ERANO FORTI

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ANNAMARIA D’AGOSTINO100 ANNI FA HANNO DISTRUTTO LA VITIS VINIFERA EUROPEA, DICEVANO UN INSETTO, E AL SUO POSTO L’AMERICANA… 40 ANNI FA I MANDORLI, DICEVANO UN FUNGO, E AL SUO POSTO LE MANDORLE CALIFORNIANE…ORA GLI ULIVI, DICONO UN BATTERIO….. SE TUTTI QUELLI CHE NE PARLANO SI PRENDESSE CURA DI UN SOLO ULIVO QUALCHE ULIVO SI SALVEREBBE COME SI SONO SALVATI I MIEI MANDORLI. NON SALVERETE UN SOLO ALBERO DI ULIVO CON LE VOSTRE CHIACCHIERE… HO VISTO DISTRUGGERE I MANDORLETI IN PUGLIA 40 ANNI FA, ORA DEVONO DISTRUGGERE GLI ULIVI, SONO TROPPI E NESSUNO LI VUOLE COLTIVARE ESATTAMENTE COME I MANDORLI, CHI LI DEVE ANDARE A RACCOGLIERE IN ESTATE CHE TUTTI PENSANO SOLO ALLE VACANZE??? HO VISTO DISTRUGGERE LA CULTURA DELLA TERRA NEL DOPOGUERRA, MENTRE DI PARI PASSO AVANZANO LE INDUSTRIE E LA CULTURA DEL BENESSERE SENZA PENSIERI, GLI AGRICOLTORI ITALIANI ERANO TROPPI SECONDO IL PIANO MARSHALL (MIO PADRE NON HA MAI VOLUTO USARE LA PAROLE CONTADINI, SA DI MEDIOEVO, NOI ERAVAMO COLTIVATORI DELLA TERRA)…NON SALVERETE UN SOLO ALBERO CON LE VOSTRE CHIACCHIERE… HO SALVATO QUALCHE MANDORLO E QUALCHE ULIVO DI MIO PADRE MA DOPO DI ME IL DILUVIO…. NON SAPETE NEANCHE CHE LA TERRA È UN ORGANISMO VIVENTE! CHE NON VORREI NEANCHE CALPESTARLA! E QUANTI ESAMI TREMENDI SULLA SUA STRUTTURA E CHIMICA E FILOSOFIA ED ECONOMIA CHE NEANCHE SE DALLA TERRA DOVESSE USCIRE IL SUONO DI UNA MANO SOLA!…. E INTANTO CHE IO HO STUDIATO E SUDATO E CERCATO DI SALVARE QUALCHE ALBERO, INTORNO A ME UN DESERTO DI PERSONE CHE FACCIANO ALTRETTANTO E SOLO TANTE CHIACCHIERE…… INTELLETTUALI VA BENE VA BENISSIMO MA DOVETE SUDARE E SPORCARVI DI TERRA PERCHÈ QUALCOSA CAMBI…. E NON PARLATEMI DI GRETA CHE MIA MADRE AVEVA L’ASPERGHER E SO BENE QUANDO FOSSE STUPIDA E INTELLIGENTE, SOPRATTUTTO FACEVA BEN POCO, ERAVAMO MIO PADRE E IO SUA FIGLIA A FARE PER LEI…. TUTTA LA VITA….. FORSE SARÀ PER QUESTO CHE HO IMPARATO A FARE NON SOLO A PARLARE, E FARE DA MADRE A MIA MADRE PER TUTTA LA VITA, E FORSE SARÀ PER QUESTO CHE HO CURATO E CURO PER TUTTA LA VITA QUALCHE ALBERO STUDIANDO E SUDANDO…. VOI NON SALVERETE UN SOLO ULIVO CON LE VOSTRE CHIACCHIERE…

Luigi Russo – LO CHIAMANO CODIRO O XYLELLA ? MA QUESTO È UN GIALLO PIUTTOSTO CHE UNA GRAVE FITOPATIA. I COLLETTI BIANCHI FANNO FINTA DI NON CAPIRE E ATTACCANO I CITTADINI ATTIVI
Se è stato un batterio a portare i disseccamenti (già nel 2000-2013) non si spiega perché tutto il CoDiRO si sviluppa nel giro di 140 x 120 km, sotto a Brindisi, e senza toccare (dopo 10 anni) il nord della regione. Si diffonde a convenienza di chi deve fare affari (espianti, reimpianti, edilizia, fotovoltaico, ecc.). E poi che cosa è successo nella zona arancione e rossa accanto a Gallipoli prima del 2013? Un epidemiologo esperto e libero ha classificato la diffusione del CoDiRO come “epidemiologia assolutamente atipica”. Ma allora, che cosa è stato diffuso tra Gallipoli e dintorni? Veleni e sperimentazioni? Sono state Liberate sputacchine con la Xylella? E come sono state infettate così tante sputacchine? In qualche laboratorio? Quale? Finché non saranno forniti tutti i dati tecnici e finché non saranno messi a disposizione da parte dei “registi dell’affaire Xylella” tutti i materiali dei computer, che neanche i magistrati hanno potuto visionare, continueremo a pensare che chi oggi aggressivamente accusa i cittadini attivi, proprio quelli sono i veri “complottisti” che hanno massacrato un territorio e i suoi Ulivi.
P.S. Più fate pressioni per metterci a tacere, più fate scrivere e dichiarare cavolate ai politici “amici” (chissà perché ne avete tanti, li raccogliete col miele?), più ci convinciamo “che siete coinvolti”

ALBERTO BERTI‎ – RESTA UNA GRANDE TRISTEZZA NEL PROFONDO DEL CUORE IMMERGERSI TRA LE IMMAGINI CHE RITRAGGONO IL CORPO FORESTALE DELLO STATO NEL CORSO DI PARTE DELLA SUA VITA. RITORNANO ALLA MENTE LE PERCEZIONI DI SUONI, RUMORI, VOCIARE ED IL SILENZIO CHE PERVADEVANO I VARI MOMENTI CHE SCANDIVANO LA GIORNATA DEGLI ALLIEVI ALLA SCUOLA. UNA UMANITÀ DI PERSONE CHE SI AFFACCIAVANO ALLA VITA PROFESSIONALE, COME ALTRI CHE COMPLETAVANO LA LORO FORMAZIONE PER PASSARE A LIVELLO SUPERIORE. SU TUTTI, ANCHE NEI MOMENTI PIÙ FATICOSI E STRESSANTI, ERA PRESENTE LA SODDISFAZIONE DI ESSERE UN TASSELLO IMPORTANTE DI QUALCOSA CHE NON ERA SEMPLICEMENTE UN LAVORO SU CUI FARE AFFIDAMENTO MA UNA MISSIONE DIFFICILE ED UNICA A BENEFICIO DEL PAESE. ED ANCHE QUANDO IL FIATO DIVENIVA CORTO, QUANDO DURANTE UNA DELLE TANTE MARCE IN MONTAGNA DALLA CODA GRIDAVANO ” PIANO IN TESTA ” C’ERA SEMPRE QUALCUNO CHE AIUTAVA IL COMPAGNO O INCORAGGIAVA A TENERE DURO PERCHÈ QUELLO ERA SOLO L’INIZIO DI UNA VITA FATICOSA CHE LA DIVISA DEL FORESTALE IMPONEVA. SOLO CHI HA VISSUTO DA VICINO QUELLE REALTÀ PUÒ CAPIRE QUANTO FORTE FOSSE LA DETERMINAZIONE DELLE PERSONE CHE PER L’ITALIA HANNO RAPPRESENTATO UN RIFERIMENTO A TUTELA DELL’AMBIENTE TUTTO PRIMA CHE I TRADITORI INTERNI E LA VIOLENTA ARROGANZA DI UNA POLITICA PREVARICATRICE DISTRUGGESSE TUTTO, MORTIFICANDO IL LAVORO DI MIGLIAIA DI FORESTALI E CANCELLANDO SECOLI DI STORIA.

MARTA FRIGO – RISPARMIATO DA VAIA, STRONCATO DALLA MANO DELL’UOMO.

Un anno fa la tempesta Vaia ha sconvolto il paesaggio dell’Altopiano di Asiago, la mia terra natale, ricca di storia e bellezze naturali.
Per fortuna non tutto l’Altopiano è stato devastato e riflettevo sul fatto che gli alberi rimasti in piedi avrebbero rappresentato l’inizio di una nuova vita per la mia terra martoriata.
Purtroppo qualcuno ha deciso che uno di questi alberi, un bellissimo e armonioso abete rosso di 70 anni simbolo di forza e bellezza,doveva essere ucciso per “abbellire” la piazza del Vaticano durante le feste natalizie…70 anni spazzati via in pochi minuti dalle motoseghe. Avrebbe potuto diventare un patriarca, un vero monumento della natura.
Pensavo che dopo una tempesta che ha stroncato, con la furia di un castigo, milioni di alberi e chissà quante altre vite,nei boschi del Veneto e del Trentino, le piante rimaste in piedi dovessero essere protette e difese come perle preziose, vero simbolo di una vita che rinasce dopo la morte. Purtroppo mi sbagliavo…in un mondo capovolto come il nostro, nella mente degli amministratori e nelll’immaginario collettivo è diventato simbolo di rinascita un albero morto, sradicato brutalmente dal suo ambiente naturale….veramente una cosa da non credere.
L’abete di Malga Trugole (tagliato, ironia della sorte pochi giorni prima della festa degli alberi il 21 novembre…),trasportato con un elicottero e caricato su un tir è partito per Roma (un viaggio a “Km zero”…) “festeggiato” dai sindaci del consorzio e salutato dagli alunni delle scuole. Davvero molto “educativo” far vedere ai bambini un albero morto che fra 2 mesi passato il Natale finirà nel fuoco…
Accomunati dallo stesso destino, migliaia di alberi anche quest’anno sono stati abbattuti per “abbellire” le nostre piazze, in nome di una tradizione senz’altro bella e suggestiva che però e’ sempre uguale a sè stessa e non viene mai messa in discussione al fine di renderla veramente sostenibile sia dal punto di vista etico che ambientale.
E’ proprio vero che Vaia non ha insegnato niente; continuiamo a percorrere le stesse strade, con le stesse logiche di sempre come se nulla fosse successo, senza un’evoluzione culturale che cambi la nostra visione del mondo, nonostante le tragedie che continuamente avvengono intorno a noi, nonostante i messaggi che la nostra Madre Terra continua a mandarci. Si dice che la storia è maestra di vita purtroppo non ha allievi…
Ma scusate…l’enciclica del Papa “Laudato si” non parla di salvaguardia del creato? Allora, per ricordare la tragedia di Vaia, non sarebbe stato molto più bello, educativo e sostenibile far fare ad un artigiano dell’Altopiano un bellissimo albero con il legno degli abeti abbattuti? Questo a mio avviso avrebbe rappresentato un vero messaggio di vita e di speranza, un vero cambio culturale. Purtroppo non è stato così…
Ora lassù a Malga Trugole rimane una profonda ferita; dove c’era un bellissimo abete rosso c’è solo una ceppaia morta a testimoniare l’ennesima occasione perduta per andare oltre l’orizzonte e far nascere una nuova visione di futuro.

GABRIELLA DIMASTRODONATO – LEI È MORTA!
LA SUA ULTIMA ESPRESSIONE IMPRESSA SUL VISO È L’ATTIMO DEL TERRORE!
NON HA AVUTO SCAMPO, STANATA O INSEGUITA FINO ALL’ESTREMO, HA VISTO I SUOI CUCCIOLI UCCISI PRIMA DI LEI, SENZA PIETÀ!
ORA RESTA SOLO IL RICORDO DI UN ESSERE BELLISSIMO E FIERO UMILIATO DA CHI, CON CODARDIA, NE HA FATTO TROFEO DI UN ASSURDO INTRATTENIMENTO CHE DIMENTICA OGNI BRICIOLO DI COMPASSIONE

 

SCIVOLATE DEMENZIALI

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Antonella Giordanelli– Come cittadina trovo eticamente inaccettabile che il MIPAAF abbia finanziato la campagna di Assocarni intitolata “la stellina della carne bovina”, inducendo il consumatore a credere che la carne (forse in quanto italiana) sia un alimento salutare prodotto nel rispetto dell’ambiente e del benessere animale, quando invece la carne rossa, è stata classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come probabile cancerogeno. Omettere d’ informare del rischio per la salute in una campagna finanziata con il denaro del contribuente, quando le malattie tumorali sono la seconda causa di morte in Italia con i conseguenti costi a carico della Sanità Pubblica, è contro l’interesse primario del consumatore in violazione dell’art.12 bis (Sicurezza) della edizione in vigore del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale:”[l]a comunicazione commerciale relativa a prodotti suscettibili di presentare pericoli, in particolare per la salute, la sicurezza e l’ambiente, specie quando detti pericoli non sono facilmente riconoscibili, deve indicarli con chiarezza”. I dati scientifici concordano che la zootecnia ed in particolare gli allevamenti industriali sono ecologicamente insostenibili per consumo ed inquinamento di acqua e suolo, oltre che per emissioni di gas serra (metano e CO2). Lo sbilanciamento tra la produzione agricola finalizzata a foraggiare gli animali detenuti in condizioni etologicamente innaturali, e l’equivalente che potrebbe sfamare direttamente la popolazione umana è scandaloso esempio di inefficienza energetica.

Franco Tassi – NO ALLE MALEPOTATURE!!! BASTA ALBERI FOCOMELICI!!! RIPRISTINIAMO LE SCUOLE DI GIARDINAGGIO! Quando girando per l’Italia incontriamo alberi potati da operai delle ditte che hanno avuto dai comuni l’incarico di operare “in conto legna”, ci troviamo di fronte a vergognosi massacri, contrari a ogni buona regola, dannosissimi per la pianta e per la vita che poteva ospitare, antiestetici e frutto di una sola finalità: accaparrarsi quanta più legna possibile, per produrre pellet o per tamponare la fame insaziabile delle esecrabili centrali a biomasse. Un meccanismo diabolico, in cui qualcuno certamente guadagnerà, ma tutti gli altri, abitanti e passanti, temperatura e qualità dell’aria, clima e bene comune, perdono valore e dignità. Il risultato sono miserevoli eserciti di poveri alberi focomelici, uccellini scacciati dal nido, ombra e frescura perduta, paesaggio urbano violentato e atmosfera generale non certo entusiasmante. Quello che i cittadini dovrebbero fare, allora, è inondare i comuni di motivate proteste, aggiungendo immagini delle più mostruose potature italiche, raffrontate con quelle ben diverse di altre città d’Europa, o extraeuropee. E forse sarebbe opportuno suggerire ai solerti reggitori della cosa pubblica di seguire strategie ben diverse. Assicurandosi anzitutto di affidare il verde pubblico a competenze indiscusse. Corrono infatti voci strane … Sembra che in molti casi certi assessori all’ambiente si occupassero soprattutto di immondizie, e si dice che i servizi giardini fossero diretti da veterinari. Andrà raccomandato, comunque, di spendere in modo migliore il pubblico danaro. Organizzando e lanciando una scuola di giardinaggio, sull’esempio di quella di Monza, qualificando il personale e incoraggiando il volontariato che, soprattutto dal serbatoio immenso di giovani e anziani, disoccupati e immigrati (e persino carcerati, autorizzati per buona condotta), non mancherebbe certo. Abbiamo visto in altre città del mondo un solo giardiniere istruire e seguire legioni di volenterosi collaboratori, curando in modo esemplare enormi spazi verdi, assicurandone in modo implicito anche la pulizia, e offrendo salutare impegno a moltissime persone, oltre a garantire risparmi non indifferenti. E abbiamo constatato, in altre città, che a disoccupati e immigrati veniva offerta la possibilità di prestare periodi volontari, come primo passo per la qualificazione e l’inserimento in attività di manutenzione, arredo e rigenerazione del verde urbano … Chi sarà capace di imitare questi virtuosi esempi? Ma tornando ai nostri alberi, la vera sfida futura sarà conservare grandi viali di maestosa bellezza, anziché cimiteri di desolazione. Sarebbe ora di capire che, come affermava un grande esperto, “la miglior potatura è quella che non si vede”. Leggera, sicura, armoniosa. Concepita non per produrre abbondante legname, ma autentico benessere.

Michele FasanoL’Italia non è mai stata una Nazione con una visione Ambientalista,lo dimostrano anche i pochi successi dei Verdi e compagni. Solo Verdi di nome ma Rossi di mente. E tutta questa cecità, la stiamo pagando a caro prezzo,allagamenti frane,valanghe ecc. ecc. e dulcis in fundo la soppressione del CFS.

Alessandro Ghezzer Quelli che sciano sulle tristi “strisce di carta igienica” non provano un vago senso del ridicolo?

Un tempo la neve artificiale era un espediente circoscritto, per far fronte ad emergenze ben localizzate in certi tratti di pista. Oggi la neve artificiale è strutturale, praticamente tutte le piste sono ormai innevate artificialmente. Significa che la neve, una volta abbondante, oggi non c’è o ce n’è sempre meno. Significa insomma che è un fenomeno che dura ormai da alcuni decenni. Un periodo temporale troppo lungo per i politici, che di solito pensano alla propria rielezione, e così finanziano coi soldi di Pantalone altri impianti, altre piste, anche a bassissima quota, contro la logica e contro il buon senso. E quando il rosso dei bilanci diventa profondo rosso, ecco la Provincia munifica che interviene ancora con altre montagne di soldi per rilanci fasulli, utili soprattutto a ottenere la rielezione del politico di turno. E quando si arriva fatalmente alla canna del gas, ecco che si provincializzano addirittura gli impianti. L’esatto contrario di quanto avviene in economie sane. Ma non importa: il senso del limite, e del ridicolo, è ormai ampiamente superato. Si scia perfino di notte, si vuole sciare anche in novembre. Se facesse abbastanza freddo, qualcuno pretenderebbe di sciare in ottobre e, perché no, magari anche a settembre. Incurante del consumo di soldi, energia, acqua, ambiente. E Dio non voglia che qualcuno si inventi la neve artificiale che non si scioglie.

Nonostante l’evidenza del cambio climatico che ormai è sotto gli occhi di tutti, ci si ostina a investire montagne di quattrini nello sci. Una volta che il carrozzone è stato messo in piedi, è impossibile fermarlo: deve girare a tutti i costi. Arriverà però, se non si inverte la rotta, il momento in cui la giostra si fermerà di colpo, come se gli avessero tagliato la corrente. Senza neve, chilometri di piste e di ferraglia saranno inservibili, l’economia di intere valli ridotta in ginocchio, il paesaggio distrutto. Ma questo non sembra preoccupare nessuno. Avanti a testa bassa, anche se in fondo al tunnel non c’è l’uscita ma un muro.

Antonio Di Lizia– Sull’arco alpino la stagione AIB per il CFS iniziava a fine ottobre e terminava con le prime nevicate importanti.

È sempre stato così ma prima era più raro e si estendevano meno quindi raramente facevano notizia.

C’era un tempo in cui era necessario distaccare un S64F in Liguria o in Piemonte mentre la sede di Belluno piuttosto che Celarda (Feltre) copriva la zona est delle Alpi.

Un lavoro silenzioso ma efficace fatto con onestà senza ostentarsi (purtroppo) in articoloni di giornale o apparendo in tv… Il Corpo Forestale dello Stato non mirava alla statistica o a passare per la star del momento… Era un lavoro di gruppo che grazie all’efficace apporto del personale di terra, ben dislocato, preparato e libero dal formalismo fuori luogo di un apparato militare, ha permesso per decenni fossero salvaguardate intere foreste… Ora il nulla e come nella peggiore ipotesi della “Storia infinita”, la nera oscurità avanza portando sventura… ·

Chiamate le fate, i maghi e gli stregoni, magari pregate… meglio illudersi con la fantasia piuttosto che confidare in un servizio inesistente ormai distrutto e, probabilmente, riguardo gli incendi, per lasciar spazio a interessi privati… Ho visto un gruppo di elfi che complottavano su come trovare il sistema per distruggere una fiamma, tanto dannosa al bosco! Dove sono in carabinieri forestali? Dov’è la tanto decantata “forza di polizia ambientale” più grande d’Europa?

Purtroppo l’aver militarizzato il personale del Corpo Forestale dello Stato ha permesso il totale abbandono del territorio costretti, come sono, ad illogiche quanto inutili e farraginose procedure di servizio. Il territorio, specie quello rurale e montano, è ormai alla mercé di chiunque voglia fare qualsiasi cosa, che sia raccogliere funghi o tartufi o altri prodotti della terra o che sia tracciare una strada con il quad o tagliare alberi posti in filare o in aree particolarmente delicate dal punto di vista geomorfologico, in barba di qualsiasi norma. Oltretutto si è aperto anche uno squarcio enorme nella normativa dopo che è stato approvato il nuovo Testo Unico Forestale.

Ho paura che se questo governo non prenderà immediatamente dei provvedimenti, e che non possono e non devono limitarsi a quelli di facciata (tipo nominare un ministro dell’ambiente ex CFS ora CC), la strada tracciata e che continuano a seguire i grandi “signori” dell’economia porterà inevitabilmente al disastro ambientale…

Alfonso Ricca- le competenze sono passate hai vigili del fuoco in sottorganico cronico, che non possono fare prevenzione sul territorio, senza esperienza, con basi lontane dalle aree montane etc etc

Emanuele Cabriolu – Ma io dico ma lo sanno come funziona un A.I. o no? Meglio rinunciare a quel trabiccolo di marchingegno elettronico stupido ma vuoi mettere la valutazione obbiettiva di una vedetta da quella fasulla erronea che fa correre tutti anche sui comignoli e che necessità di centinaia di pattuglie e migliaia di uomini ad ogni ora non penserà a tarzan che vola tra gli alberi, siamo seri pure quella era una truffa succhiasoldi mentre noi forestali si lavora per pochi euro ma con metodo e criterio valutando caso e caso obbiettivamente e dando delle priorità , tra cui l esperienza e la conoscenza del territorio e dei suoi fruitori non e’ un hobby ma bagaglio professional

Gildo Nurra – Perché non si pubblica anche la sentenza che condanna la Regione Sardegna Citando anche il Tribunale che l’HA emessa e chi erano i denuncianti. Quei marchingegni erano solamente una truffa, perchè non segnalavano proprio niente, se non fari di autovetture in transito. Mi riferisco alle grandi dichiarazioni di coloro che avevano approvato (questa specie di rilevamento ad infrarossi, molto costosa, ma MOLTO inutile) circa TRENTA ANNI addietro. Ancora con questa inutile STERILE commedias – Ciò che HA SEMPRE funzionato e continua a FUNZIONARE sono: le nostrane ILLUSTRI VEDETTE

Mario Actis Grosso – Già il Cfs quello tempestivo, quello che conosceva il territorio perché ai piedi aveva gli scarponi, quello che conosceva come si evolveva un incendio…quello che conosceva come brucia un bosco di latifoglie e una pineta….già e i miei boschi lo sanno bene cosa causa l’approssimazione…. Quando c’era un incendio il comandante Cfs arrivava sul posto in pochissimo tempo, prendeva il comando e spegneva sempre tutto prima che il fuoco sfuggisse di mano, ..una volta quando c’era il Cfs e le varie stazioni…

Mauro Cheli – Il collega Bottelli Massimiliano, nome in codice Libano,con Ombra ha ritrovato e salvato 23 persone dopo il violento sisma che ci fu in Abruzzo….in Provincia di L’Aquila…… una persona generosa….Uno di quei personaggi che pur di correre in aiuto d’un collega, non esita a rischiare anche di persona.. Grande Libano…. onorato e orgoglioso della sua amicizia. Ma soprattutto sono a conoscenza di tutte le cose che ha fatto per salvare le persone in difficoltà. In armonia con il disegno che Zamberletti aveva concepito per noi. Una persona del genere doveva essere valorizzato al massimo dalla istituzioni…..anche dopo l’età della pensione. Si trattava di salvare quante più vite umane era possibile salvare. Una democrazia compiuta avrebbe fatto tesoro di gente come lui. La cosa moralmente più grave, tra le tante conseguenti alla distruzione e poi alla definitiva soppressione del CFS, è stato l’aver abbandonato il progetto del cane lupo italiano e del Gruppo cinofilo CFS. Avevano salvato i colleghi, tante vite umane, in silenzio e senza fare clamore. Chi ci ha rimesso alle fine, sono tutti quei cittadini, che potrebbero averne avuto bisogno. Non riesco a capire, cosa avevano al posto della coscienza, certa gente…. Tra i primi cani lupo italiano che sono stati addestrati e a disposizione del Glorioso CFS per la ricerca di persone disperse, in armonia con il disegno che Zamberletti aveva concepito per noi, sono stati Camilla di Massimiliano Bottelli, Luna di Nicola Pierotti ( erano sorelle ) e anche Lucky dell’ispettore Bigiarini di Pieve Santo Stefano. Lucky oltre che bravo era anche un bellissimo esemplare. Poi qualche entità perversa, volle rovinare tutto negli ultimi anni di vita del CFS e il progetto cane lupo italiano, fu abbandonato. Una porcata del genere è la più grave, moralmente, in tutta la storia del CFS. Tante persone nel bisogno, che potevano e potrebbero essere salvate, non potranno più usufruire di anni di duro lavoro e di esperienza. Questo è.

DISSESTO FORESTALE

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Paolo Mennuni – Il CFS compilò, in collaborazione con l’ENI, la carta del dissesto idrogeologico che fu anche molto criticata ma non migliorata, chissà perché! ….. Ora chi la deve riprende? I CC?

Giuseppe Salutari – Persi i contatti con la realta’. Durante i corsi di formazione non si parla piu’ di: Dendrometria, selvicoltura, botanica,sistemazioni montane,agrimensura, ecc.ecc.ecc. pertanto i forestali nel bosco non sanno cosa farci.

Cristiano Autolycos Manni -. Ribadiamo alcuni punti, consolidati dalle conoscenze scientifiche.

1) il dissesto idrogeologico NON dipende dall’abbandono delle campagne. Al contrario, l’inselvatichimento (lett. Il ritorno delle selve) sugli ex coltivi ha limitato il dissesto idrogeologico.

2) I boschi, fino al Dopoguerra, non sono stati “ripuliti”, ma saccheggiati, con turni cortissimi, e molti dissodamenti, che hanno portato il nostro paese sull’orlo del baratro. Fu l’azione statale, ed in particolare l’azienda di Stato per le Foreste Demaniali e il CFS, a ricostituire il patrimonio boschivo nazionale.

3) non è l’incuria o la mancanza di manutenzione a creare dissesto e fragilità strutturale, al contrario: l’evoluzione spontanea degli ecosistemi (forestali, fluviali, montani, planiziari, ecc…) porta a strutture sempre più stabili, quanto più vicine alla maturità.

4) le manutenzioni si fanno alle opere umane perché, al contrario dei sistemi naturali, tendono alla degradazione col passare del tempo, e né i boschi, né i fiumi sono opere umane.

5) più l’uomo interviene, peggio è. La società deve adattarsi agli stati di equilibrio degli ecosistemi, non forzarli verso strutture artificiali. Gli ecosistemi, altrimenti, tenderanno sempre a tornare all’originario equilibrio, con processi che spesso noi definiamo catastrofi.

6) la Maremma era, per millenni e fino a nemmeno 200 anni fa, un sistema idrogeologico ed ecologico fatto di fiumi a carattere torrentizio, con alvei ramificati, esondazioni autunnali, pianure alluvionali, foreste planiziarie, sistemi complessi di stagli e lagune (non sempre e non proprio paludi).

7) la Maremma ha subito una radicale trasformazione in pochissimi decenni, è divenuta pianura ad agricoltura intensiva, e a veloce drenaggio dell’acqua.

8) verso quale stato ci aspettiamo che evolvano spontaneamente i sistemi naturali? Quanto ci costa, in soldi, mantenere stati di non equilibrio? Riusciremo mai a ridurre il rischio sotto una soglia accettabile e a costi ragionevoli, visto le difficoltà in cui versano altri settori (scuola, sanità, sicurezza, ambiente)?

Io, purtroppo, la litania che senza il taglio il bosco muore, la sento ripetere anche da gente in buona fede. Non mi spiego perché un tale misconcetto si sia radicato profondamente nella nostra cultura. Anche oggi, dopo gli eventi di questi giorni, si parla di soldi e di interventi di messa in sicurezza. È virale. Interessante discussione è mettere il punto non tanto sulla fragilità del territorio, ma sul fatto che in passato si sono fatte opere e infrastrutture troppo ardite e rischiose. Io ricordo il tratto crollato come una paurosa serie di viadotti che fanno paura come le montagne russe…

Per difendere queste opere si parla, semanticamente in modo errato, di “manutenzione del territorio”, ma ci si dimentica che sono solo le opere ad aver bisogno di manutenzione, perché di degradano col tempo, mentre i sistemi biologici, col tempo divengono spontaneamente più stabili. Eppure questa litania della manutenzione del territorio è diventata doxa, e rischia di ingoiare nuove risorse pubbliche per difendere il mal realizzato, rischiando di degradare monti e fiumi quando forse ci costerebbe di meno adeguare o rifare le opere.

Marco Pezzotta – “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”! Certe posizioni non vengono da ignoranza. Dietro ci sono i fortissimi interessi delle lobbies agronomo-forestali. La posizione “lasciamo fare alla Natura” non porta soldi a nessuno. Tutto qui. E sotto sotto, se vogliamo, c’è l’antropocentrismo cui sono formate e informate le più radicate filosofie di vita. Da “l’Uomo creò Dio a sua immagine e somiglianza” in poi… Facciamola finita, per piacere, con stucchevoli commenti verso i piantatori di alberi! Facciamo solo il gioco degli interessi economici delle lobby dei vivai

Giovanni Barcheri – Le cementificazioni dei corsi d’acqua per portare l’acqua d’estate solo ai coltivi, isola la risorsa idrica dal territorio circostante. Alle piogge autunnali si riversa subito a gonfiare i fiumi perché non è più trattenuta sul territorio e le aree umide che funzionavano come bacini naturali durante le esondazioni sono state pressoché bonificate. Il danno ambientale è enorme perché isolare i corsi d’acqua dal territorio circostante è come isolare i tessuti viventi di un organismo dal flusso dei vasi sanguigni: i vari organi non più irrorati vanno presto incontro alla morte. Eppure c’è ancora un revival di pressapochisti e disinformati che se la prendono solo sulla mancata “pulizia” dei corsi d’acqua. Se così realmente fosse, sarebbe anche un bene perché l’acqua verrebbe meno fatta correre via a gonfiare in fretta i grandi fiumi.

David Diani – Aggiungiamo che in Emilia-Romagna, incredibilmente, non risultano realizzate le Casse di Esondazione che servirebbero lungo il corso del Reno, del Po ed i maggiori affluenti

Carlo Quercophilus Papalini – L’acqua piovana invece di essere intercettata dagli alberi dei boschi massacrati dai tagli e infiltrarsi nei terreni defluisce lungo le ferite inferte al suolo forestale da monte a valle in mille rivoli che diventano mille fossi e raggiungono i fiumi. Possibile che è tanto difficile da capire?

La causa principale delle alluvioni smottamenti e frane è la deforestazione occulta chiamata ceduazione. L’importante è cominciare a studiare i nessi di causalità tra ceduazioni e dissesto idrogeologico senza continuare ad ignorare l’argomento.

Ferruccio Cucchiarini – Intervenire su cedui invecchiati è una cosa estremamente delicata se si vuole garantire una buona e naturale evoluzione forestale. Ho in archivio una bella lettera che ci scrisse anni fa il Dott, Alessandrini, proprio a proposito degli interventi su cedui invecchiati e il rischio di far regredire il bosco con interventi di pura ceduazione. La “nuova estensione forestale è principalmente legata a due fattori, i rimboschimenti effettuati spesso con specie anche esotiche e la naturale ricolonizzazione di incolti, soprattutto in montagna. In entrambi i casi si tratta di formazioni nuove, non ceduabile per ovvie ragioni la prima e sicuramente non opportuno ceduare la seconda in quanto giovani boschi da seme. Queste quindi andrebbero eventualmente guidate verso la foresta matura da gestire con criterio.. Escludendo pertanto le nuove formazioni, quando si parla di ceduo ci si rivolge ai vecchi boschi sempre sfruttati, o in alcuni casi con turnazioni saltate. Il punto è questo secondo me, non possiamo tornare a ceduare i boschi maturi che hanno saltato turnazioni come se fossero semplici cedui per non degradarli e dovremmo fare in modo che lo sfruttamento a ceduo in quelli regolarmente turnati abbia minime garanzie di legalità e tutela della biodiversità. Mi permetto di avanzare alcune perplessità anche sui dati statistici, conosco molte realtà di cedui regolarmente tagliati, ma catastalmente registrati come altofusto, molto tempo fa un addetto mi disse che è prassi per pagare meno tasse, su questo non mi esprimo, ma sarebbe opportuno che i dati catastali corrispondano alla realtà, anche se mi rendo conto della difficoltà dei controlli. Servirebbero grandi investimenti per le foreste, e invece si taglia, questo credo sia un’altro punto cruciale. Per questo servirebbero professionalità e conoscenza che in molte realtà andrebbero forse formate. Il fatto è che la retorica dell’uomo indispensabile alle montagne ritengo sia un po’ abusata. Quando l’uomo si muove in buona sintonia con l’ambiente emergono apporti culturali di grande interesse e valore, ma se la presenza non è responsabile l’ambiente montano paga le conseguenze, e spesso anche noi. Bisognerebbe avere un approccio non ideologico, la visione antropocentrica di fatto lo è, e approfondito. Qui purtroppo l’informazione troppo spesso pecca. Quando piove molto credo che le frane siano un fenomeno normale, ma le ceppaie stressate da tagli continui, il ceduo appunto, amplificano il fenomeno. Non è paragonabile la capacità di tenuta di un apparato radicale in ottimo stato e radici sfinite a causa dei tagli.. Una buona copertura forestale ha la capacità di rallentare il fenomeno erosivo, mentre apparati radicali sani, estesi e ben collegati hanno una maggior capacità di tenuta dei suoli regolando la penetrazione delle acque. Se si cedua si scopre per intero il terreno amplificando il fenomeno erosivo, di seguito lo stress subito in tempi lunghi dalle radici tagliate fa si che il terreno collassi con più facilità, soprattutto in casi eccezionali. Non ci vedo separazione. A parte l’aspetto puramente empirico su cui non mi soffermo, alcune comunità montane con cui mi rapporto sostengono che la quantità di richieste di taglio, migliaia di domande annue, non consentono loro di effettuare controlli approfonditi. Spesso per non rallentare i vari iter sono costretti ad autorizzare. Richieste, a sentire loro, in aumento costante. Penso  che la situazione Piemontese, che un po’ conosco, e quella Lombarda siano molto diverse da quella appenninica. Nell’area ligure interessata non mi esprimo, ne ho una conoscenza poco approfondita. In generale però sulla copertura colma ho un idea molto diversa, si taglia molto e spesso male perchè anche nelle ceduazioni non ci si preoccupa di lasciare piante da seme e di età diverse.

Enrico Rovelli – la situazione dei cedui alpini è diversa da quella appenninica.

Giorgio Vacchiano – Dire che il problema delle alluvioni in Italia è dovuto al ceduo o peggio alla deforestazione è come sostenere che il problema del cambiamento climatico è causato dai vulcani. Certamente In determinate condizioni climatiche e geomorfologiche alcune ceduazioni possono determinare erosione e aumentare il deflusso superficiale.Non ho nessun problema a riconoscerlo, ma non tutte le ceduazioni, non tutte le condizioni. E non tutte le foreste sono cedute attivamente, Anzi pochissime. L’abbandono dei terreni montani aumenta il pericolo, la forte antropizzazione in pianura la vulnerabilità. In linea teorica il ceduo può avere questi effetti, ma in pratica le ceduazioni attive riguardano oggi una piccola parte del territorio, mentre la maggioranza delle foreste ha copertura colma da tempo. Sono fenomeni separati, da un lato erosione e scorrimento superficiale se il suolo è scoperto, dall’altro diminuzione della trattenuta radicale in occasione delle ceduazioni (finora dimostrata solo su pochi casi), o ancora ruscellamento eccessivo per precipitazioni eccezionali nei confronti delle quali il bosco non può nulla. I cedui invecchiati pongono numerosi problemi, se quello principale è la sicurezza ritengo che localmente (a piccola scala) si possano anche tentare vie normalmente non percorribili. Di matricinature vergognose ne ho viste anche io, e non le giustifico di certo (tuttavia spesso non ci sono molte piante “da seme” e “di età diverse “ tra cui scegliere) ma le montagne dove giro io invece sono piene di boschi che non si sa di chi siano, completamente senza gestione su centinaia di ettari. Parlo di Piemonte e Lombardia. In boschi del varesotto, cedui invecchiati le ceppaie collassano e si ribaltano, con grave innesco di fenomeni erosivi e debris flow. Questo dimostra che non esistono verità valide ovunque, facili soluzioni comprensibili “anche da un bambino”. L’ambiente e il bosco è complesso e complessi e variegati i suoi fenomeni. Nessuna di queste due situazioni può essere generalizzata dappertutto. Ma c’è una differenza secondo me, in Italia sono forse venti volte più numerosi i boschi non gestiti rispetto a quelli attivamente ceduati.

Renzo Motta – Il problema é che la foresta (qualsiasi foresta) svolge un ruolo fondamentale nella regimazione delle acque e nella stabilizzazione dei versanti quando si verificano precipitazioni molto abbondanti in un periodo di tempo limitato o precipitazioni che durano per lunghi periodi di tempo la capacità di assorbimento/mitigazione viene saturata e quindi oltre una certa soglia (che può variare a seconda del tipo di foresta, suolo, tipo di gestione…) tutta l’acqua che cade non viene assorbita ma scorre a valle creando le problematiche osservate. Quindi quando si verificano condizioni eccezionali il tipo di bosco, la copertura forestale, il tipo di gestione diventano assolutamente ininfluenti. I danni si verificano perché abbiamo urbanizzato gli alvei dei fiumi e canalizzato il loro percorso. Il fatto che i danni (Vara, Genova, Altare) si verifichino nella regione più boscata d’Italia (la Liguria con una copertura boscata quasi del 70%) evidenzia come non sia un problema di “boschi massacrati” (in Liguria…) ma di gestione del territorio.santi ma

Francesco Mezzatesta – Avete visto le immagine del viadotto crollato in Liguria? Una frana ha abbattuto l’infrastruttura e se si guardano i versanti vi sono microalberi tagliati A CEDUOOOOO! Il problema è che NESSUNO SE NE ACCORGE! Addirittura politici che non guardano mai fuori dal loro naso antiambientalista ripetono che bisogna curare la manutenzione. Ma certo che la manutenzione è importante e va fatta ma in questo caso il problema principale è il dissesto idrogeologico. Per tanti,troppi anni e ancora oggi, non ci si occupa di come prevenire o limitare le frane del nostro Appennino. E’ incredibile l’ignoranza della politica nell’occuparsi della corretta gestione forestale dei versanti anche andando contro l’interesse dei singoli proprietari degli appezzamenti di terreno boscato lungo i terreni declivi. Si guardino le foto tra le tante che si potrebbero documentare sul nostro Appennino che dimostrano la responsabilità della “politica anti ambiente” che permette di tagliare insensatamente lasciando scheletrini arborei e giustificando il tutto con la frase “taglio a bosco …ceduo”!

Alessandro Bottacci -Questa è la “selvicoltura” che va di moda in Italia. Non considerare i grandi danni ambientali che produce, significa essere ciechi o complici.

Dobbiamo fermate immediatamente le ditte chi distruggono i boschi per cipparli e bruciarli e dobbiamo far si che siano cambiate le leggi troppo permissive.

Un forestale serio e preparato è un esempio per molti colleghi che sembrano aver perso la strada della ragionevolezza.

  

IL MILIONE IN AQUA GRANDA

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Antonella Giordanelli – a mio modesto parere quel che non esiste più “terra terra” è l’ordinaria manutenzione MANUALE di ogni cittadino e di quegli operai IDRAULICO-FORESTALI demonizzati con malafede politica a favore di tagli all’amministrazione pubblica e finanziamenti ad imprenditoria privata di megaprogetti costosi quanto improbabili; ora è evidente che addebitare tutto ai cambiamenti climatici consente ad ognuno di noi di lavarsi le mani col fango, indicando la Greta o il Trump come responsabili GLOBALI dei mali del mondo. Viviamo una società dove a mancare è sia il braccio che la mente e il Quoziente Intellettivo non raggiunge neanche la quota del mezzanino del Conservatorio Benedetto Marcello da dove la biblioteca, nel 2014 dopo un anno di lavori grazie allo stanziamento di 190mila euro, di cui 100mila del Miur, è stata trasferita in basso al piano terra di palazzo Pisani, per essere più comodamente fruibile dal pubblico (!). A Venezia (a VENEZIA) si trasferiscono 56mila opere costituite da manoscritti e seicentine al pianoterra, o meglio al pianoacqua…così la città si aggiudica IL MILIONE di MONGOLIni d’oro ! Non solo, ma nessuno accorre a mettere in sicurezza almeno l’archivio storico nei giorni di bora che hanno preceduto l’alta marea astronomica, quando ogni veneziano sa i pericoli dell’eventuale sciroccata che trova il mare ingrossato dalla bora ! Ricordo che nel 1966, quando il Cherubini di Firenze era uno dei quattro conservatori italiani ad avere una classe di musica elettronica, la notte prima dello straripamento dell’Arno si accorse a mettere in salvo i costossimi strumenti !
Daniele Ferrari – Sarebbe molto interessante intervistare il direttore della biblioteca, per capire chi abbia ideato e sostenuto il trasloco al piano terra, e conoscere i nomi di chi, si spera, abbia protestato per iscritto. Licenziare poi in tronco i responsabili del trasloco e chiedere loro il risarcimento dei danni: non si potrà purtroppo riavere quanto perduto, ma si disincentiverà qualche futuro responsabile dal delinquere in tal modo nei confronti della cultura, unico reale patrimonio di tutti.
Poi c’è il comunicato ufficiale della Biblioteca del Conservatorio… Nel “fiume” di parole (mi sia consentito il funereo sarcasmo) spunta “l’assicurazione” scaltramente stipulata dai responsabili: “collegialmente considerati idonei allo scopo”.
Bene! Che sia pubblicato il verbale di quel Collegio Docenti e si sappia chi si è astenuto e chi è invece intervenuto contro la delibera. E si suddivida tra i favorevoli il danno provocato. In casi simili, se non si conoscono i rischi, bisogna avere almeno il coraggio di astenersi, non la viltà di schierarsi per convenienza. Sosterrò sempre che la “democrazia” dell’assemblea è solo apparente: il Collegio è sempre più frequentemente il modo perfetto per pilotare l’approvazione di decisioni prese da pochi, che in questo modo la faranno comunque franca, rimettendosi al parere espresso dal Collegio.
La procura potrebbe procedere al sequestro immediato di tutti gli atti di quel Collegio… ma uno dei partecipanti contrari alla delibera dovrebbe sporgere denuncia, subito!
E pensare che sarebbe bastato trasferire il tutto altrove in attesa di mettere in sicurezza il mezzanino. O mettere in quei 50 (!!!) metri di scaffali pubblicazioni moderne reperibili anche altrove. Un po’ di ginnastica avrebbe comunque giovato a tutti…
Fabio Crescenzi – Il fenomeno dell’acqua alta ha avuto un impennata da quando negli anni dell’ industrializzazione della laguna si decise in maniera avventata di dragarne il fondo per consentire a grandi navi petroliere di accedere con più facilità al polo petrolchimico…milioni di metri cubi di fondale, ora il cambiamento climatico è solo la metastasi di una.malattia iniziata decenni fa…
Franco Tassi – Qualcuno scriverà un giorno la vera storia del MOSE e del Consorzio Venezia Nuova, mettendo in luce lo scandaloso spreco di pubblico danaro, di cui è finora emersa soltanto una parte, e la collezione di clamorosi fallimenti proprio nel luogo, che avrebbe dovuto essere attentamente tutelato come il più straordinario Patrimonio culturale, storico, paesaggistico e architettonico che l’Italia possa vantare. Ho vissuto dall’esterno, con enorme sofferenza, le tappe dell’assedio e della devastazione di quell’ambiente straordinario. Soprattutto quando, negli anni Settanta, lanciavamo a chi non voleva ascoltare, e non sapeva capire, il bellissimo Progetto di creare un Parco della Laguna Veneta, che avrebbe abbracciato e salvato la città, le isole e tutto l’ecosistema circostante. Un colpo dopo l’altro, hanno invece prevalso gli attacchi più assurdi e nocivi: grande industria a Marghera; intenso traffico motorizzato nei Canali; faraoniche e dispendiosissime, quanto inutili opere come il Mose; e infine libere scorribande delle gigantesche navi da crociera … Cosa volevate di più? Oggi siamo arrivati alla resa dei conti, e speriamo almeno che questi segnali di estremo allarme risveglino le menti e le coscienze di un popolo finora insuperabile nell’autodistruggersi. Sottolineando che già in tempi molto lontani, quando non esistevano ancora né i Parchi né l’Ecologia, era stata proprio la Serenissima Repubblica di Venezia ad emanare regole severissime per la tutela dei propri alberi e boschi. Tra le cause concomitanti del disastro anche l’afflusso di acque dolci dalle vallate vicine, per effetto dello scioglimento improvviso delle nevi con l’aumento di temperatura. E non è evidente che la neve, al riparo di una foresta intatta, si scioglierebbe lentamente, e che l’acqua defluirebbe gradualmente? Il “tempo di corrivazione” è stato invece breve, a regime spiccatamente torrentizio, sommandosi con l’arrivo dell’alta marea salata. Quindi la deforestazione c’entra, eccome! Inoltre, su un piano più generale, nessuno puo’ dubitare che sia tra le principali cause dell’attuale preoccupante “mutamento climatico” che l’Italia non contrasta, ma piuttosto favorisce, devastando boschi e foreste, e sterminando persino parchi e alberature cittadine.
Enrico Rovelli – Bastava chiedere ai paesi stranieri come hanno fatto. Invece, il solito squallido sistema italico di approfittare delle emergenze.. la frequenza dell’acqua alta non è conseguenza diretta del disboscamento (attuale), che non esiste. Oggigiorno i boschi del bacino imbrifero di Venezia sono decisamente più estesi di quando il problema dell’acqua alta non esisteva ancora. Certo che sia conseguenza del cambiamento climatico, ma è anche vero che Venezia sta sprofondando da tempo grazie all’estrazione dei gas e dell’acqua dal sottosuolo che c’è stata nel corso degli ultimi 100 anni. Inoltre, l’abbandono dell’itticoltura ha causato l’innalzamento del fondale della laguna, non più regolarmente dragata dai piccoli allevatori, rendendo così più alte le maree (lama d’acqua più sottile). da non dimenticare che per avere l’acqua alta servono tre fattori: 1) venti sciroccali tesi (che pompano l’acqua verso l’alto Adriatico); luna piena (marea magnetica); bassa pressione (alza il livello del mare). Se non ricordo male, nel 1966 ci fu la congiuntura perfetta. L’estate scorsa ci fu un calo pressorio rapido e intenso, accompagnato da un groppo temporalesco, che provocò l’allagamento spontaneo di una parte della riviera romagnola, mi pare Rimini o dintorni. Questo è un effetto molto significativo e visibile dei cambiamenti climatici
Carlo Quercophilus Papalini – L’acqua piovana ha sempre due possibilità: scendere lentamente nel terreno grazie agli alberi e il suolo forestale, oppure defluire attraverso i fiumi al mare. Da qui si consideri i l valore di soglia nei disboscamentie e l’analisi costi -benefici taglio di boschi.
Quando si taglia un bosco maturo per vendere la legna il danno per la società è difficile da calcolare .
Specialmente per le zone a rischio la probabilità alta di frane e alluvioni abbassa il livello della soglia del’analisi costi/benefici a valori inaccettabili per qualunque bravo amministratore .
Ho calcolato che per un beneficio del’introito vendita della legna
L= qxp di 150.000 euro il valore della soglia limite C.m/2800 di spese per danni e manutenzioni è di appena di 2800 euro.
Quindi se si prevede una spesa di appena euro 2800 euro è antieconomico tagliare il bosco.
Considerato che ogni anno almeno per 15 sC si potrebbero ripetere danni alla stessa probabilità s .
I danni sono di diverso tipo:
Turismo – al paesaggio alla flora e fauna.
Alluvioni – allagamenti case e terreni coltivati erosione.
Frane – strade bloccate trasporti inefficienti perdita di produttività agricola industriale e commerciale.
Perdita di fertilità agricola.
Inquinamento
Inoltre il deflusso veloce delle acque limita il riempimento della falde acquifere oppure nella peggiore delle ipotesi il mancato filtraggio boschivo trasporta materiali inquinanti nelle riserve.
Diminuzione di produttività energetica per rilascio di sedimenti nei bacini.
Diminuzione del l’accumulo di carbonio forestale a causa della maggiore luce sul terreno.
Il valore di soglia potrebbe quindi essere usato per fare pressione sugli amministratori e magari convincerli che si potrebbe pagare il proprietario di un bosco ,magari 2800 euro l’anno per x anni salvaguardando il suo diritto di proprietà e il bosco come lo intendiamo noi .
Mauro Cheli – Sto pensando che siamo al parossismo più assoluto. Tutti gli esperti che conoscono le dinamiche della Natura sanno, che non è soltanto colpa dei cambiamenti climatici, se ad ogni pioggia, si registrano allagamenti, esondazioni di torrenti ed altro. Lo dicono ogni tanto in qualche intervista fatta loro, dopo qualche tragedia, dove vengono interrogati dai giornalisti, chi ha dell’onestà intellettuale s’intende. Poi tutto torna a tacere come se la memoria fosse divenuta imbarazzante per chi è stato responsabile di tante scelte scellerate per questo Paese. È inutile che mostrate disperazione, voi, dai ventri obesi e dai cuori a forma di salvadanai. Se non rivalorizzerete la montagna e l’opera preziosa degli operai forestali che voi, avete mandato in via d’estinzione per favorire le attività dove girano grandi somme di denaro, sarete voi, voi, gli unici responsabili della distruzione di questa bella Italia….. siete voi, voi, che avete distrutto la vita di tanta gente, voi che con le vostre logiche perverse di profitto, avete tolto la vita in Montagna e lasciato le cose e le case. Ma la montagna senza vita, non è, e non sarà più in grado di proteggere le vostre città, le vostre banche, i vostri supermercati. E non basteranno più i gommoni o le barche. Mi dispiace soltanto che, alle fine, saranno i più deboli a rimetterci di più…….di questo mi dispiace.

TAGLIATORI COMPULSIVI

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Gaetano Priori – Matteo Renzi non chiamiamolo più “ex rottamatore”. Della sua azione politica rottamatrice è rimasta solo la soppressione del Corpo forestale dello Stato, con infiniti guai per l’ambiente e del sistema della protezione civile italiana. Quando se ne accorgeranno al Governo che è ora di mettere riparo anche a questo?

Lello Ciampolillo M5S Senato – All’alba, gli uomini di Emiliano, hanno attaccato il mio campo di Cisternino per tagliare i nostri ulivi. Hanno violato la proprietà privata, al buio, come ladri, come rapinatori armati di motoseghe, con modi minacciosi e intimidatori, senza esibire documenti. Questi sono gli uomini di Emiliano. Funzionari pubblici, pagati con i soldi di noi cittadini. Questi sono coloro che stanno distruggendo i nostri ulivi, la nostra Puglia. Una vergogna.

Valido Capodarca‎ – Ogni pianta cerca di mantenere l’equilibrio tra l’estensione dell’apparato fogliare e quello radicale. Se viene capitozzata, essa usa tutte le sue risorse per ricostruire un apparato fogliare adeguato; se non ce la fa, muore. I riscoppi sono quei ramoscelli secondari che molte piante emettono lungo il fusto, che non fanno parte della chioma vera e propria. Non a tutti piacciono, perché quasi sempre rompono l’armonia e la linearità di un fusto. Da “dilettanti” pensiamo che una pianta li generi in momenti di crisi della chioma (per capitozzature o eventi meteo avversi) e li tiene come una riserva della chioma stessa. Voglio raccontare un caso in cui una pianta ha fatto estremo ricorso ad essi, purtroppo vanamente. Parlo della famosa Cerqua de Capità, di Montegiorgio (FM).

La Cerqua de Capità era giudicata “la pianta più visibile d’Italia”. Questo per l’abbinamento felice di dimensioni (un fusto di m. 5,19 di circonferenza, un’altezza di 24 metri, pari a un palazzo di 8 piani, e anche 24 la larghezza) e posizione (sul culmine esatto di una collina dominante su tutte quelle circostanti). Nelle giornate serene era visibile anche da 40 km di distanza. La notte del 3 marzo 2003, per una furiosa tempesta di vento, mezza chioma venne giù; dopo qualche settimana, anche l’altra metà seguì la stessa sorte. Ma la quercia dormiva, e sul momento non si accorse di niente. Quando, poche settimane dopo, le radici (cioè il cervello della quercia) si svegliarono, mandarono subito nutrimento alla chioma affinché generasse le foglie necessarie a procurare energia con la sintesi clorofilliana, ma la chioma non c’era più. La quercia si sentì soffocare. Per ripristinare la chioma perduta le radici inviarono tutto il loro nutrimento verso l’unica risorsa rimasta: tra 1 e 3 metri da terra, il fusto aveva generato una miriade di riscoppi, probabilmente a seguito di uno dei non pochi fulmini che in passato avevano colpito la pianta. Con essi la quercia cercò di ripristinare la massa fogliare necessaria. Il disperato tentativo, ahimè, non ebbe buon esito. L’anno dopo, 2004, le radici, ormai allo stremo, riuscirono a ricostruire un po’ di chioma, ma l’agonia ebbe presto termine. Non ricevendo più energia, le radici morirono e, morendo, smisero di mandare linfa alla chioma, che morì anch’essa. A distanza di 15 anni, il tronco è ancora lì, morto, a ricordare che lì era vissuta per 300 anni la Cerqua de Capità, l’albero più visibile d’Italia.

Oreste Caroppo – OGGI IN ITALIA I PROFESSIONISTI DEL BIOCIDIO STANNO DIFFONDENDO LA DEMONIZZAZIONE CONTRO L’EDERA AUTOCTONA PIANTA RAMPICANTE CON LA SCUSA CHE SOFFOCHEREBBE GLI ALBERI!

Certo qualcuno lo soffoca pure, ma ha anche diritto di farlo, perché no!? L’edera ogni tanto si sfoltisce se vuoi, ma mai eradicarla o presentarla come una pianta da estinguere, io l’ho persino diffusa dove mancava in un boschetto che ho piantato! Stai attento a Dioniso, tu che attacchi l’edera a lui sacra!

P.s.: come vi avevo detto i professionisti del biocidio non si fermano davanti a nulla! Io dico che vanno eradicati loro, e nessuna specie/varietà invece che si presenta naturalizzata nel territorio, o che in esso comunque vive! Quando piantiamo un albero dobbiamo farlo non solo per l’albero ma come porta edera perché l’edera è bella ed è sacra a Dioniso, o forse vi è qualcuno che considera l’edera meno importante di un albero? Perché tu non semini mai la. gramigna? Io sì! Un giardino dove è del tutto assente la gramigna è un giardino povero di questa specie!

Cristiano Autolycos Manni – Ho fatto molta apologia dell’edera, simbolo di amicizia (non a caso) per gli antichi. Chi vede l’edera rigogliosa su un albero morto, pensa che l’edera l’abbia ucciso, e non che l’edera si sia sviluppata proprio perché l’albero era morto, e non faceva più ombra con la sua chioma. Questi modo di ragionare è stato definito da Aristotele “paralogismo”, cioè “ragionamento sbagliato “ E’ tipico di persone che hanno una logica molto semplice e lineare , e sono generalmente convinti delle proprie opinioni rifiutandosi di approfondimento: c’è un medico che passa le sue giornate a tagliare edera, pensando che la natura sia così manichea da ospitare nei boschi la battaglia tra il bene e il male, incarnato appunto dall’edera. Ne fa una ragione di vita.

Fabio Crescenzi – Ottima risorsa per gli apicoltori.. la fioritura dell’edera rappresenta l’ultima fonte di nettare prima dell’invernatura degli sciami…

Fabrizio D’Aprile – … da decenni lo dico, lo metto anche nei piani di gestione forestale ma ti guardano come un marziano anche quando mostri delle evidenze chiarissime. Andiamo avanti.

Stefano Wittum – stupefacente! Ma noto che nella porzione di ceduo che ho a Monteloro l’edera fa man bassa di quercioli più giovani e “magri” , ma anche di possenti querce secolari, che – mi sembra – fanno fatica, poichè l’ edera è più veloce a salire di quanto la quercia possa crescere i suoi rami per sfuggire alla “presa mortale”(?). Molti alberi più esili cadono sotto il peso immane di questi carichi di edera, è vero, ma il risultato é piazze vuote di piante in piedi! Mentre sugli olivi è ancora più complicata: l’ edera deve essere tagliata alla base, altrimenti …niente olive. Semmai, la tecnica di NON potare l’ olivo, raccogliendo le olive solo dalle chiome esterne, impedirebbe all’ edera di assalirlo, in quanto la chioma piena dell’ olivo non darebbe all’ edera la luce necessaria. Ma qui si va contro a una ” cultura della coltura” dell’ olivo radicata da secoli: il mito della potatura!!

Alessandro Bottacci – Non tagliate l’edera, è una componente importante dell’ecosistema forestale. Gli olivi sono piante coltivate e quindi esulano da queste considerazioni. Nei querceti l’edera si sviluppa dove ci sono densità basse e dove le piante, per qualche motivo, non hanno un accrescimento adeguato della chioma. In questi casi la situazione di disequilibrio può andare avanti per molti anni e portare a qualche vittima. In condizioni naturali gli alberi tengono benissimo sotto controllo l’edera. L’edera ha una funzione ecologica importante nel sistena bosco. Tra l’altro arricchisce il terreno di sostanza organica, intercetta le preparazioni occulte , incrementa lo stem flew (scorrimento della pioggia lungo il fusto), ospita numerose specie animali, alimenta con i suoi frutti gli uccelli. Dobbiamo avere paura dei tagliatori senza regole, non dell’edera

Il ceduo è una forma di governo barbara, antistorica, antieconomica e soprattutto antiecologica. I fautori del Testo unico forestale e chiunque propugni il ceduo o non conoscono l’ecologia forestale o sono guidati da interessi diversi da quelli volti alla tutela delle foreste. Una cultura della morte sta dilagando nel mondo forestale. ormai dall’ultimo tecnico ai vertici accademico e amministrativi, cercano solo di distruggere alberi e boschi.Mala tempora currunt et pejora parantur

Poi ricordo ai Veneti che la Repubblica di Venezia per secoli ha tutelato le sue montagne e le sue foreste.Ora loro vogliono valorizzarle con tagli insensati, cementificazione e piste da sci. La Natura ci presenta sempre il conto e spesso è salato…come l’acqua del mare. Ora tutti a gridare per salvare Venezia, come se il problema fosse nato solo ieri. Gli onesti che hanno governato il Veneto, e che ora il popolo acclama come salvatori della Patria, hanno speso 8 miliardi di euro per costruire il Mose: un opera dannosa per la laguna e inefficacie per fermare l’acqua alta, ma tanto utile per mettersi in tasca tanti soldi. Se non fermiamo il cambiamento climatico, dovremo rassegnarci a vedere Venezia sempre più allagata.

Massimo Davighi – La Serenissima Repubblica di Venezia, non solo tutelava i boschi severamente, ma anche la laguna. Guai se qualcuno, senza il dovuto permesso, spostava anche solo di un metro un singolo palo, rischiava il carcere. Noi, uomini moderni e “civilizzati”, abbiamo aperto le bocche della laguna per far entrare le navi, scavato canali più profondi, tolti pali e barene, e costruito una fabbrica in sfregio alla laguna. Risultato: la laguna si sta trasformando in mare, ed ogni volta che il mare entra con l’alta marea e poi defluisce, si porta dietro e quindi fuori dalla laguna, tantissimo sedimento, mettendo a rischio ovviamente addirittura la stabilità della stessa Venezia che tende ovviamente a sprofondare. Qual è la morale di tutto questo? Che gli antichi Dogi avevano ragione.

Susanna Vecchioni – Nelle foreste estere tedesche e francesi si sceglie lo “status quo”. Nulla viene toccato, malgrado il “non intervento” trovi alberi di grandissimi dimensioni, querce e faggi che superano di gran lunga le circonferenze italiane. Certamente il discorso va contestualizzato: Foresta, Parco Pubblico e Albero singolo. Alla fine ho fatto pace con l’edera ma anche con gli alberi che la sostengono, forse, l’uomo può pensare di mettere mano (anche se non dovrebbe) su quell’unico esemplare monumentale e lasciare il rampicante libero di appropriarsi degli altri. Sono andata indietro nei secoli, ho voluto porre l’attenzione anche sulle Foreste esistenti ai tempi dell’Antica Roma, al girovagare di Plinio il Vecchio e al suo vagare insieme agli eserciti verso il Nord Europa. Plinio ci lascia delle testimonianze importanti, ci parla di alberi talmente grandi da ospitare dentro 100 uomini… Le foreste erano oscure, buie e fitte. Anche noi avevamo la nostra “Foresta Amazzonica”, ma non era neppure necessario andare verso l’antica Gallia o verso la Normandia… Dalle coste di Ostia verso i Castelli Romani già c’era un chiaro esempio di questo Patrimonio. Tornando a monte, mi sorge una domanda: a suo tempo l’edera e gli alberi monumentali (ma realmente monumentali) non convivevano lo stesso? Sarebbe bello uscire da questo impasse, io dico: ” edera si” ma anche: “albero monumentale”. Un albero salviamolo, tra i tanti e continuiamo a godere da semplici osservatori la meravigliosa ciclicità che la Natura ci ha regalato. Tocchiamo poco, ed se l’albero è alla fine del suo tempo, lasciamolo all’edera. Amo le foreste vetuste e naturalizzate, ho visitato le zone dei Monti della Laga: (Fioli e Padula), immersa per 4 giorni in un contesto naturale abbandonato dall’uomo da 40 anni. Bardane, Calendule, Tarassaci, ma anche Cinghiali, Lepri, farfalle, Bombi e vipere due volte più grandi del normale: Un Jurassic Park abruzzese: Erbe officinali che non vedevo da anni, moltitudini di insetti (che qui stanno pericolosamente sparendo) ti intralciavano il cammino, un “fastidio” che non vivo più mentre cammino nelle nostre località (questo è veramente grave), sono entrata in boschi di ciliegi selvatici, castagni non più potati (immensi e sani) e Dio solo sa cos’altro ho visto: ho bevuto direttamente dai vari fiumi e torrenti che inondano la zona , circondata da una abbondanza da togliere il fiato. L’edera? C’è anche lì, ma non a tutti gli alberi… sembra quasi che ci sia discrezionalità e ci sia scelta, una sorta di selezione intelligente. L’uomo fa solo danni, basta che ci si allontani per godere di un ripristino dell’equilibrio e dell’abbondanza. Un mio consiglio (modesto) è di camminare nei boschi e dentro la foreste, porsi come rispettosi osservatori, basta guardare per capire e per imparare. Amo gli alberi più di ogni cosa ma Madre Terra sa quello che deve fare.

  

PREGHIERA D’ UMILIATI

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Gaetano Priori –  Ricordando Zaccagnini , sig. Presidente Mattarella, lei sottolinea uno dei suoi caratteri distintivi e dice : ” la politica non può essere disumana… ma deve semmai mirare alla ricerca del bene comune, al di là dei confini di ideologie, opinioni e fedi”.

Oggi, la politica dei nostri mediocri politici senza fede ed ideologia arriva ad eclissare ideali e valori, con leggi tanto superficiali quanto dannose. Il decreto legislativo Renzi-Madia che ha soppresso il Corpo forestale dello Stato militarizzando coattivamente donne e uomini di quel Corpo ne è un esempio lampante. La scongiurai di non firmare quel decreto, ma credo che la mia lettera non le sia stata nemmeno sottoposta. Però, non credo che non le sia giunta voce del disagio degli ex forestali. Potrebbe ancora adoperarsi per il ripristino del Corpo e del recupero delle professionalità perdute. L’Italia ha bisogno di un corpo di polizia civile dedicato interamente alla tutela del territorio, qual era la Forestale. Spero che qualcuno a lei vicino glielo riferisca.

Nella sede della Scuola Forestale di Sabaudia, c’è una bellissima Cappella dedicata a San Francesco d’Assisi e a San Giovanni Gualberto, ideata dal compianto Ing. Filadelfo Maglitto e consacrata dall’allora Ordinario militare card. Angelo Bagnasco in una giornata memorabile. Sono i Santi di riferimento di tutti i Forestali d’Italia. San Giovanni Gualberto, in particolare, era il loro Patrono. Con la militarizzazione coatta nell’Arma dei carabinieri, gli ex Forestali hanno perso la loro identità ed ho paura che con il tempo perderanno anche questi riferimenti spirituali e quell’amore per il Creato, magistralmente impersonato da San Francesco d’Assisi. Preghiamo per chi non può lagnarsi e subisce in silenzio una umiliazione troppo grande.  Non ci posso pensare: quel che resta del governo Renzi è la soppressione del Corpo forestale dello Stato! Io ancora non ci dormo la notte! Non avrebbe dovuto firmare il decreto Madia. Anche i grandi costituzionalisti erano ai piedi di Renzi, anzi, sotto i piedi!

Gentile Presidente, Il 15 ottobre 2019 si ricordano 197 anni dall’ istituzione del glorioso Corpo forestale dello Stato, che fino al 31 dicembre 2016 aveva la propria uniforme grigio-verde, che tanto ricordava l’assidua vigilanza nelle nostre foreste; una propria bandiera, pluridecorata al valor civile e militare; una propria Scuola, che ha formato migliaia di donne e uomini, pronti ad interventi di protezione civile e di contrasto agli incendi boschivi fino al sacrificio estremo. Mi rivolgo ancora una volta a Lei, persona sensibile ed attenta alle situazioni di disagio sociale per parteciparLe la sofferenza e la frustrazione di tanti ex forestali, militarizzati coattivamente e senza appello nella pur gloriosa Arma dei carabinieri, affinché si adoperi per la ricostituzione del Corpo, come avvenne nel 1948 dopo la parentesi fascista. Con la riforma Madia ai Forestali è stata negata la propria identità, cacciati dal consesso delle forze di polizia creato con la riforma illuminata del 1981 e le competenze ed i mezzi del Corpo sono stati contesi da altre Amministrazioni, come le vesti di un povero Cristo flagellato e condotto sul Golgota.

Signor Presidente, la Forestale non c’è più a danno del Paese e dei cittadini ignari della vera portata di una riforma sbagliata. Il ruolo dei forestali, ormai ad esaurimento, è stato relegato al rango di specialità, la cui consistenza ed impiego saranno soggetti alle scelte di chi avrà gli oneri e gli onori della guida dell’Arma. In un’epoca in cui la battaglia per l’ambiente dovrebbe essere all’ attenzione di tutti i governi del mondo, l’Italia ha eliminato per sempre l’unica forza di polizia, civile, dedicata totalmente alla salvaguardia dell’ambiente e della salute, valori costituzionalmente tutelati. Ma non è stato tutelato il diritto costituzionale dei forestali di scegliersi il proprio lavoro, forse con la complicità anche di quei giudici che non hanno potuto decidere secondo coscienza e secondo Giustizia. Viva il Corpo forestale dello Stato!

Marcello Ripaldi – lui viene da lì (ex membro della consulta) e in più è del pd. Quindi è parte del sistema. Dobbiamo puntare il riflettore anche per chi è uscito dal carro e dal comparto sicurezza con perdita di soldi, di ferie, qualifiche, sede di servizio con trasferimento a volte di decine di km come i malcapitati nei pompieri o nella pubblica amministrazione e i riformati.

Bruno Lombardi – Insieme a mia moglie abbiamo fatto una scelta, no carabinieri, e sono andato a lavorare a 250 km da casa. Ma al 99% del popolo italiano non interessa assolutamente. In più quello che non capiscono i giovani “green” è che con la soppressione si sono anche tolti la possibilità di un lavoro.

Mauro Cheli – Questa sera ero a cena con due miei colleghi della Polizia provinciale. Percorrendo altre strade, hanno messo in ginocchio anche loro, quando, come in alcune regioni, non le hanno fatte proprio sparire del tutto. A noi ci hanno soppressi. Credo che rimangano pochi dubbi sulla scelta scellerata, voluta, di distruggere chi aveva protetto fino a quel momento, l’ambiente. Che cosa c’è da sperare ancora? Ci hanno voluto fare la festa e basta…non c’è niente altro da capire. Punto. Zamberletti aveva scelto i Vigili del Fuoco e il mio amato CFS, per organizzare la Protezione civile come era necessario. Da quel momento mi sono sentito sempre di più collega dei Vigili del Fuoco, ed oggi il mio cuore è molto triste.

Vincenzo Isidori –  Tra il fuoco degli incendi il fango delle alluvioni la polvere dei terremoti la disperazione delle popolazioni colpite da questi eventi chi avevi al tuo fianco???? Un VIGILE DEL FUOCO ….. Un POMPIERE! !!!

 

 

LUNGIMIRANZA SULLA RURALITA’

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Antonio Di Lizia– L’attacco alle nostre foreste prosegue.
Prima la distruzione del Corpo Forestale dello Stato con l’immediato affondo della promulgazione del nuovo Testo Unico Forestale che apre la strada ai profittatori.
Contemporaneamente si tagliano ovunque piante e alberature anche cittadine, spesso con la scusa della pericolosità, con il doppio interesse: fornire le centrali a biomassa (spacciando per energia green) e acquistare nuove piante per rimpiazz are quelle tagliate…

ALCUNI CITTADINI E SCIENZIATI SANNO BENE CHE TUTTO CIÒ È ESTREMAMENTE SBAGLIATO PER NON DIRE PAZZESCO. I PORTATORI D’INTERESSE NON PERDONO TEMPO AD UTILIZZARE OGNI MEZZO (SOCIAL, STAMPA, TV) PER SPACCIARE LE LORO VERITÀ RECLAMANDO TRA I LORO SOSTENITORI ANCHE IL MINISTRO DELL’AMBIENTE. NON INTENDO DIRE CHE SIA FAVOREVOLE MA SOLO CHE, IN UN CERTO QUAL MODO, SI FANNO SCUDO DEL MINISTERO E DI CONSEGUENZA ANCHE DEL MINISTRO COSTA PER AVVALORARE IL TUF PARTENDO DAL PRESUPPOSTO DELLA LOTTA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI E QUANT’ALTRO… L’USO DI CERTI AGGETTIVI O DI ESPRESSIONI CHE FANNO PENSARE AD UN IPOTETICO NULLA OSTA…. È OVVIO CHE LA MIA RIMANE UNA SUPPOSIZIONE DELLA QUALE COSTA O MEGLIO TUTTO IL MINISTERO È VITTIMA..

ANTONELLA GIORDANELLI– PURTROPPO, LE COMPETENZE ISTITUZIONALI DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE SONO ALQUANTO LIMITATE, NON PER NULLA SALVINI, POLITICO SCAFATO, PRIMA DI SEDERSI A SCRIVERE IL CONTRATTO DI GOVERNO AVEVA PRETESO UNA SOLA PREGIUDIZIALE: AVERE IL MINPAAF, OVVERO QUEL MINISTERO DELL’AGRICOLTURA SOPPRESSO DA UN REFERENDUM E RINATO CON NOME LEGGERMENTE MODIFICATO IN “POLITICHE AGROALIMENTARI E FORESTALI” (COME TI RIGIRO LA DEMOCRAZIA DIRETTA). E NON PER NULLA FIN DAL PRIMO COLPO D’OCCHIO SUL SECONDO GOVERNO CONTI VI SPICCAVA UNA RENZIANA DI FERRO. QUINDI IL NOSTRO VALOROSO SERGIO COSTA NON HA NESSUNA COMPETENZA SU CACCIA, FORESTE, PESTICIDI, RANDAGISMO, CIRCHI, GRANDI OPERE…E SI DEVE PRENDERE LE INVETTIVE DI CHI A RIGOR DI LOGICA CREDE CHE LUI POSSA INTERVENIRE SU TEMI AMBIENTE/ANIMALI ! ECCO PERCHÉ LA DOTT STEFANI PD, VICECAPO DEL CFS, È STATA ASSEGNATA AL MINPAAF, INFILTRANDO L’AMICO CATTOI NEL M5S: CONTINUA COSÌ DA SEMPLICE FUNZIONARIA (A VITA) AD AVERE PIÙ POTERE DI SERGIO COSTA E DI TUTTA LA DIRIGENZA ONESTA DEL CFS, PUNITA CON L’EPURAZIONE NEI VVFF O SVILITA CON TRASFERIMENTI NEI COMANDI PERIFERICI. NON SO SE È DA ATTRIBUIRE ALLA VICECAPO DEL CORPO LA LUNGIMIRANZA PER CUI, SECONDO ME, PRIMA DI CENSIRE GLI ALBERI MONUMENTALI HANNO PRIMA CENSITO LE PIÙ INETTE TRA LE FORESTALI ED ENTRAMBI HANNO FATTO CONFLUIRE IN ELENCO NEL MINPAAF: DEGLI ULIVI MILLENARI DEL SALENTO NEANCHE UNA SCHEDA È STATA SOTTOPOSTA ALLA SOVRINTENDENZA DI BRINDISI, GRAZIE AD UNA CIRCOLARE DELLA DOTT ANGELA FARINA CHE PRESCRIVEVA DI SOPRASSEDERE AL CENSIMENTO NEGLI ULIVETI TROPPO ANTICHI E TROPPO NUMEROSI !!! LA SCELTA È STATA PROVVIDENZIALMENTE OCULATA GIACCHÉ CI S’È RISPARMIATO IL LAVORO ANCHE PER IL FUTURO ESSENDO STATI INOPINATAMENTE ERADICATI GRAZIE A XYLELLA E TAP. TUTTA L’OPERAZIONE E’ ACCORTAMENTE CONDOTTA IN MODO CHE NON RIMANGA ALCUNA TRACCIA DEGLI ENORMI MILLENARI. NON SERVONO NEANCHE I TARLI CHE NE SBRICIOLINO LA MEMORIA STORICA DI UN ARCHIVIO.

MASSIMO BLONDA– SFRUTTAMENTO DEL SUOLO O RURALITA’

Se non ci si riflette, non è automatico afferrare la differenza.
Viste dalla città, e dal bancone del supermercato o del verdumaio sotto casa, sono entrambe agricoltura.Quella cosa che produce cibo per tutti i giorni, e che richiama tante diverse immagini, a seconda della cultura, formazione, dei condizionamenti o della propria storia personale:a volta bucoliche, popolate da sorridenti contadini sotto il sole e sotto cieli azzurri;altre terrifiche, fatte di teschi, veleni e orrende malattie;altre di paesaggi con smisurate distese verdi o dorate che ondeggiano al vento; altre di moderne macchine, droni, satelliti, computer, e così via. Una per ogni sensibilità, insomma.

Ma esistono due estremi di agricoltura ben lontani fra di loro, con qualche intermedio più sfumato.Da un lato c’è il suolo inteso come qualsiasi materia prima industriale, da sfruttare per lucro e seguendo solo quello. Zero paesaggio, biodiversità, cicli biologici, attenzione alla qualità, responsabilità per il pianeta e la salute dei consumatori, sostenibilità. Chi la pratica è anche difficile chiamarlo agricoltore, e spesso non lo è affatto come professione, ma sono grandi società, fatte di gente seduta intorno a tavoli di consigli di amministrazione, che nei campi non è mai stata e non sa neanche dove sono.

In campo, invece, semplici operai, quando non solo macchine guidate in remoto.Estensioni tutte uguali fra cui non spunta una casa, o un boschetto, o un muretto a secco o qualsiasi nota diversa dalla omogenea continuità. Non si vedono animali, insetti, uccelli. E poi consumi di acqua, fertilizzanti, fitofarmaci, carburanti, e quanto di meno “agro” ci sia. Il suolo solo come substrato. Tanto non ci vive nessuno, da quelle parti; e come potrebbe!

All’altro estremo c’è la ruralità, fatta da comunità agricole più o meno grandi, che producono mentre vivono in quei posti: dalla masseria ai piccoli centri a vocazione. Contadini, e non solo, ovviamente.Ed è un altro mondo: vario, misto, spesso bellissimo da colpo d’occhio, popolato, vivo. E se è vivo e vissuto, nessuno lo vuole avvelenare.
Quale migliore garanzia si potrebbe avere, marchi vari a parte, su prodotti di chi ci vive in mezzo tutto l’anno, e manga le stesse cose? Un pochino sul principio dell’”assaggiatore del Re”, se vogliamo essere cinici. E poi c’è tutto il resto sulla sostenibilità, sul recupero e difesa di paesaggi, tradizioni, e antiche varietà, sull’appeal di territori anche per il turismo, sulla diffusione del chilometro 0 e dei gruppi di acquisto solidali, sul bene che fa, soprattutto alle giovani generazioni, conoscere da dove viene ciò che si mangia.

Per non parlare di come questo sistema sia l’unico capace di reggere anche a gravi cambiamenti climatici e ad eventi estremi, ad essere “resiliente”, se è concessa la parolaccia.

Occhio, però! Fra i due estremi, c’è una grande varietà di casi intermedi; potremmo dire “50 sfumature di verde”.

Tutto sta, allora, a scegliere verso che cosa spingiamo, chi sosteniamo.

Industria chimico-tecnologica del suolo (meglio nota anche come agricoltura di precisione) o ruralità agro-ecologica?

Questo governo, la maggioranza dei Parlamentari, la Ministra, il grosso delle associazioni categoriali, pezzi di pseudoscienza, pare abbiano scelto la prima.

Sta a noi fargli cambiare idea.

CRISTIANO AUTOLYCOS MANNI– BELLANOVA<<DELLE IMPRESE MI HANNO CHIAMATA E MI HANNO DETTO UNA COSA SEMPLICISSIMA: CHE SENZA FLUSSI MIGRATORI BEN REGOLATI, MOLTI PRODOTTI MARCISCONO NEI CAMPI, PERCHÉ I LAVORATORI POLACCHI ORA VANNO IN GERMANIA. QUINDI ATTENTI A DIRE PORTI’ CHIUSI’>>

Quindi il senso sarebbe <<bene i porti aperti, perché così le imprese possono impiegare manodopera agricola a prezzi talmente bassi da aver provocato la fuga dei braccianti agricoli polacchi in Germania?>>

Penso piuttosto che i migranti debbano essere accolti per solidarietà, non per convenienza.
Credo che il mondo agricolo vada invece pensato in modo artigianale, dove ogni mano che si abbassa a toccare la terra, debba essere padrona del frutto che ne trae, e non una catena di montaggio, dove il bracciante è alienato dal frutto del suo lavoro, e ripagato da un salario tanto basso da garantire competitività ad un prodotto industriale, soggetto al mercato, che poi diviene il cibo che ci mettiamo in bocca.

Penso che si debba concepire un’agricoltura che crei meno emissioni e consumi meno risorse, frenando i cambiamenti climatici che sono la prima causa delle migrazioni; che i prodotti agricoli debbano costare di più, per ripagare la loro effettiva qualità, che siano a filiera corta, e che debbano essere difesi dalla concorrenza di cibo estero, prodotto con metodi industriali e sostanze chimiche per abbassarne il prezzo; che i tempi siano pronti peruna veloce transizione al biologico, recuperando la diversità agraria che già abbiamo, e che rischia di estinguersi, anche senza ricorrere a OGM.

197°

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Giuseppe Graziano – Il 15 ottobre del 1822 nasceva il Corpo Forestale dello Stato. Oggi, quindi, compie 197 anni ed ho deciso di festeggiarlo indossando questa cravatta perché l’identità e la storia non me la faccio rubare da nessuno. NOI NON CI ARRENDIAMO
#UnProgettoCheProsegue
Emanuele Cabriolu – nel 1822 si parla di regno di Sardegna Piemonte Sardegna e Liguria fino al Ticino, lì passava il confine; il re Carlo Felice governava quello stato uscito dal congresso di Vienna dalla sola Sardegna che era fino al 1814.
Grave la riforma costituzionale del 1970 che ha attuato la regionalizzazione dello stato e dato attuazione pure alle preesistenti deleghe in materie delle regioni a statuto speciale , e il transito di uffici, uomini mezzi e competenze alle regioni. La puzza di regioni e province autonome la sento io che, grazie a dio, porto la gloriosa divisa grigio verde sporca di incendio stasera: al massimo per lei potrebbe essere profumo e garanzia dell’esistenza del corpo forestale sardo. Dopo un anno dalle elezioni e’ chiaro si è aspettata la sentenza per scaricare tutta la responsabilità sui giudici , ancora una volta la politica non si assume le sue responsabilità e parrebbe non voler scontentare nessuno né vecchi né nuovi protagonisti , ma di accontentarsi di un nuovismo di facciata. In effetti la proposta di Cattoi è abbastanza scontata di basso profilo che non rilancia nulla anzi parrebbe passare dalla padella alla brace: un doppione della PS affiancata e sottomessa gerarchicamente, direi annacquata, le funzioni dannose acquisite riproposte, si poteva osare di più ?? Lo spirito della petizione era non solo salvare ma implementate il cfs, rafforzarlo e federarlo ai cfr e province autonome: io ho buona memoria ..e voi????? Sono tra gli irriducibili sostenitori del equiparazione dei corpi forestali provinciali e regionali al cfs, secondo il principio economico fisico e ..chimico della fusione per incorporazione.. chiamatela per osmosi o per emulsione
Valter Reali – …i colleghi forestali delle regioni e province autonome sono i primi nostri colleghi…..siamo fratelli….gli altri sono cugini
Nik Friend – è grazie alla mancanza dell’a-b-c della politica che certi politici sono riusciti a diventare tali, a conquistarsi le poltrone e, da quelle posizioni, a fare danni.
Ora, si da il caso che in Consiglio dei Ministri ciascun Ministro può avanzare proposte esclusivamente sulle materie di competenza del suo Ministero (CFS=Agricoltura) … gli altri, dopo che chi ne ha il potere ha fatto una proposta, possono parlare, non prima.
Il diritto di poter uscire dall’ordinamento militare, chi è che ha il potere di proporlo?
O lo fa, in Parlamento, un qualunque parlamentare, oppure lo fa, in Consiglio dei Ministri, il Ministro della Difesa.
L’allora Ministro Trenta la proposta di riaprire lo mobilità a favore degli ex CFS militarizzati l’aveva pure fatta, giusto per memoria.
Quanto al resto, invece, io mi limito a constatare che la legislatura è iniziata il 23/03/2018 mentre la prima proposta di legge è stata presentata il 13/03/2019, ossia c’è voluto 1 anno … e la proposta non prevede il ripristino del CFS, bensì il passaggio della “specialità Forestale” dai CC alla PS.
Cristiano Autolycos Manni – 197° anniversario della fondazione del Corpo Forestale. Dispiace che l’Arma dei Carabinieri non abbia minimamente dato un briciolo di ufficialità a questo giorno. Sarebbe stato un segno di rispetto per una gloriosa amministrazione che è stata da essa assorbita, ma che, nonostante tutto, continua a vivere nel cuore di chi si sente forestale sino alla fine.
Pro Natura Opus et Vigilantia
Antonio Di Lizia – L’attacco alle nostre foreste prosegue.
Prima la distruzione del Corpo Forestale dello Stato con l’immediato affondo della promulgazione del nuovo Testo Unico Forestale che apre la strada ai profittatori.
Contemporaneamente si tagliano ovunque piante e alberature anche cittadine con il doppio interesse: fornire le centrali a biomassa (spacciando per energia green) e acquistare nuove piante per rimpiazzare qualle tagliate, spesso con la scusa della pericolosità…
Alessandro Bottacci – Dobbiamo far sentire chiara la unica strada percorribile:
un Corpo Forestale dello Stato che torni ad essere un corpo tecnico con funzioni di polizia, che sia posto alle dipendenze del Ministero dell’Ambiente, che si occupi prioritariamente di foreste, montagne, ambito rurale, tutela della flora e della fauna, aree protette, conservazione della Natura, repressione degli illeciti di incendio, dissesto idrogeologico, ecc.
Evitando distrazioni in altri settori, quali il codice della strada, le shoppers, l’ordine pubblico, ecc.
Rivogliamo la vera Forestale, come era prima delle degenerazioni che l’hanno portata a morte.
Ettore Ilariucci – aggiungerei l’agroalimentare con i nostri naf assieme all’icarf per liberarli da capi uguali a patrone
Mario Rico – La tutela delle acque e gestione dei rifiuti no??
Alberto Gazo – Il cfs deve essere indipendentemente né servo né servitore di nessuno. Certo, statale legge 121/81.
Alfredo Borghello – Questo è quello che ci vuole per noi e per il paese!!!!!
Saretta Makoto Kino – ho letto la porcata proposta da Cattoi, poi non so se ho interpretato male: vogliono trasferire i forestali dai cc alla polizia, è vero?? a questo punto forse meglio restare le cose come stanno anziché fare un’altra porcata
Antonella Giordanelli – Maurizio Cattoi riesce in mirabile sintesi a farsi gli affari di sindacalista alla Moroni e di agronomo alla Stefani: purtroppo noi che amiamo il CFS stiamo arrivando tutti alla dolorosa conclusione che è più dignitoso piangerlo morto.

L’USIGNOLO NON CANTA PIU’ “CHIARE FRESCHE DOLCI ACQUE”

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Diego Infante – si pone un problema complesso: la salvaguardia dei sistemi nel loro insieme e quella per i singoli rappresentanti che ne fanno parte. In breve la differenza è tra “ecologia profonda” ed “ecologia di superficie”.
Essere animalisti generalmente non è compatibile con la salvaguardia dei sistemi complessi, eppure credo che una via di mezzo sia necessaria. A volte basta il buon senso. Nel caso specifico, il Lago della Duchessa ricade in una riserva naturale. Il problema di sovrapascolo è grave, poi il lago è piccolo e non può ospitare deiezioni e urina di troppi animali. Compito degli enti gestori è far sì che gli animali (specie da allevamento) non danneggino eccessivamente la flora.. Il sovrapascolo è un grave problema sulle Alpi, mentre in Appennino con i grandi carnivori, che regolano in maniera naturale l’eccessiva proliferazione di erbivori, la questione non si pone.

ANTONIO DI LIZIA – EPPURE LA VISIONE DI BOSCO SI ERA EVOLUTA NEL CORSO DEL TEMPO. SI ERA PASSATI DA UNA CONCEZIONE PRETTAMENTE PRODUTTIVA O MONOFUNZIONALE AD ALTRE BEN PIÙ IMPORTANTI: QUELLA FUNZIONE PROTETTIVA DELL’ASSETTO IDROGEOLOGICO DEL SUOLO, QUELLA PAESAGGISTICA CHE FACEVA UN PO’ SCOPA CON L’IDEA DEL “BELLO”, QUELLA RICREATIVA DEL VIVERE ALL’ARIA APERTA, QUELLA IGIENICA (SALUBRITÀ DELL’ARIA E PURIFICAZIONE DELL’ACQUA), QUELLA TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ E UNA FUNZIONE DI CARBON SINK (SERBATOIO DI CARBONIO – CHE MOLTI, SPECIE QUELLI CHE TAGLIANO, CERCANO DI DIMENTICARE).OGGI PURTROPPO C’È UNA RECRUDESCENZA DELLA SOLA FUNZIONE ECONOMICA E CIÒ GRAZIE ALLA RICERCA DI FONTI D’APPROVVIGIONAMENTO DI MATERIALE PER LE CD CENTRALI “GREEN” A BIOMASSE PER NON PARLARE DELLA PROBABILE NECESSITÀ DEL TAGLIO A CAUSA DELL’INIBIZIONE DELLA VEGETAZIONE ALLE TRASMISSIONI DEL 5G (A CUI POTREBBERO SOPPERIRE CON UN NUMERO MAGGIORE DI ANTENNE). TUTTO QUESTO È AVVENUTO GRAZIE SOPRATTUTTO ALLA DECENTRALIZZAZIONE DELLE COMPETENZE IN MATERIA FORESTALE RIGUARDO AI TERRENI DEMANIALI. IN MANO ALLO STATO SONO RIMASTE SOLO I PARCHI E LE RISERVE NATURALI E NEMMENO TUTTE. INOLTRE, CON L’INTROMISSIONE DI MILITARI ALL’INTERNO DEI PARCHI E DELLE RISERVE, TUTTO FANNO FUORCHÉ I FORESTALI, E IL GIOCO È FATTO… È GIUNTA L’ORA CHE LA POLITICA DIA UN TAGLIO DECISIVO, LO STATO DEVE TORNARE A DETTARE LEGGI UNIVOCHE SIA RELATIVAMENTE I CONTROLLI IN MATERIA FORESTALE E SULLE SISTEMAZIONI IDRAULICHE E SIA RIGUARDO LE LAVORAZIONI NECESSARIE AL MANTENIMENTO DELLA SALUBRITÀ DELLE FORESTE E AL MANTENIMENTO DELLE SISTEMAZIONI IDRAULICO FORESTALI… SOGNO L’ABOLIZIONE DAL DECRETO MADIA CHE HA DISTRUTTO IL CFS A TUTTI QUEI DECRETI E LEGGI CHE HANNO MESSO IN MANO A POLITICI DA STRAPAZZO, MAGARI ANCHE COLLUSI E CORROTTI, I TERRENI DEMANIALI E LA GESTIONE DELLE ACQUE, DEGLI ALVEI FLUVIALI E DELLE AREE COSTIERE! SOGNO L’ABOLIZIONE DI TUTTI QUEI DECRETI E QUELLE LEGGI CHE HANNO PERMESSO LO SPEZZETTAMENTO DELLE COMPETENZE IN MATERIA AMBIENTALE.

Gianfranco Oliverio Gentile– Noi forestali non facciamo più le martellate. …le graticciate. ..le gradonate. ….

ALESSANDRO BOTTACCI – ECCO I NUOVI BARBARI IN AZIONE. COME ORMAI NELLA PIÙ RADICATA TRADIZIONE DEI CONSORZI DI BONIFICA SI ASSALTANO GLI ECOSISTEMI RIPARIALI E FLUVIALI, DISTRUGGENDOLI E DISTRUGGENDO CON ESSI LA FUNZIONALITÀ ECOSISTEMICA DEI TORRENTI.
IL TUTTO SENZA AVERE NESSUN EFFETTO REALE E RISOLUTIVO SULLE PIENE, ANZI DIMINUENDO IL COEFFICIENTE DI ATTRITO E QUINDI AUMENTANDO LA VELOCITÀ DELL’ACQUA ED IL SUO POTERE EROSIVO.
NEL 2019 ANCORA SI GESTISCONO QUESTI INTERVENTI CON UN APPROCCIO SEMPLICISTICO E PRIVO DI OGNI FONDAMENTO SCIENTIFICO.
TUTTO SOLO LEGATO A FARE PRESTO E SPENDERE POCO.
COME AFFIDARE IL RESTAURO DI UN QUADRO DI LEONARDO ALL’IMBIANCHINO SOTTO CASA.
LA GENTE CHE NON SA NULLA DI DINAMICHE FLUVIALI E DI FUNZIONALITÀ DEGLI ECOSISTEMI RIMANE CONTENTA DI QUESTA “PULIZIA” MA NON HA LÀ CONSAPEVOLEZZA DELLE CONSEGUENZE DI QUESTO AGIRE SUPERFICIALE E DISTRUTTIVO.
CONTINUIAMO COSÌ.
CI VEDREMO ALLA PROSSIMA ALLUVIONE
IO VIVO DENTRO LE MURA DI FIGLINE E LÌ L’ALLUVIONE NON È MAI ARRIVATA.
SE ABITASSI VICINO ALLE AREE TRATTATE DAI CONSORZI, SINCERAMENTE SAREI MENO TRANQUILLI.
PIÙ STUDIO, PIÙ CONOSCENZA, MENO APPROSSIMAZIONE E ARROGANZA.

Patrizia Gentilini – Appalti al massimo ribasso e ditte che guadagnano dal legname che vendono, quindi devastazioni a non finire e nessun risanamento degli alvei fluviali …E senza la presenza di alberi non si farà che aumentare il rischio di allagamenti e frane. Complimenti davvero!
Cristiano Autolycos ManniTagli per lo più in contrasto con la normativa vigente, dpr 14/04/1993 e DCRT 155/1997. In contrasto anche l con il piano paesaggistico della Toscana.Norme comunque deboli.
Urge l’emanazione delle linee guida previste dall’art. 2 dpr 357/1997 da parte del ministero dell’ambiente, che fermino questo scempio.
Vanno fatte le opportune sollecitazioni. Per chi vuole fare esposti, nei casi di “devegetazione spinta”, ipotizzare Art 450 CP (pericolo di inondazione colposa), art. 181 codice urbani
.
Ruggero Turrini – parlo del nostro piccolo, al Serristori hanno eradicato tutto quello che aveva delle foglie compreso un bellissimo ciliegio che era lì dal tempo di Ser Ristoro, I nuovi barbari!
Enrico Rovelli – ennesimo sperpero di soldi pubblici (i nostri..)
Guido Tellini Florenzano – Che schifo. Tra tutti, vogliono estinguere l’usignolo di fiume…

ALESSANDRO GHEZZER‎ – SPEZZEREMO LE RENI ALL’AVISIO
INCREDIBILE: C’ERA QUALCUNO ANNI FA CHE VOLEVA RADDRIZZARE L’AVISIO PER RICAVARE TERRENI EDIFICABILI DAI TERRENI GOLENALI “IMPRODUTTIVI”… PAZZESCO SI POSSA ANCHE SOLO PENSARE COSE SIMILI AI GIORNI NOSTRI… L’AVISIO PERALTRO È GIÀ ABBASTANZA CANALIZZATO E IN FIEMME E FASSA, IL SUO ASPETTO È ABBASTANZA TRISTE SE SI CONFRONTA COL PARADISO TERRESTRE DEL SUO BASSO CORSO IN VAL DI CEMBRA

Enzo SumaDi notte è accaduto un fatto molto grave. Un ulivo secolare, risultato positivo a Xylella, situato nella piana degli ulivi secolari di Ostuni, è stato bruciato. Quello che è accaduto è un atto criminale. E’ un atto ignorante, certamente compiuto da persone ignoranti. Ma lo considero anche un atto fomentato dalla intensa campagna di comunicazione messa in atto e sostenuta negli ultimi mesi da politici e associazioni di categoria. Una campagna di comunicazione che mira a creare un forte allarmismo sull’espansione della malattia del disseccamento verso l’alto Salento e verso il barese, terrorizzando la gente e molti agricoltori e fomentando atteggiamenti criminali come quello accaduto ieri notte in cui viene deliberatamente dato alle fiamme un ulivo secolare risultato positivo a Xylella.
Le associazioni di categoria, oltre ai politici, devono rivolgere l’attenzione alla salvaguardia, ad ogni costo, degli ulivi monumentali. Non abbattendoli, ma prevedendo misure alternative alle eradicazioni per gli ulivi che presentino le caratteristiche di monumentalità. E’ un atto di amore verso la Puglia, di rispetto per tutte le passate generazioni che si sono prese cura di questo patrimonio e per le future generazioni che lo erediteranno. Attualmente nella piana degli ulivi monumentali di Ostuni, nel cuore della piana, vi sono alcuni ulivi monumentali (ai sensi della legge regionale) i cui proprietari hanno già ricevuto la notifica di abbattimento pubblicata ieri sull’albo pretorio del comune di Ostuni. Questi ulivi monumentali DEVONO essere tutelati e misure alternative all’eradicazione DEVONO essere previste, come indicato nella delibera regionale n.1890 del 24/10/2018. Gli ulivi che presentino le caratteristiche di monumentalità, risultati positivi a Xylella, devono essere tutelati e non eradicati. Ne tantomeno bruciati da folli che pensano di risolvere in questo modo la questione xylella.

Antonello Morelli – ma sai quanto guadagnerebbero togliendo un po’di ulivi secolari??
Zone con limiti ambientali, diventerebbero edificabili,… o zone con un ulivo qua e là, potrebbero essere coltivate in maniera intensiva.

UNICITA’

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Valido Capod arca‎ – DECLINO DEL CORPO FORESTALE
Come ho spesso dichiarato, io sono sempre stato astemio alla politica, e sono stato sempre equidistante (nel senso di lontanissimo) da ogni partito. Le vicende degli ultimi decenni, poi, da astemio mi hanno reso anche allergico ad essa. Anche nei miei rapporti con il Corpo Forestale ho sperimentato in diretta i deleteri effetti di questa scienza, tanto necessaria quanto nefasta. All’epoca della prima serie di libri dedic ati agli “alberi da salvare”, mi imbattevo ad ogni passo in esempi di grandi querce salvate perché il Corpo Forestale aveva detto “NO!” (la Quercia di Fontanelle, a Cerreto d’Esi, la Quercia del Tre a Mercatello sul Metauro…). La legge regionale era tassativa: nessun albero appartenente a determinate specie avrebbe potuto essere tagliato senza il parere “vincolante” del Corpo Forestale. Era stato grazie a questa legge che si era salvata la quercia di Villa Lattanzi, a Fermo, di proprietà della Curia.
Sul finire degli anni Ottanta, con la pubblicazione proprio dei libri del Corpo Forestale, l’Editore Vallecchi decise di interrompere la collana già arrivata al quarto volume (Toscana, Marche, Emilia Romagna, Abruzzo), ed io dedicai tutto il decennio Novanta a scrivere libri di argomento storico, limitando i miei rapporti con gli alberi monumentali ad un articolo al mese per la rivista Gardenia. Per conseguenza, si interruppero anche i miei rapporti col mondo dei forestali.
Con il Duemila, e con la proposta della EDIFIR di scrivere il libro sugli alberi monumentali della Provincia di Firenze, si riaccese il mio interesse per gli alberi e, con esso, ripresero i miei rapporti con il Corpo Forestale. Un giorno del 2003 (ero già in pensione e me ne stavo nella mia casa di Altidona), si fermò presso di me il soprintendente Mauro Ciccarelli, comandante della Stazione Forestale di Fermo, cui mi legava anche una personale amicizia per la grande collaborazione della prima serie di libri, quand’egli era comandante della stazione di Montemonaco.
“Stanno tagliando la quercia di Villa Lattanzi” – mi comunicò, con volto mesto.
“Ma come? – replicai esterrefatto – ma non c’era il vostro veto?”
“Eh, caro colonnello – rispose il mio amico – le leggi sono cambiate, da quei tempi. Oggi non c’è più bisogno del nostro parere, per tagliare una quercia; basta la firma di un sindaco, e noi non possiamo far nulla per impedirlo”.
Proprio pochi giorni prima mi ero recato a Villa Lattanzi e, prima ancora di giungere alla quercia ne ero stato cacciato a male parole da un buzzurro cafone. Così prestai la mia macchina fotografica all’amico forestale pregandolo di recarsi sul posto a scattare qualche foto dell’evento. Il taglio di quasi tutta la chioma era stato effettuato nei giorni precedenti e la legna era visibile accatastata in basso a sinistra. La quercia avrebbe fatto in tempo a rifiorire alla primavera successiva, quando il quercicidio venne portato a termine, senza che nessuno, tanto meno il Corpo Forestale, potesse obiettare alcunché. Oggi, ovviamente, della quercia non c’è più traccia, se non le foto del mio “Marche, cinquanta alberi da salvare” (da salvare, ma uccisi, come in questo caso, dalla politica).
Antonio Di Lizia – Mi viene da piangere, il problema non è che in Italia le centrali operative 118 siano ancora prive del sistema de geolocalizzazione delle chiamate d’emergenza, pur previsto dal decreto del ministero dello sviluppo economico del 2009! La geolocalizzazione… certo importante punto di partenza ma indubbiamente non l’unico motivo che dovrebbe preoccupare il legislatore perché è lui che dovrebbe porre fine al problema più grande e grave che attanaglia la creazione di un numero unico d’emergenza efficace e cioè la continua, inesorabile e deleteria disarticolazione funzionale tra le decine di forze che possono agire nelle emergenze. Si chiama numero unico ma di fatto è un’accozzaglia informe per lo più mal gestita perché non articolata in un’unica centrale ma dispersa nelle decine di centrali dei vari enti che partecipano alle emergenze. Quasi ovunque se per esempio chiami il 112 – che è stato scelto come NUE – ti rispondono al 99% i carabinieri ma se hai un problema medico ti passano il 118 però se ti sei perso in montagna forse girano la chiamata ai vvf o forse no, forse ancora al 118 oppure al 117 perché ci sono i soccorritori della Guardia di Finanza… ma può essere che il carabiniere che ti risponde ha l’amico del soccorso alpino per cui magari chiama il CNSAS… insomma a te che sei in difficoltà può accadere che ti si scarica il telefono al secondo passaggio di numero…
La verità dunque non è solo l’assenza della localizzazione ma l’assenza di una vera centrale unica con regole precise e libere da quel patetico quanto deleterio campanilismo che spesso è la principale causa di disservizi o ritardi.
La soluzione è creare una rete di centrali operative connesse tra loro con personale laico, senza una divisa d’appartenenza dunque, e preparato non già e solo ad attivare il servizio richiesto (di soccorso o/e di polizia) ma a saper gestire le richieste senza abbandonare il malcapitato ma, anzi, pronto a sostenerlo nell’angoscia del momento e nel mentre magari lo geolocalizza…
Mauro CheliLa cosa moralmente più grave, tra le tante conseguenti alla distruzione e poi alla definitiva soppressione del CFS, è stato l’aver abbandonato il progetto del cane lupo italiano e del Gruppo cinofilo CFS. Avevano salvato i colleghi, tante vite umane, in silenzio e senza fare clamore. Chi ci ha rimesso alle fine, sono tutti quei cittadini, che potrebbero averne avuto bisogno. Non riesco a capire, cosa avevano al posto della coscienza, certa gente…. Tra i primi cani lupo italiano che sono stati addestrati e a disposizione del Glorioso CFS per la ricerca di persone disperse, in armonia con il disegno che Zamberletti aveva concepito per noi, sono stati Camilla di Massimiliano Bottelli, Luna di Nicola Pierotti ( erano sorelle ) e anche Lucky dell’ispettore Bigiarini di Pieve Santo Stefano. Lucky oltre che bravo era anche un bellissimo esemplare. Poi qualche entità perversa, volle rovinare tutto negli ultimi anni di vita del CFS e il progetto cane lupo italiano, fu abbandonato. Una porcata del genere è la più grave, moralmente, in tutta la storia del CFS. Tante persone nel bisogno, che potevano e potrebbero essere salvate, non potranno più usufruire di anni di duro lavoro e di esperienza. Questo è. Il collega Bottelli Massimiliano, nome in codice Libano,con Ombra ha ritrovato e salvato 23 persone dopo il violento sisma che ci fu in Abruzzo….in Provincia di L’Aquila…… una persona generosa….l’ho veduto difendere una collega e correre in aiuto d’un collega nel 1997…. Uno di quei personaggi che pur di correre in aiuto d’un collega, non esita a rischiare anche di persona. Oggi l’ho veduto per qualche minuto dopo tanti anni e mi sono commosso sinceramente. Grande Libano…. onorato e orgoglioso della sua amicizia. Ma soprattutto sono a conoscenza di tutte le cose che ha fatto per salvare le persone in difficoltà. In armonia con il disegno che Zamberletti aveva concepito per noi. Una persona del genere doveva essere valorizzato al massimo dalla istituzioni…..anche dopo l’età della pensione. Si trattava di salvare quante più vite umane era possibile salvare. Una democrazia compiuta avrebbe fatto tesoro di gente come lui.
Giampaolo Concas – Il mio comandante che aveva il ruolo di DOS nel Corpo Forestale sardo appena ha saputo dalla vedetta dove si trovava l’incendio, conoscendo il posto ha chiesto l’intervento innediato di un elicottero mentre ancora stava uscendo dall’ufficio. I miei colleghi a bordo del primo veicolo una volta arrivati sul posto hanno richiesto subito altri mezzi aerei (che fortunatamente erano liberi). Di conseguenza l’intervento è stato molto tempestivo. All’interno di quella pineta c’era un campo scout di ragazzini di 15 anni e anche un pranzo organizzato con molte altre persone, insomma circa 200 persone all’interno di una arida pineta e senza la suddetta velocità di intervento oggi staremmo a raccontare una storia molto diversa, probabimente tragica. Quanto conta conoscere il territorio palmo a palmo? La mattina dopo in controllo e bonifica. Due forestali e una decina di operai. Non basta spegnere bisogna sorvegliare altrimenti torniamo a spegnere oggi stesso!!! Roba da forestali!
Massimo Mersecchi – Hanno conquistato il paradiso, lo stanno riducendo a “cosa loro”. Silvano s’è scurito che sembra un condor. I Forestali che hanno accompagnato l’olio per san Giovanni Gualberto donato dalla Provincia autonoma dell’ Alto Adige- Autonome Provinz Bolzen-Sudtirol- non compaiono come Forestali, sembra che siano lì per puro caso! Eppure sono FORESTALI ! Ricostituite presto il glorioso Corpo Forestale dello Stato.