Popoli, lupi, mastini …e ibridi

Popoli, mastini, lupi.png

Piano Lupo? No Piano Mastino!
Tre problemi per una soluzione ovvero una triangolazione che potrebbe essere funzionale ad affrontare le emergenti problematiche riguardo ai progetti di tutela del LUPO in sinergia con gli esperti della Forestale e il Servizio cinofili dei CC.

1)Il lupo italico è stato riconosciuto come sottospecie unica al mondo e pertanto ne va rafforzata la tutela, di contro vi è uno strumentale allarme lupo tra gli allevatori su presunti danni che questa specie, sull’orlo dell’estinzione negli anni ’80, potrebbe portare alle greggi lasciate incustodite al pascolo.
2)Storicamente la situazione di pericolo fu brillantemente superata nella zona che ha goduto senza soluzione di continuità la presenza del lupo e dei cani da guardiania, attraverso appunto quella che con felice espressione fu definita da Franco Tassi, direttore del Parco d’Abruzzo, “arma bianca”.
La zona appenninica dove sono naturalmente endemici lupi e cani antilupo coincide con le zone colpite da eventi sismici negli ultimi anni che necessitano quindi da parte delle Regioni Abruzzo, Marche, Umbria di un rilancio economico-sociale.
3) L’enorme Riserva naturale in Comune di Popoli (Pescara) versa in una situazione ben nota al dott. De Laurentis (vicecomandante del CUTFAA) che se ne occupò personalmente all’epoca della trasformazione dell’Agenzia forestale.

3’) Fino agli anni ’80 era un centro di allevamento di animali domestici della Forestale. Poi, per varie vicissitudini amministrative, dovute a intrecci di competenze tra diversi ministeri ed enti locali, è rimasta in un limbo perché poco chiaro chi fosse il gestore, il proprietario, e chi o cosa si potesse farne; se non alcune porzioni che sono state usate come centro faunistico e per il recupero della fauna selvatica in linea con i compiti di tutela ambientale del CFS (il centro divenne famoso grazie a una forestale che fece la sua carriera curando i lupi, uno dei quali venne salvato ed allevato col biberon come un figlio).
Da allora, il tutto è rimasto inutilizzato e semi abbandonato, per vari decenni, e quello che rimane è un “centro visita lupo” con animali selvatici tenuti in gabbie, gabbioni e grossi recinti dove si fa(ceva) anche educazione ambientale, gestito dalla cooperativa privata “Il Bosso” legata al WWF locale.
A seguito delle recenti vicissitudini del CFS, il comune di Popoli (dove sorge la struttura) e la locale Riserva regionale delle Sorgenti del Pescara, gestita dal Comune stesso, hanno attenzionato tali strutture, per gestirle loro, puntando anche alla Riserva statale di Monte Rotondo3 di cui s’è sempre occupato il CFS fintanto la sua esistenza. Mancano informazioni precise riguardo la attuale situazione gestionale ed amministrativa, e le competenze delle strutture ad oggi ancora insistenti nell’area, ma il Comune ha già dato l’utilizzo di alcuni locali del complesso, in passato.
La Forestale oggi potrebbe finalmente rimettere in chiaro le attribuzioni e prendere possesso e gestione di territorio e strutture così da riproporre e rilanciare il centro ormai chiuso o ridotto ad essere quasi inutilizzato, finalizzandolo sia per la conservazione della natura sia per la ricerca e l’educazione ambientale
– riorganizzando un’area faunistica legata al Parco nazionale Majella, alla Riserva Statale Monte Rotondo e alle varie aree protette locali che insistono nei dintorni.
– promuovendo le attività turistiche e di educazione ambientale legate alle strutture per Area faunistica e per il recupero della fauna selvatica,
– fungendo da polo di ricerca e didattica per tecnici ambientali e faunistici anche in collaborazione con altri enti di formazione, corsi di laurea, scuole, etc…
– sfruttando la vastità delle superfici scoperte e coperte a disposizioni per una rimessa dei mezzi antincendio boschivo di terra, vista la posizione strategica verso l’Abruzzo interno.
-riprendendo una gestione più conservativa della riserva, la cui pineta è stata sottoposta, almeno negli ultimi anni, a tagli boschivi molto intensi; quando invece potrebbe essere una riserva integrale o con maggiori superfici preservate dal disboscamento ove si possa fare didattica ed educazione ambientale e mostrare come il lavoro del Corpo Forestale nei secoli scorsi è servito per il recupero dell’ambiente e la riforestazione delle zone più degradate d’Italia.
– Il dott. Kevin Cianfaglione dell’Università di Camerino, ha proposto anche un centro sperimentale ecologico e culturale riguardo la gestione e l’importanza dei rimboschimenti a livello ambientale, storico, culturale, paesaggistico e per la qualità della vita. Un laboratorio dove studiare iniziative gestionali e per il coinvolgimento delle genti locali, per cercare soluzioni risolutive od attenuative del conflitto tra popolazione ed istituzioni nel quadro della conservazione della natura.

1’) Inoltre in considerazione della posizione geografica, della vocazione culturale e della vastità della zona si potrebbe creare un centro unico nel suo genere dove gli ibridi di lupo potessero essere studiati in una situazione di semilibertà o ancor meglio essere restituiti alla vita selvatica nel loro branco, magari dopo essere stati sterilizzati. Purtroppo sul lupo ricade la colpa dell’ibrido, benché comunque nel giro di due generazioni torni lupo. Il problema è etologico: nell’ibrido risiede un concetto di preda ancora allo stato ludico, confonde gioco e istinto predatorio e uccide più del necessario, come tutti i cani appartenenti a ceppi impropriamente definiti “primitivi”; il lupo, per un principio ergonomico, per un istinto predatorio maturo e definito, uccide per quanto gli serve e basta, aggredendo la preda più debole. Purtroppo però gli ibridi pagano un vuoto normativo (e scientifico) che li condanna alla mancanza di uno specifico status giuridico e quindi a non usufruire né della protezione del lupo, né dei diritti dei cani. Quindi, quando catturati, non vengono rimessi in libertà e sono invece imprigionati in condizioni peggiori dei canili, mentre sono etologicamente lupi a tutti gli effetti: sarebbe necessario un esame comportamentale che possa prescindere dal DNA, perché un modello comportamentale non necessariamente segue sempre la genetica. Di norma si. Ma non sempre.
Il fatto è che i lupi di 30 anni fa erano invisibili (pochi, ma invisibili), e bisogna che non perdano la loro miglior difesa verso l’uomo: la paura.

2’) Ugualmente l’uomo non deve perdere i suoi tradizionali canoni di convivenza con i predatori naturali dei suoi animali domestici..
Grazie alle specifiche competenze degli istruttori del servizio cinofili presenti all’interno dei Carabinieri si potrebbe valorizzare l’unico vero cane da guardiania, il mastino abruzzese, che ancora si riproduce al brado sulle montagne appenniniche e costituisce vera eccellenza italiana che potrebbe riscattare l’economia rurale delle zone terremotate. Gli abitanti dei comuni montani hanno nei loro cani più che nelle loro greggi, la ricchezza e la cultura atta a superare e correggere la confusione ingenerata dall’ENCI accumunando due razze differenti: l’una del pastore abruzzese selezionata sul campo, col gregge, l’altra del pastore maremmano selezionata in base a criteri puramente morfologici estetici ormai da molte generazioni.
Per salvare i lupi occorre smascherare la deleteria regalia elargita dallo Stato, a spese dei cittadini, ad allevatori alpigiani e toscani di INUTILI pastori maremmani selezionati e venduti da cinofili privati che del cane da guardiania hanno solo il colore bianco, quando bisognerebbe che gli imprenditori che vogliono guadagnare allevando bestiame tornassero a LAVORARE stando in montagna con le greggi e i MASTINI ABRUZZESI, la cui mole di 60 kg scoraggia l’attacco di qualsiasi lupo il cui peso va dai 25 kg delle femmine al massimo dei 35 kg del maschio dominante.
Questo a tutela del patrimonio dello Stato e della giustizia sociale nell’erogazione dei fondi pubblici.
Antonella Giordanelli

 

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