CHE CI AZZECCA?

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Il Prefetto Gabrielli, persona semplicemente positiva, di quelle che non le mandano a dire le cose, ha espresso con chiarezza il suo parere sull’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato all’Arma dei Carabinieri e quanto ha detto trova preciso riscontro nei dati oggettivi tanto del trascorso dell’Amministrazione che nell’attività quotidiana del CFS.

Ovviamente la cosa non può essere stata condivisa da chi da questa operazione di cancellazione di specificità andrebbe ad ottenere un vantaggio o più aspetti vantaggiosi, certamente leciti sotto tanti aspetti ma anche controversi per altri.

Se da un lato una struttura encomiabile ed indispensabile come l’Arma dei Carabinieri si organizza per allargare il proprio orizzonte operativo, prendendo in un sol colpo tutto quanto di cui il CFS si è occupato sino ad oggi, già da prima della stessa creazione dei CC, è giusto pensare che il progetto nasca sulla base di un impegno destinato ad avere successo, raggiungendo prima o poi una operatività ideale, una capillare presenza, non foss’altro perché diventa proprietaria, fruitrice di tutte le risorse e del know how del Corpo, moltiplicando le proprie sedi in migliaia di località.

Anche se fosse demandato ad altra Amministrazione dello Stato di sostituire il CFS e la si dotasse delle necessarie risorse tecniche, economiche ed infrastrutturali, un sano progetto ed un’altrettanto sana realizzazione dello stesso porterebbero, prima o poi ad una efficienza ottimale.

E quando si usa il termine sostituire e non accorpare lo si fa a ragion veduta poiché come stà accadendo e come è dato comprendere con un minimo di lettura dei dettami del decreto, tutto passerebbe ai CC, salvo alcune competenze ad altre Amministrazioni, ma non certo tutto il personale, limitato dai passaggi necessari per la conversione da civile a militare.

Non si può tacere ovviamente che se gli sforzi economici necessari allo scopo ed i nuovi reclutamenti avessero per destinatario il Corpo Forestale dello Stato, sarebbe il CFS ad incrementare le proprie capacità, magari potendosi permettere di accollarsi altre incombenze o riprendersene alcune cedute ad altre Amministrazioni.

Ma dall’altra parte della medaglia non può non essere considerato che per far questo si pongono in essere due condizioni non proprio in linea con la logica che accomuna molte delle Polizie Europee, e si genera un cambiamento che è di fatto una sconfitta senza battaglie del Corpo Forestale, privato della capacità anche solo di dialogare, di argomentare, di contrastare o di concordare un passo così importante e significativo per la stessa terra Italiana.

Si passa da una struttura radicata sul territorio, entrata nella vita di milioni di persone che vivono, lavorano e riempiono con la loro presenza i nostri centri extraurbani dalle caratteristiche di polizia civile, ad una struttura di polizia militare, nata come tale, efficiente in tutt’altri contesti per questa sua peculiarità, generando una invasione del campo operativo del CFS con logiche ed ermetismi che difficilmente troveranno la collaborazione del cittadino almeno come oggi accade nei confronti del CFS.

Si và nella direzione opposta al contesto europeo, per non dire mondiale, di disporre di polizie civili, lasciando la militarizzazione ai ricordi di tempi passati, per specifici utilizzi e tutt’altro che democraticamente apprezzabili nei ricordi di molti e nella attualità di molte nazioni.

Si crea un mostro di operatività, saturando il territorio, quasi che ci si dovesse preparare a nuove conflittualità o nuovi scenari, privando di fatto l’altra struttura, la Polizia di Stato, anche solo della presenza egualmente importante sul territorio con le caratteristiche già enunciate.

Si inserisce all’interno del contesto della tutela del territorio inteso nella sua globalità di avifauna e ambiente, un elemento chiave avulso per logica che è il Ministero della Difesa, quando per i vari contesti dedicati a ciò operano con esperienza ed abnegazione già il Ministero degli Interni ed i suoi dipartimenti che fanno capo ai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile.

Semplificando il discorso, ma solo per chi non vuole capire, se il territorio lo si tutela dagli incendi con i VVFF, lo si soccorre con la Protezione Civile, lo si sorveglia oggi con il CFS in quanto Corpo specializzato a ciò, in una collaudata e certamente migliorabile ed auspicabile collaborazione, che c’azzecca, direbbe il Di Pietro nazionale, che sul territorio, serenamente civilizzato, entra il Ministero della Difesa e la corposa e concorrente presenza dell’Arma dei Carabinieri non certo a fare quello che altri non hanno mai fatto ma a fare quello che altri, leggi CFS, fanno da sempre?

Ben altra cosa sarebbe stato se il CFS fosse confluito nella Polizia di Stato, evento di ben più agevole realizzazione e rispondente ad una logica più stringente, più calzante, certamente meno indolore e probabilmente ben più rapidamente attuabile.

Da sempre, ed ancor di più nella nostra cara Italia, la sovrapposizione di competenze o lo spezzettamento di esse tra enti diversi ha generato e genera solo disservizi che, quando non sono tali letteralmente, rappresentano solo costi aggiuntivi, quasi che fosse imperativo complicare gli affari semplici, inscatolare alla cinese maniera passi della vita della nazione per definire poi un successo riuscire nell’apertura dei vari involucri, inutili, ingombranti, inessenziali.

Cosa che non sempre riesce e le scatole diventano ingombri inutili.

E’ singolare che la decisione di accondiscendere e favorire la pretesa miglioria dello scioglimento del CFS sia stata presa autarchicamente da un Capo del Corpo che è tale da oltre un decennio, in opposizione alla corretta logica dell’avvicendamento al comando di tutti gli altri Corpi civili e militari, a volte additato per controverse vicende di nepotismo, privo di qualsiasi esperienza militare, in netto e deciso contrasto con la stragrande maggioranza, per non dire della totalità, degli appartenenti al Corpo Forestale dello Stato, quasi che la cosa sia una affare privato e non coinvolgesse migliaia di persone che, volontariamente ed a prezzo di sacrifici hanno faticosamente conquistato il rispetto e l’apprezzamento della nazione e mantenuto alta la bandiera del CFS.

Altrettanto singolare è che da parte del vertice del CFS non sia stata emanata alcuna nota chiarificatrice di quanto si stava ponendo in essere, rimandando alla iniziativa libera dei comandanti regionali o dei funzionari più intraprendenti la spiegazione di alcuni passi di quanto in itinere, talvolta parziali o distorti per non generare allarme o perplessità più che lecite, o semplicemente minimizzati in previsione di aggiustamenti futuri.

Tant’è che il Capo del Corpo, in occasione del Giuramento dei nuovi Vice Ispettori a Cittaducale l’8 Marzo scorso anziché incoraggiare le nuove forze al lavoro, premiarli verbalmente del successo ottenuto con la nomina, ricordare la storia del Corpo e le sue molteplici peculiarità ha dedicato il tempo a sua disposizione a cercare di chiarire alcuni dei previsti passaggi all’Arma quasi che ciò rappresentasse una vittoria ben più importante della importanza della stessa cerimonia.

Considerare tutto ciò atipico ed illogico è quantomeno doveroso, certamente antieconomico per una nazione alla quale quotidianamente viene inoculata l’esigenza di cambiamento verso una più semplice e parca gestione delle risorse, chiamando al sacrificio tutti per il bene di tutti.

Mai e poi mai, in un paese civile, degno di tale attributo, si sarebbe generata una mole di malcontento e di attrito con proprie strutture interne in cui sono impegnate migliaia di persone di vitale importanza per il territorio, destinata a sua volta a generare ricorsi, costi, disservizi e lotte tra Corpi dello Stato per ottenere quello che altri hanno o non hanno.

Il tutto è destinato solo a far contenti pochi, veramente pochi, alcuni dei quali saranno delusi nelle proprie aspettative, altri attesteranno le proprie perplessità, il tutto a totale svantaggio del cittadino finanziatore delle intemperanze di chi, anziché operare nel rinnovamento e nel miglioramento, ha solo aderito alle pretese di prevaricazione di qualcuno.

Ed a nulla serve invocare la certamente valida organizzazione dell’Arma dei Carabinieri utile a abbattere i costi del servizio oggi prestato dal CFS poiché è noto che le forze sono sottodimensionate già per i servizi normali e la riqualificazione di parte del personale del Corpo per l’ingresso nell’Arma imporrà nuovi ingressi ad occupare i posti resisi liberi da chi l’accorpamento non lo accetta o non ne può usufruire.

Banalmente, chi ha deciso di partecipare al concorso per diventare agente del Corpo Forestale scegliendo un percorso lavorativo e professionale caratterizzato da un ordinamento civile, magari scartando per rispettabili motivazioni di candidarsi ad entrare in una struttura militare, oggi si trova a ricevere l’imposizione di convertirsi a militare o a fare altro altrove.

Né è minimamente accettabile definire un obbligo vestire un’altra divisa il fatto di aver prestato giuramento alla Repubblica perché il medesimo giuramento è stato prestato per specifiche appartenenze da milioni di cittadini senza per questo dover essere costretti a convertirsi da insegnanti o medici o archivisti del catasto a militari in qualsiasi Forza Armata.

La cosa migliore che il Governo potrebbe fare sarebbe quella di riaprire il discorso, accettare le proposte di chi il Corpo ha mantenuto efficiente e produttivo per la collettività, e sono tanti, usufruire delle competenze di chi ha operato sul territorio e conosce le peculiarità del Corpo Forestale dello Stato, gettando un occhio anche alla illogicità della sua soppressione mantenendo in essere i Corpi Regionali delle Regioni a statuto speciale che, salvo alcune specifiche competenze, sono copie del CFS ad uso regionale, addestrate e qualificate nelle medesime strutture nelle quali da sempre il CFS ha creato il proprio personale.

Cambiare si può ed in meglio, con costi più contenuti legati ad un adeguamento che non è avulso dal miglioramento dettato dalla modernizzazione del servizio prestato dal CFS, prestando attenzione a non generare qualcosa che contrasta con la logica di portare il servizio, perché tale è, il più vicino possibile al cittadino, ricercando nelle affinità tra Amministrazioni dello Stato i passi utili a fare meglio.

Chi crede di poter cancellare anni di storia e di operatività dall’interno del Corpo Forestale dello Stato sbaglia ed in malafede, forse perché non ha mai calzato gli scarponi e consumato le proprie energie percorrendo il territorio affidatogli sino ai più remoti recessi per il bene di tutti gli Italiani, passati, presenti e futuri.

Chi ritiene che Forestale sia un facile adattamento di competenze disconosce la filosofia stessa del Corpo Forestale dello Stato, fermo riferimento dello Stato ovunque ma al contempo profondo conoscitore delle realtà in cui opera, amico per risolvere ed assistere, prima che sterile repressore, compito al quale non si è mai sottratto quando le circostante lo hanno imposto.

Qualunque cosa si vada a concepire per migliorare la si faccia nell’interesse dell’Italia e non di una parte degli italiani, spesso disattenti agli interessi comuni, capaci di distruggere ciò che di buono esiste nel nome del cambiamento, smentiti fin troppo spesso dai risultati e dai costi di trasformazioni epocali rivelatesi inutili se non deleterie.

ASTOLFO BOSCO

 

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