CCOLLASSO del CCONGEGNO

Col massimo rispetto per il ruolo che ognuno si è assunto nella Campagna #SalviamolaForestale vado riflettendo liberamente su analisi e strategie, ognuna delle quali non esclude l’altra, ma anzi è funzionale a colpire il bersaglio.

DUNQUE
Se nel decreto attuativo viene lasciato l’attuale impianto delle modalità di transito ad altre pubbliche amministrazioni così com’è (e pare che questa sia l’intenzione), non si discrimina né tra operativi e tecnici, né tra uomini e donne, cosicché la realtà vera sarà mistificata con l’asserzione che passare nell’Arma è una scelta privilegiata, dato che chi non vuole assumere lo status militi può liberamente andare altrove.

Nel contempo si inducono subdolamente timori immotivati su incognite lavorative dopo i due anni di mobilità solo per far pressione psicologica. Ipocritamente  i capi generali equivocheranno tra comprensibile timore di cambiare pubblica amministrazione come palese volontà di diventare militare.

L’ex vicecomandante generale dell’Arma, Elio Toscano, nel parere che ha redatto per il Consiglio di Stato, ha raccomandato di limitare la facoltà d’abbandono perché basilare nella stipula dell’accordo Del Sette/Patrone è la promessa di un transito in massa dei Forestali nei Carabinieri.

Tuttavia è improbabile che il governo recepisca l’indicazione del Consiglio di Stato perché gli conviene innanzi tutto pararsi proprio rispetto a ricorsi relativi al cambiamento coatto di profilo lavorativo e di status.

Infatti se nel testo definitivo il Consiglio dei ministri seguisse le indicazioni del Consiglio di Stato, darebbe a tutti coloro a cui venisse negata l’opzione di restar civile valide motivazioni per ricorrere.

Nel testo attuale della bozza di decreto il numero dei transiti (la cui entità si rinvia ad un futuro d.p.c.m.) è solo per i passaggi con mantenimento del trattamento economico. I sovrannumerari passeranno  comunque, ma per mobilità, quindi assumendo trattamento economico della p.a. scelta; pertanto, chi vuole restar civile lo resta, ma oltre il numero x non avrà più contratto delle FFPP,  ma quello dell’Ente dove va (scuola, enti locali, sanità, ecc.)

L’alternativa è diventare militari. Ministri e generali non avranno pudore nell’ affermare che chi passa nei carabinieri o nella guardia di finanza l’ha scelto liberamente, dato che consentono a tutti di restar civili. Del resto l’avvocatura del diavolo presenterà anche i Forestali assegnati ai Vigili del Fuoco come arbitri del loro destino!

E’ chiaro che tale sistema è studiato a tavolino: al Forestale che vuole restare civile si cambia contratto di lavoro (e con le modifiche già fatte al testo unico del pubblico impiego la mobilità non è più provinciale ma regionale, quindi oltre al contratto si rischia pure la sede).

TUTTAVIA
poiché, dopo il blocco delle assunzioni, non c’è pubblica amministrazione che non abbia vuoti d’organico, anche se tutti gli 8000 andassero in mobilità, i posti per ricollocarli ci sarebbero (al più, al sud e nel Lazio, si rischia il cambio sede, nel resto del Paese neanche quello).

E si creerebbero davvero grossi problemi.
Non c’è metodo più efficace per distruggere un sistema che applicare alle estreme conseguenze le sue stesse regole!
…e il ccongegno ccollassa!
E’ ovvia la strategia per cui i CFS questo lo tace; quanto alle organizzazioni sindacali il loro compito statutario è tutelare gli interessi lavorativi e retributivi dei loro iscritti.

Infatti l’unico svantaggio sarebbe che la retribuzione nel comparto sicurezza è maggiore che nella pubblica amministrazione, ma tuttavia sarebbe un affatto esoso prezzo della libertà e della vittoria contro l’arroganza del potere, un beau geste degno di tutti i Forestali vissuti e morti da Forestali, a cominciare da quel Giovanni Gualberto che si ritirò a Vallombrosa proprio in polemica contro l’arroganza delle gerarchie e contro lo strapotere fiorentino!

Insomma se anche i ministri della difesa, delle finanze, dell’interno macelleranno il Corpo Forestale non riusciranno a nutrirsene … e lasciarli a becco asciutto non ha prezzo!

Parigi val bene una messa!

prof. Antonella Giordanelli

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