TRENTA LEGA FORESTALE

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Trenta milioni era il costo annuale speso per i Corpo Forestale dello Stato.
Mentre nel 2014, si discuteva la riforma della pubblica amministrazione, che lasciava ampia scelta sulla riorganizzazione della Forestale, l’attuale ministro dell’agricoltura Centinaio e l’attuale sottosegretario agli interni Candiani, senatori della Lega allora all’opposizione, firmarono la petizione popolare che proponeva un rafforzamento del CFS tramite la confluenza delle Forestali regionali e delle polizie provinciali. Proprio l’eccesso di delega rendeva la legge Madia incostituzionale e risulta sospetto (ed imperdonabile) che i presidenti di Regione Toti, Zaia e Maroni non l’abbiano impugnata di fronte alla Consulta nel 2015.
Poi nei lunghi mesi intercorsi prima del decreto Renzi che accorpava la forestale all’Arma dei carabinieri, il M5S, unico, ha contrastato l’azione governativa, ma con lentezza (ed ingenuità) quasi che i tempi fossero dettati dallo stato di dolce attesa dell’on.Paola Terzoni. Nel frattempo la PS dava il suo nulla osta all’accorpamento del CFS nei CC, con la promessa di averne in cambio il risparmio ventilato da una Ragioneria di Stato, che non aveva calcolato (per opportunità politica o incapacità professionale?) che l’operazione di rimodulazione delle amministrazioni pubbliche coinvolte, oltre a non essere compensata dall’implemento di servizio nell’agro-silvo-pastorale gestito dal MINPAAF, comportava costi aggiuntivi per la collettività a fronte del guadagno di funzioni, strutture e mezzi per l’Arma, ovvero per il Ministero della difesa. Alla Corte dei conti è sfuggito il controllo di quell’esigua spesa di trenta milioni che triplicava.
Però, almeno le Regioni leghiste desiderose di autonomia avrebbero dovuto notare e denunciare alla Corte Costituzionale il conflitto di competenze che i decreti attuativi del governo Renzi scatenavano; eppure non hanno reagito, a prova della fondatezza del sospetto e a ragione della imperdonabilità personale oltreché politica. Del resto nessun ente locale, fatta eccezione per i Comuni, ha saputo valutare i servizi tecnici e le vantaggiose convenzioni che s’andavano a perdere.
Nel frattempo il capo del Corpo, moderno Pirro , decretava la supremazia della gestione sindacalizzata a mo’ di polizia ambientale sullo spirito tutelare della biodiversità all’interno della moritura Forestale.
Le elezioni del marzo 2018 non hanno visto ricandidati tra i 5 Stelle Alessandro Di Battista, Massimiliano Bernini, Enza Blundo che si erano occupati del CFS, mentre la rieletta sen.Paola Nugnes è stata sospesa dal gruppo parlamentare ed invece la on.Paola Terzoni s’è limitata a far propaganda di voto nelle Marche per il bolzanino Maurizio Cattoi, primo dirigente e sindacalista forestale, poi passato col grado di colonnello nei carabinieri, subito congedato con pensione da generale. Quanto al forestale sardo, divenuto deputato pentastellato, non risulta si sia mai posto interrogazioni sul cambio divisa dei colleghi di Stato.
Già in campagna elettorale Luigi Di Maio aveva nominato come ministro dell’ambiente in pectore Sergio Costa, da tempo carismatico comandante della Campania, prima come dirigente superiore del CFS poi in servizio come generale dei carabinieri forestali; Costa non è un M5S, non ha mai preso parte ad alcuna campagna elettorale e quindi non ha alle spalle il sostegno di un movimento politico, ma è un tecnico di capacità professionali indiscutibili per chiara fama e a fine mandato tornerà a fare il carabiniere, tanto che con spontanea sobrietà, percependo stipendio come militare, ha subito rinunciato al compenso economico dovutogli per guidare un dicastero.
Intanto tutti i neoministri che hanno sostituito Martina, Madia e Boschi, ovvero Centinaio, Bongiorno e Fraccaro dichiarano all’unisono pubblicamente la necessità di riavere il CFS così com’era. Rimane tacita la ministra Trenta per ovvia opposizione in quanto i Forestali ora sono personale militare.
In Parlamento il gruppo misto e i partiti d’opposizione, escluso (per decenza) il PD, depositano ddl per ricostituire il CFS tout court, nel mentre l’on.Cattoi dichiara in conferenza stampa alla Camera di non averne presentato alcuno poiché la questione non compare nel contratto di governo firmato dal suo partito di maggioranza. Mesi dopo, forse rassicurato sull’indipendenza del potere legislativo rispetto all’esecutivo, piazza (con una rimonta in volata da premio di ultimo assoluto) la proposta di un dipartimento ambientale nella PS alle dipendenze gerarchiche del ministero degli interni. Si nota in tutti e sei i testi legislativi emergere la sfera personale dei firmatari. Ai due estremi c’è la proposta dell’on. Luca De Carlo formulata col pragmatismo sintetico proprio di chi deve affrontare i problemi reali di un sindaco che amministra un piccolo comune per di più montano, mentre le circolocuzioni strumentali dell’agronomo Cattoi incanalano l’ insofferenza per le prospettive ambientaliste e protezioniste che sia la stampa che gli assessorati gli addebitavano quando era comandante provinciale a Pesaro.
Comunque bene ha fatto chi non s’è preso la briga di leggere le carte giacché l’on. Cattoi con la sicumera del partito di maggioranza ha saltato politicamente “la fila” di tutti gli altri parlamentari: questi ultimi volevano addurre nella discussione democratica la denuncia di servizi ai cittadini, beni comuni, vite di foreste e selvatici andati in fumo, ma sono stati relegati ad accodarsi al caje de doleance di sindacalisti e psicologi in merito al “malessere del personale forestale”.
Bene ha fatto chi non ha seguito iter procedurali in aula, in commissioni parlamentari, in consiglio dei ministri in questo anno. Non ha perso tempo ! Se almeno ci fosse stato sentore prima di ferragosto che tutto era vano come chiacchiere sotto l’ombrellone, non ci saremmo persi in chiacchiere !
E’ stato tempo perso la stesura ampia e meticolosa del ddl #proteggianimali che li rendeva soggetti di diritto, e come tale era appoggiato dal guardasigilli Bonafede, oltreché da Costa in quanto ministro dell’ambiente.
Anche rimandare la decretazione per individuare santuari per accogliere i 1200 animali esotici dismessi dai circhi sembrava accortezza del titolare del dicastero della cultura Bonisoli, coadiuvato da Costa in quanto ministro dell’ambiente, ed invece è stato tempo perso.
Tempo perso per ogni azione legislativa in discussione o in attesa del decreto attuativo… ci giochiamo l’opportunità per ogni dicastero di avere, oltre le dichiarazioni di principio e d’intenti, l’apporto concreto e fattivo di un ministero dell’ambiente centrale in ogni problematica gestionale oltreché ideologica.
Tempo perso per ogni cittadino eletto o elettore: la fine legislatura è cancellazione di tutto… e chi vuole cancellare non perde tempo, specie nei giorni prossimi al ferragosto: Legge Madia 7 agosto 2015/n124, decreto legislativo 19 agosto 2016/n177, crisi del 65° governo l’8 agosto 2019…
“Forestale” non indica solo una struttura organizzativa ma un modo d’essere che s’è finalmente espresso in una guida ministeriale operosa e silente, del tutto inedita nell’Italia repubblicana.
Purtroppo in questa estate 2019, mentre Costa tutelava la libertà degli orsi come patrimonio indisponibile dello Stato e Centinaio gli interessi dei balneari come concessionari di terreno demaniale, per i napoletani è uscito ancora un numero: TRENTA=TRADIMENTO

prof.ssa Antonella Giordanelli

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