PAGARE PEGNO

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Fin dall’origine l’operatività della Forestale ha sempre dato eccellente prova in ambienti naturali, ad esempio nell’abituale servizio di difesa degli habitat più incontaminati (dall’Isola di Montecristo al Gran Sasso d’Italia), per le quotidiane emergenze pubbliche come la ricerca di dispersi in montagna o il foraggiamento di fauna selvatica e di domestici in pericolo, nell’assistenza alla popolazione e agli animali colpiti da calamità, in infiniti casi di salvataggio e tutela.

Negli interventi di soccorso al Corpo Forestale si univano, a volte, altre validissime organizzazioni, come i Vigili del Fuoco in primis, ma anche la Guardia di Finanza e la Protezione civile in determinate situazioni, i quali si affidavano alla conoscenza del territorio montano e agro-silvestre che solo i Forestali, capillarmente presenti con i loro comandi stazione possedevano, poiché proprio e caratterizzante dei compiti istituzionali del Corpo. Per assolvere prontamente tali compiti risultavano determinanti le Centrali operative 1515, e le unità d’intervento come il Nuclei cinofili e il Centro Operativo Aereo, oltre al costante monitoraggio idrogeologico e servizi come meteomont.

Mezzi e divise del Corpo Forestale sono stati sempre funzionali al lavoro in zone boschive e scarsamente urbanizzate oppure in situazioni emergenziali, quindi non strumentali ad una visibilità istituzionale di fronte alla cittadinanza. Anche le azioni di contrasto alla criminalità  richiedevano magari lunghi appostamenti mimetizzati in zone impervie, piuttosto che inseguimenti con auto a sirene spiegate. Infatti nel tempo la foggia delle divise forestali è sempre stata simile più a quella del Corpo degli Alpini che della Polizia di Stato. Così come i modelli di auto fuoristrada e gli elicotteri con pale e pattini larghi (nonché i grandi manici) della Forestale sono atti ad operare in situazioni difficili ed ambienti disagiati. Insomma scarpe e mezzi per percorrere e sorvegliare realtà lontane dalle strutture urbane: difficile immaginare un servizio forestale svolto con rigide divise e lucide scarpe nere su auto dalle sfavillanti carrozzerie.

Dal 1 gennaio 2017 i Carabinieri Forestali del CUTFAA non hanno né l’antincendio boschivo che già la Legge Madia affidava ai Vigili del Fuoco, né il soccorso alpino che è totalmente in carico alla Guardia di Finanza. Di conseguenza è assurdo che quei Forestali che effettuano i sopralluoghi per stilare il quotidiano bollettino meteomont sullo stato d’innevamento e il rischio valanghe non siano stati assegnati alla Guardia di Finanza. Che senso ha trasmetterlo nell’Arma  che non ha competenza (nel duplice significato) per allertare i propri comandi stazione e/o Corpi estranei alla propria catena di comando? Tale incongruenza è costata la vita alle 19 persone e al pastore abruzzese sotto la slavina a Rigopiano.

Ai Carabinieri sono inutili anche i Nuclei cinofili e, infatti con logica militare, li hanno di fatto chiusi, senza pensare che invece di renderli inoperativi, e quindi in bilancio negativo per lo Stato, sarebbero potuti transitare in quei Corpi dove i cani da soccorso e i loro conduttori fanno la differenza tra la vita e la morte. Imperscrutabili segreti militari: l’Arma ha arruolato senza chiederne il consenso le donne della Forestale e ha congedato i cani. Non sappiamo chi risulterà riformato e in base a quale visita attitudinale e medicoveterinaria: per ora alle donne e agli operai somministra corsi di militarizzazione e ai cani non distribuisce più il rancio. Fortunatamente, per ora, non mancherà il pane quotidiano né agli amministrativi e tecnici forestali che tengono famiglia, né ai cani forestali perché tenuti in famiglia!

Dei 33 elicotteri in dotazione al Corpo Forestale dello Stato solo 14 sono stati assegnati ai VVF e nessuno alla GdF.  Quale vantaggio ne tragga l’Arma da ben 19 elicotteri se non deve né spegnere incendi né soccorrere in montagna è segreto militare di Stato. Per il pensiero laico bastava che l’Arma si tenesse l’aereo Piaggio ancora in leasing di cui s’era dotato l’ing. Patrone, dato che oltre che per voli di rappresentanza e favori di piaggeria, gli elicotteri nell’Arma non hanno altra utilizzazione plausibile agli occhi dei cittadini contribuenti.

Altro imperscrutabile disegno strategico: tra gli elicotteri destinati ai VVF ci sono i quattro Erickson S64F, forse troppo grossi e brutti per figurare nel parco mezzi dell’Arma, che tuttavia i Carabinieri tengono di fatto confiscati negli hangar di Belluno e di Pescara. Quante altre regioni dovranno andare a fuoco, dopo la Lombardia e la Liguria, perché tornino a disposizione per la pubblica utilità?

Abbiamo già subito il DIRE di Renzi, il FARE del gen. Toscano, il BACIARE del gen. Del Sette, la LETTERA del gen. Ricciardi, il TESTAMENTO dei morti di Rigopiano, dove i Carabinieri non hanno allertato il sindaco di Farindola del rischio valanga né hanno inviato i cani dell’Unità cinofila di Pescara, né gli elicotteri dalla base di Pescara: quanto sarà alto il pegno che gli Italiani dovranno pagare ai Carabinieri in questo gioco al massacro?

Antonella Giordanelli

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One thought on “PAGARE PEGNO

  1. Dario De Nardin 12 febbraio 2017 / 18:15

    Continuiamo a seguire la “campagna/ salviamo la Forestale”. Ciò mi fa sperare che ci sia ancora la possibilità di salvarla. E’ vero?. O è soltanto una vana illusione?
    Noi che continuiamo a sperare, possiamo fare qualcosa?

    Mi piace

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