FALCUS MORTUUS EST At vobis male sit, malae tenebrae Orci, quae omnia bella devoratis

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5 settembre 2013 – Danza sempre volando tra un continente e l’altro con pochi sprazzi di tempo in patria, così ho insistito tanto perché per una volta non prendesse il treno per arrivare in aeroporto in modo da goderci due ore di chiacchiere in auto. A metà strada mi chiama il 1515: un falco recuperato a pochi Km da casa mia è gravissimo, ma la pattuglia del CFS è bloccata perché nei suoi compiti di polizia deve dare la precedenza a un banalissimo incidente stradale. Se una creatura di Madre Natura ha bisogno di me, divento una madre snaturata: lascio l’autostrada alla prima uscita, passo davanti alla prima stazione ferroviaria utile lanciando borse e valige dal finestrino a mia figlia che s’è già catapultata fuori dall’auto sperando di agguantare a volo un qualche treno mentre io già corro indietro, telefonando al veterinario: non ci sarà tempo di arrivare fino al Centro recupero fauna selvatica del CFS sul monte e utilizzeremo un ambulatorio più vicino. Mentre un Forestale mi consegna a scatola chiusa il giovane gheppio, l’altro prende i miei dati per inserirli nella relazione di servizio. Nella radiografia le ossa di un’ala appaiono informe ammasso di una macchia bianca. Il falco sotto la maschera del gas è rimasto impassibile mentre lo si amputava alla spalla, ma ha avuto brividi di dolore mentre, con infinita delicatezza gli si radevano poche piume… penso all’immane sofferenza di quelle oche sanguinanti completamente spennate con periodica rapida brutalità per l’industria dei piumini… Durante l’intervento chirurgico un giovane veterinario si documenta davanti a un pc: non è un gheppio ma uno sparviero. Io sono incantata a mirare la bellezza di quell’ala rimasta spiegata sul tavolo operatorio… Sono passati cinque giorni dalla preapertura della caccia e certamente i genitori hanno nutrito quel loro figlio destinato a rimanere a terra per sempre, ecco perché le condizioni generali sono buone nonostante la cancrena che lo avrebbe ucciso se la Forestale non avesse escogitato il modo per farlo operare d’urgenza. La Forestale e quei veterinari che uniscono la competenza di professionisti convenzionati alla generosità di volontari appassionati in sinergia con cittadini sensibili ed attivi a cominciare da quello che ha soccorso il gheppio in uno scatolone… sì il gheppio perché ai Forestali è bastato sbirciare attraverso un foro del cartone per notare l’occhio giallo che distingue un giovane o una femmina di gheppio dallo sparviero. Sì una giovane di gheppio perché negli anni ha mantenuto la livrea bruna e la fiera bellezza, che la mancanza d’ala non deturpa ma rende asimmetrica, e se le penne non potranno mai frusciare negli infiniti spazi, l’occhio creato per scorgere quanto a noi è invisibile avrà sempre l’espressione nobile di uno sguardo che ci scruta dall’alto.
10 settembre 2017, è il tardo pomeriggio di sabato, una delle giornate di preapertura della caccia, ma non ci sono più veterinari convenzionati con il Corpo Forestale, anzi non c’è più il Corpo e così telefonando al 1515 risponde la sala operativa centralizzata a Roma. Però sono fortunata abito in una regione con una facoltà di veterinaria e ne conosco regole: nella clinica universitaria h24 hanno il divieto di curare selvatici definiti dannosi, ma hanno molte specializzazioni e certamente si adopereranno per un rapace. Chiamo il pronto soccorso dove un messaggio registrato fornisce il numero di due cellulari per le emergenze: uno per piccoli animali, l’altro per grandi. Catalogazione alquanto vaga: un cane san Bernando sta con un cervone, uno scoiattolo e un gatto oppure con un cervo, un asino e un cavallo? Chiedo all’ operatrice, gentilissima, di saltare tutta l’enunciazione della trafila amministrativa di cui mi occuperò mentre avrò imboccato la strada che porta al veterinario che potrà soccorrere il falco che ho tra le mani: sì hanno nella disponibilità di reperire un veterinario specializzato, che lo visiterà lunedì (!)…..pietosamente mi sussurra il suo numero di cellulare. Lo consulto immediatamente … ma lui sta trascorrendo il finesettimana lontano, a Roma….. è a Roma come la Sala operativa di quella parvenza di Forestale di cui fa parte quel Forestale vero a cui hanno tolto la vita di Forestale dandogli il nome di carabiniere forestale: altro non ha potuto consigliarmi che di rivolgermi alla LIPU con lacrime di rabbia e mortificazione nella voce che hanno riempito i miei occhi spalancati impotenti nell’ incubo: il falco dispiegate le ali è volato oltre le effemeridi … E fu subito sera.
Antonella Giordanelli

Avrei voluto festeggiare con tutti gli amici ponzesi la bella notizia, il miracolo che aspettavamo, ma la vita è beffarda e nonostante il lavoro di squadra attivato il giovane Fenicottero è deceduto lungo il viaggio verso il centro Lipu di Roma. Non c’era tanto da fare, le sue condizioni erano critiche. Stamattina le amiche e attiviste volontarie Stefania Morandi e Gaia De Luca, in contatto con i cittadini che da molti giorni monitoravano l’uccello che svolazzava tra le spiagge ponzesi, mi hanno avvisato che l’animale in serata si era aggravato ed era stato riposto in una scatola. Si dice anche ferito, ma sicuramente molto indebolito, denutrito. Un giro di telefonate con l’assessore Mimma Califano, il nostro Centro recupero fauna selvatica guidato dall’onnipresente Francesca Manzia e i suoi meravigliosi volontari, la veterinaria ponzese e diversi attivisti. Si presta il primo soccorso all’uccello con una flebo (su indicazioni del personale Lipu del Crfs di Roma) e si contatta il comandante della nave Siremar per un immediato imbarco. Poco dopo le 11.15 salpa diretto a Formia. Io mi metto in auto e parto da Roma per andare a riceverlo al porto. Recupero l’animale verso le 14. ma si vede che è stremato, non sta bene.
Corro verso l’autostrada in contatto con il nostro ospedale, ma l’animale dopo poco si spegne. Niente si poteva fare, sono uccelli delicatissimi, anche difficili da seguire. In quelle condizioni il miracolo non era possibile. La speranza dei giorni scorsi era quella di immaginare un suo recupero e il prosieguo del suo viaggio migratorio. Ma è andata diversamente e quando un animale selvatico è libero nel suo habitat l’uomo non può intervenire.
Gli amici di Ponza, sopratutto i cittadini sono stati però un bellissimo esempio di come “si sta insieme” e si difende la natura. Lo so che l’amarezza è altissima, figuratemi per me che dopo 5 ore di auto devo avere anche la forza di scrivervi quanto accaduto… Immaginatevi questi soccorsi fatti in tutta Italia da noi volontari, senza soldi, senza che lo Stato o le Regioni (tranne poche eccezioni di piccoli cofinanziamenti) si preoccupino di soccorrere gli animali selvatici feriti o di sostenere finanziariamente i nostri Centri (in Italia ci arrivano 20mila animali ogni anno e solo Roma ne assiste quasi 6mila!). Dietro la tristezza però resta la comunità, quella di Ponza che ha dimostrato tutta la sua attenzione per cercare di fare il possibile nel soccorrere il Fenicottero. Noi più di correre come i disperati, a destra e a manca, non possiamo fare. Quindi, un grazie a tutti, veramente di cuore. Lasciamo la rabbia alle nostre spalle e facciamo tesoro di questa giornata preziosa per comprendere fino in fondo l’importanza di essere tutti dalla stessa parte nella difesa della natura.
Fulvio Mamone Capria

E’ uso comune, nelle zone pedemontane del versate tirrenico dell’Aspromonte, sparare direttamente dai balconi e dai terrazzi di casa, a specie migratorie (soprattutto falchi) e non solo … in quelle zone le case venivano costruite anche tenendo conto di questo utilizzo …. oggi il bracconaggio in quelle zone è stato notevolmente ridotto rispetto al passato, grazie soprattutto all’azione di controllo del CORPO FORESTALE DELLO STATO, che ha pagato anche con delle vittime il contrasto a questi bracconieri … ma ancora qualche RETAGGIO DEL PASSATO resiste … e deve essere ab-battuto!
Vincenzo Talarico

 

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