Fine della PATchia ?

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Entrando in Ispettorato a Roma ho una piacevole sorpresa: è sparito il fondale con la carica carabinieri di Pastrengo con cui a gennaio avevano occultato il suggestivo bosco di conifere! Al suo posto un più pertinente mosaico di pannelli: italici animali protetti (lupo, orso) con in basso un’esotica tigre (mah) e Forestali in grigioverde con e senza aquila tra cui al centro giganteggia Furlan (mah)… seppur rispecchia appieno le mie predilezioni (la borghesiana tigre e il vicentino Furlan! ) trovo obbiettivamente confutabile la soggettività della scelta.

Vi leggo, comunque, un’inversione tattica rispetto all’affrettata rimozione dei vecchi pannelli posizionati a sinistra in cui comparivano operativi agenti Forestali. Tanto valeva lasciarli, senza dispendio di tempo, denaro e sgarbi, tanto più che su entrambe le pareti laterali ora è stata montata la medesima antica immagine aerea dell’Abbazia di Vallombrosa. 

Forse l’immagine è replicata per ricordare la ripetizione dell’ exproprio? Infatti, storicamente, dopo l’Unità d’Italia i Savoia, estendendo a tutta Italia la tutela dell’ambiente del Regio Corpo Forestale che avevano istituito nel 1822 per il piccolo Regno di Sardegna, sottrassero la foresta di Vallombrosa alla cura dei Monaci benedettini dell’ordine di san Giovanni Gualberto. Mondani corsi e ricorsi ! Ora un governo laico non eletto va decretando… cosicché otto secoli di mani benedette e due secoli di mani sapienti consegnano all’Arma un patrimonio fisico e metafisico.

Sotto i quadri in bianco e nero di Vallombrosa c’è la novità di una sorta di aiuole e mi colpiscono tristemente gli aghi tutti già secchi di quella che da lontano non distinguo se essere una cuppressacea o una pinacea, ma ho fretta di salire perché suppongo che il gen.Ricciardi mi dedicherà non più di 20 minuti/mezz’ora; per questo, tra le tante criticità che da cittadina ho rilevato, ho selezionato le poche e urgenti che possono essere corrette.

Percorro i corridoi dove come non mai l’Ispettorato fa mostra di rigogliose piante d’appartamento (alberi tropicali mortificati nel travaso) e di pannelli d’orgoglio forestale (spirito di Corpo irreggimentato nella coercizione): simboli identitari che ora si rende necessario ostentare. Così come m’è necessario distinguere nelle uniformi nere i cari volti noti tra gli sconosciuti, quando m’avvedo che nel CUTFAA si sono preparati a ricevermi e inaspettatamente vengo invitata con grande cordialità e considerazione a sedermi ad un tavolo rotondo per confrontarmi con vari veterani e neofiti, tutti alti comandanti della Forestale, i quali hanno programmato un impegno di un paio d’ore.

Credo che se a me è parso d’intuire un volenteroso animo buono nel gen. Ricciardi, lui abbia percepito la mia leale onestà; da qui la franchezza del rapporto instaurato col suo incipit <ma cos’hanno i carabinieri che non va?> e la mia risposta <il ministero della difesa>.

In coda alla lunga riunione (se l’avessi anche lontanamente prevista, non avrei dovuto improvvisare e sarei stata più efficace! Mi scuso con tutti), ormai siamo in piedi, tiro fuori un dossier che dal 2015 non sono ancora riuscita a inoltrare all’Arma, a causa di comandi e nuclei che sono gli uni a chiusura stagna agli altri, per territorialità e gerarchia. Chiedo solo un protocollo, ma il gen. Ricciardi s’interessa personalmente, si sofferma e apprende così d’orsi bruni, di ordinanze della PAT (Provincia Autonoma Trentina) e ode per la prima volta il nome di Daniza … ma probabilmente, al contrario dell’opinione pubblica, memorizzerà più agevolmente i nomi di KJ2 e DJ3 perché, fortunatamente è un ufficiale e non agisce spinto dall’emotività, ma da ragion di stato, contemperate ad opportunità d’immagine ed efficienza, applicando regolamenti militari (malgrado le autorità civili) e convenzioni internazionali nelle situazioni di extraterritorialità; è un generale che prima d’essere a capo della Forestale è stato vicecomandante dell’Arma, uso a dare ordini dall’alto annullanti qualsivoglia maresciallo di provincia, seppur autonoma, dotatasi a capo del tribunale di un procuratore, amato per la sicura garanzia più di protezione che di Diritto. Potrà un generale dei carabinieri ottenere rapporti ed accesso agli atti laddove si andava compiacentemente archiviando ogni indagine ed esposto e denuncia?

E’ un’anomala repubblica quella nata dalla resistenza: ha avuto come presidenti i terroristi di via Rasella e i sostenitori dei carri armati a Budapest, ma ha negato financo sepoltura a tutti i reali esiliati; arruola coattivamente le donne in tempo di pace, de facto rinnegando più la sua Costituzione che la guerra; è divisa in Regioni che hanno competenze sull’antincendio boschivo, ma omettono di prevederne il relativo piano, per poi, nel mentre vanno a fuoco, invocare l’intervento dell’esercito, senza che nessun ministro ritenga di dover revocar loro le competenze, per l’inettitudine dimostrata; la prima guerra mondiale ha riunito il triveneto e tuttavia i trentini, che non vi hanno preso parte né su un fronte né sull’altro, sono stati affibbiati alla zona dei tirolesi che, altresì, non vogliono nulla spartirvi: da qui l’istituzione della PAT, Provincia Autonoma di Trento, che prende fondi e finanziamenti dall’Italia e dall’Europa ma pretende di gestire il patrimonio dello Stato come se fosse suo, arrogantemente separatista più dei tedeschi irredentisti.
Una PAT, che usurpando la teutonica nomea d’efficienza, permette impunemente cementificazione, inquinamento e corruzione come non appartenesse alla Nazione Italiana e, nella sua piccolezza valligiana, s’avvale prepotentemente della più alta densità di mafiosità di tutta la penisola a causa di un sistema omertoso e colluso che coinvolge indigeni ed immigrati a cominciare da ogni statale che, pur non risiedendo in zona di confine come altoatesini, valdostani e friulani, gode d’uno stipendio maggiore dei suoi colleghi lombardi e veneti.

Un’autonoma istituzione locale che nomina il comandante della sua forestale al contempo dirigente provinciale per agricoltura, ambiente, caccia e fauna, nonché responsabile dell’Agenzia di protezione ambientale, determinando l’assoluta faziosità in ogni operazione con l’aggiunta personale di una sempre più articolata rete di parentele poste in ruoli che più che conflittuali sono strategici al proprio tornaconto famigliare, ulteriormente incrementato ad ogni matrimonio nel mentre i figli crescono ben posizionandosi e i solidali amici vanno a sedersi in parlamento.

Saprà l’Arma rivolgere in positivo la sua appartenenza al ministero della difesa, offrendo un’immagine cavallerescamente garante d’equanimità da Stato unitario e fondatore d’Europa almeno verso i trentini rispetto ai marsicani, seppur orsi?

Nell’uscire dall’Ispettorato dopo ben tre ore, lancio uno sguardo appenato alle povere piante che invece che nella macchia boschiva sono sotto il soffitto d’un passo carrabile (< Sì le hanno innaffiate anche oggi, ma non basta mettere un po’ di terra sui sanpietrini … noi glielo avevamo detto ai carabinieri…>). Di cosa sarà foriera questa diaspora del Corpo Forestale dello Stato e questa sua militarizzazione? Rifletto riguardando preoccupata l’orso, il lupo … e la tigre: CAVALCARE LA TIGRE !

prof. Antonella Giordanelli

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