .

Da semplice cittadino sogno una FORESTALE che ricostituita celermente possa tornare ad essere quel corpo tecnico che ho conosciuto, ammirato ed amato da bambino e poi da ragazzo grazie al lavoro svolto con professionalità  dedizione ed umanità da mio padre e da tutti i suoi splenditi colleghi FORESTALI d’ Italia .

Con questo mio auspicio Prof.ssa Giordanelli vorrei ringraziarla per la sua attenzione e porgerle cordiali saluti .

GRAZIE DI CUORE FORESTALI – LUNGA VITA ALLA FORESTALE

W IL CORPO FORESTALE

Arturo Gerardo Di Pilla

Si è costituita, con il coordinamento del presidente e vice presidente di Assodipro, la FEDERAZIONE per la RINASCITA FORESTALE e AMBIENTALE, composta, ad oggi da: ASSODIPRO, UFDI, RINASCITA FORESTALE, UNFORCED, Comitato FORESTA FORESTA e rappresentanze di appartenenti delle sigle sindacali ex Corpo Forestale.
Federazione finalizzata alla nascita di uno strumento federativo di tutte le organizzazioni che hanno a cuore la TUTELA DELLA NATURA e le sorti della montagna, ed in particolare la ricostruzione dell’ Amministrazione Forestale che oggi è orfana delle sue antiche funzioni e vedova del CORPO FORESTALE dello Stato smembrato tra 5 entità differenti ed in competizioni tra loro.
La federazione è aperta ad altre associazioni, alla società civile e tutti i cittadini che hanno a cuore i temi della tutela della natura, dell’ambiente e della ricostituzione di un Corpo Forestale autonomo e non militarizzato.
Rullo Salvatore

FALCUS MORTUUS EST At vobis male sit, malae tenebrae Orci, quae omnia bella devoratis

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5 settembre 2013 – Danza sempre volando tra un continente e l’altro con pochi sprazzi di tempo in patria, così ho insistito tanto perché per una volta non prendesse il treno per arrivare in aeroporto in modo da goderci due ore di chiacchiere in auto. A metà strada mi chiama il 1515: un falco recuperato a pochi Km da casa mia è gravissimo, ma la pattuglia del CFS è bloccata perché nei suoi compiti di polizia deve dare la precedenza a un banalissimo incidente stradale. Se una creatura di Madre Natura ha bisogno di me, divento una madre snaturata: lascio l’autostrada alla prima uscita, passo davanti alla prima stazione ferroviaria utile lanciando borse e valige dal finestrino a mia figlia che s’è già catapultata fuori dall’auto sperando di agguantare a volo un qualche treno mentre io già corro indietro, telefonando al veterinario: non ci sarà tempo di arrivare fino al Centro recupero fauna selvatica del CFS sul monte e utilizzeremo un ambulatorio più vicino. Mentre un Forestale mi consegna a scatola chiusa il giovane gheppio, l’altro prende i miei dati per inserirli nella relazione di servizio. Nella radiografia le ossa di un’ala appaiono informe ammasso di una macchia bianca. Il falco sotto la maschera del gas è rimasto impassibile mentre lo si amputava alla spalla, ma ha avuto brividi di dolore mentre, con infinita delicatezza gli si radevano poche piume… penso all’immane sofferenza di quelle oche sanguinanti completamente spennate con periodica rapida brutalità per l’industria dei piumini… Durante l’intervento chirurgico un giovane veterinario si documenta davanti a un pc: non è un gheppio ma uno sparviero. Io sono incantata a mirare la bellezza di quell’ala rimasta spiegata sul tavolo operatorio… Sono passati cinque giorni dalla preapertura della caccia e certamente i genitori hanno nutrito quel loro figlio destinato a rimanere a terra per sempre, ecco perché le condizioni generali sono buone nonostante la cancrena che lo avrebbe ucciso se la Forestale non avesse escogitato il modo per farlo operare d’urgenza. La Forestale e quei veterinari che uniscono la competenza di professionisti convenzionati alla generosità di volontari appassionati in sinergia con cittadini sensibili ed attivi a cominciare da quello che ha soccorso il gheppio in uno scatolone… sì il gheppio perché ai Forestali è bastato sbirciare attraverso un foro del cartone per notare l’occhio giallo che distingue un giovane o una femmina di gheppio dallo sparviero. Sì una giovane di gheppio perché negli anni ha mantenuto la livrea bruna e la fiera bellezza, che la mancanza d’ala non deturpa ma rende asimmetrica, e se le penne non potranno mai frusciare negli infiniti spazi, l’occhio creato per scorgere quanto a noi è invisibile avrà sempre l’espressione nobile di uno sguardo che ci scruta dall’alto.
10 settembre 2017, è il tardo pomeriggio di sabato, una delle giornate di preapertura della caccia, ma non ci sono più veterinari convenzionati con il Corpo Forestale, anzi non c’è più il Corpo e così telefonando al 1515 risponde la sala operativa centralizzata a Roma. Però sono fortunata abito in una regione con una facoltà di veterinaria e ne conosco regole: nella clinica universitaria h24 hanno il divieto di curare selvatici definiti dannosi, ma hanno molte specializzazioni e certamente si adopereranno per un rapace. Chiamo il pronto soccorso dove un messaggio registrato fornisce il numero di due cellulari per le emergenze: uno per piccoli animali, l’altro per grandi. Catalogazione alquanto vaga: un cane san Bernando sta con un cervone, uno scoiattolo e un gatto oppure con un cervo, un asino e un cavallo? Chiedo all’ operatrice, gentilissima, di saltare tutta l’enunciazione della trafila amministrativa di cui mi occuperò mentre avrò imboccato la strada che porta al veterinario che potrà soccorrere il falco che ho tra le mani: sì hanno nella disponibilità di reperire un veterinario specializzato, che lo visiterà lunedì (!)…..pietosamente mi sussurra il suo numero di cellulare. Lo consulto immediatamente … ma lui sta trascorrendo il finesettimana lontano, a Roma….. è a Roma come la Sala operativa di quella parvenza di Forestale di cui fa parte quel Forestale vero a cui hanno tolto la vita di Forestale dandogli il nome di carabiniere forestale: altro non ha potuto consigliarmi che di rivolgermi alla LIPU con lacrime di rabbia e mortificazione nella voce che hanno riempito i miei occhi spalancati impotenti nell’ incubo: il falco dispiegate le ali è volato oltre le effemeridi … E fu subito sera.
Antonella Giordanelli

Avrei voluto festeggiare con tutti gli amici ponzesi la bella notizia, il miracolo che aspettavamo, ma la vita è beffarda e nonostante il lavoro di squadra attivato il giovane Fenicottero è deceduto lungo il viaggio verso il centro Lipu di Roma. Non c’era tanto da fare, le sue condizioni erano critiche. Stamattina le amiche e attiviste volontarie Stefania Morandi e Gaia De Luca, in contatto con i cittadini che da molti giorni monitoravano l’uccello che svolazzava tra le spiagge ponzesi, mi hanno avvisato che l’animale in serata si era aggravato ed era stato riposto in una scatola. Si dice anche ferito, ma sicuramente molto indebolito, denutrito. Un giro di telefonate con l’assessore Mimma Califano, il nostro Centro recupero fauna selvatica guidato dall’onnipresente Francesca Manzia e i suoi meravigliosi volontari, la veterinaria ponzese e diversi attivisti. Si presta il primo soccorso all’uccello con una flebo (su indicazioni del personale Lipu del Crfs di Roma) e si contatta il comandante della nave Siremar per un immediato imbarco. Poco dopo le 11.15 salpa diretto a Formia. Io mi metto in auto e parto da Roma per andare a riceverlo al porto. Recupero l’animale verso le 14. ma si vede che è stremato, non sta bene.
Corro verso l’autostrada in contatto con il nostro ospedale, ma l’animale dopo poco si spegne. Niente si poteva fare, sono uccelli delicatissimi, anche difficili da seguire. In quelle condizioni il miracolo non era possibile. La speranza dei giorni scorsi era quella di immaginare un suo recupero e il prosieguo del suo viaggio migratorio. Ma è andata diversamente e quando un animale selvatico è libero nel suo habitat l’uomo non può intervenire.
Gli amici di Ponza, sopratutto i cittadini sono stati però un bellissimo esempio di come “si sta insieme” e si difende la natura. Lo so che l’amarezza è altissima, figuratemi per me che dopo 5 ore di auto devo avere anche la forza di scrivervi quanto accaduto… Immaginatevi questi soccorsi fatti in tutta Italia da noi volontari, senza soldi, senza che lo Stato o le Regioni (tranne poche eccezioni di piccoli cofinanziamenti) si preoccupino di soccorrere gli animali selvatici feriti o di sostenere finanziariamente i nostri Centri (in Italia ci arrivano 20mila animali ogni anno e solo Roma ne assiste quasi 6mila!). Dietro la tristezza però resta la comunità, quella di Ponza che ha dimostrato tutta la sua attenzione per cercare di fare il possibile nel soccorrere il Fenicottero. Noi più di correre come i disperati, a destra e a manca, non possiamo fare. Quindi, un grazie a tutti, veramente di cuore. Lasciamo la rabbia alle nostre spalle e facciamo tesoro di questa giornata preziosa per comprendere fino in fondo l’importanza di essere tutti dalla stessa parte nella difesa della natura.
Fulvio Mamone Capria

E’ uso comune, nelle zone pedemontane del versate tirrenico dell’Aspromonte, sparare direttamente dai balconi e dai terrazzi di casa, a specie migratorie (soprattutto falchi) e non solo … in quelle zone le case venivano costruite anche tenendo conto di questo utilizzo …. oggi il bracconaggio in quelle zone è stato notevolmente ridotto rispetto al passato, grazie soprattutto all’azione di controllo del CORPO FORESTALE DELLO STATO, che ha pagato anche con delle vittime il contrasto a questi bracconieri … ma ancora qualche RETAGGIO DEL PASSATO resiste … e deve essere ab-battuto!
Vincenzo Talarico

 

Onore alla Bandiera

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Caro Corpo Forestale dello Stato,
chi ti scrive è un cittadino che, per una serie di fortunate coincidenze, ha avuto modo di conoscerti, di frequentarti, di vivere con te e per te per tantissimi anni, di respirare il tuo sforzo di essere sempre presente ovunque ci fosse la necessità di essere vicini agli Italiani, alle persone in difficoltà, per tutelare il patrimonio inestimabile della natura che ci circonda, non per un godimento immediato ma per la grandissima responsabilità di mantenere e consegnare ai posteri quanto il Buon Dio ci ha permesso di ricevere dai nostri predecessori.
Tu, Corpo di volontari specializzati, hai espresso il meglio della Italianità in ogni angolo della nostra cara Italia, spesso, anzi quasi sempre, nel silenzio delle cronache, lontano dai riflettori dei media tanto presenti altrove, anche quando si sarebbe potuto fare a meno di raccontare.
Quasi duecento anni di lavoro appassionato e faticoso, lontano anni luce dalle difficoltà di altri meglio attrezzati, meglio rappresentati, ancor meglio tutelati da chi, al vertice, avrebbe dato la vita, e la darebbe anche oggi, per non cancellare dalla storia una realtà positiva e importante come lo sono altri Corpi dello Stato.
Corpo Forestale dello Stato, non c’è angolo del nostro paese che non sia stato calcato dagli scarponi del tuo Personale, non c’è foresta o parco o riserva che non abbia ricevuto da te le attenzioni che erano doverose per prevedere, per preservare, per difendere, per tramandare.
Una presenza costante all’ombra della tua Bandiera, onorata di numerosi riconoscimenti ed oggi relegata nel museo, quasi a disattivarne la potenziale capacità aggregante di chi davanti ad Essa ha giurato al momento dell’ingresso nelle file del tuo Personale.
Eri un riferimento “amico” del territorio rurale, eri una presenza assidua ed indispensabile in ogni calamità, senza limitazioni di intervento, ponendo al servizio del cittadino ogni tua risorsa, foss’anche solo un manipolo di uomini capaci di fronteggiare i fenomeni naturali avversi al meglio delle loro possibilità, con quel briciolo di inventiva e di autonomia che alla gente tanto dava, lontano dalla logica militare della piramide gestionale di comando.
Caro Corpo Forestale dello Stato, eri dello Stato qualcosa di importante che solo chi non ha voluto non è riuscito a capire, disconoscendoti doti e capacità, mortificandoti in una cancellazione-assorbimento che equivale al dirottamento di un treno su un binario morto, illudendo più d’uno di chi avrebbe dovuto difenderti dall’alto con stelle e torri e greche che hanno un effettivo valore solo su quel binario arrugginito del ruolo esaurimento, destinato a morire sino a che non saranno altri a generare qualcosa di nuovo e di coerente con il nuovo status.
Cantavano Foresta i tuoi Forestali, non un inno di guerra, non un incitamento alla battaglia, ma solo un grido di passione e di dedizione alla natura, presente nel loro cuore, incuranti della tormenta per prestare la loro opera per l’Italia o Nel Silenzio dei Sentieri in compagnia delle aquile.
Scusa Corpo Forestale dello Stato se una accolita di personaggi lontani anni luce dalla logica ha mistificato valori economici e capacità per renderti sacrificabile sull’altare della efficienza, scusa se noi italiani non abbiamo saputo ancora mandare a casa chi ti ha deriso e distrutto perché demenzialmente quattro è meno di cinque, con riferimento ai Corpi di Polizia, perdonaci se siamo un popolo ben più attento alle essenziali partite della Domenica che alla sostanza della nostra vita.
Perdona coloro che, convinti Forestali ed appassionati esperti delle tue competenze di un tempo, non hanno saputo opporsi correttamente, così come perdona chi si è appropriato di quanto ti apparteneva, di quanto avevi creato e costruito per il tuo lavoro, appendendo il cappello dove, da sempre, sono passati il Cappello Alpino, il Berretto Pasubio, il Basco Verde con l’aquila che con orgoglio tutti mettevano sul loro capo all’inizio di ogni giornata di servizio.
Sei, Corpo Forestale dello Stato, il ricordo di migliaia e migliaia di persone che nel tempo hanno vestito la tua divisa, condiviso il tuo credo, onorato i tuoi fregi , esseri umani che sono andati avanti, anticipando noi mortali in quel passaggio ineluttabile che tocca a tutti, ma non per questo meno presenti perché, se oggi tanto della nostra natura è a nostra disposizione, lo dobbiamo anche a loro che da duecento anni si sono succeduti con la tua divisa sulla nostra terra Italia.
Sei, Corpo Forestale dello Stato, l’onore di tante vite umane immolate nel corso del servizio, in pace ed in guerra, mai secondo in quanto ad onore ad altri, fedele servitore dello Stato che non meritavi il trattamento che ti hanno riservato, forse convinti che il tuo dna si sarebbe diluito in altre realtà senza alcuna difficoltà e che sarebbe stato semplice ed agevole cancellare il ricordo della tua esistenza da quel 31/12/2016 in cui il malinconico Silenzio Fuori Ordinanza ha segnato la tua “trasformazione” in diverse entità.
Eri e sarai sempre nei nostri cuori, delle persone perbene che, lontane da lotte e giuochi di potere, avevano ed hanno a cuore la sostanza della tutela del nostro patrimonio ambientale, a partire dalla piaga degli incendi boschivi, sarai sempre e comunque presente con la miriade di tracce del tuo lavoro passato, indipendentemente dall’accanimento che oggi altri dedicano per cancellare ciò che testimonia la tua presenza e la tua storia.
La cancellazione della tua memoria, operata con rapidità sorprendente, è quello che più lacera e genera delusione sulle modalità che qualcuno, fiducioso nelle rassicurazioni dei vertici, sperava fossero più rispettose del tuo essere stato un fiore all’occhiello degli italiani e non certo una macchia da cancellare.
Chi ha creduto in te, Corpo Forestale dello Stato, crederà ancora, e sempre, nei tuoi insegnamenti, nella tua filosofia di essere prima convincente tutore che repressore, nell’essere una entità fusa col territorio e ad esso adattata per essere sempre al posto giusto nel momento del bisogno, con l’occhio critico di chi la natura la ama prima che sottoporla a logiche militari di intervento, funzionali in altri contesti ma inutili, se non controproducenti, nel tuo spazio operativo.
Risorgerà certamente la logica che ti ha tenuto fra noi sino a dieci mesi addietro, forse semplicemente modificando quanto assurdamente imposto, forse cancellandolo o creando alla italiana maniera un tuo doppione per non fare passi indietro che si rivelerebbero una disfatta per il legislatore e per chi, dal tuo interno, ha caldeggiato la tua morte ostentandola come una innovazione destinata al miglioramento che, almeno per tante cose, pare non solo non esserci, ma addirittura essere di segno opposto.
Corpo Forestale dello Stato, la vita continua per tutti noi, per la natura a cui ti sei tanto dedicato e per chi ti ha voluto cancellare e sarà il tempo ad arricchire il tuo ricordo perché ci manchi e ci mancherai e sarà anche il tempo in cui chi ti ha distrutto ed ha collaborato a vario titolo a ciò abbia a pentirsi e ad essere ripagato con la stessa moneta in altre occasioni della sua vita.
Ti lascio Corpo Forestale dello Stato, amico di una vita che rimarrà tra i ricordi più cari finchè il Buon Dio mi darà la capacità di vivere, quel Signore delle Cime che tutto può e che oggi amiamo pensare che abbia cura di te, del tuo passato e del tuo futuro, perché anche per un Corpo dello Stato che oggi non c’è più è lecito pensare che esista un posto in Paradiso.
 
Alberto Berti

15 OTTOBRE 2017

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Siamo nati nel 1822, un 15 Ottobre..
Morti il 1 Gennaio 2017

Eravamo 7.563. Uomini e Donne.
Il nostro compito era difendere il territorio agro-forestale italiano, tutelare l’ambiente, il paesaggio e l’ecosistema. La nostra missione era la salvaguardia del patrimonio naturalistico nazionale, la nostra casa erano i boschi.

Eravamo una forza di polizia civile con competenza specifica in quelle materie che permettono ai nostri figli di respirare aria pulita, mangiare cibo sano, crescere nel rispetto del mondo che li circonda. Abbiamo sorvegliato fiumi, protetto coste, monitorato cime innevate, previsto valanghe, arginato piene. La prevenzione era il nostro obiettivo, il soccorso la nostra indole. La repressione? residuale. Il lavoro era una passione che ruotava intorno ai bisogni dell’uomo.

Eravamo un riferimento per il mondo rurale, sempre presenti e pronti a fornire un corretto modello di comportamento ambientale. Per voi abbiamo protetto foreste, spento incendi, difeso città dalle frane del dissesto idrogeologico. Abbiamo insegnato il rispetto per la natura e protetto gli uomini dalla sua furia, divulgato i principi di ambiente e salvaguardia, educato gli studenti alla tutela dei nostri territori e all’attenzione dei nostri animali. 7.563 agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria e agenti di pubblica sicurezza, dediti a combattere le ecomafie, sorvegliare 20 Parchi Nazionali e 130 aree protette.
Si vigilava sulla filiera agroalimentare prevenendo e contrastando le contraffazioni e adulterazioni alimentari. Si operava sulla corretta applicazione delle convenzioni internazionali sul commercio delle specie di flora e fauna minacciate di estinzione, e ci si occupava del controllo sull’attività venatoria ostacolando i fenomeni di bracconaggio e maltrattamento animali.

In collaborazione con enti di ricerca nazionale ed internazionale, il nostro personale ha sviluppato progetti di reintroduzione di specie animali, salvaguardato dall’azione umana siti di particolare interesse comunitario ed elaborato tecniche investigative innovative efficaci nel contrasto al fenomeno degli incendi boschivi. Eravamo settemila, capillari sul territorio nazionale grazie alla presenza di 1230 Comandi Stazione al servizio del cittadino, e forti del supporto di nuclei specializzati e servizi di specialità.

Poco più di settemila uomini hanno permesso al popolo italiano di non dover temere l’ambiente in cui vivono, di non assistere al degrado e alla perdita del patrimonio naturale. Nessun cittadino ha dovuto fare i conti con l’inefficienza di un servizio che per quasi 200 anni ha garantito la crescita di un paesaggio che è fonte di vita e sostentamento per una società fondata sulle risorse agro-silvo-pastorali, sulla nostra biodiversità, i paesaggi, e il made in Italy.

Settemila uomini silenti hanno permesso alla natura di crescere, in silenzio.

Un solo Governo ha distrutto l’unica Amministrazione dello Stato in grado di tutelarla. La Legge 124 del 7 agosto 2015, che ha delegato il Governo in materia di razionalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, ha previsto nel disposto dell’articolo 8 la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, prevedendo il suo assorbimento nell’Arma dei Carabinieri. Questo il messaggio passato al popolo italiano, seguito da slogan di efficienza in termini di numeri, di repressione, di salto di qualità e di risparmio per le casse dello Stato. Fumo negli occhi. A telecamere spente, lo scenario è ben diverso.
La tutela dell’ambiente è stata spacchettata e distribuita tra Amministrazioni diverse, che seppur affini per materia, non hanno la storia e l’esperienza per far fronte alle funzioni raccolte. Uomini e donne esperti nella salvaguardia della natura hanno visto spogliarsi delle proprie competenze tecniche per vestire quelle militari, volte unicamente alla repressione degli illeciti.
Altri hanno abbandonato l’esperienza maturata, dimenticati nelle stanze di Ministeri od Amministrazioni che intervengono solo se chiamati in emergenza. Nessuna prevenzione. Nessuna professionalità è stata preservata.

Il risultato è stato quello di trasformare normali fenomeni naturali in catastrofi ambientali.

Gli incendi boschivi hanno distrutto 134.107 ettari di bosco, 100.000 in più rispetto ai 34.000 arsi, in media, ogni anno tra il 2008 ed il 2016. Si sono verificati ben 743 “grandi incendi”, oltre 5 volte di più rispetto a quelli registrati nello stesso periodo. Voci parlamentari autorevoli hanno tentato di vendere un fallimento come un risultato in termini di repressione, sbandierando numeri di arresti che, se rapportati agli eventi, imbarazzano per la loro inadeguatezza. Altri hanno attribuito le catastrofi all’avanzare dei cambiamenti climatici, ignorando che, dai dati diffusi dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr), l’estate più calda degli ultimi 50 anni risulta essere quella del 2003 con i suoi 47.741 di ettari bruciati di superficie boscata: un terzo rispetto al patrimonio distrutto quest’estate! Un confronto che non lascia spazio ad interpretazioni e che illumina il mesto tentativo di nascondere al mondo intero la reale incapacità gestionale dei Corpi dello Stato che hanno cercato di sostituirsi all’unico in grado di affrontare tali compiti.
L’arma dei Carabinieri ha tolto dall’azione di contrasto oltre 6754 uomini capaci di dirigere le operazioni di spegnimento, permettendo ad un fisiologico evento boschivo di trasformarsi in una calamità di proporzioni bibliche.

Abbiamo perso foreste, ucciso animali, perso vite umane.

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, specializzato in operazioni di soccorso tecnico urgente, è fortemente limitato nei compiti di gestione propri del Corpo Forestale dello Stato, sia per scarsa distribuzione dei presidi sul territorio, sia perché l’organizzazione del lavoro di istituto non contempla la presenza di risorse esperte in ambito forestale in numero necessario e per il tempo dovuto. L’impressionante numero di forestali assorbiti, ben 361 unità, sono spogliati di competenze e funzioni. Il risultato? Sotto gli occhi di tutti. Una riforma che prevede un risparmio di 108 milioni di euro in tre anni a fronte di un danno per l’ambiente calcolato sull’ordine dei 2,7 miliardi di euro ed oltre 50.000 animali uccisi. Siamo solo all’inizio: i danni si moltiplicheranno con l’arrivo del dissesto idrogeologico conseguente, saranno distrutti interi ecosistemi, inaridite montagne.

Un paesaggio modificato dall’involuzione dello stato di equilibrio.

La natura, i nostri Parchi Nazionali, saranno gli unici al mondo ad essere territorio tutelato da militari, ai quali abbiamo esteso le funzioni di polizia civile: persone che dovranno fare i conti con un concetto di prevenzione ambientale non contemplato finora se non nei compiti istituzionali di un unico nucleo.
Il CUTFAA, nuovo reparto istituito dall’Arma dei Carabinieri, si basa su un organico di uomini e donne provenienti dal disciolto Corpo Forestale dello Stato e coattivamente militarizzati, i quali, pur dediti al servizio imposto, attendono i risultati dei contenziosi aperti davanti ai Tar d’Italia a seguito degli oltre 3000 ricorsi presentati per la mutazione dello status giuridico da civile a militare e per la non concessa libertà di autodeterminazione sancita dalla Costituzione Italiana. Conseguenza grave di tale mutazione è la perdita in massa dei diritti sindacali goduti dal personale del Corpo Forestale al pari di ogni altro dipendente dello Stato prima della riforma; privazione ora al vaglio del Comitato Europeo dei diritti sociali, al quale i ricorrenti hanno deciso di rivolgersi per verificare se tale imposizione sia contraria al diritto espresso nella Carta Sociale Europea.

La legge Madia si è rivelata una riforma scritta su carta non attuabile nei termini previsti; la tutela dell’ambiente non può essere un premio da spartire tra Amministrazioni che non hanno gli strumenti e la formazione storica del Corpo Forestale dello Stato: i suoi uomini e donne non possono essere demansionati e divisi.
Ciò che serve all’Italia è la rinascita di un’Amministrazione forestale dello Stato ad ordinamento civile per la tutela del patrimonio ambientale nazionale, che sia unito e dislocato su tutto il territorio. Una specialità tecnica con funzioni di polizia civile, abituata da sempre all’idea di salvaguardia, vigilanza e protezione del patrimonio faunistico e forestale.

Un uomo saggio ha scritto: fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.

Noi siamo la foresta e siamo l’albero abbattuto: in silenzio per 200 anni, ora la nostra voce si alza.

 

INCAPSULAMENTO E RICACCIO

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Valentina Rubino – Gli oritani hanno uno strano concetto di incapsulamento …..  “Xylella: tra mafia e fanta-scienza”
Daniela Casarin – Spero non gli abbiano fottuto le radici. Con quelle possono rispuntare anche tra 100 anni. Nessuno riuscirà ad ammazzare gli ulivi!
Tiziano Pierri – Ma quando spunteranno i germogli..Che succederà?? con le reti??romperanno le reti
Daniela Casarin – No, rispuntano di fianco, da sotto, non importa la rete…
Tiziano Pierri – Io direi che rispuntano pure dove c’è la rete…mica si ferma cosi un ricaccio !
Daniela Casarin – Se son bloccati sopra rispuntano dalle radici… anche dopo 2000 anni. E intanto, voi che siete lì, fate talee e a novembre piantate altri ulivi ovunque possiate…
Tiziano Pierri – Che cosa????io come gli altri gli ulivi li abbiamo già piantati,e cresciutelli!!! Sono secolari…..pensa te!
Daniela Casarin – Bene! continuate a piantare! Per ognuno tagliato ne devono crescere altri 20.
Valentina Rubino – Allora il problema reti nel caso in cui sono usate reti forate, quelle per la raccolta delle olive, non rappresentano un impedimento molto grande.. Anche perché il vento qui soffia forte.. Il problema si crea perché i tagli non vengono disinfettati e vengono coperti e ,in questo periodo dell’anno aiutano il proliferare di funghi
Tiziano Pierri – Non bisogna tagliare…..e questo il punto!
Daniela Casarin – Han già tagliato. E da quel che ho visto, certi son stati tagliati in modo non rimediabile. Bastava trapiantarli, non erano malati, davano solo fastidio alla costruzione del gasdotto… e questa è una porcheria che non ha scusanti.

Antonella Giordanelli – La Legge 14 gennaio 2013, n10 stabilisce l’obbligatorietà per ogni comune di censire i propri alberi monumentali. I censimenti regionali dovevano essere costantemente aggiornati per confluire nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia, gestito dal Corpo forestale dello Stato.
Per consentire le misure di tutela e di valorizzazione di tali beni da parte della collettività e delle amministrazioni pubbliche, oltre agli appositi pannelli segnalatori vicino agli alberi monumentali, l’elenco veniva anche pubblicato, e costantemente aggiornato, sul sito internet del Corpo forestale dello Stato. Inoltre le modifiche della chioma e dell’apparato radicale potevano essere effettuate solo per casi motivati e improcrastinabili, dietro specifica autorizzazione comunale, previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo Forestale dello Stato.
La Legge n10/2013 non è in alcun modo stata modificata, ma dal 1 gennaio 2017 non c’è più il CFS, il relativo sito è stato cancellato dai CC, la funzionaria dott. Angela Farina  responsabile degli alberi monumentali è stata destinata al Ministero delle politiche agroalimentari e forestali, dove sono occorsi 9 mesi perché mamm-ifero Martina partorisse la Direzione generale della Foreste.
Nel frattempo in Puglia i comuni non hanno adempiuto il censimento per il quale la legge n10 con relativo decreto interministeriale ha erogato apposito finanziamento e sul caso xylella sono in corso indagini per diffusione dolosa o colposa di malattia delle piante. Tuttavia l’Osservatorio fitosanitario non ha atteso neanche il 30 maggio, data fissata dalla Legge regionale n4/2017 per presentare l’elenco degli alberi monumentali, ma già ad aprile ha notificato ai proprietari minaccia sanzionatoria fino a 2500 euro qualora non avessero eradicato volontariamente gli ulivi segnalati senza distinzione d’età e positività al batterio, benché gli ispettori fitosanitari dovrebbero essere professionalmente attrezzati per individuare le caratteristiche di un uliveto o singolo ulivo monumentale anche se non segnalato da apposito cartello e non elencato tra gli alberi censiti; ma appunto i prelievi avvengono in circostanze e con modalità non verificabili dagli stessi proprietari degli alberi, e le analisi di laboratorio sono criptate agli agricoltori e agli agronomi.
La sommaria frettolosità delle eradicazioni appare immotivata se non strumentale a ostacolare la valutazione del danno al patrimonio nazionale e anzi a impedire la conservazione in loco dei patriarchi arborei.
Tutti i cittadini italiani si debbono ritenere personalmente lesi per la distruzione di un bene pubblico e per il danneggiamento doloso o colposo di alberi d’Ulivo, beni diffusi del paesaggio e del patrimonio agricolo monumentale, di cui all’art 9 della Costituzione.

Alessandro Cerofolini – 2 ottobre 2017, finalmente è stata istituita presso il Mipaaf la Direzione Generale delle Foreste, avente competenze istituzionali in materia di politiche forestali nazionali ed europee, tutela degli alberi monumentali, cites, traffico illegale di legno, misure per la biodiversità, coordinamento di tutte le filiere del bosco ed educazione forestale.
È il primo passo ufficiale della rinascita forestale. Ne seguiranno presto altri, tutti indirizzati per ricostituire un ‘Amministrazione forestale dello Stato, ad ordinamento civile , dislocata sull’intero territorio nazionale e incardinata nel comparto sicurezza.
Proprio come successe 107 anni fa con la legge Luzzati che istituiva per l’appunto la Direzione generale delle foreste, a cui seguì di lì a poco la costituzione dell’Azienda di Stato per le foreste demaniali e della Scuola per guardie forestali di Cittaducale.
Se la Storia è dalla nostra parte, in Italia avremo presto un nuovo e moderno Servizio/Corpo/Agenzia forestale nazionale, prendendo il meglio del Corpo forestale dello Stato integrato con il meglio del francese Office Nationale de Foret, la più antica e prestigiosa amministrazione forestale d’Europa.
Il tempo delle elezioni politiche si avvicina e presto la Corte costituzionale si pronuncerà sulla illegittimità costituzionale della norma di legge che ha soppresso, dopo 193 anni di storia gloriosa, il Corpo forestale dello Stato.
Entrambi gli appuntamenti istituzionali ci fanno ben sperare per un’effettiva ricostituzione della nostra amata e insostituibile Forestale.
Restiamo uniti e andiamo avanti con fiducia e ottimismo.
Ex silvis ad gloriam.