UN AMEN NEL CIELO

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Quello che sta accadendo nel mondo è, forse, indescrivibile. Ho cercato qualche foto che rappresentasse al meglio la situazione: penso alla foto degli animali che fuggono dalle foreste in fiamme della Siberia, o alle città sommerse dall’acqua per colpa dello scioglimento dei ghiacciai. Ma la verità è che nessuna immagine rappresenta veramente quello che sta accadendo. Forse la sola foto che può descrivere tutto questo dovrebbe venire dal futuro. Un futuro dove il riscaldamento globale arriverà oltre i 2° Celsius uccidendo migliaia di persone ogni anno. Un futuro senza ghiacciai, dove oltre ad uccidere tutti gli animali lì presenti ci ritroveremo con meno terra su cui vivere. Un futuro dove nei mari sarà presente più plastica che pesci. Un futuro dove i soldi degli Stati saranno spesi quasi esclusivamente per riparare i danni dei cambiamenti climatici. Un futuro dove la desertificazione farà fuggire milioni e milioni di persone creando dei flussi migratori ambientali per la fame, e guerre per la conquista dell’illusione di un futuro migliore. Ci saranno più malattie, più problemi di ordine pubblico, perdita di biodiversità.
Ecco, se mai ci fosse una foto che potesse rappresentare i cambiamenti climatici, sarebbe questa.

L’ultimo rapporto dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) ci mostra questo: un futuro dove avremo più fame, e più migrazione. Saranno dei flussi migratori senza precedenti. Non so se sia sufficiente invertire il senso di marcia, non so se possiamo oggi tornare indietro, ma se mai ci fosse una sola speranza di salvare il pianeta allora tutti i Paesi del mondo, in tutti i continenti, dovrebbero affrontare tutto questo oggi, anzi… ieri. L’Italia è ambiziosa e sta a mano a mano diventando leader nello scenario internazionale grazie anche al Piano Energia e Clima considerato uno dei piani migliori d’Europa, ma è chiaro che da sola può avere un’influenza minima sul resto del Mondo. E’ importante che Paesi come gli Stati Uniti, la Cina, l’India, il Brasile… cambino passo, ma non solo: dovranno affrontare questo tema come se fosse l’unico esistente, l’unico vero problema.
Da questa battaglia, e solo da questa, derivano tutte le altre. Basta fossili, basta impianti inquinanti, basta emissioni di CO2, basta usa e getta… per questa riconversione ci vorranno 10 anni? 20? 30? L’importante è che velocemente si trovi una strategia globale e vincolante, altrimenti è finita.

Noi non stiamo andando verso i cambiamenti climatici, noi ci siamo già dentro con tutte le scarpe.

Sergio Costa, Forestale e ministro dell’ambiente

ORSO, CHI SEI ? 

Di certo non voglio avere la presunzione di saperlo, però mi farebbe piacere condividere e rivivere con tutti voi alcuni attimi di questa breve storia risalente a circa un anno fa:

Seduti e zuppi d’acqua, con i nostri binocoli osserviamo la splendida valle.
I lampi in lontananza rendono la scena meravigliosa, ma allo stesso tempo ricca di tensione ed inquietudine. Durante un gran vortice di pensieri ed emozioni, vedo una macchia scura uscire dalle faggete sottostanti. I battiti del cuore si uniscono al suono incessante e delicato della pioggia. L’orso continua ad avanzare, bagnato e in salita… l’immagine perfetta per descrivere la vita alla quale l’abbiamo relegato.
Dopo un po’ di minuti è salito quasi fino alla nostra postazione (sicuramente al suo posto avremmo impiegato molto più tempo e fatica). Ora dista circa 40 metri da noi, si gira verso la nostra direzione, ci guarda, fiuta l’aria e se ne va. Nel suo proseguire è come se lasciasse un messaggio al vento: “Noi tutti viviamo in questo mondo e siamo meravigliosamente piccoli e inermi. Non c’è motivo di avere la presunzione di dominare e avere il controllo su tutto, è impossibile, oltre che sbagliato. E qualsiasi pietra lanciamo in aria ricadrà sempre sopra le nostre teste”.
Detto ciò, non posso che ringraziare il possente plantigrado e vorrei farlo utilizzando queste parole, che mai e poi mai potranno avvicinarsi alla mia reale gratitudine: “Grazie orso per avermi tollerato e fatto abbassare lo sguardo, ricordandomi chi sono e soprattutto chi sei tu. Tu che con la tua presenza nobiliti le montagne, orchestri la pioggia e il vento, rendi più misterioso il bosco e fai battere più veloce i nostri cuori, trasmettendoci una sana e preziosa paura. Grazie e scusaci orso.

Ebbene, fu dopo quegli attimi indimenticabili che compresi meglio chi fosse l’orso e che cosa vuol dire essere adattabili.
Spesso ci penso a cosa sia realmente l’adattabilità. Noi uomini crediamo di essere adattabili… e sicuramente lo siamo. Ma la nostra adattabilità ha previsto quasi sempre l’eliminazione o l’esclusione di qualcun altro, solo perché quest’ultimo, come nel caso dell’orso, ci ha reso emotivamente più fragili, facendo emergere il nostro lato più vero e autentico (e in quanto uomini, sembra che non riusciamo a sopportare la nostra fragilità). Ma soprattutto, questo qualcuno ha toccato risorse o spazi che crediamo essere esclusivamente nostri e di nessun altro.
A questo punto mi chiedo, un’adattabilità che non prevede coesistenza e che inevitabilmente conduce alla rovina, può essere considerata tale?
L’orso sicuramente ha la risposta… noi no.

Matteo Luciani, Ecobiologo e fotografo

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