DIETRO IL RISO DELLA MASCHERA FACCIALE SOFFERENZA E SCHIAVITU’

Tra coloro che potrebbero gioire per la scomparsa del Corpo Forestale dello Stato non mancherà la proprietaria del delfinario di Rimini, chiuso nel 2013 in seguito a ispezioni che portarono al sequestro preventivo dei quattro delfini detenuti, con pesanti accuse di maltrattamento che gravano sull’allora legale rappresentante e la veterinaria

Ricostruiamo gli eventi: nell’agosto 2013 Alfa, Sole, Luna e Lapo sono rinvenuti dagli agenti del Servizio Centrale CITES in condizioni di sofferenza, sottoposti a trattamenti a base di Valium e ormoni e detenuti in una struttura con gravi mancanze per la detenzione dei cetacei (“carenza di un adeguato sistema di raffreddamento e di pulizia dell’acqua, nonché vecchie vasche di contenimento irregolari non adatte a consentire un adeguato movimento dei tursiopi e a garantirne la salute fisica e psichica, costretti ad una convivenza coatta nel gruppo sociale dove erano inseriti” – dal comunicato stampa del CFS).La proprietà del delfinario, nella persona di Monica Fornari, dichiara sin da subito di essere vittima di persecuzioni e “poteri oscuri” che tramano contro la vasca posta sul lungomare riminese, dimenticando che al delfinario era stato sin troppo concesso, essendo privo della licenza di “giardino zoologico” necessaria a detenere i delfini e avendo quindi tenuto aperto abusivamente dal 2001.

Nel 2014 il delfinario, forte di una licenza da “spettacolo viaggiante”, colloca una piattaforma nella vasca e riapre al pubblico esibendo tre otarie, animali non inseriti nelle normative CITES e meno protetti dalle leggi rispetto ai cetacei.
Durante la stagione estiva più volte gli elicotteri della Forestale sorvolano il delfinario per verificare le condizioni della struttura e la Fornari, supportata da Federfauna, grida al “fumus persecutionis” come se non fosse più che normale che una struttura dalla quale sono stati sequestrati documenti e 4 animali con ipotesi di maltrattamento venga controllata nel tempo.

A metà stagione turistica il Ministero dell’ Ambiente intima allo Zoo Safari di Fasano di riprendere le otarie addestrate e “noleggiate” all’ex delfinario di Rimini, poichè il fine conservazionistico di uno zoo non coincide con quello di un circo (al quale è oramai annoverabile il delfinario); sia lo Zoo Safari che il delfinario fanno orecchie da mercante (in inglese: businessman), come, da sempre, anche il sindaco Andrea Gnassi (PD-laureato all’Università di Bologna, al Dipartimento Economico di Scienze Politiche) che ha rilasciato nel tempo qualsivoglia licenza al delfinario, benché, tra l’altro, l’Autorità di Bacino non abbia mai autorizzato la costruzione sull’arenile del vascone in cemento con gradinate in cui si svolge l’attività di “spettacolo viaggiante”.

Così Monica Fornari si guadagna la sua ennesima stagione di spettacoli offerti nel pacchetto turistico delle navi da crociera ad un pubblico che sbarca a Rimini “mordi e fuggi”.

Marzo 2015: con il processo alle porte il delfinario di Rimini riapre, facendo esibire ancora tre leoni marini, ma questa volta provenienti da un circo.

ORA, dopo la prima udienza del 7 maggio rinviata per un vizio di forma, il 28 gennaio 2016 è ripreso il processo: rappresenterà una tappa  importante nella storia dei diritti animali poiché il Corpo Forestale dello Stato ha attuato non solo il primo sequestro di tursiopi da un delfinario in Europa, ma anche un impianto investigativo assolutamente unico…..e Monica Fornari non se la riderà più! nonostante ormai la spending reveaw (revisione della spesa pubblica) favorisca qualsivoglia job act (atto di lavoro) d’ogni slaveholders (schiavista) e slavetraders (mercante di schiavi).
 
prof. Antonellla Giordanelli
(In foto: il delfinario, il giorno del sequestro dei delfini e una dichiarazione di Monica Fornari sull’ accorpamento del CFS.)
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