UN AMEN NEL CIELO

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Quello che sta accadendo nel mondo è, forse, indescrivibile. Ho cercato qualche foto che rappresentasse al meglio la situazione: penso alla foto degli animali che fuggono dalle foreste in fiamme della Siberia, o alle città sommerse dall’acqua per colpa dello scioglimento dei ghiacciai. Ma la verità è che nessuna immagine rappresenta veramente quello che sta accadendo. Forse la sola foto che può descrivere tutto questo dovrebbe venire dal futuro. Un futuro dove il riscaldamento globale arriverà oltre i 2° Celsius uccidendo migliaia di persone ogni anno. Un futuro senza ghiacciai, dove oltre ad uccidere tutti gli animali lì presenti ci ritroveremo con meno terra su cui vivere. Un futuro dove nei mari sarà presente più plastica che pesci. Un futuro dove i soldi degli Stati saranno spesi quasi esclusivamente per riparare i danni dei cambiamenti climatici. Un futuro dove la desertificazione farà fuggire milioni e milioni di persone creando dei flussi migratori ambientali per la fame, e guerre per la conquista dell’illusione di un futuro migliore. Ci saranno più malattie, più problemi di ordine pubblico, perdita di biodiversità.
Ecco, se mai ci fosse una foto che potesse rappresentare i cambiamenti climatici, sarebbe questa.

L’ultimo rapporto dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) ci mostra questo: un futuro dove avremo più fame, e più migrazione. Saranno dei flussi migratori senza precedenti. Non so se sia sufficiente invertire il senso di marcia, non so se possiamo oggi tornare indietro, ma se mai ci fosse una sola speranza di salvare il pianeta allora tutti i Paesi del mondo, in tutti i continenti, dovrebbero affrontare tutto questo oggi, anzi… ieri. L’Italia è ambiziosa e sta a mano a mano diventando leader nello scenario internazionale grazie anche al Piano Energia e Clima considerato uno dei piani migliori d’Europa, ma è chiaro che da sola può avere un’influenza minima sul resto del Mondo. E’ importante che Paesi come gli Stati Uniti, la Cina, l’India, il Brasile… cambino passo, ma non solo: dovranno affrontare questo tema come se fosse l’unico esistente, l’unico vero problema.
Da questa battaglia, e solo da questa, derivano tutte le altre. Basta fossili, basta impianti inquinanti, basta emissioni di CO2, basta usa e getta… per questa riconversione ci vorranno 10 anni? 20? 30? L’importante è che velocemente si trovi una strategia globale e vincolante, altrimenti è finita.

Noi non stiamo andando verso i cambiamenti climatici, noi ci siamo già dentro con tutte le scarpe.

Sergio Costa, Forestale e ministro dell’ambiente

ORSO, CHI SEI ? 

Di certo non voglio avere la presunzione di saperlo, però mi farebbe piacere condividere e rivivere con tutti voi alcuni attimi di questa breve storia risalente a circa un anno fa:

Seduti e zuppi d’acqua, con i nostri binocoli osserviamo la splendida valle.
I lampi in lontananza rendono la scena meravigliosa, ma allo stesso tempo ricca di tensione ed inquietudine. Durante un gran vortice di pensieri ed emozioni, vedo una macchia scura uscire dalle faggete sottostanti. I battiti del cuore si uniscono al suono incessante e delicato della pioggia. L’orso continua ad avanzare, bagnato e in salita… l’immagine perfetta per descrivere la vita alla quale l’abbiamo relegato.
Dopo un po’ di minuti è salito quasi fino alla nostra postazione (sicuramente al suo posto avremmo impiegato molto più tempo e fatica). Ora dista circa 40 metri da noi, si gira verso la nostra direzione, ci guarda, fiuta l’aria e se ne va. Nel suo proseguire è come se lasciasse un messaggio al vento: “Noi tutti viviamo in questo mondo e siamo meravigliosamente piccoli e inermi. Non c’è motivo di avere la presunzione di dominare e avere il controllo su tutto, è impossibile, oltre che sbagliato. E qualsiasi pietra lanciamo in aria ricadrà sempre sopra le nostre teste”.
Detto ciò, non posso che ringraziare il possente plantigrado e vorrei farlo utilizzando queste parole, che mai e poi mai potranno avvicinarsi alla mia reale gratitudine: “Grazie orso per avermi tollerato e fatto abbassare lo sguardo, ricordandomi chi sono e soprattutto chi sei tu. Tu che con la tua presenza nobiliti le montagne, orchestri la pioggia e il vento, rendi più misterioso il bosco e fai battere più veloce i nostri cuori, trasmettendoci una sana e preziosa paura. Grazie e scusaci orso.

Ebbene, fu dopo quegli attimi indimenticabili che compresi meglio chi fosse l’orso e che cosa vuol dire essere adattabili.
Spesso ci penso a cosa sia realmente l’adattabilità. Noi uomini crediamo di essere adattabili… e sicuramente lo siamo. Ma la nostra adattabilità ha previsto quasi sempre l’eliminazione o l’esclusione di qualcun altro, solo perché quest’ultimo, come nel caso dell’orso, ci ha reso emotivamente più fragili, facendo emergere il nostro lato più vero e autentico (e in quanto uomini, sembra che non riusciamo a sopportare la nostra fragilità). Ma soprattutto, questo qualcuno ha toccato risorse o spazi che crediamo essere esclusivamente nostri e di nessun altro.
A questo punto mi chiedo, un’adattabilità che non prevede coesistenza e che inevitabilmente conduce alla rovina, può essere considerata tale?
L’orso sicuramente ha la risposta… noi no.

Matteo Luciani, Ecobiologo e fotografo

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Assassinio senza innocenti

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Il recente passato del CFS è costellato di pareri sia di organi istituzionali che di singole persone che hanno determinato un forte impatto sui media i quali, a loro volta, hanno veicolato pensieri ed opinioni ed interpretazioni non corrette.
Per fare qualche caso possiamo iniziare con il parere del Consiglio di Stato il cui relatore era un membro del Consiglio non proprio disinteressato all’argomento anche se, per stilare questo parere sulla riorganizzazione / accorpamento del C FS, il Consiglio ha ritenuto opportuno organizzare un gruppo di lavoro. Dopo una serie di considerazioni opinabili e senza alcuna logica , il relatore e quindi il Consiglio, ha espresso il parere che in considerazione che, la Forestale, prima della II Guerra Mondiale era un Corpo militare poteva benissimo ritornare ad avere lo status di militare cosa parzialmente vera ma fondamentalmente errata.
Il parere è costellato di altre considerazioni similari tutte finalizzate a giustificare la possibilità di militarizzazione
Ci sono altre incongruenze create da voli pindarici di pensieri i quali tramite parole esprimono concetti verosimili ma nello stesso tempo, per chi conosce lo stato delle cose, decisamente aberranti e che, comunque, hanno determinato la decisione del Parlamento di approvare la delega la quale, fortunatamente, è stata supportata da precise e stringenti condizioni che, comunque, il Governo si è guardato bene di ottemperare.

Questo è incostituzionale.

Amministrativamente e legalmente il passaggio del personale dei ruoli forestali non ha rispettato la delega e le clausole poste.
Il personale è stato trasferito senza tutelare, minimamente, i nuovi inquadramenti, le progressioni di carriera ed il reale proseguimento delle funzioni tecniche e delle relative attività sul territorio, senza cioè, tutelarne la professionalità cose che era conditio sine qua non posta dal Parlamento.
Forse sarebbe stato compito dell’Amministrazione forestale tutelare il proprio personale secondo il principio del buon padre di famiglia.
Per una così complicata operazione, realizzata per la prima volta in Italia, il Parlamento avrebbe dovuto seguire, attentamente, tutti i passaggi per verificare che le clausole, ad esempio, “senza variazione di spesa” fossero rispettate.
Ogni qualvolta che si contattavano i vari membri del Governo questi, all’unisono, rispondevano” non vi preoccupate, andrete a fare quello che fate adesso “.
Sorgeva, allora, e continua tutt’ora, a sorgerci una semplice domanda “ma questi deputati sapevano cosa legiferavano e quale impatto avrebbe avuto sugli uomini , sulle famiglie e sul territorio?”.
La non conoscenza aveva due possibili giustificazione o i nostri rappresentanti non avevano , in alcun modo, cercato di comprendere cosa si legiferava oppure avevano ben compreso ed allora erano in malafede.
Ignoranza o malafede , in ambedue i casi, queste persone non stavano svolgendo, adeguatamente, il mandato ricevuto all’atto della elezione .
Anche la Corte Costituzionale non ha saputo o voluto valutare, a pieno, la transizione del personale da civile a militare.
Con delle parole di difficile comprensione ha rigettato i ricorsi presentati da oltre tremila forestali catapultati, senza una valida spiegazione, in un mondo militare che era in antitesi con il modus operandi proprio di un corpo tecnico altamente specializzato civile dal 1948 e che svolgeva , marginalmente, attività di repressione.
Vengono portate una serie di motivazioni giustificative non conformi alla realtà dei fatti.
Mai si è visto , neanche in tempo di guerra, che delle donne fossero, forzatamente, inquadrate in un corpo militare e dotate di una arma individuale di cui non avevano contezza.
Una settimana di frequentazione di scuole dell’Arma ha trasformato donne ed uomini da forestali in carabinieri.
E’ una cosa possibile? Ammissibile? Oppure incostituzionale?
Viene portata, come giustificazione della perdita delle tutele sindacali, che attualmente esiste la norma che dà la possibilità di costituire organismi sindacali a cui si potrebbero iscrivere i militari; vi è solo un piccolo particolare cioè che all’atto della emanazione della riforma Madia nessuno aveva contezza della possibilità di istituzione di organismi sindacali che, comunque, attualmente non sono stati ancora regolamentati e chissà quando diverranno operativi.
E’ una valida giustificazione?
Le parole della Corte hanno avuto per il personale, che si è visto rigettato il ricorso, lo stesso rumore di quando qualcuno tenta di arrampicarsi sugli specchi.
Leggendo, con attenzione, il parere della Corte, che è da ritenersi frutto di una attenta valutazione delle parole e del loro significato, non è possibile comprendere la logica di una così nefasta decisione. Si evidenzia , ancora una volta, che gli organi deputati ad esprimersi su importanti fatti che vanno ad incidere, in modo grave, sulle persone e sulle famiglie, dimostrano una scarsa conoscenza delle realtà sottese dai ricorsi che dovevano valutare.
Ad esempio ”valorizzare in base alla distribuzione sul territorio che sono analoghi, in base al percorso di specializzazione dell’Arma in campo agroalimentare ed ambientale, terreni di elezione del soppresso CFS”. Queste parole fanno parte di una serie di valutazioni frutto della non conoscenza e della mancanza della volontà di conoscere quello di cui si è chiamati a valutare.
Le sinergie che sono portate in evidenza non considerano che dovranno essere sviluppate tra due organizzazioni completamente diverse tra loro sia per quanto riguarda il campo operativo sia per quanto riguarda la diversità di conoscenza possedute. Il forestale svolge , scusate , volevo dire svolgeva una azione preventiva che si basava sulla conoscenza di un elevato numero di materie , acquisita sui banchi di una specifica scuola ed attraverso una continua attività sul territorio. Circa settemila forestali sono in possesso di una professionalità che scaturisce dalla conoscenza e dalla relativa applicazione di quanto appreso.
Tutto questo viene messo a confronto con le conoscenze possedute da poche centinaia di uomini che da qualche decennio si interessano del controllo e della repressione di reati in campo agroalimentare e ambientale in località NON di competenza del CFS. L’attività svolta dai forestali è una attività tecnica di prevenzione e di supporto delle popolazioni e degli Enti locali e che, è da sottolineare, la attività di polizia svolta dai forestali è stata sempre, con una valenza repressiva, molto, molto marginale.
Si tratta, sicuramente, di aver erroneamente ritenuto che l’attività svolta da quella parte dell’Arma che viene definita “la territoriale“ potesse essere assimilata e quindi confusa con l’attività forestale.
Una attività svolta in giacca e cravatta e scarpe da passeggio non può essere scambiata con una attività svolta in montagna, in tuta mimetica scarponi ed un bagaglio culturale non ristretto al solo codice penale e sue modifiche ed integrazioni.
Se parliamo della militarizzazione giustificata in quanto frutto di un bilanciamento non irragionevole tra l’esigenza di migliorare i servizi di tutela ambientale e forestale e quella di salvaguardia dei diritti del personale, come si può pensare che sia possibile migliorare i servizi di tutela ambientale e forestale sopprimendo un corpo altamente specializzato come la forestale, come è possibile migliorare qualcosa attraverso un processo di sostituzione di una professionalità esistente in tutte le nazioni del mondo con una professionalità militare?
Quali sono, infine, i diritti del personale salvaguardati allorquando non si prendono in considerazione, minimamente, le clausole poste dal Parlamento all’atto della approvazione della richiesta della delega.
Erano solo quattro clausole precise e di facile comprensione e non scaturite da un bilanciamento non irragionevole.
Una clausola riguardava l’invarianza di spesa pubblica.
Era, forse, il caso di valutare le parole espresse dalla Corte dei Conti circa l’aumento della spesa pubblica e valutare i danni al patrimonio ambientale, naturalistico, paesaggistico e della biodiversità derivante dagli incendi boschivi la cui competenza è stata trasferita ai VVF che si sono trovati ad affrontare gli incendi boschivi impreparati sia per assenza di mezzi idonei che di preparazione specifica.
Forse sarebbe stato più aderente alle proprie competenze dichiarare non costituzionale una norma emanata in contrasto con il mandato del Parlamento.
La società , privata di una professionalità forestale e sostituita con una professionalità di tutt’altro genere, nella prossima generazione ringrazierà i componenti della Consulta per la loro lungimiranza nella tutela della natura, del territorio, dell’ambiente e della biodiversità. Comunque, noi rispettosi delle decisioni della Magistratura le accettiamo ma continuiamo a non capire.
Anche le parole, dette ultimamente dall’ex Comandate dell’Arma, che ha gestito il passaggio e l’occupazione (è proprio il caso di dire manu militari) dei beni immobili (tanti) del CFS, sono state di giustificazione e di supporto alle parole della Corte (excusatio non petita…..).
Non è possibile dimenticare la fretta con la quale si è tentato di far scomparire la scritta a fianco dell’entrata di via Carducci 5, la velocità con la quale è stato posizionato una enorme gigantografia (il costo) della battaglia di Pastrengo nell’atrio dell’ingresso di Carducci 5. Chissà da quanto tempo era stato ordinato !!!.
Nella ultima dichiarazione tra le varie affermazioni si rileva la volontà di giustificare le decisioni della Corte ad esempio per affermare la validità della militarizzazione vengono portati i casi della smilitarizzazione della Polizia di Stato e del Corpo della Polizia Penitenziaria dimenticando che il passaggio da militare a civile si riferiva, per ogni Corpo, nella conservazione della organizzazione amministrativa, delle uniformi e della propria scala gerarchica mentre per il CFS si è trattato di un assorbimento che prelude la scomparsa di una professionalità ed una diversa attività sul territorio. Non crediamo che siano differenze da poco.
Vi è una altra cosa che riteniamo molto importante, da quando l’Arma è entrata in casa nostra ( nostra sotto tutti gli aspetti) in tutte le cerimonie, i convegni ed altri incontri istituzionali l’Arma non ha mai espresso una parola di apprezzamento per il lavoro realizzato dalla Forestale nel miglioramento dell’economia montana ( strade, case, reti elettriche, sistemazioni idraulico di torrenti e corsi di acqua, cantieri scuola,vivai, rimboschimenti etc..), nella protezione della natura ( istituzione di aree protette e parchi nazionali) quando non si conosceva il significato della parola ecologia; nella prevenzione e nel contrasto agli incendi boschivi ( COAU, pubblicazioni in merito, allestimento di mezzi aerei e terrestri, studi e ricerche sul fenomeno degli incendi boschivi)ed in molti altri campi operativi.
Quando Zamberletti iniziò ad organizzare la protezione civile, la forestale era già in prima linea nel soccorso alle popolazioni colpite da disastri naturali.
Mutuando una celebre frase si potrebbe affermare:
“mai così pochi uomini hanno fatto così tanto per la natura e per l’ambiente e soprattutto per così tanto tempo”.

Filippo Aldini

UN TRANQUILLO 12 LUGLIO

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Un anno fa: proprio nel mentre sto partendo per Vallombrosa, accolgo gioiosa la telefonata dell’ archeologa docente di lettere antiche, colonna portante del Comitato ForestaForesta, ma la comunicazione di Nadia Bosi non riguarda il patrono dei Forestali ma qualcosa d’imprevisto per tutti e si chiude con un “non voglio morire”. Mi sento morire e digito il numero telefonico per riudire la voce con cui mi consultavo quando mi giunse il pianto per l’ucci sione di Daniza: anche ora mi puntello alla fermezza di chi riveste la divisa forestale…anche ora che le purghe punitive patroniane contro la dirigenza dissidente gliel’hanno tolta di dosso condannando un ottimo comandante Forestalea in un corpo meraviglioso come quello dei VVFF, mortificato da uomini con carica al vertice il cui intelletto ha una soglia attentiva che non supera i cinque minuti.
12 luglio 2019: da oggi in poi sarà ripercorrere con la mente la via percorsa giorno dopo giorno fino al primaverile estinguersi d’ogni speranza. Così guido quasi per inerzia sulla strada che sale a Vallombrosa, operai la stanno asfaltando e il mio ritardo aumenta ma la giovane Forestale appena scorge la mia aquila dorata appuntata sul petto mi apre il parcheggio riservato alle autorità. Mi racconta del nonno che affermava che uno dei tre piedi su cui si poggia lo Stato italiano è l’Arma… e il triangolo è figura stabile e definitiva. Poi le si illuminano gli occhi ricordando quanto imparato da Sergio Costa a Castel Volturno. Sento il bisogno di contatti umani spontanei ed evito d’ascoltare discorsi ufficiali: ho già incontrato il gen. Agovino in altre chiese e ho apprezzato la sua sensibilità perfettamente inquadrata nella concezione militare di vita… e di morte. Quindi aspetto la cerimonia della donazione dell’olio per entrare nella basilica che non è affollata: l’ecclesia è variopinta perché le persone in divisa occupano solo i primi banchi vicino all’altare. Quest’anno a portare il grigioverde forestale sono tutti giovani vigorosi, belli e raggianti, ma tra loro non parlano italiano… Dal coro fluisce quieto e struggente: “Olio che consacra, olio che profuma” …la lontananza sembra sublimare l’affiatamento. E l’abate Casetta, in cui ogni gesto e parola sembra ispirato in un disegno superiore, invita tutti ad entrare senza alcuna formalità e gerarchia nella cappella di san Giovanni Gualberto e così proprio l’assenza d’ordine e privilegio tocca tutti con lieta commozione. “Olio che brucia le ferite, olio che illumina” … quanto è lontana la terra salentina ferita mortalmente nei sacri ulivi che bruciano in questo momento. E quanto sono lontani i forestali di Romano Masè che l’anno scorso mi impedivano fisicamente l’accesso alla cappella di san Giovanni Gualberto perché, da madre che fui per i miei cuccioli, difesi le madri orse piangendone gli orfani a cominciare da F20, che cresciuta senza l’educazione di mamma Daniza, senza averla accanto per crescere il suo primo orsetto, vaga con una zampa amputata tra frutteti e campi di mais per procacciarsi in qualche modo sostentamento per il piccolo che non può difendere nè da uomini nè da orsi. La deontologia perversa della forestale trentina vieta di soccorrerla poichè è votata allo sterminio sia attivo che omissivo. Quante peculiarità caratterizzano inesorabilmente queste valli chiuse al mondo! per esempio, ovunque gli orsi dei progetti LIFE sono nominati e non etichettati con immemorizzabili numeri. Già perché ora in Trentino si è smesso addirittura di usare sigle che quantomeno evidenziavano la genealogia ursina, così come nei rapporti orso annuali si è smesso dapprima di comunicare la consistenza numerica degli orsetti, poi addirittura di censire le cucciolate per infine non rendere più pubblico il rapporto orso! Non sappiamo se tali decisioni dipendono dal dirigente fauna della Provincia di Trento o dal comandante provinciale della forestale trentina ma sappiamo che entrambi hanno il medesimo nome e cognone del responsabile dell’agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente: Romano Masè …e non è omonimia ma proprio tutto ciò che viene perpetrato e controllato nell’agrosilvopastorale trentino è riconducibile a quello stesso nome. Curiosamente tale nome è pressoché sconosciuto al Corpo Forestale di Bolzano che mi ha precisato di avere contatti sia con i colleghi austriaci che svizzeri poiché la fauna non conosce nazionalità politiche, ma di non aver alcun rapporto con i confinanti trentini…Codesta provincia autonoma di Trento a cent’anni dalla grande guerra è così lontana dall’Italia e dall’Europa !
L’inno di Mameli suonato dagli ottoni sul sagrato di Vallombrosa risulta consono, quanto era stato impertinente il repertorio della fanfara militare all’interno dell’Abbazia nel 2017. Apprezzo la maggior attenzione posta all’acustica e all’opportunità e ne ricevo in cambio un aneddoto: il padre del direttore fu quel semplice agente forestale che condusse un giovanissimo ufficiale Sergio Costa a fare le prime martellate sul casertano. La naturale grandezza e la spontanea umiltà sempre suscita ammirazione. E pensare che da quello stesso corso è uscito chi, pensionato dopo un ben meno brillante comando, ha intrapreso carriera politica, ritenendo da neoeletto di non aver alcun bisogno di consultarsi con giuristi e legislatori per ipotizzare un disegno di legge che infatti ripropone la fallimentare idea d’accorpare la forestale a quella polizia di stato generalista che mai ha inteso diventare territoriale, contendendo spazi (ed ora anche mezzi, immobili e funzioni) ai Carabinieri! La storia del CFS degli ultimi anni è un delirio di mediocri esaltati che affidano la salvezza di un intero Corpo dello Stato ad argomentazioni valide di fronte ad un tribunale del lavoro, non certo degne d’esser confutate dalla Corte Costituzionale, che infatti con nonchalance ha ammollato lo schiaffo morale. Per quanto previsto, è stato umiliante: io speravo la Consulta procastinasse ancora per poter anticipare la sua sentenza con il giudizio orientativo della Corte europea per i diritti umani a cui il Comitato ForestaForesta si è rivolto senza porre inutile tempo in mezzo già nel marzo 2017 con ricorsi che procedono tutti positivamente.
Ma la giornata è serena, senza alcun conflitto emozionale: anche giovani OTI appena assunti prendono atto che ognuno custodisce testimonianze e feticci del CFS con rassegnato affetto. L’anno scorso invece v’erano ancora motivi di turbamento che solo nel pomeriggio trovarono un momento di pace nel concerto tenuto sul “pratone” tra gli alberi. Telefonai a Nadia rimanendo muta perché ascoltasse il coro che avevo davanti mentre intonava “Signore delle cime”. Senza la sua intelligenza non riesco più ad essere operativa ed obiettiva. Nella sua forma mentis mi accoccolavo rassicurata ed ora senza la sua bellezza, la mia forza ha perso volontà e orientamento. Rimango nell’anfiteatro d’abeti ad ascoltare il silenzio mentre dal cielo cade qualche lacrima. Poi la passera d’Italia e il balestruccio che ho con me chiedono prepotentemente d’essere imbeccati. Si potrebbe credere che il Caso mi abbia fornito di un esempio didattico sulle differenze tra passeracei e rondidi per il generale posto al comando del CUTFAA: il caro Antonio Ricciardi a suo tempo scambiò il rondone che avrei involato di lì a pochi giorni per un passero… Ricciardi, uomo che ha l’entusiasmo d’apprendere che contraddistingue gli intelletti sicuri e gli animi grandi… ma quest’oggi non ho ritenuto funzionale mostrare nulla ai successori di passaggio.
A sera, lasciando Vallombrosa noto che in poco tempo tutto è stato asfaltato in modo ordinato ed uniforme.
                                            prof.ssa Antonella Giordanelli

 

PREDATORI ovvero terrorismo delle caste e veganesimo dei lupi

predatori.jpgCristiano Manni – Il lupo è una divinità guardiana della natura. Gli antichi cacciatori sapevano che ogni uccisione di un animale turba un equilibrio. Per questo uccidere era per loro un rito, un atto di culto, un sacrificio, un rendere sacro un gesto altrimenti abietto e nefasto, perché erano consapevoli di partecipare, con la vita, alla stessa natura dell’animale ucciso, offrendo alle divinità naturali parte di quel che avevano da esse prelevato.
Se oggi molti cacciatori sparano e uccidono in modo asettico o voluttuario un animale, tradiscono i riti dei loro antenati, e profanano la natura, provocando l’ira dei suoi guardiani e dei suoi custodi.
Questa volta hanno trovato il bentornato lupo, incarnazione delle divinità naturali, a castigarli. Di solito trovano il forestale-druido a ricordar loro che la natura gode di sacralità, che dona ma pretende cura.

 

LAC Ascoli Piceno – Lega Abolizione CacciaMa scusate come è possibile che gli articoli riguardino quasi sempre lo stesso allevatore???? ( basta fare una ricerca rapida)
Se fosse vero che sono stati i lupi ( chi lo certifica?) non è molto ferrato nella professione. E quali mezzi di difesa aveva adottato per 400 pecore?E i cani ?Ma figurati, ne lasciano continuamente in giro di maremmani, neonati, cuccioli, adulti… volendo non mancano proprio Al giornalista non viene in mente di ragionare secondo la logica e, visto che gli animali selvatici devono pur nutrirsi e scelgono le prede più accessibili, la vera colpa è la mancata protezione? VERGOGNA COME SEMPRE Ma figurati, ne lasciano continuamente in giro di maremmani, neonati, cuccioli, adulti… volendo non mancano proprio

Irenka Bojda La LAC non può denunciare il giornale per procurato allarme.Come è possibile che si faccia un articolo senza sapere la risposta delle analisi per sapere la causa del decesso .degli animali. Questo allevatore ha 400 pecore e.nessuna protezione….e il lupo non ha nessuna colpa,però fa comodo dargli la colpa e poi lo sappiamo tutti molto bene la collusione che vi è fra le associazioni venatorie gli allevatori,la coldiretti eccetera,eccetera….

Sara Ricciotti – siamo in possesso di cani da guardia e gli animali erano dentro un ovile come scritto nell’articolo. È stata pubblicata la foto delle pecore che erano state già tirate fuori dalla stalla. E comunque gli allevamenti ovini da secoli e anche in alta montagna fanno utilizzo di stazzi notturni mobili.
Non preoccupatevi la “multa” la paghiamo domani con lo smaltimento delle carcasse. Nessuno di voi che per un attimo ha pensato alla grave perdita economica. Ma va bene così.
Le nostre pecore vengono controllate sia dal veterinario aziendale che dalla Asl che preleva uno a uno il sangue a tutti i nostri capi.

Federico Iannetti – Dal giornale PICENOGGI: “A quanto riportato da Coldiretti Ascoli Fermo i lupi, si ipotizza, tre o quattro esemplari, son riusciti ad penetrare all’interno del ricovero dove erano al riparo 400 pecore. Sei sono state trovate sbranate mentre la maggior parte di loro è rimasta uccisa nella ressa che si è creata all’interno dell’ambiente per scappare. Alcune sono riuscite a fuggire all’esterno e sono tutt’ora in corso le ricerche per recuperarle.
Un attacco che, purtroppo per l’allevatore, è avvenuto in una zona che si trova al di fuori delle aree montane previste dal recente bando della Regione Marche che prevede una serie di azioni per l’attenuazione del conflitto allevatore/lupo come, ad esempio, finanziamenti per l’acquisto di recinzioni, dissuasori e cani da pastore.”
Considerazioni: 1) La foto mostra un numeroso gruppo di animali mentre Lei non dice che sei sono state sbranate e le altre sono rimaste schiacciate, evidente che la foto trae in inganno, sembrerebbero tutte uccise dai lupi e invece sono state massacrate dall’eccessivo affollamento, eccetto sei, sempre secondo l’articolo. 2) I cani che Lei dice o erano dei Chihuahua o erano andati a farsi una passeggiata perché il loro apporto sembra sia stato inefficiente. 3) Lei dice che la foto mostra le pecore tirate fuori dalla stalla, non vedo i segni dell’ aggressione (per quello che si può vedere da una foto così generica) quindi sono state fotografate , ma lei non lo dice, quelle che sarebbero rimaste uccise per soffocamento o calpestamento o che accidenti non so, io non credo che gli animali sino cosi fragili come le persone, avrebbero le zampe spezzate, sarebbero agonizzanti molti di loro, ma su questo non viene detto niente tutti morti, ma i feriti? 4) E chiudo, se stavano nella stalla perché lei parla di stazzi notturni mobili, scusi l’ignoranza ma sarebbe una stalla mobile? Qui non si vede né una mobile né una fissa.e non si vedono neanche i marchi sulle pecore. Questa immagine mi sembra poco chiarificatrice, infine mi chiedo se il Vostro problema è il rimborso, sarete rimborsati per i sei che dice l’articolo sono stati sbranati od anche per i calpestati che non si capisce quanti siano? Mi spiace per il brutto evento, sa io sono di città e queste cose le conosco poco ma in questo modo resta per addetti ai lavori, io sinceramente mostro delle perplessità di comprensione. E’ chiaro che il giornale arronza sulla modalità di dare la notizia ma Lei non chiarisce molto.Questi animali non avrebbero avuto un ricovero per la notte. Non c’è traccia di cani,E’ come lasciare di notte l’auto con lo sportello aperto e le chiavi inserite. Allora c’è volontà di far accadere tutto ciò, chissà a quale scopo? Facile a dirsi, animali ammalati si possono utilizzare anche in questo modo. Se fossimo in un paese serio questo signore andava multato in modo salato per come accudiva e proteggeva queste povere bestie, ma siamo in un paese di furbi e il giornale tiene bordone a costoro. Che bel paese di merda!

Marzia Maireith Buonfigli – Se ha bisogno di cani pastori basta che si fa un giretto per le associazioni di volontari che curano i randagi: ogni santo anno sono pieni di cuccioli di maremmano che nessuno vuole! Troppo comodo sperare sempre in aiuti “statali”!

Rosae Pellegrini – aiuti statali cioè SOLDI NOSTRI anche di precari e disoccupati per tutelare una casta che per me può anche sparire

Fabrizio Luzi – 100 pecore impossibile…e poi dove erano riparate? Sarà che cercano di prendere i contributi di risarcimento?

Maria Cristina Mosciatti – Basta con queste stupidaggini e bugie..dare colpe ai lupi per prendere i contributi…perche non analizzano di cosa veramente sono morte?

Giuseppe Ruocco – I lupi non fanno stragi di pecore. Uccidono quella per sfamarsi. I cani randagi invece fanno stragi di pecore.in questo caso però mi vien da pensare che le abbia uccise l allevatore per aver risarcimenti. Spero che sia stato incaricato un veterinario per verificare chi le ha uccise

Silvia Di Teo – I lupi non fanno strage di massa, per vivere e per istinto, ne uccidono una. Si guardino le spalle i pastori. Sara competizione, territorio, in pratica interessi

Riccardo Gennari – per quanto sia per la tutela del lupo e al di là che la notizia sia veritiera, purtroppo può succedere che i predatori possano fare, per così dire, stragi di massa, quando si trovino a disposizione un elevato numero di prede concentrate in poco spazio. È un comportamento non sempre ben spiegato ma possibile.

Zuzana Tempera Crhova – Sempre la stessa storia ridicola lupi fanno la strage e ammazzano 100 pecore , mi chiedo con che cosa hanno fatto la strage a fucilate a coltellate, senza mangarle:saranno i lupi vegani o” terroristi” ammazzano così senza motivo

Davide Celli -L’assalto dei Lupi
Apro il Carlino e trovo il solito articolo terroristico su di un branco di capre che sono state sbranate a Gaggio Montano, un paese dell’Appennino bolognese. Le sciocchezze, come al solito, non mancano.
Prima di continuare voglio far presente che compro il Carlino (insieme a La Repubblica) tutti i giorni e, aggiungo, che credo nel lavoro dei giornalisti quando questo è corretto. Molti miei amici sono giornalisti e possono confermare la mia stima.
Cito i passaggi che vorrei commentare. Parla il padrone del gregge: “Abbiamo messo fuori le nostre amate capre e, alle 15, quando siamo rientrati per chiuderle ci siamo trovati di fronte a questo macello”. Il che sarebbe come dire che un meccanico ha lasciato aperta e incustodita la vettura che doveva riparare e un ladro l’ha rubata. Cosa penserebbe il lettore in questo caso? Personalmente penso che se vuoi fare l’allevatore devi gestire i tuoi animali. Lupi o non lupi, ha funzionato così da quando gli animali domestici sono stati addomesticati.
“In passato sono stati immessi in zona cervi, daini, ed altri animali che, cresciuti troppo a livello numerico, hanno comportato un ulteriore immissione, ovvero quella del lupo”
Questa è la solita balla colossale smentita perfino dagli stessi cacciatori. Il lupo non è stato immesso da nessuno. Mi meraviglio molto del giornalista che non precisa, per correttezza di cronaca, che si tratta di una bufala. Sarebbe poi utile ricordare che, se c’è qualche lupo sulle nostre montagne, è proprio perché sono piene di prede. I carnivori servono per riequilibrare il numero degli erbivori. …questo accade quando qualcuno non serve loro delle prede molto più facili di quelle selvatiche, in questo caso le capre.
“Hanno trovato un habitat ideale” (i lupi) – “e, riproducendosi, sono ormai tantissimi”.
Altra sciocchezza. I lupi non sono ancora stati censiti, prova ne sia che il piano lupo è stato sospeso proprio per questo.
Ora è il giornalista che scrive: “Come già anticipato dai coniugi Nicolini, la veterinaria dell’Ausl” …”esaminate le ferite ha stabilito che si è trattato di una predazione da canidi, e dunque da lupi, non singola, ma da branco” Dunque? Dunque è una congiunzione che possiede un valore conclusivo, insomma serve per concludere un ragionamento. E’ un canide, quindi è un lupo. Il che sarebbe come dire che Jhon Fitzgerald Kennedy è stato ucciso da uno scimpanzé perchè solo un ominide sa usare un fucile. Vi torna? Neanche a me, il lupo è un canide, il mio cane è un canide. A ciò si aggiunge che solo un’analisi genetica può determinare il tipo di predatore. Le considerazioni a margine sono imprecisioni che servono solo per spaventare i lettori …che poi non vanno più in montagna perchè hanno paura. E chi gliel’ha fatta venire la paura? Il lupo o certi articoli? Neanche un mese fa, a Silandro, (Alto Adige), sono state sbranate una ventina di pecore e i giornali hanno subito dato la colpa ai lupi, scagionati, dopo una settimana, dall’esame del Dna. Sono stati dei cani.

Tamara Panciera – Non lo fanno quando uccidono i caprioli o i cervi maschi. Lo fanno quando cominciano le stragi dei cuccioli, come in questi giorni. Li vedi sparire, le madri tengono nascosti i piccoli nei boschi, per proteggerli e, credetemi, è straziante il pensiero di come vivano nella paura.Hanno avuto l’indecenza di chiamarla ‘caccia di selezione’, un termine tecnico che suggerisca l’idea di ‘ necessità’. Visto che la natura si regola benissimo da sola , mi chiedo se la caccia di selezione sia stata inserita unicamente per permettere a tutti i cacciatori di fucilare ungulati( cervi, caprioli, daini, stambecchi, ecc) in modo da aumentare la vendita di armi a canna rigata( obbligatorie per questo tipo di caccia) e relativi binocoli. Quindi, ancora una volta , a muovere le pedine non è una natura che necessiti di essere regolata ma , semplicemente, la lobby delle armi! Capite chi comanda? Capite perché l’ attività venatoria non viene minimamente arginata nonostante essa costituisca un costante pericolo anche per la pubblica incolumità??

  

L’UOVO, LA GALLINA E LE VOLPI

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Cristiano Manni – ” 31 dicembre 2016, oggi non si è scritta una bella pagina di storia. Con il Corpo forestale dello Stato se ne va un pezzo di identità del Paese, che ha difeso e tutelato le foreste per 200 anni, salvandole anche dalle richieste dello sforzo bellico e dai piani di bonifica integrale. Dallo stato di degrado in cui si trovavano nel Dopoguerra, ha ricostruito il patrimonio dei boschi nazionali, poi in parte confluito nei parchi nazionali e nelle riserve naturali dello Stato, che è stato mantenuto e preservato in modo eccellente, come lascito alle generazioni future.
Col Corpo forestale dello Stato, la militarizzazione forzata del suo personale e la diaspora in altre amministrazioni, si perde la libertà di scelta, la libertà di espressione, la libertà di azione, la vicinanza e la collaborazione di tanti validi colleghi e persone care.
Con la soppressione del Corpo forestale dello Stato passa il teorema che, in nome di una fittizia efficienza, si possono erodere le libertà sindacali, come non avveniva dal 1925, seppur già i sindacati si fossero snaturati in corporazioni a tutela dell’interesse dei singoli, piuttosto che dei diritti comuni. Ma questo apre un vulnus che, se non curato in tempo, infetterà altri tessuti della società civile.
Molte sono le colpe, specialmente interne, dai vertici alla base: come nel poema di Dante, la lupa, il leone e la lonza hanno divorato l’animo di alcuni, e l’accidia quello di altri, costringendo il cammino dei virtuosi per gironi impervi e bolge.
Ma è andata così, e siamo venuti a seppellire Cesare, non a tesserne l’elogio. E allora dobbiamo interpretare questo passaggio con lo spirito degli antichi, che vedevano il dovere del miles inscritto nei diritti del cives: evidentemente la tutela ambientale doveva essere affrontata manu militari. Ne prenderemo atto.”
 
La manu militari avrebbe dovuto essere applicata già da tempo, perché quella sull’ambiente è una battaglia che bisogna portare avanti con convinzione. Invece c’è ancora tanto lassismo, vestito da buonismo, specialmente laddove l’azione è più “scomoda e antipatica”, ovvero il “sano” tessuto produttivo del paese e gli “onesti” cittadini, perché siamo tutti d’accordo sui cattivi inquinatori e gli ecomafiosi. Ma, secondo me, il fronte più critico è il “malcostume” ambientale. Molti dei nostri continuano a fare i “giudici di Cassazione” anziché gli organi di controllo.
Ho constatato con un certo disappunto che i CC sono, per così dire, “tarati sull’Italiano medio”, e troppo tolleranti contro le “marachelle” e le “bagatelle” ambientali, forse ancor peggio di tanti forestali, che asseriscono di educare i cittadini e le imprese con le pacche sulle spalle.
Ancora si susseguono pareri, dichiarazioni, sensazioni, delusioni, sulle spoglie del povero CFS. Prima l’appello di Mauro Corona e la sibillina risposta di Salvini, poi il sostanziale silenzio di Conte. Insomma, c’è poco da stare allegri.
Ma una cosa è possibile fare, per ridare Dignità al Corpo forestale dello Stato, come chiede Corona. Semplice: seguire il modello e l’organizzazione del Corpo delle Capitanerie di Porto (Guardia Costiera) in seno alla Marina. Così, senza tanti passaggi legislativi, l’attuale CUFA (che ha cambiato tanti nomi, tutti sgradevoli), si chiami Corpo forestale dello Stato. Si ridia ai forestali la loro uniforme, la loro aquila, il loro motto e la loro bandiera. Se proprio non lo vogliono ripristinare come forza di polizia autonoma, che almeno sia un corpo specializzato in seno all’Arma dei Carabinieri che, tutto sommato, non sono cattivi: per loro esser tali è il massimo della qualità umana, e nel volerci far essere carabinieri, pensano di farci un bene, ma ci fanno male, come la Donna Prassede del Manzoni, che nella volontà di far del bene a Lucia, le parlava male di Renzo e la faceva soffrire. E il Manzoni ci dice, a proposito, che spesso ci fa più male chi ci vuol far del bene.
Quindi la proposta può essere, almeno per il momento: Corpo forestale dello Stato, come corpo dell’Arma dei Carabinieri, alle dipendenze funzionali del Ministero dell’ambiente.
Sullo status militare/civile, penso che sia addirittura possibile avere il secondo, ma questo richiede un passaggio legislativo, e quindi non è immediatamente attuabile.
Anche per la bandiera, a dire il vero, credo che ci voglia un passaggio legislativo, ma per il resto basta la buona volontà.
Hanno già violentato sufficientemente non solo i diritti, ma anche l’identità… Credo che la prima cosa l’abbia fatta il governo volontariamente, e la seconda i carabinieri, forse involontariamente. Almeno nome e uniforme ce la potrebbero ridare, per rimediare alla seconda violenza. L’ipotesi più probabile, anche in caso di volontà del governo (?) e del favore della Consulta, sarà la “resurrezione” di una struttura fortemente indebolita, fatta dai soliti elementi negativi e, al prossimo cambio di governo, altro che soppressione e militarizzazione! Spargeranno il sale sulla Forestale.
Meglio, nel frattempo, riottenere almeno l’identità del simbolo e dell’uniforme, ed aspettare tempi migliori. la proposta è temporanea e attuabile senza interventi legislativi. Per il resto, il quadro è incerto e difficile. È il classico “uovo oggi”. Se si aspetta la “gallina domani”, credo che arrivino prima le volpi. Tanto obbedir tacendo lo fai ora e lo farai anche dopo. Il modello regionale è tramontato nel 2000. Oggi non è più riproponibile, per una lunga serie di ragioni operative, amministrative, di trattamento economico, di contratti regionali, ecc…
Era auspicabile il percorso inverso… Ma né il governo, né i corpi regionali hanno mostrato interesse (benché mi risulti che ancor oggi una parte del personale CFVA vorrebbe transitare nei cc forestali). Il pericolo concreto, e fino ad ora scampato (ma chissà per quanto), per le forestali regionali, è un ingresso dei cc nelle regioni a statuto speciale, fino a ritrovarsi con delle sovrapposizioni che verranno risolte chissà come, anche il considerazione della tendenza “centralista”, in tema di forze dell’ordine, manifestata anche dalle forze politiche manifestamente federaliste. Il modello politico e amministrativo delle regioni è stato pessimo per la storia recente…. I corpi regionali attuali se la passano bene solo perché sono in seno a regioni autonome, e accedono a fondi che quelle ordinarie non sognano nemmeno. E poi, se leggi l’attività dei corpi regionali, ti accorgi dei limiti che hanno nel muoversi tra le leggi nazionali e regionali, spesso in contrasto, e di come la loro attività sia condizionata ed in linea alle scelte politiche regionali, spesso perdendo di vista il quadro degli ordinamenti nazionali e comunitari. Mi riferisco alla polizia locale sensu latu, che dovrebbe controllare l’organo da cui dipende. Un modello che in tutta Italia è catastrofico, ad eccezione di poche realtà virtuose, come ad esempio anche molte polizie provinciali del nord Italia.
Tuttavia le polizie regionali si fermano, per mancanza di coordinamento, di fronte ai reati transfrontalieri. Per questo gli enti locali dovrebbero fare i regolamenti e le leggi, ma a controllare dovrebbe essere lo Stato.
Quanto alla Sardegna, che conosco molto, molto bene , il CFVA è efficiente, ha 1300 uomini, più di 80 stazioni e 10 squadre navali. Ogni comando stazione ha oltre 15 unità. La Sardegna investe molte risorse economiche, ma una regione a statuto ordinario non potrebbe permetterselo. In Sardegna c’è quasi un forestale ogni 1000 abitanti, in Toscana, che è tra le meglio fornite, il rapporto è 1 forestale ogni 10 mila abitanti.
Un corpo con funzioni amministrative, come il CFVA, che rilascia autorizzazioni al vincolo può andare anche bene, anzi, ottimo, ma come organo periferico del ministero dell’ambiente, esercitando le funzioni di eminente competenza statale (ambiente e paesaggio, appunto).
Non a caso ho fatto l’esempio del Corpo delle Capitanerie di Porto. Guarda la loro organizzazione, e pur in seno alla marina militare, godono di autonomia e di una loro precisa identità professionale e di corpo.
Mi spiace sentire commenti troppo ideologici. Anche io reputo uno scempio quello che è stato fatto alla Forestale, ma qui rischiamo di farci asfaltare culturalmente se non riusciamo a ripiantare l’aquila.
Franco Bianca – Mi piace ricordare che in un Paese “CIVILE” la sua Polizia deve essere civile. La Natura non fa differenza tra chi la tutela, ma le Persone di un Paese civile si. Invece di smilitarizzare le Polizie militari si è pensato di militarizzare il CFS. A quando la militarizzazione di tutto il Paese???
Simone Sansoni – Pie illusioni . Una chiesa non contempla un’altra dottrina al proprio interno.
Diego Diego – E i diritti persi no? E il “usi obbedir tacendo” lo manteniamo? Vuoi dunque concentrare ufficialmente tutti i difetti della forestale con tutti quelli dell’Arma e dell’essere militare?
Antonio Russo – È stato un errore storico ritenere che al CFS appartenesse solo il personale in divisa. Altre componenti tecniche furono sempre emarginate eppure detenevano professionalità tecnico/culturali. Queste sì disperse con grave perdita.
Marco Mazzocco – Signori miei tra gli esodati… o cacciati di casa come li chiamate voi…c’e’ chi il mestiere se l’è dovuto reinventare in toto…. a parole erano tutti poliziotti nel cfs… fare il poliziotto generalista e a 360° è comunque altra cosa…..con il vantaggio o lo svantaggio di essere considerato alla pari…..sede nuova colleghi nuovi… problemi nuovi e la qualifica posseduta comunque da far valere.
IO in un accrocco non ci tornerei. Rivoglio il CFS così come era,libero svincolato e autonomo, di fare il cuginetto di montagna dei cugini di campagna non mi sta bene. Allora mi sto dove mi hanno abbandonato….. tutto sommato il grosso sacrificio lo ho già fatto. Scusate lo sfogo, ma non si può cedere proprio adesso….
Marco Meloni – La Bandiera è la Bandiera. Ora occorre una soluzione decorosa. Io sono stato formato nel CFS ma svolgo il mio lavoro in Regione senza problemi. Un Corpo “federale” sarebbe una soluzione? Credo che il modello Sardegna possa essere copiato benissimo,nessuna ingerenza nell’opera del CFVA che servo con senso di appartenenza e onore. Basta vedere i risultati, la cronaca parla. Qui esiste la Legalità. Il Corpo agisce con efficacia esemplare. Perfettibile, ma funziona benissimo. Nessun Cettolaqualunque. Il modello che propongo è un assetto federale. Una direzione ministeriale e un unica formazione, proprio per evitare pericoli di localizzazione. Una testa e diverse regioni ma con coordinamento Nazionale. Del resto se dovesse essere resuscitato il CFS, a livello europeo sai che figura!
Valter Reali – penso che tra la padella (cc) e la brace(ps), un CFS corpo tecnico con funzioni di polizia federale su base regionale, potrebbe essere una opportunità, sempre all’ interno del comparto sicurezza: a me piace, e non da oggi….oltre ai vantaggi citati, permetterebbe di esaltare le nostre conoscenze tecniche oggi avvilite dal “policely correct”…
Maurizio Ermini – Ritornare indietro si può,basta cambiare le divise e diminuire chi comanda.
Rocco Raiti – Semplice,lasciate i dirigenti con i CC e ricostruite il Corpo con una classe dirigente nuova
Emiliano Gunnella – Speriamo bene che nei vigili del fuoco,pur ammirando il loro lavoro, non c’entro nulla, e ancora non comprendo cosa ci faccio con loro!!!
Luana Garruti – se non ci stacchiamo completamente dai cc , FORESTALI non lo saremo mai più.

Antonio Di Lizia – L’ambiente è civile.
Il mondo militare è un’altra cosa. Fa solo danni e danni gravissimi. Basti pensare a tutte le zone sottoposte a controllo militare per capire. Recinti altissimi a separare un’orda di guerrafondai che sparano, esplodono mine, bombe e missili d’ogni tipo in una natura inerme e tradita…
La biodiversità, le Riserve e i Parchi Nazionali sono un’altra cosa, Una cosa civile, fatta per gente che sommessamente la vive e la cura pur nel possibile uso agricolo e industriale.
La separazione tra i due mondi deve essere netta. La natura, l’ambiente, gli animali, le piante… Tutta un’altra cosa.
La pace non va fondata sulla guerra cui è connesso il mondo militare.
Quindi chi crede di poter trovare pace e ristoro da un mestiere che più delle volte gli è divenuto ostico e deleterio, cambi lavoro o taccia per sempre…
W il Corpo forestale dello Stato.

Silvano Berti – Insisto a dire che la questione è politica e non giuridica. Se questo governo vuole ricostituire il glorioso ed affidabile cfs non ha alcun bisogno di aspettare la sentenza della Corte costituzionale ma deve approvare una norma che annulla gli effetti della Madia. La sentenza della Corte non ricostituirà il cfs ma dichiarerà illegittime le norme che automaticamente fanno passare il personale nei Cc e quindi nelle forze armate creando ulteriori problemi ai forestali che dovranno fare i concorsi per arrivare dove già sono nella migliore delle ipotesi. Molti…I più anziani…quelli che hanno protestato e non si sono arresi saranno costretti ad andare in altre amministrazioni civili. Speriamo che mi sbagli!!!

PORTATORI D’INTERESSE

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Enzo Suma – E’ stato tagliato l’ulivo di Cisternino, con un operazione di polizia degna di un film o di Gomorra. Già poco dopo il fatto sono stati pubblicati comunicati stampa dalle associazioni di agricoltori e vivaisti e un tam tam di post su facebook di persone che esultano per l’accaduto nemmeno che avesse vinto l’Italia ai mondiali. Tutta la concentrazione mediatica concentrata su un unico albero, un giovanissimo ulivo. Non si tratta di un focolaio ma di un ulivo singolo infetto da due anni e senza sintomi. Stanno facendo di tutto per far sembrare l’Emergenza Xylella come fosse unicamente una battaglia mediatica dove l’obiettivo è creare allarmismo per arrivare ad ottenere i milioni di euro pubblici e la trasformazione dell’attuale olivicoltura in impianti superintensivi. Anziché combattere realmente il problema del disseccamento e investire sulla ricerca e sulla collaborazione degli istituti di ricerca. Ma forse il disseccamento ora è secondario, e forse per gli attori in gioco lo è sempre stato. Per loro è più importante pensare agli interessi economici con la conseguenza che a rimetterci sarà il paesaggio e il patrimonio degli ulivi monunentali, da proteggere ad ogni costo
.
Federico Girardi – C’ERA UNA VOLTA UN FIUME…aumentato il rischio idraulico, l’ecosistema distrutto, gli habitat azzerati, il paesaggio sconvolto, chissà se era anche zona da tartufi? Però le tasche di qualcuno si sono riempite coi soldi del CIPPATO! Loro hanno fatto il pieno, rapinando un bene pubblico!

Carlo Quercophilus Papalini –“Una quercia può vivere tra i 400 e i 500 anni. Fa la sua prima produzione abbondante di ghianda dopo 60 anni. C’è una simbiosi nella superficie di querce la loro età e le popolazioni di ungulati.”

Volevo sottolineare il rapporto direttamente proporzionale tra età delle querce e produzione dì ghiande.. La leggenda del bosco selvaggio che avanza , è solo una strategia per ammorbidire le coscienze sui tagli indiscriminati ,quelli si sui boschi maturi . Il governo dei boschi di ceduo , viene chiamato dagli ecologi a “Stecchino” penso che non si debba spiegare il significato , e la produzione di ghianda sta scomparendo. Il ceduo stecchino, di moda adesso nella gestione forestale ,riduce quasi a zero la produzione di ghiande e lo spessore dello strato di humus nel sottobosco. Un bosco maturo a ceduo composto per esempio, oltre le ghiande offre molte più possibilità di nutrimento per i cinghiali, anche più funghi che come è noto sono un alimento a loro molto gradito . Nelle foreste vetuste in Polonia perfino i grandi ultimi bisonti si fermano a mangiare ghiande nel bosco evitando di uscire allo scoperto.
La caccia paradossalmente aumenta le nascite con dispersione dei cinghiali che diventano più fecondi. Un esemplare femmina dominante, che va in estro una volta all’anno, guida il gruppo. Il cosiddetto sincronismo di estro fa si che le altre femmine del gruppo siano feconde contemporaneamente. Se la femmina dominante viene uccisa, il gruppo si disperde, gli animali senza guida irrompono nei campi e si spostano , tutte le femmine diventano feconde più volte nell’anno e si riproducono in modo incontrollato.

Non ci sono colpe particolari dei cacciatori che come altre categorie sociali fanno solo i loro legittimi interessi. i banchieri fanno i loro interessi, i contadini, i boscaioli , i commercianti , tutti si fanno i loro interessi , Poi ci sono gli interessi sociali , il diritto di circolare tranquilli con le vetture , il diritto a mangiare alimenti sani , il diritto a respirare aria pulita a non ammalarsi di inquinamento ,il diritto a non trovarsi cinghiali sotto casa che rovistano nei rifiuti . Quando qualcuno come me prova a ricordare i diritti dell’ambiente poi, tutti quelli con interessi particolari si incavolano ..

Il vero problema che ci sono portatori di interessi particolari molto più raffinati ed eleganti, che frequentano il parlamento. e cercano spesso con successo di convincere i nostri deputati o senatori, della bontà dei loro affari.
Si può facilmente osservare come funziona ormai il nostro paese , tutti contro tutti e pochi furbacchioni che sorridono delle nostre risse per il pane e cinghiali.
Lobby delle armi , lobby della filiera del legno ,lobby degli allevamenti lobby dell’energia,lobby dell’industria automobilistica ecc. ecc.
Sono monopolisti che stanno rovinando il nostro sistema di governo democratico,e di conseguenza ,rovinando il nostro ambiente e la nostra volontà di pace ,concordia e coesione popolare . è questo il vero problema , l’umanesimo negli ultimi decenni si è trasformato in un dominio assoluto dell’uomo sulla natura. Dobbiamo rompere questo monopolio culturale dominante e gettare i semi per il ritorno alla società di tutte le creature legate insieme al destino dell’uomo. provarci a cambiare atteggiamento è una bella sfida al contrario , essere moderni ed evoluti senza distruggere tutto .

Rossana Mianullii – A Lavinio è stato ucciso un maiale tra urla strazianti.
L’indignazione per la macellazione clandestina da parte di 4 rumeni ed un italiano si solleva a furor di popolo.
I vicini allertano le forze dell’ordine ed il veterinario della Asl conferma che è stato ammazzato “senza stordimento”.
Non mi preme sottolineare che in Romania “macellare” maiali nei cortili è consuetudine come farlo nei nostri mattatoi.
Non mi preme sottolineare che nei nostri ambienti rurali, quelli del “bravo contadino”, sussistono rituali di uccisione del maiale, di cui non si butta via niente incluso il sangue per il cosiddetto “sanguinaccio”, con tanto di spettacolarizzazione davanti al “pubblico” che ha già “acquistato” un pezzo di animale da vivo.
Non mi preme sottolineare che, seppur con tanto di pistola captiva, sono moltissimi gli individui che finiscono nelle vasche di acqua bollente ancora coscienti.
Mi preme invece sottolineare che non è la “clandestinità” il problema, non è la modalità, ma lo è che miliardi di INDIVIDUI ogni anno siano ammazzati con la legittimazione delle istituzioni speciste.
Mi preme sottolineare che l’intera società dovrebbe manifestare un dissenso <acceso> per le uccisioni di massa quotidiane di viventi fatti nascere per essere ammazzati.
Individui con gli stessi diritti naturali ed inalienabili alla vita e alla libertà.
Individui che lottano, si autodeterminano e si ribellano alle logiche di dominio.
Perché diavolo non si insorge in solidarietà a queste vittime?
Le urla di sdegno sono per la “illegalità”?
Sono per l’etnia degli autori di quell’assassinio?
Perché diavolo non si alzano urla per la “violenza” normalizzata da una legalità che consente di sfruttare, schiavizzare ed uccidere ogni giorno milioni di INDIVIDUI?
No, certo, nel mattatoio è tutto “normale”. Va tutto bene, se si ammazza là dentro..nel rispetto delle leggi
Servi del potere, contenti di stare con le catene che vi sono state concesse.
Lui era un individuo che voleva vivere, che ha urlato per non morire, come lo fanno TUTTI i viventi smontati nei mattatoi.

Grace Victoria Ecker – Un grido nel deserto! Sono due anni che da cittadina osservo e segnalo…. muro di gomma…. da una parte, le amministrazioni fanno quadrato intorno a questi “criminali”, dall’altra, i cittadini, che dopo una momentanea indignazione, “ritornano a cuccia”. Non servono “simposi, convegni, e altre menate”…… non serve parlarne ancora…… serve “agire”. Ma sotto quale forma? Le associazioni a tutela, spesso, vanno a braccetto con questo tipo di decisioni….. altrimenti, nella mia città, non vedrei assottigliarsi quasi giornalmente il patrimonio arboreo…. vuoi per i “capitozzi”, vuoi per “over pruning”, o semplicemente per una rasatura al suolo di esseri viventi…….viceversa, essi dovrebbero essere allineati al pari nostro, e a qualsiasi forma di vita…… In fin dei conti, come potremo vivere senza di loro?

Antonella Giordanelli – Il comitato ForestaForesta, nato per dare una veste giuridica alla campagna #salviamolaforestale, nella consapevolezza di quanto le due anime del CFS, quella di corpo tecnico e quella di polizia, siano fortemente divisive tra i Forestali, auspica una ricostituzione della Forestale massimamente a tutela della biodiversità e del patrimonio faunistico, forestale, paesaggistico dello Stato, avendo a cuore maggiormente l’interesse pubblico che i fattori economicistici legati all’ambiente.
Pertanto concorda fin dai presupposti con il manifesto GUFI poiché è strumentale alla propria strategia finalizzata al recupero di una professionalità forestale, distinta da quella agronomicista del minpaaf, che basi le competenze specifiche in un’ attività di polizia giudiziaria di controllo in un’ottica incentrata sulla prevenzione del crimine e solo consequenzialmente di repressione penale, poiché la doverosa punizione dei colpevoli, pur costituendo un deterrente alla reiterazione del reato, non reintegra né la vita e la salute delle vittime né risarcisce il danno alla collettività.
Queste le motivazioni con cui abbiamo sempre affiancato chi si oppone ad una gestione utilitaristica della natura, ritenendo che la vita di piante ed animali abbia in sé medesima scopo e diritto.

  

CONFIGURAZIONI DI LEGALITA’

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Bruno Stivicevic – I POLLI, LA PENNA, LA SPADA
Vorrei tanto ritornare ad essere un redattore giovane, pieno di fiducia nelle strade lastricate di buone intenzioni. Perché è senz’altro una buona intenzione raccogliere le firme per la petizione popolare per sostenere l’entrata dei Popoli Animali nella Costituzione Italiana.
Ovvero, la LEAL ha avanzato in Cassazione, la proposta di modifica dell’Art. 117, comma II, lett. “s” della Costituzione: dopo le parole “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”, si chiede di inserire “e del benessere animale”. La proposta è stata regolarmente annunciata in Gazzetta Ufficiale.
A questo punto, il titolone potrebbe essere “Quattro parole che cambieranno l’Italia”.
Spiego brevemente perché potrebbero cambiare l’Italia.
Perché nella Costituzione manca un preciso diritto a tutela del benessere animale, malgrado già previsto dal Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea. Questo vuoto normativo impedisce la riforma delle norme penali ed amministrative vigenti, sempre più richiesta a gran voce. Riforma è difatti bloccata dalle norme ora in vigore che considerano gli animali semplici “cose”.
L’aggiunta di “e del benessere animale” avrebbe come conseguenza che la tutela di animali non possa essere solo quella a difesa della proprietà o del sentimento umano per gli animali; subentrerebbe la tutela del loro diritto a non essere uccisi crudelmente o maltrattati.
Questo darebbe modo ai giudicanti di appellarsi alla Costituzione per infliggere pene più certe e severe. In altre parole, far sì che la penna costituzionale diventi più potente della spada assassina.
PS. E i polli, che c’entrano? Beh, se il vostro cronista non fosse un antispecista accanito, poteva cadere nella trappola di usare un paragone specista, tipo di considerarsi un pollo da spennare se non sapesse quant’è facile aggirare le norme costituzionali in modo del tutto legale. E quindi, anche se il benessere animale dovesse entrare in Costituzione, le interpretazioni piene di fantasia non mancheranno, e la strada lastricata potrebbe continuare a portare direttamente all’Inferno (dove i Popoli Animali sono già, per altro).Ma siccome un tale scivolone non è concepibile, i polli nel titolo sono menzionati come semplici donatori volontari delle penne necessarie per spotentare le spade. Le mie galline hanno già firmato, ognuna per 4 penne.

Alessandro Mosso – Belle notizie di condanna per ‘uccellagione’.
“Secondo la costante giurisprudenza di questa Suprema Corte, il reato previsto dall’art. 30, comma primo lett. e), della legge 11 febbraio 1992 n. 157 – esercizio di uccellagione- non richiede la effettiva cattura di animali, essendo sufficiente la semplice predisposizione delle reti o di analoghi mezzi idonei alla cattura della fauna selvatica per ritenere consumato il reato (Sez.3, n.7861 del 12/01/2016, Rv.266278; Sez. 3, n. 19554 del 17/03/2004, Rv. 228886).”

Mauro Cheli – La lettera E dell’articolo 30 della 157/92 è più relativa alle reti da uccellagione Il reato di uccellagione si ipotizza in genere per l’uso di reti.. se il bracconiere non ha licenza di caccia, si possono ipotizzare tranquillamente i reati di furto di avifauna selvatica ( art.lo 624 e 525 punti 2e7 ed anche l’articolo 544 terra del C.P). sono reati molto più gravi dei testi, cosiddetti venatori. Nel caso di archetti è ipotizzabile il reato di maltrattamento di animali. art.lo 544 ter del C.p. Operazione Pettirosso 2007……..in questa occasione dopo aver identificato il bracconiere, si procedeva a liberare un tordo rimasto intrappolato nelle maglie di una rete da uccellagione…….. operazione un po’ delicata fatta con l’ausilio di un coltellino munito di piccole forbici che aiutano a tagliare le reti, senza far male agli uccelli che sono rimasti intrappolati. Sono contento….ho fatto sempre il mio dovere con entusiasmo e in tanti anni, abbiamo assicurato alla Giustizia, tanti bracconieri.
Operazione Adorno – Anno 2009 – in missione “Volano gli uccelli volano”, sorprendemmo un bracconiere che aveva catturati migliaia di fringillidi in particolare Frosoni e Verdoni. Erano detenuti in un grande locale. Quando decidemmo di liberarli poiché liberabili, non finivano più di volare, liberi nel cielo della bellissima Calabria. Tanti bei ricordi. Tante piccole creature salvate.
Ho avuto per tante volte il Comandante Furlan come Responsabile del Reparto proprio a Brescia. È andato in pensione da poco. Ha avuto un percorso professionale particolare. È stato prima Guardia Forestale, poi Sottufficiale ed infine Funzionario del Glorioso CFS. Sì….per tanti anni abbiamo lavorato sodo e in silenzio….in ultimo per la verità, avevamo avuto anche una certa riconoscenza da parte di giornali e TV…..poco dopo fummo il Corpo di Polizia più apprezzato dagli italiani….. negli ultimi tempi mi prende una nostalgia malinconica, ripensando a tutto il servizio che ho svolto in tanti anni…..

Michele Morganti – Per proteggere l’ambiente necessitano preparazione tecnica-scientifica e molta passione…no militari…

Carmelo Cataldi – Si era capito sin dalle prime battute in Tribunale, ma in quell’occasione non si volle considerare, da parte di chi avrebbe dovuto, attendibile quello che oggi è evidente a seguito delle rivelazioni di Riccardo Casamassima e di altro militare e si volle prendere un’altra strada! è solo un effetto del senso di totale impunità dall’abuso di potere! La storia militare e costellata di tutto ciò! Il controllo gerarchico, il falso senso di appartenenza, il così detto “spirito di corpo”, ma soprattutto la vigliaccheria dell’impunità! Io alla fine la metterei su un altro piano: la mancanza del senso dell’onore! Può essere una giusta interpretazione il vincolo omertoso e anche l’atavica esigenza prioritaria di preservare a tutti i costi l’immagine.

Valido Capodarca – In genere, quando vediamo qualcuno in mezzo a due carabinieri, si pensa subito: l’hanno arrestato! Tranquilli! Nessuno ha arrestato la Cerquatonda, la bellissima quercia in comune di Montalto Marche, che spicca con la sua gigantesca figura su un’altura in contrada Cerquatonda, via di Cerquatonda, e offre refrigerio con la sua ombra ai clienti dell’adiacente agriturismo che si chiama (indovinate?) Cerquatonda.
Come i miei amici ben sanno, fra i 13 libri da me pubblicati, otto sono dedicati agli alberi monumentali e molto spesso, accanto all’albero raccontato, sono raffigurati gli agenti del Corpo Forestale della stazione competente sull’albero stesso, con la loro tradizionale divisa.
Il governo Renzi ha deciso di sopprimere il Corpo Forestale, facendo confluire tutto il suo personale nell’arma dei Carabinieri. Ora, sia ben chiaro, personalmente nutro il massimo rispetto per l’Arma, anche perchè per quasi tutta la mia carriera militare i Carabinieri sono stati miei colleghi nell’Esercito, essendo essi una delle armi che lo costituivano, prima di diventare Forza Armata a se stante. Negli anni Settanta li ho avuti anche come allievi a scuola guida presso le Scuole della Motorizzazione e da capitano ho fatto riparare molti loro automezzi.
Ora, se decidessi di scrivere un nuovo libro sugli alberi monumentali, non sarebbero più i forestali ad accompagnarmi, ma i carabinieri. Perciò ieri mi son voluto togliere una curiosità: ho inviato questa foto al mio amico Giovanni Vagnarelli. Sull’originale, accanto al tronco della quercia vi sono due agenti della stazione forestale di Castignano. Io ho pregato Giovanni di sostituirli con altrettanti carabinieri. Il risultato, ve lo confesso, è stato per me traumatico: mai e poi mai accetterò di avvicinarmi al mio amico albero scortato da due carabinieri. Questa divisa può star bene dappertutto, ma vicino a un albero ci vedo intonata solo quella del vecchio Corpo Forestale. Per fortuna ho smesso di scrivere libri sugli alberi monumentali, perchè io una scena come questa non la sopporterei.
Massimo Davighi – E’ un fotomontaggio in cui sono stati sostituiti gli originali apposta per rendere l’idea dell’uniforme accostata all’albero, e di come cambia la prospettiva dell’immagine. Naturalmente non è soltanto una questione di colore, ma di sostanza, evidentemente l’armonia, o la storpiatura, si riflettono psicologicamente anche sull’operato.