CUORI

cuori

…..due anni…..due anni di indagini….di foto-trappole…..di numeri di targa, di appostamenti, anche difficili per il freddo e l’umidità…..due anni…..ma avevo l’intimo convincimento che quello fosse un temibile bracconiere e così, oltre all’impegno personale ho supplicato il mio amico e collega talentuoso M. di andare avanti e forse, sono stato anche un po’ logorroico, considerato il fatto che aveva molto da fare anche in altri settori, ma sentivo che quello non era un bracconiere comune…..troppo spavaldo………..vicino alle case e alle strade, appastava cinghiali…….una meticolosa opera nel mettere insieme elementi…..studiare il territorio……e risalire all’individuo grazie ai primi tre numeri di una targa……..ed oggi è stato sorpreso mentre riattivava un laccio in corde di acciaio per la cattura di fauna selvatica, nei pressi della sua abitazione….sorpreso in tale atteggiamento è stato controllato il terreno adiacente e alcune baracche di sua proprietà ed è venuto fuori che razza di individuo fosse: 150 uccelli protetti, vivi e morti, molti di questi protetti come il lucherino. Molti di questi protetti anche da convenzioni internazionali e anche purtroppo molte piccole creature divine (i pettirossi); circa 30 lacci, reti da uccellagione, un numero incredibile di tagliole, un numero elevato di bastoncini ricoperti da vischio (painelle), insomma un temibile bracconiere poliedrico nel senso che le sue attenzioni erano rivolte sia agli ungulati e sia alla avifauna migratoria. Questa operazione antibracconaggio ha onorato ancora il Glorioso Corpo Forestale dello Stato, consegnando alla Giustizia un individuo che meritava davvero di essere punito; sempre correndo in difesa dei più deboli: gli animali.

Mauro Cheli

 

Val la pena andare a vederlo, ma sappiate sin da ora che dopo vi sarà difficile allontanarvene rapiti dalla poliedrica magia di quello che oggi è l’omphalos del mondo, quell’ombelico che la storia muove nell’universo ma che in questi giorni ha fissato in quel luogo e tra quelli uomini risvegliatisi eroi senza saperlo, e tutti diventate come loro, diventate loro, divenite oro, passeggiando in quel paradiso in questi giorni con piede di pace contro i portatori di guerra e offesa alla terra salentina e alla sua gente.
Giunti a San Foca a nord di Otranto proseguite lungo la strada litoranea, e poco fuori l’abitato verso nord, l’assembramento di auto parcheggiate sui bordi vi farà segno di fermarvi lì!

Un varco si apre nella macchia mediterranea sulla sinistra, ma prima, superate a piedi le Acacie saligne in fiore dai gialli colori e i Ginepri coccoloni contorti dal vento, andate a vedere per un attimo il mare e la linea di costa sabbiosa tra le rocce delle basse falesie erose e le foglie della Posidonia ondeggiate dal mare.

Tornate sui vostri passi, e imboccate sempre a piedi, con prudenza nell’attraversamento della strada, il varco al di là della litoranea, è un sentiero sabbioso che attraversa la macchia mediterranea retrodunale fatta di bassi Pini d’Aleppo, Corbezzoli, Mirto, Cipresso sempreverde, Filliree, Lecci, Erica, profumatissimo Rosmarino, e tanto altro ancora. Superato attraverso i suoi varchi bordati di Lentisco un muretto a secco di pietre conchiglifere, entrerete nella magia di un Uliveto antico, di alberi anche monumentali, in un paesaggio dolce ondulato, dove vi sorprenderà il volo della colorata Upupa e dove bambini raccolgono Papaveri rossi e Margherite gialle e giocano mentre dei ragazzi riuniti in cerchi spontanei, seduti a terra sull’erba, vestiti di colori primaverili suonano tamburelli e cantano nenie gioiose,
e tutto questo poco al di qua di un grigio lager di oppressione, un recinto di brutta alta rete metallica e barriere di cemento che è come un forte innalzato da truppe di occupazione aliene, una morte che lì iniziata covava di allargarsi a macchia d’ olio irrefrenata cancellando tutto ciò che avrebbe inglobato.
 

Dentro di essa eserciti di biocidio si aggirano con mezzi meccanici per uccidere, distruggere e cancellare ogni cosa ed è davvero il deserto artificiale!
In quel contrasto, passeggiando nei tratti di positività paesaggistica e umana, al di qua della recinzione, bagnati dai raggi di Sole tra i rami degli Olivi, vibrati dagli echi del canto degli Aironi, il cuore si riempie tanto da traboccare di lacrime.
 
Potenza di quei bambini, delle loro madri, dei loro giovani padri che comparsi come un sistema immunitario sconosciuto e pur antico del territorio si aggirano attorno al male, a quel bubbone di rovina, lo attorniano e lo consumano metro dopo metro, perché il paradiso avanzi di nuovo; rinaturalizzazione, dove traditori e demoni credevano vi fosse un nulla e la viltà,
e c’era invece un Paradiso di Natura e di Amore che nulla teme, e che i loro occhi accecati di invidia, livore e arrogante supponenza non potevano né vedere, né prevedere!

Oreste Caroppo

 

 

 

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