L’OVVIO LO VEDE UN BIMBO…

l'ovvio lo vedono i bimbi

Avevo una decina d’anni, quasi un enfant prodige, e avevo dato con Abbado l’esame di diploma inferiore di pianoforte, ricevendo inebrianti congratulazioni per le mie doti interpretative. Addirittura in teatro avevo a lungo scherzato con quel gentiluomo affascinante che era Mario Del Monaco, casualmente presente: mi aveva lasciato giocare nel ruolo di giovane donna e io, che me lo ero immaginato altissimo come spesso crediamo siano i grandi del palcoscenico, avevo scoperto, conoscendolo di persona, come la sua statura fosse invece nella media. Insomma quel giorno, poco più che bambina, avevo creduto di essere una “grande” musicista. Quindi la sera, tornata a casa, gasatissima, corsi al pianoforte per suonare; il mio Maestro mi aveva scritto un appunto perché comprassi gli spartiti che mi avrebbe fatto studiare nel nuovo anno accademico: aprii subito Chopin, finalmente avrei interpretato Chopin! finalmente lo avrei suonato, ma non con quello che giudicavo mero virtuosismo tecnico come Pollini, ma personalizzando la meravigliosa sensibilità del mio adorato Rubinstein, le cui esecuzioni ascoltavo e riascoltavo in continuazione … e ….. e con Chopin aperto sul leggio non sapevo neanche COME mettere le mani sulla tastiera per tradurre quel profluvio di note in suoni. Chiusi, impotente, i nuovi libri in attesa degli insegnamenti del mio Maestro. Cocentemente delusa sulle mie capacità proprio nel giorno in cui avevo avuto riconoscimento ufficiale del mio talento, imparai che occorre tempo e infinita umiltà per superare i propri limiti, che appunto il traguardo appena raggiunto rimarca indelebilmente.

Cari generali CC, il vostro CUTFAA è ridicolo quanto me bambina che mi pavoneggiavo col famoso tenore; l’esperienza del piccolo NOE riguardo ai reati ambientali è quanto il primo esame certifica come conoscenza dei rudimenti basilari; un agente semplice del CFS ne sa infinitamente più d’ambiente del più medagliato generale d’armata, cosi come l’allievo che ha compiuto il curriculum studi seppur con voto minimo ne sa più del più talentuoso principiante.

Cari generali perché quella missiva formale di benvenuto ai Forestali, lettera morta perché non sostanziata da una presentazione dei Forestali alla vostra truppa sempre all’oscuro di tutto, relegata in cieca obbedienza e fama d’insipienza?

Cari generali CC così tronfi degli eroismi antichi, perché annullate la Memoria d’Italia buttando gli archivi storici del CFS come carta straccia, avallando il luogo comune di militari ignoranti ed incolti che sanno solo applicare regolamenti?

Cari generali perché avete voluto occupare le funzioni del CFS senza alcuna ricognizione conoscitiva per studiare il vostro terreno di conquista?

Cari generali, la storia si ripete e voi tutti siete ancora quelli di Nassirya: sprezzanti con gli ‘autoctoni’, incapaci di strutturare una base operativa, responsabili di stragi inutili.

Cosa vi impedisce di guardare con occhi puri e vedere quello che anche un bambino vede?

La Forestale e i Carabinieri furono entrambi fondati dai Savoia duecento anni orsono con funzioni diverse e hanno goduto di pari dignità finché hanno operato nel loro specifico ambito, amati dalla popolazione perché selezionati e formati proprio per i diversi servizi necessari alla comunità.

Antica saggezza paragonabile a quella per cui nel 1600 i monaci sul Gran san Bernando crearono le razze da soccorso, consapevoli che occorressero cani di grande taglia privi d’aggressività, in cui esaltare le caratteristiche d’imperturbabilità, autonomia e pazienza, totalmente agli antipodi rispetto alle doti apprezzate dai cacciatori nei cani segugi che in braccata s’aizzano vicendevolmente seguendo il capomuta: sarebbe ridicolo ordinare a un terranova d’infilarsi in una tana così come ordinare a un bassotto di sostenere a galla un naufrago.

E invece è successo proprio questo nei mi(ni)steri della Repubblica: si è condannata la Forestale ad entrare nell’Arma e si è condannata la Natura ad affogare.

Antonella Giordanelli

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