CALVARIO FORESTALE di Franco Tassi‏

All’alba del Terzo Millennio, l’Italia sembrava finalmente avviata verso la riscoperta del proprio patrimonio naturale, e aveva incominciato a capire che il proprio avvenire era strettamente legato non al consumo, allo sperpero e all’incosciente distruzione, ma alla responsabile salvaguardia della propria vera ricchezza: il paesaggio, la natura e l’equilibrio ecologico. La sfida “impossibile” del 10%, per proteggere almeno un decimo del Bel Paese, era stata vinta, i Parchi Verdi stavano nascendo tra promesse e speranze, e si iniziava a pensare anche ai Parchi Blu. Sulla scia del pensiero scientifico più avanzato si scopriva la Biodiversità, e con sorpresa ci si rendeva conto dei benefici culturali, economici e sociali che una sana Ecologia può sprigionare. Il nuovo “Modello Italia”, cuore della Civiltà Mediterranea e delle Terre tanto Benedette dalla Natura quanto maltrattate dagli uomini, diventava così un esempio-pilota da imitare per ogni altro Paese che avesse a cuore il proprio futuro.
Ma purtroppo questa bella storia non ha un lieto fine, perché negli anni successivi tutto sarebbe cambiato. Gli attacchi alla natura ripresero, e continuarono con sempre maggior violenza. La politica, che aveva scelto l’ignoranza (come avevano denunciato 500 scienziati europei), invadeva con avidità, arroganza e violenza ogni nicchia dell’ambiente, e passo dopo passo si dedicava allo smantellamento sistematico di tutte le serie tutele conquistate a fatica in precedenza, ammantando ogni colpo di maglio con belle e false parole.
Chi scrive, vivendo da tempo spesso all’estero, non ha potuto certo seguire direttamente tutta questa involuzione. Ma gli allarmi e gli appelli pervenuti da amici affidabili sono più che preoccupanti, e questo “Calvario Forestale” ne offre indiscutibile conferma. Con il ridicolo pretesto di equilibri econometrici e di regolette miopi, un manipolo di incompetenti apre la strada alle orde dei “nuovi barbari”, che attendevano fameliche di depredare l’ambiente, nel nome di crescita, sviluppo, consumo, profitto… Poco importa se a cadere non sono soltanto animali e alberi, ma anche millenari equilibri ecologici e idrogeologici, e le stesse basi della convivenza sociale.
Non sembra che molti se ne rendano conto, ma in questo modo si è scambiato il fine con il mezzo: perché è pacifico che una buona società debba avere equilibrio finanziario e normative efficienti… Ma non come obiettivi unici e assoluti, piuttosto come mezzo necessario per arrivare alle vere finalità etiche e ai valori primari: collaborazione e solidarietà, qualità dell’ambiente e armonia della vita. Proprio l’opposto di certe odierne società egoiste in perenne conflitto, evidentemente non ammirevoli ma sostanzialmente fallite, con ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, senza lavoro per i giovani e senza speranze per tutti gli altri.
Non pago del saccheggio, questo dogma neoliberista sta ora tentando di espugnare le ultime roccaforti dell’ambiente, del paesaggio e della natura, nella quasi indifferenza generale. I Parchi sono ormai ridotti a semplici etichette, e chi tentava di difenderli è stato da tempo spazzato via, cancellato o imbavagliato. L’incapacità di reazione dei superstiti, smarriti e spesso tra loro divisi, ha del patetico… La connivenza supina di gran parte dei media completa un quadro da mondo in decadenza. Un esempio solo basterà a illustrare lo scenario.
C‘era una volta un Parco famoso, importante e amato, che aveva tracciato la strada da seguire per conciliare gli imperativi della conservazione con gli obiettivi nazionali e le esigenze delle Comunità locali. Promuovendo la rinascita del territorio fondata sull’ecoturismo anche a livello internazionale, e respingendo gli abusi, la speculazione edilizia, il malaffare politico, la devastazione forestale e il bracconaggio strisciante. Diventando modello di Assetto territoriale, con un Piano fondato su Intese con le Istituzioni, e attuando per primo una Zonazione, che avrebbe poi largamente ispirato la nuova Legge quadro sulle Aree Protette. Ma all’alba del Terzo Millennio, la politica ha completamente ribaltata la situazione: rinnegato il Piano del Parco, offuscata la Zonazione, tollerati gli abusi e i misfatti, disintegrata l’organizzazione, infangata la reputazione… E ora, dulcis in fundo, smantellato anche quel Servizio Urbanistico, che avrebbe potuto contrastare in qualche modo la progressiva invasione e cementificazione del territorio. Ma nessuno se ne duole o ne parlerà, state tranquilli. Sollevare il velo dell’ennesimo “mistero italiano” allontanerebbe i pericoli, ma farebbe troppo male a molti tuttora ben saldi in sella o attaccati inossidabilmente alle poltrone. La Verità e la Giustizia, in questo Paese, restano ancora molto lontane… E non soltanto in campo ecologico.
Roma – Vienna, 16 Luglio 2015
Franco Tassi
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2 thoughts on “CALVARIO FORESTALE di Franco Tassi‏

  1. giuseppe fiorillo 19 luglio 2015 / 16:41

    tutti sti porci i merda del pd -associazione mafiosa camorristica massonica di banche epoteri forti questi smantellano acostruire non vanno criminali edelinquenti

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  2. giuseppe imperatore 19 luglio 2015 / 21:30

    Purtroppo in questa povera Italia i così detti politici non solo chiudono gli occhi difronte alle
    violenze contro la nostra meravigliosa natura (gli intrecci economici non ci sono noti) e, quindi,
    se ne fregano del CFS, ma continuano a chiuderli mentre gli altri Stati Europei – con regole del
    c….. ma a loro comode – stanno distruggendo il meglio della produzione italiana.
    Da ultimo i finti prodotti caseari, le dimensioni delle vongole.
    Pur di vendere le loro schifezze ci violentano: chi abbiamo al parlamento europeo? Chi ci
    governa in Italia?
    Siamo ridotti ad un paese EUNUCO, senza palle
    Viva i politici !!!!!

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