AUTOCTONICITA’ POLITICA

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Tommaso Gigante La cosa che non capisco è perchè spesso e volentieri non si faccia mai menzione al fatto che, in natura, come ovunque del resto, vi possono essere cambiamenti ed evoluzioni. Per tanto, l’arrivo di nuove specie di flora e fauna credo non sia per niente in contraddizione con i ritmi della natura.
Un po’ di tempo fa, visto che ci siamo, feci l’esempio del venerato leccio: tipica essenza dell’area mediterranea.
Per quanto si voglia accettare che il leccio sia una pianta autoctona e tipica del nostro territorio (visto che lo è), non possiamo non renderci conto che un tempo remoto, questo benedetto leccio sarà pur arrivato da qualche parte no? Non credo che sia spuntano in tutto il bacino del mediterraneo nello stesso momento. Inoltre, osservando il suo vigore e la puntuale azione di colonizzazione che ha nei confronti degli ambienti mediterranei, se fossimo vissuti migliaia di anni fa, avremmo reputato la pianta invasiva e alloctona? Sembra che il bioma mediterraneo, come tanti altri biomi, debbano rimanere statici ed inamovibili. Credo sia naturale che dopo migliaia di anni qualcosa cambi.
Prendiamo ad esempio una specie di quercia tipica di Spagna e Francia: la quercia dei Pirenei. Sebbene la suddetta sia presente in Italia solo e soltanto in Val di Susa, all’estremo nord Italia, la pianta è reputata “indigena”, ossia autoctona dell’Italia per quella sola ed unica stazione. Nonostante tutto, piante più vicine alla nostra terra di Puglia, quali l’ippocastano, pianta che si trova tanto in Albania quanto in Grecia, è alloctona. 
Dovremmo creare una nuova branca: l’autoctonicità politica

Emanuele Cabriolu E TAGLIAMO IL LECCIO PERCHE NON DA SUGHERO E SE NON BASTA RIMBOSCHIAMO A SUGHERA ANZI PRIMA A PINO COSI SI SPENDE DI PIU’ E SI PREPARA …A BRUCIARE
 
David Diani  Manca il Cfs ed i piromani, agenti dei peggiori interessi Speculativi, si scatenano : meglio Riforestare con Sughere, Allori (che dopo gli incendi sono recuperabili con la ceduazione dei tronchi morti) etc. Ma, in ogni caso, ci rivuole il Cfs….  o Sarebbe anche il caso di prendere in considerazione la possibilità di Reintrodurre il Castoro nel centro-nord Italia
 
 
 Davide Celli  Partiamo dalle parole, eccole: “pugno duro”, “vanno eliminate”, “le trappole (e cioè i metodi meno cruenti) non servono”, “io ne ho uccise più o meno 9 mila”. Mi sembra innegabile che la violenza verbale della Regione Emilia Romagna e dei suoi sicari sia preceduta dalla violenza reale. Loro uccidono, se ne vantano e vorrebbero uccidere ancora di più (la legge va migliorata). Io credo che la “mia” regione stia dando un pessimo esempio in fatto di rispetto e amore nei confronti degli animali.
Mi preme poi sottolineare due cose.
La prima: il business. Per ogni nutria vengono sborsati 3 euro. Un cacciatore intervistato  dice che sono pochi? Deve non aver mai lavorato per un’agenzia interinale, è possibile, vista l’età immagino disponga di una buona pensione. Ma poi: facciamoci due conti, se la matematica non è un opinione 52 mila nutrie uccise in un anno fanno 156 mila euro. Mica noccioline. Ai quali si aggiunge il costo delle gabbie (ndr 600 euro a gabbia). Gabbie queste che, come ci viene precisato dal cacciatore stesso, non servono a niente. Scommetto che se un politico di opposizione si prende la briga di mettere insieme tutte le delibere, ente per ente, salta fuori un bel gruzzoletto destinato agli amici cacciatori e allora, finalmente, si capirà il perchè di tante cose (ndr il cacciatore dichiara che per il suo ATC hanno messo a disposizione 47 mila euro, gli ATC in Emilia Romagna sono 50, magari non danno lo stesso contributo a tutti, ma se così fosse la cifra superebbe i 2 milioni di euro).
Ma passiamo alla seconda cosa di cui vorrei parlare. Lo stesso cacciatore ci concede due dati e come tali li consideriamo attendibili. Lui – da solo – ha ucciso 9 mila nutrie nel 1992 e cioè 25 anni fa. (…non male, un vero Adolf Eichmann della nutria, c’è da andarne fieri) E’ verosimile che altri “amanti degli animali”, i suoi amici, (i vari Himmler, i Goring, gli Hess della nutria) ne abbiano uccise altrettante. Quindi chiedo al Presidente della Regione Emilia Romagna: “ma è davvero sicuro che il metodo di eradicazione della nutria che si fonda sullo sterminio funziona?”. Discutiamo di questo e cioè di tutti i soldi che avete erogato ai vostri amici cacciatori fino ad oggi, da più di vent’anni a questa parte, e dei risultati ottenuti, direi fin troppo modesti se il vostro odiato nemico è ancora lì a gironzolare sugli argini. Non avete mai pensato che sterilizzare le nutrie potrebbe essere un metodo più efficace? Non sia mai. In un mondo dove a votare non ci va più nessuno e il malessere verso i governanti è in crescita esponenziale, con qualcuno, da qualche parte della regione, bisognerà pur prendersela, già perchè bisogna dimostrare di avere il “pugno di ferro”, ci vuole un “anello debole” da spezzare …e chi meglio di una nutria si presta a vestire i panni del nuovo “ebreo” il cui sterminio renderà più coeso un partito debole e indifferente alle forme viventi, alla ragione e ai fatti.
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