GUALBERTO CONTRO LA CORRUZIONE DEL POTERE

I T A L I A N O S T R A

SOPPRESSIONE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO

Con questa riforma si vorrebbe, in nome di ragioni economiche, sopprimere il Corpo forestale dello Stato. Non ci vogliamo soffermare sugli aspetti tecnici ed economici, che tuttavia non condividiamo. Vogliamo provare ad allargare il ragionamento sui tre principi che la legge delega impone: il mantenimenti del livello di tutela ambientale, dell’unitarietà delle funzioni e alle professionalità acquisite.

Cercheremo di dimostrare, con un’analisi più ampia, che queste prescrizioni non potranno essere mantenute, poiché coinvolgono inevitabilmente importanti aspetti amministrativi, culturali ed etici.

Uno sguardo meno miope avrebbe permesso di osservare che la Forestale non è solo la somma delle competenze elencate per legge, è molto di più: è una tessera essenziale nella cultura e nell’identità della nostra Nazione. Essa, infatti, più che del settore di polizia, cui appartengono tradizionalmente le altre quattro forze, fa parte della storia dell’Amministrazione forestale, delle Scienze Forestali accademiche, della gestione di quel bene comune che è il demanio pubblico forestale, ed è erede della lunga e paziente opera dei monaci benedettini di Vallombrosa e di Camaldoli.

Il patrono della Forestale, San Gualberto, si distinse nei suoi tempi per la lotta contro la corruzione del potere pubblico ed ecclesiastico, nell’ambito di un vasto movimento per la difesa della moralità dell’amministrazione pubblica, e di un rapporto di uguaglianza con la Natura, di cui è stato erede San Francesco, e che oggi rappresenta il paradigma religioso dell’etica cristiana, come ribadito dall’Enciclica “Laudato sii”, di papa Francesco.

Nella stessa preghiera del Forestale, e nel motto “pro natura opus et vigilantia”, c’è un richiamo alla vera missione di ogni Forestale che, prima che obbedire al diritto positivo, che comprende leggi giuste e ingiuste, perché formulate dagli uomini, risponde invece al diritto naturale, e riconosce alla Natura lo status di “soggetto di diritto”, e non di mero oggetto. In questo, l’etica del Corpo forestale dello Stato, guarda appieno, e forse anche oltre, i principi del nostro ordinamento. Per questo la soppressione della Forestale rappresenta un impoverimento del patrimonio culturale della Nazione, e nello specifico, quel patrimonio che afferisce all’etica civile, ambientalista e cristiana.

La Legge Delega impone il mantenimento dell’unitarietà delle funzioni, ma l’ipotesi di soppressione del Corpo forestale dello Stato rappresenta un altro durissimo colpo all’unitarietà delle funzioni di gestione e controllo del patrimonio naturale, iniziate con il passaggio alle regioni e che, molto probabilmente, culminerà con l’istituzione di nuovi corpi forestali regionali, cui saranno appunto affidate le funzioni di controllo sulle materie regionali, amplificando gli effetti negativi di quel modello delle polizie locali, che ha inopinatamente previsto la coincidenza tra controllato e controllore.

Nella legge Delega è prescritto il mantenimento dell’attuale livello di tutela dell’ambiente. Ma si ottiene questo soltanto garantendo le attuali risorse economiche, strumentali e di personale. Sopprimendo il Corpo forestale dello Stato, non si elimina una semplice forza di polizia, ma si indebolisce la tutela dell’ambiente e del paesaggio, indebolendo la storia, la cultura e la tradizione ambientale nel nostro Paese.

Quello che temiamo, nel passaggio ai Carabinieri, è la morte di una delle branche principali di quel grande albero che è la cultura ambientale, sia nelle intenzioni dei supremi legislatori, sia nell’opera della pubblica amministrazione, sia nella cultura e nell’azione dei cives.

Nella legge delega è prescritto il mantenimento delle professionalità. Ma gli uomini della Forestale, come tutti quelli che indossano un’uniforme, si riconoscono nei loro simboli: l’aquila con i martelli forestali fra gli artigli, le canzoni della Forestale, la preghiera del Forestale e il motto della Forestale. In questa ipotesi di accorpamento non c’è nessun accenno al mantenimento di questa identità della Forestale, condizione essenziale perché il lavoro quotidiano sia portato avanti con le giuste motivazioni che derivano dalla fierezza di appartenere ad un’amministrazione con una storia onorevole e antica. La pretesa di mantenere la professionalità di settemila persone, dopo averle rese orfane dei loro simboli, e private della loro identità, è probabilmente troppo ambiziosa. Questa scelta avrà effetti deleteri sulla psicologia e sulla professionalità dei Forestali, rispecchia l’insensibilità e il profondo significato di essere a servizio del proprio paese in uniforme.

Anche la militarizzazione del personale può rappresentare una limitazione alla tutela ambientale.

Il servizio in Forestale, infatti, coincide per molti con l’impegno civile in associazioni di tutela, come Italia Nostra. Ci preoccupiamo che l’ordinamento militare imponga loro regole più restrittive, sia alla partecipazione, che alla libertà di espressione personale nella società civile, in un settore, quello ambientale, che coinvolge ampiamente le scelte di politica locale e nazionale. L’ambientalismo, purtroppo, è infatti ancora considerato come una semplice opinione politica, e non ancora, come dovrebbe, un preciso dovere civico.

Per finire con una proposta, riteniamo che non sopprimendo, ma potenziando il Corpo Forestale dello Stato, si possano conseguire gli obiettivi della Legge Delega, ivi comprese le esigenze di bilancio pubblico. E difatti l’assorbimento nell’Arma dei Carabinieri deve essere, per il Legislatore, una mera eventualità alla riorganizzazione. Nel linguaggio comune, la parola “eventuale” indica il verificarsi di una seconda possibilità secondaria, preso atto dell’insuccesso dell’ipotesi principale. Vorremmo sapere quali sono stati i tentativi del Governo di riorganizzare il Corpo forestale, perché sono falliti, e quale è stata la motivazione per passare all’ipotesi, appunto, eventuale.

Michele Scola – Presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra

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3 thoughts on “GUALBERTO CONTRO LA CORRUZIONE DEL POTERE

  1. Danilo PAROLARI 13 luglio 2016 / 0:48

    Non so definire colui che si reputa orgoglioso per aver fatto di tutto e di più per aver cercato di sopprimere il C.F.S., sia degno d’essere annoverato come esempio fra il Genere Umano. Direi che la sua hipocefalia , lo porta ai limiti nemmeno infimi di Uomo, ma ben al di sotto. Se andiamo a valutare l’atteggiamento, il comportamento del genere Canis, vediamo che non è nemmeno confrontabile col l’antropomorfo a cui si è fatto riferimento; i cani sono gli esseri superiori. Danilo

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