MALTRATTAMENTO CFS

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29 dicembre 2016 – Nel silenzio generale si sta consumando la tragedia della distruzione del Corpo forestale dello Stato, amministrazione antica, una delle cinque forze di polizia nazionali, specializzata nella tutela dell’ambiente.

Ma non voglio parlare di una legge assurda che stabilisce di militarizzare una funzione che nulla ha di militare, come la tutela dell’ambiente, e con essa, circa di oltre 7.000 persone che svolgono quella funzione.

Nemmeno della militarizzazione, in tempo di pace, del personale civile, costituito da geometri, amministrativi, tecnici, uomini e donne, che senza averlo deciso, e in barba ad una legge che stabilisce che l’arruolamento militare delle donne può essere solo volontario, dovrà indossare una uniforme e ricevere in consegna un’arma individuale a partire dal primo gennaio, tra meno di 3 giorni.

Non lo so se questo è servito al governo precedente per pubblicare un twitter di compiacimento per l’ulteriore traguardo raggiunto, o all’Arma dei carabinieri, forza di polizia e nel contempo forza armata, per aumentare l’organico di 7.000 unità, mentre la Polizia di Stato lo aumenta solo di 120 persone.

Non voglio nemmeno richiamare l’attenzione sul fatto che, in contrasto con una legge dello Stato, la famosa legge Madia, già dichiarata incostituzionale in alcune parti, che prevedeva “riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento del medesimo in altra Forza di polizia, ……ferme restando ….. la salvaguardia delle professionalita’ esistenti, delle specialita’ e dell’unitarieta’ delle funzioni da attribuire, assicurando la necessaria corrispondenza tra le funzioni trasferite e il transito del relativo personale” il decreto legislativo di attuazione (177/2016) e gli ulteriori decreti del Capo del Corpo che destinano il personale alle diverse amministrazioni, stanno di fatto travolgendo e mortificando professionalità e specialità possedute, nonché smembrando l’unitarietà senza assicurare alcuna corrispondenza tra funzioni trasferite e transito del personale.

Non parlerò di tutto questo, perché tutto questo è già oggetto di innumerevoli ricorsi che, per la gioia degli avvocati, sono stati mossi nelle diverse sedi giurisdizionali, a spese dei dipendenti, per contestare le diverse illegittimità normative e amministrative.

Devo, però, constatare che questa distruzione sta avvenendo nel silenzio generale perché ormai i forestali non fanno più notizia e perché è imbarazzante riconoscere che ancora oggi, a pochi giorni dalla fine, questa gente con la divisa grigio verde ha la pretesa di lavorare, anche con ottimi risultati, senza nemmeno un cenno sui TG).

Qui vorrei solo parlare dei casi di ingiustizia minore, non perché meno importanti ma solo perchè riferiti ai destini dei singoli.

Presumendo che le norme siano corrette e nella convinzione che le leggi dello Stato vadano comunque rispettate, non si può non restare basiti di fronte ai metodi usati per applicarle.

Oggi, in Italia, 7.781 civili appartenenti al Corpo forestale dello Stato, dipendenti pubblici di uno stato democratico europeo, senza essere stati interpellati o senza aver potuto fornire la benché minima indicazione sulla propria destinazione, hanno dovuto aspettare la pubblicazione di un decreto per conoscere la Amministrazione di destinazione.

E’ con grande ansia che si è cercato il proprio nome in un contingente piuttosto che in un altro, considerato che la norma attuativa prevedeva di smembrare il Corpo forestale come segue: 126 unità in polizia, 41 in Guardia di finanza, 390 nei vigili del fuoco, 47 al Ministero delle politiche agricole e oltre 7.000 nell’Arma dei carabinieri.

Ma la Madia non aveva parlato di “unitarietà “?

Chi ha provato a esprimere una indicazione di preferenza si è sentito dire che “non era previsto”, chi ha scritto relazioni e memorie per dimostrare, secondo quanto aveva stabilito dalla legge Madia, che le funzioni che stava svolgendo individuavano una destinazione univoca, si è visto trasferire altrove.

Chi aveva operazioni di polizia giudiziaria in corso, frutto di complesse e lunghe attività investigative, ha scoperto che tra 20 giorni diventerà vigile del fuoco, uscendo dal comparto sicurezza e vedendosi privato delle garanzie connesse nel caso di testimonianze nei procedimenti giudiziari avviati.

Ma la Madia non aveva detto che si doveva assicurare la corrispondenza tra funzioni trasferite e il transito del relativo personale?

Chi, per assicurare il servizio in zone disagiate, abita nell’alloggio di servizio, che è la sua unica casa, tra pochi giorni dovrà lasciare tale alloggio. Potrà eventualmente restare solo altri 30 giorni ma pagando un canone e nessuna proroga potrà essere concessa. Se i dipendenti in questione hanno una famiglia, con figli minori frequentanti la scuola nel comune in cui prestano servizio, la cosa si complica, anche perché, pur volendo trovare una altra casa in fitto, non sanno dove cercarla, in quanto chi è trasferito al altra amministrazione (escluso l’arma dei carabinieri) non conosce ancora la futura sede di servizio. Questa sarà rivelata con specifici decreti che saranno emanati, dalle Amministrazioni destinatarie, 20 giorni dopo la pubblicazione di un ulteriore decreto sulla “mobilità”, che ancora non è stato pubblicato. Considerato che i trasferimenti decorrono dal primo gennaio il problema non è irrilevante.

Ma vi è di più. Ci sono 59 persone di cui la macchina amministrativa si è semplicemente dimenticata solo perché, per motivi di salute, non sono idonei al trasferimento nell’Arma dei carabinieri. Per tali dipendenti, spesso provenienti dai ruoli in divisa e preziosi per l’attività di servizio proprio in virtù della loro pregressa esperienza, non è nemmeno previsto un decreto ad hoc. Quando saranno resi noti i posti della cosiddetta “mobilità” costoro dovranno iscriversi nel sito della Funzione pubblica come comuni cittadini, senza avere una corsia agevolata come persone che stanno subendo un provvedimento, sperare di trovare un posto nel comune di loro interesse, sperare di non avere altri concorrenti per lo stesso posto e aspettare l’esito della loro richiesta. Trattandosi di persone con problemi di salute talmente gravi da non essere idonei al servizio attivo, la cosa è altamente destabilizzante. Anche perché subiranno delle ripercussioni dal punto di vista pensionistico e dello stipendio.

E’ anche capitato che qualcuno di loro non abbia trovato in tutta la provincia un posto per la propria qualifica, ma solo per la qualifica immediatamente superiore, cui il sistema non gli consente di accedere, e abbia cercato di capire se si trattava di sbaglio o di reale indisponibilità, comprendendo in tale tentativo di trovarsi nella terra di mezzo, abbandonato dalla Amministrazione di provenienza e senza interlocutori in quella di destinazione, che ancora non è individuata. Disponibile solo una dirigente della Funzione pubblica che, nel cercare una soluzione, ha comunque chiarito che il decreto non si può cambiare.

E che dire degli oltre 120 destinati alla polizia di stato? Non era quello che volevate, direbbe qualcuno? Una forza di polizia civilesenza il trauma della militarizzazione?

Si, ma chi è stato scelto? L’improvvido decreto attuativo 177/16 ha individuato il personale destinato alla Polizia di stato tra quello che ha una specializzazione in “ordine pubblico”, competenza che, per legge, è svolta dal Corpo forestale solo in concorso con le altre forze di polizia e per la quale l’unica specifica formazione è consistita in un corso effettuato per 2 settimane presso la Polizia di stato in vista del G8 della Maddalena, poi svoltosi all’Aquila.

Orbene, l’unico criterio usato per individuare il personale da assegnare alla polizia di stato è stata la frequentazione di quel corso, includendo persone che non hanno mai svolto servizi di ordine pubblico.

Stiamo parlando di persone che esercitano sul territorio le ordinarie attività del Corpo forestale, di prevenzione e contrasto dei reati ambientali in collaborazione delle Procure e che, per aver frequentato un corso di 2 settimane diversi anni fa, si trovano assegnati ai servizi di ordine pubblico. La loro destinazione saranno i reparti della “Celere” che sono presenti solo in alcune regioni, con la conseguenza di enormi sconvolgimenti nella vita di queste persone, dopo più di un decennio di servizio, e delle loro famiglie. Ma a chi può interessare?

Come certo non interessa a nessuno che una cinquantina di vice sovrintendenti, anche loro operanti sul territorio nei comandi stazione da più di un decennio, solo perché hanno svolto un corso di 16 ore nel 2013 come “direttore delle operazioni di spegnimento” degli incendi boschivi, senza nemmeno sapere che si stavano specializzando, perché l’attestato di specializzazione è stato consegnato nel 2016, a distanza di 3 anni, vedono azzerata di colpo la loro professionalità guadagnata con impegno (chè la normativa ambientale e agroalimentare è una selva intricatissima) per diventare vigili del fuoco.

Ma la perversione amministrativa qui ha dato il suo massimo. Sono stati designati solo gli appartenenti al primo di 3 gruppi, formati in modo casuale, che si sono succeduti nella frequentazione del corso, non essendo l’aula sufficiente ad accoglierli tutti contemporaneamente. Pertanto i “fortunati” del corso svolto nella prima settimana sono stati giudicati in possesso di “maggiore anzianità nella specializzazione” e, per questo, sono stati trasferiti ai vigili del fuoco.

Si potrebbe ancora continuare l’elenco delle aberrazioni che si stanno verificando ai danni di lavoratori, che sono comunque dei pubblici dipendenti, privati repentinamente della tutela sindacale per l’imminente militarizzazione.

Tuttavia, una domanda si affaccia ed è quella che giro a chi volesse provare a capire quanto sta accadendo.

Se l’intento del governo fosse stato quello di razionalizzare il comparto sicurezza, l’approccio sarebbe dovuto essere quello di “contare” prima le unità preposte nei diversi settori e trasferire alle amministrazioni destinatarie proprio quelle unità, per assicurare la continuità nell’espletamento delle competenze trasferite.

Stiamo invece assistendo a un macabro banchetto, in cui, avendo già mangiato i carabinieri il piatto principale, devono essere distribuite le briciole agli altri contendenti per lasciare tutti contenti, con un criterio che nulla ha a che vedere con la razionalizzazione, ma evidentemente è spostato sul piano “politico”. Nella trattativa che si è generata i numeri sono stati concordati “aprioristicamente” sulla base del maggior potere contrattuale dell’amministrazione di destinazione. I vigili del fuoco ne hanno pretesi 400? Quindi, oltre i circa 50 che veramente svolgono quella funzione, gli altri 350 sono stati sradicati alle loro funzioni e alla loro professionalità per essere sacrificati in un mestiere, come quello dei vigili del fuoco, che sicuramente è eccezionale, ma che non è il loro.

Per questo caso di “maltrattamento” di pubblici dipendenti non interviene nemmeno chi tutela gli animali.

A.Malaspina

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2 thoughts on “MALTRATTAMENTO CFS

  1. Gerardo 4 gennaio 2017 / 19:08

    Sono amareggiato e in difficoltà nel trovare parole di conforto per tutti qui colleghi che stanno subendo la peggiore umiliazione che mai avrebbero immagginato. Io posso dirmi fortunato a restare nella stessa sede di servizio.
    Una considerazione la faccio ad alta voce, abbiamo avuto un padre di famiglia, anzi la famiglia (stato, governo, ministero e capo del corpo) che si erano drogati nel vero senso della parola e per questo dovrebbero finire in un’aula di tribunale, possibilmente come quelle istituite per i crimini contro l’umanità.

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  2. Michele Cosols 10 febbraio 2017 / 22:05

    Parole sante dottoressa Malaspina

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