Del SETTE PIANI

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L’unico pasubio che ancora si vedrà in ispettorato sarà quello dei vecchi forestali dell’ANFOR Lazio, talmente discreti che nel CFS neanche sapevano avessero sede al secondo piano di via Carducci, poiché il gen. Ricciardi, l’11 gennaio, alla commemorazione del fu CFS ha concesso il mantenimento dell’associazione. Tuttavia li ha sfrattati come tutti dal loro ufficio per trasferirli al quarto piano. In linea col primo atto dei CC che fu prendere possesso nella Scuola Forestale di Cittaducale del museo, da alcune menti ottuse considerato mera stanza ingombra di cimeli. Infatti se ben superiore sarebbe stato il valore immobiliare delle strutture che l’Arma occupante avrebbe acquisito in seguito, da subito si decretò lì, nella simbolica città cuore del CFS, il sistematico annientamento così come lo scrittore Dino Buzzati diede spietata rappresentazione Del SETTE PIANI.

Ora in ispettorato è tutto un trambusto di scambi, traslochi, trasporti, spostamenti, diaspore, amputazioni, impacchettamenti, capitozzature, trasbordi, asportazioni che nascondono immateriali profanazioni e strumentali occultamenti tra scatoloni e pile e strascinamenti e mucchi e ammassi per cui la motivazione dell’immotivato disordine eclisserà ordinatamente ogni scomoda testimonianza cartacea e digitale. Chi ha grandi mezzi non trascura i mezzucci, così come la imponente operazione di polizia di venerdì 13 ottobre 1307 che fu escogitata da Filippo il bello per non pagare i suoi debiti attraverso la geniale applicazione di una moderna forma di tortura finalizzata alla coercizione di un intero Corpo, fiaccandone le resistenze individuali ed inducendolo a sentirsi colpevole quanto meno di autolesionismo e a ritenersi così considerato dall’opinione pubblica.

Ecco ci vogliono far credere che il CFS fosse divenuto cieco e per questo si sia suicidato manu propria del pavido Patrone intrallazzatore ricattato, dei doppi Conti carabinieri e forestali, di quei Mazzi d’oscuri potenti impotenti.

NO, E’ STATO SUICIDATO.

Déjà vu – Il 24 luglio 2013 un grande musicista risultò defenestrato dalla sua casa storica; subito il sindaco e Radio3 RAI lo omaggiarono per i suoi eccezionali meriti artistici e la sua fama internazionale. Eppure, già due giorni dopo, le esequie andarono semideserte, nella totale assenza di autorità cittadine ed istituzioni culturali, tanto che improvvisai parole in morte e fiori sulla bara: mi ritrovai unica e fuor di luogo in chiesa cattolica a evocare Orfeo e Pitagora e misteri eleusini, ma ancor più fuor di luogo in quella parrocchia era proprio la salma di lui, strumentista, pagano e archimista.

Non ebbi cuore di seguirne la sepoltura in terra cimiteriale, avendo assistito al miracolo della sparizione d’ogni traccia della sua vita, dell’opera e della morte poiché la massoneria cancella anche la memoria.
Stranamente anche in questo fatto di cronaca la Polizia di Stato aveva la chiave della vicenda, ma forse ingenua, forse inerme, comunque ininfluente, rimase inascoltata la registrazione vocale dell’ultima telefonata dal cellulare sottratto e i suoni dal computer sparito. Per me, non ingenua ma impotente, coinvolta nell’inaspettata ed inimmaginabile tragedia, l’unico intento di porre in salvo il contrabbasso: un giorno l’archetto di qualcuno saprà sfregarne le corde e l’anima dell’antico albero risuonerà apollinea.
L’orecchio assoluto percepisce le vibrazioni dei Corpi silenti.

Antonella Giordanelli

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